«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 10 giugno 2008

Intercettazioni: l’ennesimo atto contro la giustizia.


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di Uguale per Tutti



Alcuni lettori ci chiedono di commentare l’intenzione del Governo di limitare enormemente l’uso delle intercettazioni nelle indagini penali.

Non avevamo fatto alcun commento perché davvero tutto è fin troppo evidente ed è faticoso dire qualcosa in un contesto del genere.

Il Governo si è presentato ai cittadini promettendo interventi immediati ed efficaci per aumentare la sicurezza e rendere più efficiente la giustizia.

Le prime due iniziative, invece, sono una stretta (ma solo apparente, perché ogni giorno che passa emerge il velleitarismo dell’iniziativa) nei confronti degli immigrati, indicati come “il nostro vero problema”, e una legge – questa sì efficacissima – per impedire l’accertamento e la punizione dei reati commessi dai potenti.

Al di là di ciò che può scrivere la stampa al servizio del regime, sembra ovvio che il terrore delle intercettazioni è un problema che hanno solo i potenti e i corrotti.

La “gente” alla quale erano state fatte promesse di efficienza e legalità ha ben altri problemi e ben altre esigenze, che non si sa se e quando saranno soddisfatte. Verosimilmente mai.

Il nuovo Governo, insomma, prosegue come tutti i precedenti: si occupa con grandissimo impegno della giustizia, ma solo per impedirle di funzionare. Tutti gli interventi legislativi “importanti” degli ultimi dieci anni hanno avuto questo solo scopo: impedire alla giustizia di dare fastidio al potere.

Basti citare, fra le tante, le leggi che hanno fatto più danno e che sono risultate in tutto o in parte incostituzionali (con tutti i costi e le perdite di tempo per adire la Corte Costituzionale): la legge Cirielli e la legge Pecorella, nonché il “lodo Schifani”.

Nelle ultime settimane c’è stato un gran da fare a discutere di “nuovo rapporto” fra politica e magistratura.

Tanti si sono abbandonati all’entusiasmo per le “belle novità”.

Alcuni, a chi prospettava legittimi timori, hanno detto: “Non è giusto avere pregiudizi. Aspettiamo di vedere cosa faranno”.

Ora lo stiamo vedendo.

E non è per niente né una sorpresa né una novità.

E’ ciò che avevano ampiamente promesso.

E’ in perfetta continuità con ciò che avevano fatto la volta precedente che erano stati al Governo.

E’ in perfetta continuità con ciò che anche il Governo “intermedio” aveva fatto.

Non a caso l’opposizione cincischia fra mille ipocriti distinguo.

Per chi voglia sapere perché sono completamente e consapevolmente falsi e pretestuosi gli argomenti addotti a sostegno dell’iniziativa del Governo, proponiamo qui:

- un link a un articolo di Giuseppe Ferrarella sul Corriere della Sera di oggi 10 giugno, dal significativo titolo di “Una sfilza di leggende”;

- un link a un articolo di Carlo Bonini su La Repubblica di oggi, dal titolo “Dietro i numeri del Guardasigilli";

- un video di Marco Travaglio, dal pure significativo titolo di “Prove di fascismo”.

Sotto il video, il testo dell’intervento di Travaglio.





“Buongiorno a tutti.

Allora, sia nel blog di Beppe un certo Daniele mi chiede della legge sulle intercettazioni che è stata annunciata da Berlusconi al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure – mi chiede e mi domanda se potrebbe essere incostituzionale o oggetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea – sia sul mio blog, Voglioscendere.it, Cle e Carla C. mi chiedono anch’esse di parlare di questa legge.

E allora parliamone perché è il tema del giorno e credo che rimarrà il tema della settimana e forse del mese.

Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere.

Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare.

Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”.

Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista.

Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro.

Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti.

Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere.

Che già non è male, devo dire.

In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni - sempre quelle degli altri di solito, mai le sue.

L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale.

Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato.

Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero …”.

No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia.

E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere.

Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine.

È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena.

Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto.

E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza.

Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente.

È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza.

È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese.

Facciamo degli esempi.

Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi.

Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice - cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay?

Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda.

Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire...

Mettiamo il classico caso del sequestro di persona a scopo di estorsione. Un gruppo di sbandati sempre più spesso capita, ormai non c’è più la grande “anonima sequestri”, ci sono gruppi di sbandati che si organizzano. Sequestri lampo. Prendiamo l’imprenditore. Ci facciamo dare il riscatto. Lo liberiamo. Di solito si mette sotto controllo il telefono della famiglia, i telefoni delle famiglie amiche, in modo che quando il sequestratore telefona per chiedere il riscatto si risale telefonicamente a lui e spesso lo si acciuffa. Con questo sistema sono stati sgominati moltissimi sequestri e restituiti alle famiglie tantissimi ostaggi.

Perfetto. Non si potrà più fare. A meno che il sequestro non sia opera di mafia, camorra o ‘ndrangheta, però come sappiamo fanno i soldi in maniera diversa e molto più facile.

Prendiamo il molestatore che telefona, con telefonate oscene, alla ragazza. Tipico caso: la ragazza fa denuncia, mettono il telefono sotto controllo, risalgono al molestatore e il molestatore viene preso. Non si può più fare. Perché? Perché, o il molestatore è un mafioso, un camorrista, un ‘ndranghetista o un terrorista, cosa che di solito non è, oppure niente da fare.

Mettiamo una donna picchiata e violentata magari dall’ex marito o dall’ex fidanzato, o cose di questo genere. Trova il coraggio di denunciare. Mettono sotto intercettazione il presunto aggressore per vedere se è proprio vero ciò che dice la donna.

Non lo si potrà più fare.

Prendiamo la ricerca dei latitanti. Tutti quelli che sfuggono alla giustizia. Non lo so… dal mago di Vanna Marchi che scappa in Brasile, a quelli che fanno le rapina, a quelli che fanno gli omicidi, ecc. Ecco, se non sono mafiosi o terroristi, non si potrà più usare lo strumento delle intercettazioni per andare a vedere dove sono scappati e riacchiapparli.

Finora non ho citato i reati finanziari naturalmente.

Ci sono ancora le estorsioni. Pensate a quanta gente denuncia l’estorsore, quello che gli va a chiedere qualcosa, che li minaccia. Se non è un mafioso, non si potrà più controllare il telefono delle persone che ricevono queste richieste estorsive.

Per non parlare delle truffe. Pensate a quante intercettazioni su Vanna Marchi ci hanno aiutato a scoprire le minacce che lei e la figlia facevano a quelle povere credulone che pagavano continuamente temendo chissà quali conseguenze negative, fino alla morte. Quelle telefonate non si potranno più, non dico utilizzare, non si potranno più intercettare e quindi ovviamente avremo molti più truffatori e molti più truffati perché poi alle vittime non ci pensa nessuno.

Non ho parlato ancora dei reati finanziari che sono in realtà la vera ragione per cui non si vuole più che si utilizzi da parte della magistratura lo strumento delle intercettazioni. E questo è ovvio.

Dato che i reati finanziari sono i più nascosti e i più difficili da vedere, non solo non si sa chi li ha commessi, ma non si sa nemmeno chi li abbia commessi. Mentre l’omicidio, la truffa, il furto, quelli si vedono perché c’è una vittima dichiarata che li va a denunciare. La corruzione, chi la viene a sapere? Se non parla quello che ha pagato e non parla quello che ha preso i soldi, la corruzione non si sa.

E poi il falso il bilancio, chi lo può notare che un bilancio è falso? Quindi sono i reati che hanno più bisogno di intercettazioni. Bisogna scoprire anche che sono stati commessi, oltre a dover scoprire chi li ha commessi.

Anche per questi, silenzio di tomba.

Non sapremo mai nulla.

Naturalmente, che cosa succede? Succede che tutti quelli che li commettono potranno commetterli liberamente. Quando passerà la legge, saranno molte di più le persone che li commetteranno perché a quel punto il rischio di essere scoperti e puniti è zero e quindi noi perderemo ancora più soldi con i reati finanziari di quelli che stiamo perdendo.

Io vorrei fare solo alcuni esempi di processi dei quali non avremmo saputo nulla. Processi che non si sarebbero mai aperti, quindi tutti imputati che non sarebbero imputati se fosse passata questa legge.

Il caso, per esempio, delle scalate bancarie. C’erano dei furbetti del quartierino che, contro la legge, cercavano di appropriarsi di due banche: Banca Nazionale del Lavoro, le cooperative rosse e l’Unipol di Consorte; Antonveneta, la Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani; Rizzoli Corriere della Sera, cioè il più grosso gruppo editoriale indipendente non controllato dai partiti, che doveva finire nella mani di Ricucci il quale poi, secondo alcuni, l’avrebbe girato ai soliti amici di Berlusconi. Bene, queste tre scalate furono bloccate da Clementina Forleo e dalla procura di Milano, grazie a intercettazioni. Con questa nuova legge, niente intercettazioni, scalate a buon fine. Compreso il loro protettore massimo, cioè Antonio Fazio, che continuerebbe a essere governatore della Banca d’Italia non sospettato di niente. Sebbene, come abbiamo visto dalle telefonate, fosse colui che faceva il regista e il giocatore di queste partite, nelle quali avrebbe dovuto rimanere terzo distaccato e arbitro.

Nessuno saprebbe le cose perché nella legge si prevede anche che nessuno le pubblichi. Quindi, dato che il processo non è ancora partito, noi non sapremmo ancora praticamente nulla di Fazio. E quindi Fazio sarebbe doppiamente al suo posto, sia perché non sarebbe stato scoperto, sia perché, anche se l’avessero scoperto, nessuno avrebbe poi potuto raccontarlo.

Pensate ai riscontri che sono stati trovati sulle denunce di Stefania Ariosto sui giudici corrotti a Roma, con tutte le intercettazioni dell’enturage del giudice Squillante, dell’avvocato Pacifico, ecc.
Niente.

La truffa di Milano di Poggi Longostrevi che faceva le ricette facili a spese della Regione, con i rimborsi gonfiati ecc. 150 medici condannati grazie alle intercettazioni. Niente. Non avremo più nulla di tutto questo.

A Torino, l’amministratore delle Molinette arrestato grazie alle intercettazioni perché pigliava le tangenti in ufficio su ogni fornitura, Luigi Odasso, anche lui sarebbe ancora al suo posto.

