«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 1 aprile 2008

Scotti impugna le assoluzioni di De Magistris


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Secondo il magistrato/ministro Scotti, Luigi De Magistris non è stato punito abbastanza per ciò che si è permesso di fare!

Riportiamo la notizia come data dall'Ansa in un articolo riportato sul sito di AntimafiaDuemila.



di Sandra Fischetti
(Giornalista)


“Quella del Csm fu condanna parziale. Illegittimo assolverlo per fuga di notizie e sospetti su superiori”.

Troppo blanda la sentenza con la quale la sezione disciplinare del C.S.M. il 18 gennaio scorso ha condannato il pm Luigi De Magistris alla censura e al trasferimento da Catanzaro, inibendogli anche di continuare a svolgere le sue funzioni di sostituto procuratore.

Sembra pensarla così il ministro della Giustizia Luigi Scotti, che ha impugnato davanti alle Sezioni Unite civili della Cassazione quella decisione.

La pronuncia di Palazzo dei marescialli è “illegittima”, ha fatto mettere nero su bianco nel ricorso che ha affidato all’Avvocatura dello Stato, nella parte in cui ha assolto il magistrato dalle accuse di aver violato i suoi doveri per le fughe di notizie sulle sue inchieste, per i “sospetti” diffusi su superiori e colleghi, per le dichiarazioni alla stampa su complotti per fermare la sua attività e per non aver informato il suo diretto superiore di un provvedimento importante.

La mossa del Guardasigilli è arrivata a sorpresa, il 20 marzo scorso, nell’ultimo giorno utile per proporre impugnazione.

E con questa iniziativa Scotti sembra sposare in pieno le tesi del suo predecessore, Clemente Mastella, che il 20 settembre dell’anno scorso aveva promosso l’azione disciplinare e aveva chiesto il trasferimento d’ufficio e in via d’urgenza per De Magistris.

Il ricorso – che ha per obiettivo ottenere che sia “cassata” la parte assolutoria della sentenza – è stato presentato non solo contro De Magistris, ma anche nei confronti del rappresentante dell’accusa, il sostituto Pg Vito D’Ambrosio, che aveva chiesto la condanna del magistrato per la gran parte, ma non per tutti, gli addebiti che gli erano stati mossi da Mastella.

Scotti non fa sconti al C.S.M.: è “insufficiente” e “illogica” – sottolinea il ricorso firmato dall’Avvocato dello Stato Enrico Arena – la motivazione con cui ha assolto De Magistris dall’accusa di mancanza di diligenza per le fughe di notizie che hanno segnato le sue inchieste, come quelle sull’iscrizione del premier Romano Prodi nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta Why not, sull’informazione di garanzia a carico di Luigi Bisignani,e sul decreto di perquisizione per il Pg Potenza Vincenzo Tufano.

Il “tribunale delle toghe” si è limitato alla “negazione” dell’addebito – accusa il ministro – “ignorando gli indizi gravi, precisi e concordanti di responsabilità, quanto meno a titolo di colpa”.

Quanto alle dichiarazioni del magistrato alla stampa, non ci sono dubbi: hanno leso “diritti o reputazione altrui”, oppure, quando riguardavano l’attività giudiziaria, sono state rese “senza la delega del procuratore”; per questo, di fronte alla “accertata commissione di tali fatti” De Magistris non poteva essere assolto.

E’ “illogica e contraddittoria” anche la motivazione dell’assoluzione a proposito dei sospetti diffusi dal pm sui suoi superiori; un metodo che De Magistris ha usato, sostiene il ricorso “per giustificare l’inadempimento dei propri doveri di informazione e per gettare ombre sulla condotta e sulle persone dei colleghi”. (ANSA).


10 commenti:

Anonimo ha detto...

