«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 25 marzo 2009

Manganelli Canterini





di Marco Travaglio
(Giornalista)



da L’Unità del 25 marzo 2009


Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio.

Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista.

«Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia», Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli.

Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzoneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria.

Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia».

Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male.

Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere.


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La fotografia è tratta da Repubblica.it





10 commenti:

Luigi Morsello ha detto...

Com'è evidente, c'è poco da stare allegri se anche il Capo della Polizia non riesce a resistere alle pressioni che con ogni probabilità e nella migliore delle ipotesi ha subito, firmando un provvedimento di sospensione dal servizio così palesemente pretestuoso. Condivido in pieno il sarcasmo all'acido solforico di Marco Travaglio.

Anonimo ha detto...

Sospendono tutti coloro che non tutelano chi delique.Apicella docet.La situazione è gravissima.

Besugo ha detto...

Sonia Alfano, Benny Calasanzio E
Salvatore Borsellino

Promuovono l'iniziativa di supporto e solidarità

IO STO CON GIOACCINO GENCHI

che va fatta subito, e per questo motivo i sit in davanti alle varie questure d'Italia avverranno
SABATO 28 MARZO DALLE 10 ALLE 15

Gennaro Giugliano ha detto...

Mi sembra di averlo scritto anche nel post della lettera lasciata da de magistris qui sul blog e lo ribadisco. Per me non siamo più una nazione dove vige la democrazia. Non so quali soluzioni potranno intraprendersi da parte della società civile ma chiamatelo come meglio credete questo regime che si è instaurato,non sto neanche a fare sottili differenze o meglio coinvolgimenti di persone che risultano avere problemi con la giustizia per procedimenti e processi in atto,ma dopo aver visto tutta la vicenda sviluppata dal momento che non hanno dato la possibilità a de magistris di continuare le indagini e poi con tutto quello che da quell'episodio ne è scaturito dubbi non ne ho al riguardo della prima parte del mio commmento

Vincenzo Scavello ha detto...

Hanno scritto e fatto scrivere, ai loro servi, che il Dott. Genchi ha intercettato più di mezzo milione di persone. Da qualche giorno gli intercettati sono scesi a 350.000.

Dedicando una sola ora d'intercettazione per persona avremmo un totale di 350.000 ore. Dividendo per 24, si avrebbero circa 15208 giorni, che suddivisi per 365 (i giorni di un anno), fa 41 anni circa.

Se l'intercettazione durasse 24h, gli anni necessari per intercettare 350.000 persone diventerebbero 959.

Cosa vogliono farci credere?

Hanno, inoltre, detto che il Dott. De Magistris ha fatto abuso, oltre il lecito e per lunghissimo tempo, delle intercettazioni e che Genchi possiede archivi dove le intercettazioni riguardano diverse centinaia di migliaia di persone.

Siccome, le intecettazioni, per essere efficaci, presuppongono tempi molto lunghi ... mesi e, in alcuni casi anni, mi chiedo: quante decine di migliaia di persone avesse a disposizione il Dott. Genchi per poterle effettuare?

Se le 350.000 persone di cui parlano fossero state "ascoltate" per un solo mese, ci sarebbero voluti circa 30.000 anni di ascolto.

Come si possono raccontare fandonie in modo così spudorato?

La realtà, a mio modesto parere, è che tra le carte o archivio del Dott. Genchi possa esserci qualcosa di molto interessante; qualcosa che potrebbe trovare riscontro, se non fosse sparita, con i contenuti dell'Agenda Rossa del compianto Borsellino o chissà cos'altro.

Dopo avere appurato che è impossibile intercettare significativamente 350.000 persone, è lecito sospettare che il problema non sono le intercettazioni, bensì quello che tutti sappiamo: LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI E' STATA VOLUTA NON PERCHE' DI ESSE SE NE FACCIA UN ABUSO E NON PER FRENARE LO SPERPERO DI FINANZE PUBBLICHE. LA LEGGE E' STATA FORTEMENTE VOLUTA PER IMPEDIRE CHE UN SACCO DI COLLETTI NERI (COME DICE DON CIOTTI) POTESSERO VENIRE SCOPERTI NELLE LORO "NOBILI" ATTIVITA', PRESENTI, PASSATE E FUTURE.

