«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 6 marzo 2009

Garantisti per caso



di Marco Travaglio
(Giornalista)



da L’Unità del 6 marzo 2009


Ancora non si sa se lo stupro di San Valentino sia stato opera dei due rumeni fermati a Roma, o no.

Per i pm, sì. Per l’esame del Dna, no. Si vedrà.

E’ una vera fortuna che i due non fossero politici, altrimenti avremmo tv e giornali intasati di geremiadi contro la «persecuzione giudiziaria» e la «gogna mediatica».

Invece sono rumeni: l’uno vale l’altro, tanto sono tutti uguali.

Il Giornale spiega che forse c’é stato un errore, ma «nessun razzismo».

Infatti Il Giornale, culla del garantismo all’italiana, il 19 febbraio titolò sobrio: «Prese le belve di S. Valentino: “Sono stati loro”». «Regina Coeli: “Quelle bestie qui non le vogliamo”». «Liberi di delinquere con benedizione dei giudici». «Il quartiere: “Buttate via la chiave”».

Mancava solo l’invito a impalarli, per completare la gamma della titolazione garantista.

Intanto l’Ordine degli avvocati ha sospeso per 3 mesi Antonio Di Pietro.

Nel 2002 l’ex pm era legale di parte civile per due coniugi amici suoi coinvolti in un grave fatto di cronaca.

L’amico fu trovato ferito vicino al cadavere della moglie strangolata. Si pensò a un balordo, poi saltò fuori che l’assassino era il marito. Così almeno decise la Corte d’Assise, che lo condannò a 21 anni.

Non potendo difendere vittima e presunto carnefice, Di Pietro scelse la prima e rimise il mandato per il secondo.

Ma questo, per l’Ordine forense (lo stesso che per 3 anni è riuscito a non espellere Previti, condannato perché comprava giudici), viola «i doveri di lealtà, correttezza e fedeltà».

Giusto: il vero garantista, tra la vittima e l’assassino, sceglie l’assassino.



19 commenti:

3my78 ha detto...

Antonio Di Pietro verrà attaccato sempre e da tutte le parti perché è una persona per bene che cerca di fare il meglio per quel che può. Purtroppo questo stona con il resto della nostra politica e società...

Luigi Morsello ha detto...

Sono certo che Di Pietro non incasserà né abbozzerà.

Anonimo ha detto...

Brevissma nota sul caso romano.
Forse non tutti sanno che il p.m. che se ne sta occupando (e che peraltro mi risulta essere serio e scrupoloso) è lo stesso che qualche settimana fa fu crocifisso per aver chiesto gli arresti domiciliari nel caso del c.d. "stupro di capodanno".
Da ciò se ne possono trarre, ritengo, molti spunti di riflessione....

Quanto al caso Di Pietro, esistono è vero norme deontologiche che vieterebbero al difensore di assumere un mandato contro il suo ex assistito, in ipotesi di conflitto d'interessi (è espressamente previsto, ad es., che in caso di sistenza congiunta dei coniugi in caso di controversie familiari ci si debba poi astenere in ontroversie successive tra i medesimi in favore di uno di essi); ma il tutto, credo, andrebbe valutato caso per caso.
Graditissimi, a questo punto, pareri e commenti tecnici!

Un saluto a tutti.
Avvilito

Andrea Sacchini ha detto...

3 mesi di sospensione? Mmh... ci vuole ben altro per scoraggiare il nostro Tonino. ;)

Anonimo ha detto...

