«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 20 marzo 2008

L’altra faccia di Bari - 2


di Giuseppe Milano
(Assistant Organizer del Meetup di Bari – I Grilli Attivi)


Mi fa piacere constatare che una manifestazione importante come quella di Bari abbia innescato questo ennesimo confronto che si è spostato, leggendo il commento del dott. Felice Lima all’articolo di Matteo Secchi, pure sul tema delle regole e su quanto valga che esse siano sempre applicate e condivise da tutti.

E pur apprezzando quanto sostenuto nella precedente discussione da Matteo, da cittadino barese che non solo ha vissuto l’evento ma che ne ha anche promosso la sua diffusione e pubblicità, sento di dover condividere con voi, serenamente, delle riflessioni.

Questa Giornata non è sintetizzabile solo nel corteo di sabato 15 marzo, ma si è sviluppata anche attraverso alcuni workshop, lo spettacolo teatrale di Nando dalla Chiesa, dal titolo “Poliziotta per amore”, bellissimo e che suggerisco di vedere, e soprattutto l'incontro tra tutti i familiari delle vittime, le associazioni aderenti e tutta la società cosiddetta civile.

Solo chi ha presenziato a questi appuntamenti, solo chi ha potuto calarsi in certe atmosfere, solo chi ha potuto intravedere in certi sguardi, in certe lacrime, in certi abbracci, un dolore, un dramma che mai nessun evento e nessuna pacca sulla spalla potrà lenire, a scapito del tempo inesorabile che passa, potrà capire come quelle stesse angosce e quelle stesse sensazioni siano diventate le nostre, come ci sia stata una profonda compartecipazione del dolore.

Non dimenticarsi di un Falcone, di un Borsellino, di un Dalla Chiesa, è relativamente facile, ma, quanti sono, onestamente, quei cittadini che conoscono la storia di Don Giuseppe Diana, di Don Pino Puglisi, di Pasquale Marcone, di Gabriella Campagna, di Peppino Impastato, di Michele Fazio, di Gaetano Marchitelli, di Daniele Sannino, di Pio La Torre, di Antonio Scopelliti, di Rocco Chinnici, di Giuseppe Fava, di Rosario Livatino, di Libero Grassi, di Beppe Alfano e di tutti le altre 700 vittime troppo spesso dimenticate ??

Quanti?

Credo pochissimi.

Credo che la “Non Memoria”, quella stessa che si riverbera in tutti i giorni dell'anno nella vita della stragrande maggioranza dei cittadini che si discostano da quelli che, invece, compongono l'antimafia sociale che, non solo rivendicano la Memoria, ma la praticano anche, sia estremamente pericolosa e sintomatica di un atteggiamento profondamente mafioso.

Perchè ci si dimentica di modelli esemplari di onestà, di trasparenza, di senso dello Stato e delle Istituzioni, di cittadini che sono morti per vedere ripristinata e non violata quella cultura della legalità e della giustizia.

Vogliamo contestare che sul palco ci siano stati i D'Alema, i Bertinotti, i Pecorario Scanio?

Contestiamoli ferocemente, e io sarei il primo, perchè con la loro inutile presenza hanno permesso che un simile evento da qualcuno fosse strumentalizzato politicamente e delegittimato, purchè queste riflessioni non tocchino la dignità, la moralità e il pudore non solo di persone straordinarie, come Don Luigi Ciotti, quanto anche di tutte le 120 mila persone che hanno attraversato Bari prefigurandosi come un cuore gonfio di amore pulsante.

Senza tuttavia dimenticare o sottovalutare l’esperienza di chi si ostina silenziosamente e nell'indifferenza collettiva a rivendicare e a pretendere giustizia per le proprie vicende, come tutti quei testimoni di giustizia (come Pino Masciari - http://www.pinomasciari.org/) che vivono da anni sotto scorta con una esistenza compromessa e un percorso giudiziario troppo spesso arrestato per vari motivi, sicuramente anche politici, che non vorrebbero essere commiserati da morti ma protetti da vivi affinchè non sia solo vero che "se qualcuno è morto è perchè noi non siamo stati abbastanza vivi per proteggerli" ma anche che "chi conosce la storia di questi testimoni di giustizia gli allunga la vita di un giorno".

Chiudo con un ricordo di Paolo Borsellino.

«La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità» (il video con l'intero commovente discorso di Paolo Borsellino può essere visto cliccando qui).

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P.s. Domani, Venerdi 21 Marzo, in quasi tutte le città di Italia, anche a Bari in Piazza Diaz dalle ore 16,30, nel primo giorno di Primavera, verranno ancora una volta ricordate tutte le vittime di mafia, proprio perché ciascuno di noi non si stanchi di testimoniare con la propria vita come una inversione di tendenza sia possibile, ma soprattutto, che nessuno di noi ha l’intenzione di lasciarsi corrompere e sopraffare dall’indifferenza.

6 commenti:

salvatore d'urso ha detto...

Sono felice che il meet-up di Bari sia partecipe al dialogo avviato su questo blog e spero che altrettanti meet-up e parte della società civile contribuisca a far sentire le proprie idee e le proprie opinioni scrivendo su questo blog.

