«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 16 dicembre 2007

Ne vale la pena ed è doveroso



di Uguale per Tutti



Continuiamo il discorso avviato da Stefano Racheli con il suo scritto “Ne vale la pena?”, aggiungendo a quelle indicate da Stefano un’altra ragione importante per andare avanti nell’impegno: il dovere di onorare il dono gratuito di tanti che hanno dato con generosità e senza risparmio le loro energie per la causa in cui crediamo.

Alcuni di costoro hanno anche sacrificato la vita.

Vi segnaliamo qui un film/documentario, “In un altro paese” di Marco Turco, del 2005, che tanti avranno visto perché mandato in onda da Rai Tre il 23 luglio di quest’anno.

Il film è stato distribuito solo in DVD e può essere comprato anche su internet.

Qualcuno lo ha messo anche su YouTube, diviso in nove parti (riportiamo più sotto i relativi link).

Marcello Fittipaldi ha scritto su http://www.mymovies.it/:

«Quando si parla di mafia i luoghi comuni si sprecano, ma per l'omertoso "certe cose non si possono dire" saranno tempi duri dopo “In un altro paese”.

Tratto dal libro di Alexander Stille "Excellent Cadavers: The Mafia and the death of the First Italian Republic", riadattato da Vania Del Borgo e Marco Turco, “In un altro paese” è la ricostruzione storica della mafia, dalla Prima Repubblica ai giorni nostri.

Stille, agli inizi del 1990, decide di "indagare" sui delitti di mafia, immergendosi nella Palermo di Letizia Battaglia, fotografa di punta nella documentazione di questi crimini, che assurgerà a coscienza visiva dello scrittore statunitense, il quale pubblicherà il testo nel 1995.

Dieci anni dopo, a Marco Turco il compito di filmarlo.

La forza di “In un altro paese” sta proprio nella capacità di ricostruire – a monte di un'attenta analisi delle più disparate fonti pubbliche – l'altalenanza tra il potere mafioso e quello politico, storicizzandola.

Ma come reagisce il Paese natale della più grande organizzazione malavitosa del mondo?

Questo è il punto di vista attraverso il quale Stille ripercorre gli eventi sul testo e Turco li mette in scena, aggirando così qualsiasi rischio di strumentalizzazione: chiedersi come e quando il Paese ha reagito.

”In un altro paese” è, dunque, un film con "documenti alla mano"; accattivante per tematiche e tempi di narrazione, nonché meritorio per la tecnica – considerato il copioso rimpasto tra materiale audiovisivo, originale e d'archivio e il necessario utilizzo di numerose, terribili fotografie – e l'indiscutibile coraggio dimostrato.

A testimonianza di ciò, il coinvolgimento di ben sei Paesi, tra produttori e finanziatori, che hanno abbracciato e finanziato il progetto.

Un film che risveglia il senso dell'onore (quello vero), della dignità e della giustizia dei tempi in cui l'Italia intraprese la strada per sconfiggere definitivamente la mafia, e lo fa con la naturalezza del risveglio da un sogno, i cui ricordi sono offuscati dalle chiacchiere tanto care al nostro Bel Paese».

Il regista spiega così il titolo della sua opera: «In un altro Paese gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nella condizione di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario».

Da quel film, riportiamo qui la risposta di Giovanni Falcone a una domanda sul coraggio.

Al di là delle sue nobili parole, ci commuovono davvero il suo garbo e la sua dolcezza.




“In un altro paese” su YouTube:

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

Quinta parte

Sesta parte

Settima parte

Ottava parte

Nona parte

14 commenti:

francesco siciliano ha detto...

In fondo nel post di risposta sul mio articolo volevo dire proprio questo: ne vale la pena per una sola ragione affermazione della propria dignità. Mi sembrava questo il grande messaggio culturale del dott. Racheli, combattere lottare non per un interesse immediato e tangibile ma per l'affermazione della propria dignità. E questo messaggio, al di là del mezzo, può rappresentare il filo conduttore di qualsiasi impegno nonchè il discrimine per le scelte di vità come professionisti, genitori, uomini. Un grande messaggio purtroppo obliterato dai miti della società italiana anche costruiti dai simboli della televisione. Si la televisione quella che ha piano piano trasformato le speranze e l'impegno delle nuove generazioni. D'altra parte se ci si pensa gli esempi di impegno civile reale sono relegati in un angolo sommerso come può essere un blog mentre messaggi e miti "commerciali" con poca dignità ricevono le luci della ribalta attraverso mezzi molto più pervasivi. Si dott. Racheli ne valeva e ne vale la pena.

Anonimo ha detto...

