«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 14 febbraio 2008

Che fare!


Riportiamo, perchè pertinente ai temi trattati nei due post sulle correnti dell'A.N.M. pubblicati qui sopra (a questo link e a questo), uno scritto di Felice Lima sulle prospettive della magistratura in genere e di quella associata, pubblicato fra gli atti del congresso di Magistratura Democratica del 2007.

Lo scritto originale si trova a questo link.

Il lessico usato da Felice è "duro" e diretto. Ciò è dovuto al fatto che questo scritto era originariamente una mail inviata a una mailing list riservata. L'allora Segretario di M.D. poi la pubblicò con il consenso dell'autore.

Preghiamo, quindi, i lettori di giudicare con benevolenza alcune "asprezze" del linguaggio e il tono complessivamente "duro" dello scritto.

Per contestualizzarlo, va sottolineato anche che lo scritto risale al luglio 2007, epoca nella quale questo blog ancora non esisteva.


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di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)


Nei mesi scorsi, anche a seguito delle note vicende relative ai nostri stipendi, si è animato, nelle mailing list dei diversi gruppi, un dibattito sulla nostra condizione.

A me pare che quel dibattito non possa essere archiviato, ma se ne debba approfittare per delle riflessioni sincere (anche se dolorose) su di noi.

Partirò dalla cosa più vera e più viva che ho trovato in quel dibattito: la rabbia.

La rabbia di un certo numero di colleghi per diverse cose.

1. Rabbia per le condizioni in cui lavoriamo.

2. Rabbia per la considerazione (poca) nella quale siamo tenuti dai cittadini e dalle istituzioni.

3. Rabbia per l'inaffidabilità (vera o presunta, in questa sede non ha importanza) dei vertici dell'A.N.M. e del C.S.M..

4. Rabbia per le condizioni stipendiali che ci riguardano.

Mi sembra che questa rabbia - anche se a volte manifestata con ragionamenti non tanto sensati - sia molto fondata e che ad essa i vertici dell'A.N.M. e del C.S.M. non abbiano dato alcuna risposta adeguata. In ogni caso, certamente non le hanno dato alcuna risposta "nuova".

Con riferimento all'assemblea autoconvocata di novembre ci si è preoccupati solo di sterilizzarla, manifestando in ogni dove fastidio e disprezzo.

L'atteggiamento dei vertici dell'A.N.M. è stato sfacciatamente quello di: che seccatura questi cretini che non capiscono niente e rischiano di fare solo danno.

E' emerso ancora una volta che nell'A.N.M. non c'è dimestichezza vera con la democrazia. Che l'A.N.M. è sostanzialmente una questione "dei vertici" e la base deve essere solo strumento di legittimazione di quei vertici.

A me pare che sottovalutare questa rabbia e/o metterla a tacere significhi assassinare quel poco di vita che resta nel malato terminale che è l'amministrazione della giustizia.

Non mi interessa quanto di buono e di cattivo ci sia in questa rabbia (metto in conto che probabilmente il male possa essere più del bene). Ribadisco che mi sembra l'ultima cosa viva che ci resta.

Concludo questo primo punto, dicendo che sono in totale disaccordo con molte delle affermazioni dei colleghi che si sono limitati a rivendicare uno stipendio maggiore, ma sono convinto che loro costituiscano per la magistratura una speranza, un'opportunità e una risorsa maggiore dei tanti Richelieu che investono tutti se stessi e, purtroppo, tutti noi nell'illusione (quelli in buona fede) e nella truffa (quelli più cinici, la stragrande maggioranza) che la soluzione di tutto sia un'abile strategia politico-elettorale.

Partiamo, quindi, dalla pessima considerazione nella quale siamo tenuti e dalla battaglia stipendiale invocata/negata.

E' pacifico e incontrovertibile che la condizione - pessima, degradata, deplorevole, inaccettabile - nella quale versa l'amministrazione della giustizia ha causa in responsabilità - in molti casi pienamente dolose - di persone estranee alla magistratura: i ministri, la politica, ecc..

Dunque, è indiscutibile che va combattuta una battaglia per informare i cittadini di questo fatto e per rivendicare da chi ha il dovere di fornirli gli strumenti - materiali e normativi - per un recupero di efficienza del sistema.

Mi sembra, però, altrettanto incontrovertibile che le responsabilità altrui sono ormai diventate un alibi per la totale inerzia della nostra categoria professionale rispetto al deficit di efficienza del sistema.

Per di più, io personalmente tendo ad avere un approccio con i problemi che più che guardare a ciò che gli altri possono fare per risolverli, cerca di verificare se io possa fare qualcosa per risolverli.

In sostanza: posta la battaglia per ottenere migliori condizioni di lavoro, credo che dovrebbe essere (uso il condizionale perché sembra concretamente non esserlo) inevitabile chiedersi se, così stando le cose e in attesa di vincere quella battaglia, ci sia qualcosa che noi possiamo fare per migliorare le cose.

Le ragioni fondanti questa domanda, se noi fossimo i santi che crediamo di essere e non siamo, dovrebbero essere etiche e deontologiche.

Oggi, però, in mancanza di una sensibilità etica e deontologica, credo ci sia anche una ragione cinica e utilitaristica che dovrebbe imporci un confronto con noi stessi.

E' del tutto folle, infatti, ostinarsi a non vedere che ciò che gli altri pensano di te e lo stipendio che sono disposti a darti non dipende da questioni di valore, da verità assolute, da volontà divine, da norme della costituzione. Ma - scusate l'uso troppo ampio del termine - dal "mercato".