Se Scotti ha dei figli, mi auguro che possa leggere la seguente lettera che quotidianamente invio al Quotidiano della Calabria.
Gentile De Luca,
lo psicanalista è deciso di inserire il mio caso nel nuovo manuale di psicanalisi per la scuola di specializzazione nella medesima branca medica.
La sua scoperta, a cui intende dare risalto, è come la psiche dell'uomo sia simile al gas argon, difficilmente individuabile e fortemente autonomo nelle diverse combinazioni e reazioni. Egli infatti, studiando il mio caso, da quindici anni, ha preso atto con non poco stupore, della resistenza alla mentalità mafiosa. Aveva iniziato la sua prestazione professionale facendosi raccontare la mia storia fin dall'infanzia; proseguito, cercando d'indirizzarmi all'accettazione degli eventi, nel momento in cui non si è più in grado di modificarli; concluso, con la presa d'atto che io non sono stato, non sono e non sarò mai un mafioso; neanche per decreto della Suprema Corte di Cassazione.
A suo avviso, la mia resistenza a non diventare 'ndranghetista, rappresenta circostanza degna di nota scientifica. Infatti, fino ad adesso, qualunque essere umano sottoposto ad un bombardamento concentrico derivante da ogni fronte e per un periodo di tempo così lungo, si era piegato a diventare ciò che era nella volontà degli autori delle stesse azioni.
Devo però aggiungere che, non molto velatamente, ho colto in lui non poca delusione, derivante dal fatto di non essere riuscito a convincermi che la migliore soluzione del caso, per la mia salute psichica, sarebbe stata scegliere la 'ndrangheta.
bartolo iamonte

Anonimo ha detto...

Ecco la vera partita finale.
Sarà questa la sconfitta di Crono?
Alessandra

Generazione V ha detto...

Questa e' la ciliegina sulla torta proprio.. Complimenti a Scotti, VERGOGNA!

PS_ vorrei segnalare alla Redazione un video che ho caricato in rete di G.C.Caselli in cui parla di Chinnici, Caponnetto e il metodo Falcone (video che Grillo pochi gg fa ha pubblicato nel suo blog):
http://it.youtube.com/watch?v=2RjB2VbubVI

Caesare ha detto...