Spesso leggo nei commenti come reazione ai problemi che in Italia si parla, si discute, ci si lamenta, ma nessuno offre soluzioni.
Ho visto Grillo che ha consegnato in Senato un progetto di legge di iniziativa popolare sottoscritto da 250.000 persone.
Sono andata a cercare sulla Costituzione e di questo chiedo conferma: Art. 71 "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta da parte di almeno cinquantamila elettori di un progetto redatto in articoli".
Visto che questo blog consta di molti magistrati e avvocati, che si stanno dedicando all'analisi dei molti problemi, alcuni (non mi ricordo il nome) che fanno parte del movimento "Ammazzateci tutti",
non potrebbe essere una strada percorribile quella di stilare delle norme riformatrici efficaci da proporre affidandole a questi giovani che dopo anni di indifferenza alla politica ed alla cosa pubblica, si stanno snsibilizzando ed organizzando con la purezza di qualche ideale?
Se aspettiamo che la politica si autoriformi affoghiamo tutti.
Ho fatto la mia provocazione.
Alessandra

Marco Bertelli ha detto...

Documentario eccezionale tratto dal libro di Stille.
Antonino Caponnetto ha detto che negli occhi di Giovanni Falcone c´era sempre un velo di tristezza, di malinconia. L´unico giorno che Caponnetto ha visto gli occhi di Falcone scintillare senza quel velo e´ stato il giorno del matrimonio con Francesca Morvillo.
Nel documentario si vede anche Falcone con le lacrime agli occhi: e´ il giorno della cerimonia di saluto di Antonino Caponnetto all´ufficio istruzione del tribunale di Palermo. Come pure si vede la rabbia della gente di Palermo il giorno dei funerali degli agenti della scorta di Paolo Borsellino. Si tratta di immagini che raramente sono passate in tv.

Grazie a Felice Lima ed alla redazione per questo BLOG: ne vale la pena.

Felice Lima ha detto...

Grazie davvero di cuore a Marco Bertelli.

Vorrei aggiungere, già che lui me ne dà l'occasione, che a me i filmati di repertorio contenuti nel film/documentario di Marco Turco nei quali si vedono questi miei colleghi mi commuovono davvero in un modo molto molto profondo.

C'è un filmato di Paolo Borsellino che entra nella sala del Plenum del C.S.M.. Ha uno sguardo così intimorito, che fa venire una rabbia incredibile.

Un uomo così, che avrebbe dovuto essere accolto con degli onori, veniva "interrogato" come un inquisito, con l'evidente intento di nuocergli.

E in tutti gli altri filmati questi due uomini così coraggiosi e generosi appaiono in tutta la fragilità della loro giustezza.

E' difficile accettare che siano stati lasciati soli da tantissimi e soprattutto da tanti colleghi.

Felice Lima

Francesca ha detto...

Ai colleghi e magistrati che frequentano il blog segnalo quest'ultima riflessione, che mi pare assai pertinente.

http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=30282&idsezione=1

Immagino che anche il Dr. de Magistris oggi, e la Dr.ssa Forleo, domani impegnata in una difficile giornata, si siano sentiti e si sentano come Borsellino, dinanzi ad un giudice cosi' pre-giudicato nei loro confronti, costretti a spiegare che hanno inteso sinora fare il loro dovere sino in fondo e senza condizionamenti eterogenei.

E' l'impressione che purtroppo avvertono tutti quelli (e i mobbizati sono tanti, ed a svariati livelli.....) che avvertono con sgradevole sorpresa che a fare semplicemente e totalmente il proprio mestiere non si riscuote simpatia, ne' si percorrono strade comode.

Falcone e Borsellino hanno illuminato di quella passione malinconica, ma tenace, quanti di noi si accostavano al diritto o alle professioni giuridiche negli anni in cui il loro lavoro riscuoteva risultati proporzionali al crescente livore delle gerarchie.

Vorremmo vivere una stagione diversa, adesso, ma la strada sembra ancora lunga ed impervia....

Sara' per questo che tanta gente comune, nella sua semplicita', ha avvertito il significato positivo della attivita' di Forleo e de Magistris e gli si e' stretta attorno, con naturalezza e spontaneita'.

Se questo irrita ("... per aver dato l'immagine di una magistratura collusa con i poteri forti ed essersi proposto come l'unico difensore della legalita' in Calabria..."; "....per aver gettato discredito sugli altri magistrati degli uffici giudiziari di Milano, che si sono sentiti offesi...."), forse e' un problema di chi si irrita.

Forse c'e' la speranza che i settori limpidi degli operatori del diritto e della societa' civile oggi siano capaci di spazzare via il senso di solitudine che purtroppo segno' la sorte di Paolo e Giovanni.

