«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 23 agosto 2008

Il grande affare degli arbitrati


Uno dei segni di malattia più gravi di questo tempo è la menzogna. E in particolare la menzogna eretta a metodo. Non solo “tollerata”, ma proprio utilizzata come strumento abituale e dichiarato di gestione del potere.

Sempre, in tutte le epoche, i detentori del potere hanno mentito. Ma fino a qualche tempo fa, quando la menzogna veniva scoperta, il suo autore chiedeva pubblicamente scusa e si dimetteva.

Il disvelamento della menzogna era lo scoop dell’anno.

Oggi, invece, la menzogna è abituale e del tutto “normale”. Scoprirla e svelarla non produce alcuna conseguenza e non fa neppure notizia.


Nelle scorse settimana tutti i mezzi di informazione in proprietà alla famiglia del Presidente del Consiglio e tutti quelli a lui “fedeli” (forse, meglio, proni), hanno condotto una campagna di stampa tendente a fare credere all’opinione pubblica due cose:

1. che i magistrati “ordinari” guadagnano stipendi favolosi;

2. che il Governo è intenzionato a porre fine a questo “abuso”.

Nessuna delle due notizie era vera.

I magistrati “ordinari” (con “ordinari” ci si riferisce a quelli che lavorano nei Tribunali, nelle Procure, nelle Corti d’Appello, che sono “diversi” da quelli “amministrativi” e da quelli che lavorano in organismi giurisdizionali “particolari”) hanno stipendi assolutamente conformi al ruolo che occupano nell’organigramma della pubblica amministrazione (anzi, in verità, più bassi di quelli di tanti funzionari pubblici con minori responsabilità di loro) e, soprattutto, il Governo non solo non è affatto intenzionato a limitare le fonti di guadagno di un certo tipo di magistrati (quelli “cooptabili” nei ruoli di potere), ma, al contrario, è impegnatissimo ad aumentarle (così da potere “premiare” i magistrati “fedeli”).

I magistrati che si devono “fermare” sono quelli indipendenti.

Quelli che si devono “premiare” sono quelli “ubbidienti”.

Riportiamo un articolo di Gian Antonio Stella dal Corriere della Sera.

Leggendo fatti, nomi e somme di denaro, resterà chiaro quale possa essere il grado di “indipendenza” dei Presidenti delle varie Authority di invenzione e nomina governativa!

Sul tema degli stipendi dei magistrati “ordinari” abbiamo pubblicato anche un articolo di Felice Lima a questo link.

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Gli incarichi extra-giudiziari: dalle liti delle imprese ai compensi per l’insegnamento.


di Gian Antonio Stella
(Giornalista)



da Corriere.it del 7 agosto 2008


E il giudice incassò 800 euro l’ora. Il grande affare degli arbitrati.

Super incarico anche al vice segretario generale di Palazzo Chigi.

Per i giudici amministrativi decisi ad arrotondare gli stipendi con lavori extra, a dispetto di tante polemiche e promesse di moralizzazione, si aprono orizzonti luminosi.

Cosa siano questi incarichi extra-giudiziari, da anni aboliti per i magistrati ordinari salvo rare eccezioni, lo lasciamo dire a una voce al di sopra di ogni sospetto e non ostile al governo Berlusconi: Franco Frattini.

Il quale un tempo bollava la vergogna degli arbitrati con cui si arricchivano troppi magistrati come «indecorosa» e tuonava contro i suoi stessi colleghi consiglieri di Stato che accumulavano guadagni extra e voleva «l’incompatibilità totale fra lavoro istituzionale dei giudici e altri incarichi».

Lui stesso, che poi sarebbe caduto in tentazione accettando un lussuoso incarico abbandonato solo dopo una denuncia del Corriere, condivideva insomma un punto centrale: per fare bene il suo lavoro un magistrato deve fare solo quello.

E comunque è inaccettabile che quella corsia preferenziale parallela ai processi amministrativi che sono gli arbitrati (aboliti dal governo Ciampi, ripristinati da Berlusconi, ri-aboliti da Dini e via così ...) veda la presenza di giudici che magari decidono su cose che toccano lo stesso Ministero, la stessa Regione, la stessa Provincia sulle quali possono essere chiamati a decidere nelle vesti di membri dei Tar o del Consiglio di Stato.

Troppi conflitti d’interesse, troppi soldi, troppi scandali.

Liquidati un giorno da Aldo Quartulli, allora collezionista di arbitrati e alla guida del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (il Csm dei magistrati amministrativi) con una battuta: «Le sentenze sono la moglie, gli incarichi l’amante».