Dunque, se vogliamo aumentare la nostra autostima, aumentare la stima degli altri per noi e aumentare la propensione del nostro datore di lavoro a darci uno stipendio più alto, dobbiamo assolutamente aprire gli occhi su come stiamo noi sul mercato.

Tutti sono disposti a dare più soldi alla Procura di Bolzano (e, infatti, glieli danno: il Fondo Sociale Europeo, gli enti locali, l'università), perché la Procura di Bolzano ha dimostrato di essere disposta a impegnarsi per offrire, nelle condizioni date, un servizio il migliore possibile. Nessuno è disposto a dare soldi (e infatti non glieli danno) a tanti altri uffici giudiziari che si limitano a piagnucolare sulle difficili condizioni in cui operano e, con svergognata evidenza, danno prova di non fare nulla per provare comunque a migliorare, foss'anche di poco, il servizio che rendono (o, meglio, non rendono).

Affrontata la questione da questo punto di vista, salta subito agli occhi, peraltro, che i magistrati non sono capaci di guardare al mondo con lucidità e obiettività e che la loro autoreferenzialità incide negativamente sulla loro capacità di analisi.

La prima cosa che salta agli occhi, infatti, è che dobbiamo crescere e smetterla di frignare come dei bambini viziati, come degli inutili fighetti figli di papà.

Ho letto, in piena battaglia sindacale per gli stipendi, che noi siamo eroi che lavorano in condizioni terribili, che noi siamo sacerdoti di una religione sacra che immolano tutti se stessi al bene dei cittadini ingrati, che noi ci dobbiamo comprare da noi codici e riviste, eccetera.

Ma:

1. questo non è vero;

2. per la parte in cui è vero non riguarda noi, ma tutti, qualunque lavoro facciano.

Parto dalla seconda considerazione e vi invito a riflettere: secondo voi i medici dei pronto soccorso, i poliziotti della Questura di Catania o peggio di Palmi, le maestre delle scuole di periferia, i capi servizio di certi Comuni, gli stradini dell'Anas, i conducenti dei treni a lunga percorrenza, eccetera, lavorano in condizioni migliori della nostre?

E i funzionari di Alitalia o quelli delle Ferrovie dello Stato?

Secondo voi ai medici dei pronto soccorso i libri glieli compra la U.S.L.?

Sapete che stipendio prende un medico universitario in servizio in una chirurgia d'urgenza?

Avete idea di che responsabilità - morali, giuridiche, economiche - assume decidendo se operare o no un bambino che arriva con la testa fracassata?

Il comandante dell'aliscafo che l'altro giorno si è scontrato con una nave nello stretto di Messina aveva delle responsabilità e operava in condizioni difficili. Ha pagato con la vita. E come lui e prima di lui tanti altri. I morti sul lavoro in Italia mi sembra siano ottomila l'anno. Evidentemente queste persone lavorano in condizioni peggiori dei nostri fighetti/colleghi.

Allora, per favore, smettiamola.

Tutti i professionisti che conosco, che abbiano capacità e coscienza, operano oggi come oggi in condizioni molto difficili, con grandi responsabilità, senza alcuna copertura.

Ho visto colleghi nostri rubastipendio (e sono veramente tanti) condannare medici sfigatissimi per non avere subito riconosciuto una malattia rarissima in un pronto soccorso in piena emergenza.

Non è vero, poi, che noi siamo questi grandi eroi.

Ci sono molte persone davvero eccezionali e generose fra di noi, ma non sono tutti e neppure la maggioranza.

Vorrei fare mille esempi specifici con nomi e cognomi, per rendere più concreto e credibile il mio discorso, ma questo susciterebbe reazioni irritate e addirittura querele e rovinerebbe tutto, quindi resto sul generico.

Potrei, per esempio, elencare decine di colleghi del distretto di Corte di Appello in cui lavoro che letteralmente rubano lo stipendio (non "lavorano poco", proprio letteralmente "rubano lo stipendio"). Ho letto l'altro giorno un foglio di statistica che ci comunicava che uno di noi ha scritto in tutto il 2006 solo venticinque sentenze civili. Quelle che io scrivo in due mesi. Per gli altri dieci mesi evidentemente è stato in vacanza. C'è un collega che viene in ufficio due mattine la settimana, dalle 8.00 alle 11.30 e basta e non si porta neppure un foglietto di carta a casa. E si lamenta pure in continuazione che ha troppo lavoro. E questo senza che succeda nulla, nonostante tutti questi casi siano arcinoti a tutti, capi uffici compresi e, soprattutto, purtroppo, avvocati e parti comprese.

Siamo il regno dell'irresponsabilità. E dell'impunità.

Quanti di noi hanno pagato davvero - al pari di un medico del pronto soccorso o di un conduttore di treno o di aliscafo - per le devastati scemenze che a volte si leggono in tante sentenze? Per la totale disorganizzazione dell'ufficio che dirigono o che è loro affidato? Per la totale incapacità di migliorare sotto qualsiasi profilo il servizio che devono rendere?

Di fatto, nessuno di noi risponde veramente - se non in casi talmente clamorosi che meriterebbero la galera - della gestione irragionevole dei ruoli, della trattazione illogica delle cause (cause urgenti vanno lontano, cause bagatellari vicino), dei ritardi incontrollati dei consulenti tecnici, della irragionevole violazione di legge che è la sistematica compensazione delle spese nel civile, che produce un enorme contenzioso incoraggiato dall'"impunità".

