«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 20 marzo 2008

I silenzi sul Garage Olimpo di Bolzaneto



di Giuseppe D’Avanzo
(Giornalista)


da La Repubblica del 19 marzo 2008.

Il processo per i fatti di Bolzaneto, scrivono i pubblici ministeri nella memoria consegnata ieri al tribunale di Genova, è «un processo dei diritti».

Le testimonianze, le fonti di prova raccolte, le timide ammissioni degli imputati, la ricostruzione di quel che è accaduto in una caserma italiana diventata, per tre giorni, un argentino Garage Olimpo parlano della dignità della persona umana, della libertà fisica e morale del cittadino detenuto.

Ci ripetono che anche una democrazia è capace di torturare.

Che anche la nostra giovane democrazia può avvitarsi, senza preavviso, in una spirale autoritaria, e non solo i regimi che si nutrono dell’annientamento dell’altro per sopravvivere. i ricordano che l’umiliazione di un uomo prigioniero e indifeso, abbandonato a un deserto di regole, garanzie e umanità apre un solco profondo tra il cittadino e lo Stato.

Ci annunciano come può collassare la cultura stessa della nostra convivenza civile.

L’indignazione non può bastare per quel che accaduto a Genova Bolzaneto.

Non è sufficiente un sentimento.

Occorrono ragione e intelligenza delle cose.

E’ necessario interrogarci con radicalità sulla debolezza delle nostre istituzioni; sui deficit culturali di chi – in alto o in basso – li rappresenta; sulla qualità delle prassi di governo e comando di quelle istituzioni; sulla peculiarità dei meccanismi di selezione dei ceti dirigenti di quelle amministrazioni, sulla loro permeabilità a una volontà – politica, burocratica – che può capovolgere i valori costituzionali.

«Bolzaneto è un “segnale di attenzione”», hanno ragione i pubblici ministeri di Genova.

E’ «un accadimento che insegna come momenti di buio si possono verificare anche negli ordinamenti democratici, con la compromissione dei diritti fondamentali dell’uomo per una perdurante e sistematica violenza fisica e verbale da parte di chi esercita il potere».

I magistrati sembrano chiedere ascolto, più che al tribunale, a chi ha il dovere di custodire gli equilibri del-la nostra democrazia.

Bolzaneto, sostengono, insegna che «bisogna utilizzare tutti gli strumenti che l’ordinamento democratico consente perché fatti di così grave portata non si verifichino e comunque non abbiano più a ripetersi».

E’ un’invocazione, ci pare.

Quei magistrati, con misura e rispetto, dicono alla politica, al Parlamento, alle più alte cariche dello Stato, alla cittadinanza consapevole: attenzione, gli strumenti offerti alla giustizia per punire questi comportamenti non sono adeguati.

Non esiste una norma che custodisca espressamente come titolo autonomo di reato «gli atti di tortura», «i comportamenti crudeli, disumani, degradanti».

E comunque, il pericolo non può essere affrontato dalla sola macchina giudiziaria perché quando si mette in moto è troppo tardi.

La violenza già c’è stata.

I diritti fondamentali sono stati già schiacciati.

La democrazia ha già perso.

I segnali di un incrudelimento delle pratiche nelle caserme, nelle questure, nelle carceri – dove i corpi vengono rinchiusi – dovrebbero essere percepiti, decifrati e risolti prima che si apra una ferita che non sarà una sentenza di condanna a rimarginare, anche se quella sentenza – e non è il nostro caso – fosse effettiva.

L’invito della magistratura di Genova dovrebbe indurre tutti – e soprattutto le istituzioni – a guardarsi da ogni minima tentazione d’indulgenza, da ogni relativizzazione dell’orrore documentato dal processo.

Ora se si prova a esaminare gli umori delle amministrazioni dello Stato, coinvolte nel plumbeo affresco di violenze ricostruito a Genova, si raccoglie soltanto un imperturbabile disinteresse.

Non un fiato.

Al più, spallucce.

In qualche caso, un sorrisetto di disprezzo.