"Avvilito", se non sbaglio sei un collega e hai scelto la sede da poco... vedi che cos'è il lavoro in Procura, di questi tempi? Ma non ti avvilire. Come nell'anno liturgico, prima o poi gli scherzi finiscono e inizia la Quaresima... e così sarà anche in Italia. Se non saremo noi ad accorgercene, sarà l'Europa a farcelo notare... Un caro saluto.
Ernesto Anastasio

bartolo ha detto...

http://www.youtube.com/watch?v=OdXTmat9qNw&NR=1

Ho rivisto questo filmato dopo aver riguardato quello di de Magistris in cui elogiava le bellezze Calabresi ed esternava contestualmente il suo amore per questa Regione. E' assolutamente incredibile quello che sta succedendo: ma chi sono questi signori? Nel 1792 in Francia è stato decapitato un signore con la sua consorte, mi chiedo: come è possibile che a distanza 217 anni, ancora, la Calabria, è amministrata da oppressori nel silenzio assordante di due milioni di cittadini!
Perché mi arrabbio? Come non potrei: sono talmente insignificanti e miserabili che persino la ghigliottina si rifiuterebbe di servirli!

Anonimo ha detto...

Il vero garantista sa bene che, in primis,deve garantire se stesso.Non è forse "garantista" tutta la nostra classe politica?

Anonimo ha detto...

Ci dovremmo impegnare a far sospendere l'avv.Alfano da Ministro della Giustizia visto che ha violato la nostra Costituzione ed eviteremmo che, la dedole fiamma di Giustizia che ancora brilla nel nostro Paese grazie a De Magistris, non venga definitivamente smorzata.

Silvio Liotta ha detto...

Gli interessi di parte. Unico faro nella fitta nebbia. Le camere penali dimostrano la poca considerazione verso la legge piegandola a propri interessi; e intanto noi nella quaresima ci stiamo già da un po’ di tempo.

Visto Bartolo, cosa vanno dicendo al telefono ex magistrati che hanno anche guidato la regione per un po’ di tempo? Visto che rispetto che un ex magistrato dimostra nei confronti di un suo ex collega? Dà proprio il senso della condivisione del principio di legalità tra addetti ai lavori. Purtroppo i magistrati hanno un infausto destino: o stanno dalla parte dei cittadini e della loro uguaglianza di fronte alla legge o diventano i famosi “cani da guardia” del potere, e allora l’esercizio repressivo diventa il volto della legge; ed è proprio quando ciò fanno che diventano ancora di più soggetti al potere politico, perché perdono la loro reputazione di terzi e con essa l’appoggio dei cittadini.

Ma la cosa peggiore è vedere come i problemi del sud ed in particolare di noi calabresi si stanno cronicizzando. Mi venivano in mente questi pensieri mentre guardavo presa diretta di Iacona (rai 3, i soliti comunisti…), che mostrava le condizioni dei senza-acqua di Reggio. Che poi senza-acqua non sono perché dell’acqua ce l’hanno. Cioè, è acqua del mare o meglio, come dice Peppe, il sindaco, quasi, non proprio di mare. Io l’ho provata, e un po’ di mare è. Infatti per me, che mi irrita un po’, non è il massimo; è come farsi il bagno sotto la doccia. Reggio: il mare nel tuo bagno. Potrebbe essere uno slogan efficace per promuovere la risorsa turismo. Se il sindaco legge il blog ce la ruba sicuro. Capirai! Dopo aver detto che la fila per i trecento posti a mille euro per 15 anni sovvenzionati dal comune è un modo per stare insieme e per conoscersi, pensa che ideona quella del mare nel tuo bagno. Però i turisti non sanno che il mare se lo godranno solo nel bagno, perché il mare e le coste sono cementificate, che poi i depuratori manco funzionano. E lo aveva detto quel magistrato dal nome buffo, De Magistris. Che poi a un magistrato che si chiama De Magistris non può dargli retta nessuno. Si capisce subito che ha troppa considerazione di sé, che per mettersi in bella mostra è capace di scoprire come e perché hanno interesse a depredare la Calabria. Figurati se i magistrati suoi colleghi credono a lui. Poi caspita! I magistrati non devono essere belli, non s’addice alle loro funzioni. Quello ogni volta che compariva sembrava di stare dalla De Filippi, o all’isola; quella dei famosi. Non si fa. Non è bene. Che poi la gente non capisce e pensa che l’acqua non ce l’ha perché i soldi degli appalti dei lavori finiscono a far crescere la ricchezza dei pochi. Non dobbiamo fare i pagliacci. Pagliacci, diceva bene al telefono quello là. Ma a noi l’acqua poi non ci interessa molto; infatti il nostro sindaco è anche commissario delle acque (un po’ come la madonna della consolazione), ma di acque ci sono solo quelle delle buche nella strada quando si riempiono dopo la pioggia. Ma anche se il nostro sindaco-commissariodelleacque non ci dà acqua noi gli vogliamo bene lo stesso. E infatti è il primo sindaco di Italia per consenso. Perché: non di sola acqua vive l’uomo!; come amiamo dire noi reggini (o riggitani, così ci si capisce). Sì, è vero, ci piacciono le frasi ad effetto; ci fanno sentire un po’ importati. E’ l’unico vezzo che ci concediamo. Ma a noi dell’acqua non ci importa molto, basta che c’è il lavoro, dai.

