«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 23 novembre 2008

Ancora sull'oscenità del potere in Italia


Riportiamo una preziosa intervista a Roberto Scarpinato pubblicata da Micormega, nella quale Roberto illustra i temi trattati nel suo libro “Il ritorno del Principe” .

Di quel libro abbiamo trattato sul blog nel post “Un libro importante”, nel post “Riflessioni sul potere in Italia” e nel post “L’oscenità del potere in Italia”.








8 commenti:

Luca ha detto...

Illuminante. Grazie.

Anonimo ha detto...

Beh... che dire!!!
Nel resto del mondo i Magistrati degni di questo nome si limitano a fare i Magistrati; in Italia, una minoranza di loro, quella che conosce fino in fondo l'importanza dell'alto ruolo che ricopre, è costretta anche a far fronte alle reponsabilità del potere politico, legisativo ed esecutivo, che è completamente espressione della cultura servile e mafiosa, instauratasi nel nostro paese a causa delle continue dominazioni stranieri.

Anonimo ha detto...

http://www.corriere.it/politica/08_novembre_24/andreotti_moretti_b10bd5d0-ba08-11dd-9dc5-00144f02aabc.shtml
Fino alla fine!!!
Eccolo lo Stato italiano: la verità è che non è mai stato in guerra con nessuno. Prima, le br credevano di sovvertirlo credendo che esso fosse la Democrazia cristiana e quindi attaccando frontalmente quest'ultima; ed invece già allora i comunisti, forgiati dall'esperienza staliniana, sapevano come far fronte all'insurrezione armata da parte delle loro frange estremiste, confluite, appunto, nelle stesse br!
Poi la mafia, la stessa cosa successa con le br, questa volta a parti invertite: nelle br la linea dura è stata dettata dai comunisti perché volevano annientare i fratelli che sbaglivano; nella mafia, dalla Democrazia cristiana, sempre per annientare i fratelli che non controllavano più!
La cosa triste è che mentre Morucci dimostra di aver riconosciuto i suoi orrori, Andreotti rimane convinto di essere stato un ottimo statista!

salvatore d'urso ha detto...

IMPORTANTE:

Fascist Legacy - Un’eredità scomoda
Fascist Legacy ("L'eredità del fascismo") è un documentario della BBC sui crimini di guerra commessi dagli italiani durante la Seconda Guerra Mondiale. La RAI acquistò una copia del programma, che però non fu mai mostrato al pubblico. La7 ne ha trasmesso ampi stralci nel 2004. Il documentario, diretto da Ken Kirby, ricostruisce le terribili vicende che accaddero nel corso della guerra di conquista coloniale in Etiopia – e negli anni successivi – e delle ancora più terribili vicende durante l’occupazione nazifascista della Jugoslavia tra gli anni 1941 e 1943. Particolarmente crudele la repressione delle milizie fasciste italiane nella guerriglia antipartigiana in Montenegro ed in altre regioni dei Balcani. Tali azioni vengono mostrate con ottima, ed esclusiva, documentazione filmata di repertorio e con testimonianze registrate sui luoghi storici nella I puntata del film. Il documentario mostra anche i crimini fascisti in Libia e in Etiopia. Nella II puntata il documentario cerca di spiegare le ragioni per le quali i responsabili militari e politici fascisti -colpevoli dei crimini- non sono stati condannati ai sensi del codice del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Conduttore del film è lo storico americano Michael Palumbo, autore del libro “L’olocausto rimosso”, edito -in Italia- da Rizzoli. Nel film vengono intervistati -fra gli altri- gli storici italiani Angelo Del Boca, Giorgio Rochat, Claudio Pavone e lo storico inglese David Ellwood.

Anonimo ha detto...

Da quando ho letto questo libro, che considero indispensabile, ho capito qualcosa di più di come vanno le cose in questo disgraziato Paese. Mi stupisco un po' meno, anche se non per questo la mia indignazione e la mia rabbia sono diminuite.
siu

salvatore d'urso ha detto...

Sto scaricando sia la versione di la7 che quella della BBC se la redazione è interessata posso passargli il file.

salvatore d'urso ha detto...

Blitz della polizia ha disarticolato il cartello criminale dei papaniciari
che si apprestava a diventare egemone. Sequestrate armi e munizioni
Crotone, 24 fermi contro clan 'ndrangheta
perquisiti politici e imprenditori
Cosche avevano avviato colletta per uccidere il pm Pierpaolo Bruni

CROTONE - Una vasta operazione della polizia a Crotone e altre città calabresi ha portato a 24 fermi di presunti affiliati alla 'ndrangheta e a una serie di perquisizioni nei confronti di esponenti politici, imprenditori e funzionari pubblici. Questi ultimi sono indagati per presunte infiltrazioni dei clan nell'attività politica degli enti locali in riferimento al progetto relativo alla costruzione di un centro turistico.

L'inchiesta che ha portato al fermo di affiliati appartenenti alle cosche della frazione Papanice, contrapposte da tempo in una faida, ha disarticolato anche il potente cartello criminale dei papaniciari, che si apprestava a divenire egemone nella città di Crotone. Inoltre, da alcune intercettazioni telefoniche e ambientali è emerso che le cosche avevano avviato una colletta per assoldare un killer che avrebbe dovuto uccidere il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni.

