«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 28 agosto 2008

L’irrinunciabile separazione dei poteri





di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)




Nel nostro Paese ormai è impossibile trattare razionalmente qualsiasi tema.

Il cosiddetto dibattito pubblico si articola ormai esclusivamente in “campagne di stampa” sfrontatamente false, nelle quali vengono urlate con una arroganza che dovrebbe riservarsi a miglior causa le menzogne più paradossali.

Appare sempre più evidente che non esiste più alcun confronto veramente democratico su nulla.

Coloro che hanno il potere ne fanno l’uso che vogliono – tendenzialmente il peggiore – e il popolo viene solo “tenuto a bada” con falsi ragionamenti, falsi problemi, false emergenze.

Questa è stata l’estate dell’annuncio della riforma tombale della giustizia.

Sono decenni che il potere politico non fa altro che riformare la giustizia – guarda caso sempre e solo nel senso di fare in modo che funzioni sempre meno – e ora si annuncia la riforma “definitiva”.

In linea con il sistema di menzogne istituzionalizzate del quale ho appena detto, l’occasione per l’annuncio è stata la scoperta da parte della magistratura di un sistema di gravissima corruzione nella sanità dell’Abruzzo, che ha portato all’arresto di diversi politici potenti.

NESSUN POLITICO ha dedicato alcuna attenzione alla corruzione scoperta. Tutti si sono concentrati sulla “inaccettabilità” (chissà perché) dell’arresto del Presidente Del Turco, dicendo chiaramente che (chissà perché) “non poteva essere colpevole”.

Il Presidente del Consiglio ha annunciato immediatamente che questo episodio era l’ennesima prova della necessità della riforma tombale.

In poche settimane è emerso che gli arresti erano del tutto legittimi e che lo stesso Del Turco non aveva nulla da dire in propria difesa (basti considerare, sul punto, che ha addirittura RINUNCIATO al ricorso al c.d. Tribunale della libertà).

A questo punto, il caso Del Turco è scomparso dai giornali (perché i giornali non hanno nessun interesse a raccontare della corruzione dei potenti), ma la riforma tombale è rimasta.

E’ difficile dire qualcosa su di essa.

Tutta l’intellighenzia del Paese, che non sogna altro che servire il potere (per averne dei benefici), continua a dire che non si può criticare una riforma che ancora non c’è.

Sarà anche vero, ma ciò che è del tutto assurdo nel nostro Paese è che si annuncino (minaccino!) riforme di enorme rilievo politico e sociale non solo senza indicarne le vere ragioni e i contenuti, ma addirittura indicando ragioni palesemente false e pretestuose.

L’unica cosa che sa fare il potere è “pubblicità”: il Presidente del Consiglio, infatti, ha trovato uno sponsor, postumo, alla riforma. Ha detto che sarà quella pensata da Giovanni Falcone. Ogni commento è superfluo.

Un’altra cosa tipicamente italiana è “far passare” riforme assurde indicando dei problemi reali, ma offrendo soluzioni che non solo non li risolvono, ma li aggravano.

Sul punto, basti considerare il discorso sul problema del C.S.M. “politicizzato”, che si dovrebbe risolvere aumentando nel C.S.M. i membri di nomina politica (anche Violante è corso a dirsi d’accordo).

Sembra veramente una barzelletta: per risolvere il problema della politicizzazione del C.S.M., lo si politicizza ancora di più.

Come se, fra l’altro, nel nostro Paese tutti gli enti controllati della politica avessero dato fino ad oggi prova di imparzialità ed efficienza!

L’altro tema è quello della obbligatorietà dell’azione penale.

Si assume che le Procure esercitino una facoltatività di fatto, dovuta alla impossibilità materiale di perseguire tutti i reati, e si propone che sia la politica a dire cosa si persegue e cosa no.

Si tratta dell’ennesimo imbroglio.

Illustrarne analiticamente le logiche perverse richiederebbe troppe pagine.

Ciò che mi preme sottolineare è solo come la separazione dei poteri sia assolutamente irrinunciabile e come sia, invece, già molto “rinunciata” e ancora di più in corso di “rinuncia ulteriore”.

Per illustrare la cosa, ricorrerò a un esempio.

Si immagini che ci siano due persone affamate e che abbiano a disposizione una pizza.

Si tratta di dividerla.

Ognuno ne vorrebbe per sé la maggiore quantità possibile e si deve trovare un criterio di gestione della divisione che dia garanzie a entrambi.

L’unica soluzione sicura è quella della “separazione dei poteri”.

Uno dei due affamati taglierà la pizza in due parti e l’altro distribuirà le fette.

Solo così è possibile essere sicuri che chi taglierà la pizza, la taglierà in parti uguali.

Sapendo che sarà costretto a subire la regola che porrà, sarà indotto a porne una giusta.

Se, invece, chi taglia le fette potesse anche scegliere come distribuirle, sarebbe molto alto il rischio che egli tagli le fette in maniera diseguale e si scelga quella più grande.

Se uno dei due affamati potrà tagliare la pizza e scegliersi la fetta, l’altro non avrà alcuna speranza di mangiarne anche solo un po’ e la sua condizione sarà quella di chi, per sopravvivere, non potrà fare altro che invocare compassione nella sua controparte.

Questo è il meccanismo della “separazione dei poteri” fra legislativo e giudiziario: alcuni fanno le leggi, altri le applicano.

Se chi fa le leggi sa che vi sarà soggetto anche lui, le farà le più eque possibili.

Se chi fa le leggi saprà, invece, che potrà anche non applicarle a se e ai suoi amici, allora farà ciò che vuole.

E’ la condizione propria dei regni prima della rivoluzione francese: allora i re, come ci è stato insegnato alle scuole medie, erano legibus soluti.

In mancanza di separazione dei poteri manca il primo dei requisiti di una democrazia.

Questo è ciò in cui già in grande misura siano, in Italia, e ciò verso con grande incoscienza e disonestà ancora di più andiamo.

E le menzogne usate per “giustificare” questo andazzo sono veramente illogiche.

L’espediente principale è quello di diffamare la magistratura.

Tutti i giornali al soldo del potere hanno condotto in questi anni e da ultimo con particolare violenza in questi ultimi mesi, una campagna di delegittimazione della magistratura tendente a far credere che la colpa di tutte le inefficienze della giustizia sia dei magistrati e che il potere giudiziario sia in mano a dei criminali.

L’argomento non regge sotto un duplice profilo, formale e sostanziale.

Sotto il profilo sostanziale, sembra succeda qualcosa di simile all’apologo del bue che dà del cornuto all’asino.

Se, infatti, fosse vero che la magistratura non dà buona prova di sé, che dire della politica?

Se ai magistrati si contestano inefficienze e faziosità, che si dovrebbe dire dei politici?

Ma ciò che è decisivo è l’argomento logico.

Tornando all’esempio della pizza da dividere in due, il fatto che, in ipotesi, uno dei due affamati o entrambi siano dei delinquenti non solo non fa venir meno l’esigenza di separare i loro poteri sulla pizza, ma anzi la rafforza.