Difendere Genchi, ergo De Magistris, diventa, oggi più che mai, un imperativo categorico per ogni cittadino onesto!

Dobbiamo essere noi, i cittadini, finchè esiste la rete libera, a fare quello che la stampa nazionale non fa più, specialmente dopo l'impedimento subìto da Carlo Vulpio ad opera del blasonato Corriere della Sera.

Noi, consci di quello che accade nel nostro Paese. Noi, pochi e disarmati amanti della Libertà e la Giustizia, testimoni impavidi da contapporre ai tanti che preferiscono il silenzio.

Si è appena conclusa la puntata speciale di "Che tempo che fa" con il grande Saviano. L'Italia potrà sperare di essere un Paese normale soltanto quando ogni quartiere, ogni città, avrà il suo Saviano.
Spero, lo spero per i miei figli, che questo possa avvenire prima che sia, irrimediabilmente, troppo tardi.

Un Abbraccio

Anonimo ha detto...

Quanto è accaduto a Genova durante il G8 non è degno di alcun paese che si dica democratico. Non lo siamo al punto che persino il Brasile (cortile degli Usa fino a pochi anni fa e dove i presidenti fittizzi erano (im)posti con tutti i mezzi (il)leciti possibili ed immaginabili) non estrada un italiano condannato per reati gravi poichè qui non sarebbe al sicuro!!! Come hanno ragione.... Loro ci sono passati attraverso questi comportamenti.... stanno militarizzando poco a poco tutta l'italia attraverso la paura, gli immigrati, dati distorti sui reati comuni e un'informazione collusa. Questo 'regime' come da molti definito ha oramai gangli dappertutto fino ad essere diventato 'normalità'.
E' normale vedere pestare a sangue una persona e.... considerarlo normale al punto che l'autore viene promosso... Ed io cittadino/a dovrei sentirmi tutelato da queste persone, questo stato, questa politica??? Penso, altresì, che alcune informazioni vengano date dalla stampa per farci comprendere cosa NON dobbiamo fare.... Non bisogna denunciare abusi, non bisogna chiedere il rispetto dei diritti, non bisogna avere strani desideri su temi etici..... guai a toccare chi di mestiere (perchè oramai è diventata una professione oppure una scelta obbligata(??!)siede sugli scranni....Insomma a volte spero che gli elementi atmosferici (inquinamento, piogge acide, gas serra, rifiuti tossici... noi ne abbiamo anche da vendere!!!)rosicchino e dissolvano questo lembo di terra chiamata Italia.

menici60d15 ha detto...

La riduzione al sintattico nella lotta al Principe

Non conosco a fondo il caso Genchi, ma vedo che lo difendono molte persone informate che stimo. Ora, dopo 20 anni di attività, Genchi viene messo sotto accusa dalla magistratura e sospeso dal servizio per aver leso il prestigio delle istituzioni. Che la sua presenza sia “nociva per l’immagine della Polizia” è il contrario del vero: ricordandoci che esistono poliziotti che fanno il proprio dovere Genchi preserva l’immagine positiva della istituzione polizia. Non condivido la fiducia espressa pubblicamente dal vicequestore Genchi nei confronti del Viminale e di Viale Romania. Il solo nome “ROS” mi fa accapponare la pelle, non diversamente dal nome di quelle figure criminali alle quali è opposto così come il pollice è opposto alle altre dita della mano. Vorrei riportare alcune considerazioni su aspetti collaterali della sua vicenda, per come viene presentata dalle prime pagine dei giornali. Sono aspetti che, al di là del caso, possono interessare coloro che vogliono contrastare democraticamente la criminalità di tipo mafioso e la connessa degenerazione dello Stato.

