«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 5 dicembre 2007

L’equazione Forleo

di Stefano Sernia
(Giudice del Tribunale di Lecce)

Confesso che non ho seguito bene il caso della collega Forleo (che non conosco affatto), e quindi forse dirò delle sciocchezze; ma poiché quel che credo di aver compreso è gravissimo, occorre correre il rischio di fare brutte figure.

Contro la collega, a quanto ho compreso, pendono due procedimenti: uno di natura disciplinare, promosso dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione (in piena sintonia col Ministro della Giustizia, se ben ho compreso); l'altro a natura cautelare, per incompatibilità ambientale, promosso direttamente dal Ministro della Giustizia.

Entrambi i procedimenti suscitano gravi perplessità.

Sono infatti in primo luogo molto allarmato dalla circostanza che si pretenda di sindacare disciplinarmente un magistrato per ciò che ha ritenuto di dover scrivere in un suo provvedimento, al fine di motivarne il contenuto.

Ciò mi ricorda molto quanto accadde all'ottimo collega Alemi, all'epoca se non erro G.I. presso il Tribunale di Napoli, allorché circa venti anni fa, motivando un provvedimento (probabilmente una ordinanza di rinvio a giudizio) relativo al sequestro Cirillo (potente esponente locale della D.C., per il cui rilascio vi erano seri indizi che la D.C. avesse trattato con le B.R. o la diversa sigla terroristica responsabile del fatto, ora non ricordo quale fosse), dovette operare una ricostruzione dei fatti comprendente considerazioni sui depistaggi posti in essere dai potentati D.C. locali e nazionali, venendo attaccato in Parlamento dall'allora (credo) Presidente del Consiglio De Mita.

Ora, capisco che D'Alema e Prodi possano essere a questa maggioranza di governo, e alla magistratura in genere, più graditi di un De Mita o di un Cirino Pomicino, ma, se le valutazioni espresse dalla collega Forleo fossero pertinenti alla motivazione del suo provvedimento, credo che la circostanza che D'Alema e Prodi non fossero all'epoca indagati in quel procedimento non le dovesse affatto impedirle di compiere quelle valutazioni incidentali, sulla loro persona, necessarie alla ricostruzione dei fatti posta a sostegno del suo provvedimento; e che pertanto sia gravissimo quel che le sta accadendo, nel silenzio della Associazione Nazionale Magistrati.

La questione prettamente disciplinare non deve essere velata dalle diverse considerazioni circa la eccessività, ineleganza o incompostezza (o meno) delle reazioni che la collega ha poi avuto; mi permetto di ritenere che, nell'isolamento assoluto in cui si è trovata, sindromi complottarde possono ben essere comprensibili; e comunque non è questo il problema che pongo.

Gradirei pertanto, se le cose stanno come pare a me, una presa di posizione in difesa della collega, da parte dell'A.N.M. e del Movimento per la Giustizia, perchè non si possono tollerare così gravi attacchi all'indipendenza di un magistrato che, può non essere simpatico o avere deficit caratteriali, può aver adottato altri provvedimenti discutibili, può non essere iscritto o simpatizzante di alcuna corrente, ma comunque è un collega che appare essere attaccato per aver svolto con coraggio e indipendenza il proprio compito: e cioè ciò che tutti siamo quotidianamente chiamati a fare e che vogliamo poter continuare a fare.

Sono invero d'accordo che i processi si accettano e si affrontano, difendendosi nel processo e non dal processo; ma questo riguarda il singolo, e comunque non credo si debbano accettare i processi politici e cioè, in parole povere, delle patenti persecuzioni.

Il caso Forleo pone un problema di interesse generale dei magistrati, e quindi di competenza di quella A.N.M. che dovrebbe tutelarli e rappresentarli.

La A.N.M. DEVE assolutamente reagire allorché un magistrato è attaccato solo perchè al potere politico non piace quel che egli ha valutato e ritenuto in piena indipendenza e nel rispetto delle leggi: perchè questo non è più un atto del potere contro un privato (e sarebbe comunque grave), ma contro un modo - quello previsto dalla Costituzione e dalle leggi - di essere magistrati (e questo è gravissimo ed intollerabile); è quindi in ballo la stessa democrazia; se passa questo attacco, da domani saremo tutti molto più asserviti al potere, e ci sarà molta meno libertà in questo Paese.