Quel che, a buona parte dell’opinione pubblica, appare a ragione una lesione e una grave ipoteca, non lascia traccia nelle istituzioni.

Non è nemmeno un amaro ricordo.

E’ soltanto un nulla di cui non vale più la pena occuparsi.

Non deve essere nemmeno un fatto politico, una questione pubblica – come si doleva qualche giorno fa Marco Revelli – perché la politica guarda da un’altra parte.

Distratta?

Complice?

Inconsapevole?

Senza dubbio sorda ai coerenti argomenti di Valerio Onida: «Uno Stato che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedirne reati, ma per commetterne, non può essere considerata “forza dell’ordine”. Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici».

Forse non si possono usare formule più preoccupate, e tuttavia anche le parole del presidente emerito della Corte costituzionale sono cadute nel vuoto.

Il governo in carica tace come se l’affare non lo interpellasse e riguardasse gli altri che governavano nel 2001.

Tace il centro-destra, dimentico che quelle violenze si consumarono nel giorno in cui si presentò alla scena del mondo mentre un vice-presidente del Consiglio (Fini) era ospite della “sala operativa” in questura e un ministro di Giustizia (Castelli), nel cuore delle notte, visitava la caserma di Bolzaneto bevendosi la storiella che i detenuti erano nella «posizione del cigno» contro un muro (gambe divaricate, braccia alzate) per evitare che gli uomini molestassero le donne.

Tace Bertinotti, tace Veltroni come se la promessa di un’Italia «nuova» potesse fare a meno di chiedersi: perché c’è stato l’inferno di Bolzaneto? E quale garanzie abbiamo che non accada più?


7 commenti:

lacastaitaliana ha detto...

Come ho già scritto nel post del 17 marzo (ancora non era online questo), io sono rimasta annichilita e disgustata dall'intervista a Castelli, il silenzio sarebbe stato più di buon gusto, ma il narcisismo e l'ottusità non hanno limiti.
Ma se Castelli mi disgusta mi preoccupa molto di più il silenzio di quei politici in cui sto cercando di riporre le mie residue speranze di cittadina. Vorrei che prendessero delle posizioni nette, il perchè è scritto già nella vostra intestazione "Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perchè è giusta” - Martin Luther King.
Non voglio più sentire discorsi che parlano di "eccessi da entrambi le parti", perchè non è di quello che stiamo parlando ma della violazione dell'art.13 in mancanza di una legge precisa contro la tortura.
Pia Avolio de Martino

Anonimo ha detto...

Nessuna garanzia che ciò non accada più.
Purtroppo le leggi speciali contro il terrorismo e le mafie, che mai avrebbero dovuto essere adottate da un paese civile, hanno consentito Bolzaneto, il caso più eclatante e tanti altri simili.
D'altronde, Andreotti in un'intervista al Corriere della Sera lo ha ammesso pubblicamente: "mi sarei aspettato di essere indagato per le leggi al limite della costituzionalità varate dal mio governo per contrastare la mafia, mai di essere un colluso con essa!"
bartolo iamonte

Francesca ha detto...

La democrazia e' perdente in Italia, purtroppo.
Dove c'e' una giustizia capace di essere forte solo con i deboli, un'amministrazione che privilegia i potenti ed umilia l'utente comune, una sanita' che distingue tra malato e malato, una scuola che ha rinunciato a selezionare,
la democrazia ha perso.
E se nessuno si indigna piu', se viviamo rassegnati all'idea che debba andare cosi', anzi, se possiamo metterci nella scia di chi puo' dare protezione, tanto meglio per noi, non c'e' futuro per le generazioni a venire.
a politica non offre spettacoli edificanti, perche' nonsa e non vuole discernere fra chi e' davvero onesto e chi cerca di favorire gli amici e farla franca.
Basta scorrere le liste elettorali di quaso grande BArnum dove molti sono alla ricerca dello scudo spaziale, e tutti s'impalcano a statisti e probi.
Eppure li voteremo tutti; non possiamo fare altrimenti, vista l'oligarchia a cui ci siamo condannati ed essi saranno sempre li' a perpetuare i loro grandi e piccoli imperi economici e dell'illegalita', asfregio di chi, per la giustizia, per la legge, per il bene comune ha messo in gioco la vita.
Dobbiamo avere la forza di sperare in una risurrezione profonda, per crederci ancora...
E mai piu' " cosi' fan tutti!" : noi no!

salvatore d'urso ha detto...

