«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 14 marzo 2008

Il buon esempio degli altri



di Sergio Lima
(Architetto)


Sono apparse di recente, anche sui giornali italiani, le notizie sul coinvolgimento di Elliot Spitzer, governatore dello Stato di New York, in un sordido caso di sfruttamento della prostituzione. Il Governatore avrebbe partecipato ad incontri con oltre 50 prostitute ed uomini facoltosi organizzati da alcuni dipendenti della società Emperors Club Vip.

E’ interessante notare che Spitzer è stato incastrato grazie ad alcune intercettazioni telefoniche ottenute nel corso di una inchiesta a suo carico, nella quale sono state arrestate altre quattro persone.

Premesso che, nonostante io viva e lavori a San Francisco (o forse proprio per questo), non reputo il sistema dei media e della giustizia negli USA così esemplare come molto spesso giornalisti e politici di casa nostra sembrano ritenere. E premesso che considero il reato compiuto da Spitzer sì grave, ma non particolarmente grave per quel che riguarda il ruolo da lui svolto nella pubblica amministrazione (il reato getta un’ombra su Spitzer individuo, ma non mette in discussione il suo operato da amministratore ... ben più grave sarebbe stato insomma se fosse stato scoperto ad incassare soldi, a fare illeciti accordi con la malavita, etc etc). Vorrei invece sottoporre alla vostra attenzione il fatto che negli USA NESSUNO, e ribadisco nessuno (né i politici, né la stampa, anche quella di simpatie democratiche come il New York Times, né tantomeno Spitzer stesso) ha gridato allo scandalo per quel che concerne l’uso delle intercettazioni telefoniche, anche quando queste vengono svolte a carico di importanti uomini delle istituzioni.

Nessuno ha lamentato la “persecuzione” della classe politica del paese, nessuno ha parlato di “invasione della privacy”, né tantomeno nessun politico (repubblicano o democratico che fosse) ha avanzato una proposta di legge che preveda multe salatissime, quando non il carcere, per quei mezzi di informazione che riportino il contenuto delle intercettazioni.

Nessuno poi ha strillato ai quattro venti l’inopportunità della pubblicazione di queste informazioni sui media nel bel mezzo delle primarie democratiche (Spitzer era uno dei grandi elettori di Hillary Clinton).

Né tantomeno si sono sentiti commenti sullo stile di quelli espressi sul nostro “caso Mele” dall’allora segretario dell’UDC Lorenzo Cesa (“La vita del parlamentare è dura ... bisogna considerare l’ipotesi del ‘ricongiungimento familiare’ per i deputati che, altrimenti, soffrono di solitudine”) commenti che di per sé implicherebbero, negli Stati Uniti, la fine di una carriera politica.

C’è di più ... : lo stesso Spitzer, colto sul fatto, non ha potuto che ammettere le sue colpe. E si è immediatamente dimesso.

Nessuno lo ha sentito inveire contro la stampa o gli ispettori dell’FBI a capo dell’inchiesta.

Che differenza in paragone alle reazioni del nostro caro probabile futuro presidente Berlusconi all’indomani della pubblicazione dei suoi colloqui con Agostino Saccà, già Direttore generale della RAI e poi Direttore di Raifiction, intercettazioni che svelarono non solo le gravi interferenze degli interessi privati di Berlusconi sulla tv di stato ma anche il palese circo di raccomandazioni che vedeva Berlusconi stesso direttamente coinvolto. “Un attacco criminale alla privacy” gridò Berlusconi.

Che differenza rispetto alle reazioni del dottor Vespa all’indomani della pubblicazione della sua conversazione con il dottor Sottile (portavoce di Fini) che rivelavano la sua profonda parzialità rispetto all’uso da lui fatto dei servizi di informazione.

Che differenza rispetto alle reazioni di D’Alema e Fassino e dei loro compagni di partito, quando divennero note le loro telefonate nella vicenda Unipol-BNL.

Da noi ormai, in qualsiasi inchiesta che veda coinvolti personaggi politici, richiedere al parlamento l’uso di registrazioni telefoniche ai fini delle indagini viene definito un “provvedimento abnorme” (si vedano le recenti contestazioni del CSM dirette a Clementina Forleo in merito all’inchiesta UNIPOL). Una abnormità !