Un’amante generosa se Pasquale De Lise, che dovrebbe diventare il prossimo presidente del Consiglio di Stato, arrivò ad arrotondare nel ‘92 lo stipendio di 245 milioni di lire con 848 milioni extra, spiritosamente definiti «il guadagno legittimo di qualche soldo».

Bene. Alla faccia di quanto sosteneva il suo stesso ministro degli esteri, il governo Berlusconi ha finora compiuto tre mosse.

La prima è stata l’abolizione del tetto di 289 mila euro fissato dal governo Prodi, sull’onda dell’indignazione popolare, per gli stipendi d’oro dei manager e degli alti burocrati di Stato.

La seconda è stata la delega dei pieni poteri al presidente del Consiglio di Stato che d’ora in avanti potrà decidere a suo piacimento come montare o smontare, con questi o quei giudici, questa o quella sezione consultiva (cioè demandata a fornire pareri) o giurisdizionale (demandata a emettere sentenze), infischiandosene dell’opinione del Consiglio di presidenza e più ancora dell’obbligo costituzionale del «giudice naturale».

La terza, pubblicata in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale, assegna ancora al presidente del Consiglio di Stato il potere di dare l’ok ai magistrati amministrativi che chiedono di essere messi fuori ruolo per assumere altri incarichi, anche qui senza più alcun potere di interferenza dell’organo di autogoverno.

Cosa significhi per un giudice dei Tar o del Consiglio di Stato esser messo fuori ruolo per fare il capo di gabinetto d’un ministro o il consulente legislativo d’un governatore regionale è presto detto.

Significa andare a guadagnare un secondo stipendio spesso sfolgorante e insieme conservare non solo il posto ma anche lo stipendio e il diritto agli scatti di anzianità da magistrato amministrativo come se andasse tutte le mattine in ufficio.

Due esempi? La promozione a Presidente di sezione del consiglio di Stato di Alessandro Pajno ai tempi in cui era sottosegretario del governo Prodi e quella del garante dell’Antitrust Antonio Catricalà, promosso per anzianità nonostante di fatto non vesta più la toga da quando diventò capo di gabinetto di Urbani tre lustri fa.

Un altro esempio? La promozione a Presidente aggiunto del Consiglio di Stato (ruolo niente affatto onorario ma operativo) di Corrado Calabrò, il garante delle tele-comunicazioni che con decine di incarichi è stato per un trentennio la spalla di ministri di ogni colore, da Riccardo Misasi a Mimmo Pagliarini. Senza mai perdere un solo scatto di carriera.

Va da sé che avere o no il via libera ad assumere questi incarichi extra-giudiziari, come spiegava nel 2005 Luigi Mazzella, ministro della Funzione pubblica del terzo governo Berlusconi («Ci sono dirigenti dello Stato che prendono mezzo milione di euro l’anno») può cambiare la vita.

E per anni, prima di queste ultime norme che danno una sorta di potere assoluto al Presidente del Consiglio di Stato (qualcuno le ha ribattezzate ridendo «norme fasso-tutto-mi») si erano registrati scontri furibondi dentro l’organo di autogoverno, tra i magistrati convinti che fosse necessario fare pulizia abolendo i «lavoretti» extra e la possibilità di cumulare gli stipendi e quelli che invece non erano affatto disposti a rinunciare agli antichi privilegi.

Sia chiaro: il tema è trasversale alla cattiva coscienza sia della destra sia della sinistra.

Tanto è vero che l’ultimo governo Prodi arrivò a sottrarre al Consiglio di Stato, nonostante questo avesse 20.465 cause da smaltire, la bellezza di 39 consiglieri su 122.

Più quelli rastrellati da Comuni, Authority, Regioni.

Con scelte stupefacenti come quella di Agazio Loiero di nominare capo di gabinetto e segretario generale Nicola Durante, che fino a poco prima lavorava al Tar di Catanzaro e si occupava proprio di quella Regione in cui lavorava come dirigente sua moglie Roberta.

Certo è che a scorrere gli incarichi concessi nei primi sei mesi del 2008, dall’arbitrato su mezzo miliardo di euro assegnato a Luigi Carbone vice-segretario generale a palazzo Chigi e figlio del presidente della Cassazione alle lezioni universitarie da 800 euro nette l’ora a Francesco Caringella fino a certi ruoli di governo di indifferenza per i conflitti di interessi, c’è da sorridere amaro.

Ma come: non si trattava di cose «indecorose»?



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La foto di Frattini è tratta da www.mondopoliticablog.com

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Il contenuto di questo articolo è un'ulteriore, chiara confutazione delle tesi prospettate da quell'anonimo che ha scritto spesso circa il rapporto fra giudici ordinari e giudici amministrativi.
Francesco Messina

Anonimo ha detto...