Nella maggior parte dei tribunali non si riesce a ottenere che i giudici adottino, sulle materie ordinarie, criteri di decisione omogenei (il che pure aumenta il contenzioso) e in molto casi addirittura non si riesce a ottenere neppure che siano esposti in maniera trasparente e agevolmente conoscibile gli orientamenti dell'ufficio così da consentire all'utenza di adeguarvisi e di tenerne conto a fini transattivi.

La maggior parte dei capi e sottocapi degli uffici interpreta questo ruolo come una onorificenza: lavorano poco, assumono pochissime responsabilità, evitano le grane come la peste, ci tengono moltissimo all'autista, al posto a teatro e simili.

Gli orari d'ufficio sono per troppi un optional.

La puntualità una pretesa offensiva: non siamo impiegati, siamo principi.

Ho già scritto in un'altra occasione che sono in magistratura da più di vent'anni e nulla è cambiato.

Gli ospedali fanno schifo, ma sono cambiati moltissimo.

I medici - anche i peggiori - hanno capito che non si può più scherzare e che il paziente va trattato come si deve o almeno come è necessario a evitare la galera.

Dunque, gli ospedali fanno schifo, ma meno schifo di dieci anni fa.

I Tribunali, invece, sono uguali, precisi identici, a venti anni fa.

I magistrati trattano oggi avvocati, imputati, parti, testimoni esattamente nel borbonico modo in cui li trattavano venti anni fa.

E' una cosa del tutto incredibile.

Ho la più grande esecrazione per come i politici trattano la giustizia, ma confesso che se fossi il Ministro della giustizia sarei feroce e pericoloso.

Leggo che i nostri vertici sindacali sono molto contenti perché ci stanno facendo ottenere l'ufficio per il processo e così io avrò un assistente a cui delegare atti routinari e ricerche di giurisprudenza.

Ma, perché, c'è qualcuno di voi così criminale da delegare ad altri una ricerca di giurisprudenza che, per sua natura, è necessariamente da farsi in proprio? E che vuol dire far fare a personale meno qualificato di noi atti routinari?

Potrei scrivere ancora a lungo su questo, ma mi limito a invitarvi a studiare ciò che è stato fatto alla Procura di Bolzano.

Vi prego, documentatevi. Posso offrire un sacco di materiale sul punto.

Scoprirete cosa è possibile fare - con queste leggi e con questi soldi - per trasformare un ufficio giudiziario dalla cosa lagnosa che sono i nostri a un ufficio che sta concorrendo, su proposta del Ministero della Funzione Pubblica, al premio delle Nazioni Unite per la migliore pubblica amministrazione DEL MONDO.

L'esperienza di Bolzano dimostra che si può. Dunque, se si può, SI DEVE.

Smettiamola di continuare a dire che la colpa è solo degli altri, che non fanno quello che potrebbero per noi.

Questo è vero, ma è DEL TUTTO INUTILE limitarsi a ripeterlo.

E' ora che FINALMENTE ci mettiamo a lavorare a ciò che noi possiamo fare per noi.

Perché se neppure noi siamo disposti a investire su di noi, perché dovrebbero farlo gli altri?

Peraltro, tornando al discorso della nostra impunità, è sorprendente che proprio da noi non si riesca a ottenere che fra il non fare nulla davanti alla neghittosità di tanti e imbastire processi ci dovrebbero essere mille costruttive vie di mezzo.

Parliamo sempre della patologia tutta italiana consistente nel fatto che l'unica forma di legalità sono rimasti i tribunali e poi al nostro interno l'unica forma di reazione all'indegnità di tanti è il processo penale e/o disciplinare.

Ma è davvero utopistico sognare tribunali e corti di appello nei quali i capi e sottocapi chiamano i loro "sottoposti" e gli segnalano le cose che non vanno, pretendendo prima e a prescindere dalle carte bollate che onorino la toga che indossano?

E' davvero utopistico che i valori dell'efficienza, dell'organizzazione, del servizio divengano roba condivisa fra noi e che, invece di spettegolare con i sorrisetti sui colleghi che non lavorano o lavorano male, si attuino forme di "controllo sociale" che li inducano a essere almeno decenti?

E' davvero utopistico che i componenti del C.S.M. - magistrati - smettano di ritenere non vergognoso gestire il loro ufficio di rilevanza costituzionale secondo logiche spartitorie e correntizie invece che nella logica dell'imparzialità e della buona amministrazione?

Purtroppo è davvero utopistico, ma questo ci deve fare riflettere molto su chi siamo!

Ho già scritto in un'altra occasione che la magistratura è il regno delle rendite di posizione.

Un numero altissimo di magistrati ha sfruttato in tutti questi anni rendite di posizione, senza impegnarsi davvero, senza rischiare in proprio, senza mettere il cuore nelle cose.

Questo atteggiamento ci ha disonorati tutti.

Questo è un lusso che non ci possiamo permettere più.

O cambiamo o puramente e semplicemente finiremo nell'immondizia.

E' vero che la Costituzione impone la nostra esistenza, ma se continueremo a non svolgere la nostra funzione (perché il servizio che rendiamo per adesso non può essere inteso come "giustizia"), ci butteranno via lo stesso.

E smettiamola con questa ipocrisia del nostro eroismo.

Gli eroi che conosco in magistratura sono sempre gli stessi: il tribunale di Milano, la procura di Milano, la procura di qui, la procura di li.

E Lametia Terme?

Arrestano una collega e noi non facciamo niente?

Il Presidente del Tribunale è ancora al suo posto?

Non dubito della sua onestà. Sono certo della sua inidoneità se davanti ai suoi occhi è potuto succedere quelle che è successo.