Ciò che quindi credo si debba chiarire e ribadire è che non si invoca una tutela della collega in relazione ad ogni addebito che le possa essere mosso, ma solo si debba rimarcare come sia intollerabile che si pensi di poter procedere disciplinarmente contro di lei perchè si è "permessa" di esprimere un suo libero, motivato e pertinente convincimento, critico nei confronti di esponenti della maggioranza di governo, nella esplicazione delle ragioni poste a fondamento di un suo provvedimento.

E per rispondere al collega Tinti, che ha fatto osservare che l'azione disciplinare è stata pur essa promossa da un collega (il P.G. presso la Suprema Corte) e non dal Ministro, vorrei dire come appunto mi preoccupi anche che un collega abbia potuto avallare simili istanze, che mi appaiono assolutamente infondate dal punto di vista giuridico e di dubbia compatibilità con l'attuale assetto costituzionale (vedi alla voce indipendenza della Magistratura), e che dal potere politico più o meno chiaramente erano già state espresse.

Come dicevo, non ho seguito bene la vicenda, ma mi sembra che quell'addebito disciplinare sia assolutamente infondato, e perciò sappia molto di persecuzione politica, di ritorsione contro un magistrato indipendente; e ciò deve enormemente preoccuparci, perchè ci riguarda tutti.

E per concludere, allorchè ad essere attaccato era un collega più noto e con maggiori coperture associative, mi sembra che l'A.N.M. (a livello locale o nazionale) sia sempre scesa in campo in difesa dei sacri valori; allorchè tocca invece a noi peones, senza coperture, senza tessere, e magari adusi ad una indipendenza spigolosa anche nei confronti di altri colleghi (la famosa indipendenza interna) e di prassi esistenti negli uffici dove lavoriamo, ecco il deserto e la solitudine.

Passando poi invece al procedimento per incompatibilità ambientale, e sempre col beneficio del dubbio di non aver capito nulla, e col timore di aver capito fin troppo bene, mi sembra che la competente commissione del C.S.M., al termine dell'istruttoria di rito, abbia sposato questa equazione:

1) la collega Forleo ha denunziato pressioni politiche, pervenutele tramite un alto magistrato (suo amico) del distretto di Milano, allorchè doveva prendere un atto del proprio ufficio riguardante importanti esponenti dell'attuale maggioranza di governo;

2) l'alto magistrato in questione ha negato;

3) ne consegue che la Forleo abbia mentito;

4) di qui una perdita di credibilità della collega Forleo in quella sede; va pertanto accolta la richiesta ministeriale di trasferimento per incompatibilità ambientale.

La fondatezza della soluzione di cui al punto 3) consegue al fatto che, effettivamente ed innegabilmente, trattasi di proposizione consecutiva ai punti 1) e 2), e 1+2 innegabilmente fa 3; pertanto, l'equazione è risolubile e la soluzione è quella di cui al punto 4) (perdonatemi la banalizzazione e lo scarso rigore matematico).

Il problema è che in questa equazione c'è un'incognita di troppo: il valore di cui al punto 2) è ignoto; credo di poter dire che nessuno sappia e, immagino, possa sapere (mi baso sempre su notizie di stampa, ovviamente) se l'alto magistrato in questione abbia detto il vero o il falso; e un dubbio sul punto, con tutto il rispetto per il collega (mi limito a ragionare da giudice, chiamato quotidianamente a valutare le prove e la loro attendibilità ) è legittimo, posto che, se fosse stato vero quanto dichiarato dalla collega Forleo, l'alto magistrato in questione avrebbe avuto tutto l'interesse a negare quanto per lui sarebbe stato fonte di responsabilità disciplinare.

Oppure, può anche essere che il C.S.M. abbia ritenuto che i colloqui avuti col suddetto alto magistrato non potessero essere definiti "pressioni", e che così etichettandoli la collega Forleo abbia ingenerato un indebito allarme nella pubblica opinione; ma in tal caso avrei voluto che si tenesse conto che, attaccati e lasciati soli, non sempre è facile analizzare correttamente la realtà (credo si tratti di una elementare regola psicologica di comune esperienza).