Diceva qualcuno che anche se sulla terra fossero rimasti solo San Francesco e Santa Chiara ugualmente sarebbe stato doveroso porre una legge a regola dei loro rapporti.

Ma a maggior ragione se riteniamo che siano rimasti solo Barabba e Giuda si impone che costoro operino secondo regole.

E quanto più i due affamati della pizza risultino dei cialtroni pericolosi, tanto più sarà necessario evitare che lo stesso affamato tagli la pizza e scelga la fetta.

Quindi, anche se la magistratura, per una misteriosa e sfortunata casualità, fosse composta solo da cialtroni, l’esigenza di tenere separati i poteri resterebbe intatta e, anzi, sarebbe ancora più forte.

La separazione dei poteri, in sostanza, è IRRINUNCIABILE.

Vedere che ci avviamo a rinunciarci ancor più di quanto si è già fatto finora mi sembra veramente una terribile prospettiva.

Si badi: non per me o per i miei colleghi magistrati, ma per tutti noi come cittadini.

Sul punto, mi permetto di dire, concludendo questo sfogo, che, francamente, mi sono stufato di difendere le ragioni del diritto, della costituzione e della democrazia, come se fossero un interesse privato dei magistrati.

Si tratta di beni preziosi del popolo.

Il popolo non li riconosce come tali ed è contento di svenderli in cambio dello sgravio dell’ICI?

Faccia pure.

A me lo stipendio lo daranno uguale a prima.


39 commenti:

Anonimo ha detto...

E..no Caro Dottore Lima,
vuol mettere che sia la stessa cosa il godersi il proprio stipendio tra concittadini o il goderselo fra sudditi che muoiono di fame?

pulicane ha detto...

Dal diario postumo di Luigi Einaudi (1942-43):
“Corti e tribunali speciali, giudici di eccezione non devono esistere. Il solo magistrato ordinario, differenziato eventualmente per competenza, deve giudicare. E deve essere indipendente. Nominato dal re, giudicante in nome del re, ma indipendente dal re, dal potere esecutivo e da quello legislativo. Un paese nel quale i giudici non siano e non si sentano davvero indipendenti, i quali non siano chiamati a giudicare in nome della pura giustizia, se occorre anche contro le pretese dello stato, è un ‘paese senza legge’, pronto a piegare il capo dinanzi al demagogo primo venuto, al tiranno, al nemico. Il presidio maggiore della libertà dei cittadini in Inghilterra è l’indipendenza della magistratura. La celebre risposta del mugnaio di Sans-Souci a Federico II, il quale voleva le sue terre: “ci sono dei giudici a Berlino!” è la prova che quella prussiana era una società sana; e la sua resistenza a Napoleone ne fu la prova. In Piemonte, le corti di giustizia, chiamate Senati e Camere dei conti, quando ritenevano ingiusto od inopportuno un editto od ordine del principe, si rifiutavano ad interinarlo (a registrarlo), e solo quando per tre volte il principe ripeteva l’ordine e l’ultima volta espressamente ordinava la registrazione, esse si inchinavano, dichiarando però che esse ubbidivano contro la loro volontà. Fossero avvertiti i popoli che ad essi quella nuova legge appariva cattiva e non approvabile! Oggi, ai magistrati non si chiede tanto; ma che essi facciano osservare contro chiunque, ricco, potente o povero, la legge quale essa vige, approvata dal Parlamento e dal re e condannino chiunque la violi o pretenda di farsi legge del proprio arbitrio. E ciò facciano nonostante le raccomandazioni e le pressioni dei potenti, dei governi, dei prefetti, dei ministri, dei giornalisti e dei demagoghi”
(L. Einaudi, ‘Memorandum’, Venezia 1994, pp. 48-49)

Melina2811 ha detto...

sono d'accordo con te...

Luciana ha detto...

Quindi il magistrato deve: "far osservare contro chiunque, ricco, potente o povero, la legge quale essa vige, approvata dal Parlamento e dal re e condannino chiunque la violi o pretenda di farsi legge del proprio arbitrio. E ciò facciano nonostante le raccomandazioni e le pressioni dei potenti, dei governi, dei prefetti, dei ministri, dei giornalisti e dei demagoghi”

Ma se proprio le leggi vengono fatte per proteggere le raccomandazioni e le pressioni dei potenti, dei governi, dei prefetti, dei ministri, dei giornalisti e dei demagoghi, come se ne esce?

Luciana

Anonimo ha detto...

emblematico il richiamo grafico all'inizio dell'articolo: cosa si può pretendere infatti da una repubblica fondata sull'imbroglio, nata tra brogli e menzogne menzogna, e sancita con un "colpo di mano" che già nel '46 aveva fatto strame dell'autorità della corte di cassazione?
bellissimo primo esempio di come il potere politico avrebbe in futuro considerato e la legalità e la volontà popolare....

per quanti errori potesse aver fatto la monarchia (anzi, il monarca, che d'altronde era già in esilio volontario da mesi), l'averla affossata in tal modo fu la prima di una serie di meschinità con le quali la repubblica ha poi continuato a decorarsi la giubba.

cosa si può quindi chiedere a una repubblica del genere?
o, come meglio cantavano gli Skiantos: "cosa pretendi da un paese che ha la forma di una scarpa?"

baron litron

Gabriele Di Maio ha detto...

Le istituzioni sono una garanzia di tutti.

Dovrebbe quindi essere interesse di tutti salvaguardarle.

Chi non lo comprende, ed anzichè proteggere e migliorare le istituzioni preferisce indebolirle ed asservirle, lede sè stesso, e dimostra di essere miope.

pulicane ha detto...

Per Luciana
“Ma se proprio le leggi vengono fatte per proteggere le raccomandazioni e le pressioni dei potenti, dei governi, dei prefetti, dei ministri, dei giornalisti e dei demagoghi, come se ne esce?”
Ahimè non se ne esce. È come quando un tumore aggredisce un organo vitale. Anche se gli altri organi rimangono sani e continuano a funzionare non serve a niente. Un governo caduto nelle mani di avventurieri e demagoghi (magari regolarmente eletti) può benissimo cambiare una per una tutte le leggi che gli dànno intralcio e ridurre un paese in servitù. Cosa deve fare allora un giudice? Finché ci sono leggi sovraordinate di riferimento (costituzionali, comunitarie) può e deve fare appello a queste e disapplicare quelle in conflitto. Ma alla lunga neanche questo aiuta perché persino la Costituzione e l’adesione all’Europa, lo vediamo bene, possono essere messe in discussione e venir meno. A quel punto non gli resta che ribellarsi, non più come giudice ma come cittadino. Ricordo un vecchio film, il titolo tradotto era “Vincitori e vinti”, dove mi pare Burt Lancaster interpretava la parte del magistrato integerrimo il quale, dopo l’avvento del nazismo, era rimasto al suo posto per malinteso patriottismo e senso di legalità, applicando “imparzialmente” le leggi del tiranno, e la sua amara autocritica dopo la catastrofe. Era un bel film.