Ammazzano Giangiacomo Ciaccio Montalto a Trapani. Un suo collega della porta accanto viene arrestato per detenzione illegale di armi clandestine e per complicità con la mafia. E dove viene trasferito il suo capo? In cassazione!!!!

C'è lite alla procura di Palermo. Dove se ne va il capo? Alla Procura della Cassazione!!!!!

Su cosa si litiga al C.S.M.?

Su come smaltire l'arretrato? No!

Su come abbassare la durata media dei processi? No!

Su come ispezionare, giudicare e cacciare i capi di uffici che non migliorano? No!

Su come dare un seguito alle ispezioni triennali che sputtanano un mare di colleghi, ma restano lettera morta? No!

Al C.S.M. si litiga sui colleghi fuori ruolo e su come gestire un sistema di trasferimenti orizzontali nel quale - caso UNICO in tutta la pubblica amministrazione - ottomila magistrati possono capricciosamente fare duecentomila domande e revocarle un giorno dopo l'accoglimento.

Ma ditemi voi!!!

Ho fatto riferimento alla Procura di Bolzano.

Al metodo seguito lì, metodo che già tanti dicono che è maglio non chiamare così, "metodo Bolzano", ma "esperienza Bolzano", così sterilizzarne il valore emblematico.

Quel metodo - o se preferite quella esperienza - dimostra come sia possibile e bello essere efficienti e senza arretrato utilizzando le risorse che ci sono.

Ha dimostrato che per farlo è necessaria trasparenza e organizzazione.

E' assolutamente evidente che che questi non sono valori realmente condivisi in magistratura.

Anni fa pensavo che i magistrati sono refrattari all'efficienza e all'organizzazione perché non sono molto intelligenti.

Poi ho capito che non è così.

Non è un difetto di capacità. E' un difetto di buone intenzioni.

La trasparenza (che non uso qui in alternativa a "disonestà", ma a "confusionarietà") e l'organizzazione ti costringono a diventare un buon impiegato. Il magistrato non vuole essere un impiegato. Si sente un mezzo dio. A volte. Molte altre volte, quando gli conviene, si copre dietro la sua qualifica di "impiegato": quanti di noi lavorano con la logica di chi ritiene di non essere chiamato a fornire un risultato, ma di dovere solo "fare qualcosa", "tirare avanti", non fare peggio di ..., assicurare almeno che ...

Con riferimento alla giustizia civile c'è poi addirittura un altro paradosso.

Una gran parte dell'enorme contenzioso che ci schiaccia è prodotto da nostre prassi deplorevoli.

Considerate, fra le tante che potrei indicare, l'abituale compensazione delle spese, pronunciata per pura e semplice viltà di tanti giudici civili.

Il collega Rossetti, in un articolo scritto per una rivista, ha riferito di avere verificato, utilizzando una qualunque banca dati di giurisprudenza, che solo in Cassazione le sentenze nelle quali sono state compensate le spese sono molte migliaia.

Questo atteggiamento e tanti altri - come per esempio il non confrontarsi fra colleghi e cercare di trovare, nelle materie ordinarie, criteri di decisione delle cause omogenei - aumenta sostanziosamente, invece che diminuire, il contenzioso.

Io credo che l'unica via per salvarci sia lavorare perché quelli di cui ho parlato fin qui diventino valori condivisi - in teoria e, ancora di più, in pratica - fra i nostri colleghi.

Se mai e quando questi diventeranno valori condivisi nella magistratura, forse anche i colleghi impegnati a imitare Richelieu dovranno adeguarsi e, invece di studiare circolari sempre più complicate (pensate che ci lamentiamo delle leggi fatte male: leggetevi due circolari del C.S.M. e vedrete) per regolare i privilegi di questo o di quello, si dedicheranno finalmente a strizzare capi uffici perché finalmente facciano i dirigenti, invece dei principi, e a cacciare quelli che come unico titolo di merito hanno la vecchiaia.

Non credo che ci sia speranza di riuscire in una impresa simile, ma mi sembra l'unica strada e, quindi, io ci spero per disperazione.

Credo che bisogna continuare a dire che la politica, con riferimento alla giustizia, fa schifo, ma cominciare anche ad ammettere - con toni chiari e forti - che la magistratura pure fa abbastanza schifo. E che abbiamo troppo bisogno della magistratura per permetterle di continuare a fare schifo.

17 luglio 2007


26 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie per aver "pubblicato" questa verità che ormai è conosciuta da tutti ma riconosciuta da nessuno.
Sto aspettando una sentenza per una vicenda strapazzata da 32 anni.
Ormai sono invecchiata e preso un'altra strada, ma volendo essere un pò ottimista, forse senza questa rabbia non avrei imparato tante cose.
Un caro saluto Alessandra

Paolo Emilio ha detto...

Non ho parole. Anche se talvolta non ho condiviso il pensiero di Felice Lima, adesso non posso far altro che sottoscrivere appieno quanto egli ha esposto, senza alcun ulteriore commento !

Maria L. ha detto...

Da una comune cittadina, grazie, grazie, grazie!

Maria L., Roma

Anonimo ha detto...

Sono pigro e difficilmente leggo con interesse, il dottore Lima deve fare in modo che queste lettere abbiano la massima diffusione nel Paese; così da richiamare l'attenzione oltre che degli interessati, di tutti quelli come me, dei delusi, sconfortati, rassegnati e non ultimi i disinteressati.
Grazie, bartolo iamonte.

Anonimo ha detto...

Suvvia...
Le cose non possono stare nel modo che Lei dice.
Dott. Lima, suvvia, non sia troppo ottimista!
Avv. Cosimo Saracino

Vincenzo Scavello ha detto...