Ebbene, abnormità come queste, apparentemente, all’estero non solo non sollevano alcuna critica né da parte delle istituzioni né da parte dei media, ma permettono di portare alla luce del sole crimini commessi dai potenti, permettono di applicare le leggi.

Ancora una volta, gettando una occhiata oltre il confine del nostro sofferente paese, viene da concludere che in Italia concetti come giustizia, correttezza e rispetto delle regole sembrano avere perso completamente di significato.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

CHE DIRE:
IL NOSTRO TRA L'ALTRO E' ANCHE IL PAESE DOVE UN SIGNORE SI CANDIDA PER LA QUARTA VOLTA CON LA QUASI CERTEZZA DI VINCERE LE ELEZIONI A PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NONOSTANTE ABBIA DICHIARATO VANTANDOSI CHE I MILLE PARLAMENTARI CHE COMPONGONO IL NOSTRO PARLAMENTO SONO SUPERFLUI, A LUI NE BASTEREBBERO UNA TRENTINA PER GOVERNARE.
bartolo iamonte

Anonimo ha detto...

Parafrasando Eugenio Scalfari (che ha efficacemente definito alcuni sedicenti liberali di casa nostra come "Liberali alle vongole") potremmo definire alcuni sedicenti ammiratori della società americana (sempre di casa nostra) come "americani alle vongole".
Saluti a tutti,
Pierfrancesco La Spina

Cinzia ha detto...

Bèh, spesso (ma non troppo) gli americani sono bravi ad essere democratici e ad accettare di buon grado strumenti di ogni genere per migliorare la propria democrazia... un po' meno lo sono quando si trovano nei paesi degli altri e ce lo hanno dimostrato ampiamente. A me non sembrano proprio un bel campione di democrazia. Comunque, in questo caso, il modello calza perfettamente per dimostrare quanto sono arroganti e corrotti i nostri politici e il mio commento non vuole togliere nulla alle giustissime argomentazioni del post.
Perdonate, è solo che quando sento portare ad esempio gli americani mi torna sempre su un po' di acidità di stomaco, si rimescolano senza ordine i sapori di Abu Graib, Guantanamo, Chermisse, Vietnam, Iraq, Calipari, Ustica……… persino New Olrleans grida vendetta alla mia impossibile digestione!!!

Felice Lima ha detto...

Per Cinzia.

Sono totalmente d'accordo con Lei, cara Cinzia, ma, conoscendo l'autore del post :-) sono certo che non intendeva in alcun modo offrire copertura alle atrocità da Lei giustamente ricordate.

Un caro saluto.

Felice Lima

Francesca ha detto...

http://download.repubblica.it/pdf/2008/istanza_di_matrimonio.pdf

Ecco, per ridere un po', chiediamoci che ne avrebbero fatto in America di un signore come quello che invita a sposarsi con suo figlio per risolvere i problemi economici.....

Meno male che c'e' chi ha voglia di scherzarci su

salvatore d'urso ha detto...

Ma quello che fa più male è vedere parte della società civile, cittadini normali, dire con aria rassegnata "che ci dobbiamo fare? E' così che vanno le cose..."

E invece la risposta per un cambiamento drastico dello stato pietoso della nostra democrazia sta tutta nel semplice verbo "fare".

Ognuno deve fare la sua parte affinchè chi commetta illeciti, reati e azioni moralmente ed eticamente deplorevoli venga perseguitato dall'opinione pubblica e costretto alle dimissioni e all'abbandono dall'attività politica. Dal contadino al ricco imprenditore, dal magistrato e perchè no allo stesso uomo politico, ci deve essere un solo ed unanime coro... "a casa" e se giustizia vuole e la dove c'è reato anche in galera...

per il resto ovviamente quoto tutto.

Cinzia ha detto...

