«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 19 dicembre 2007

Non disturbare i manovratori


di Marco Travaglio
(Giornalista)

tratto da Voglioscendere

Nella scorsa legislatura ebbero grande risonanza mediatica (almeno sui giornali) gli appelli promossi e firmati da alcuni fra i nostri più prestigiosi giuristi e docenti universitari contro le leggi vergogna del governo Berlusconi e contro gli attacchi dell'allora premier all'indipendenza e all'autonomia della magistratura.

Qualcuno si domanderà: che fine han fatto quei giuristi e docenti universitari ora che le leggi vergogna (dall'indulto al bavaglio di Mastella ai giornalisti su intercettazioni e atti d'indagine) le promuove il centrosinistra, ora che gli attacchi all'indipendenza e all'autonomia della magistratura li muove l'Unione all'unisono col centrodestra?

Ottima domanda.

Ma la risposta è ancora meglio: gli stessi giuristi e docenti universitari, il 29 ottobre, hanno promosso e sottoscritto un appello contro l'incredibile richiesta di trasferimento del pm Luigi De Magistris da parte del cosiddetto ministro della Giustizia (se n'è occupato proprio oggi il Csm, per rinviare un'altra volta).

I princìpi citati dall'appello sono gli stessi che sostenevano gli appelli anti-Berlusconi.

Che cos'è cambiato?

Che nessun giornale ha pubblicato l'appello.

I giornali di destra pretendevano di censurare i riferimenti alla continuità col governo Berlusconi. I giornali di sinistra, evidentemente, preferiscono non disturbare il manovratore. Anzi, i manovratori.

I giornali "indipendenti", anziché esserlo dagli schieramenti, lo sono dalla verità dei fatti.

Pubblico l'appello "clandestino" qui di seguito, con i nomi dei primi firmatari.

Come si diceva qualche anno fa, leggete e diffondete.


Appello

La scorsa legislatura è stata connotata da forti tensioni tra potere politico e magistratura, con frequenti interferenze del primo sull’attività della seconda.

Ci si attendeva, nella nuova, un radicale mutamento di rotta, in armonia con le dichiarazioni programmatiche.

Si registra, invece, un’inquietante continuità di indirizzo, come denota il caso dell’inchiesta Why Not della procura di Catanzaro.

Appare a dir poco sconcertante che a chiedere per ‘motivi di particolare urgenza’ il trasferimento cautelare del pubblico ministero procedente sia lo stesso guardasigilli implicato nelle indagini.

E’ vero che l’iscrizione nel registro degli indagati è successiva a tale richiesta, ma è altrettanto vero che il coinvolgimento del guardasigilli nelle indagini era da tempo di pubblico dominio.

Tanto meno si giustifica l’inusitato provvedimento di avocazione con cui il procuratore generale facente funzioni ha sottratto l’inchiesta al magistrato procedente, sul presupposto di un’incompatibilità per ‘interesse nel procedimento’ ai sensi dell’art. 36 c.p.p.

Prudenza avrebbe voluto che, prima di adottare un provvedimento così eccezionale, si attendesse l’esito del giudizio disciplinare; in sua assenza si può rovesciare il discorso a base dell’avocazione ed ipotizzare, con almeno pari plausibilità, un ‘interesse’ del ministro a liberarsi del proprio inquirente e a precostituire cause di incompatibilità attraverso l’azione disciplinare.

In questo quadro la revoca dell’avocazione e la restituzione dell’indagine al suo originario titolare sono i passi necessari perché non sia ulteriormente minata la già precaria fiducia del cittadino nell’amministrazione della giustizia e nell’uguaglianza davanti alla legge.

Quanto alla circostanza che il pubblico ministero dell’inchiesta Why Not abbia pubblicamente denunciato l’illegittimità dell’avocazione e – insieme ad altri colleghi – pressioni e intimidazioni da parte di soggetti istituzionali, va senza dubbio riconosciuto che competano ai magistrati doveri di riserbo nei riguardi dei mass-media; ma è solo assicurando le condizioni per la legalità e l’autonomia delle indagini, che si può pretendere l’osservanza di quei doveri.

29 ottobre 2007

Sergio Chiarloni (università di Torino)

Mario Dogliani (università di Torino)

Paolo Ferrua (università di Torino)

Rosanna Gambini (università di Torino)

Andrea Scella (università di Udine)


8 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno a tutti,
In effetti dal 29 ottobre leggiamo soltanto ora l'appello.
Da un pò di tempo per farmi un'idea scorrevo tre o quattro quotidiani diversi:
Dopo "Uguale per tutti" li scorro per vedere quello che non c'è.
Spero che anche per i vari Mieli questo valga come un brutto segno.
Saluti
Alessandra

Catone il Censore ha detto...