Da wikipedia il sistema USA, altro che giudice disciplinare, lì c'è solo l'impiccagione!
Però non si possono decurtare gli stipendi ...

"I giudici federali vengono nominati dal Presidente, con conferma del Senato. La Costituzione salvaguarda l'indipendenza del potere giudiziario, prevedendo che i giudici federali rimangano in carica "during good behavior". Praticamente, l'incarico è a vita e in situazioni normali il giudice mantiene le funzioni fino alle dimissioni (o alla morte). Nel caso il giudice commetta reati, può subire l'impeachment come il Presidente e altri ufficiali federali. La Costituzione prevede anche che il Congresso non possa ridurre il trattamento economico ai giudici in carica. Questa garanzia vale, appunto, per i soli giudici in carica e il Congresso è quindi libero di prevedere compensi inferiori per coloro che devono ancora essere nominati."

T

Anonimo ha detto...

Mi ha chiamato ?

Eccomi ... :) !

Peccato che i magistrati ordinari attualmente in funzione siano QUASI NOVEMILA, laddove i magistrati amministrativi, in tutto, siano meno di CINQUECENTO !

Un rapporto di circa 18 magistrati ordinari per ciascun magistrato amministrativo !

Se sono pagati di più dei magistrati ordinari (che pure non se la passano male, essendo retribuiti più che in Francia, ad esempio, dove pure la giustizia funziona assai meglio) ci sarà quindi un motivo, non trova ?

Non trattandosi certamente di malcelata invidia per i lucrosi incarichi ancora adesso ottenuti dai magistrati amministrativi, credo quindi che le Sue domande trovino la loro naturale risposta nei numeri.

Diverso il discorso per i fatti di corruzione ... questi riguardano TUTTE LE CATEGORIE, nessuna esclusa, di questo malsano Paese.

In ogni caso, ritengo che ANCHE per i magistrati amministrativi un freno alle maggiori possibilità di guadagno debba essere posto.

Mi tolga, infine, una curiosità, Lei che ama la precisione: quale sarebbe la mia "tesi" che l'articolo avrebbe "confutato" ?

Cordiali saluti.

Mauro ha detto...