Porca miseriaccia!
Se tutte queste "belle" cose venissero condivise dalla Politica e dagli stessi vertici della Magistratura, l'Italia sarebbe sicuramente un Paese migliore!
Grazie Dott. Lima, GRAZIE!

salvatore d'urso ha detto...

Azz...

Avevo visto già varie inchieste giornalistiche su questa situazione, tipo report, ma denunciate queste cose da un magistrato comporta due cose almeno...

La prima una speranza di cambiamento visto che non tutti sono uguali e anche ammirazione verso chi ha sentito il dovere di denunciare tali scempi...

La seconda è rabbia, un'infinita rabbia nel vedere che cittadini miei pari abusano della loro professione per non garantire i diritti del resto dei cittadini, e quindi anche i miei, poichè è nel mio interesse che la giustizia funzioni sempre anche nei casi in cui non sono direttamente interessato, in quanto indirettamente ne pagherò comunque le conseguenze... e le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti...

Come diceva Cossiga a Palamara su SKYTG24, "chiederò a Prodi di alzare gli stipendi dei magistrati" (così se ne stanno buoni)... Che schifo...

Però ho da fare anche un'obiezione allo scritto del dott. Lima, sul discorso della responsabilità non sono daccordo...

In questo paese (di cacca), perchè la colpa non è solo dei magistrati o dei politici, ma degli italiani in genere, anche se i magistrati e i politici dovrebbero come minimo essere un pò migliori della media nazionale dei cittadini... ed invece dati alla mano risultano peggiori e non di poco... anzi portano la bandiera e il resto del paese segue l'esempio...

La responsabilità è alla base di tutto... qui nessuno è più responsabile di alcuni aspetti importanti della carica che riveste, tranne in alcuni casi...

Per esempio, nel caso della magistratura, il diretto responsabile di una procura chi è? Il Procuratore Generale che al contrario di quanto fanno in questo paese la maggior parte dei procuratori, cioè controllano che i magistrati se ne stiano buoni e non tocchino certi fili, anzichè controllare quante ferie si fanno, quanto ore lavorano, quanto producono e in che modo... forse tale pigrizia deriva come al solito dall'alto e a volte non solo perchè voluta tale pigrizia ma perchè pretesa da altri... fa comodo soprattutto alla politica corrotta e al resto della criminalità organizzata se la magistratura s'imprigrisce e non funziona come dovrebbe, così che i magistrati oziosi non riceveranno grane ma il conto lo paghiamo noi... e se un giorno poi di tutto questo sfacelo in un modo o nell'altro chi oggi subisce tale disastro chiederà ferocemente chi ne è il colpevole, non credo sarà tanto facile defilarsi e fuggire come lo si fa oggi, oggi impiegato domani principe... no poichè agli occhi di chi ha subito sarete sempre e in ogni caso responsabili anche se la legge o normative interne alla magistratura non lo prevedono... e pertanto pagare il giusto indennizzo alla società.

Responsabilità... è la parola chiave e ognuno in cuor su deve cominciare ad assumersi le proprie responsabilità, chi non lo fa è giusto e sacrosanto che venga cacciato dal suo ordine professionale e perda il posto di lavoro. Questo vale in qualunque settore della nostra società.

PIRATA ha detto...

"Voglia di lavorar saltami addosso.. fammi lavorar meno che posso!!!!". Ma si, diciamolo chiaramente, se un processo dura per un arco temporale vergognoso, non e' poi tutta colpa del sistema ma una buona dose di responsabilita' va accollata a coloro che nel sistema dovrebbero operare. Il caro giudice Lima,che coraggiosamente e con rabbia,denuncia una tale situazione,a ben vedere scopre l'acqua calda nel senso che questi diffusi fenomeni di "pigrizia" sono presenti in qualsiasi settore e non vedo perche' quello giudiziario debba rimanerne immune.Le motivazioni che ci spingono a scendere dal letto al mattino sono tante: chi lo fa perche' purtroppo "sa da lavura'altrimenti non si mangia;chi invece lo fa (oltre che per mangiare) anche per la passione e l'amore che riversa nel proprio lavoro.Ed e'il caso dei tanti giudici Lima che giornalmente si spendono per qualcosa in cui credono e che amano con tutte le loro forze..indipendentemente da quanto vengono pagati.Vero e', che i giudici sono mal retribuiti in relazione alla professione esercitata e alle responsabilita' di cui sono gravati..ma e' anche vero che un aumento di stipendio non risolverebbe la situazione perche' coloro che oziavano prima continueranno a farlo magari adducendo altre scusanti.Non sara' la riforma del settore o l'improvviso proliferere di leggi e regolamenti che cambiera' la situazione.. bisogna solo cambiar testa( l'esperienza di bolzano lo dimostra)Il giudice Lima fa un affermazione davvero raggelante:La magistratura fa abbastanza schifo..e per me umile cittadino l'affermazione in parola fa paura pero' ho anche la certezza( non voglio scrivere speranza) che tanti giudici onesti sapranno risollevare la magistratura dal baratro in cui sta spofondando.

Anonimo ha detto...

Circa l'ottimismo di prima: non era ironia.
Oggi Telenorba riporta la notizia di avvocati che redigevano le sentenze a posto dei Giudici. Dolo, colpa, trascuratezza....
non importa: è sempre uno schifo!
Avv. Cosimo Saracino

Paolo Emilio ha detto...