Anonimo ha detto...

Vi segnalo anche questo post del 17dicembre, a proposito di isolamento dei magistrati da parte dei colleghi

http://www.mauriziosilvestri.com/category/giustizia/

"Uguale per tutti" ha detto...

Caro Maurizio (Silvestri),

molte grazie per la segnalazione e complimenti per il Suo blog.

La Redazione

francesco siciliano cosenza ha detto...

Tre sole notazioni: 1) questo blog, almeno per me, è diventato simile al quotidiano la mattina va almeno visto e poi qualcosa và letta a fondo; 2) Al dott. Felice Lima mi spiace evidenziare che la colleganza non è necessariamente garanzia di nulla anzi forse bisognerebbe inziare a non considerarla un valore; 3) a proposito dell'articolo sull'avocazione credo sia un pò ultroneo visto che il ricorso del dott. De Magistris dovrebbe essere stato deciso sulla base del nuovo art. 70 ( vedi legge Castelli) e quindi sulla titolarità dell'azione penale ivi designata, resta, tuttavia, il dubbio sul controllo di motivazione del CSM ( quello si impugnabile dinanzi al TAR) che non è stato esercitato a quanto pare per assenza di precedenti.
A presto

Anonimo ha detto...

Perchè questa nazione uccide e punisce i suoi migliori e coraggiosi figli?
Non ho avuto il coraggio di guardare i filmati non ho superato il dolore della perdita di tanta sapienza: Nel nome di cosa?
Di interessi di potere di utili criminali di garanzie elettorali?
Sull'onda dell'indignazione mi ricordo che l'allora ministro Martelli obbligò Andreotti a dirmare quei decreti che Falcone aveva predisposto per una più efficace lotta alla mafia dopodichè lo stesso Andreotti se ne prese il merito:
Poi tutto è stato dimenticato.
Oggi altri due magistrati coraggiosi, come allora, nonostante l'indignazione popolare, sono sottoposti ad un accanimento proprio dal loro organo di appartenenza. Quali ostinate e oscure logiche perseguono questi fini? Perchè questa nazione attraverso i suoi massimi organi istituzionali vuole che le cose vadano avanti così?
Anzi indietro così?
Quale vittoria di potere su una nazione morente può essere il fine
di certi disegni?
Oggi mi sento senza speranze.
Alessandra

Felice Lima ha detto...

Ha scritto Francesco Siciliano:

"Al dott. Felice Lima mi spiace evidenziare che la colleganza non è necessariamente garanzia di nulla anzi forse bisognerebbe inziare a non considerarla un valore".

Gentile Avvocato,

sono pienamente d'accordo con Lei e la ringrazio per la Sua preziosa puntualizzazione.

Lo spirito e l'ispirazione del nostro blog vanno nella stessa direzione da Lei indicata: quella di superare i corporativismi e non "aggregarsi" per clan, bande, a volte anche "cosche".

La ragione per la quale ho fatto quel riferimento ai "colleghi" è complessa e mi scuso per il fatto che non poteva in alcun modo essere "letta" in ciò che ho scritto.

Ho fatto riferimento ai "colleghi", perchè la magistratura associata, quella che opera in maniera decisamente corporativa, quando i colleghi migliori vengono uccisi si appropria indebitamente dei loro meriti, mentre prima li ha isolati e perseguitati.

Ho esposto questi concetti nel post “Luigi De Magistris e ‘la Magistratura’”.

Ciò che, in sostanza, volevo evidenziare è la "doppiezza" di nascondere le vere cause dell'isolamento e, purtroppo, in molti casi, anche della morte di alcuni colleghi, addirittura appropriandosi indebitamente dei loro meriti.

Costoro sono "colleghi" quando fa comodo e pericolosi avversari che reclamano dal C.S.M. violente scomuniche quando non fa comodo.

Felice Lima

Felice Lima ha detto...

Ha scritto Alessandra:

"Oggi mi sento senza speranze".

Carissima Alessandra,

il Suo appello accorato meriterebbe una risposta lunga e articolata. Non ho il tempo per scriverla adesso e, fra l'altro, ciò che vorrei dirLe fa parte di ciò che devo scrivere per rispondere alla domanda "che fare?" e a quella "vale la pena?".

Intanto, mi permetto di richiamare il bellissimo articolo di Stefano Racheli: “Ne vale la pena?”.

In breve, poi, aggiungo questo.

Dobbiamo impegnarci per migliorare le cose e, dunque, cercando un risultando e, dunque, con una speranza.

Ma non dobbiamo illuderci.

