«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 7 giugno 2008

Perché non siamo andati al Congresso dell’A.N.M.



di Uguale per Tutti


Pochissimi di noi (e per la verità anche pochissimi magistrati in assoluto: l’aula del Congresso è stata desolatamente vuota) sono andati a Roma, al Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Ve ne spieghiamo le ragioni, pubblicando due articoli.

Il primo di Stefano Racheli: “Il Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati”.

Il secondo di Marco Bisogni: “Mi sfugge qualche passaggio … Dubbi e perplessità di un giovane magistrato”.

Stefano Racheli è magistrato con tanta esperienza della magistratura associata. Membro del C.S.M., lasciò Magistratura Indipendente perché non venne condiviso dalla corrente il suo voto per Giovanni Falcone. Fondò “Proposta ‘88”, che poi confluì nel Movimento per la Giustizia. E’ stato fino a pochi mesi fa responsabile per il Distretto di Roma del Movimento per la Giustizia, dal quale è uscito (la lettera con le sue dimissioni si può leggere a questo link).

Stefano non è andato al Congresso.

Marco Bisogni, come racconta lui stesso, è in magistratura da pochi anni.

Marco è andato al Congresso. Con i dubbi e le perplessità che ha esposto nel suo articolo.

Dall’andamento dei lavori del Congresso (che abbiamo seguito via internet), temiamo che nessuno dei suoi dubbi e delle sue perplessità sia stato in alcun modo superato.



19 commenti:

Anonimo ha detto...

"Noi intendiamo introdurre il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche, escludendo quelle che riguardano la criminalità organizzata e il terrorismo e nel prossimo Consiglio dei ministri porteremo un nuovo provvedimento": lo dice il premier Silvio Berlusconi, intervenendo al convegno dei Giovani imprenditori. "Saranno previsti cinque anni di carcere per chi le eseguirà e chi le propagherà ", aggiunge il Cavaliere.

Anonimo ha detto...

I magistrati bocciano la stretta annunciata dal premier sulle intercettazioni e in particolare l'idea di limitarle solo alle indagini su criminalità organizzata e terrorismo. E avvertono: così si rischia di fatto di depenalizzare alcuni reati. "Lo strumento delle intercettazioni è fondamentale per le investigazioni non solo sui reati più gravi, ma anche per quelli comuni come le estorsioni- dice il presidente dell'Anm Luca Palamara- Una selezione drastica rischia di restringere la possibilità di indagare". Certo, ammette il leader del sindacato delle toghe, "altra cosa è la pubblicazione delle intercettazioni: va trovato il giusto equilibrio tra il diritto alla riservatezza e quello all'informazione".

"Un maggior rigore nel rispetto della privacy è doveroso e molto si può fare per evitare divulgazioni indebite- riconosce Edmondo Bruti Liberati, procuratore aggiunto a Milano e presidente di Magistratura democratica- - ma per diversi tipi di reati le intercettazioni sono strumenti essenziali per raccogliere prove; escluderle per corruzione, concussione, insider trading, significa di fatto depenalizzare questi reati". Anche l'ex procuratore di Torino Marcello Maddalena sottolinea che le intercettazioni sono "uno strumento fondamentale per tutta una serie di reati". E restringendone il campo, "si diminuiscono le possibilità di scoprire gli attori di questi reati". E Antonino Ingroia, pm a Palermo avverte: "il nodo delle intercettazioni è fondamentale :il futuro di indagini sulla criminalità dei potenti dipende dalla tenuta degli strumenti investigativi". ANSA

Anonimo ha detto...

E’ vero che impedire le intercettazioni equivale a restringere l’azione degli inquirenti, ma ci sono stati molti pm che hanno abusato di questi strumenti e hanno prestato il loro potere (pressocchè illimitato) a personaggi poco puliti. Come fare per i cittadini comuni a difendersi da questi “intoccabili”???
Inoltre spesso sono proprio i pm che chiamano i giornalisti e si fanno “belli” sui giornali per i loro successi, ( tra l’altro dovrebbe essere il loro lavoro quotidiano) spesso dimenticandosi poi che i processi si risolvono come bolle di sapone perché le prove sono fasulle montate o poco incisive per condannare i “cosìdetti delinquenti”, con la conseguenza che del pm si ricordano gli articoli e del povero cittadino finito nelle grinfie dei pm, se gli va bene ha perso tutto ma sul giornale neppure una parola per l’assoluzione che è avvenuta a fine processo.
E’ vero le intercettazioni sono utili quando ci sono dei delinquenti veri che le subiscono!!!! Quando si abusa di un privilegio non ci si può lamentare se questo viene tolto.
Non sono d’accordo per eliminare le intercettazioni ma si dovrebbero chiedere più garanzie a chi le utilizza.

