«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 3 marzo 2008

Le responsabilità dei magistrati



Con l’occasione di un suo commento fatto al post “Luigi De Magistris, il C.S.M. e il rispetto della dignità delle persone”, abbiamo avuto l’opportunità – della quale gli siamo grati – di un prezioso scambio di opinioni con il Procuratore Generale di Ancona, dr Gaetano Dragotto.

Il dr Dragotto ha una storia umana e professionale molto significativa e, nel corso della sua lunga carriera, ha dato con generosità e coraggio contributi preziosi all’istituzione e alla magistratura associata. E’, fra l’altro, fra i fondatori di Magistratura Democratica che, con altri, si sono battuti con coraggio e pagando prezzi personali assai alti perché, in anni molto difficili, anche nella magistratura si facessero strada i valori della democrazia oggi, purtroppo, ancora in grande pericolo.

A questo link si possono leggere i discorsi da lui pronunciati quale Procuratore Generale alle inaugurazioni degli anni giudiziari dal 2004 al 2008. Di stretta attualità e grande interesse quello di quest’anno 2008.

Con il suo permesso pubblichiamo una mail che ci ha inviato in risposta a una nostra richiesta di darci la sua opinione su alcuni dei temi trattati nel blog (in particolare, nei post “
Presentazione”, “Che fare!” e “Una "Giustizia" molto migliore è possibile ... anche subito!”).
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di Gaetano Dragotto
(Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Ancona



Carissimi colleghi, accogliendo il Vostro gentile invito, ho riletto con un po’ di calma gli articoli che mi avete segnalato e, se mi è consentito, vorrei soffermarmi in particolare sulle seguenti proposizioni, che sembrano quelle sulle quali forse potrei interloquire, con qualche contributo di esperienza:

a) “una parte molto rilevante delle ragioni per le quali i cittadini sono legittimamente scontenti del modo in cui viene reso il “servizio giustizia” trova causa in condotte negligenti (purtroppo non rare né sempre lievi) di magistrati”.

b) “Quanti di noi hanno pagato davvero - al pari di un medico del pronto soccorso o di un conduttore di treno o di aliscafo - per le devastati scemenze che a volte si leggono in tante sentenze? Per la totale disorganizzazione dell'ufficio che dirigono o che è loro affidato? Per la totale incapacità di migliorare sotto qualsiasi profilo il servizio che devono rendere?”

c) “Di fatto, nessuno di noi risponde veramente - se non in casi talmente clamorosi che meriterebbero la galera - della gestione irragionevole dei ruoli, della trattazione illogica delle cause (cause urgenti vanno lontano, cause bagatellari vicino), dei ritardi incontrollati dei consulenti tecnici, della irragionevole violazione di legge che è la sistematica compensazione delle spese nel civile, che produce un enorme contenzioso incoraggiato dall'“impunità””.

d) “La maggior parte dei capi e sottocapi degli uffici interpreta questo ruolo come una onorificenza: lavorano poco, assumono pochissime responsabilità, evitano le grane come la peste, ci tengono moltissimo all'autista, al posto a teatro e simili”.

e) “E' davvero utopistico che i valori dell'efficienza, dell'organizzazione, del servizio divengano roba condivisa fra noi e che, invece di spettegolare con i sorrisetti sui colleghi che non lavorano o lavorano male, si attuino forme di “controllo sociale” che li inducano a essere almeno decenti?”

f) “quanti di noi lavorano con la logica di chi ritiene di non essere chiamato a fornire un risultato, ma di dovere solo “fare qualcosa”, “tirare avanti”, non fare peggio di ..., assicurare almeno che ...”.


Premesso che tutti soffriamo della deliberata e ormai cronica insufficienza delle strutture e del groviglio normativo del quale spesso i più deboli sopportano le conseguenze, per l'impossibilità, non solo economica, ma anche culturale, di utilizzare le infinite possibilità che procedure irrazionali offrono ai più forti per sottrarsi alle loro responsabilità civili e penali, è, tuttavia, rilevante anche quanto facciamo o non facciamo, nei limiti delle nostre capacità, per rendere un servizio dignitoso e, con riferimento ai dirigenti, quanto essi possano fare per permettere ai colleghi del loro ufficio di lavorare.