Pensiamo al Lazio, grazie alle intercettazioni hanno trovato i riscontri alle denunce di Lady ASL, quella che ha raccontato il grande scandalo della sanità, che poi è responsabile del grande buco della sanità del Lazio, che per fortuna si è tamponato grazie all’intervento della magistratura, non avremmo saputo quasi niente.

Pensate al caso di spionaggio. I casi di spionaggio illegale che abbiamo avuto in questi anni. Lo staff di Storace che fa spiare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alla vigilia delle elezioni regionali del 2005.

Il SISMI di Pollari e Pompa, che fa i dossieraggi sui giornalisti, i magistrati, i politici ritenuti pericolosi per Berlusconi. Il SISMI che, secondo l’accusa della Procura di Milano, collabora al sequestro di un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui noi avevamo dato ospitalità per motivi politici e poi l’abbiamo fatto rapire dalla CIA e mandare in Egitto a torturare.

Nulla si saprebbe senza le intercettazioni, nemmeno ovviamente di quel caso patetico del giornalista Farina, alias Betulla, che lavorava a depistare le indagini sul sequestro.

Pensate ai dossieraggi della Telecom. I dossieraggi della security della Telecom. Migliaia e migliaia di dossier accumulati illegalmente da Tavaroli e i suoi uomini, tutto grazie alle intercettazioni. Non sapremmo nulla.

Pensate a ministri, sottosegretari.

Abbiamo il ministro Fitto, che è stato preso grazie a intercettazioni in un processo per le tangenti della famiglia Angelucci per le cliniche nella Puglia.

Abbiamo il sottosegretario Martinat che è sotto processo a Torino per gli appalti truccati del TAV e della Olimpiade Invernale del 2006.

Pensate al ministro Matteoli che addirittura è sotto processo per le fughe di notizie per abusi edilizi all’Isola d’Elba.

Tutte persone che non sarebbero ovviamente sotto processo.

Come ovviamente non sapremmo niente del ruolo avuto, secondo la procura di Genova, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni de Gennaro, nei possibili depistaggi delle indagini sul G8.

Come non sapremmo nulla della mega truffa sui farmaci appena scoperta da Guariniello a Torino.

Come non sapremmo nulla della mega truffa sui rifiuti appena scoperta, coi 25 arresti dai magistrati di Napoli, per quanto riguarda la Campania.

Non sapremmo nulla quello che ha fatto Mastella, la sua famiglia e il suo partito, smascherati dall’inchiesta di Santa Maria Capoa Vetere, poi passata a Milano.

Non sapremmo nulla delle ruberie sui fondi pubblici in Calabria, che De Magistris ha scoperto e infatti gli sono costate una dura punizione dal Consiglio Superiore della Magistratura, mentre alcuni colleghi gli stanno smontando le indagini.

Ecco, da questo punto di vista Clementina Forleo e De Magistris con una legge come questa già in vigore da qualche anno sarebbero a posto, in una botte di ferro. Perché se la legge avesse loro impedito di scoprire gli scandali di bancopoli e della Calabria, loro non avrebbero pagato le conseguenze quindi, almeno dal loro punto di vista, questa legge li avrebbe lasciati lavorare in pace, proprio perché avrebbe impedito loro di lavorare e di scoprire alcunché.

Allora, quali sono i motivi con i quali ci viene indorata la pillola.

Ci viene presentata questa legge come assolutamente urgente e necessaria.

Oggi si sono mossi anche insigni tromboni per dare copertura questa legge vergognosa.

La prima è che bisogna tutelare la privacy.

Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino eccessiva, che è la Legge sulla Privacy che però ha una clausola assolutamente ovvia. Cioè che la privacy può essere tutelata, salvo esigenze di giustizia.

Quando ci sono esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità, il nostro patrimonio, i nostri interessi.

La privacy non c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la povera Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali che diceva ti amo”.

A chi? A Ricucci.

Che era che cosa? Suo marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle.

Dicono che ci sono troppe intercettazioni.

E qui non si sa rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle intercettazioni dipende dal numero dei reati che si commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni rispetto alla Finlandia o alla Danimarca.

E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante siano le intercettazioni.

L’unico paese di cui con certezza si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia.

Per quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con tanto di autorizzazione di un giudice terzo.

Mentre all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia, senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi gli enti locali, che possono fare le intercettazioni.

In America le fa la Sec, che è l’equivalente della nostra Consob, solo che quella funziona e che controlla appunto le attività di borsa.

Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non incontrollate, quindi non si sa quante sono.

L’argomento che fa più presa è che costano troppo.

Costano troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa, l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240 milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure inferiore.

Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240 milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno, per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta correttamente ai cittadini, sia sì.

Potremmo risparmiare? Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni.

Sapete perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono, voi lo fate gratis”.

Invece lo Stato italiano paga i gestori telefonici che sono suoi concessionari.

Per cui li potrebbe tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento bancario”, la banca mica si fa pagare.

Eppure la banca è un ente privato.

Questi sono concessionari pubblici e lo Stato italiano paga loro ogni intercettazione.

E in più, ad ogni indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è proprio, da un’azienda privata.

Basterebbe comprarli una volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi verrebbero praticamente azzerati.

Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono che questa legge è per risparmiare sui soldi.

No, questa legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e alla classe dirigente.

C’è un piccolo problema. Berlusconi naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine, di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction, a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi.

Pare, come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici.

E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due imputati.

Passate parola.”




40 commenti:

generazioneV ha detto...

Quello delle intercettazioni è un tema che ci ha molto preoccupando già dalle prime dichiarazioni fatte da Berlusconi in campagna elettorale, se dovesse passare un provvedimento del genere penso sia la legge più vergognosa e dannosa per la Giustizia di questa povera Italia.
Nel blog abbiamo raccolto una serie di articoli e video che aiutano a capire meglio il discorso INTERCETTAZIONI e la loro pubblicabilità (Davigo, Travaglio, Ferrarella ect..), ecco il link:

http://generazionev.blogspot.com/2008/06/la-prima-legge-vergogna.html

Anonimo ha detto...

l'intervento di travaglio è davvero ottimo. qualsiasi persona dotata di buonsenso è d'accordo con lui. il problema è che in italia il buonsenso scarseggia... :-(

Anonimo ha detto...

Scusate, non mi sono firmata. Sono Silvia.

Salvatore D'Urso ha detto...

La legge Arsenio Lupin

(http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/)

"Uguale per tutti" ha detto...

Abbiamo eliminato un commento di "Faustino" delle 13.17, perchè, benché scritto (al meno a noi sembrava) in stile ironico e paradossale, conteneva affermazioni che, se non si coglievano subito l'ironia e il paradosso, risultavano razziste.

Abbiamo eliminato anche un commento di risposta a quello di cui sopra, che innescava una polemica a questo punto né necessaria né utile.

Ringraziamo entrambi i nostri lettori per il loro contributo, confidando nella loro comprensione e porgendo loro le nostre scuse.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Le intercettazioni non si possono impedire perché limiterebbero le indagini e le prove a carico degli indagati.
Già ma chi ne può disporre? Solo pochi e chi ha in mano questo mezzo ha in mano un potere.

Una Proposta: allargare l’utilizzo e l’autorizzazione del mezzo (non solo ai magistrati, ma ad es al fisco, ai servizi segreti …ovviamente solo quando sia dettato da una reale pericolo per la sicurezza ) per ridurre il potere dei soli che ce l’hanno. Tanto chi non ha nulla da temere dalle intercettazioni non avrà paura che queste siano divulgate.
E al contempo autorizzare i giornalisti a renderle di pubblico dominio ma per intero es non le frasi dette solo da alcuni personaggi ma l’intero discorso , visto che il terrore delle intercettazioni è un problema che hanno solo i potenti e i corrotti.

A me sembra che la protesta dei magistrati per i decreti sui rifiuti e sulle intercettazioni siano solo la manifestazione di un timore, quello di perdere potere. La casta dei magistrati ha paura che la casta dei politici le sottragga qualcosa di acquisito nel tempo . E’ come se dicessero giù le mani dalla mia torta questa è solo mia e non la spartisco con nessuno. Dei diritti dei cittadini non interessa proprio nessuno.
O forse mi sbaglio?

Anonimo ha detto...

L'Italia è un paese stupendo. Gli italiani, ancora di più!!!
Diceva Montanelli: (più o meno) è necessario che Berlusconi governi per cinque anni cosicché gli italiani, una volta conosciutolo, lo accantonino per sempre. Sembrerebbe che si sia sbagliato, invece no! Era anche lui un italiano, ma di quelli speciali: sarebbero bastati anche meno di cinque anni se fossimo tutti della sua statura. Lo conosceremo, lo conosceremo, auguriamoci, soltanto, che non sia troppo tardi!
bartolo iamonte

Giuliano Castiglia ha detto...

Vorrei dire all'Anonimo delle 15,47 che, facendo il giudice e, in particolare, il giudice per le indagini preliminari, sono investito da vari pubblici ministeri di richieste di autorizzazione ad intercettare conversazioni o comunicazioni, di prorogare intercettazioni già autorizzate ed attivate, di convalidare intercettazioni disposte in via urgente.

Le posso assicurare che, personalmente, non ho alcun timore di "perdere" il dovere/potere di fare quanto sopra.

Non potrei che beneficiarne in quanto per me - come per i colleghi che fanno il mio stesso lavoro e come per i pubblici ministeri che chiedono ai giudici di autorizzare, di prorogare o di convalidare le intercettazioni - sarebbe semplicemente quello di una dilatazione del tempo a disposizione per fare cose ben più amene che autorizzare, prorogare o canvalidare intercettazioni.

Altra cosa sarebbe l'effetto sulla repressione penale e, più in generale, l'effetto sociale di una riforma del tipo di quella annunciata dal Primo Ministro. Ma su questo mi riporto integralmente a quanto già scritto dalla redazione del Blog, che condivido integralmente.

giuliano castiglia

Anonimo ha detto...

Più si sale, dal Sud incontro al Nord, più si prova schifo! A Milano, l'illuminato medico, scrittore, sociologo, intellettuale, giornalista, esperto d'amore, nonché simpaticissimo Francesco Alberoni, dalla prima pagina del Corriere della Sera di ieri, informa che in quattro regioni del Meridione governano i barbari (così egli chiama i paralitici-disadattati-cialtroni)! Avvisa però: se lo Stato (italiano) riesce a creare consenso, conquisterà queste terre, sottraendole definitivamente alla barbara tirannia di 'ndrangheta, mafia, camorra e sacra corona unita.
Che dire? Nulla! Soltanto, ricordare ad Alberoni che i barbari hanno invaso da Nord, come confermano i tredici medici arrestati, appunto, proprio ieri, a Milano!
bartolo iamonte.