Ben ritrovato dott.Lima,
è sempre un piacere essere in accordo con Lei!
Le credo senza riserve, ma non riesco mai ad evitare di ritrovarmi nella parte del "grillo parlante", del resto qualcuno deve pur farla e oramai ho capito che in questa vita è senza dubbio il mio ruolo! ...Non può immaginare quante scarpate ho preso e ancora prendo per questo motivo!!!

Un cordiale saluto

Cinzia

Anonimo ha detto...

buon esempio per buon esempio, vi riporto l'uso che si fa delle intercettazioni in un'altra grande democrazia del nostro tempo, l'impero del Giappone. ebbene, laggiù sono permesse (a fronte chiaramente di motivata richiesta degli inquirenti), ma il loro contenuto non può venire utilizzato in tribunale.
cioè, si può intercettare il politico che tratta la bustarella coll'imprenditore, il mafioso che organizza il carico di droga, il dirigente d'azienda che fissa appuntamenti con prostitute spendendovi fondi della ditta.
tuttavia, in sede processuale, agli imputati non si può contestare il contenuto delle conversazioni (le quali rimangono perlopiù segrete, a buona testimonianza della riservatezza degli uffici preposti): nel dibattimento si può soltanto chiedere all'imputato: "perché il giorno tale ha fatto tredici telefonate per complessivi centotrenta minuti con il signor xxx, noto spacciatore di droga?", oppure, "cosa avevano da dirsi il sottosegretario alle infrastrutture onorevole yyy e il signor, kkk, presidente della ditta tale, nota impresa edile che dopo pochi giorni ha ottenuto l'appalto per la costruzione della nuova strada?"
considerando che in Giappone non si può trattenere in carcere un sospetto se entro una settimana non si riesce a incriminarlo con prove fondate, e che la costituzione giapponese vieta di condannare chiccessia sulla base della sola confessione, mi pare che vengano garantite in questo modo sia le esigenze degli inquirenti che la libertà di comunicazione e la riservatezza del cittadino.
il quale, se innocente, non avrà problemi a riferire il tenore delle conversazioni avute, e quando è invece colpevole normalmente tace.....

baron litron

Sergio Lima ha detto...

Gentile Cinzia,

degli Stati Uniti in quanto democrazia/media/politica interna/estera penso tutto il male che se ne puo’ pensare (meno male penso della regione dove vivo, San Francisco e Bay Area, dove invece riscontro una consapevolezza profonda dei mali del paese). Ma e’ proprio questo il punto...in questo paese, con tutte le sue discrepanze e tutti i suoi orrori/errori, quando qualcuno viene colto con le mani nel sacco, non si sollevano partiti, media e uomini delle istituzioni a censurare intercettazioni, denigrare il sistema giudiziario, e tentare di spacciare il colpevole per innocente. Spitzer potra’ anche farla franca daventi alla legge, e per i soliti espedienti del sistema non beccarsi nessuna condanna, ma la sua carriera politica e’ FINITA, e la cosa finisce li.........persino negli Stati Uniti ! In Italia purtroppo le cose stanno in tutt’altro modo (Mele siede ancora in parlamento!).

Grazie

Sergio Lima

Anonimo ha detto...

Credo che l'esempio degli Stati Uniti per "difendere" l'uso delle intercettazioni sia inadeguato e poco convincente, e ciò per diversi motivi.

Gli Stati Uniti sono un paese a forte impronta moralistico-puritana, in cui il carcere è considerato una punizione per il colpevole e non uno strumento di tutela della società (come dovrebbe essere), in cui i familiari di una vittima possono reclamare di assistere a una condanna a morte "per ottenere soddisfazione del torto subito", in cui gli imputati spesso sono portati in aula con i ferri ai piedi oltre che alle mani, come se facessero parte di una umanità inferiore.

La stessa civile California è stata teatro negli anni '80 di vergognose cacce alle streghe (vedi caso McMartin altri simili) in cui PM e tribunali si sono fatti complici dell'isteria collettiva condannando dei poveri malcapitati senza alcuna prova oggettiva (e oggi c'è il rischio che ciò si ripeta, in una simile vena moralistico-ideologica, con le accuse di terrorismo o di stupro...)