Quali garanzie abbiamo?

Nessuna visto che i reati saranno prescritti... e se si arrivasse a condanna comunque la pena inflitta sarà ridicola poichè gli anni richiesti per tutti gli imputati sono troppo pochi rispetto a ciò che hanno fatto. la pena giusta sarebbe stata di almeno 15 anni certi non scontabili o al netto degli sconti per chi ha commesso i crimini più efferati...

Con quel conto presentato dai magistrati sembra anche la giustizia si sia messa a prendere in giro le vittime di quegli abusi... Quindi quei magistrati sono "cattivi" magistrati...

salvatore d'urso ha detto...

Da repubblica:

L'ex ministro della Giustizia: "A Bolzaneto parlai con un fermato e non mi disse nulla"
Poi attacca i giudici: "La storia italiana piena di pm che sostengono tesi fasulle"
Castelli: "Episodi isolati da punire
né torture né pestaggi organizzati"
di LIANA MILELLA


L'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli
ROMA - Veltroni? "Sono d'accordo con lui, scopriamo se ci sono state responsabilità politiche, ma facciamolo a 360 gradi e vediamo pure se a Genova qualcuno ha scatenato i manifestanti visto che la città è stata messa a ferro e a fuoco". Il leghista Roberto Castelli, Guardasigilli fresco di nomina ai tempi delle torture di Bolzaneto, contesta i pm che avrebbero sposato "la tesi dello Stato-spectre che sospende i diritti e colpisce cittadini inerti". Per lui ci furono "solo episodi isolati frenati dagli stessi colleghi". Comunque "da condannare e punire".

Come giudica la requisitoria dei pm di Genova?
"C'è un equivoco di fondo. Su Bolzaneto si scontrano due tesi: nella prima c'è il black out della democrazia e l'Italia trasformata nel Cile di Pinochet; nella seconda, in cui credo e che corrisponde a risultati della commissione d'inchiesta del Dap, la stragrande maggioranza della polizia penitenziaria ha fatto il suo dovere, ma ci sono stati singoli abusi repressi dai presenti".

Non è una tesi minimalista?
"E perché? Dico che un abuso c'è stato. Ma leggendo alcune frasi dei pm si capisce che in loro c'è la missione salvifica per far trionfare lo stato dei diritti. Questo li ha portati fuori strada perché confondono singoli episodi e li interpretano come il frutto di un disegno preordinato non si sa chi. Con una contraddizione: perché non hanno chiamato in giudizio i responsabili del Dap? Perché sono i primi a non crederci".

Invece di criticare i violenti attacca i pm?
"La storia italiana è piena di pm che sostengono tesi rivelatesi fasulle. Il loro non è oro colato. Vedremo quanto reggerà nel dibattimento".

A Bolzaneto non furono sospesi i diritti umani?
"Lo nego. Alcuni fatti sono stati equivocati dagli imputati. Come la perquisizione corporale che è prevista dal regolamento. Chi denuncia le flessioni non sa che è solo un sistema tecnico per evitare ricerche più intrusive. Non c'è umiliazione per puro sadismo".

Chi mise gli arrestati nella posizione del cigno applicava la legge?
"Neanche a me sembrò normale e chiesi perché venisse fatto. Mi fu data una risposta strana, per evitare che i ragazzi toccassero le ragazze. Rimasi perplesso. Dalla commissione emerse che fu necessario per separare gli immatricolati dagli altri. Deciderà il giudice se stare in piedi quattro ore vuol dire sospendere i diritti".