Anonimo ha detto...

la legge contro le intercettazioni è l’ennesimo (e gravissimo) atto contro la giustizia. in pratica è il colpo di grazia.

Marzio Brunetta ha detto...

Una necessaria premessa: a me Berlusconi non piace, e non mi piace neanche la sua claque comprendente, tra gli altri, furbastri, bambole, veline, miserabili ed utili idioti.
Però Berlusconi ha la fiducia solida del Parlamento, e nella nostra democrazia significa che lui deve governare.
L'opposizione (o minoranza) svolgerebbe malissimo il suo compito se cercasse di contrastare l'attività del Governo con argomenti inconsistenti, falsi, ecc., sia che succedesse nelle aule parlamentari sia che avvenisse in un blog.
Prendiamo spunto da questo articolo, ma andrebbe bene anche quello sul DL nato per contrastare l'emergenza-rifiuti campani, e vediamo se le argomentazioni a sostegno delle critiche siano buone.
L'articolo porta il titolo "Intercettazioni: l’ennesimo atto contro la giustizia".
E' virgolettato, sembra voler dire che le parole siano state dette da qualcuno e riportate.
Nel corpo dell'articolo non c'è traccia dell'autore di queste parole.
Vorrà dire, forse, che è la sintesi di qualcosa detto da altri.
L'articolo in pratica è il susseguirsi di una serie di apodittiche affermazioni anti-governative, che si conclude con il rimando ad interventi di Ferrarella, Bonini e Travaglio.
Allora per veder i motivi a base del titolo("Intercettazioni: l’ennesimo atto contro la giustizia") si devono vedere quelli addotti dai tre giornalisti appena menzionati.

Ferrarella dice che non corrisponde al vero che le spese per le intercettazioni telefoniche siano il 33% delle spese della giustizia.
Il Ministro Alfano aveva parlato di 33% delle spese di giustizia, La Repubblica ne parla riferendosi al 33% delle spese della giustizia, il Corriere invece al 33% delle spese per la giustizia.
Catania, 7 giu. - (Adnkronos) - "Le intercettazioni oggi costano il 33% dell'ammontare complessivo delle spese di giustizia. Questo e' un eccesso, occorre porvi rimedio tutelando la privacy dei cittadini senza debilitare la forza delle indagini". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Angelino Alfano …
Da La Repubblica:
"Presto il divieto di intercettazioni"
Berlusconi annuncia la svolta
… Il Guardasigilli fornisce le cifre e stima nel 33% dell'ammontare complessivo delle spese della Giustizia, il costo delle intercettazioni…
(7 giugno 2008)

Quindi è falso che il Ministro abbia detto quello che Ferrarella ha voluto smentire.
Il giornalista poi dice che non è vero che siamo tutti intercettati e che le intercettazioni siano uno spreco, visto il recupero fatto nel caso dell’inchiesta Antonveneta e potendosi affermare solo che costano troppo .
L’affermazione siamo tutti intercettati detta grossomodo in questi termini dal Ministro Alfano, presa letteralmente, è evidentemente falsa.
Il Ministro si riferiva al fatto che ogni italiano può finire in una intercettazione, visto l’enorme numero di utenze sotto controllo.
Ma ciò che non si dirà mai e che permetterebbe di avvicinarci a quanto detto dal Ministro è l’altrettanto enorme numero di utenze intercettate da certi appartenenti ai servizi al di fuori della legge.
Che costino troppo pare essere vero, mentre un esempio (quello dell’inchiesta Antonveneta) non pare poter sovrastare l’accusa di sprechi.
Tralascio la questione sulla privacy di terzi perché il giornalista propone solo una diversa soluzione.

Bonini analizza due delle affrontate questioni: è vero che grandissima parte del Paese sia intercettato e che le relative spese coprano un terzo del bilancio del Ministero?
Cioè, è giustificato il numero di intercettazioni in base al numero di abitanti e all’ordinamento giuridico? E’ necessario mettere mano al codice di procedura penale per disciplinare l’uso e la pubblicità delle intercettazioni?
Alla prima domanda Bonini risponde stimando il numero degli italiani intercettati in meno di 80 mila a fronte di quasi 125 mila utenze sotto controllo, quindi il numero di intercettazioni sarebbe giustificato.
Alla seconda domanda risponde dicendo che i 224 milioni spesi non sono un terzo delle spese del Ministero (ma un terzo delle spese di giustizia – proprio come aveva detto il Ministro), e che nel 2007 si è speso meno rispetto agli anni precedenti, prospettando la possibilità di rivedere i prontuari per avere altri risparmi di spesa.

Travaglio si scaglia contro il proposito di Berlusconi, e motiva questo suo atteggiamento portando degli esempi per dire che senza intercettazioni in quei casi non si potrebbe arrivare ai colpevoli.
Analizziamo gli esempi.
Omicidio commesso da non appartenente alla criminalità organizzata: secondo Travaglio si intercettano amici, parenti, conoscenti e colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le sue conoscenze.
L’esempio pare assurdo. Le stesse informazioni si hanno in meno tempo ad opera di qualsiasi bravo poliziotto assumendo informazioni dalle persone che Travaglio vuole intercettare. Trattandosi di omicidio non mafioso, il colpevole non deve dare conto a nessuno per telefono.
Rapina in banca: si parte da una foto segnaletica per arrivare ai complici grazie alle intercettazioni.
Altro esempio assurdo. I complici difficilmente parleranno di bottino al telefono, anzi non parleranno proprio. Grazie alla foto segnaletica, si seguono i movimenti del soggetto, si ricostruiscono le conoscenze interessanti, si verificano i **** ****, si fanno alcuni riscontri (che non risultino all’ora della rapina al lavoro in un’altra città) e via con le perquisizioni.
Sequestro di persona a scopo di estorsione: basterà soltanto la registrazione delle telefonate ad opera di chi riceve la telefonata.
Molestatore che telefona alla ragazza: idem come sopra.
Donna picchiata e violentata: idem come sopra.
Latitanti: credo si possano contare pochissimi casi di latitanti presi con le intercettazioni. Comunque non il metodo migliore. Ci sono altre vie più sicure.
Estorsioni e truffe: le telefonate verranno registrate dalle vittime, senza bisogno di tutto il resto.
Reati finanziari, falso in bilancio e scalate bancarie: qualsiasi bravo finanziere è in grado di scoprire falsi in bilancio e reati finanziari senza manco considerare le intercettazioni, solo sulla base delle carte. Per le scalate bancarie la questione è un po’ diversa. Se non sbaglio si parla di scoprire il reato insider trading tramite intercettazioni, a parte qualche colorito colloquio tra Fassino e Consorte. Ad ogni modo credo che si possa accertare anche il reato in esame sulla base delle carte.
Nel caso Unipol bisogna dare atto che le intercettazioni hanno impedito il compimento del reato, mentre nel caso RCS si deve precisare che nessuna scalata poteva mai andare in porto in quanto il patto di sindacato era ed è tuttora tanto solido da rendere la società non scalabile.
Poggi Longostrevi: bastano dei bravi investigatori, nessuna intercettazione.
Abu Omar: sono bastati i tabulati telefonici degli agenti CIA e SISMI.
Per gli altri esempi non conosco abbastanza da potere argomentare.
Mi pare basti per dire che con le critiche inconsistenti non si fa un buon servizio.

Anonimo ha detto...

un commento ricorrente è che le intercettazioni sarebbero una tecnica d'indagine "troppo facile".
per ovviare propongo di far scrivere i relativi provveimenti ai magistrati con un plaid sulla tastiera del PC.

Anonimo ha detto...

Per Marzio Brunetta: non si può parlare di democrazia quando, nella propria attività di governo, il presidente del consieglio incorre in un palese conflitto di interesse e quando si possiedono 3 televisioni (di cui una, Rete 4, che occupa illegalmente frequenze che erano state attribuite ad altri) e si infuenzano le tre televisioni "pubbliche". Questa non è democrazia. Affatto.
Saluti,
Paola Risi

Felice Lima ha detto...

Per Marzio Brunetta.

Gentile Lettore,

senza alcun intento polemico, mi permetta due sole precisazioni.

La prima relativa al fatto che il titolo dell'articolo non è e non è mai stato fra virgolette.

Il Suo errore nasce dal fatto che Lei lo ha visto così nella pagina dei commenti.

Ma in quella pagina i titoli di tutti i post sono fra virgolette.

E' uno standard di Blogger (non dipende da noi). E' il loro modo di far capire che quello è il titolo del post.

Potrà verificare la cosa Lei stesso, guardando il titolo del post nella homepage del blog e constatando che è PRIVO di virgolette e poi guardando tutte le pagine dei commenti e constatando che lì i titoli di tutti i post sono fra virgolette.

Ciò sottolineo per ribadire ancora una volta quanto sia spiacevole essere accusati ingiustamente (e Lei lo ha già fatto più volte) di ricorrere a espedienti ai quali mai abbiamo fatto ricorso, essendo persone assolutamente sincere e intellettualmente oneste.

La seconda precisazione riguarda il fatto - e davvero non la prenda ad offesa - che ciò che Lei ha scritto su come si usano le intercettazioni è profondamente errato ed è frutto solo del fatto che Lei evidentemente non ha mai lavorato in questo settore.

Lei scrive, infatti (ma è solo una delle numerose ingenuità della Sua ricostruzione):
"Omicidio commesso da non appartenente alla criminalità organizzata: secondo Travaglio si intercettano amici, parenti, conoscenti e colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le sue conoscenze.
L’esempio pare assurdo. Le stesse informazioni si hanno in meno tempo ad opera di qualsiasi bravo poliziotto assumendo informazioni dalle persone che Travaglio vuole intercettare. Trattandosi di omicidio non mafioso, il colpevole non deve dare conto a nessuno per telefono".

Lei taccia di "assurdo" l'esempio di Travaglio, ma solo perchè non sa nulla di come funzionano queste cose.

Le potrei fare MIGLIAIA di esempi.

Gliene faccio uno fra i più recenti e noti. Il terribile assassinio di una quattordicenne a Niscemi ad opera di tre minorenni.

Trova il fatto commentato nel blog a questo link.

Peraltro, il bravo pubblico ministero inquirente è la collega Stefania Barbagallo, che fa parte della Redazione del blog.

