«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 26 ottobre 2008

La società dell’illegalità




La lentezza dei processi. Le diseguaglianze e i privilegi. Le violazioni delle regole civili. Dalla politica alle imprese. Parla l’ex magistrato.


Colloquio con Gherardo Colombo di Enrico Arosio.

Da L’Espresso del 2 ottobre 2008.


Da quando ha lasciato la magistratura, l’anno scorso, Gherardo Colombo si è reinventato come educatore, saggista, docente, dirigente editoriale. In due parole, fa lavoro culturale.

E teorizza che è cruciale farlo: divulgare le regole di convivenza civile è un impegno non più differibile per ricostruire in Italia una cultura condivisa delle legalità (il suo saggio Sulle regole, Feltrinelli, ha già avuto cinque edizioni).

L’ultimo suo intervento è alla rassegna Torino Spiritualità, il 28 settembre a Palazzo Carignano, con una lezione magistrale su Speranza e giustizia.

Prima della speranza, però, c’è la frustrazione del cittadino rispetto alla giustizia.

Dottor Colombo, alla giustizia il cittadino associa la lentezza. 15,2 milioni di cause penali pendenti. I dieci anni necessari, a volte, per il giudizio definitivo in una causa civile. E nessuno che spieghi perché.

«Una giustizia lenta è avvertita come ingiustizia. Non è una novità, si è ritenuto anni fa di inserire nella Costituzione il principio della ragionevole durata del processo. Ma la responsabilità è divisa tra molti fattori: Parlamento, governo, magistratura, avvocatura. E i cittadini».

I cittadini si vedono più come vittime.

«In Italia si registrano tre milioni di notizie di reato l’anno. E sono i cittadini a produrre reati».

Molti magistrati si seccano se si insiste sulle inefficienza della macchina giudiziaria.

«La disorganizzazione degli uffici, di cui è responsabile la magistratura, è spesso evidente. Ma c’è dell’altro. Il legislatore, per esempio, dovrebbe finalmente rivedere le circoscrizioni giudiziarie, accorpando i tribunali più piccoli e sopprimendo le sezioni distaccate che disperdono energie. Ma queste ristrutturazioni vanno contro diversi interessi, dagli avvocati, agli impiegati, qualche volta ai magistrati, ai sindaci che vivono la perdita degli uffici giudiziari come una deminutio».

Il cittadino sospetta ineguaglianza dinanzi a certe norme. Il lodo Alfano sull’immunità delle alte cariche pare la riproposta lievemente corretta del lodo Schifani, dichiarato incostituzionale nel 2004.

«Non è una mera riproposta, credo che si sia tenuto conto della sentenza della Corte, che potrà valutare la costituzionalità della legge, se la questione le verrà sottoposta. L’ineguaglianza affiora a livelli molto più vicini al cittadino. Per esempio, il processo penale oggi si svolge diversamente, a seconda che il reato sia stato scoperto in flagranza o no. Nel primo caso l’imputato è spesso giudicato da detenuto, il processo è rapido e può succedere che venga scontata interamente la pena prima del giudizio d’appello; nel secondo caso il processo può non finire mai, e magari concludersi con la prescrizione. Ma a essere arrestati in flagranza sono gli autori di reati come il furto, il piccolo spaccio, la resistenza a pubblico ufficiale; non i responsabili di grande traffico di droga, riciclaggio di denaro, corruzione, concussione, bancarotta».

Altri esempi?

«Il processo è costoso, per difendersi bene è spesso necessario spendere, e non tutti lo possono fare: una perizia di parte, indagini difensive, la nomina di un avvocato di grande esperienza sono spesso onerose. A un’eguaglianza formale può corrispondere una diseguaglianza sostanziale».

Perché nel caso Franzoni, il delitto dì Cogne, ci sono voluti tre anni dalla prima condanna alla sentenza in appello? Il processo si è svolto più in tv che ad Aosta ...

«E’ nella logica dello Stato democratico che i dibattimenti siano pubblici. Il che non vuol dire che le aule di giustizia debbano essere surrogate da programmi televisivi. Ma vorrei ritornare alla relazione tra cittadino e malfunzionamento della giustizia. Se il cittadino dà alla parola giustizia un contenuto diverso da quello assegnatole nella Costituzione, l’amministrazione della giustizia non può funzionare. Nella Costituzione giustizia vuol dire eguaglianza. Ovvero proporzionalità, reciprocità di posizioni e pari trattamento».

Nel Paese reale, invece?