La libertà dell'uomo è ciò che lo rende "simile a Dio", consentendogli di elevare sé stesso con scelte "libere" che lo rendono "grande nell'anima". Ma la stessa libertà gli consente di scegliere l'altra opzione, quella meschina. La stessa libertà gli dà la possibilità di "abbassarsi", scegliendo un fine abietto e ignobile.

Ogni giorno, ogni istante della giornata, milioni di uomini si trovano davanti ad alternative di bene e di male ed è, se mi passa il termine, addirittura quasi "naturale" che un numero molto alto faccia la scelta sbagliata.

Duemila anni fa una piazza chiamata a scegliere fra Barabba e Gesù scelse Barabba.

Noi dobbiamo lottare, ci dobbiamo indignare, dobbiamo cercare strumenti e percorsi, ma dobbiamo anche sapere accettare e addirittura amare la nostra finitezza, il nostro "non farcela".

Dobbiamo provare a cambiare il mondo fuori di noi, ma non dobbiamo consentire a quel mondo di essere lui a cambiare noi.

Il "nemico" ci può imporre i campi di battaglia e i suoi modi e tempi, ma non deve poterci cambiare il cuore.

Quindi, Alessandra, il Suo cuore deve restare dolente (perchè è inevitabile), ma anche sereno e lieto, perchè se il Suo cuore si inaridisce o, peggio, diventa rabbioso, allora il "nemico" ha vinto una battaglia che mai avrebbe potuto pensare di vincere: ci avrà resi un po' come lui.

Un caro e affettuoso saluto.

Felice Lima

P.S. - Sul tema della "libertà" a me pare sommessamente che nessuna pagina scritta sia più alta de “La leggenda del Grande Inquisitore”, di Fedor Dostoevskij, che è una delle prime cose che abbiamo pubblicato in questo blog. E' un testo lungo per un blog, ma davvero arriva molto in profondità.

Anonimo ha detto...

http://notizie.alice.it/notizie/politica/2007/12_dicembre/17/toghe_lucane_commissione_csm_trasferire_d_ufficio_pm_montemurro,13659674.html?pmk=nothppol

In un Paese diverso non potrebbe accadere che la Prima Commissione del CSM, non potendo decidere su de Magistris, si occupi di uno dei suoi testimoni, il PM Vincenzo Montemurro di Potenza, che ha dato un contributo alla definizione del quadro degli "strani" rapporti dei colleghi presso la Procura di Potenza, all'esito di che la ormai notissima PM Felicia Genovese - quella che con il marito medico dirigente di asl, a sua volta conoscente di persone dalla dubbia fedina penale, archiviava le accuse alla giunta regionale, percio' riconosciuta incompatibile e non solo... - e' stata trasferita d'ufficio e di urgenza mesi fa a Roma.

Vacca e Anedda hanno colpito ancora!

Anche su questo occorre parlare, perche' ci sono molti modi per screditare le indagini e chi le fa e chi vi collabora, come purtroppo dolorosamente insegna il bellissimo documentario.

Facciamo sentire la nostra voce ed il sostegno ai magistrati per bene!

Nick ha detto...

Più vi leggo più mi verrebbe voglia di applaudirvi fino a consumarmi le mani, tanta è la gioia di avere una fonte d' aria pura e fresca come questa!

Ne vale la pena, è doveroso e, vi dirò di più, è un piacere!

Guardarsi allo specchio e intravedere un barlume di dignità è una sensazione fantastica!

Non si tratta di un mero dovere, si tratta di naturale e fisiologica adozione di comportamenti sociali atti a garantire la crescita di ognuno!
E non cè niente di più bello!

Anonimo ha detto...

Caro Dott.Lima,
La ringrazio con un pò di imbarazzo,perchè ha notato il mio momentaneo senso di sconforto.
E qui nel blog è meraviglioso avere parole di attenzione ad un buio solitario pensiero.
Ho letto (ancora non bene ma lo farò) da "L'Inquisitore".
Il segreto dell'esistenza umana infatti non sta soltanto nel vivere,ma in ciò per cui si vive
Senza un concetto sicuro del fine per cui deve vivere, l'uomo non acconsentirà a vivere e si sopprimerà piuttosto che restare sulla terra anche se intorno a lui non ci fossero che pani.
Nulla è per l'uomo puù seducente che la libertà della sua coscenza, ma nulla anche è più tormentoso.
E' questa necessità del fine per cui vivere che sta forse risorgendo nelle coscenze. Sta forse iniziando un rigetto di chi si abbassa sciegliendo fini abietti e ignobili.
E allora mettiamoci al lavoro.
Un caro saluto
Alessandra