Il primo aspetto è la preparazione di Genchi come tecnico, e la sua scelta tecnicamente felice del settore di attività. Non dev’essere facile districarsi tra i tabulati telefonici, nel regno del combinatorio, dove basta permutare 10 fattori per ottenere10!=3.628.000 sequenze diverse; sospetto che le inverosimili notizie per le quali si fa credere che Genchi abbia messo sotto controllo quasi un quarto dell’intera popolazione italiana abbiano un’origine combinatoria. Un altro aspetto che è stato sfruttato per farlo apparire come super-spione degli italiani è la natura altamente concentrata dell’informazione contenuta nelle utenze. Possiedo un cd, pieno per due terzi, che contiene 23 milioni di recapiti telefonici. L’ho pagato un euro: il “Giornale di Brescia” lo ha distribuito in allegato. Genchi ha compiuto la scelta all’apparenza minimalista di trattare informazione di tipo sintattico. L’utenza A è in contatto con l’utenza B, al tempo x, e con l’utenza C, al tempo y. Un’informazione priva di contenuto semantico intrinseco: nonostante sia il testo col maggior numero di riferimenti a persone reali, solo i matti delle barzellette trovano interessante leggere come un libro l’elenco telefonico. Un’informazione che certo non elimina la necessità di interpretazione, ma la limita a dati di tipo semplice, ed oggettivi; e che si presta ad essere processata per estrarre nuova informazione e generare ipotesi da verificare con altri metodi. Perfino i familiari elenchi del telefono sono una miniera di informazione sintattica, dalla quale si possono estrarre informazioni nuove sulle relazioni tra le persone: importanti studi di genetica delle popolazioni sono stati condotti incrociando i cognomi degli elenchi telefonici. In quest’era tecnologica le conoscenze tecniche possono essere un pericolo per il potere. Oggi con la tecnologia “si può ingannare tutta la gente per tutto il tempo” purché qualcuno non intervenga a svelare l’inganno con altri strumenti tecnici. Se Genchi non fosse così preparato, e non avesse scelto così bene il campo di cui occuparsi, forse ci sarebbero stati minori motivi per accanirsi contro di lui.

Il secondo aspetto è la doppia inaccettabilità per il potere, tecnica e culturale, dello strumento che Genchi ha usato. Il non avere mai fatto un’intercettazione, ascoltando colloqui cioè raccogliendo informazione semantica, ma essersi occupato solo di tracciare il traffico telefonico, è in un certo senso un’aggravante. Riducendo le relazioni tra soggetti potenti a grafi che possono essere studiati sistematicamente Genchi ha oltrepassato la linea del proibito. Si può pensare che limitarsi al traffico telefonico sia poca cosa. Al contrario, Genchi ha coltivato nel campo delle investigazioni giudiziarie quello che la scienza, la scienza vera, persegue per ottenere i suoi successi: la riduzione al sintattico di un sistema complesso. Quello che fanno nel marketing - un campo dove a differenza di altre discipline più nobili la ricerca è realmente rigorosa - i sistemi di “data mining”. O gli algoritmi coi quali analizzano automaticamente i dati i computer delle grandi strutture di spionaggio elettronico delle superpotenze, come quelle della NSA. Ma qui Genchi non andava a favore dei poteri forti. L’informazione sintattica, il dato nudo, e per di più in Italia: dove per sviare dall’esaminare le cose nella loro essenzialità la Controriforma promosse il barocco e dove infatti “la linea più breve tra due punti è l’arabesco”. Dove la lotta alla mafia è come la tela di Penelope, Genchi ha allestito un telaio inverso, che produce il diagramma di trame e orditi. Maestro di una tecnica e del relativo mestiere, Genchi è portatore involontario di un’eresia culturale. Andando verso il sintattico si va nella direzione opposta a quella intuitiva dell’oralità e dell’immagine alla quale ci hanno assuefatto i media. Un metodo alieno: obiettivo, razionale, maneggevole; inesorabile nella sua semplicità di principio. Ottenere mappe di relazioni tramite il traffico telefonico. Quale reticolo di mafia, meridionale o del malaffare padano, potrebbe lavorare in pace se venisse oggettivato da questo genere di controlli? Contro le mafie meridionali gli strumenti di punta li abbiamo già: una produzione letteraria, oratoria e cinematografica da paura. Che fine farebbe l’invincibilità mitica della mafia, se anziché con l’epopea degli eroi e la facondia degli appelli antimafia la si combattesse coi tabulati sfornati dal PC, carta e matita? Un metodo barbaro, inaccettabile per i nostri modi bizantini basati sul culto della parola, del soggettivo, delle infinite sfumature del linguaggio, dell’interpretazione arbitraria e contorta, dell’esegesi illimitata. Un metodo pratico e potente, che è la negazione del vorticoso immobilismo col quale si può lasciare invariato ciò che conta davvero. Oltre al merito di ciò che ha scoperto, per esempio sull’eliminazione di Borsellino e la strage di Via D’Amelio, Genchi si è posto nella posizione di essere considerato una minaccia a causa dei metodi sintattici, tecnicamente troppo efficaci e quindi pericolosi, e culturalmente devianti rispetto al discorso consentito dal potere. Col caso Genchi possiamo vedere gli auto-sabotaggi cui le istituzioni ricorrono per evitare di fare sul serio contro le mafie meridionali, e per consentire alle mafie padane autoctone di restare coperte. La repressione di tale metodo di ispirazione positivista rientra anche negli aspetti culturali della restaurazione reazionaria in corso.