Le indagini hanno dato frutto grazie all'intercettazione delle conversazioni telefoniche fra gli assassini (che, fra l'altro, si aggiornavano sullo stato delle indagini e concordavano fra loro cosa dire per ingannare gli investigatori).

Deve sapere, gentile Marzio, che ciò che serve per fare andare all'ergastolo un assassino non è, come nei film, intuire un movente, ma trovare qualcosa che lo inchiodi alle sue responsabilità.

E questo purtroppo non si ottieme, come pensa Lei "assumendo informazioni dalle persone".

Se vai dalla mamma dell'assassino e le chiedi se l'assassino è suo figlio, lei dirà "no".

Ma poi a volte telefonerà al figlio per dirgli: "Stai attento, guarda che poco fa sono venuti i Carabinieri e mi hanno chiesto questo e questo di te. Io non gli ho detto che sapevo questo e questo, ma gli ho infinocchiato questo e quest'altro". E così avremo le prove che servivano.

Quanto, poi, ai sequestri di persona, è ancora più evidente che Lei non sa proprio di cosa si tratta.

Il problema non è registrare la voce di chi telefona alla famiglia per chiedere il riscatto.

Il problema - uno dei tanti - è, per esempio, cercare di capire quale delle persone vicine alla famiglia ha fatto da "basista", così da avere un punto di partenza delle indagini.

Facciamo finta che il "basista" sia un dipendente della ditta di famiglia, o un cugino, o un caro amico.

Il problema è individuarlo e poi scoprire con chi ha contatti.

Prima che Lei dica un'altra cosa ingenua, Le segnalo io che i pedinamenti non funzionano come nei film d'azione. Nella realtà i pedinadenti funzionano in pochissimi casi e in particolarissime condizioni.

Si intercettano tutte le persone vicine alla famiglia del rapito e si spera (molto spesso con esito positivo) che qualcuno faccia il passo falso.

E da lì si parte.

E ingenuissimo è anche quello che Lei scrive delle rapine.

E davvero surreale ciò che scrive delle estorsioni.

Deve sapere, Marzio, che uno dei problemi delle estorsioni è che spesso la vittima non la denuncia e tace agli investigatori ciò che gli sta succedendo.

Allora accade che prenda fuoco un negozio e gli investigatori si rendano conto che quasi certamente dietro c'è una storia di estorsioni.

Ma magari l'imprenditore nega decisamente.

Allora si mette sotto controllo il telefono suo e soprattutto delle persone che gli sono vicine.

Perchè magari con il suo telefono quello non parla, ma magari usa la sorella o il cognato per gestire le trattative con i delinquenti.

Insomma, si fidi: Lei non ha idea di ciò di cui stiamo parlando. E se le devo dire cosa a me preoccupa proprio tantissimo è che cose così delicate vengano trattate in maniera così dilettantesca.

Io non ho mai usato con Lei il lessico che Lei ha usato con noi.

Lo faccio adesso per la prima volta, così da darLe un'idea dell'effetto che fa.

Mi scuso con Lei (nonostante Lei nonsi sia mai scusato con noi); mi scuso con Lei, ma credo che possa esserLe utile a capire come possa non essere costruttivo nel dialogo presumere troppo di sé e sottovalutare troppo gli altri, presumendoli, per di più, intellettualmente scorretti.

Concludo, quindi, la mia risposta dicendoLe che il Suo commento è privo di fondamento in fatto con riferimento alla accusa ingiusta di avere usato un artificio retorico nel titolo dell'articolo e palesemente surreale con riferimento alla ricostruzione delle dinamiche delle indagini, che evidentemente ignora del tutto (probabilmente perchè fa un lavoro diverso dal nostro).

Aggiungo infine, a proposito della falsa e strumentale preoccupazione che "chiunque può finire intercettato" l'umile richiesta di segnalarmi quando mai sia accaduto che i politici si siano alzati sdegnati in difesa di un quisque de populo intercettato.

Di cosa fa e dice un povero cittadino qualunque non interessa né ai giornali né ai politici. Quelle intercettazioni sui giornali non ci finiscono mai.

I politici e i loro amici invocano la nobile esigenza di tutelare i "cittadini qualunque" solo come alibi per tutelare se stessi.

Un caro saluto.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Con tutte le spese e gli sperperi pubblici che sarebbe necessario tagliare, compresi gli indecenti stipendi e pensioni che percepiscono i politici, fra i primi provvedimenti d'urgenza si va a pensare proprio alle spese dedicate alle intercettazioni, ma GUARDA CHE CASO STRANO!
Paola Risi

Felice Lima ha detto...

Per Marzio Brunetta.

Post scriptum.

Gentile Marzio,

dimenticavo di segnalarLe un altro Suo problema.

Lei scrive, fra l'altro:
"a me Berlusconi non piace, e non mi piace neanche la sua claque comprendente, tra gli altri, furbastri, bambole, veline, miserabili ed utili idioti".

Vede, noi siamo abituati per forma mentis professionale a prescindere completamente da simpatie e antipatie.

Dunque, diversamente da Lei, io non mi pongo proprio il problema se il mio interlocutore mi piaccia o no.

Guardo ai fatti e di quelli mi occupo.

Se i fatti mi appaiono deprecabili, li critico, sia se a compierli è uno "che mi piace", sia se è uno che "non mi piace".

Se i fatti mi appaiono apprezzabili li apprezzo, anche in quel caso prescindendo da simpatie e antipatie.

Quello che invece vedo in tanti discorsi - e i Suoi, mi permetta di dirglielo prendendone licenza dalle tante contumelie che ci ha rivolto Lei, mi sembrano fra questi - è l'esistenza di pregiudizi aprioristici.

Più che discutere dei fatti, sembra che in tanti siate preoccupati di difendere a priori delle posizioni: di destra o di sinistra, di questo o di quel gruppo, branco, partito, categoria professionale, ecc.

Un caro saluto.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Sulle intercettazioni.

Data Pubblicazione 9/6/2008

Articolo tratto da: Il Messaggero

Un record poco invidiabile: primi al mondo

Alle intercettazioni destinati 280 milioni di euro l’anno, un terzo dei fondi della Giustizia

ROMA - È un voce nel bilancio delle spese di giustizia che incide parecchio sulla già difficile economia, perché per le intercettazioni in Italia si spende il 33 per cento. E viste le condizioni in cui versano gli uffici giudiziari del nostro paese c’è poco da stare allegri: tribunali in via di chiusura per mancanza di fondi, fax e fotocopie ferme perché mancano il toner e la carta. Insomma, un bilancio vicino al crac, che, però, non riesce a fermare il “Grande orecchio”, visto che la cifra investita per ascoltare è arrivata a toccare i 280 milioni di euro l’anno.

Riportato quanto sopra faccio una premessa: non sono contraria alle intercettazioni!
Però.....non posso ammettere che le indagini si facciano soltanto con le intercettazioni! a danno di altre voci della giustizia altrettanto importanti.
Esempi: personale dipendente, magistrati, forze dell'ordine, fax, fotocopiatrici, computers,carta, aule, tavoli, sedie. Il Giudice Bruno Tinti ha illustrato bene le condizioni della giustizia in Italia.....
Inoltre.....è mai possibile che le indagini si facciano soltanto con le intercettazioni? vale a dire con montagne di carte per trascrizioni spesso monche, ininfluenti, magari ottime per gossip?
E poi la specializzazione e la professionalità dei giudici e delle forze investigative? tutte nell'orecchio attaccato alla cuffia?
280 milioni di euro! con quale effetto di ritorno? prescrizioni, scarcerazioni per decorrenza termini, e soltanto qualche mafioso in carcere?
per gli extracomunitari in carcere non credo ci sia bisogno di intercettazioni.
Come in ogni cosa della vita basterebbero soltanto un po' di preparazione, un po' di buona volontà.
avv. Chiara Memoli

Anonimo ha detto...

Da un articolo di Marco Travaglio:

3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente.

4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.

Chiazzese ha detto...

Gentile avvocato Memoli, ma davvero un avvocato può prendere in seria considerazione un articolo di giornale in cui c'è scritto "per le intercettazioni in Italia si spende il 33 per cento"? Ma davvero lei, che si firma avvocato, si fida di un giornalista che le dice "il 33 per cento" senza dirle DI COSA?

La prego, legga gli articoli di Bonini e Ferrarella "linkati" nel post, dispensano un po' di "fatti" in una nebbia sempre più fitta di menzogne.

Chiazzese

Il cane di Jack ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marzio Brunetta ha detto...

Gentile Signor Lima, riguardo all'articolo virgolettato prendo atto della sua giusta prima precisazione.
Avrei potuto controllare meglio, ma c'era un precedente ...
Riguardo alla conoscenza del settore e all'ingenuità, vorrei che la discussione non si spostasse su questo.
Lei dice che le intercettazioni sono state fondamentali per le indagini nell'esempio di omicidio di Niscemi.
Bene ha fatto il Pubblico Ministero ad usare le intercettazioni nel caso di Niscemi, perchè previste dalla legge.
Si tratta di tre ragazzini, hanno parlato al telefono ma potevano anche non farlo, e da adulti le probabilità sarebbero scese.
Le classiche indagini consistono proprio nell'assumere informazioni dalle persone, e non hanno niente dei film.
Secondo lei dopo una rapina, i complici parlano del bottino per telefono? Allora sono dei fessi.
Se l'investigatore è bravo, sa già che qualcuno infinocchia e costruisce versioni di comodo, e questo vale per tutti gli esempi che vuole.
E’ surreale quello che lei dice sulle estorsioni, che continueranno ad essere intercettate perché commesse dalla criminalità organizzata, e la conclusione tratta “Lei non ha idea di ciò di cui stiamo parlando. E se le devo dire cosa a me preoccupa proprio tantissimo è che cose così delicate vengano trattate in maniera così dilettantesca”.
Io comprendo il suo punto di vista da ex Pubblico Ministero. La sua esperienza, magari con investigatori portati a privilegiare la tecnica delle intercettazioni, la porta a sostenere quello che ha detto.
Il mio punto di vista, mi creda, non è da ingenuo che non sa di cosa parla.
Se proprio insiste, si sbaglia.

Sul presumere troppo di sé e sottovalutare troppo gli altri, presumendoli, per di più, intellettualmente scorretti, sono sicuro che, togliendo la malizia che non c'è nei miei interventi, non c'è argomento su cui discutere.
Avrei voluto sentire un suo parere anche sul 33%, sulle scalate bancarie, sui reati finanziari, sul falso in bilancio, su Abu Omar, Poggi Longostrevi, perchè, se non discussi, questi sono argomenti che indeboliscono le critiche.