Anonimo ha detto...

dispiace dire che alcuni movimenti cattolici (non tutti, spero, come la vicenda di Famiglia Cristiana ha dimostrato) come CL hanno grosse responsabilità nel manipolare le coscienze di chi si fida di loro e nell'influenzare pesantemente le sorti democratiche di questo paese. oggi mi sono sentita rispondere da un mio conoscente ciellino che lui si fa dire dai suoi superiori cosa votare perché "si fida come un figlio si fida della madre", senza esercitare alcuno spirito critico, bevendo in buona fede e in nome di valori spirituali che nulla c'entrano tutte le menzogne che gli vengono propinate da governanti che li trattano come bambini mentecatti. Non credo che si possa arrivare più in basso di così. E' proprio vero che gli Italiani sono rimasti nell'animo dei sudditi e cittadini imperfetti. Questo spiega in parte il successo di una classe dirigente di malfattori, che non esitano a strumentalizzare persino il messaggio evangelico pur di raggiungere i loro ignobili fini.

Irene

Mauro C. ha detto...

Occhio..."vigile" ha detto...
Da La STAMPA M. Gramellini "Il codice a vanvera" commenti 41........Mai visto un vigile, un carabiniere fermare un anziano , magari dopo una manovra imbranata, a bordo di un'auto "bar-collante" (da bar); a una certa età l'alcol non è proibito...ma mentre per i giudici la valutazione "enologica" (vecchio è meglio? infatti la legge di svecchiamento è stata aggirata; e chi meglio di loro. "fatta la legge trovato l'inganno"?) è producente - per loro - non lo è per niente per i guidatori. Sarà anche per i vetri scuri, che come per il casco, dovrebbero essere trasparenti; se non altro per agevolare certi "lombrosiani", razzisti, che giudicano i contravventori in base al colore della pelle e non dalla conformazione/morfologia della testa: vuota, come la loro!
scritto da Mauro C 23/8/2008 11:31
P.S. "Le leggi son, ma chi pon mano a elle?" Dante

Anonimo ha detto...

Per Luciana.
Infatti, NON SE NE ESCE!
b

alice ha detto...

Questa è una mozione presentata in Senato dalla Bonino (non Berlusconi) e a me sembra del tutto ragionevole. Se invece di strillare al lupo ogni volta che si parla di riforma, ci si confrontasse oneestamente e, senza sindromi da accerchiamento e pregiudizi, sui fatti, non sarebbe meglio per tutti, magistrati compresi?
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=308056

Anonimo ha detto...

Scusate il parziale "off topic", ma "Vincitori e Vinti", citato da Pulicane, è un vero film di propaganda, dove gli americani passano sempre per "saggi" e i tedeschi per "cattivi", compreso anche l'avvocato della difesa (francamente antipatico, come ben voleva il regista). Per intenderci, in quel film non c'è un tedesco, uno solo, che faccia una bella figura !

Magistralmente recitato (tra gli altri, un grandissimo Spencer Tracy nei panni del Presidente del Tribunale), il messaggio che passa subdolamente è però quello che gli americani avevano pieno diritto di processare e condannare i nazisti, quando anche uno studente del terzo anno di giurisprudenza sa benissimo che il processo di Norimberga è stata una mera azione di forza, contro ogni regola elementare del diritto.

E' stato il perfetto equivalente, in grande, del processo di Verona, nel quale Ciano e altri gerarchi furono condannati a morte dal Tribunale Speciale della R.S.I. in base ad una norma penale retroattiva.

Un atto di "repulisti", non certo un atto di diritto, ché gli unici a poter e dover processare i nazisti erano proprio i tedeschi, per i reati, pur gravissimi ma "comuni", dei quali i nazisti si erano palesemente macchiati.

E' una vecchia polemica, ma come gridavano vendetta al cospetto di Dio i crimini dei nazisti, di non minore infamia è stato il terrorismo ottuso e abbietto di chi, come inglesi e americani, ha distrutto intere città con le bombe incendiarie, bruciando vivi innocenti uomini, donne, vecchi e bambini ... a milioni !

Se poi penso che a processare i nazisti c'erano, addirittura, anche i servi di Stalin, quelli con i quali Hitler invase la Polonia, non resta che ricordare cosa rispose Brenno ai Romani: Vae victis !

Annalisa ha detto...

Cara Alice,

ci può dire chi avrebbe secondo lei questa “sindrome di accerchiamento” e questi “pregiudizi”? Chi sarebbe che “strilla al lupo ogni volta che si parla di riforma” ? E perché?


Secondo: potrebbe illustrarci perché la mozione che ci ha proposto le sembra ragionevole, così possiamo “confrontarci onestamente sui fatti”?

pulicane ha detto...

Per l’anonimo delle 11.45
Gentile amico,
Non la voglio seguire nel Suo “off topic”, che a mio avviso non è parziale ma totale. Sulla questione di Norimberga, delle tare e dei meriti di quel tribunale, mi limito a rinviarLa agli scritti di Antonio Cassese, ex presidente del tribunale dell’Aja, che lo ha definito, malgrado tutto, “il primo passo verso una vera e propria giustizia penale internazionale”: giudizio che, nei miei limiti, condivido. Se lo ritiene la Redazione potrà aprire delle discussioni su questi problemi della “giustizia dei vincitori”, che l’attualità purtroppo ci ripropone di continuo, dall’Irak alla Jugoslavia. Ma adesso non di questo si discute. Né ha molta importanza la mia opinione su quel film, che (questione di gusti) a me è piaciuto e a Lei no. Io mi sono limitato a ricordarne un personaggio quale caso esemplare, e reso magistralmente, della situazione di un giudice integro e “per bene” in un regime che ha cessato di esserlo. Tutto qui.

Anonimo ha detto...