Le conoscenze tecniche possono costituire una forma altamente efficace di opposizione e come tali vanno energicamente tenute sotto controllo; e se necessario schiacciate. Il caso Genchi ci mostra quella che dovrebbe essere una moderna via per l’opposizione al “Principe”: la via tecnologica, basata sull’informazione legalmente accessibile e sulla sua analisi. Purtroppo questa strada non viene ben percorsa, al punto da portare a volte a ripetere la domanda ormai banale “ma da che parte sta l’opposizione?”. Mi dispiace dirlo, ma il “travaglismo” appare soffrire di questa carenza. Qui stiamo discutendo sotto un ottimo articolo di Travaglio in difesa di Genchi, “Manganelli Canterini” Unità, 25 marzo 2008. La garanzia costituita dal suo nome però non è servita ad impedire che il forum non ufficiale www.marcotravaglio.it, dopo essersi spento improvvisamente e dopo un black out di quasi due mesi abbia azzerato tutto l’archivio e sia partito da capo, con un diverso indirizzo internet, adducendo ragioni tecniche e amministrative. Chi si prende la responsabilità di raccogliere commenti su un sito di opposizione e denuncia dovrebbe rendersi conto che, qualunque sia la qualità delle informazioni che accumula, sempre da valutare, sta producendo un data base “alternativo”, un piccolo servizio di controinformazione che può avere grande utilità per l’opposizione agli abusi e ai crimini del potere, come spiega Aldo Giannuli nel suo “Bombe a inchiostro” (BUR, 2008). Si dovrebbe stabilire il principio dell’obbligo morale a conservare disponibili in rete i data base indicizzati dei post e commenti pubblicati, magari facendo in modo che il loro volume non sia gonfiato da chiacchiere frivole, che spesso occupano la gran parte dello spazio (e sembra vengano incoraggiate). Questo obbligo riguarda fondatori, gestori, e anche gli stessi iscritti, che dovrebbero essere maggiormente responsabilizzati. Altrimenti si crea una sorta di siti civetta che raccolgono informazioni per quella che dovrebbe essere la controparte e poi scompaiono, inghiottendo tutto in ben altri data base. Su un forum come quello del defunto www.marcotravaglio.it (indirizzo che ora porta al blog ufficiale di Travaglio su Chiarelettere) ho trovato centinaia di informazioni e commenti illuminanti o comunque utili, che non andavano dispersi. Cancellare questi database è inoltre scorretto verso gli autori dei commenti, perché isola e oscura coloro che vi hanno riversato informazioni e idee, facilitando il lavoro a chi si occupa di misure repressive e rappresaglie. Sgombrare un sito dai dati già acquisiti per poter continuare a chattare a ruota libera tra amici è “lasciare la predica per andare alla farsa”, come dice un proverbio calabrese. E’ peggiorare il rapporto segnale/rumore, quello che Genchi ha invece ottimizzato nella sua attività di consulente. Il caso Genchi può fare comprendere quanto possa essere utile poter consultare un data base. Può fare comprendere come abbiamo a disposizione uno strumento potente, il computer, che può essere un’arma nella lotta impari. Può fare comprendere come sia sbagliata la tendenza del popolo dei blog a rinunciare alla potenza sintattica e di memorizzazione insita nel mezzo elettronico mentre privilegia l’opposto, l’oralità, con la valanga di affermazioni estemporanee presto dimenticate e rimosse. Anche se si oppongono alla persecuzione di Genchi, molti bloggers condividono coi persecutori l’impostazione culturale “crociana” (v. il recente saggio “Invertebrate left”) che porta a disprezzare gli aspetti tecnici e analitici: i blog sembrano a volte dei certamen letterari su chi produce le migliori invettive, preferibilmente contro un personaggio chiamato Berlusconi. Non ci si preoccupa di questioni “meccaniche e vili” come lo spazio disponibile sul server (che costa pochi euro all’anno, e che a mio parere chi scrive su un blog o un forum dovrebbe pagarsi di tasca propria); o come la necessità di lasciare disponibile in rete l’archivio indicizzato di quanto raccolto. A volte sembra di essere tornati alle effimere e velleitarie “radio libere” degli anni Settanta. Gli argomenti vengono presentati e fatti sparire a tamburo battente, con ritmi da televisione commerciale. L’effetto è quello di un cicaleccio sui massimi sistemi, che consolida lo status quo più di quanto non lo smuova. Una torre di Babele i cui lavori fervono ma restano sempre fermi al primo piano. Anche la casa editrice che si chiama, guarda un po’, “Chiarelettere” produce libri di denuncia spesso ricchi di solido materiale e scritti in bello stile, ma privi di indice analitico, nonostante gli strumenti elettronici ne rendano quasi automatica la compilazione. Un libro che sputtana mezza Italia ma non ha l’indice analitico è una denuncia che si azzoppa da sola. Una denuncia dove la normalizzazione comincia con la pagina successiva all’ultima. Crea nel lettore uno stato d’animo, ma lo scoraggia dal passare all’operatività con contestazioni puntuali. Chiedo ai blogger di contattarmi: se formiamo un gruppetto di almeno 4-5 persone possiamo, dividendoci il lavoro, produrre manualmente e mettere in rete gli indici analitici dei nomi e dei concetti principali di libri come “Mani sporche” (900 pagine) di Travaglio o “Il ritorno del principe” di Scarpinato. A dire il vero da certi autori ci si aspetterebbe che pongano all’editore l’indice analitico come mite condizione per la pubblicazione. Ma i data base e gli indici sono lontani dal nostro carattere mediterraneo. Io ho appreso della loro importanza in USA, dove ho visto che alcuni grandi centri di ricerca accademica hanno reso l’umile lavoro di archiviazione e indicizzazione dei dati uno strumento non meno efficace dei guizzi d’ingegno nei quali noi italiani identifichiamo la produzione di idee.