La falsa e strumentale preoccupazione che chiunque può finire intercettato, intesa dal Ministro Alfano (e non da me), è un buon motivo per criticare il proposito del Governo.
Finalmente ne abbiamo trovato uno.
E’ un buon punto di partenza.

Per finire, ho precisato che Berlusconi non mi piace perché mi aspettavo come prima replica l’accusa di essere filoberlusconiano o di difendere la classe politica, come già peraltro fatto dalla Redazione; non ho pregiudizi ed il contenuto degli interventi lo dimostra.

Luciana ha detto...

Premetto che non scrivo per difendere i gestori del blog, che per altro si sanno difendere benissimo da soli.
In realtà scrivo perchè le affermazioni del signor Brunetta sembrano basate sulla sceneggiatura di CSI.

Marzio Brunetta ha detto:

1) L'opposizione (o minoranza) svolgerebbe malissimo il suo compito se cercasse di contrastare l'attività del Governo con argomenti inconsistenti, falsi, ecc.


Il problema è che l'opposizione non lo contrasta proprio il governo.
E quando una parte degli oppositori lo fa (leggasi Di Pietro che nemmeno mi sta simpatico perchè da lui mi aspettavo di più ma devo dargli atto che ogni tanto un latrato lo lancia), gli altri, i "pollitically" correct, li schifano e li guardano come se fossero dei rifiuti tossici.


2) Prendiamo spunto da questo articolo, ma andrebbe bene anche quello sul DL nato per contrastare l'emergenza-rifiuti campani, e vediamo se le argomentazioni a sostegno delle critiche siano buone.


Sull'argomento rifiuti non posso esprimermi perchè confesso di non interessarmi della questione.
Non sopporto gli eccessi.
Dico solo che QUALCUNO dovrebbe verificare se il sistema THOR

http://www.ecoblog.it/post/5025/thor-il-meccano-valorizzatore-di-rifiuti

funziona veramente o se è una bufala. E se per caso dovesse funzionare, perchè nessuno lo prende in considerazione per risolvere il maleodorante nonchè pericoloso problema????


3) L'articolo porta il titolo "Intercettazioni: l’ennesimo atto contro la giustizia".


E mai titolo fu più azzeccato...


4) Il Ministro si riferiva al fatto che ogni italiano può finire in una intercettazione, visto l’enorme numero di utenze sotto controllo.


Echissene ce lo vogliamo mettere?
A me non importa se qualcuno origlia le mie telefonate, tanto non dico niente di male.
Invece chi ha la codina di paglia si infiamma più facilmente.


5) Che costino troppo pare essere vero, mentre un esempio (quello dell’inchiesta Antonveneta) non pare poter sovrastare l’accusa di sprechi.


Basterebbe obbligare le compagnie telefoniche a fornire gratuitamente i sevizi allo Stato.
Si può fare, basta volerlo.



6) L’esempio pare assurdo. Le stesse informazioni si hanno in meno tempo ad opera di qualsiasi bravo poliziotto assumendo informazioni dalle persone che Travaglio vuole intercettare. Trattandosi di omicidio non mafioso, il colpevole non deve dare conto a nessuno per telefono.


Questa confesso di non averla capita. O_o


7) Altro esempio assurdo. I complici difficilmente parleranno di bottino al telefono, anzi non parleranno proprio.


Mica vero.
Anzi, spesso parlano e straparlano. Si vantano pure.
Non viviamo in un mondo popolato da strateghi del crimine.
La maggior parte delle volte i criminali sono dei balordi che usano i cellulari rubati per chiamare la propria madre.


8) si fanno alcuni riscontri (che non risultino all’ora della rapina al lavoro in un’altra città) e via con le perquisizioni.


E se quelli un lavoro non ce l'hanno, che riscontri mi trovi?


9) Sequestro di persona a scopo di estorsione: basterà soltanto la registrazione delle telefonate ad opera di chi riceve la telefonata.
Molestatore che telefona alla ragazza: idem come sopra.
Donna picchiata e violentata: idem come sopra.


Eh, infatti lo vediamo tutti i giorni come bastino le telefonate registrate dalle vittime...


10) Latitanti: credo si possano contare pochissimi casi di latitanti presi con le intercettazioni. Comunque non il metodo migliore. Ci sono altre vie più sicure.


Praticamente le intercettazioni non andrebbero bene nemmeno per agguantare i latitanti?

A parte la chicca del "con le critiche inconsistenti non si fa un buon servizio" (credo che tutto si possa dire tranne che su questo blog si facciano critiche inconsistenti), la mia risposta a tutto ciò che veniva dopo la pregevole frase è:

SPERO CON TUTTO IL CUORE che questo aborto di legge finisca in discarica (così mi riaggancio al problema dei rifiuti).

Insieme a chi l'ha partorito.

E mi sono pure trattenuta.


Luciana

Anonimo ha detto...

Illustre sig./sig.ra Chiazzese
Io ho riportato una notizia.
Ha ragione sulla circostanza che non bisogna fidarsi di quanto viene riportato sui giornali, considerata la legge sull'editoria.....(416/81 e 62/01).
Devo però rilevare che lei ha interpretato in modo del tutto personale quanto da me riferito.
L'articolo è stato uno spunto per puntualizzare il seguito. E proprio come avvocato, e di questo lei può aver certezza anche da una semplice ricerca in internet, rilevo quanto ho riportato nel commento e precisamente:
1) pochi giudici "in udienza"
2)scarso personale di cancelleria, a volte oberato all'inverosimile,
3)carenza di apparecchiature (fax, computer ecc.)
4)carenza di carta, toner, cartucce ecc.(in alcuni casi cerchiamo di aiutare noi avvocati).
5)forze dell'ordine in numero inadeguato,
6)carenza di aule e di uffici.

Queste situazioni mi pare siano a molti ben note, forse a lei no e quindi s'informi.
Tanto per dirne una di questi giorni: da poco è stato sospeso lo sciopero degli addetti alla fonoregistrazione nella celebrazione dei procedimenti penali, per mancato pagamento del corrispettivo dovuto, pare dal novembre 2007. Questo ha significato il rinvio nella celebrazione dei procedimenti in tutto il territorio nazionale, tranne quelli per detenuti (direttissime, convalide ecc.)
Questo ha permesso un altro "aiutino" alle prescrizioni.....magari per reati scoperti grazie alle intercettazioni.....
Allora intercettazioni sì, e questo l'ho affermato all'inizio del commento, ma non si confonda che questo possa essere l'unico o il prevalente metodo d'indagine. Ci vogliono persone qualificate ed in numero maggiore, in tutti gli ambiti di azione dell'amministrazione della giustizia, che abbiano a disposizione più mezzi, ci vogliono procedure più veloci.
E su questo argomento c'è ancora tanto tanto da dire.....
Cordiali saluti
avv. Chiara Memoli

Maurizio Bolognetti ha detto...

Tollerenza zero? Si, ma contro le indagini e per evitare che gli “amici degli amici” possano essere messi in imbarazzo da conversazioni sconvenienti.
Tolleranza zero? Sì, ma contro la libertà di stampa e per impedire ai cittadini di conoscere le conversazioni dei vari “furbetti del quartierino”, di illustri esponenti dell’oligarchia partitocratica e di appartenenti alle caste e alle cosche che quotidianamente fanno del rispetto delle leggi e delle regole carta straccia.
Cosa avranno pensato quei bravi ragazzi della clinica Santa Rita di Milano, dopo aver ascoltato l’intervento anti intercettazioni del Premier Silvio Berlusconi? Cosa avranno pensato quelli della Santa Rita quando hanno letto il plauso rivolto a Silvio da dalemiani e popolari, dai vari Fassino, Latorre e D’Alema?
Ci chiediamo se gli illustri occupanti delle aule parlamentari, ad iniziare dagli esponenti dell’ opposizione, abbiano davvero compreso quale sia la posta in palio nella discussione in corso sulla questione delle intercettazioni telefoniche. Ci troviamo di fronte ad uno spudorato tentativo di impedire agli inquirenti di utilizzare un utile strumento di investigazione in tutti quei reati che coinvolgono le cosche partitocratiche, ad iniziare da quelle meridionali.
Intercettazioni giudiziarie: strumento di controllo dello stato sui cittadini, o dei cittadini sulla partitocrazia? A questa domanda rispondo senza esitare che le intercettazioni sono uno strumento di controllo dei cittadini sulle camorre partitocratiche che occupano e devastano da troppo tempo questo paese e le sue istituzioni, riducendo anche il dettato costituzionale a carta straccia.
Intercettazioni strumento di controllo dei cittadini sulla partitocrazia e strumento d’indagine, che viene usato e di cui, a ben leggere i dati, non si abusa affatto, soprattutto se i dati vengono contestualizzati.
Sarebbe davvero utile avviare una riflessione su quanto affermato oggi, sulle pagine del Corriere della Sera e di Repubblica, da Luigi Ferrarella e Carlo Bonini.
Sarebbe davvero utile avviare un confronto con gli animatori del sito Uguale per Tutti.
E proprio la redazione di Uguale per tutti, in un interessante articolo sulla questione intercettazioni, scrive: “Il nuovo Governo, insomma, prosegue come tutti i precedenti: si occupa con grandissimo impegno della giustizia, ma solo per impedirle di funzionare. Tutti gli interventi legislativi “importanti” degli ultimi dieci anni hanno avuto questo solo scopo: impedire alla giustizia di dare fastidio al potere. Basti citare, fra le tante, le leggi che hanno fatto più danno e che sono risultate in tutto o in parte incostituzionali (con tutti i costi e le perdite di tempo per adire la Corte Costituzionale), la legge Cirielli e la legge Pecorella, nonché il “lodo Schifani”.
Mentre negli Stati Uniti un Presidente rischia di dover dimettersi per aver mentito, in Italia il ceto oligarchico partitocratico vorrebbe comminare 5 anni di carcere ai cronisti che pubblicano intercettazioni telefoniche.
Se negli Stati Uniti si parla di “Tutti gli uomini del Presidente”, viene subito in mente lo scandalo Watergate; in Italia, la citazione richiama alla memoria, nella migliore delle ipotesi, le performance di Emilio Fede e dell’agente Betulla e, se la memoria dovesse fare brutti scherzi, si corre addirittura il rischio di ricordare le conversazioni tra Silvio Berlusconi e Agostino Saccà, o tra Fazio e compagni di merende.
A proposito, ma che maleducati quei cronisti che hanno avuto l’ardire di far conoscere le conversazioni del Cavaliere!
Sul tema intercettazioni stiamo assistendo all’ennesima operazione di falsificazione, con il ministro Alfano che svolge egregiamente il ruolo affidatogli, diffondendo dati fasulli o adulterandoli, ad uso e consumo delle tesi propagandate dal Cavaliere e da tutti coloro che, anche nel centrosinistra, sanno che Silvio ancora una volta può rivelarsi non l’alternativa al regime, ma il degno erede dello stesso: colui che farà il lavoro sporco per tutti.
E se avesse ragione qualche sfigato magistrato? E se davvero la giustizia italiana fosse tarata per essere forte con i deboli e debole con i forti? Una giustizia pensata per favorire la prescrizione di gravi reati? Alla luce del surreale dibattito sulle intercettazioni, gioverà citare un micidiale aforisma di Ennio Flaiano: “In Italia l’unica vera rivoluzione sarebbe una legge uguale per tutti.”