Per lei è normale?
"I metalmeccanici stanno in piedi otto ore al giorno e non si sentono umiliati e offesi. Immatricolazioni e identificazioni si sono protratte oltre il tempo normale. Non fu anomalo in una notte come quella".

Perché si precipitò a Genova? Vide gli abusi? A caldo negò pestaggi "sistematici e preordinati".
"E li nego tuttora. Ero a casa e seppi dell'assalto a Marassi. Ritenni mio dovere stare vicino ai miei uomini. Non ero solo. La visita a Bolzaneto fu decisa al momento. Parlai con un fermato, ma non mi disse nulla. Tuttora mi chiedo perché i pm non mi abbiano mai chiamato. Non è strano? Comunque dopo il G8 ci furono lettere di complimenti per la penitenziaria come quella di un funzionario Usa".

Gli Usa fanno testo?
"E l'ex pg Marvulli che ringraziò tutti 'per il comportamento ineccepibile'? E il capo dei gip Coppello che fece lo stesso? Siamo stati tutti ciechi o la sospensione dei diritti non c'è stata?".

Contesta la tortura organizzata?
"Non sono Dio e non posso negare a prescindere. Ma vedo singoli episodi da punire e perseguire".

Donne tenute nude, gente costretta a gridare "viva il duce"...
"Fatti gravissimi, ma singoli".

E la testimonianza di un agente pentito?
"Gli episodi sono sempre gli stessi: dita divaricate, il piercing strappato, la ragazza fatta uscire in slip e reggiseno in corridoio, quello obbligato a cantare Faccetta nera. Raddoppiamo pure i casi, ma non superiamo la decina. Tre giorni di emergenza, qualche singolo che perde la testa e va punito. Il resto sono palle giornalistiche".

Perché, da ministro, non ha cacciato quei singoli?
"Prima di rovinare la vita di qualcuno bisogna aspettare i risultati del processo. Sono convinto che emergerà la verità".

Di chi è la colpa se in Italia non c'è il reato di tortura?
"Del legislatore di sinistra che ha presentato un testo inaccettabile, in cui si parlava di torture di natura psicologica, per cui io potrei accusare di tortura Prodi visto che ogni volta che lo vedo mi sento male".

Se il Pdl vince, metterà il reato nel codice?
"C'è un obbligo internazionale, ma ci vuole un testo equilibrato".

Prescrizione e indulto. È giusto che tutto sia cancellato?
"E lo dice a me che ho votato contro lo sconto di pena? Con la Cirielli i reati gravi non si prescrivono. Se Bolzaneto è stato il "garage Olimpo" perché hanno contestato reati prescrivibili in sette anni? La verità è che ci sono clamorosi buchi di natura logica".

Anonimo ha detto...

Penso anch'io che la certezza della pena deve rappresentare l'espiazione per il male commesso.
La giustizia non può "perdonare a prescindere".
Purtroppo in Italia, da troppo tempo si legifera in "emergenza" poi le correzioni alla necessità dell'emergenza non vengono mai effettuate.
Durante gli anni di piombo furono emanate leggi emergenziali sull'uso delle armi.
Poi, finita l'emergenza quelle leggi,severe per le necessità dell'emergenza, venivano applicate ai cacciatori che sparavano agli uccellini.(non perchè sia per la caccia, ma c'è la sua bella differenza).
Poi per altre emergenze si è innescato il periodo del garantismo, poi dell'eccessivo garantismo, poi è successo che chi commette un reato, anche gravissimo, sia sulle persone che sul patrimonio collettivo, tra prescrizioni, riti, indulti, amnistie, sconti, regimi alternativi, e governi balneari che non hanno neanche il tempo e la voglia, tutte queste leggi, contraddittorie e controproducenti, hanno generato una situazione generale ingestibile che si vuole pretendere che sia risolta dalla Magistratura.
Alessandra

Generazione V ha detto...

Il reportage piu' completo mai visto sui fatti del G8 e' quello mandato in onda dall'ottimo Carlo Lucarelli. Lo consiglio a tutti, spero ci sia su emule..