sulla proposta in Senato della Bonino, citata da Alice.
è verissimo che su ogni proposta bisogna confrontarsi; ma allora, se l'esigenza della mozione è di risolvere la questione "inefficienza" della giustizia, rimediando alla lentezza dei processi sia civili che penali, mi domando:
1) come mai i punti dalla lettera a) alla lettera h) della mozione sono dedicati all'abolizione dell'obbligatorietà della legge penale (su cui ha già scritto in questo blog mi pare il procuratore Tinti); alla separazione delle carriere (anche di questo è già stato scritto); alla creazione di un csm separato per i pubblici ministeri; alla revisione degli incarichi extragiudiziari per i magistrati (ma come? i magistrati ordinari - direi giustamente - hanno visto nettamente ridotta la facoltà di svolgere incarichi extra e nessuno si pone il problema dei magistrati amministrativi che non hanno analoghi limiti, con ogni potenziale conseguenza sia economica che di conflitto di interessi? ma la questione è troppo lunga per essere affrontata in questa sede); alla responsabilità civile per i magistrati (ma c'è già una responsabilità civile: il problema è capirsi su che cos'è un errore giudiziario: ma anche di questo si è scritto nel blog)?
2) come mai solo alla lettera i) (e stiamo sempre discutendo di migliorare l'efficienza del mondo giustizia) compare finalmente l'esigenza di modernizzazione tecnologica degli uffici giudiziari? (giusto per capirci: ci sono cancellerie con file di mezz'ora-un'ora che non sono dotate neppure di uno smalticoda da supermercato e tutti devono rimanere in piedi in un interminabile serpentone ad intasare i corridoi, mentre potrebbero svolgere nel frattempo altre dieci incombenze; allo stato risulta pressocché impossibile per il CSM stilare delle attendibili statistiche ed elaborare un qualche omogeneo rimedio, perché i tribunali non sono in grado di raccogliere i dati in maniera uniforme; ci sono dei giudici che non hanno neppure un pc idoneo alla connessione alla rete della Cassazione, per studiarne le sentenze);
3) come mai solo alla lettera l) compare l'esigenza di adeguare sia numericamente che qualitativamente il personale amministrativo (ci sono uffici che contano scoperture vicine al 30%; il personale anche più volenteroso - e ce n'è - vorrebbe poter almeno sperare in una promozione dopo anni ed anni che svolge bene sempre la stessa funzione);
4) come mai solo all'ultimo punto della mozione (la lettera q) compare l'esigenza di depenalizzare?
e questa sì è all'evidenza una misura che riduce i processi penali ed incide beneficamente sull'efficienza; oltre al fatto che da tempo si dice che molti illeciti sarebbero più efficacemente combattuti con una sanzione pecuniaria che colpisce il portafoglio piuttosto che con sei mesi di reclusione, che nessuno sconterà mai.
5) e come mai in questa mozione non vi è neppure un cenno alla razionalizzazione del processo civile, che allo stato conta quasi dieci diversi riti? nel senso che, a seconda della materia, cambiano le regole processuali e non è facile per nessuno (né avvocati, né cancellieri né giudici) cambiare l'organizzazione del lavoro a seconda della causa trattata (ad es. se si tratta di un rito ordinario non devo indicare nell'atto di citazione le richieste testimoniali, se invece si tratta di un c.d. rito societario devo farlo, altrimenti rischio di non poterlo fare mai più e magari di perdere la causa per difetto di prova: e lasciamo perdere il problema delle materie "a cavallo" di due riti dove letteralmente l'avvocato non sa che pesci pigliare).

tralascio mille altre domande e vado al punto.
non intendo dire che questa mozione è priva di aspetti positivi: ad es. la semplificazione delle modalità di notifica (lettera n) o il potenziamento del ruolo gestionale del dirigente amministrativo (lettera p).
però vorrei sottolineare come ancora una volta si cerchi di giustificare una riforma epocale, che incide gravemente sull'autonomia della magistratura e sulla sua indipendenza (beni da tutelare non a garanzia dei magistrati - ben inteso - ma a garanzia dei cittadini) sul falso presupposto della necessità di ripristinare l'efficienza della giustizia. ed invece continua a proporsi ben poco per rendere davvero efficiente la macchina giustizia (che, poi, solo se la macchina complessivamente funziona si riescono a distinguere davvero i singoli ingranaggi inceppati...comprese le sacche di inefficienza nella magistratura).
ma quante sentenze in più volete che scriva un giudice civile se il pm ha una carriera separata dal giudice? e quante sentenze in più volete che scriva un giudice penale se i pm hanno un loro csm autonomo? e quante sentenze in più volete che scriva un giudice civile se ogni suo minimo ritardo viene automaticamente sanzionato in sede disciplinare, senza possibilità di valutazione del complessivo lavoro svolto (a questo rispondo: molte meno ne scrive, così è sicuro di essere sempre perfettamente in termini...).

mari

Anonimo ha detto...

intanto occorre dire che il governo è stato democraticamente eletto. non bisogna dimenticarlo e poi occorre smorzare i toni che sono molto accesi.

tanto per iniziare si parla di riformare la giustizia e mi pare doveroso visto il vento di giustizialismo che colpisce senza motivo politici e industriali vari.
la giustizia è doverosa ma il giustizialismo no.

quindi occorre far notare che quello che si vorrebbe fare è una riforma all'americana in cui i giudici vengano eletti dal popolo e gli stessi vengano poi controllati dalla politica come accade appunto negli usa.
gli usa forse non sono una democrazia?

inoltre è bene comprendere che il popolo ha spirito critico e lo esercita ogni qualvolta va a votare senza subire passivamente pressioni di sorta.
CL e altri organi non possono essere imbavagliati perché lo dite voi ma hanno il diritto di suggerire per chi votare e di guidare il voto.

in altre parole: c'è la volontà di tramutare una riforma seria e il discorso su di essa in una sorta di boutade senza senso.

vi consiglio di scrivere articoli più obiettivi e in linea con la realtà evitando inutili pessimismi volti a mostrare cose che non esistono

grazie

federico

Anonimo ha detto...

Gentile Pulicane,

Per essere in argomento, come autorevolmente Lei richiede, dirò in breve che concordo con il Dottor Lima nel ritenere assolutamente irrinunciabile la separazione dei poteri.

Ma tornando un attimo all'argomento del film, non ho affatto detto che questo non mi sia piaciuto. Difatti, la regia e il "cast" erano di prim'ordine, come pure la recitazione. Un film può piacere anche se non si condivide il suo "messaggio" ...

Però, quanto all'opinione di Antonio Cassese, mi scusi, ma cosa voleva che dicesse l'ex Presidente del Tribunale Internazionale per i crimini nell'ex-jugoslavia ? :)

Le norme penali non possono MAI esser retroattive ! A maggior ragione se chi condanna a morte è a sua volta responsabile di crimini altrettanto orrendi.

E questo concetto era stato espresso già molti anni prima di Beccaria:

"Propter quod inexcusabilis es, o homo omnis, qui iudicas. In quo enim iudicas alterum, teipsum condemnas; eadem enim agis qui iudicas”.

Trad. - "Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi. Perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose".

(San Paolo, lettera ai Romani, 2,1)

Nicola Saracino ha detto...

Per Federico delle 16,39.

Prima di tutto desidero ringraziare, a nome di tutta la Redazione, per l'invito che ci rivolge e che, ovviamente, non seguiremo fintanto che è garantita la libertà d'opinione e di parola.

Libero, Lei, di desiderare un sistema all'americana. Ma consenta agli altri di dubitare della praticabilità di un siffatto trasloco transoceanico degli istituti giuridici statunitensi se non accompagnati anche dal recepimento dell'etica politica che caratterizza l'ambiente nel quale essi vivono.

Lei parla di "giustizialismo" trascurando che proprio in quei sistemi politici anche la più blanda delle accuse (ad es. il non aver pagato i contributi alla colf) conduce alle immediate dimissioni di un uomo pubblico.

Si è mai chiesto il motivo?

E' evidente che sistemi di quel tipo si basano su un "patto sociale" inviolabile in base al quale è assolutamente proibito difendersi da un'accusa accusando l'accusatore, e questo a maggior ragione se l'accusatore è un magistrato eletto dal partito antagonista.

Lì non hanno alcun bisogno di prevedere immunità sostanziali o processuali giacché il discredito nascente da inchieste giudiziarie (che non appaiano platealmente persecutorie) coinvolgerebbe anche il partito al quale aderisce l'uomo politico e ne causerebbe la rovina elettorale.