Luciana ha detto...

X avv. Chiara Memoli

"280 milioni di euro! con quale effetto di ritorno? prescrizioni, scarcerazioni per decorrenza termini, e soltanto qualche mafioso in carcere?"


Certo, le leggi per farsi prescrivere e scarcerare per decorrenza termini già le avevano fatte, alla collezione mancava questa sulle intercettazioni e l'altra perlina che stanno cercando di far passare in questi giorni: la possibilità per i nostri politici di votare in aula con due mani.

Ovvero, la legalizzazione del pianista parlamentare.

Luciana

Marzio Brunetta ha detto...

Per la signora Luciana.
Ad integrazione di quanto già detto alle 23.53 nelle more della pubblicazione, le specifico che di CSI ho visto un paio di mezze puntate agli esordi, ma forse lei ne vista qualcuna in più.

1) Io ho parlato di compito svolto male da chi critica il Governo con argomenti inconsistenti, sia che succedesse nelle aule parlamentari sia che avvenisse in un blog.
2) Sul sistema THOR ho già detto che probabilmente la realizzazione richiederebbe tempi lunghi per l'emergenza e che l'ipotesi potrebbe essere presa in esame in futuro.
3) Prendo atto del suo parere.
4) Anche a me non interessa se qualcuno origlia le mie telefonate, si tenga presente però che questa attività ha un costo e che il personale impiegato invece potrebbe state in giro in divisa.
5)Sono d'accordo con lei, per quelle previste dalla legge.
6) Gli intrecci scoperti con le intercettazioni sono propri della criminalità organizzata, che continuerà ad essere intercettata.
Negli altri casi non c'è un mandante, non ci sono famiglie mafiose coinvolte. L'intercettazione nei casi non mafiosi ha poche probabilità di successo.
7) Allora intercettiamo chiunque, nella speranza di trovare dei balordi? La sua concezione della realtà è estrema e rispettabile, ma con poche probabilità di successo.
8) L'assenza di impiego nella maggior parte dei casi è un indizio, se connesso ad altre situazioni. Si faranno meno riscontri.
9) La registrazione o le intercettazioni non risolvono il problema della violenza sulle donne o delle molestie.
10) Ci sono vie migliori, che non si vogliono praticare perchè ci vogliono investigatori bravi e perchè le intercettazioni sono più comode, anche se meno fruttuose.
Lei conclude sperando che il proposito del Governo finisca in discarica insieme a chi l'ha partorito. Ma per quale buon motivo? Preciso che su questo potrei essere d'accordo con lei.

Igor p ha detto...

Efficienza ed intercettazioni.

A mio parere il punto chiave e' vedere se le intercettazioni sono efficienti come metodo di indagine.

A mio parere si'.

Un esempio gia' citato.
E' chiaro che si puo' scoprire la falsificazione di un bilancio solo guardando i dati contabili ma per grandi azienede questo non e' assolutamente facile visto che, da quanto ne so le regole contabili, permettono di "nascondere" molto ( altrimenti non ci sarebbero continue sorprese sulle perdite delle banche dovute ai subprime).
Sapere dove guardare aiuta percio' molto.


Altro punto e' chiedersi se possano esser pubblicate le parti delle intercettazioni non inerenti a reati.
Su questo mi sembra che ci possano essere argomenti validi sia a favore che contro.

Infine, se uno proprio tiene alla propria privacy od e' un mascalzone,
esiste una scienza chiamata crittografia
e quindi basta usare per esempio skype da cellulare a cellulare per avere praticamente tutta la riservatezza che si vuole.


Igor Pesando

Anonimo ha detto...

Intercettazioni si e assolutamente si…
Ma ….
1) a fronte di un numero di intercettazioni X quante condanne ci sono state (non quanti processi)? La redazione lo sa ? questi sarebbero dati molto importanti per far comprendere se c’è un abuso

2) perseguire e impedire a quei pm (e sicuramente non sono tanti) di portare avanti richieste di intercettazioni che sono volte a distruggere la reputazione di un nemico politico o non politico ………. ….. lo si vede dai fatti nel tempo che sono state solo strumentali.

In questo caso, quando si risolve tutto il processo con archiviazioni o non sussistenza del fatto chi paga i costi pubblici …in termini di denaro, tempo(quello sottratto a inchieste vere) personale e quelli privati (gli avvocati che hanno dovuto difendere i poveri perseguitati) la salute che viene meno.

Ve lo siete mai posto il problema voi magistrati, che la gente comune che viene bersagliata da pm corrotti è lasciata in balia di se stessa? Non esiste nessuno che possa difenderla?
Quindi intercettazioni si ma non lasciate che uno strumento così importante e valido per scoprire i veri delinquenti sia lasciato in mano ad alcuni delinquenti che ne abusano.

Anonimo ha detto...

Tema spinoso quello dell' intercettazione.
Da ignorante penso questo

Che la spesa per farle possa essere un tantino eccessiva ci puo'stare.. che si possa trovare il modo di risparmiare sempre un tantino ( il "gratis et amore dei" non credo sia praticabile) ci sta pure.

Quello che non ci sta e' la limitazione come intende fare il nostro neo governo.. limitazione che ovviamente non serve a risparmiar soldi ma soltanto ad agevolare la commissione dei reati... tanto chi ci scopre???

In tutta onesta' non credo che mezz'Italia sia intercettata

Se fosse cosi' mi verrebbe da pensare a due alternative: o i Pm gip gup ( accidenti quante sigle)sono matti;o che siamo un popolo di furfanti

Poi per curiosita' vado a leggere l' art 266 cpp, e mi accorgo che le intercettazioni si dispongono per tutta una serie di ipotesi tassativamente prevista dal lgs.. autorizzazioni.. gravi indizi..e allora mi tranquillizzo perche' penso che se in un modo o nell' altro non ho nulla a che vedere con un' indagine in corso, non saro' intercettato.. ( si usa l'intercettazione non per scoprire un reato ma per avere la prova di un reato commesso o in corso di commissione di cui abbiamo avuto notizia in altro modo)

Si e' detto che esistono altri strumenti di indagine.. vero ma non sempre sono praticabili ed efficaci come la telefonata del ladro fesso che vantandosi del colpo portato a segno si fa beccare come un tordo( magari non va proprio in questo modo ma qualche frase che puo' dare un indizio scappa sempre)

E Che non mi si dica che l'intercettazione va bene solo per mafiosi e terroristi.. un esempio per tutti: Provenzano usava i "pizzini" e non Nokia super tecnologico... Chiamalo fesso!!

Cerchiamo allora di non farci conquistare dai facili entusiasmi che ci propinano i nostri politici
Vogliamo risparmiare, si puo' risparmiare? Ok troviamo il modo che non e' certamente quello di dimezzare le ipotesi in cui l'intercettazione e' utilizzabile

Il rischio e sempre quello di non riuscire a trovare la prova decisiva per un caso.. a me dispiacerebbe.... magari ad altri fa piacere perche' con i soldi risparmiati avrebbero qualche cartuccia di inchiostro in piu'

Saluti

Anonimo ha detto...

ecco il vero motivo della legge infame:
http://it.youtube.com/watch?v=u3r2Vy2iofY

Felice Lima ha detto...

Per Marzio Brunetta, con riferimento al Suo commento delle 23.53.

Gentile Signor Brunetta:

1. Lei scrive: "riguardo all'articolo virgolettato prendo atto della sua giusta prima precisazione. Avrei potuto controllare meglio, ma c'era un precedente ...".

NO!! Non c'era alcun precedente. Lei - e non per la prima volta - ha scortesemente ipotizzato la nostra malafede.

In entrambi i casi finora Le è stata data prova che la Sua scortesia era ed è gratuita.

Essendo noi molto cortesi, continuiamo a conversare con Lei nonostante Lei, non si sa per quale ragione, si senta autorizzato a presumere la nostra disonestà intellettuale.

2. Lei scrive: "Riguardo alla conoscenza del settore e all'ingenuità, vorrei che la discussione non si spostasse su questo".

Purtroppo è inevitabile che accada.

Vede, con riferimento alle intercettazioni telefoniche, Lei fa delle affermazioni in tono assertivo, addirittura affermando che è evidente ciò che Lei dice.

Queste affermazioni, però, purtroppo sono totalmente assurde e dimostrano senza alcuna ombra di dubbio che Lei non conosce per niente ciò di cui parla.

Per farLe comprendere la situazione che si crea è quella che si creerebbe se io, che non so nulla di medicina, entrassi in un congresso di medici e dicessi così, senza dubbi: "La verità è che si fanno troppe TAC e ci sarebbero mille modi per fare diagnosi migliori senza le TAC. Le TAC poi costano troppo eccetera eccetera".

Che dovrebbero fare quei poveri medici?

Farmi un corso accelerato di medicina?

Così noi, con Lei, che potremmo fare?

FarLe un corso di criminologia?

Trascrivere in questo blog milioni di pagine di atti processuali per spiegarLe quanto sia assolutamente sbagliato ciò che Lei afferma come certo?

Si renda conto che ciò non è possibile e allora, se può, riconosca che Lei non conosce le cose di cui parla e si improvvisa - come la quasi totalità degli italiani - allenatore della nazionale senza avere mai giocato al pallone.

Ovviamente, come tutte le persone che presumono di sapere cose che non sanno, non c'è alcuna possibilità di convinceLa di ciò che Le ho appena detto. Né, per convincere gli altri, posso fare qui una lezione di diritto e criminologia.