«Nel Paese reale, spesso, la giustizia è intesa come conservazione di diseguaglianze e privilegi. Faccio anche qui un esempio. Milioni di cittadini non rispettano le disposizioni in campo fiscale e in materia edilizia, attribuendosi unilateralmente privilegi nei confronti di coloro che fanno il contrario. I loro comportamenti vengono periodicamente condonati: questo vuoi dire tutelare il vantaggio ottenuto violando le norme. Altrettanto si potrebbe dire sull’atteggiamento, culturale e non, nei confronti della corruzione».

Come introdurre la parola speranza in questo quadro critico?

«Si può parlare di speranza perché credo che attraverso riflessione e approfondimento ci si possa accorgere che è proprio la ricerca illegale del privilegio a creare ingiustizia e, in conseguenza, cattivo funzionamento del processo».

Non si può dire che il governo Berlusconi abbia agito con forza per garantire l’efficienza della giustizia.

«E’ da molto tempo che si fa poco o nulla per far funzionare la giustizia. E non parlo solo delle leggi che hanno ridimensionato alcuni reati, ridotto le pene per altri, previsto nuove immunità processuali. Non sono state prese misure dirette a disincentivare la pratica della corruzione. L’illegalità diffusa tra politica e imprese è stata rimossa dalla memoria dell’opinione corrente. E molti cittadini hanno partecipato attivamente a questa rimozione».

Lei torna alla sua missione: l’educazione alla legalità.

«In Italia sembra che tutto quel che non è motivato da un forte interesse economico personale sia una missione. Io non sto svolgendo alcuna missione. Se mi sono dimesso dalla magistratura dopo 33 anni è perché sento che bisogna contribuire a fare anche altro. Stimolare la riflessione per far funzionare la giustizia. Io uso a volte la metafora dell’idraulico».

La metafora dell’idraulico?

«Un signore che abita in un condominio chiama l’idraulico perché dal rubinetto della cucina non esce acqua. L’idraulico arriva, prende i ferri, lavora, ma non succede niente: osserva che la causa potrebbe essere a monte. Si fa indicare il rubinetto centrale del condominio, lo esamina, e vede che il problema è lì. Lo risolve, torna in cucina: l’acqua ha ripreso a scorrere. Il rubinetto della cucina è l’amministrazione della giustizia. Il rubinetto centrale è la cittadinanza. Se i cittadini hanno un rapporto pessimo con le regole è impossibile far funzionare la giustizia».

La speranza risiede in una maturazione civile dell’Italia: non facile.

«Se guardiamo al passato osserviamo, accanto a terribili ricadute, una tendenza al miglioramento: è stata abolita la tortura, la schiavitù, la discriminazione razziale, si è conquistato il suffragio universale. Perché escludere altri passi avanti?».

La speranza, lei dice, sta nella difesa e nell’attualizzazione della Costituzione. Che cosa mantenere, che cosa innovare?

«I principi fondamentali e la prima parte, garantendo i diritti fondamentali e l’uguaglianza di fronte alla legge, disegnano una società nella quale giustizia vuoi dire pari opportunità per tutti i cittadini. Per questo non possono essere cambiati. Si può innovare nella seconda parte, dove si parla del funzionamento delle istituzioni. Sarebbero utili maggior snellezza e governabilità: forse è il caso di abbandonare il bicameralismo perfetto, ridurre il numero di parlamentari, abolire le province. Purché le modifiche non mettano a repentaglio quel che della Costituzione non può essere cambiato (cosa che avverrebbe limitando l’indipendenza della magistratura ). Mi chiedo anche se, oltre ai poteri tradizionali (legislativo, esecutivo e giudiziario) non dovrebbero essere divisi dagli altri anche quelli dell’informazione e della finanza, che sempre più influiscono sull’esercizio della democrazia. Ma il tema di fondo per me non cambia: la speranza passa attraverso il cambiamento della cultura, del modo di pensare dei cittadini».



9 commenti:

Anonimo ha detto...

Stamattina il ministro Brunetta, in un intervista a RTL, ha detto che i magistrati sono pubblici amministratori e come tali devono essere contrallati nel loro orario di lavoro. Il pm di Bari che ha richiesto il provvedimento restrittivo contro il papà dei gemellini di Gravina, ha accusato la polizia giudiziaria di avergli falsificato un documento inducendolo così in errore. Che non sia proprio nell'arroganza della polizia giudiziaria dipendente dal potere politico il male del cattivo funzionamento della giustizia?