Infatti adesso che portano il ponte, che già il governo ha trovato i soldi per la metà della quota che deve mettere lo Stato, i restanti dueterzi li troviamo sul mercato: le banche, le imprese ci daranno i soldi a noi, anche se al momento ce ne sono pochini, per fare il più grande ponte con un unico pezzo di oltre tre chilometri tutti campati in aria. E’ una soddisfazione. Ricordi quando hanno messo la pietra del quinto centro siderurgico a Gioia? Chi fu Colombo? Andreotti? Sicuro uno dei due. Grande progetto! Peccato che il settore siderurgico non tirava più. A saperlo, magari non tagliavamo tutti quegli ulivi che costituivano uno dei più grandi patrimoni agricoli del sud. Vabbè, a saperlo. Ora però il ponte si fa bene; vedi come viene. Già come dicevo il governo ha trovato altre il 15% dei soldi necessari. E dal punto finanziario stiamo in una botte di ferro. Poi porterà un sacco di turismo. Fa niente se con il ponte è più facile scappare, quando capisci in che posto ti sei cacciato. L’importante che ci passino. E poi senza considerare che il le sponde della Sicilia e della Calabria si allontanano di un poco poco ogni anno. Certo si dirà: che vuoi che sia un poco poco. E’ vero sarà pure poco, ma è pericoloso lo stesso. Allora noi con il ponte teniamo anche insieme la Sicilia al continente. Diciamo un’operazione quasi patriottica, considerato che ogni volta che irritiamo la mafia ci dicono che allora se ne vanno; e si portano pure la Sicilia. Con il ponte non potranno più farlo; e la Sicilia non potrà nemmeno allontanarsi di quel poco poco all’anno, con il ponte. Proprio oggi, guardando Iacona, vedevo che la diga sul Menta, che quando finirà porterà l’acqua del bianco Aspromonte (asper, pure i greci immigrati lo chiamavano bianco) a Reggio, dà lavoro da oltre trent’anni. Un po’ a singhiozzo, ma lo dà. Ma tu vuoi mettere con il ponte. Il ponte come minimo darà lavoro per almeno 50, 60, ma anche per 70 anni. Una pacchia. Cementificare quella meravigliosa costa tirrenica, ci vorranno almeno settant’anni di lavoro, per tutti. Non sarà facile cementificare tutta quella costa, ma abbiamo dimostrato che in queste cose siamo veramente bravi. Non sapremo accogliere i turisti, ma almeno con il cemento siamo meglio di Fidia. Certo sempre che magistrati esteti non vengano a fare un po’ di carriera con il ponte. Noi lo sbancamento lo facciamo a modo nostro, non abbiamo bisogno di nessuno che ci dica come va fatto a norma. Noi lo facciamo ad arte, non a norma. Come si sa, noi produciamo tanta di quell’arte che la dobbiamo esportare. A breve esporteremo, per esempio, due statue di bronzo in Sardegna. Hanno stancato a Reggio. E poi si so’ fatte vecchie; se si rompono nel tragitto ne facciamo altre e più belle. Però dopo il ponte, per i prossimi decenni saremo impegnati a modellare il cemento per adattarlo alle coste. E quando sarà finito andremo a farci un bel bagno di mare sotto la mia doccia.

bartolo ha detto...