Conosco il Prof. Dogliani, costituzionalista molto serio e da sempre orientato a sinistra: l'appello è una cosa seria, e non può certo passare per una delle tante strumentalizzazioni berlusconiane.
Ma fa un po' specie il fatto che Berlusconi si riempia la bocca coi nomi di Luigi De Magistris e Clementina Forleo a certificare, secondo lui, l'esistenza di una "armata rossa" della magistratura che lascia impuniti quelli che indagano su di lui, e che invece, da quotidiani orientati a sinistra, vengano censurate persone integerrime e di valore come il Prof. Dogliani.
Se la situazione è questa, temo che fatalmente quella che è una questione di giustizia e di civiltà venga attratta nell'ottica della polemica politica spicciola, e De Magistris e Forleo riceveranno sicuramente profferte da Berlusconi, se non le hanno già ricevute, come in passato altri magistrati, integerrimi ma "scomodi" per un certo potere.
Colgo l'occasione per fare i più vivi complimenti a chi anima questo blog: perché consente interventi in tema e pertinenti su ciò che ci sta a cuore (non come altri blog più noti e frequentati dove il "fuori tema" è la regola), per la qualità a livello di elaborati scientifici dei vari post, per il coraggio di magistrati che apertamente assumono posizioni critiche nei confronti di ciò che non va nel sistema giustizia oggi.

Anonimo ha detto...

Leggo oggi 19.12.07 sul Corriere della Sera (non firmato):
LA GIP
"Mi dissero di un deebito del PG su via Poma"
Roma - Al CSM il Gip Forleo ha smentito il PG di Milano Blandini.
"Fu lui a chiamarmi e a dirmi di D'Alema".
Poi non ha smentito la circostanza riferita dall'ex magistrato Imposimato che ha citato pure il delitto Cesaroni, affermando che il PG della Cassazione Delli Priscoli avrebbe subito pressioni (per avviare l'azione disciplinare contro il Gip) perchè lui aveva "un debito morale". Un "debito"legato a suo figlio che sarebbe stato tenuto fuori dalle indagini su via Poma.
Però, tra chi ha indagato sul giallo, nessuno ricorda quella circostanza.(fine articolo).

Altro tassello inquietante
Alessandra

salvatore d'urso ha detto...

La denuncia ai carabinieri di Clementina Forleo.

http://www.rainews24.rai.it/ran24/rainews24_2007/tema/docs/forleo.pdf

Anonimo ha detto...

Leggo anche la notizia riportata con una certa enfasi, della probabile discesa in campo politico della signora Dini in new look a pochi giorni dalla sua condanna.
Come donna rinuncio volentieri alle quote rosa se queste devono essere.
Voglio soltanto rilevare che per l'inclusione in graduatoria nei concorsi pubblici, anche del più umile lavoro, viene esaminata la sussustenza o meno di carichi pendenti penali.
Non è più tollerabile questo ostaggio alla cosa pubblica.
Alessandra

Anonimo ha detto...

Caro Marco Travaglio,

Lei è troppo intelligente per porre domande retoriche, di cui conosce benissimo la risposta.

Lei conosce altrettanto bene, al di là delle distinzioni formali dei ruoli e delle competenze, com'è realmente strutturato il potere in Italia, nonché come vi si accede.

Lo dica quindi apertamente, Lei che può invocare il diritto di cronaca e che ben può, a differenza della maggior parte dei cittadini, sopportare e sostenere le spese di eventuali procedimenti per diffamazione !

Pietro Gatto ha detto...

Al silenzio dei giornalisti aggiungerei pure la defezione del 95% dei firmatari del precedente appello. Sono sopravvissuti soltanto i galantuomini e i giuristi liberi, tra i quali sento di menzionare Paolo Ferrua, che ho avuto il piacere di conoscere.
Ricordo, per averla vissuta all'interno dell'accademia, la corsa alla firma contro le leggi ad personam. Adesso vedo soltanto quattro firme, ed immagino pure la ragione: per chi gramscianamente crede, come trent'anni fa, che la cultura stia a sinistra (quando invece in Italia latita in ogni dove), un appello non vale per quello che dice, ma per l'obiettivo che vuole colpire.
Complimenti ancora all'Università italiana, specchio fedele della classe dirigente nazionale.

Anonimo ha detto...

Pietro Gatto ha ragione, quando parla di Università. Solo, forse non ha ancora capito il ruolo degli "intellettuali": allora faccia due conti e veda quanti hanno aderito al regime fascista, e quanti se ne sono poi prontamente pentiti.

Veda, quindi, quanti altri (molto spesso gli stessi...) hanno aderito alle idee comuniste, quando sembrava che dovessero prima o poi trionfare in Italia.

Comprenderà allora che l'essere "intellettuale" in Italia molto spesso equivale ad esser ... glielo lascio indovinare !