Mi limito allora, sperando che possa bastare, a qualche singola notazione che, diciamo così, dia l'idea.

3. Lei scrive: "Secondo lei dopo una rapina, i complici parlano del bottino per telefono? Allora sono dei fessi.

Le rispondo due cose.

La prima è: I FATTI dicono che parlano. Di tante cose e in tanti modi.

Deve sapere che l'intercettazione telefonica è una cosa interessantissima. Ci potrei scrivere sopra libri di psicologia, sociologia, fenomenologia.

La seconda cosa che Le dico è: se Lei fosse un imprenditore molto importante, pluriinquisito (anche perchè autore di diversi a gravi reati alla pena dei quali è scampato grazie alla prescrizione) e volesse chiedere a un importante dirigente di un'azienda pubblica di assumere illegalmente due attricette per fare un favore a un senatore che in cambio del favore ha promesso di passare da un altro partito al Suo, glielo chiederebbe al telefono?

Ma no, perchè altrimenti, come dice Lei, sarebbe un fesso.

E però immagino Lei sappia che è accaduto (telefonata Belusconi/Saccà) e che il funzionario pubblico ha anche dato per telefono tutti i dettagli di come avrebbe fatto a fare le assunzioni illegali.

E se Lei fosse un medico che, per gravissima e criminale negligenza, avesse impiantanto nel corpo di un collega malato un tendine diverso da quello che si doveva impiantare e, per nascondere la cosa avesse deciso di falsificare anche i documenti dell'operazione, tutto questo lo racconterebbe a un altro collega per telefono? Ma certo che no. Eppure sui giornali di ieri c'è questo racconto con riferimento ai fatti della clinica di Milano.

E allora mi permetto di chiederLe: perchè un rapinatore di periferia dovrebbe capire più e meglio di un Presidente del Consiglio o di un Primario medico cosa si può dire e cosa no al telefono?

4. Lei scrive: "E’ surreale quello che lei dice sulle estorsioni, che continueranno ad essere intercettate perché commesse dalla criminalità organizzata"

Signor Brunetta Lei è assolutamente surreale, tanto da non sapere:

A) che solo un piccola parte delle estorsioni sono commesse dalla "criminalità organizzata";

B) che anche se fossero commesse tutte dalla criminalità organizzata, solo alla fine delle indagini - FORSE - si avranno le prove della sussistenza del reato di cui all'art. 416 bis c.p.. All'inizio delle indagini ci saranno solo i gravi indizi dell'estorsione e, dunque, proprio perchè, come ha scritto altro lettore, la legge prevede presupposti molto rigidi per le intercettazioni, non si potrà intercettare per estorsione finché non si avrà prova di associazine mafiosa.

Diversamente da quello che pensa Lei, il lavoro dei giudici è un lavoro tecnico molto complesso, nel quale non ci si può improvvisare da dilettanti.

5. Lei scrive ancora: "Io comprendo il suo punto di vista da ex Pubblico Ministero. La sua esperienza, magari con investigatori portati a privilegiare la tecnica delle intercettazioni, la porta a sostenere quello che ha detto.
Il mio punto di vista, mi creda, non è da ingenuo che non sa di cosa parla. Se proprio insiste, si sbaglia".

Allora sarà sufficiente che Lei ci dica quale sia la Sua esperienza in materia, così che noi possiamo riconoscergliela. Fermo restando che ciò che Lei scrive dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che Lei non ha NESSUNA esperienza in materia.

Il Suo riferimento alla qualità degli investigatori con cui io avrei lavorato è solo l'ennesima scortesia gratuita. Ho avuto il privilegio di lavorare con alcuni fra gli investigatori più qualificati che questo Paese abbia avuto. Mi creda sulla parola.

Mi fermo qui con delle precisazioni conclusive.

6. Sono consapevole del fatto che alcuni passaggi di questa mia risposta sono "duri". Me ne dispiace. Ma credo fosse l'unico modo per farLe comprendere quanto sia sgradevole subire un interlocutore arrogante.

7. Considero più che legittimo che anche chi non sa nulla di un qualche problema ne parli. Ciò che mi sembra non sia né costruttivo né cortese è che chi non sa nulla di un problema ne parli con sicumera, dando dei disonesti intellettuali ai suoi interlocutori.

Un caro saluto.

Felice Lima

Marzio Brunetta ha detto...

Per il Signor Lima.
Il suo discorso la fa apparire come oberato da problemi. Spero che si tratti soltanto di un po’ di stress da lavoro o di qualche piccolo insuccesso professionale. E’ una cosa che passa con un periodo di riposo.
Ritengo, quindi, le sue repliche ai miei commenti (con i relativi aggettivi usati per connotarmi) come frutto di questa particolare situazione.
La invito cordialmente a pendersi un periodo di pausa per il suo bene, l’argomento potrà essere ripreso alla prossima occasione.

Sinceri auguri

Luciana ha detto...

X il signor Brunetta

Lei dice:

le specifico che di CSI ho visto un paio di mezze puntate agli esordi, ma forse lei ne vista qualcuna in più.


Si, ne ho viste molte, è per questo che suggerisco di non confonderle con la vita reale.
I suoi appunti partono dal presupposto che tutti gli investigatori e i magistrati siano belli, acuti, compunti e perspicaci come quelli delle fiction.
E invece non è così.
L'Italia è bruttam sporca e cattiva, perciò bisogna adeguarsi.


2) Sul sistema THOR ho già detto che probabilmente la realizzazione richiederebbe tempi lunghi per l'emergenza e che l'ipotesi potrebbe essere presa in esame in futuro.


Ma il THOR viene proposto come un sistema facilmente trasportabile e nato proprio per arrivare dove ci sono delle emergenze.
Almeno così sembra leggendo gli articoli che ne parlano.
In ogni caso ho notato un rumoroso silenzio delle istituzioni e perfino di quegli amministratori interessati all'emergenza.
Le cose sono due: o non sanno (e allora bisognerebbe che qualcuno glielo dicesse), o fanno finta di non sapere (e allora bisogna "ecoimballarli" insieme al pattume che tanto la differenza non si nota).


6) Gli intrecci scoperti con le intercettazioni sono propri della criminalità organizzata, che continuerà ad essere intercettata.
Negli altri casi non c'è un mandante, non ci sono famiglie mafiose coinvolte. L'intercettazione nei casi non mafiosi ha poche probabilità di successo.


Gli intrecci sono intrecci e possono essere mafiosi e non.
Ci sono branchi di ragazzi (ma anche di adulti) che per commentare le proprie "bravate" (chiamiamole così per carità cristiana ma sarebbe meglio chiamarle con il loro nome: reati penali) usano il telefono.
Parlano, si accordano su cosa dire e cosa fare.
Non sono mafiosi ma sono pericolosi e DEVONO essere controllati.

Per esempio, lei ha idea di cosa si dicevano al telefono gli integerrimi chirurghi della clinica S. Rita di Milano?
Pare che si dicessero cose del tipo:

"quel chiodo non è più sterile"
"Ah ma io lo riutilizzo, alla prima frattura che mi capita lo impianto".

Ecco, se la prima frattura che capita a tiro dell'allegro chirurgo fosse la sua, le farebbe piacere sapere che le sta impiantando un chiodo riciclato non si sa come e potenzialmente infetto, o no?
Senza intercettazioni, questi ameni fraseggi tra persone "rigorosamente NON mafiose" ma sicuramente SPREGEVOLI e DELINQUENTI non sarebbero venute alla luce.


7) Allora intercettiamo chiunque, nella speranza di trovare dei balordi?


Perchè no?


La sua concezione della realtà è estrema e rispettabile, ma con poche probabilità di successo.


Eh lo so, siamo in Italia, la speranza di avere uno Stato basato non sulla furbizia ma sull'onestà, l'ho persa da un pezzo.


9) La registrazione o le intercettazioni non risolvono il problema della violenza sulle donne o delle molestie.


Non possono risolvere perchè poi ci sono tutta una serie di leggine orride che vanificano l'intercettazione e l'intera indagine.
La legge per abolire le intercettazioni è solo la ciliegina sulla torta che si va ad aggiungere alle prescrizioni (nelle nazioni civili la prescrizione mica funziona come qui da noi, che "sembra" fatta apposta per favorire i colpevoli) e agli annullamenti per virgole mancanti.


10) Ci sono vie migliori, che non si vogliono praticare perchè ci vogliono investigatori bravi e perchè le intercettazioni sono più comode, anche se meno fruttuose.


E se gli investigatori bravi non ci sono che si fa, si tira a campare?
Si sa che non tutti gli investigatori hanno l'acume di un tenente Colombo, e che l'Italia è PIENA di gente furbetta che usa il telefono per truffare e minacciare (Vanna Marchi docet e non mi sembra un caso isolato).
Che facciamo ci voltiamo dall'altra parte perchè non sta bene origliare o perchè "sarebbe meglio" fare così piuttosto che cosà?


Lei conclude sperando che il proposito del Governo finisca in discarica insieme a chi l'ha partorito. Ma per quale buon motivo? Preciso che su questo potrei essere d'accordo con lei.


Perchè ritengo che le intercettazioni siano sacrosante e necessarie in un Paese come l'Italia dove la corruzione e il degrado morale (non inteso in senso bacchettone ma nel senso di convivenza civile, di rispetto per un ideale di onestà) dilagano.

Ragazzi, facciamo pena anche alla muffa e ancora non lo vogliamo ammettere.

Se gli italiani avessero avuto il senso civico degli svedesi, potevo anche essere d'accordo con lei.
Ma visto che il nostro senso dell'onestà, della civiltà e del rispetto reciproco rasenta lo "0" assoluto, BEN VENGANO le intercettazioni.


Luciana

Paolo Emilio ha detto...

Pregiatissimo Dottor Lima,

Rompo il silenzio che mi ero imposto dopo aver ricevuto obliquamente, tempo fa, la qualifica di "razzista" da parte di un'inquieta Redazione.

Lo faccio non per prendere le difese di alcuno, ma soltanto per rilevare la sproporzione, evidentissima, tra i toni usati da Lei e quelli usati dal Sig. Brunetta. Lei dirà di no, ma ho letto e riletto gli interventi di entrambe le parti e la bilancia della moderazione non mi sembra pendere proprio del tutto a Suo favore.