Ciao Silvio,
ho scoperto di amare Salvatore Borsellino. Sai perché? Ci portiamo dentro la stessa rabbia, da 17 anni. La sua provocata da un dolore immenso ed incolmabile. La mia da un’ingiustizia. (chiedo perdono alla Redazione, ma poi alla fine farò un inciso) Quando sono stato arrestato per mafia ero talmente imbecille da pensare che l’intero paese si sarebbe sollevato per testimoniare che io e la mia famiglia nulla c’entravamo con la ‘ndrangheta. Hai notato che uso scrivere spesso che la maggioranza dei calabresi è povera e onesta? E come facevano a sollevarsi: talmente erano e sono poveri e onesti che pur con tutte le grida più acute mai avrebbero raggiunto le orecchie da buoi che contraddistinguono i manovratori calabresi. Sempre gli stessi, da decenni.
Ecco, solo in seguito ho capito in parte; ed oggi, tutto! Grazie a de Magistris. Non riuscivo a spiegarmi come era possibile che in un paese democratico, e allora quinta potenza industriale al mondo, si potesse mettere in carcere una persona sulla base di una dichiarazione contraddittoria da parte di un criminale riconosciuto tale da una moltitudine di sentenze di condanna già passate in giudicato. È successo! Il direttore della Dia era un certo Pellegrino Angiolo, il pm un certo Verzera Giuseppe, il Gip un certo Cisterna Alberto! Tre signori impegnati a lottare la Ndrangheta. Tre signori che hanno fallito clamorosamente. Non lo dico io bensì, i fatti: allora questa maledetta organizzazione era ultima in classifica tra quelle criminali; ed ora, la prima al mondo! Sentito? Lo ha detto anche Bush, inserendola unitamente a quella capeggiata da Bin Laden, tra le peggiori organizzazioni criminali che minacciano la stabilità degli Stati Uniti d’America. Per non parlare dell’illuminato Forgione, già presidente della Commissione bicamerale Antimafia. Ha paragonato la Ndrangheta all’acqua. Cioè come gli Oceani, ogni mare, i fiumi e l’umidità, s’insinua dappertutto!
Ciao Silvio, un Carissimo e Caloroso Abbraccio.
Amatissima Redazione, quello che scrivo, forse, inconsciamente, può essere un tentativo di avere giustizia! Ma solo inconsciamente: nella realtà, io non voglio giustizia! Nessuno mi può ridare i miei diciassette anni vissuti con l’etichetta di essere un criminale! Come nessuno mi può distogliere dallo scontare la mia pena carceraria. Senza quella pena, rischierei d’impazzire. Non mi riconoscerei più!
Con infinita stima.
Bartolo iamonte

salvatore d'urso ha detto...

Ovo, fallisce l'enciclopedia di Berlusconi e Pezzi

http://www.unita.it/news/82543/ovo_fallisce_lenciclopedia_di_berlusconi_e_pezzi

bartolo ha detto...

Gentile De Luca,
La Calabria è una Donna Camilla: “Tutti la vogliono, nessuno la piglia!” Berlusconi, con Pisanu, aveva inviato il bel Luigi (De Sena) affinché la liberasse dal mostro mafioso che da secoli la tiene prigioniera; Prodi la ha adottata quale figlia prediletta in attesa di accompagnarla tra le braccia del suo meritato Principe Azzurro. Entrambi hanno fallito! Come, d’altronde, tutti i precedenti governi. Mah… dico, prima Berlusconi, poi Prodi, hanno mai visto da vicino Chiaravalloti e Loiero? Altro che bel Luigi e Principe Azzurro, solo il rospo gli si sarebbe potuto avvicinare! Infatti, un Luigi (de Magistris), questo sì, davvero bello, aveva capito che a essere liberati, e proprio dalla Calabria degli orchi, dovevano essere i calabresi! Cacciato. Guarda caso, proprio dagli orchi con il consenso dei governi, Prodi e Berlusconi! Intanto, l’altro Luigi, sotto il braccio protettivo di un orco, ha varcato la soglia del Senato della Repubblica. Oggi, sul Quotidiano della Calabria, un vero principe (nel senso, però, che deriva dai primati) si propone di prestare le proprie labbra per il salvifico bacio. Qualcuno lo avvisi, per favore, che la Calabria è una Donna Camilla e non una Bella Addormentata!
Con la solita stima bartolo iamonte.

