«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 27 aprile 2008

Va tutto molto bene


Versione stampabile



di Marco Travaglio
(Giornalista)




da Voglioscendere

Spiaceva quasi, l’altroieri, sentire l’intera piazza San Carlo che sfanculava ogni dieci minuti Johnny Raiotta, il direttore del Tg1 che fa rimpiangere Mimun.

Troppi vaffa per un solo ometto.

Poi però uno rincasava, cercava il servizio del Tg1 di mezza sera su una manifestazione criticabilissima come tutte, ma imponente, che in un giorno ha raccolto 500mila firme per tre referendum.

Invece, sorpresa (si fa per dire): nessun servizio, nessuna notizia, nemmeno una parola.

Molti e giusti servizi sul 25 aprile dei politici, sulle elezioni a Roma, sul caro-prezzi, sul ragazzino annegato, poi largo spazio alle due vere notizie del giorno: le torte in faccia al direttore del New York Times e la mostra riminese su Romolo e Remo (anzi, per dirla col novello premier, Remolo).

Seguiva un pallosissimo Tv7 con lo stesso Raiotta, Tremonti, la Bonino e Mieli che discutevano per ore e ore di nonsisabenechecosa.

Raiotta indossava eccezionalmente una giacca, forse per riguardo verso il direttore del Corriere.

Questo sì che è servizio pubblico.

Così, nel tentativo maldestro di contrastare - oscurandolo - il V-Day sull’informazione, Johnny Raiotta del Kansas City ne confermava e rafforzava le ragioni.

E anche i giornali di ieri facevano a gara nel dimostrare che Grillo, anche quando esagera, non esagera mai abbastanza.

Il Giornale della ditta, giustamente allarmato dal referendum per cancellare la legge Gasparri, sguinzaglia per il terzo giorno consecutivo un piccolo sicario con le mèches in una strepitosa inchiesta a puntate: “La vera vita di Grillo”.

Finora il segugio ossigenato ha scoperto, nell’ordine, che Grillo: da giovane andava a letto con ragazze; alcuni suoi amici, invidiosi, parlano male di lui; la sua villa a Genova consuma energia elettrica; ha avuto un tragico incidente stradale; è genovese e dunque tirchio (fosse nato ad Ankara, fumerebbe come un turco); nel suo orto ha sistemato una melanzana di plastica; ha avuto un figlio “nato purtroppo con dei problemi motori” (il giornalista è un cultore della privacy); e, quando fa spettacoli a pagamento, pretende addirittura di essere pagato.

Insomma, un delinquente.

E siamo solo alla terza puntata: chissà quali altri delitti il Pulitzer arcoriano - già difensore di Craxi, Berlusconi, Dell’Utri e Mangano - scoprirà a carico di Grillo.

Nell’attesa, il Giornale ha mandato al V2-Day un inviato di punta, Tony Damascelli. Il quale, mentre il Cainano riceve il camerata Ciarrapico, paragona Grillo a Mussolini chiamandolo Benito e poi si duole perché piazza San Carlo ha applaudito a lungo Montanelli (fondatore del Giornale quand’era una cosa seria) e Biagi, definito graziosamente “il grande disoccupato”.

La scelta di inviare Damascelli non è casuale, trattandosi di un giornalista sospeso dall’Ordine dei Giornalisti perché spiava un collega del suo stesso quotidiano, Franco Ordine, spifferando in anteprima quel che scriveva all’amico Moggi. Siccome l’Ordine non è una cosa seria, lo spione non fu cacciato, ma solo sospeso per 4 mesi. E siccome Il Giornale non è (più) una cosa seria, anziché licenziarlo l’ha spostato in cronaca. E l’ha mandato al V-Day che aveva di mira, fra l’altro, l’Ordine dei Giornalisti. Geniale.

Il Foglio, per dimostrare l’ottima salute di cui gode l’informazione, pubblicava proprio ieri un articolo di Roberto Ciuni, ex P2.

Ma, oltre ai giornalisti-cimice, abbiamo pure i giornalisti-medium. Quelli che non han bisogno di assistere a un fatto per raccontarlo: prescindono dal fattore spazio-temporale.

Il Riformista, alla vigilia del V-Day, già sapeva che sarebbe stata una manifestazione terroristica, “con minacce in stile Br ai giornalisti servi” (“Le Grillate rosse”).

Ecco chi erano i 100 mila in piazza San Carlo: brigatisti.

Francesco Merlo se ne sta addirittura a Parigi: di lì, armato di un telescopio potentissimo, riesce a vedere e a spiegare agli italiani quel che accade in Italia.

Ieri ha scritto su Repubblica che “in Italia c’è sovrapproduzione di informazione” (testuale): ce ne vorrebbe un po’ meno, ecco.

Quanto a Grillo, è “in crisi” (2 milioni di persone in 45 piazze) e “non riesce a far ridere” (strano: ridevano tutti).

Poi, citando Alberoni (mica uno qualsiasi: Alberoni), ha sostenuto che “in piazza c’erano umori che non s’identificano con Grillo”.

Ecco, Merlo è così bravo che, appollaiato tra Montmartre e gli Champs Elysées, riesce a penetrare la mente e gli umori dei cittadini in piazza a Torino, Milano, Bologna, Roma.

E spiega loro che cosa effettivamente pensano.

Più che un giornalista, un paragnosta.

Finchè potrà contare su fenomeni così, l’informazione in Italia è salva. Di che si lamentano, allora, Grillo e gli italiani?