Anonimo ha detto...

Approfitto per ringraziare la Redazione che si sforza di portare avanti questo blog. Mi associo al coro dei "non dovete scusarvi, siamo noi che non dobbiamo smettere di ringraziarvi", per le motivazioni rimando a quanto già scritto da altri con cui concordo in pieno.
Mi permetto però di andare oltre e dirvi: non mollate! Di questo blog, di questo spazio, così com'è fatto e gestito, c'è davvero bisogno. Se anche chiuderà o si bloccherà tra i tanti e troppi lavori di cui siete oberati sarà sempre stato meglio aprirlo e poi chiuderlo che non aprirlo affatto, ma ce n'è davvero bisogno, a tutti i livelli.
Se possiamo fare qualcosa ditecelo, noi portiamo pazienza per gli aggiornamenti e procediamo "da soli" coi commenti, ma non pensate di mollare nemmeno per un momento. Arriveranno tempi migliori (spero), ma non dobbiamo smettere di lottare prima che arrivino, perché allora potrebbero non arrivare più.

Chiudo con il mio commento a questo post di Colombo: come diceva quacuno più valoroso e importante di me, "perché una società vada bene, si muova nel progresso [...], perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere".

Se nessuno delinquesse le spese per la giustizia sarebbero irrisorie nel PIL del Paese...

Silvia.

salvatore d'urso ha detto...

Sono stato letteralmente travolto da un’onda anomala

http://www.articolo21.info/4400/editoriale/sono-stato-letteralmente-travolto-da-unonda.html

Bellissimo articolo... consiglio a tutti la lettura...

Cinzia ha detto...

Bell'intervista, fa piacere ascoltare l'ottimismo di un (ex)magistrato, ma c'è una frase che non mi trova d’accordo. Non perché non sia vera sul piano formale ma solo per quanto non lo sia affatto sul piano sostanziale.
Il dott. Colombo dice:

«Se guardiamo al passato osserviamo, accanto a terribili ricadute, una tendenza al miglioramento: è stata abolita la tortura, la schiavitù, la discriminazione razziale, si è conquistato il suffragio universale. Perché escludere altri passi avanti?».

Primo punto.
E' stata abolita la tortura.
Formalmente, dal momento che non se ne avverte poi così spesso la necessità... per fortuna.
Ma tutti sappiamo che ad oggi ciò non è stato ancora tradotto in legge, anzi, e come mai?
Di fatto, quando necessario, accade ancora. Come Bolzaneto, tanti altri più piccoli ma non meno gravi abusi avvengono fin troppo spesso e a volte hanno conclusioni infauste (vedi Rasman o Aldovrandi).
Questo secondo me perché il potere mira sempre e comunque alla protezione e impunità di coloro che servono lo stato come cani fedeli della politica e cioè: le forze dell'ordine tutte, senza esclusione.
Ora, il cane lo si può anche tenere alla catena, affamare e non rendergli merito, ma almeno uno sfogo bisogna lasciarglielo.
Ogni tanto, quando capita o quando serve, gli si lascia sbranare qualcuno e via.

Secondo punto.
La schiavitù.
E' chiaro che in un’epoca moderna vanno trovati mezzi di traduzione di antiche pratiche comode al potere ed ecco così consolidarsi negli anni le nuove forme di schiavitù.
Familismo, clientelismo, precariato, mafie e il supporto che il potere politico dà per mantenerle creano l'impossibilità quasi totale di uscire dal proprio status, un destino verghiano o una precisa volontà? Pensiamo davvero di non essere schiavi?

Terzo punto.
La discriminazione razziale.
Andiamo di bene in meglio... vogliamo valutare ciò che realmente accade o ciò che per non volerci credere troppo cattivi, abbiamo scritto su una Costituzione che più nessuno rispetta, che forse mai nessuno ha pienamente rispettato fino in fondo.
C'è davvero bisogno che mi metta ad elencare le discriminazioni di razza e di genere e le violenze che si contano tutti i giorni sui posti di lavoro o in strada?

Quarto punto.
Il suffragio universale.
E qui arriva la beffa.
C'hanno concesso il diritto di voto:
uomini, donne, poveri e ricchi, tutti votiamo, ma come siamo democratici!
Peccato che ormai il voto serva a ben poco, come possiamo amaramente constatare.
Nel tempo i legislatori susseguitisi non hanno fatto altro che cambiare le regole elettorali per arrivare a questo punto...
un punto morto.