Partendo dal punto a) o “della diligenza”.

Considerata la massa di lavoro che grava su ciascuno di noi, è ovvio che la diligenza minima che ci è richiesta è quella che sarebbe pretesa da un qualunque lavoratore, operaio o impiegato, per evitare che la sua opera sia inutile o, addirittura, dannosa e richieda subito dopo un ulteriore lavoro di riparazione da parte di altri.

Penso ad un muratore che si dimentichi di portare il filo a piombo e costruisca un muro instabile, ad un meccanico che dimentichi di controllare il liquido dei freni di un’auto, ad un geometra che sbagli la planimetria, ad un chirurgo che usi un bisturi inadatto.

Insomma, nessuno richiede ai magistrati, nella situazione attuale, di fare sforzi eroici. Anche quando si verificano situazioni di emergenza, per l’improvviso crearsi di un vuoto nell’organico o per qualche procedimento particolarmente complesso al quale alcuni di noi devono dedicarsi, deve tenersi presente che il lavoro, anche quello di routine, è così particolare e delicato ed incide tanto sul tessuto sociale, che non ci è consentito sbrigarlo con quel grado di negligenza inescusabile, che stigmatizziamo quando lo riscontriamo nei lavoratori delle altre categorie professionali.

E, quindi, l’applicazione di pene fuori dei limiti edittali, le motivazioni contraddittorie, sempre più frequenti specialmente quando il processo presenta qualche aspetto di complessità, l’insistenza nell’ignorare la differenza tra ipotesi aggravata di un reato e reato autonomo, nonostante anni di giurisprudenza contraria, il rinvio di intere udienze a mesi, quando non ad anni, nonostante che il magistrato sapesse da tempo che per quel giorno era impegnato altrove, la richiesta di ferie ancora da godere proprio nel periodo in cui andavano in decisione cause più complesse della media, i tentativi di GIP e GUP di rendersi incompatibili per passare la “patata bollente” ad altri, la separazione di semplici procedimenti per fare statistica sono tutti fatti che, se non qualifichiamo come violazione del dovere di diligenza, continueranno ad attirarci le critiche ed il disprezzo di chi è partecipe o vittima del nostro lavoro.

Punti b), c), d) o “della responsabilità”.

Come è noto, pochi vengono chiamati a rispondere delle sciocchezze che scrivono e, ciò che mi ha sempre colpito nelle sedute dei Consigli Giudiziari alle quali ho partecipato, è la giustificazione che essi danno, o che fanno dare da qualche loro rappresentante; sempre viene invocato il carico di lavoro che non permetterebbe l’accuratezza nella stesura dei provvedimenti oppure che per altri colleghi, ben peggiori, sia stato già espresso parere favorevole.

Ogni volta che sento queste scuse penso ai colleghi che hanno pari, se non superiore, carico di lavoro e che non si rendono autori di alcuna nefandezza e mi chiedo se, a distanza di tempo, quel soggetto che sbagliava così gravemente, non sarà considerato dal C.S.M. alla pari, se non migliore, di quegli altri che lavoravano con scienza e coscienza e, per quelli che sarebbero stati giudicati positivamente nonostante i loro demeriti, perché nessuno di coloro che sapevano abbia rilevato tali demeriti in sede di valutazione.

Quanto alle responsabilità dei dirigenti, sia sul piano dell’efficienza organizzativa dell’ufficio che su quello dei risultati, ritengo che le cause di questo fenomeno, purtroppo diffuso, siano ben note.