Gianfranco Romano ha detto...

Sulla vicenda Di Pietro, mi permetto di fare notare che, a mente del codice deontologico forense,per poter assumere un incarico contro un ex cliente occorrono due requisiti: che siano trascorsi almeno due anni dalla cessazione dell'incarico; che il nuovo incarico sia estraneo al precedente.
In soldoni, se assumi la difesa di Tizio in un certo procedimento, poi non puoi, dopo avere rimesso il mandato, difendere una controparte.
Si tratta dell'abbiccì della deontologia forense.
Un saluto.

Anonimo ha detto...

Il collega Antonio Di Pietro, secondo il Consiglio Nazionale Forense, ha tenuto una condotta che, per qualunque avvocato, costituisce un grave illecito disciplinare. Punto.
Quanto all'essere garantisti, ha ragione Travaglio: un avvocato degno della toga che indossa, tra la difesa del presunto assassino e quella dei prossimi congiunti della vittima, sceglie sempre il primo, più scomodo e faticoso, incarico. Solo chi non conosce la professione forense (o ne disconosce la funzione) ignora che l'imputato è il soggetto debole del processo, quello i cui diritti e garanzie richiedono il massimo sforzo di difesa.

Luigi Morsello ha detto...

Caro Anonimo del 10 marzo ore 11.24, dal suo commento sembra agevole dedursi che lei è un magistrato, laddove scrive "il collega Antonio Di Pietro" e per questo motivo non capisco perchè attribuisce alla frase di Marco Travaglio "Giusto: il vero garantista, tra la vittima e l’assassino, sceglie l’assassino." un significato diverso da quello che "icto oculi" traspare daqlla medesima. e cioè di un marcato sarcasmo, com'è nel costume di questo valente giornalista.
Basta leggere la frase che precede, ma sopratutto l'inciso fra parentesi "Ma questo, per l’Ordine forense (lo stesso che per 3 anni è riuscito a non espellere Previti, condannato perché comprava giudici), viola «i doveri di lealtà, correttezza e fedeltà»." per rendersene conto.
Come mai ha capito altro ? Ce lo vuole spiegare ?

Pierluigi Fauzia ha detto...

Scusate se mi permetto di intervenire nel dibattito.

Mi permetto di rispondere al Dottor Morsello,e mi scuso anticipatamente per la cafonaggine che dimostro rispondendo ad una domanda non direttamente a me volta.

Io credo che l'Anonimo del 10 marzo ore 11.24 quando parla di "collega" intenda riferirsi non al "giudice" Di Pietro,dal momento che non lo è più da quasi una decina d'anni,ma all'"avvocato" Di Pietro.

Quando poi prosegue dicendo che "un avvocato degno della toga che indossa, tra la difesa del presunto assassino e quella dei prossimi congiunti della vittima, sceglie sempre il primo, più scomodo e faticoso, incarico. Solo chi non conosce la professione forense (o ne disconosce la funzione) ignora che l'imputato è il soggetto debole del processo, quello i cui diritti e garanzie richiedono il massimo sforzo di difesa." dice in linea di massima una cosa vera,che voleva essere oggetto di una battuta da parte di Travaglio,ma che è (o meglio dovrebbe essere) tendenzialmente una linea guida del comportamento degli avvocati.

Andando sul merito della questione,concordo pienamente con il Sig. Gianfranco Romano.

Effettivamente si tratta dell'abc del codice deontologico forense.