E' opportuno ricordare che all'ex Presidente Clinton non si perdonò di aver mentito al Congresso su una sua nota vicenda personale. Fu proprio questa l'accusa che condusse al procedimento di impeachment contro il Presidente.

E' vero che alcuni giudici, in quel sistema, sono eletti o nominati dai partiti ma poi, proprio per garantirne l'indipendenza, restano in carica "a vita" ed hanno garanzie economche che li sotraggono alle pressioni che, peraltro, i politici neppure si sognano di esercitare.


Infine una puntualizzazione: nessuno ha messo in discussione la libertà di chiunque di sostenere uno schieramento politico; qualche giustificata perplessità è stata avanzata da un lettore di questo blog solo nei confronti dell'acritico affidamento che alcuni elettori sembra ripongano nelle indicazioni di voto ricevute da altri. Tanto varrebbe, allora, che essi conferissero una delega.
Ma il voto, invece, è "personale", oltre che libero e segreto: il meccanismno delle "deleghe", non a caso, è vietato dal sistema elettorale, proprio perché comprometterebbe la personalità e la segretezza del voto. Quindi quelle perplessità alle quali accennavo hanno anche un fondamento giuridico.

Nicola Saracino

Luciana ha detto...

X b e X Pulicane

Eppure ci deve essere un modo per fregarli. Non posso pensare che non ci sia niente da fare.
Anche se credo che l'unico modo valido e non anticostituzionale contempli dei tempi biblici.

In pratica si tratta di fare quello che hanno fatto loro: infiltrarsi nei punti cardine dello stato e cominciare a rivolgergli contro le leggi che si sono fatti fare su misura.

Però ci vuole tempo, pazienza, stomaco e cervello, e ci vogliono anche i numeri.

Per adesso sono proprio i numeri quelli che ci mancano.


Luciana

Alina ha detto...

per federico:
Scrive "tanto per iniziare si parla di riformare la giustizia e mi pare doveroso visto il vento di giustizialismo che colpisce senza motivo politici e industriali vari.
la giustizia è doverosa ma il giustizialismo no."
Per favore, visto che fatico a individuare casi di "giustizialismo senza motivo", potrebbe fare qualche esempio?
In effetti si parla spesso di giustizialismo, praticamente tutte le volte in cui la magistratura indaga - bastano le indagini, senza arrivare ad un processo - su qualcuno di potente, allora immancabilmente si parla di giustizialismo.
Quando un potente viene indagato subito lui o i suoi amici gridano allo scandalo, attaccando i giudici.
E' questo un motivo sufficiente per riformare la giustizia?
Forse sarebbe meglio verificare, prima, se quei giudici hanno agito secondo la legge, se il loro operato era motivato.
Si parlò di giustizialismo anche nel caso della moglie di Mastella ma la corte di Cassazione ha recentemente stabilito che la custodia cautelare era doverosa, che c'erano tutti i presupposti per questo provvedimento.
Cosa avrebbe dovuto fare il magistrato di fronte al fatto che la signora Mastella indirizzava la nomina di primari ASL?
Restarsene con le braccia incrociate senza far nulla per evitare di essere considerato un giustizialista?
E se il primario scelto su segnalazione di partito invece che per le sue competenze avesse causato dei danni a lei, sarebbe stato contento?

Luciana ha detto...

X Alina

"E se il primario scelto su segnalazione di partito invece che per le sue competenze avesse causato dei danni a lei, sarebbe stato contento?"

Non c'è da preoccuparsi per gli "antigiustizialisti".
Loro non si imbattono mai nei raccomandati di ferro.

Li conoscono tutti personalmente e li evitano come la peste.

Luciana

Anonimo ha detto...

sia come sia. In ogni caso io mi riferisco soprattutto a modificare l'ordinamento giudiziario improntandolo al diritto anglosassone che mi pare sia migliore del diritto romano e più equo.
come punto di riferimento prendo sempre gli Stati Uniti. Non sarebbe male neanche creare giurie popolari e riconsiderare la presunzione di innocenza.

federico

Nicola Saracino ha detto...

Per Federico delle 20,46.

Beh, vede, nutro una certa invidia anche io per il Giudice statunitense.

E' molto rispettato, lavora in aule adeguate con personale molto ligio che annuncia il suo ingresso ad alta voce.

Siede su un banco molto più alto di quello delle parti; se una di loro osa contraddirlo le punisce istantaneamente con sanzioni pecuniarie molto elevate.

Arbitra la contesa processuale tra l'Avvocato dell'accusa e quello della difesa (dirige il dibattimento, in sostanza) e, alla fine, invita la Giuria a ritirarsi per decidere, poiché non è affar suo.

Data lettura del verdetto (colpevole/innocente) assunto dalla Giuria il suo compito finisce lì, non dovendo motivare.

Se ha garantito un processo regolare lui non risponderà della decisione, che è solo della Giuria.

Neppure la Giuria risponde del verdetto, giusto o sbagliato che sia, tanto è vero che il verdetto non deve essere motivato.

Solo un sentimento mi tiene lontano da quel modello: noi siamo abituati a decidere nella prospettiva di un convincimento da motivare sulla base delle carte processuali regolarmente raccolte, sul quale altri giudici si esprimeranno e non dobbiamo mai affidarci all'istinto.
Credo che avrei il sangue gelato a fronte di un verdetto ingiusto e non corregibile, dato che non c'è appello. E il sapere che non è colpa mia non mi consolerebbe affatto.

Forse questo spiega perché lì tutti preferiscono patteggiare e non affrontare una giuria popolare ...

Nicola Saracino

Il cane di Jack ha detto...

Concordo con tutto quello che ha detto il giudice Lima. Vorrei anche sottolineare che a me sembra che la "separazione dei poteri" sottesa a tutto il suo discorso sia quella tra potere politico e potere giudiziario. Abbiamo dunque rinunciato inconsciamente alla separazione tra potere esecutivo e potere legislativo? Eppure la monarchia, se non ricordo male, fu limitata proprio dall'istituirsi di un forte potere legislativo e di assemblee che legavano i cordoni della borsa al monarca. Allora a me sembra che se i giudici sono soggetti alle leggi e le leggi sono soggette al potere politico e il potere politico usa lo stato per perseguire interessi economici privati, l'intero sistema va in tilt e la democrazia diventa una chimera. Eppure bisogna aprire gli occhi e alzare la testa. A volte mi piace abbandonarmi a fantasticherie e sogno che una "seconda fondazione" guidata da un "Hari Seldon" conduca per mano la nostra società verso un cammino pieno di crisi, al fine di farla diventare migliore di quello che diventerebbe spontaneamente. Poi apro gli occhi e non vedo nessun disegno nelle cose che accadono: solo uno squallido gruppo di avvoltoi che si ciba di brandelli strappati a questo paese che, malgrado tutto, ancora è vivo. Eppure un Disegno io spero e credo che ci sia e non mi rimane altro da fare che piantare i piedi sulla neve e tirare la slitta.
Cari saluti a tutti
Isidoro

Anonimo ha detto...