Avvocati che redigevano le sentenze al posto di giudici ? Ma non saranno per caso "giudici onorari" ? In quel caso lo possono fare. Ma se sono SOLTANTO avvocati, è un reato, e anche grave ! Oddio, va bene che gli avvocati fanno da cancellieri e da scrivani, portano loro materialmente il fasciolo, scrivono loro materialmente il verbale, sentono loro direttamente i testimoni, predispongono loro il provvedimento che il giudice si limita a sottoscrivere, ma che arrivino anche a scrivere direttamente le sentenze è il colmo !

"Uguale per tutti" ha detto...

A questo link si può leggere una sentenza della Corte di Cassazione che rigetta il ricorso avverso una condanna di ben tre magistrati appartenenti a uffici diversi, accusati di essersi fatti scrivere direttamente dagli avvocati interessati le sentenze.

La Redazione

Anonimo ha detto...

http://www.ildomanionline.it/content/view/4998/1366/

a proposito delle "allegrie" in Calabria.

Poi, una richiesta : appena note, pubblicate, con le garanzie di riservatezza anche le sentenze relative a recenti condanne di giudici baresi per corruzione?

Cosi', che si sappia che aqualche volta, faticosamente,la giustizia raggiunge pure i veri "cattivi magistrati"!

Paolo Emilio ha detto...

Gentile Redazione,

La sentenza da Voi citata, a ben vedere, dice proprio IL CONTRARIO di quanto affermate: essa, difatti, RIGETTA il ricorso proposto DAL MINISTERO della Giustizia avvero la decisione della sezione disciplinare che aveva ritenuto NON DOVERSI PROCEDERE nei confronti dei magistrati di cui trattasi.

In altre parole, costoro non hanno subito alcuna sanzione !

O sbaglio ?

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Paolo Emilio.

Gentile Paolo Emilio,

Lei ha perfettamente ragione.

Nella fretta dovuta ai tanti impegni, abbiamo ripreso la sentenza dal nostro archivio, confidando nel titolo con il quale l'avevamo archiviata e senza rileggerla.

"Costoro" non hanno patito alcuna sanzione per le ragioni procedurali indicate nella sentenza.

Resta utile la citazione, per dire che, almeno in ipotesi (dato che in questo caso non c'è stata una condanna), fatti come quelli narrati dall'avv. Sarcino sono "possibili" (sic!)

Ci scusiamo con Lei e gli altri lettori per l'equivoco causato. La fretta è decisamente cattiva consigliera.

Grazie della precisazione.

La Redazione

Anonimo ha detto...

In Corte d'Appello a Taranto abbiamo il Consigliere Dott. Pietro Lisa che è stato condannato con sentenza penale passata in cosa giudicata ad otto mesi di reclusione con la condizionale (vd. Cass. civ. Sez. Unite, 15-10-2003, n. 15399).
Una volta mi ha ripreso perchè avevo la cravatta storta.
Perchè farci male coltivando la speranza?
La civiltà del diritto è una civiltà scomparsa; buona solo per l'archeologia giudiziaria.
Vivo la mia professione cercando solo di farmi meno male possibile.
Avv. Cosimo Saracino

Anonimo ha detto...

errare humanum est..La lettura di quella sentenza mi ha fatto venire alcuni dubbi se non altro perche' scritta( a mio avviso)in una forma discutibile.Per tanto vi chiedo, se possibile, di aiutarmi a capire.Premetto che ho cercato di documentarmi in merito ma non so se le mie ricerche siano corrette. la sentenza , al punto 2.2 fa riferimento ad un ben preciso art 331 cpc( integrazione del contraddittorio in cause inscindibili) indicando come legittimi e necessari contraddittori ( dunque litisconsorti necessari)oltre al magistrato incolpato,anche il Ministro di Giustizia e il Procuratore Generale presso la Suprema corte.A questo punto mi chiedo: se il Ministro ovvero lo stesso procuratore, sono coloro che propongono l'azione disciplinare( quindi l'attore)Come fanno ad essere litisconsorti con il magistrato incolpato, che ai miei occhi e' il contraddittore( convenuto)?? Forse si intendeva dire che, agli effetti del 331, una sentenza resa senza la partecipazione di tutte le parti ( sia dal lato attivo che passivo) sarebbe inutiliter data e non si voleva invece accomunare il magistrato imcolpato con chi propone l'azione. Ed in effetti nel successivo passo si parla di una tardiva notificazione a C. che equivale ad integrazione del contraddittorio( allora e' C. il litisconsorte del magistrato incolpato). In secondo luogo, la suprema corte ha rigettato il ricorso solo perche' l'azione disciplinare e' stata intentata fuori termine. Ne deduco che gli "imputati" non sono stati scagionati per non aver commesso il fatto, ma si sono salvati solo perche' non sono stati rispettati termini perentori per proporre l'azione nei loro confronti. Sbaglio?scusate se ho scritto stupidaggini, ma volevo solo capire la sentenza

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Anonimo delle 21.56.

Si, ha compreso bene.

Non c'è stata una pronuncia di accertamento né della responsabilità dei tre magistrati né della loro innocenza.

L'azione disciplinare è soggetta a termini di decadenza. Deve, cioè, essere promossa entro un anno da quando la competente autorità viene a conoscenza dei fatti che ne dovranno essere il fondamento.

Nel caso di specie, la Sezione Disciplinare del C.S.M. e la Corte di Cassazione hanno accertato che quel termine non è stato rispettato e che, dunque, l'azione disciplinare era inammissibile.

Con riferimento alle sofferte e sconfortate osservazioni dell'avv. Saracino, nel solidarizzare con Lui per le difficoltà in cui versa concretamente l'amministrazione della giustizia, ci permettiamo di auspicare, però, che Lui e tutti possano trarre motivi di incoraggiamento dalle modeste considerazioni che abbiamo esposto di recente nello scritto:

“Perché non possiamo consegnarci allo sconforto e alla rassegnazione”.