Per dare un idea della questione vorrei segnalare l'art 37 del Codice deontologico forense a questo link:

http://www.consiglionazionaleforense.it/visualizzazioni/vedi_dettagli.php?areanumber=10&action=view&idmessaggio=4261

Ricordo che Achille qualche post precedente parlò (e bene) in un suo intervento del problema del "benaltrismo",post che molti di voi ricorderanno,ma che in questo momento mi sfugge.

Bene, secondo me l'articolo di Travaglio pecca di "benaltrismo".

La violazione c'è ed è evidente,che poi venga punita in maniera più o meno solerte da parte dell'Ordine,ha poco rilievo per il "fatto" e può,semmai, costituire spunto per considerazioni sui due pesi e sulle due misure utilizzate nei diversi casi.

Cordialmente

Pierluigi Fauzia

Luigi Morsello ha detto...

Effettivamente, sono caduto nell'errore, del quale sorrido un po' fra me e me.
Sì, Antonio di Pietro è anche avvocato, l'anonimo si voleva riferire a questa peculiare attività, mentre io ho pensato che fosse un suo ex-collega magistrato.
Premetto: sono un dipietrista convinto, quindi sono di parte.
Anche fazioso se vogliamo.
Però sono indubbi i due pesi e le due misure nel valutare la condotta di Antonio Di Pietro avvocato da quella Cesare Previti avvocato, e ciò è scandaloso.
Desidero dire a Pierluigi Fauzio (immagino anch'egli un avvocato) che non ha nulla di che scusarsi, egli è un frequentatore di questo blog e di recente si è anche registrato dimodochè il suo nome (non la sua faccia) compare in cima al commento, quindi sa che un blog è un luogo virtuale di dibattito aperto a chiunque voglia intervenire, dopo aver passato il vaglio della Redazione.
Quindi non accetto le sue scuse perchè non vi sono scuse da fare.
Io odio i neologismi, "benaltrismo" è uno di essi: è orrendo.
Viene dalla contrazione dell'espressione "ci vuole ben altro", oppure "sono ben altri i problemi" e viene utilizzato (pensa un po') nell'ambito delle scienze politiche, nientemeno.
Non concordo con la valutazione che lei Fauzio fa dell'articolo di Travaglio, non mi pare ci sia nulla che si possa in esso addebitare al (inorridisco) "benaltrismo", anzi.
Nè ho mai trovato negli scritti e negli interventi in video di Travaglio qualcosa di anche solo lontanamente assimilabile ai contenuti di una sì nefasta parola.
La denuncia di un malcostume è tutt'altro.
I due pesi e le due misure nel comportamento dell'ordine degli avvocati mi pare in dubbio.

Luigi Morsello ha detto...

Un altro svarione: le ultime due parole vanno unificate, volevo scrivere "indubbio".

Pierluigi Fauzia ha detto...

Egregio Sig. Morsello,

Ho trovato il post in cui il Sig. Achille parla del benaltrismo,glielo allego:

http://toghe.blogspot.com/2008/09/assassinio-fin-di-bene.html

Riporto anche alcuni passi per chi non avesse lena di andarlo a guardare.

"...E ancora propone un metodo di approccio ai fatti che invece di guardarli per quello che sono, pone domande "benaltriste" (per "benaltrismo" intendo questo atteggiamento che tende sempre a vedere "altrove" le responsabilità e le cause)...Se arrestiamo un signore che ha violentato una bambina, vuole che lo lasciamo libero perchè lui ci fa notare che tanti altri come lui sono liberi?E se prendiamo uno che ha rubato 50.000 euro nella cassa di un supermercato, vuole che lo lasciamo libero perchè lui ci fa notare che Previti, condannato per una storia di molti più soldi, è libero?Questo è il "benaltrismo". Parlare d'altro quando la verità non ci conviene o non ci piace...."

Cordialmente

Pierluigi Fauzia

P.S.
Sono (solo) uno studente di Diritto di Palermo.