La giusta ironia del Dott. Saracino verrebbe forse meno se considerasse la "nostra" di giustizia ... ho detto giustizia ? :)

Nicola Saracino ha detto...

Non vi era alcuna ironia nel mio intervento.

Trovo ironico il Suo, invece.

Per capire di più del Suo pensiero, mi permetta di porle qualche domanda.

Lei trova che la Giustizia italiana sia troppo severa o troppo permissiva?

Pensa che si abusi delle misure cautelari o che c'è bisogno di un maggiore rigore?

Sarà senz'altro preoccupato delle numerose condanne dell'Italia per la lentezza dei processi, ma è disposto a rinunciare ad uno dei due gradi d'impugnazione per accelerarne la definizione?

O invece preferirebbe che si applicassero regole processuali per gli innocenti diverse da quelle riservate ai colpevoli?
Se sì, è in grado di dire, prima del processo, chi è colpevole e chi innocente?

Oppure amerebbe che le misure cautelari fossero previste solo per delitti violenti, escludendo i reati economici o i fatti di corruzione?

O è del partito della "botte piena e della moglie ubriaca" e quindi gradirebbe aggiungere un ulteriore grado d'impugnazione (una Supercassazione) ed accorciare i tempi dei processi?

Mi faccia sapere ...

Nicola Saracino

Luigi Morsello ha detto...

Conosco qualche scritto del giudice Lima, nella specie in merito alla vicenda del P.M. Luigi De Magistris e del G.I.P. Clementina Forleo, nella quale prese una posizione coraggiosa, condivisibile e condivisa, ecetto che dall'A.N.M..
Ho intercettato questo blog tramite quello di Marco Travaglio, l'ho inserito nel mio blog fra quelli, pochi, da me preferiti.
Ho dato uno sguardo panoramico e lo trovo formidabile.
Mi riprometto di setacciarlo ed approfondire i vari post.
Come commento mi limito ad osservare, con tristezza, quanto è scaduta questa Italia, che elegge (si fa per dire) al Parlamento una classe politica che vuole asservire il P.M. al potere politico e minaccia di scardinare dalle fondamenta il sacrosanto principio costituzionale e regola di ogni democrazia matura, della separazione fra i vari poteri dello Stato.
Temo che ci riusciranno.
luigi morsello

Anonimo ha detto...

Certo che "Le faccio sapere", caro Dottor Saracino. E, mi creda, l'ironia non era diretta nei Suoi confronti, ma era soltanto un "ridere per non piangere".

Ecco le risposte:

1) La Giustizia italiana è al tempo stesso troppo severa in alcuni casi e troppo permissiva in altri. In sintesi, non funziona affatto! E questo lo sappiamo bene entrambi.

2) La soluzione di eliminare uno dei due gradi di merito aggiungerebbe soltanto ulteriore ingiustizia.

3) La "colpa" di tutto questo non è dei Magistrati, che nella loro stragrande maggioranza lavorano bene. Risiede, essenzialmente, in tre fattori concomitanti:

I) Lo spaventoso aumento del numero del contenzioso civile e penale, dovuto in buona parte all'altrettanto spaventoso, e patologico, aumento del numero degli avvocati negli ultimi quindici anni;

II) Le strutture "bizantine" del codice di procedura civile e del codice di procedura penale, mille volte novellati, che impediscono con i loro innumerevoli riti la sollecita conclusione dei procedimenti;

III) La cronica carenza di personale di cancelleria e, in generale, di mezzi, nonché il loro non razionale uso.

Gli interventi possibili sin d'ora consistono, in linea di massima, da un lato in una drastica, radicale opera di depenalizzazione per quanto riguarda il settore penale. Per il civile, sarà indispensabile l'effettivo aumento di competenza "ratione valoris" e il conseguente passaggio al giudice di pace delle controversie di scarso valore. In questo modo il giudice di pace farà in buona parte quello che una volta faceva il mai troppo rimpianto Pretore !

In seguito si potranno anche rivedere per l'ennesima volta i codici, purché si usi, una volta tanto, un poco di razionalità.

Ad esempio, ritengo che nel civile l'uso della motivazione succinta ex art. 281 - sexies c.p.c. dovrebbe diventare la norma, e non restare un'eccezione. Ma questa è una discutibilissima opinione personale.

Non dico nulla di nuovo per Lei, evidentemente. Ma questa veloce, sommaria e incompleta disamina era solo una breve risposta alle Sue sollecitazioni.

Cordiali saluti.

Gabriele Di Maio ha detto...

Personalmente, ritengo che non sia affatto facile "trapiantare" pezzi di ordinamento da uno Stato ad un altro.

Come ha chiaramente scritto Nicola Saracino, quei "pezzi" funzionano (ed hanno i loro limiti: vedi Guantanamo, caso Simpson, o, per andare più indietro, condanne a morte di soggetti rivelatisi innocenti) in un contesto profondamente diverso.

La dimostrazione l'abbiamo già davanti agli occhi. Abbiamo importato il processo penale che sulla carta avrebbe dovuto portare in dibattimento solo un numero ridotto di procedimenti e ci troviamo un mostro difficilmente gestibile, tanto che è messa in crisi la certezza della pena.

Vogliamo farci dell'altro male?

Vogliamo lasciare ai nostri figli un paese dove la regola è che il più forte fa quello che vuole?

Anonimo ha detto...

Per Luciana:
vedi Luciana, sono pessimista e ti ho risposto un po con ironia. In verità i modi per contrastarli sono tanti. Tra i tanti, uno è l'impegno di questo Blog, costituito per intero da persone illuminate; due, la risposta che Prodi ha dato a B che gli manifestava solidarietà per la pubblicazione delle intercettazioni: dal Corriere della Sera "B: nuove regole. Il Professore: non cambiate le norme"; tre, imparare a conoscere i parlamentari non attraverso la propaganda dei media; quattro, ognuno di noi faccia con dignità il proprio dovere...
b

Nicola Saracino ha detto...

Per l'anonimo delle 4,10.

La ringrazio per aver risposto alle mie sollecitazioni.
Concordo con Lei su molte delle soluzioni che propone; purtroppo non sono quelle allo studio del Legislatore.

Nicola Saracino

Anonimo ha detto...

@ federico:

non si offenda, lungi da me l'intenzione di volerla attaccare per far prevalere le mie idee (o quelle più comuni su questo blog) anziché quelle dei "disallineati" (scusi la premessa, ma di questi tempi si è accusati di censura a ogni piè sospinto, specie quando non la si fa).

Lei dice "intanto occorre dire che il governo è stato democraticamente eletto. non bisogna dimenticarlo"
non voglio accusare nessuno ne inventare fatti inesistenti, solo a titolo dialettico:
1-siamo davvero sicuri che non ci siano stati brogli? Com'è che stavolta Berlusconi (che ha vinto) non ha urlato allo scandalo, al colpo di stato? Eppure l'aveva ben preannunciato in campagna elettorale di averne paura. E l'ultima volta che è stato eletto Prodi ha passato due anni a dire che c'erano stati i brogli. E il mio ragazzo (che frequenta persone diverse da quelle che frequento io, per lavoro) quasi gli credeva perché sentiva tutti dire "ho votato per Berlusconi" eppure aveva perso. Un po' come io nel 2001 sentivo dire da tutti di aver votato centrosinistra, e non mi spiegavo chi cavolo l'avesse votato Berlusconi se nessuno lo diceva.

