«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 18 dicembre 2007

L'Italia dell'Antimafia


di Francesco Siciliano
(Avvocato del Foro di Cosenza)


Il tema dell’antimafia da un certo punto in poi è diventato in Italia una sorta di contrappeso al fenomeno mafioso perché la politica, la famosa suprema politica, non poteva lasciarsi sfuggire un terreno dove si riusciva a stare sotto i riflettori.

Sono nati così esponenti politici specializzati nel fenomeno oltre che iniziative istituzionali specializzate nel fenomeno.

Piano piano si sono persi di vista i veri professinisti dell’antimafia a favore degli esperti dell’antimafia che hanno dispensato in dibattiti e pubblicazioni le loro cure miracolose.

L’Italia ha piano finito per posporre agli esperti del fenomeno i nomi di Peppino Impastato, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Padre Puglisi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino, Antonio Scopelliti, Antonio Montinari, Nini Cassarà, Emanuela Setti Carraro, Beppe Alfano, Lenin Mancuso, Emanuela Loi, Vito Schifani, Giuseppe Fava, Boris Giuliano, Musella ecc. e, soprattutto, ha finito per posporre agli esperti della mafia i familiari, “gli orfani” di tutti questi nomi e i tanti tantissimi, magistrati, uomini silenziosi delle forse dell’ordine e delle istituzioni che quotidianamente combattono sul campo l’emergenza mafie.

La suprema politica ha dato via via “lustro” alla battaglia alla mafia con mirabolanti dichiarazioni da prima pagina in ogni occasione utile scordandosi di quelle dichiarazioni ogni qual volta si è trattato di far seguire alle dichiarazioni di principio provvedimenti concreti e utili nella lotta alla mafia.

Ultimo esempio di tanto impegno nella lotta alla mafia è il provvedimento votato al Senato che giuridicamente equivale a negare che in Italia esista e sia esistito un fenomeno criminale contrario ai poteri dello stato che ha mietuto e miete vittime per l’affermazione del proprio predominio.

Lo Stato quindi ritiene che le vittime di mafia non siano vittime di un contropotere organizzato ma morti singoli caduti per mani di singoli criminali in relazione a specifiche contese: bene!

Ma l’Italia dell’Antimafia non deve stupire; non deve stupire perché lo Stato per molti anni ha dato prova di altalenanza nelle prese di posizione sul fenomeno: dichiarazioni mirabolanti e ferme nella lotta al fenomeno scelte non coerenti nella gestione della repressione del fenomeno.

Chi non ricorda la difficile e lunga gestazione della Legge La Torre; chi non ricorda “Il giudice ragazzino” ucciso da solo in un campo dopo essere uscito dalla sua Ford Fiesta mentre aveva firmato il sequestro dei beni di grandi cosche.

Chi ha scordato la situazione di carenza di uomini e di mezzi degli uffici giudiziari calabresi.

Chi non ha posto attenzione alla circostanza che la politica dell’attuale dicastero della giustizia tiene in maggiore considerazione la politica della normalizzazione dell’attività giudiziaria rispetto al potenziamento delle strutture investigative.

Ma, soprattutto, chi fa finta di non vedere che quando il livello delle investigazioni sembra procedere versa una direzione che potrebbe segnare una chiara linea di demarcazione tra chi combatte e chi aiuta molti fenomeni criminali, parte un processo lungo di delegittimazioni che scombina la visione delle cose al fine di lasciare immutata la zona d’ombra di molti fenomeni?

Io voglio esprimere la mia personale solidarietà ai parenti delle vittime di mafia ma, soprattutto, voglio chiedere loro un grande impegno nel nome dei loro cari: raccontate il dolore, mostrate all’Italia il prezzo altissimo della vostra privazione, rendete partecipi i cittadini del Vostro isolamento, raccontate soprattutto la “dissociazione” nel sapere di lottare nel nome della giustizia e della verità ma di sentire l’ostilità e il fastidio di molti che all’apparenza dovrebbero essere i vostri alleati in questa lotta.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro avvocato Siciliano,
per la risoluzione finale della questione mafia in Italia,
dovrebbero tornare in vita tutti i sopraelencati eroi caduti sul campo di battaglia. Essi, infatti, a mio parere, inaugurerebbero una nuova fase di lotta tutta incentrata a colpire con precisione le parti vitali del mostro; che siede, spesse volte inconsapevolmente, tra i tre, con l'aggiunta del quarto, poteri che compongono lo Stato. Forse sarebbero riuccisi ma, in questo caso, la loro morte avrebbe un senso.
Bartolo iamonte

Sebastiano ha detto...

In un paese governato da per 50 anni da Andreotti;in un paese in cui abbiamo avuto un presidente del consiglio latitante e un altro,suo caro amico,al governo da 15 anni,nonostante le note frequentazioni mafiose di alcuni suoi dirigenti;in un paese in cui siedono in commissione antimafia persone che sono,al contempo,indagate dalla DDA;in un paese in cui,l'unico a farsi portavoce delle richieste delle vittime della mafia e' Cuffaro...beh,e' dura!Ciononostante,credo che ci dobbiamo provare a cambiare il tutto.Tutti insieme e ognuno nella sua singolarita'.

Anonimo ha detto...

Meglio cambiare paese: si fa prima.