Questo sia per aumentare il livello dei vari dibattiTI su tanti temi che interessano il settore della giustizia e tematiche affini oltre che garantire maggiore sostegno e forza a chi tocca temi così delicati e a volte tabù poichè qualcuno semplicemente a parlarne rischia molto ma che coraggiosamente continua a farlo.

Grazie per il vostro contributo.

salvatore d'urso ha detto...

Lite tra Lombardo e Michele Placido...

Davvero interessante consiglio la visione a tutti.

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=18614

salvatore d'urso ha detto...

L'espresso:

Per chi vota la mafia

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Per-chi-vota-la-mafia/2006907//0

Cinzia ha detto...

Voglio segnalarvi un interessante articolo di cui vi presento solo uno stralcio e vi allego il link completo:
http://www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=13353

"Nel “Discorso sopra il costume presente degli italiani” (1824, pubblicato per la prima volta nel 1906) vi sono alcuni punti chiave della riflessione di cui vedo importanti analogie col belpaese contemporaneo. Leopardi lamenta infatti:

- cinismo e scarsità di senso morale, che induce gli italiani a non rispettare nulla e a ridere di tutto

- assenza di una classe dirigente che sappia unificare il restante corpo sociale su concetti e comportamenti di riferimento. Conseguente mancanza di Stato e della Politica come strumenti di regolazione del "particulare" di guicciardiniana memoria, e sua sostituzione con la famiglia (recentemente, Paul Ginsborg ha scritto cose interessanti al riguardo e il tema è stato affrontato anche su questo giornale).

- assenza di una forte vita interiore. Rifiuto della lettura, vista come "piccola morte", prevalenza della cultura orale, assenza del senso tragico compiuto.

- degenerazione della religione, non interiorizzata, con netta prevalenza dei riti e delle cerimonie sulla coscienza. Il cattolicesimo con la sua casistica di peccati mortali e veniali, propone il lavacro morale periodico tramite la confessione, e ha indebolito il senso morale degli italiani.

- trasformismo sociale e politico, da mettere in relazione con le vicende della Chiesa Cattolica e della Controriforma in particolare: il passaggio lento e graduale da una posizione all'altra, attraverso conciliaboli e redazioni di documenti più che dallo scontro di forze normalmente avvenuto altrove.

- "pensiero debole" in fatto di crimine. Assenza di rigore verso il reo e disprezzo per le vittime, anche questo tratto tipico del cattolicesimo indulgente: perdonare per poi farsi perdonare, ma soprattutto per perdonarsi.

- furbizia: un approccio mentale molto affine all' esprit florentin, insomma, di chi machiavellicamente, in assenza di forza fisica e morale sceglie di essere più "golpe che lione".

Dai punti emerge, quasi duecento anni orsono, la ripetuta tendenza a premiare coscientemente chi sappia mostrarsi modello di comportamento e di fortuna politica - e non solo - al quale potersi associare o sognare di poterlo fare, indipendentemente dalle convinzioni nei suoi confronti. La storia di oggi, insomma."

Non è confortante leggere e sapere da chi e quando è stato scritto tutto ciò!
Corsi e ricorsi storici, come diceva qualcuno o semplicemente la storia non cambia mai?

Anonimo ha detto...

«La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità»
Queste parole dette da Borsellino, sono patrimonio dell'uanità. Quindi, anche di coloro che hanno applicato l'art 416 bis in maniera ingiusta ed in virtù di una legislazione speciale varata per porre argine allo strapotere mafioso. Strapotere mafioso, alimentato dallo stesso legislatore perché così gli faceva comodo. Salvo poi, perderne parzialmente il controllo e porre immediatamente rimedio forzando la norma. 700 sono stati gli eroi che hanno cercato di scardinare quel perverso intreccio di potere indegno e sono stati uccisi. Ma chi di questi perversi assassini ne gode per quello che ha fatto? Qualcuno, non ha forse manovrato anche loro? Quando Lombardo, nella segnalazione di Salavatore D'Urso, dice che la classe politica meridionale non ha mai governato perché "burattino" del potere "romanocentrico" dice anch'egli una verità: quale interesse a modificare l'andazzo meridionale che rappresentava un serbatoio di voti per il governo dell'intero paese?
E' facile ritrovarsi in 120 mila e marciare in una qualsiasi città italiana scandendo i nomi dei poveri martiri caduti per mano di vili traditori; più difficile è vivere in centri, piccoli o grandi che siano, dove istituzioni e mafia si riconoscono e rispettano reciprocamente.
bartolo iamonte

Francesca ha detto...

http://www.ammazzatecitutti.org/news/antonino-scopelliti-il-giudice-non-pi-solo.php

La mafia e' anche quella che impone il silenzio.

Ce lo insegna quelloc he sta capitando a Saviano e a quei giornalisti e scrittori coraggiosi che osano parlare dei meccanismi mafiosi, accendendo l'attenzione della gente.

La 'ndrangheta e' maestra in questo
mestiere di "nascondimento" ed oblio.

L'articolo che ho segnalato parla dell'amico calabrese di Falcone, la vittima che lo precedette e che ancor oggi e' poco noto.

In questo giorno ella settimana santa e' un buon modo per ricordarne il sacrificio...

Buona Pasqua a tutti!