Non entro nel merito della vicenda. Mi limito a rilevare che sarebbe opportuno scegliere fra le seguenti alternative:
1) O si assume che tutti, tranne i Magistrati, sono incompetenti a parlare di questioni "tecniche", e allora non si capisce perché si conceda a tutti di interloquire, ovvero
2) Si ammettono anche i rilievi di chi non è Magistrato, spiegando loro gli esatti termini della questione, però con pazienza e senza per questo salire in cattedra.

Ricordiamo che in ultima analisi siamo soltanto pubblici dipendenti dello Stato, non Maestri di vita!

Cordiali saluti.

Paolo Emilio.

Anonimo ha detto...

a me la questione pare semplice: le intercettazioni sono equiparabili a perquisizioni, mi pare (richiedono quindi l'autorizzazione di un GIP su richiesta di un PM)
allora, come non si vedono sui giornali gli elenchi del contenuto dei cassetti del ragionier Poffarotti, indagato per sfruttamento della prostituzione (dentro i quali potrebbero anche esserci, che so, dei bollettini parrocchiali), non si dovrebbero leggere sui giornali i contenuti delle telefonate tra i dottor Lorusso e il meccanico Giambeletti, indagati per traffico di cocaina (nelle quali potrebbero parlare anche, che ne so, dei risultati dell'ultima partita).

l'aspetto rivoltante delle intercettazioni non è che si facciano (anche se mi rivolterebbe sapere di essere intercettato, in qualsiasi conversazione, anche la più specchiata), quanto che chi le dispone si disinteressa totalmente della loro segretezza (per sciatteria o per dolo, non lo si viene mai a sapere).

se è così difficile disporle, e reiterarle quando necessita, perché invece è così facile che i loro contenuti escano dagli uffici che le hanno disposte?
quindi, ben vengano le intercettazioni, se servono, e si cerchi pure di farle gratuitamente, visto che la possibilità c'è.

però si punisca SEVERAMENTE chi ne abusa e anche chi permette che il loro contenuto esca dagli uffici, soprattutto se durante le indagini, e in ogni caso prima del processo.
e cerco di essere più chiaro: il PM xx chiede al GIP yy di mettere sotto controllo quattro utenze riconducibili al signor ww, sospettato di un certo reato.
il GIP autorizza, il PM mette sotto controllo, diversi agenti di PS perdono ore ed ore a ascoltare conversazioni di qualsiasi tipo....
dopo un certo tempo, si trovano effettivamente riscontri, prove, dichiarazioni e quant'altro.

bene, buonsenso (e giustizia) vorrebbe che tali riscontri fossero coperti da segreto istruttorio, e che i contenuti delle intercettazioni venissero resi pubblici soltanto durante il processo (luogo deputato alla formazione della prova).

di conseguenza, se ciò accade prima, occorre che il custode delle intercettazioni (che in questo caso non so se sia il PM o il GIP, aiutatemi per cortesia) RISPONDA PENALMENTE per la violazione del segreto stesso.

perché si pone (diffondendo ad arte i contenuti, o anche soltanto impedendo che ciò avvenga con una custodia noncurante delle trascrizioni, se non direttamente dei nastri) sullo stesso piano, per esempio, di Totò Cuffaro, che per aver "soffiato" certe notizie è stato condannato per concorso esterno e favoreggiamento.

non prendiamoci in giro, per cortesia: se a disporre delle intercettazioni sono due corporazioni particolarmente intoccabili come quella dei giornalisti e dei magistrati, non ci meravigliamo che altre corporazioni vogliano limitarle, se non possono partecipare al banchetto.

e valutiamo anche che la diffusione di notizie riservate e coperte da segreto, che avvenga ad opera di un PM in cerca di notorietà, di un giornalista in cerca di scoop, di un impiegato di tribunale in cerca di soldi, danneggia gravemente tutti quei magistrati e poliziotti che invece trattano lo strumento con la cautela e gli accorgimenti necessari al suo miglior funzionamento, nel rispetto anche dei diritti di inquisiti e perfetti estranei intercettati "per caso".

baron litron

Il cane di Jack ha detto...

Caro Baron Litron, posso dirle che le intercettazioni vengono diffuse, per lo più, quando non c'è più alcuna possibilità di tenerle segrete. Spesso, per esempio, accade che vengano diffuse dopo l'emissione di una ordinanza di custodia cautelare (che spesso accorpa in sè molti brani di intercettazioni). Ora l'ordinanza non può essere considerata, a mio parere un atto segreto, perché altrimenti dovremmo vietare che i giornali diano la notizia che è stato arrestato tizio o caio. E allora la gente non avrebbe il diritto di sapere anche perché sono stati arrestati o perché tizio è stato interdetto dagli uffici direttivi di una grande azienda? In ogni caso i difensori delle parti hanno diritto ad estrarre copia dell'ordinanza e degli atti su cui essa si fonda: ed il gioco è fatto, la possibilità di tenere segreto o riservato il tutto, minima. Oltretutto, a mio modesto avviso, si fa un gran parlare del diritto alla segretezza delle comunicazioni dimenticando che detto diritto deve essere contemperato con il diritto di cronaca: noi tutti abbiamo interesse a sapere certi fatti relativi a persone che votiamo o che paghiamo. Prenda per esempio il caso del politico tizio che voli in paesi esotici a fare turismo sessuale. Non vorrebbe lei prima di votare, sapere la verità sulle persona che vota, quando anche si trattasse semplicemente di illeciti morali. La persona pubblica rinuncia a una parte della sua privacy per il solo fatto di essere pubblica. Del pesce piccolo a nessuno interessa: faccia una ricerca su internet e veda se trova pubblicate intercettazioni di c.d. "morti di fame".
Nient'altro, solo cordiali saluti
I.

Anonimo ha detto...

il vero motivo della folle legge è stato spiegato da Travaglio alla fine del suo intervento. e non ci vuole certo un genio per capirlo...

Roberto ha detto...

Vorrei ringraziare il dott. Lima per aver chiarito in maniera efficacissima, a me che sono un profano, i termini di questo problema tanto che il suo interlocutore, non avendo più argomenti da ribattere nel merito, si è rifugiato in considerazioni personali sinceramente offensive.

Paolo Emilio ha detto...

Intervengo soltanto per ribadire quanto avevo detto nel mio precedente intervento, sottolineando in particolare che lo stesso era stato redatto PRECEDENTEMENTE all'ultimo intervento del Sig. Brunetta, quello delle 17.04, per intenderci.

Il fatto è che passano anche diverse ore prima che gli interventi siano pubblicati, e ciò impedisce aver piena contezza delle repliche che nel frattempo si sono succedute.

Poco male, ma siccome appariva che il mio intervento fosse successivo all'ultimo del Sig. Brunetta, ci tenevo a precisare che in realtà non lo era.

Cordiali saluti.

Marzio Brunetta ha detto...

Caro Signor Lima, aggiungo quanto segue.

Chi contraddice i suoi argomenti è tacciato di scortesia, ingenuità, arroganza, dilettantismo…non è un bel modo di confrontarsi.
Per non parlare della cantonata affermata oltre ogni ragionevole dubbio: “Lei non ha NESSUNA esperienza in materia”.
La prego di leggere il mio parere senza venature maliziose e con il solo proposito di fornire un contributo positivo al dibattito.

Le eccellenze

Lei dice di aver avuto il privilegio di lavorare con alcuni fra gli investigatori più qualificati che questo Paese abbia avuto.
Queste cose possono essere raccontate, in perfetta buona fede, ad una platea di gente che non sa niente dell'argomento e di studenti di diritto e criminologia, i quali si faranno l'idea (errata) che le cose stanno come dice lei.
Nel nostro Paese la Giustizia è allo sfascio da tempo, l’esistenza delle eccellenze nel campo deve essere dimostrata e spetta all’utente convincersene o meno.

La conoscenza, gli sprechi, le inefficienze

Che percentuale di intercettazioni arrivano sul suo tavolo, rispetto al totale del Tribunale di Catania? Diciamo, su per giù, l’1% (vogliamo arrivare ad un sovrastimato 5%?), necessariamente composto da quelle interessanti ed utili alle indagini.
Da quanto tempo non mette piede in una sala-intercettazioni? Direi da parecchio tempo.
Conosce la realtà di altre sale-intercettazioni, come quella, ad esempio, di Milano? Direi di no.
Conto di aver dato delle risposte ragionate, ma sono aperto alle smentite.
In breve, il suo parere è formato su una conoscenza limitata del fenomeno agli atti già selezionati come interessanti al 100% e solo sulla realtà catanese (e teniamo presente che il PM non indaga, ma dirige per legge le indagini in termini di eventualità).
E il Signor Travaglio come risponderebbe per se alle domande di prima? Quì la suggestione popolare regna sovrana.
Inoltre, difficilmente lei può conoscere la realtà delle lotte intestine per ottenere riconoscimenti di ordine morale, lotte fatte prima, durante e dopo una intercettazione (quindi ciò che spinge alcuni investigatori a privilegiare la pista delle intercettazioni), fenomeno quantomeno accecante nel settore della lotta al traffico di stupefacenti (si comunicano eclatanti operazioni, ma il 95% della droga è libera di circolare).
Si fa, dunque, un sacco di intercettazioni, la stragrande parte finisce nel cestino, come i soldi spesi e le risorse umane impiegate.
Il 50% di questi soldi e di queste risorse umane non poteva essere impiegato meglio, ad esempio per la benzina delle auto della polizia, per la carta, per triplicare i poliziotti e carabinieri di quartiere con effetto di prevenzione delle rapine in banca e quant’altro? Secondo me si, anche se il Governo avesse altri intenti, divenuti legittimi perché democraticamente eletto a larga maggioranza(!).

Importanza del mezzo investigativo

Il suo discorso mi sembra fondato su questa base: facciamo tutte le intercettazioni possibili, intercettiamo tutto quello che è possibile intercettare perché prima o poi qualcosa verrà fuori, facciamo quasi esclusivamente intercettazioni e basiamo i processi su questo mezzo di prova in modo quasi assoluto.
Capirà che non posso essere d’accordo con lei e che io non dico che non bisogna farne.

Il tassello mancante e non considerato

In passato, in occasione della prospettazione di interventi politici nel settore, c’è sempre stato il tentativo di un qualche alto dirigente dei Servizi Segreti di agevolare modifiche che nella sostanza permettessero loro di intercettare la qualsiasi cosa.
In questa occasione non mi risultano ancora interventi di questo tipo, neanche per cercare le limitare le restrizioni, e la cosa mi lascia un po’ perplesso.

Cari saluti