Ancora: "e poi occorre smorzare i toni che sono molto accesi"
Quali? A me sembra che anzi -riferendomi a questo blog- i toni siano molto pacati, costruttivi, dialoganti. Si accettano anche i commenti non allineati, e si cerca di rispondere non con insulti ma con spirito costruttivo. Se invece si riferisce a ciò che si dice nel resto del Paese se i toni non sono pacati a chi lo dobbiamo? Cosa dobbiamo dire di quegli attacchi violentissimi e frontali alla democrazia che subiamo ogni giorno? Dovremmo rispondere "ehm, scusate se vi interrompo, mi piacerebbe poter dire la mia opinione" o magari occorre urlare per chiamare aiuto e risvegliare dal torpore questo disgraziato Paese (conosce il detto "bastonati e contenti"?) Se lei venisse picchiato per la strada da un balordo con che toni gli si rivolgerebbe?


"tanto per iniziare si parla di riformare la giustizia e mi pare doveroso visto il vento di giustizialismo che colpisce senza motivo politici e industriali vari.
la giustizia è doverosa ma il giustizialismo no"
a questo hanno già risposto abbondantemente altri e io pure nel commento ad una ltro post del blog. Più o meno è come se io dicessi "tanto per iniziare si parlava di bigotti che delegano a Dio o ai suoi emissari in terra il potere di pensare. La fede è utile ma i bigotti no".

"quindi occorre far notare che quello che si vorrebbe fare è una riforma all'americana in cui i giudici vengano eletti dal popolo e gli stessi vengano poi controllati dalla politica come accade appunto negli usa.
gli usa forse non sono una democrazia?"
anche questo già commentato da altri. Estrapolando: lì funziona una regola perché è inserita in un sistema apposito, qui la stessa regola potrebbe essere controproducente perché il sistema è diverso (senza entrare nel merito del "migliore o peggiore sistema tra i due"). Aggiungendo: l'Inghilterra non è forse una democrazia? Perché non facciamo tornare il re?

"inoltre è bene comprendere che il popolo ha spirito critico e lo esercita ogni qualvolta va a votare senza subire passivamente pressioni di sorta.
CL e altri organi non possono essere imbavagliati perché lo dite voi ma hanno il diritto di suggerire per chi votare e di guidare il voto."
E qui mi tolgo tanto di cappello. Prima di tutto per la sua certezza del fatto che il popolo ABBIA ed ESERCITI spirito critico SENZA SUBIRE PRESSIONI DI SORTA. Sarà anche la sua opinione (valida esattamente quanto la mia che però è del tutto opposta) fatto è che viviamo in un paese in cui chi non subisce pressioni di norma se le va a cercare (i raccomandati le chiedono le pressioni, non le subiscono). Un paese in cui si vota non secondo coscienza ma secondo vantaggi, un paese che è il più grosso conflitto di ineteressi vivente. Un paese in cui ciò che passa per tv è Verbo, se un pinco pallino di un tronista o un giornalista rispettabile sparano una baggianata spacciandola per neologismo viene subito inserita nel prossimo vocabolario stampato.
E poi, mi scusi, ma indipendentemente dalla fede, dalle ideologie: esercita spirito critico chi vota seguendo le indicazioni di altri (siano essi i partiti, le associazioni, i loro leader o esponenti della Chiesa)?
Spirito critico per definizione (ma non credo che francamente un bambino di 5 anni potrebbe dubitarne) è quello esercitato da chi ascolta i parerri di tutti e poi decide in base a ciò che pensa.
Non intendo dire che CL (o il partito comunista) debba stare zitta, solo che non deve dire "votate Tizio", ma "noi vogliamo votare Tizio PERCHé COSì E COSì", e lasciare ai suoi iscritti libertà di scelta (istituto INDISPENSABILE in un democrazia, già non capisco come fanno i partiti in parlamento a dare le indicazioni ai loro iscritti!).

"in altre parole: c'è la volontà di tramutare una riforma seria e il discorso su di essa in una sorta di boutade senza senso"
vabbè, secondo lei, secondo me no (almeno in questo blog). E cmq non la trovo affatto una riforma seria.

Infine: "vi consiglio di scrivere articoli più obiettivi e in linea con la realtà evitando inutili pessimismi volti a mostrare cose che non esistono"
Guarda caso, cose che non esistono! Scusate ma questa è una chicca!
A parte che il pessimismo c'è chi ce l'ha e chi no, pazienza, come le opinioni. A volte fa più male il pessimismo a volte fa più male l'ottimismo. A seconda dei casi cui vengono applicati.
"Articoli più obiettivi e in linea con la realtà" di quelli del blog mi sembra davvero difficile trovarli oggigiorno, sia perché questi (ma naturalmente è solo una mia opinione) sono già molto obiettivi e veritieri di per sè sia perché -al contrario- oggi a tutti è permesso di dire bugie anche plateali e a tutti è vietato rigorasamente correggerle o dire altre verità, per cui salvo rare eccezioni normalmente gli articoli di giornale o i servizi di telegiornale oggi sono tutto tranne che "obiettivi e in linea con la realtà".
E poi volevo portare un solo esempio di quanto affermato "volti a mostrare cose che non esistono". Mi sembra infatti un caso di inaudito pessimismo (ma ovviamente Federico in questo non c'entra nulla, è solo che l'argomento rientra, lui non ha fatto esempi né ha parlato di queste cose, concedetmi la divagazione per gli altri utenti del blog) quello dell'attuale premier, che teme per la reputazione del suo più grande antagonista politico, quel Prodi attualmente ritiratosi dalla politica italiana. Il quale si è visto pubblicare un'intercettazione niente popò di meno che da Berlusconi stesso.
Al di là del fatto che PARE fatto ad arte (se non voleva che le intercettazioni di Prodi fossero pubblicate perché lo ha fatto? E poi cmq -non le ho lette ma- PARE che non rovinino affatto la reputazione di Prodi, ne penalmente né moralmente; infine egli stesso si è dichiarato disposto a pubblicare perfino gli squilli del suo telefonino, quindi non ha paura di aver rovinata la propria reputazione, quindi se dovesse comunque succedere sarà affar suo), ma poi non vi sembra un caso di inaudito pessimismo, allarmismo o che dir si voglia questa paura delle intercettazioni (che porterebbe addirittura ad una legge restrittiva in tal senso) nata da un fatto... uhm, come posso dire... inesistente?

Silvia.

Vittorio Ferraro ha detto...

Piccole considerazioni sul confronto in corso.

Nessuno ha messo in dubbio che l'attuale maggioranza sia stata democraticamente eletta.

Ma altrettanto non bisogna dimenticare che chi ha funzioni di governo deve esercitarle "nelle forme e nei limiti della Costituzione."

"Bisogna smorzare i toni che sono molto accesi".