Ora mi chiedo anch'io, ma sotto un'altra chiave di lettura:
Perché escludere altri passi avanti?
Già, perché?!
Il piano di Rinascita Democratica può sempre essere migliorato, perfezionato e comunque completato, non si riescono a porre freni a questo nefasto tipo di provvidenza.

Solidarietà e riconoscenza alla redazione e un saluto a tutti Voi

Anonimo ha detto...

Grazie a Te Cinzia, come sempre, lucida analista!
Il guaio è che siamo noi stessi a volerci male: le ultime elezioni sono state un plebiscito sia di partecipazione che di scelta della parte politica. Eppure la Corte Costituzionale aveva già dichiarato l'ammissibilità del referendum sul "porcellum" Calderoli (legge elettorale che da la facoltà a pochi tiranni di nominare i parlamentari, gli elettori possono, invece, soltanto scegliere se devono essere 100 rossi e 90 neri oppure viceversa).
Un Caro Saluto a Te, alla Splendida Redazione e a Tutti.
b

Mimma ha detto...

Concordo con entusiasmo con quanto espresso da Silvia. 27 ottobre 2008 0.16

'Mi associo" al coro dei "non dovete scusarvi, siamo noi che non dobbiamo smettere di ringraziarvi"....Mi permetto però di andare oltre e dirvi: non mollate! Di questo blog, di questo spazio, così com'è fatto e gestito, c'è davvero bisogno' !!!

E. Clarke

Anonimo ha detto...

Risponderei in altro modo al "perché escludere ulteriori passi avanti": perché la Storia NON VA AVANTI !

Solo un'impronta ideologica, che nasce con il secolo dei "lumi", prosegue con il folle idealismo hegeliano, con il positivismo e infine con il marxismo e le sue degenerazioni (comunismo, fascismo e nazismo) consente di concepire la Storia come "progresso".

Ma quale "progresso" ?!

Invero, si fa sempre una grande confusione fra progresso tecnico e progresso morale.

Il primo c'è, indubbiamente. Ma sostenere che oggi siamo più progrediti moralmente di qualche secolo fa è una cosa talmente ASSURDA che solo una grandissima mistificazione può farla apparire reale.

Basti pensare al fatto che i morti ammazzati, nell'ultimo secolo, hanno ampiamente superato i cento milioni.

Oltre cento milioni !

La qual cosa è talmente grande da essere inimmaginabile, superando ampiamente il numero di morti di tutto il passato storico dell' "homo sapiens sapiens".

Anche tenendo conto dell'aumento della popolazione, i morti sono comunque aumentati in misura esponenziale.

Ma che dire, se non che i "lumi" del Progresso, guidati dalla saggia Dea Ragione, vanno sempre avanti ?

Sarebbe da ridere, se la cosa non fosse così tragica, immensamente tragica ... e patetica !

salvatore d'urso ha detto...

La riforma elettorale europea a Montecitorio
(Ddl Camera 22-A)
Approda in Aula alla Camera, dal 27 ottobre, il testo di riforma delle legge per le elezioni europee. Si tratta di un testo unificato approvato in Commissione che prevede l'abolizione delle preferenze, liste bloccate, sbarramento al 5% e aumento delle circoscrizioni regionali. Previsto, inoltre, un tetto alle spese elettorali. La riforma cancella dunque la possibilità esprimere preferenze e introduce le liste bloccate. Saranno eletti europarlamentari solo i candidati delle liste che sul piano nazionale ottengono almeno il 5%. Le circoscrizioni elettorali e saranno: Nord-Ovest (composta dalle regioni Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria); Lombardia; Nord-Est (Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia); Emilia Romagna-Marche; Toscana e Umbria; Centro (Lazio, Abruzzo, Molise); Campania; Sud (Puglia, Basilicata, Calabria); Sicilia e Sardegna. La riforma prevede un tetto di spesa per candidati e partiti per la campagna elettorale e l'obbligo di mettere in lista un numero di candidate donne pari al numero degli uomini.(27 ottobre 2008)

Il testo:

http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=85953&idCat=54

Anonimo ha detto...

P***a "miseria", io sono fissato ma vorrei che tutti gli antimafiosi d'Italia sapessero distinguere la differenza tra paralitici-disadattati-cialtroni che sono i mafiosi ed una classe politica (la sx con il suo giustizialimo è la sua fame di potere è ancora più responsabile) talmente inadeguata da mettere in serio pericolo la stessa essenza dello stato repubblicano.