«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 13 marzo 2008

Intercettazioni, Forleo a giudizio



di Paolo Colonnello
(Giornalista)


da La Stampa del 13 marzo 2008

Milano – Lei si dice «stupita». Ma Che prima o poi arrivassero al pettine i nodi ingarbugliati dei procedimenti avviati contro Clementina Forleo, era scritto nei fatti.

E perciò, così come vaticinato dall’ex giudice Ferdinando Imposimato che la informò con due mesi d’anticipo di “manovre in Cassazione” ai suoi danni, e auspicato nella memoria difensiva di Massimo D’Alema che si augurò un intervento “istituzionale” per censurarla, il gip Forleo è stata infine rinviata a giudizio dal Procuratore Generale della Cassazione davanti alla sezione disciplinare del Csm.

Motivo: il provvedimento con cui l’estate scorsa chiese alle Camere l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni degli onorevoli Cicu (Fi), D’Alema e Fassino e dei senatori Comincioli e Latorre nell’ambito del procedimento contro Giovanni Consorte per la scalata Bnl.

Si trattava di un centinaio di pagine (che nel suo capo d’incolpazione il pg Delli Priscoli ritiene abbiano «violato gli obblighi di imparzialità, correttezza ed equilibrio» costituendo un «abnorme, non richiesto e ultroneo giudizio anticipato, espresso in termini perentori, fortemente connotato da accenti suggestivi e stigmatizzatori e non dovuto in relazione alla funzione che in quel momento l’incolpata esercitava».

Una frase in particolare sembra avere colpito il pg Delli Priscoli, la stessa che aveva assai indispettito anche la difesa D’Alema e Fassino visto che gli stessi si erano visti definire nel provvedimento forleiano «sempre pronti e disponibili a fornire i loro supporti istituzionali in totale spregio delle regole dello Stato di diritto»; e ancora: «inquietanti interlocutori di dette conversazioni»; e sostenendo infine che gli stessi «apparivano all’evidenza non passivi ricettori d’informazioni (...), ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata».

Frasi che secondo Delli Priscoli avrebbero dimostrato una “carenza di doti d’imparzialità, correttezza, equilibrio e sobrietà cui deve sempre uniformarsi il magistrato nella motivazione di provvedimenti giurisdizionali”.

In più, sottolinea il pg della Cassazione, «ove si abbia riguardo alla facilmente prevedibile diffusione che l’atto avrebbe avuto in ambito parlamentare e sui mass media».

Insomma secondo il rappresentante dell’accusa, il gip Forleo avrebbe dovuto porsi anche il problema dei titoli sui giornali.

Ora del caso dovrà occuparsi la disciplinare del Csm.

Ma anche se la posizione di Clementina è già al vaglio per un procedimento di trasferimento e incompatibilità funzionale, l’esito della decisione, almeno in questo caso, non è affatto scontata.

Entrare nel merito di un’ordinanza per estrarne profili disciplinari, rischia di scontrarsi con i pareri già rilasciati da autorevoli giuristi (vedi Franco Cordero) che considerarono legittima la motivazione del gip milanese che accompagnava le richieste alla Camera.

La stessa Forleo poi, anche nel recente provvedi-mento con il quale ha rimandato gli atti delle intercettazioni di D’Alema ai pm dell’inchiesta Bnl (Greco, Fusco e Orsi, che sono stati citati come testimoni dal pg della Cassazione) spiega di aver agito secondo il principio dell’articolo 331 del codice di rito, ritenendo necessaria la motivazione di un’ipotesi concorsuale dei parlamentari, «al pari di quanto di frequente avviene in provvedimenti giurisdizionali di varia natura (dove possono venire prospettate e motivate anche responsabilità penali di terzi non indagati) e ciò al di là delle successive ed eventuali differenti determinazioni del pm».

Secondo lei insomma, quell’ordinanza rientrava nelle piene prerogative di un gip.

«Pensavo – dice Forleo – di avere chiarito a sufficienza le contestazioni processuali della vicenda, peraltro avvallata da notevole dottrina».

Evidentemente non è bastato anche se il suo avvocato difensore, il Procuratore aggiunto di Torino Maurizio Laudi, si dice allo stesso modo «sereno su quanto potrà accadere».

L’udienza disciplinare è stata fissata il 27 giugno.

All’orizzonte rimangono altri tre capi d’incolpazione decisi dal pg della Cassazione per ora coperti da omissis perché ancora oggetto d’indagine penale.

Infine tra una settimana dovrebbe chiudersi la fase preliminare dell’inchiesta condotta dalla Prima commissione del Csm. La parola passerà poi al plenum.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

"sempre pronti e disponibili a fornire i loro supporti istituzionali"
- altrimenti che senso avevano le telefonate per fornire e aggiornare i termini dell'affare in corso?;
"Inquietanti interlocutori di dette conversazioni"
- inquietanti sì, visto che gli attori sono sotto processo per questo;
"ma consapevoli complici di un disegno criminoso di ampia portata"
- più consapevoli di così. Sognavano l'ambito progetto.
Mi ricordo la soddisfazione di D'Alema che un giovane ricercatore aveva trovato la brillante soluzione per respingere la richiesta.
"All'epoca dei fatti era europarlamentare".
Che bell'esempio istituzionale di ricerca della verità e trasparenza nei confronti degli italiani.
Quanto dispendio di energie e vittime illustri per seguire una richiesta di obbligo verso gli elettori.
Da altre parti si dimettono subito per la solita scappatella.
Ma qui è l'Italia la patria del diritto.
Alessandra