Vorrei un po’ capovolgere il flusso logico che caratterizza gli interventi, numerosi, che hanno avuto ad oggetto il “caso De Magistris”. Il caso De Magistris è stato spesso indicato come una serie di eventi che hanno:
- ostacolato dossier di indagini, condotte dal magistrato, evidentemente esiziali per la tenuta di equilibri socio-politici calabresi (con diramazioni sul sistema politico nazionale);
- discreditato il magistrato attraverso ispezioni ministeriali e processi disciplinari tesi a sollevarlo dalla funzione requirente (in modo che non potesse più danneggiare direttamente gli equilibri di cui al punto precedente).
La maggior parte delle analisi di queste due componenti principali della serie di eventi che connotano il caso De Magisteri giunge alla conclusione generale che esiste un coacervo di interessi solido, capace di influenzare il corso degli eventi e modificarlo in proprio favore.
Le componenti di tale coacervo di interessi vengono solitamente individuate nella massoneria (concetto fumoso in quanto nulla ci dice sulle singole componenti di interesse nelle quali si articola il coacervo massonico), ‘ngrangheta, imprenditoria e politica. Queste le componenti solitamente riscontrate dalle analisi proposte. Manca però una componente fondamentale a quel coacervo di interessi che ha condotto alla formazione del “Caso De Magistris”, ossia la magistratura.
Senza la commistione del sistema giudiziario, nella sua componente giudicante e requirente, con il sistema politico corrotto, il Caso De Magistris sarebbe stato altra cosa. Esiste una “zona grigia” (a mio parere ormai troppo vasta) tra sistema giudiziario e sistema politico caratterizzata da comportamenti devianti che, attraverso progetti criminosi, finalizzano la propria azione al mantenimento di posizioni di potere e prestigio sia di parte rilevante dei politici che dei magistrati.
Insomma ciò che si vuol sostenere è che la magistratura ha un ruolo di grande rilievo nel Caso De Magistris, un ruolo che ha avuto un peso determinante nella prima conclusione del caso, davanti agli occhi di tutti (proprio oggi Scotti chiede al CSM di cassare la parte della sentenza che assolve De Magistris).
A determinare un esito del Caso De Magistris differente dall’esito del caso “mani pulite” (forse meglio tangentopoli anche se i confini di quest’ultimo sono più vasti) non sono stati i nuovi poteri in capo al Ministro della Giustizia, bensì la connivenza della magistratura. Puntualizzo che non sto ponendo sotto accusa ciascun magistrato (come non potrei farlo per ciascun politico), ma il sistema di comportamenti che il sistema giudiziario dimostra di porre in essere nel caso De Magistris. Stiamo parlando del ruolo ricoperto da magistrati di alto livello fino a giungere al CSM. Quindi non è fumoso parlare di sistema giudiziario. I gangli strategici del sistema giudiziario, nel caso De Magistris, si sono mossi come all’unisono permettendo di ostacolare i dossier di indagine e di discreditare il magistrato.
Nel caso di tangentopoli i processi sono stati celebrati, alcuni imputati condannati, ma la più parte è stata salvata da nuove leggi che sanavano le singole posizioni di reato (pratica che rimarrà stabile fino ad oggi). Nel caso De Magistris non sono state varate nuove leggi che potessero ostacolare il normale corso del giustizia (a legislazione vigente); l’attacco alle indagine del magistrato è stato condotto da tre istituzioni fondamentali per il sistema giudiziario:
- Ministero della Giustizia, garante di un equilibrio post-tangetopoli tra politica e magistratura, accettato quand’anche non promosso dalla magistratura (o sue maggiori rappresentanze, ma questo è sottointeso);
- Funzioni giudiziarie di controllo del Sostituto Procuratore (De Magistris) interne alla procura di Catanzaro;
- Consiglio Superiore della Magistratura che si incarica dell’atto materiale di decapitazione del magistrato.
Nel caso tangentopoli, l’ultimo atto di decapitazione dei magistrati che indagavano è stato il varo di leggi “salva inquisiti” (il ricorso allo strumento legislativo inoltre dimostra il grande peso del sistema politico nell’ostacolare le indagini di tangentopoli). Nel caso De Magistris, invece, l’ultimo atto è affidato al CSM (per analogia al sistema giudiziario), metafora del peso decisivo avuto dal sistema giudiziario nella feroce punizione comminata ad un suo membro che minacciava gli equilibri interni del sistema giudiziario stesso.
Tangentopoli ha scosso le fondamenta del rapporto sistema politico-sistema giudiziario; quella che comunemente identifichiamo come seconda repubblica (ovvero la notte della prima repubblica) ha adoperato parte rilevante del proprio tempo e delle proprie energie per ricomporre un equilibrio tra questi due poteri costituzionali; De Magistris ha minacciato l’equilibrio faticosamente raggiunto e la parte di magistratura garante di quell’equilibrio lo ha punito ferocemente (s’intende con l’aiuto importante della politica), in modo tale da garantirsi dal ripetersi della minaccia.
A questo punto dell’analisi occorre formulare una domanda, che rivolgo a questo consesso di persone (per lo più con funzioni giudiziarie o legali), in quanto, mi sembra, il più adeguato a recepirla ed a formulare una risposta: qual è oggi il ruolo di un magistrato (requirente o giudicante che sia) che per proprio mandato indaga sulla peggiore piaga presente e futura dell’Italia (e non solo) e delle sue articolazioni periferiche, ossia la corruzione? Come può egli operare di fronte a tale corruzione che si connota come risorsa strumentale per tutelare i progetti criminosi che nascono all’interno dei tre poteri costituzionali (legislativo, esecutivo e giudiziario)?
A mio parere la “missione” dei magistrati che servono lo Stato (e con esso lo stato di diritto) non può prescindere da uno scontro duro con il sistema politico e con il sistema giudiziario come oggi è strutturato sulla base di quell’equilibrio di cui sopra si è parlato.

Anonimo ha detto...

Concordo con l'analisi di Caesare, soprattutto quando espone la commistione (e connivenza) di una parte (forse troppa) della magistratura, cui aggiungerei però altri poteri e forze...

Leggo spesso che lo Stato è stato sconfitto, il che equivale a dire che tutti sono colpevoli o, in altre parole e nei fatti, che nessuno lo è.
L'affermazione non mi piace.
Lo Stato non può essere sconfitto perchè non esiste, nè nei suoi confini nè nel suo significato,
mentre i colpevoli esistono... hanno un numero, un nome (sempre).

e non mi riferisco ai condannati di facciata

L'Espresso 19.10.2007


Onelio P.

Paolo Emilio ha detto...