4 commenti:

Andrea Falcetta ha detto...

Beh caro Travaglio, io non so come la pensi lei sull'argomento, ma io firmerò il Referendum per l'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti.
E se ce ne fosse uno per l'abolizione di altri Ordini (Avvocati e Notai ad esempio) li firmerei ugualmente : mi basta una Licenza dello Stato, un'autorizzazione amministrativa condizionata al possesso di taluni requisiti essenziali (gli studi compiuti, l'esame di abilitazione, l'assenza di condanne penali e altre cosette così) per esercitare come si dice "in scienza e coscienza".
Gli Ordini professionali dovrebbero assicurare al cittadino la correttezza e la competenza degli iscritti : insomma l'interesse protetto è quello dell'utente non del professionista.
Ma ormai funzionano al contrario.
Ed io ne ho le palle piene (cara Redazione, non mi tagliate la parolaccia, quando ce vo ce vo') di tutte queste caste che ingessano il Paese occupandosi di interessi di parte, di categoria invece che del bene collettivo.
Sono stanco di sentirmi straniero in casa mia, e di vedere che troppo spesso chi esercita ad esempio ad una "nobile ed antica" Professione come la mia (nella quale credo profondamente) somiglia sempre di più ad un commerciante, quasi come se il diritto alla Difesa, il diritto alla salute, l'assistenza nei rapporti con il fisco, comprare casa o ricevere una eredità, il diritto ad informare ed essere informati, fossero tutte cose da riservare a pochissimi eletti speculatori pronti a comprare e rivendere al miglior prezzo economico invece che dei valori assoluti accessibili da e per chiunque.
Andrea Falcetta

Gennaro ha detto...

L'aspetto che forse rimane discutibile è che per le diverse categorie di professionalità la terminologia "Ordine" sembra assumere significati diversi a seconda della professione e che spesso più che un elenco di professionisti con competenze di alto livello si finisca con l'essere identificati come una "casta" a se stante
Buona domenica a tutta la redazione

Cinzia ha detto...

Caro Andrea,
dovresti saperlo invece come la pensa il caro Travaglio. Hai più che ragione ad essere arrabbiato (scusa l’eufemismo!), ma qua con il governo che si profila sarà lunga la nottata… lunga e buia, e la sopravvivenza sembra legata a stretto filo con il confino o con la resistenza.
Non siamo più in democrazia, forse la verità è che non l’abbiamo mai vissuta una vera democrazia. Quest’incubo è solo la naturale, ineluttabile e più che reale evoluzione di un popolo come il nostro che, in linea di massima (storica), non ha mai avuto troppa dignità da difendere, ma si è sempre venduto al migliore offerente. Fatte le debite eccezioni, che per quanto possano rimanere nella storia non ne determinano il corso, anzi con il tempo possono essere manipolate, riviste e revisionate.
La domanda che mi mette più inquietudine e che mi pongo da un po’ è:
Come ne usciremo?
Non solo in che modo, che è già un dilemma non di poco conto, ma soprattutto in che condizioni?
Mi fa molta paura la devastazione culturale in atto, ha portato in meno di vent’anni il nostro paese a livelli d’ignoranza paradossali, soprattutto se pensiamo che la scolarizzazione è cresciuta, ma il grado culturale si è abbassato e appiattito. Qualche anno fa mi sono ritrovata casualmente con un gruppo di universitari a prendere un the, nessuno di loro conosceva l’esistenza di Orwell, pur seguendo tutti “il grande fratello”. Probabilmente le prossime generazioni non sapranno chi è Darwin e penseranno che l’evoluzionismo è una teoria di Mario Tozzi, o Licia Colò, o magari Alberto Angela che è più accreditato!

...a proposito d'informazione e di illegalità al potere, sull'Unità del 23 aprile da Travaglio con amore...

http://www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=13672

...e buonadomenicatutti!

Paolo Emilio ha detto...

Bravo, Andrea Falcetta !

Specie quando sottolinea l'identità ormai raggiunta fra gli avvocati e i commercianti.

Intendiamoci, non ho nulla contro i commercianti, che spesso lavorano duramente e molto più di tanti dipendenti pubblici fannulloni, ma la Professione Forense era una cosa diversa da quella che è diventata oggi.

Con un numero di avvocati ormai DECUPLICATO rispetto a solo trent'anni fa (grazie ai famosissimi e ormai "storici" esami di Catanzaro, dove passava il 99% dei candidati), è inutile parlare di "Ordini" e nobiltà della professione. Farebbe, e fa, soltanto ridere, seppur amaramente.

La maggior parte dei giovani avvocati sono "proletari" del diritto, venduti a carrozzieri (ai quali danno in nero più della metà dei loro onorari) o costretti a contendersi le difese d'ufficio. Sopravvivono soltanto grazie ai sacrifici dei loro genitori.

Pochi riescono, nel tempo, a guadagnare decorosamente.

Vi sono gli avvocati dei sindacati, quelli delle banche e delle assicurazioni, i grandi studi associati.

Poi c'è il resto, con un abisso di differenza fra i fortunati e quelli che non lo sono.
E questi ultimi sono costretti, per non perdere immagine e clienti, a mostrare un tenore di vita apparentemente elevato, che non corrisponde affatto alla realtà.

La cosa più triste è che la "fortuna" non va di pari passo con la cultura o con la professionalità, come sempre e tipicamente accade in tutti i settori nel nostro paese.

Cordiali saluti.