La situazione è certamente molto difficle e l'ora grave.

Ma:

1. non più grave di tante altre ben più tragiche situazioni che ci sono nel mondo (pensate a tanti Paesi che vivono in stato di guerra, nei quali non c'è legge né giustizia; a tanti Paesi soggetti a dispotismi di vario genere; a tanti Paesi nei quali la fame e le malattie uccidono adulti e bambini);

2. se certamente non basta l'opera di pochi a cambiare l'intero mondo, quest'opera a volte è, invece, decisiva con riferimento alle storie di tante singole persone e alle dinamiche di tante singole vicende.

Insomma, la nostra proposta è: per impegnarci non aspettiamo di essere sicuri che il nostro impegno cambierà il mondo; accontentiamoci di sperare che possa cambiare l'esito di una pratica o due, che possa fare giustizia in un caso o migliorare la condizione anche di una sola persona con riferimento anche a una sola vicenda.

Un caro saluto a tutti e, fra gli altri, in particolare, all'avv. Saracino, che con tanta cortesia ci fa partecipi della Sua amarezza.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Per la simpatia dell'avvocato Saracino, con riferimento al rimbrotto ricevuto per la cravatta storta da parte di un giudice, vorrei dirgli di cosiderarsi fortunato: alcuni colleghi del rimbrottatore per lo stesso motivo fanno pendere la bilancia della giustizia dalla parte della colpevolezza.
Cari Saluti, bartolo iamonte.

Francesca ha detto...

Ho conosciuto il Dott. Lisa durante una mia precedente "vita professionale" e data la mia giovane eta' lo chiamavo Lisa-dagli-occhi-blu. Mi sorprende che la notizia della sua condanna non sia circolata nell'ambiente, poiche' l'ho appresa leggendo il blog.
Ho conosciuto pure nello stesso frangente la magistrato P.P. di Trani (non punita ed ancora in servizio), che si faceva scrivere le sentenze dagli avvocati vittoriosi: anche di lei ho appreso dal sito di Altalex, dove tempo fa avevo letto la sentenza, riconoscendola.
Si tratta di quel genere di notizie che "vanno in metropolitana", tanto finiscono sotto traccia.
E non e' giusto.
Come non e' giusto che a giudicare sia un giudice ... pregiudicato.
Anche qui il CSM chiude gli occhi?
Attendo di conoscere il "profilo" del bravo magistrato, se lor signori avranno la bonta' di produrlo, cosi' da distinguere cosa dobbiamo intendere per bravi e cattivi giudici: finora non si capisce nulla.
Intanto, quando pubblicata, sarebbe utile leggere anche la sentenza di condanna del Dott. Lembo della DNA e del suo collega e sodale, notizia anche questa "scomparsa".
Mi risulta che i due alti magistrati siano ancora in servizio...

"Uguale per tutti" ha detto...

Della condanna in primo grado dei magistrati Lembo e Mondello, effettivamente "scomparsa" dai media, abbiamo dato notizia in questo blog, con il post “Il volto mafioso delle istituzioni”.

Lembo e Mondello non sono in servizio.

La Redazione

Anonimo ha detto...

In tanti, per tanta parte della propria vita, aspettano il posto fisso, l'immissione in ruolo. Per me sarebbe accaduto nel 1989, se non avessero commesso un palese errore nella compilazione di una graduatoria per soli titoli. Ricordo le telefonate a due amici e colleghi che mi precedevano in graduatoria:"Mi servono i vostri indirizzi per notificarvi a mezzo raccomandata, in quanto controinteressati, il mio ricorso. Non ce l'ho con voi, il mio avanzamento in graduatoria non pregiudicherà la vostra immissione in ruolo perché i posti bastano, è solo un fatto tecnico... grazie..."

Solo dopo altri 8 anni di precariato, non tutti felici, mi chiama l'Avvocato:"La settimana prossima c'è l'udienza per il Suo ricorso al TAR Lazio". Parto per Roma col cuore che mi batte forte per quel "grande giorno" tanto atteso, come Jannacci nel film "L'udienza" (in quel caso era col Papa). Già immagino le parole del Giudice, pronto a dipanare tardivamente ogni dubbio su quella svista, su quei 4 punti in meno conteggiati. E invece... uno scambio di battute, pochi secondi, fra il Giudice e l'Avvocato, che mi viene poco dopo incontro. Non riesco neanche a capire... sto per chiedergli a che ora si sarebbe discusso il mio ricorso, ma lui mi dice che l'udienza andrà rifissata in data successiva. Qualche mese dopo mi telefona, per dirmi che il mio ricorso è respinto "per difetto di notifica ai controinteressati". Notifico verbalmente (si fa per dire) anche questo ai due increduli colleghi-amici, che avevano a suo tempo fatto la loro parte (firmare al postino le ricevute di ritorno, invano prodotte al Giudice) per avermi come collega di ruolo. L'Avvocato mi prospetta la possibilità di impugnare... aspettare... altri 8 anni?

