«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 23 novembre 2008

Il gioco del Latorre - Della finta “guerra” tra una finta destra e una finta sinistra.


Dedichiamo questo scritto di Gianni Barbacetto a chi ancora è vittima del giochino propagandistico con il quale il potere imbonisce il popolo: la finta “guerra” tra una finta destra e una finta sinistra.



di Gianni Barbacetto
(Giornalista)


da Societàcivile.it

È l’uomo più vicino a Massimo D’Alema.

È stato uno dei protagonisti della stagione dei furbetti del quartierino, in strettissimo contatto con Massimo D’Alema e Giovanni Consorte durante la scalata di Unipol a Bnl.

Ha commesso reati, in quell’estate del 2005, come ipotizzano i magistrati di Milano? Non lo sapremo mai, perché il Parlamento non ha concesso ai giudici la possibilità di utilizzare le sue telefonate dell’epoca a Consorte e agli altri furbetti.

Nel novembre 2008 ha mostrato in tv il suo vero volto: a Omnibus, su La 7 (guarda il video e guarda il pizzino), ha passato un “pizzino” al parlamentare del Pdl Italo Bocchino, per suggerirgli un argomento contro Massimo Donadi dell’Italia dei valori, che accusava il centrodestra di aver impedito l’elezione di Leoluca Orlando alla Commissione di vigilanza Rai, sostituito con Riccardo Villari. Su un pezzo di carta strappato dal giornale Latorre scrive a Bocchino: «Io non lo posso dire. E la Corte Costituzionale? E Pecorella?».


Ecco un ritratto di Nicola Latorre, tratto da “Compagni che sbagliano” (Il Saggiatore 2007).

Nicola Latorre è uno dei parlamentari più intervistati da giornali e tv. Per il suo ruolo ufficiale in Senato (è stato vicepresidente del gruppo Ds).

Ma anche e soprattutto per il suo ruolo informale: è considerato «molto vicino» a Massimo D’Alema; è supposto essere il suo portavoce, o almeno il «segnalatore di clima» del gruppo dalemiano.

Insieme a Giuseppe Caldarola e Antonio Polito fa farte di un trio sempre pronto a portare il soccorso rosso (o rosa) a Berlusconi.

Latorre di D’Alema è stato collaboratore a Palazzo Chigi nel 1998, quando questi era presidente del Consiglio.

Faceva parte di quella che Guido Rossi, ai tempi della scalata Telecom, chiamò «la merchant bank che non parla inglese».

Uscito dalle stanze del governo, è entrato nelle aule parlamentari.

Di D’Alema è rimasto amico, anche se a chi gli chiede se è «dalemiano» risponde con delicatezza: «Non ho il permesso ufficiale per definirmi tale».

Certo a D’Alema era vicino nell’estate del 2005, quando era in corso la scalata dei furbetti del quartierino.

Anzi, era il più vicino, l’ufficiale di collegamento tra D’Alema e Giovanni Consorte, il furbetto rosso di Unipol lanciato alla conquista di Bnl. La sua voce restò anche registrata dalla guardia di finanza, che intercettava Consorte e gli altri furbetti.

Di Consorte continua a proclamarsi amico, anche dopo la sua caduta: «Ho sempre condiviso la determinazione con cui Unipol cercava di acquisire Bnl. E poi ho un rapporto di amicizia con Gianni di cui non mi vergogno» confessa a Vittorio Zincone sul Magazine del Corriere.

Non gli fanno cambiare idea neanche i 46 milioni di euro sequestrati a Consorte: «Salvo smentite, quei soldi non avevano a che fare con l’operazione Bnl. Credo venissero da attività private di Gianni e su queste non esprimo giudizi».

Giudizi positivi invece su Marcello Dell’Utri, condannato in primo grado per mafia a Palermo, oltre che per frode fiscale e false fatturazioni a Torino e per estorsione a Milano: «È una persona colta e intelligente. Mi ha anche invitato a tenere una lezione al suo club culturale, il Circolo. Gli ho comunicato che non sarei potuto andare, ma è un invito che mi ha fatto piacere. Sono contento e apprezzo di essere stato invitato da un circolo che ha tra i suoi relatori personalità illustri».

Ottimi rapporti anche con Marco Mancini, l’uomo del Supersismi messo in galera per il sequestro di Abu Omar e per i dossier illegali Telecom, con cui Latorre scambia complimenti, auguri e abbracci telefonici, rimasti ahimè registrati negli atti della procura di Milano.

La storia di Latorre comincia a Fasano di Puglia, nei pressi di Brindisi.