Riguardo all'analisi di Caesare non ho elementi per un giudizio definitivo. L'impressione, però, è che egli abbia sostanzialmente ragione quando sostiene che la magistratura non sia poi così diversa dalla politica. Forse lo è soltanto nel numero di tanti anonimi magistrati che, contrariamente ai rozzi "peones" politici, mandati in parlamento soltanto per premere contemporaneamente due bottoni e per favorire i loro elettori locali, fanno ancora, anonimamente, il loro dovere.

Riguardo alla considerazione di Onelio, invece, non posso che sottoscrivere appieno il punto ove afferma che "lo Stato non esiste", con ciò intendendo che la responsabilità, nell'ampio senso morale del termine, è sempre, e soltanto, di singole persone, con tanto di nome e cognome !

Anonimo ha detto...

grande analisi
grande CESARE
bartolo

Vincenzo Scavello ha detto...

Dobbiamo subire anche quest'altro dolore!
Sono davvero addolorato per quanto sta avvenendo nella mia terra: 700 Km di spiaggia di superba bellezza diceva il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe. Il Vate D'Annunzio, invece, descriveva il lungomare di Reggio Calabria come il chilometro più bello d'Italia.

Sono addolorato per le partite che si devono vincere ad ogni costo, per le invasioni di campo operate dai Ministri della Giustizia sulla Giustizia, per vittorie costruite, infine, a tavolino, senza minimamente giocare le partite.

Sono addolorato per la mia terra, divorata e saccheggiata da nuovi Vandali, che agiscono indisturbati e costringono un intero popolo a subire mortificanti deprivazioni.

Sono addolorato per la mia terra, stuprata, che affida i suoi rantoli a menti aride di pensiero.

E m'illudo che pensatori come Pitagora, Zaleuco di Locri, Gioacchino da Fiore, Campanella, Gravina, Telesio, Alvaro, il Tropeano Galluppi, e mille e mille grandi pensatori ancora, possano vegliare sul destino immeritato di una terra generosa.

Possa la mia terra continuare a partorire figli per la Giustizia come il Giudice Antonino Scopelliti, perchè non sia solo l'arroganza dei barbari a segnare i passi della morte.

Possa il mio Paese continuare a partorire uomini da mandarci in prestito; uomini come Cordova e De Magistris che, guarda caso, amano troppo occuparsi di Massoneria!

Buona vita!

Anonimo ha detto...

Grazie professore Scavello, possa anche, la nostra terra, continuare ad avere uomini come Lei, che ci regala degli splendidi scritti
b.i.

Anonimo ha detto...

il giudice Salvatore Boemi a Reggio Calabria il 9 agosto, il quale tra, l’altro, ha detto testualmente:
“ Guardate, che in Calabria con altri sistemi ci abbiano fermati,
non è tema di questa sera, in Calabria i magistrati si sono
sempre uccisi in un altro modo, perché in realtà anche in Calabria
un processo che diceva le stesse cose sulla ‘ndrangheta,
qualche mese prima rispetto a quello di cosa nostra, venne
annullato in cassazione, non perché i collaboratori, le prove non
ci fossero ma perché quel presidente, cioè chi vi sta parlando,
non aveva titolo a fare quel processo: cioè in buona sostanza io
mi ero seduto nel posto di presidente della corte di assise di Palmi,
rubando ad un altro, percuotendo qualche collega facendomi
aiutare dalla mia scorta questo sostenne la prima sezione della
Cassazione :
disse, no, si sono dimenticati di mandare a Roma il decreto.
Non entriamo nel merito delle accuse: li si affermava, in modo
quasi analogo, che la ‘ndrandheta era una organizzazione
unitaria segreta, non verticisticamente costituita ma di tipo federale”
http://www.perlacalabria.it/legalitalia_reportage.htm


Ecco la tragedia i giudici calabresi, sono presi in una tagliola o vengono uccisi dalla mafia o vengono fermati per altre vie.
Questa volta però hanno detto BASTA, hanno adottato lo slogan dei ragazzi di Lamezia:

FACCIAMOCI SENTIRE, PER NON FARCI SEPPELLIRE.

E questa volta per fortuna non sono soli hanno i giovani calabresi dalla loro parte. Non lasciamoli soli.