No, grazie, ho perso la fiducia nella giustizia, avrò perso soldi ed anzianità di servizio, ma non ho finito di perdere la mia salute. E ho vinto, nell'arco di pochi anni, tre concorsi per titoli ed esami che mi hanno comunque "stabilizzato".
Altri 11 anni, invece, ci sono voluti prima che l'articolo di Felice Lima mi aprisse gli occhi, mi facesse finalmente e davvero capire come mi è potuto accadere tutto questo, quali sono le profonde cause di tanta ingiustizia subita, da me e soprattutto da altri, in casi ben più gravi. Il cittadino comune neanche immagina, finché qualcuno non rompe il solito silenzio complice e corporativo. Quello che attraversa del resto anche la mia categoria professionale, e chissà quante altre, dove anche le persone più responsabili esitano a denunciare l'inerzia, laddove sembra sconfinare (ma dove sta il confine?) nell'omissione di atti d'ufficio. Il rischio è che la pratica finisca sul tavolo di chi dovrebbe cominciare ad indagare, per quello stesso reato, su sé stesso. Dunque chi scrive un esposto? Se il caso non è eclatante, chi ci perde del tempo? Magari tempo sottratto ad altre incombenze, mansioni, doveri d'ufficio, con il rischio di incorrere a sua volta... Diciamolo pure, chi cerca di far funzionare le cose è spesso in minoranza, e scomodo per la maggioranza di coloro che gli stanno intorno. Questi trovano dunque il modo di solidarizzare per ribaltare la verità dei fatti e, se accecati dal panico e dalla coda di paglia, violeranno (noncuranti del rischio) anche l'Art. 595 del Codice penale. Provare per credere? No, non ve lo auguro, ai lettori e curatori di questo blog auguro il meglio.

Dario Lo Cicero
Palermo

Anonimo ha detto...

Sono intervenuto in alcune occasioni ma non mi so presentato, sono una avvocato di Sava, provincia di Taranto.

La mia provincia è forse la peggiore d’Italia. Vi è il più alto tasso di mortalità per tumori. Vi è sporcizia assoluta. Dentro e fuori. Le nostre campagne, prima le più ricche d’Italia, sono un immondezzaio. Non c’è un solo metro quadrato di buona terra di campagna non «coperto» dal suo ufficiale sacchetto della spazzatura.

Il nostro Paese di 18 mila persone è il peggiore della peg-giore provincia d’Italia. Non abbiamo fogna e le nostre case hanno un buco sotto il pavimento dove scarichiamo i nostri e-scrementi che vengono prelevati per mezzo di aspirazione con autobotti.

Le mosche e le zanzare sono nostre quotidiane compagne di vita da cui la notte ci difendiamo attraverso i condizionato-ri, accessi anche d’inverno.

Non c’è agricoltura, non c’è turismo, c’è solo l’ILVA che sfama subito ed ammazza dopo. Ma lentamente. In una sorta di vivo baratto cui si perde sempre nel cambio.

L’anima delle persone è come il paesaggio: devastato. Fot-tere e (cercare) di non farsi fottere. I vincoli sociali sono ridotti ai parenti stretti, e pure con timore di percosse psi-cologiche. La bontà, la disponibilità, la partecipazione ai problemi altrui sono caratteri sempre più recessivi nella po-polazione. In ogni successiva generazione nascono meno indivi-dui dotati di tali moduli comportamentali.

La delinquenza da noi è come la presenza delle mosche sui volti dei bimbi africani nella pubblicità dell’AMREF. E’ inu-tile fare pure il gesto di toglierle, tanto ritorneranno prima ancora che la mano abbia compiuto per intero il suo giro. Ho subito tre attentati.

Da noi non c’è il problema della regola. C’è il problema del campo in cui le regole dovrebbero cadere.

Ma la nostra, vera, grande sfortuna è che non facciamo par-te del Darfur: se ne facessimo parte avremo perlomeno il di-ritto all’assistenza delle ONG internazionali, come la Croce Rossa.

Non tutto però va male. Un vantaggio a vivere a Sava c’è. Non c’è un solo immigrato. Siamo Italiani al 100 per 100. Buo-ni per la Lega.

Non sono fuggito perché pensavo di poter fare qualcosa. Ma ho perso e non mi sono salvato.

avv. Cosimo Saracino

Anonimo ha detto...

Scusate.
Mi sono sbagliato nel postare. L’ultimo mio intervento doveva essere postato sul giornale locale.
Qui volevo postare il riferimento alla condizione della Giu-stizia su Taranto con il rimando a questo link http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200802articoli/30177girata.asp


Avv. Cosimo Saracino

"Uguale per tutti" ha detto...

Per l'avv. Saracino.

Gentile Avvocato,

non abbiamo un Suo indirizzo mail al quale scriverLe, quindi lo facciamo da qui.

Se Lei volesse che noi eliminiamo il commento postato per errore, siamo - sebbene a malincuore, perchè è un contributo di grande ricchezza - a Sua completa disposizione.

Grazie di cuore per la Sua attenzione e partecipazione.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Aver sbagliato nel postare consente di accrescere la simpatia nei confronti dell'avvocato Saracino.
Pur sembrandomi strano quell'intervento da parte sua, stavo per rispondere nel seguente modo: Caro Avvocato, si consoli, nel mio paese l'unica differenza sta nel fatto che al posto dell'ILVA c'è l'ospedale (Melito Porto Salvo) che retribuire sanitari inadeguati a fronte di nun servizio sanitario da quinto mondo.
Con simpatia e preoccupazione, bartolo iamonte.

Anonimo ha detto...

Uomini della Magistratura....
"liberate" la Giustizia dai tribunali e rendetela ai legittimi proprietari, i cittadini, che la invocano.
Questo è il vostro compito costituzionale e per questo esistete. Non siete dei nell'olimpo ma a servizio della Giustizia nell'interesse di tutti.
Quello che leggo nella lettera del Dr.Lima è la nostra quotidiana battaglia dinanzi ad una legittima aspettativa.
un'italiana qualunque in attesa di giustizia.
Alessandra