Famiglia benestante, padre notabile di provincia. Infanzia nell’Azione cattolica, adolescenza nell’Unione marxista-leninista di Aldo Brandirali, giovinezza nel Pci, corrente migliorista.

Il buon giorno si vede dal mattino, perché Latorre è subito incaricato di occuparsi dei conti, responsabile amministrativo del circolo Fgci di Fasano, e dimostra immediatamente una certa creatività: «Pokerista provetto, investivo i soldi della sezione nei tris e nelle doppiecoppie. Quando non funzionava, c’era il flipper con le corse dei cavalli. Si vincevano 500 lire a botta». Altro che merchant bank.

Nel 1978 il ragazzo è segretario provinciale della Fgci e incontra D’Alema, allora leader nazionale dei giovani comunisti.

«Nacque una bella amicizia». E anche un sodalizio politico, perché il migliorista Latorre restò sempre in contatto con lui.

Nel 1996 si trasferisce a Roma, al seguito di Antonio Bargone, il Ds pugliese che diventa sottosegretario ai Lavori pubblici. Nel 1998 entra prima nella segreteria di D’Alema e poi lo segue a Palazzo Chigi.

Il suo mito politico, però, è Aldo Moro: «Nel 1972 aspettai due ore sotto il palco nella piazza di Fasano per sentire un suo comizio».

Ma non gli dispiace neppure Mariano Rumor, uomo delle infinite mediazioni.

Claudio Velardi, un altro dello staff di D’Alema a Palazzo Chigi, quando voleva insultare Latorre lo chiamava Rumor: «Ma non mi offendevo affatto, sarà che sono pugliese. I Dc, Aldo Moro ...».

Dunque: Latorre è un dalemiano doroteo, o moroteo?

«Ma anche D’Alema è moroteo» risponde pronto. Chissà.

Scendendo sulla terra, Latorre ha un ruolo in faccende ben più concrete.

L’acquisto della Banca del Salento da parte del Monte dei Paschi di Siena, banca «rossa» controllata dai Ds: operazione che si risolse in un salasso per Montepaschi e in una manna per certi azionisti salentini.

E la fondazione di Futura, un’associazione presieduta da D’Alema dopo la sua esperienza di presidente del Consiglio e indicata come un centro per finanziare la corrente.

«Ma no» smentisce Latorre, che per Futura, oggetto alquanto misterioso del dalemismo, inventa una definizione abbastanza morotea: «Era il luogo dove tenere vivo il rapporto con le persone fuori dal partito che si erano avvicinate a noi nel periodo di Palazzo Chigi».

Non è all’altezza di “convergenze parallele”, ma quasi.

Da “Compagni che sbagliano”, di Gianni Barbacetto, Il Saggiatore 2007.


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La fotografia è tratta da
www.tendenzeonline.info.


6 commenti:

Vittorio Ferraro ha detto...

"Questa "politica" è l'espressione del peggiore e più atavico vizio nazionale: il machiavellismo d'accatto, il ragionare dovunque e comunque in termini "politici" - ma politici è troppo dire: io direi pittosto mafiosi. In questa logica, gli aggettivi "etico" e "morale" sono diventati insulti . Io ho dovuto leggere anche su certi giornali dell'opposizione che non se ne può più del moralismo! Del moralismo? In una realtà come quella italiana di oggi, dove trionfa l'altro profondissimo, viscerale istinto nazionale: l'insofferenza per le regole, l'anomia che fa di noi una massa di adoratori della furbizia che ha successo, della sovranità di fregare gli altri e farla franca - e anche un popolo di bugiardi sistematici. Dal più modesto consumatore che si accorda con l'idraulico per frodare il fisco fino al vertice della Confindustria che mentre proclama la massima fedeltà ai principi della libera concorrenza e del mercato promuove operazioni di salvataggio industriale a spese pubbliche, cordate e scambi d'affari con la politica."

E' un piccolo passo - "uno sfogo" come lo definisce la stessa autrice - del più lungo ed articolato intervento del filosofo Roberta De Monticelli apparso sull'ultimo numero di MicroMega, "Almanacco di Filosofia".

Mauro ha detto...