In questo contesto fortemente ideologico e moralistico, qualsiasi strumento è lecito per arrivare alla condanna, e se la vittima è un potente ed ex moralizzatore, tanto meglio. E' ovvio quindi che l'uso delle intercettazioni non sollevi obiezioni, meno ovvio che ciò rappresenti un segno di maggiore civiltà.

Tornando all'Italia, credo che l'uso indiscriminato delle intercettazioni dovrebbe suscitare obiezioni, non solo nell'opionine pubblica, ma anche fra i magistrati. In particolare sarebbe auspicabile che le intercettazioni rappresentassero una conferma di prove già solide, piuttosto che la prova principe (da spiattellare a giornali e televisioni, in modo da aumentare le pressioni sugli indagati o, ancora meglio, processarli direttamente sui media) come accade oggi.

Ci tengo infine a sottolineare che la mia osservazione non riguarda il caso specifico del potente di turno, ma un fenomeno più generale e preoccupante che colpisce e interessa anche i normali cittadini.

Cinzia ha detto...

Gent.mo Sergio
sono contenta di sentire dalla voce di un’esperienza diretta come la Sua, che c'è una parte del paese America cosciente delle proprie contraddizioni e brutture. In ogni modo l’errore perpetrato in molti casi dagli Stati Uniti è ricorrente un po’ ovunque, ma non per questo giustificato. Possiamo solo rilevare che essendo l’America più potente, esercita semplicemente con maggiore ottusità, arroganza e sfrontatezza il proprio potere (ad esempio rispondendo negativamente a tutte le richieste esterne di presa in carico delle proprie responsabilità… e non credo ci sia bisogno che io citi nulla, ognuno di noi può sbizzarrire la propria memoria su vari fronti: ecologia, politica estera, diritti umani…).
Ora possiamo citare l’America a buon esempio, come ha fatto Lei o il Giappone, come ha fatto baron litron, ma in sostanza il problema io credo sia radicato molto più in profondità, travalica le cittadinanze, le etnie, le appartenenze. In effetti, la questione che cerco di sollevare va ben oltre i confini di uno stato, si dipana nel profondo delle coscienze di ognuno in quanto essere umano e cittadino del mondo.
Usare un metro di giudizio che ha valore sia per se stessi che per gli altri è un elemento indispensabile di maturità civica e raggiunge la sua massima espressione se accoglie in sé la capacità di armonizzare le differenze di ognuno, traendo da queste sempre maggiore ricchezza nella comprensione della realtà.
Pretendo molto da me stessa e dai miei simili?!
Un grande Maestro scriveva che “gli esami non finiscono mai”. L’interpretazione che voglio qui suggerire si esprime nella crescita intellettuale di un essere umano che ha termine, forse solo, con la morte. Anzi, voglio spingermi oltre e usare il concetto di reincarnazione per trascendere la crescita verso altre vite fino a raggiungere una vera e propria coscienza collettiva in continua evoluzione!
Come può vedere caro Sergio il mio anarchismo è quasi mistico, ma le assicuro che non sono pazza e vivo ben calata nella realtà!!!
Cerco solo di non perdere di vista il mio obiettivo più alto, né quando lavoro come precaria per quattro maledetti soldi, né quando guardo in televisione l’ultimo Report della Gabanelli che fa venire voglia di piangere e nemmeno quando sono costretta ad ingoiare la realtà di dover condividere lo stesso territorio con le facce di bronzo e le coscienze nere di certi politici o personaggi loschi.
Io voglio vivere e non sopravvivere e per farlo ho bisogno d’impegnarmi con la stessa consapevole energia in ogni cosa, sia esso un dettaglio che l’intero disegno.
Ho bisogno di prendere tutto molto sul serio e con la stessa serietà saper ridere di ogni cosa.
Infondo non credo di essere una variante umana tanto rara…

Con simpatia

Anonimo ha detto...

Sergio hai ragione, ma io volevo salutarti...ti ho cercato su FACEBOOK, ma non so se ti ho beccato. Ciao
Filippo Marsala

Valerio ha detto...

Sergio,
abbiamo voglia di vederti e/o sentirti.
Ci manchi, fatti vivo.