Fino ad oggi il sistema di attribuzione degli incarichi direttivi, specialmente di quelli di non grandissima rilevanza, quasi prescindeva sia dalle qualità professionali, che da quelle organizzative, essendo basato sul criterio della cosiddetta “fascia di anzianità”. In sostanza, nella valutazione delle domande, salvo casi eccezionali di particolari demeriti o di particolarissimi meriti, si sceglieva solamente tra i candidati che rientravano nella “fascia” determinata dal più anziano di essi (che quasi sempre era un collega al limite della pensione e bocciato in tutti i concorsi ai quali aveva partecipato).

Ho assistito talvolta ad un abile gioco di domande presentate proprio allo scopo di determinare una cosiddetta “fascia alta” per escludere qualche candidato più giovane e meritevole a favore di altri, che non avrebbero dato fastidio in quell’ufficio.

Ora, con la nuova Circolare sugli incarichi direttivi e con la valutazione quadriennale, si spera che le cose vadano meglio, ma certo sarà maggiore la responsabilità dei dirigenti e dei Consigli Giudiziari nel fornire informazioni corrispondenti alla realtà sia sui candidati agli incarichi che sui dirigenti in servizio che abbiano già compiuto il quadriennio.

In mancanza di questo, avremo ancora dirigenti incapaci ed ostaggi dei gruppi di colleghi che si organizzano per renderli inoffensivi, come da varie parti viene denunciato.

Ma, se devo dire con sincerità ciò che penso, forse a causa della vecchiaia che rende pessimisti, non mi aspetto grandi cose per il prossimo futuro, dal momento che nessun componente elettivo dei Consigli Giudiziari vorrà criticare un dirigente che parla e scrive bene di tutti i magistrati del suo ufficio, anche se è incapace di organizzare il servizio e non produce risultati sufficienti.

Punti e), f) o “del controllo sociale”.

Ritengo veramente auspicabile, anzi indispensabile, che ciascuno di noi si faccia carico non solo dei problemi che lo riguardano direttamente, ma anche di quelli che riguardano l’organizzazione dell’ufficio e la qualità complessiva del prodotto che ne viene fuori.

Il disprezzo per la negligenza di uno di noi colpisce anche noi o, anche se non si arriva a questo, fa sorgere la domanda: perché si sopporta che qualcuno non faccia il proprio dovere e quali rapporti possono intercorrere tra lui e noi perché si sopporti una tale situazione.

Senza contare che, nei successivi gradi di giudizio, si dovrà lavorare solo per correggere gli errori precedenti, con dispendio di energie che potrebbero essere utilizzate per svolgere i normali compiti del giudice dell’impugnazione.

Quanto alle carenze organizzative, vedo quotidianamente uffici dove le camere di consiglio civili sono considerate delle inutili perdite di tempo, dove i fascicoli giacciono in cancelleria per anni prima di essere avviati al giudice dell’impugnazione.

Quando chiedo spiegazioni, ovviamente nessuno ammette in via ufficiale quello che tutti sanno o, nella migliore delle ipotesi, si risponde che mancano i cancellieri.

Tutto sarebbe diverso se i magistrati, senza distinzione di funzioni, riuscissero, con dibattito franco e con il rispetto delle opinioni di ciascuno, a convincersi che è nell’interesse di tutti che il servizio giustizia funzioni meglio e trovassero soluzioni che, proprio perché autonome e condivise, porterebbero a migliori risultati.

Tra queste potrebbe esserci anche la spiegazione, franca e non formale, di qualche deficienza, di qualche frustrazione e, nello stesso tempo, la solidarietà e l’aiuto per certi momenti difficili che ciascuno di noi può attraversare, insieme a qualche aggiustamento nell’organizzazione che, proprio perché proveniente dalla base, nessun dirigente potrebbe rifiutare.

Infine, il controllo sociale, mediante assemblee di base da convocare periodicamente, permetterebbe di contribuire alla formazione delle tabelle ed al controllo dei flussi di lavoro non con le difficili osservazioni singole o di piccoli gruppi, ma con un progetto organizzativo che darebbe al dirigente consapevole idee e supporti, in una dialettica certamente positiva e propositiva.