Io dico, invece, che sono benvenuti "i toni accesi; soprattutto quando - da quei toni -nasce un confronto ricco di contenuti.
E guardi che "fuori" i toni sono fin troppo morbidi!

Chi grida al giustizialismo, poi, ha sempre mirato (riserva mentale)alla normalizzazione della Magistratura.

Sulle riforme del settore Giustizia nutro un certo pessimismo. Ma sono d'accordo su quelle che sono state segnalate. Aggiungo solo la razionalizzazione delle circoscrizioni dei Tribunali e l'informatizzazione.

Ho sempre rivolto molte critiche alla mia categoria professionale; e a volte sono state fin troppo dure.
Effettivamente in Italia ci sono molti avvocati; e non sempre la quantità è sinonimo di qualità; ma dire che "lo spaventoso aumento del contenzioso civile e penale è dovuto in buona parte all'altrettanto spaventoso e patologico aumento degli avvocati negli ultimi 15 anni", è cosa non vera. E' quell' "in buona parte" che contesto.

Il male che affligge il nostro Paese si chiama corporativismo: la difesa ad oltranza degli interessi di casta.
A questo si è aggiunto il conflitto di interessi.

Fin quando gli ordini professionali resteranno quelli che sono continuerà ad aumentare il numero degli avvocati... e quello degli iscritti.
Vuoi mettere un ordine proffesionale che può spendere - in termini di potere politico - i suoi 2000-3000 iscritti!?

Pulicane ha detto...

Per l’Anonimo delle 17.48
Gentile amico,
Sulla questione di Norimberga e delle corti internazionali torno a ripetere che non intendo seguirLa nel Suo “fuori tema”, nemmeno, come Lei fa, per “un attimo”. E ciò non perché l’argomento non meriti attenzione e io non abbia qualcosa da dire in proposito, ma anzitutto per riguardo verso coloro che qui stanno ragionando d’altro, e – anche – per non mortificarlo, quell’argomento (che è enorme), ai margini di una discussione del tutto diversa, parlandone per “un attimo”. Lo farò volentieri in un’altra occasione, se ci sarà. Preciso poi che non ho l’abitudine di argomentare “per autorità”, e che il riferimento ad Antonio Cassese era dato solo per ragioni di spazio, e per far capire che le mie opinioni non sono poi così peregrine.
Mi abbia con i migliori saluti.

Vittorio Ferraro ha detto...

Nel mio commento mi sono accorto di avere scritto "circoscrizioni dei Tribunali" invece che circondari dei Tribunali

Anonimo ha detto...

Gentile Pulicane,

I saluti, però, li posso ricambiare ! :)

A risentirci.

Anonimo ha detto...

Per rispondere a Vittorio Ferraro sugli ordini professionali, resta però vero che la causa prima della rovina della classe forense è il fatto che gli avvocati si sono DECUPLICATI (controllate pure) negli ultimi quindici - venti anni.

Solo a Roma e Napoli messe assieme ci sono attualmente più avvocati che in tutta la Francia !

Tra l'altro, questo non depone bene neppure per la Magistratura inquirente, giacché è stata disposta un'inchiesta per un solo anno, finita poi con la prescrizione (!), quando per diversi anni l'"andazzo" a Catanzaro, dove arrivavano aspiranti avvocati da tutta Italia, chi pagando (dicono intorno ai venti milioni di lire, parlando di cifre dei primi anni '90) e chi no, era continuato indisturbato.

Ci si cancellava temporaneamente, e molto spesso fittiziamente, dall'elenco locale dei praticanti per iscriversi quindi a quello di Catanzaro, dove sin dai primissimi anni '90 la percentuale di promossi ebbe ad impennarsi in modo inimmaginabile.

Molti, bocciati più volte in altre sedi, si decisero quindi a contattare avvocati compiacenti per prendere da loro il domicilio e per poter quindi sostenere là, a Catanzaro, l' "esame" (le virgolette sono intenzionali ...).

Furono seguiti a ruota da tutti i "somari" di tutta Italia, ai quali, purtroppo, con un "effetto-domino", si aggiunsero in seguito anche i più capaci, perché la sicurezza della promozione era pur sempre preferibile al correre un rischio, ancorché ridotto.

Per dare un'idea a chi non lo sapesse, la commissione di Catanzaro arrivò ad abilitare alla professione forense sino al 99,7% dei candidati. Quando a Genova, ad esempio, passava solo il 17%. O a Milano, addirittura, solo il 5% !

Ne conosco alcuni, di avvocati, "bocciati" sino a 17 (diciassette) volte consecutive in altre sedi, prima di esser "passati", ormai più che quarantenni, a Catanzaro !

Questa storia è ben nota a tutti, magistrati e avvocati, ma non ne parlano mai, o quasi. E il motivo è facilmente intuibile.

Luciana ha detto...

X b

"vedi Luciana, sono pessimista e ti ho risposto un po con ironia."

Ma non siamo pessimisti, siamo realisti.
Certo, in un Paese ormai affollato di gente dal sorriso sl silicone...possiamo passare per dei pessimisti.

"In verità i modi per contrastarli sono tanti. Tra i tanti, uno è l'impegno di questo Blog,"

Questo è vero.
Avere la possibilità di farsi spiegare cosa succede "davvero" dietro le notizie di facciata, fa bene alla salute.

"risposta che Prodi ha dato a B che gli manifestava solidarietà per la pubblicazione delle intercettazioni"

8DDDDDDDDDDDDDDDD
Devo essere sincera, non ho mai simpatizzato per Prodi, ma stavolta mi è piaciuto.
Era abbastanza sveglio da capire la mossa farlocca di Berlusconi.
Io proprietario di giornale, sul mio giornale pubblico una cosa che ti riguarda (tra l'altro una cosa davvero irrilevante se paragonata ad altre intercettazioni), poi ti esprimo tutta la mia solidarietà e ti invito a cambiare, insieme a me, le regole brutte sporche e cattive ti hanno messo all'indice...
Non c'è che dire, proprio una mossa degna di una volpe...morta.

"imparare a conoscere i parlamentari non attraverso la propaganda dei media; quattro, ognuno di noi faccia con dignità il proprio dovere...
b"

Ecco, i punti 3 e 4 sono quelli che mi fanno caderer le braccia.
Purtroppo la gente vota proprio il politico che sa essere più disposto al famoso "aiutino".
Siamo molto lontani dall'essere un popolo civile, ecco perchè non riusciamo ad avere una classe politica degna di questo nome.
Secondo me.

Luciana

Giuseppe ha detto...

Caro Felice,
l'analisi è lucida, il finale mi sembra appannato perchè intriso di frustrazione che non aiuta nessuno.
Reputo che ognuno nel proprio lavoro debba dare il suo contributo e, per quelli più generosi, proporrei l'organizzazione di meeting per città, puntando ad una partecipazione orizzontale (ossia donne e uomini con competenze e sensibilità diverse), perchè solo convincendo gli altri si può cambiare il mondo. Io parteciperei con piacere, sia perchè avrei da imparare e sia per testimoniare che non sono un "omologato".
Saluti.