Il grande affare degli arbitrati...penso ai Pg e Pc campani che 20 anni fa ebbero a "resistere" a fronte di insistenti inviti ad astenersi di presenziare la/e commissione/i di collaudo (si fa per dire) dei lavori di ricostruzione post sisma 80 (in sostanza, vox populi e media, quell'1% sull'importo era come se lo prendessero dalla comorra...che pilotava appaltri e incassava i proventi). Diciamo che in questo caso il ruolo non è del tutto simile a quello classico dell'arbitrato "puro" ma addirittura più privilegiato, nel senso che non esisteva una controparte tecnico(?)legale. Ma , per par condicio, che dire dei 3 avvocati di cui uno ex pres. della regione assunti dalla ditta (circa 10 anni fa) che gli avevano sospeso i lavori (a 20 miliardi d'importo sui 70 dell'appato ) per "impatto abientale"... vince l'arbitrato e la regione si accolla 18 miliardi di risarcimento. Conflitto d'interesse, a dir poco, nell'uno e nell'altro caso. E sempre a Napoli e dintorni, stamattina (24/8/08, su Rai 1) Romita , sull'abusivismo edilizio e (non) abbattimenti, chiede lumi a un avvocato e un magistrato che, tra l'altro, rivela del mero ruolo del notaio (la legge prevede che si debba fidare delle notizie e documenti fornite dai contraenti?) e di un giudice che avendo dubbi sulla costituzionalità delle ordinanze di abbattimento passa il tutto alla Corte (?) ; mentre l'avv. si stupisce del taglio di 50milioni per le demolizioni che si aggiungono ai 150 dell'Ici tolti al Comune (Lupus in fabula?). Il signor T si rifà al modello Usa...e mi fa ricordare di un film/documentario dove si vedono questi legislatori che si riuniscono (in "privato"?) e confrontano le loro tesi...cui non manca uno, credo un senatore, che sostiene di doversi sempre tener conto, quale punto di riferimento essenziale, il "Diritto romano" e noi che invidiamo il Paese di “grande civiltà giuridica” che Perry Mason ci ha fatto amare, ma che Bush rischia di travolgere. Con quel fastidioso "vostro onore"..."obiezione accolta e non" del giudice sempre nero e donna? Almeno nei film! Come "La giuria"...dove il giudice, irritato, dice all'insofferente giurato: "La giuria serve proprio per quelli come te, per evitare che un giudice possa condannarti per il semplice fatto che sei antipatico". Bella lezione, recitata in un film processuale dove il processo è pilotato dal di fuori: dalle 2 parti. Nel telefilm “The practice” è un giudice a dire:”Ogni giudice, dato il numero di cause, esercita una coercizione, a parte le tante ingiustizie”; Scott Turow in “Lesioni personali”(che ora legge mio figlio, senza interruzione, sono le 15.15 e non ha pranzato, solo un caffè alla 7) parla di corruzione...perseguita da un procuratore famoso per la sua indipendenza e “tolleranza zero”, che decise di fare il procuratore dopo che uno zio truffato e da lui invitato ad andare in tribunale, ridendo, rispose:”Non ho i soldi per comprare un giudice” (Che invece si può raggirare se si è un abile avvocato come la spregiudicata Melanie Griffith - a costo zero o pagamento in natura? - in “Il profumo dell’inganno”!). Assieme l’FBI (con metodi border-line, costringendo un avv. corrotto e corruttore a collaborare)...anche il giudice più "altezzoso", arrogante, nero (?) e grosso ne escì dimezzato…dal carcere. Nulla a che vedere con la più unica che rara "infinitas temporis" che affligge la n/s giustizia...che l'esoterico uccellatore enogastronomico castigamatti Federico, con la sua "Constitutiones", la vuole efficiente e snella, e se l'operatore disattende viene severamente castigato; motivo amletico: "Who would bear the law's delay, the insolence of office?". Per il legislatore medievale (dei "secoli bui"...per i "diversamente colti") era intollerabile quel "dilay"...sia perché le "dilationes in iudiciis" non solo costituiscono spregio del diritto, ma addirittura lo sopprimono ("non tantum iura differunt, verum etiam perimunt"). E dunque: 1) Fissate dal giudice le scadenze...la durata dei processi, non più di 12 mesi dal giorno della convocazione... 2) Esaurite le audizioni dibattimentali, il giudice dichiara l'avvenuta conclusione: 10 giorni per il verdetto. 3) Dispositivo e motivazione della sentenza entro 7 giorni. 4) Per la stesura da dare agli attori, da parte dei notai, 2 giorni.. Le sanzioni per giudici e funzionari: 1)Le assenze dalla sede, se avvengono "sine licentia vel iusta causa", comportano la trattenuta di una giornata lavorativa. 2) La corruzione: la giustizia denegata o procrastinata "prece vel pretio", cioè l'archiviazione del caso o le sentenze pronunciate fuori tempo massimo per raccomandazione o per "mazzetta" o "bustarella", comportano l'amputazione della mano; ove le lungaggini fossero dovute non a dolo ma a infigardaggine, scatterà la confisca del 33% dei beni del giudice pigro. 3) La concussione: le sentenze "aggiustate", cioè contrastanti le risultanze processuali, oppure manipolate dietro imposizione di "approvvigionamento" di quattrini, non comporteranno più, come un tempo, il banale taglio dell'arto superiore, bensì della testa. Molti secoli dopo, in un film di Milius, tratto da una storia vera, "Il vento e il leone", un capo ribelle arabo, Sean Connery, rapisce una inglese (Candice Bergen) per un ri(s)catto politico e la porta in una delle sue proprietà sparse nel deserto...si assiste così ad una scena arribile. Il capo appurato che i 4 custodi lasciati a sé avevano approfittato della sua assenza, ne esegue la decapitazione di 2, al che la occidentale chiede spiegazione...: " i 2 li lascio in vita perché possano in giro raccontare cosa capita a chi non rispetta le leggi..." Ma nemmeno Federico, con il famigerato "governo a distanza" ("copiato" poi dagli arabi...che lui rispettava, e invitava a corte, al pari dei cristiani e ebrei...forse a dispetto del papa?) riuscì nei suoi intenti; di ritorno a Menfi: durante la prolungata assenza, gli esattori si autodetassavano, corrotti o concussi, non facevano pagare ai ricchi mentre vessavano i poveri...chissà quanti arti mancanti. Ma non assistiti e remunerati come quello che constato da vicino: e 65 anni fa di certo non furono degli arabi ma degli americani (forse afroamericani, se ha vale il distinguo) a mozzare le mani al ladruncolo per necessità durante la guerra: pensionato come invalido, andava in bici e motorino, da anni è assistito da un militare o da uno del servizio civile, a divinis. Mauro C.

Pires (Neo-Machiavelli, NeoITALIANO ha detto...

Citerò questo articolo. Ho scritto molto e continuerò a scrivere su questo argomento: http://neo-machiavelli.ilcannocchiale.it/servizi/blogsearch.aspx?n=1&blogid=3311&src=vgi