Nella speranza che, con il consapevole apporto di tutti e con l’aiuto che il frequentatissimo ed autorevole blog da Voi realizzato ci potrà dare, qualcosa di positivo finalmente si muova, vi invio i miei più cordiali ed affettuosi saluti.

Gaetano Dragotto


8 commenti:

Vincenzo Scavello ha detto...

Un sentito ringraziamento al Dott. Dragotto e a quanti, come lui, ci offrono analisi schiette e prive di riserve mentali.
Questo è il segno evidente che c'è un'altra Italia fatta di persone per bene, specialmente nella tanto vituperata Magistratura.
Possiamo sperare ancora, viva Dio, possiamo sperare!

Anonimo ha detto...

Ora bisogna passare dal "dire" al "FATELO" nell'interesse di tutti.
Alessandra

Paolo Emilio ha detto...

Rilevo, nella pur condivisibile lettera del Dott. Dragotto, una sostanziale insufficienza di argomenti sovra i punti b), c) e d).

Mi rendo conto che il tipo di intervento non era tale da comportare un'esaustiva segnalazione di inconvenienti e rimedi, tuttavia vorrei soltanto segnalare, magari ai non addetti ai lavori, che il problema della responsabilità dei magistrati non può risolversi soltanto nelle modalità burocratiche di valutazione dei demeriti, specie in un sistema come quello italiano, dove generalmente conta in primo luogo quale sia il tuo "sponsor" e solo in via secondaria il risultato, buono o cattivo, della tua attività.

Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

oggi ho letto, nell'ordine:
le ragioni esposte dai PM di Bari nell'esprimere parere negativo sulla richiesta di scarcerazione del papà dei due bambini;
l'opinione sul punto espressa dal Prof. Pisapia -sempre pubblicata sul Corriere della sera- e, infine, la lettera del Dott. Dragotto.
In un crescendo rossiniano sono passato da una impressione negativa della funzione della magistratura inquirente allo splendido intervento del Dott. Dragotto che mi ripaga, trasfomando in in piositiva quella impressione:
meno male che questa sera ho letto il Blog.
Grazie Dott. Dragotto: mi ha arricchito davvero molto.
La saluto come saluto cordialmente il blog per la pubblicazione della lettera.
(p.s. se avete altri interventi simili, vi prego, pubblicateli).

Giorgio ha detto...

Grazie a chi denuncia come stanno le cose e le sbatte in faccia a chi ha delle responsabilità!
Avanti così!
E gli ultimi fatti sono la lampante autodenuncia del MARCIO che regna! ...ma che troverà sempre più nemici.

Anonimo ha detto...

egregio
ho letto i giornali
sine verbis
spero che vorrà riaprire illico et immediate il blog
spero che moltissimi vorranno scrivere sul medesimo
con la medesima franchezza ed il medesimo coraggio
consci che in questo paese, come recita una vecchia vignetta di Altan "penso con la mia testa" - "amante del rischio"
cordialità
rosa3361@virgilio.it

Agnesina Pozzi ha detto...

Illustre Dr.Dragotto
le esprimo tutta la mia solidarietà per quanto accadutole in seno al CSM ed alla mancata nomina. Pochissimi sono gli esseri umani che tengono alla loro dignità, bene ha fatto a dimettersi.
Un abbraccio e cordiali saluti

Agnesina Pozzi
medico personale di Bruno Contrada massacrato dallo Stato attraverso chi sommando una trafila di zeri ha con prepotenza affermato un totale di 100, ignorando anche le testimonianze a discolpa e inventando solo per Contrada un reato che non è contemplato dall'ordinamento giudiziario; Contrada massacrato dalla mafia che per anni ha perseguitato con arresti eccellenti; Contrada massacrato anche dall'antimafia..

La Voce di Megaride ha detto...

segnalo all'illustre dott. Gaetano Dragotto, unitamente alla mia stima:

GIUSTIZIA e INFORMAZIONE DANZANO IGNUDE NEL VENTO
Post n°1137 pubblicato il 03 Luglio 2009 da http://blog.libero.it/lavocedimegaride
Tag: Editoriali
di Marina Salvadore