Io spero, perchè voglio avere fiducia nelle istituzioni e nel C.S.M. che è la "mia" principale istituzione di riferimento, che la decisione della commissione sia fondata, e vi siano elementi di valutazione ulteriori rispetto a quelli che è possibile apprendere dalle fonti giornalistiche; tuttavia, non posso non allarmarmi della circostanza che l'A.N.M. e le correnti sembrino avere ignorato il caso della collega Forleo, che pure avrebbe dovuto indurre alla massima vigilanza, così come il caso De Magistris, il quale per lo meno ha ricevuto diversi attestati di stima e fiducia da parte di numerosi colleghi.

Ribadendo che non conosco in alcun modo la collega, e che pertanto non vi è nulla di personale nella mia posizione, non posso non rilevare come, a fronte di un ordinamento giudiziario che, sottotraccia ma ben evidenti, reca segni di un tentativo di gerarchizzazione e controllo politico della magistratura, l'A.N.M. e le singole correnti siano state troppo assenti da un dovere di vigilanza critica; nel pieno rispetto delle prerogative del C.S.M., secondo me andavano dall'A.N.M. sottolineati preventivamente alcuni principi, e cioè che:

1) l'indipendenza della magistratura e del singolo magistrato sono beni fondamentali dell'assetto democratico del Paese, in quanto garanzia indefettibile della effettività dei diritti e dell'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge;

2) per tale ragione, ogni intervento atto a presentarsi come potenzialmente censorio delle manifestazioni di indipendenza del singolo magistrato doveva essere assistito da particolari cautele atte ad escludere anche solo il pericolo che i provvedimenti disciplinari e gli altri provvedimenti cautelari previsti dalla legge a garanzia del sereno e corretto esercizio della giurisdizione potessero essere piegati al soddisfacimento di illegittime istanze ritorsive verso un magistrato indipendente e perciò sgradito al potere politico;

3) ciò tanto più vero, allorchè i comportamenti addebitati al magistrato siano stati da questi tenuti quali reazione ad attacchi ricevuti per aver adottato un provvedimento sgradito al potere politico, essendo altrimenti facile - non potendo in genere trasferirsi o punire un magistrato per ciò che deciso (ma, come abbiamo visto, pare che si stia tentando anche questa strada) - organizzare attacchi mediatici, linciaggi morali o altre forme di pressione psicologica, aspettando la prima risposta sopra le righe per censurarla e punire il magistrato "scomodo", comunque lanciando un trasparente messaggio a tutti gli altri magistrati; con riserva, peraltro, di porre il problema del diritto del magistrato di reagire agli attacchi, con forza commisurata a quella della violenza contro di lui esplicata;

4) il tutto, come dicevo, in vigenza di un ordinamento giudiziario che reca tracce di un larvato disegno di controllo e gerarchizzazione della magistratura.

Ciò non è accaduto, e della collega è stata proposta la dichiarazione di incompatibilità ambientale; speriamo, per amore di giustizia e delle istituzioni, che la richiesta abbia un fondamento, ma impegniamo l'A.N.M. a vigilare sempre attivamente su casi del genere ed a prendere posizione a tutela dei principi che ho richiamato.

1 commenti:

Francesca ha detto...

Condivido appieno la coraggiosa posizione del Dr. Sernia, le cui considerazioni valgono anche per il Dr. de Magistris ed estensivamente anche per gli altri magistrati attualmente sotto la lente del CSM (coloro che hanno testimoniato nel procedimento Toghe Lucane, per esempio, per aver osato dire la verita' su prassi illecite di altri colleghi).
Mi conforta che comincino a levarsi voci di protesta per una vicenda i cui contorni sono chiarissimi a tutti, anche non addetti ai lavori.
Al punto in cui siamo, infatti, e per la sfrontatezza di certe posizioni - oltre che per il fastidioso senso di impunita' che traspare - non credo ci si possa attendere un decoroso passo indietro del CSM rispetto a scelte discutibili, processi disciplinari celebrati in piazza, anche con annotazioni su fatti personali e caratteriali davvero volgari e non degni della cattedra da cui promanano, quando la regola e' invece quella di nascondere ben bene ai piu' le nefandezze costituenti REATO compiute da taluni non commendevoli esponenti della magistratura.
Le sirene del potere evidentemente continuano a mantenere un fascino invincibile.
Ma noi, bamboccioni della vita comune, abbiamo cominciato a vedere bene che il re e' nudo, ed a furia di dirlo, forse, cominceremo a farlo vergognare....