«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 27 dicembre 2007

La “delegittimazione” dell’A.N.M.


di Nicola Saracino
(Magistrato)


Secondo un pensiero che da qualche tempo fa capolino qua e là, nelle diverse mailing list di magistrati, le recenti discussioni, talvolta vivaci, innescate dalle vicende che hanno coinvolto i colleghi De Magistris e Forleo, produrrebbero, quale loro ultimo risultato, quello di screditare l’Associazione Nazionale Magistrati e persino di delegittimare il Consiglio Superiore della Magistratura.

Evidentemente la scarsa abitudine alla dialettica, provocata da decenni di governo della magistratura deciso da pochissime “teste” poste al vertice delle correnti, muove ad affermazioni incomprensibili; la differenza rispetto al passato è solo che le opinioni oggi circolano velocemente grazie alle migliori tecnologie disponibili e quindi è possibile discutere in tempo reale di ciò che ci circonda.

I comunicati dell’A.N.M., lungi dal presentarsi quale epilogo di una disamina ragionata dei problemi in discussione, appaiono quasi dei “dispositivi”, dai quali si ricava con certezza la posizione assunta dalla dirigenza dell’Associazione senza tuttavia che risulti arguibile il percorso argomentativo che ha condotto a quella scelta.

Di qui l’inidoneità di una siffatta forma di comunicazione a dissipare le perplessità che continuano ad impegnare i ragionamenti di alcuni (pochissimi, vuol farsi credere) associati.

Per fare un esempio concreto, nell’immediatezza dell’avocazione dell’inchiesta a De Magistris, tutti i segretari delle diverse correnti, sia pure con sfumature diverse, avevano sottolineato la singolarità di quel provvedimento e la preoccupazione che un uso dell’istituto sulla falsariga di quello registratosi a Catanzaro potesse ledere l’autonomia del magistrato inquirente; nessun seguito, tuttavia, è stato dato dall’A.N.M. a quelle opinioni pur così autorevoli, essendosi semplicemente ignorato il problema, persino quando si è appreso che per effetto della riforma dell’Ordinamento Giudiziario il sostituto procuratore non è più legittimato a dolersi della sottrazione dell’indagine.

Altra accusa è quella di mettere in dubbio il dogma dell’insindacabilità delle decisioni del C.S.M., ma è triste dover osservare che in democrazia non si vive di dogmi e certezze ma di dialettica e dubbi; la lettura di una qualsiasi rassegna critica di giurisprudenza ricorderà a molti che la Cassazione è quotidianamente commentata, così come le pronunce della Corte Costituzionale e a nessuno sfuggirà che non tutte le “note a sentenza” sono adesive o adulatorie: spesso i commenti sono critici e spingono ad un maggiore approfondimento delle questioni.

Ebbene non si comprende perché dal dibattito dottrinale e associativo dovrebbero essere espunte le decisioni consiliari in materia disciplinare o l’attività di alta amministrazione dell’organo di autogoverno: quasi che l’indipendenza della magistratura – per la quale l’A.N.M. è nata – non s’incroci necessariamente con l’attività del C.S.M. e con la tutela dell’indipendenza di ogni singolo magistrato.

Il problema credo sia un altro.

Non è ancora chiarito, all’interno dell’A.N.M., se la partecipazione effettiva di tutti gli associati ai processi decisionali sia un valore, un bene, ovvero un problema da arginare; non poche resistenze si registrano, ad esempio, verso la creazione di un’unica mailing list nazionale che ospiti i contributi di tutti i magistrati italiani, senza steccati di appartenenza a questo a o quel gruppo; i primi vagiti di questo strumento di formidabile comunicazione paiono caratterizzati dall’idea di prevedere un “comitato di redazione”, vale a dire un moderatore, quasi che i soggetti legittimati a parteciparvi (i magistrati italiani) siano immeritevoli della fiducia che si accorda ai membri delle mailing list non moderate.

Capita persino di leggere, su alcune mailing list, l’invito a “non occupare la banda” con messaggi ritenuti poco interessanti, quasi che non fosse stata mai introdotta in Italia l’ADSL o che s’ignori l’uso del tasto “canc” sulla tastiera da parte di chi non è attratto dal messaggio o dal suo autore: già, l’autore, perché capita anche che a qualcuno sia impedito di scrivere su certe mailing list, e questo la dice lunga sulla attitudine dialettica di alcuni.

Temo che questi pensatori debbano rassegnarsi all’idea che un mondo è cambiato; che il mondo è cambiato.

A nessuno può più chiedersi di rilasciare deleghe in bianco il cui impiego sfugga alla responsabilità etica di spiegare ed argomentare le scelte compiute in nome di tutti, confrontando pro e contra.

Nessuno, in definitiva, può essere contento se l’associazione che lo rappresenta dinanzi agli italiani viene sospettata di essere collaterale ad una parte politica e di rinunciare, per questo, alla tutela di alcuni associati.

Con il consenso elettorale si certifica l’autorità statutaria, l’autorevolezza si conquista con l’agire quotidiano sostenuto dal ragionamento e dalla coerenza dei comportamenti; se il dissenso espresso da pochissimi associati è sufficiente a minare la credibilità dell’A.N.M., allora vuol dire che essa poggia su basi piuttosto fragili, e di questo dovremmo preoccuparci.


4 commenti:

salvatore d'urso ha detto...

Nicola Saracino ha scritto:

"Con il consenso elettorale si certifica l’autorità statutaria, l’autorevolezza si conquista con l’agire quotidiano sostenuto dal ragionamento e dalla coerenza dei comportamenti; se il dissenso espresso da pochissimi associati è sufficiente a minare la credibilità dell’A.N.M., allora vuol dire che essa poggia su basi piuttosto fragili, e di questo dovremmo preoccuparci."

e io aggiungo: e democraticamente agire...

aapp (anonimo ancora per poco) ha detto...

Nessuno può sentirsi autorizzato a non accettare critiche e nessuno si può considerare al di sopra di ogni sospetto; alla corte francese dei Borbone i cortigiani assistevano al parto della regina, affinché non vi fossero dubbi sulla legittimità del neonato; Federico II di Svevia nacque su di un palco appositamente allestito nella piazza di Jesi, affinché tutti potessero assistere al parto (e questo servì a far cessare il sospetto che la madre Costanza fosse grossa per l'età e non perché incinta).
Bisogna considerare che a quei tempi i sovrani avevano poteri quasi assoluti; ciononostante, per questo tipo di questioni, neppure loro si permettevano di pretendere una fiducia assoluta.
Fiducia assoluta che si pretende oggi, in asserita democrazia, bollando come disfattisti coloro che vogliono vederci chiaro.

Gennaro ha detto...

ANM E CSM due organismi che cosi come sono strutturati di trasparente hanno ben poco,per cui andrebbero entrambi smobilitati e creare un unico organismo della magistratura con esclusione di tutti i magistrati politicizzati che faccia piacere o meno,non escluderei a priori in questo nuovo organismo l'inserimento della cittadinanza ( come una specie di piccoli azionisti di una azienda) con una sua voce in capitolo in merito alle decisione del consiglio stesso,forse utopistico da realizzare,ma che renderebbe di sicuro più trasparente l'operato dello stesso organo

aapp (anonimo ancora per poco) ha detto...

L'A.N.M. è sulla strada di implodere da sola (e dobbiamo cercare di favorire questa implosione); d'altra parte è una associazione e, come tale, non può essere regolata per legge così come aspirerebbe Gennaro.
Il C.S.M., invece, può ed anzi deve essere regolato diversamente (e, su questo punto, c'è bisogno del contributo di idee di tutti)