Nel provvedimento di fermo, secondo quanto si è appreso, si fa riferimento a un bazooka e a un fucile di precisione che dovevano essere utilizzati per uccidere il magistrato. Le conversazioni tra esponenti delle cosche crotonesi sono state successivamente confermate da un collaboratore di giustizia.

L'accusa nei confronti dei fermati è di associazione per delinquere di tipo mafioso, detenzione illegale di arsenali di armi da fuoco, estorsioni e danneggiamenti contro imprenditori locali e traffico di stupefacenti. L'operazione ha permesso anche di rinvenire sei arsenali di armi e munizioni, anche da guerra, oltre a un'intera piantagione di marijuana del valore di un milione e 200 mila euro.

Nell'ambito delle indagini sono affiorate pesanti interferenze delle cosche nella vita politica e amministrativa della città di Crotone che hanno portato alle perquisizioni nei confronti di esponenti politici, imprenditori e funzionari pubblici. Interferenze peraltro già denunciate dall'ex parlamentare dei Ds Maria Emilia Intrieri, configurate in forma di rapporti privilegiati della cosca con amministratori locali eletti con il comprovato sostegno dei sodalizi mafiosi inquisiti, nonché di tentativi di infiltrazione mafiosa nel progetto turistico Europaradiso, al momento accantonato.

Tra le perquisizioni effettuate la notte scorsa dagli uomini della polizia figurano anche nomi eccellenti di funzionari pubblici. Secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, nelle indagini sono implicati il direttore generale del ministero dell'Ambiente Aldo Cosentino; il capo di gabinetto dello stesso dicastero Emilio Brogi e Riccardo Menghi, funzionario della Comunità europea. Tra i politici locali spiccano Armando Riganello, ex sindaco reggente, Francesco Antonio Sulla, ex assessore comunale al Bilancio, all'epoca in quota Udc, Giuseppe Mercurio consigliere comunale del Pd, Francesco Roberto Salerno, attuale presidente della Camera di commercio di Crotone e l'immobiliarista Enrico Romanò.

Le 24 persone fermate nella notte sono presunti affiliati alle contrapposte cosche crotonesi della 'ndrangheta della famiglia Papaniciari, capeggiate rispettivamente dai boss Domenico Megna e Pantaleone Russelli. Per gli inquirenti i due clan hanno alimentato un conflitto che si innesta nel più ampio contesto di scontro tra le famiglie operanti nei territori di Cutro, Isola Capo Rizzuto e Papanice. Nel marzo 2008 i due raggruppamenti dei papaniciari si erano fronteggiati in una cruenta "guerra di 'ndrangheta" che aveva portato agli omicidi di Luca Megna, ucciso a Papanice in un agguato in cui rimase gravemente ferita la figlia di 5 anni, e di Giuseppe Cavallo, assassinato tre giorni dopo.

Tra i destinatari delle misure cautelari ci sono Antonio Francesco Russelli, classe 72, fratello del più noto boss Pantaleone, detenuto e reggente della cosca, e i pluripregiudicati Ernesto Grande Aracri, classe 70 reggente dell'omonima cosca di Cutro capeggiata dal fratello detenuto Nicolino, Angelo Greco, classe 65 e capo dell'omonima famiglia di San Mauro marchesato alleata dei Grande Aracri e dei Russelli.

Anonimo ha detto...

Perdonate il lieve O.T. (ma non troppo ...):

Giustizia: denunciate irregolarità al concorso per aspiranti magistrati, interrogazione di Rita Bernardini

Roma, 24 novembre 2008

• Dichiarazione di Rita Bernardini, deputata radicale-PD, membro della Commissione Giustizia

Questa mattina ho depositato una interrogazione a risposta scritta, rivolta al Ministro della Giustizia, a proposito delle gravissime irregolarità denunciate da molti aspiranti magistrati in occasione del concorso da uditore giudiziario che si sta svolgendo in questi giorni a Milano.

Mi auguro, ovviamente, per il rispetto che ho per le istituzioni, che tali notizie siano destituite di fondamento. Rimango tuttavia sconcertata dall'atteggiamento della commissione esaminatrice la quale, a fronte delle predette irregolarità e nonostante la richiesta di sospensione dell'esame proveniente da moltissimi candidati, ha deciso comunque di dar corso alla prova scritta.

Quanto accaduto, peraltro, non è un fatto isolato e rappresenta la conferma di quanto denunciato da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera in ordine agli abusi perpetrati da un membro di commissione al concorso per uditori giudiziari svoltosi nel 2002.

Auspicando che il Ministro della Giustizia voglia fare la dovuta chiarezza sull'intera vicenda, mi chiedo perché mai l'ANM, che in questi giorni si è segnalata per aver rivolto un bizzarro appello all'ONU contro i pericoli di deriva autoritaria rappresentati, a suo dire, dalle riforme messe in cantiere dall'attuale esecutivo in materia di giustizia, non abbia speso una parola su quanto accaduto. Sono sempre più convinta che sia giunto il momento di ripensare totalmente il sistema di accesso alla magistratura privilegiando una selezione, sul modello anglosassone, tra quanti abbiano svolto sul campo, per anni, la professione, disincentivando così pratiche clientelari e nepotistiche.