Forse si fa prima a buttar giù "La Torre" per evitare o smettere quel gioco imbarazzante, specie nelle interviste dirette in tv e giornali, di chi buttare giù dalla torre.
Visto che molti poi non hanno
il coraggio di rispondere...
Non ho capito perché Gramellini non l'abbia voluto pubblicare, eppure non ho citato nemmeno una
frase sulle intercettazioni, disgustevoli oltre che scandalose, congelate.
Ma non sapevo che Latorre coltivasse simpatia per il mitico "Gommina" ,alias Mariano Rumor; nomignolo attribuito per il suo modo di essere accomodante... di aver strutturato le baby pensioni (mi diceva un maresciallo, bastano 19 anni, 6 mesi e 1 giorno): nel 97 su 400mila pensioni d'anzianità, 100mila
erano sotto 1 50 anni e solo 30mila sopra i 65 anni. E nel 98 il deficit Inps si attestava sui 26.450 miliardi di lire.
Eppoi darsela con Bocchino...per fare terra bruciata all'Idv, dopo non esserci riusciti con lo sbarramento...già frutto di accordi con F.I 5 anni fa.
Morbidi come Gommina ma senza "ammortizzatori" sociali.
E il Mandrake/D'Alema ha sempre un Lothar di turno che lo protegge.

Anonimo ha detto...

Ma figurarsi se D'Alema, fedele discepolo della scuola staliniana, si possa circondare di personaggi che non abbiano nel loro DNA, abbastanza marcato, il gene servile! Con B, tra le altre cose, si differenziano anche nel modo di trattare i servi. Infatti, quelli di B sono di gran lunga più simpatici e meno pericolosi. A parte qualche eccezione, s'intende!
b

salvatore d'urso ha detto...

europa e intercettazioni telefoniche
la lettera della Frassoni, la nostra risposta

Caro Michele,
Marco Travaglio mi ha citato fra i tre deputati italiani che hanno votato a favore della non autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni telefoniche richieste dalla procura della repubblica di Milano. E' vero. E penso anche che la decisione -unanime- della commissione giuridica sia logica e ragionevole e non nasconda nessun intento di proteggere o coprire Massimo D'Alema.
La richiesta di autorizzazione a utilizzare l'intercettazioni dovrebbe essere giustificata dal fatto che queste hanno una rilevanza di prova in un procedimento. Il fatto é che secondo la stessa Ordinanza del Giudice delle Indagini Preliminari le fonti di prova esistenti sono già "sufficienti a suffragare l'ipotesi accusatoria a carico di taluni soggetti già per essa indagati", cioè gli stessi terzi intercettati - i quali peraltro sono già stati rinviati a giudizio ed il cui procedimento giudiziario è già in fase avanzata.
Quindi da questo punto di vista la richiesta della Procura della Repubblica di Milano è senza oggetto. Insomma, le intercettazioni sono superflue per il procedimento in corso. Se non servono per il procedimento non si vede perché dovrebbero essere pubblicate.
Un saluto molto cordiale.
Ciao


Monica Frassoni




Cara Onorevole Frassoni,

la nostra posizione è molto semplice: non spetta a voi politici ma ai magistrati giudicare la consistenza degli elementi a carico di questo o quell’imputato. In secondo luogo le intercettazioni in questione sono sì superflue per valutare le responsabilità degli imputati nel procedimento in corso ma sarebbero state importanti per decidere la posizione di Massimo D’Alema in queste vicende giudiziarie. La vostra decisione di impedirne la pubblicazione rende impossibile accertarne la consistenza ai fini di un eventuale rinvio a giudizio o anche di un non luogo a procedere. In questo modo si conferma l’idea di una condizione di privilegio dei politici e di una legge che non è uguale per tutti.


Redazione Annozero

Luigi Morsello ha detto...

Un tempo si chiamava "comune senso del pudore".
Anche nella versione più moderna (correttezza, serietà, senso della morale e dell'etica: chiedo tanto ?) il 'comune senso del pudore' è un sentimento del tutto estraneo alla stragrande maggioranza dei parlamentari.
Fin quando si tratta di 'peones', ma quando invece riguarda il 'braccio destro' di chi (D'Alema) aspira a tornare alla guida del più grande partito oggi all'opposzione (il PD), è legittimo chiedersi : ma da chi siamo rappresentati, anzi da chi siamo NON rappresentati?
Infatti, non v'è dubbio che la rappresentaza parlamentare dei cittadini votanti non c'è più da quando i rappresentanti hanno deciso di "autonominarsi", togliendo il criterio della preferenza del candidato nelle consultazioni elettorali politiche generali e adesso, pare, anche europee, è diventata una farsa.
Com'è stato possibile che siamo precipitati così in basso ?

stefania tirelli ha detto...

Per chi non lo sapesse...

Il ruolo della B.P.E.R. dietro la scalata UNIPOL - BNL

http://www.ass-bper-futura.it/files/3/2/66_2008-02-03_gazzetta_4.pdf

Stefania Tirelli - Reggio Emilia