Anonimo ha detto...

il CSM non ha tenuto un comportamento lesivo per il prestigio della Magistratura?NON SIAMO PIù UNO STATO DI DIRITTO.Sembra che nessuno voglia rendersene conto.

Anonimo ha detto...

Ritengo che se c'è qualcosa che davvero illumina la situazione politico-economico- giudiziaria in Italia occorra guardare al processo nascosto dai media ,tutt'ora in corso a Milano, che vede imputato di associazione a delinquere il generale dei ros Giampaolo Ganzer e molti suoi collaboratori .Questo processo di valore ed importanza epocale per la conoscenza della realtà italiana merita un'attenta riflessione perchè prefigura molte delle "costruzioni"criminali tra forze "istituzionali" e organizzazioni criminali parallele. Pensiamo a quanto è accaduto a Bologna con il "caso"dell'ex pentito di mafia Gagliandro che avrebbe "corrotto" un numero imponente di carabinieri e finanzieri entrando negli appalti dell'aereoporto Marconi e stringendo rapporti per "affari" milionari con Ghedaffi. E' chiarissimo che si tratta di "travestimenti retorici" delle stesse tecniche e finalità attuate da Ganzer e soci . Anche in questi casi l' esatta cognizione della realtà è molto ,molto lontana dalle più o meno brillanti ricostruzioni giornalistiche. Credo che il processo Ganzer e quello spostato a Bologna in cui è testimone L'avv. Costa ,figlio del giudice assassinato siano davvero d'importanza fondamentale per chi vuole seriamente "conoscere" la realtà "occultata " di questo paese.Cristina

Anonimo ha detto...

PER MENICI60d15 : condivido e apprezzo molto il suo lungo commento . Se vuole contattarmi può scrivere a Massili-21m@libero.it