Per un De Magistris nel giusto ci sono tanti pm nel marcio!!!

Anonimo ha detto...

'Non ho dubbio alcuno che la tutela della dignita' delle persone ed il loro diritto alla privacy siano un grande valore protetto dalla stessa Carta Costituzionale e che questo tema non possa essere liquidato a colpi di battute. I provvedimenti annunciati dal governo vanno tuttavia in altra direzione e si pongono solo e soltanto il problema di colpire uno strumento di indagine, di indebolire il controllo di legalita' e di colpire il diritto di cronaca attraverso l'introduzione del carcere per i cronisti e di multe stratosferiche a carico degli editori'. Lo sostiene Giuseppe Giulietti, parlamentare dell'Idv e portavoce dell'associazione art.21, per il quale 'e' del tutto evidente che non si tratta di un provvedimento per tutelare il diritto alla riservatezza ma piu' semplicemente dell'ennesimo provvedimento ad personam per tutelare il diritto alla impunita'. Ci auguriamo che quei giornali, quei giornalisti, quegli intellettuali di destra che alzarono legittimamente la loro voce contro il provvedimento presentato dal governo Prodi vogliano far sentire la loro voce ed il loro dissenso anche in questa occasione'.

Cinzia ha detto...

"Quando si abusa di un privilegio non ci si può lamentare se questo viene tolto."
Privilegio?!
Mi perdoni caro Anonimo ma non ho ben capito qual è il privilegio di cui a suo avviso si è abusato.
Io pensavo che le intercettazioni fossero un serio strumento d'indagine, non riesco proprio a percepirle come un privilegio... e di chi poi?
Del PM che si fa "bello"?
Quindi le intercettazioni diventano uno strumento di vanità in mano ad una massa di megalomani narcisisti che, invece di fare il proprio lavoro, mirano solo a mettersi in mostra?
Forse ho frainteso...

Maurizio Bolognetti ha detto...

A PROPOSITO DI INTERCETTAZIONI

Intercettazioni. Silvio Berlusconi è nu ‘uaglione serio. Ma il centrosinistra, ed in particolare il PD, contrasteranno davvero il disegno di legge governativo contro le intercettazioni?

Il Cavalier Silvio Berlusconi getta la maschera e annuncia di voler impedire l’utilizzo di un prezioso strumento investigativo, quale le intercettazioni, circoscrivendone l’uso ai soli reati di mafia e terrorismo.
Da cittadino di questa bella Repubblica delle banane, voglio dire al Presidente del Consiglio che l’ennesima preannunciata normalizzazione e difesa dell’ordine costituito non mi piace, e che non mi sento affatto tutelato da siffatto provvedimento.
Chi e cosa voglia tutelare il Presidente del Consiglio, attraverso il preannunciato giro di vite sulle intercettazioni, appare fin troppo evidente.
Le camorre partitocratiche meridionali, i comitati d’affari, che infestano un Mezzogiorno d’Italia, in cui il tasso di corruzione e illegalità ha da tempo superato i livelli di guardia, dovranno erigere statue dedicate a San Silvio in ogni piazza.
Dopo aver impedito agli inquirenti di utilizzare lo strumento delle intercettazioni per perseguire la montate corruzione che attanaglia il nostro Paese, quale sarà il prossimo passo del nuovo Governo?
Avanziamo al Cavaliere una proposta, consapevoli che potrebbe prenderla seriamente in considerazione: aboliamo le Procure della Repubblica e consegniamo il potere di effettuare indagini ad una polizia privata alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il 2 aprile del 2008, nell’apprendere l’intenzione di Silvio Berlusconi di limitare l’utilizzo delle intercettazioni ai casi di Mafia e Terrorismo, Marco Pannella, rivolgendosi al Cavaliere, dichiarava: “…Se, inoltre, dici sul serio che di fatto uno dei tuoi atti di governo sarebbe quello di impedire alla magistratura di svolgere il proprio lavoro istruttorio-investigativo, il tuo sarebbe semplicemente un atto fascista, sfascista e di stampo sovietico o del tuo amico sodale Putin. E, in questo caso, sarai irrimediabilmente su una china senza fondo, tu – liberale da sempre – osi dire senza timore ormai per il ridicolo.”
Le inchieste sulla corruzione dei “colletti bianchi” e sulle oligarchie partitocratiche, se dovesse passare il provvedimento annunciato dal Governo, sarebbero private di un importante strumento investigativo.
Ma è proprio questo l’obiettivo perseguito: impedire alla magistratura di indagare e contrastare la dilagante corruzione, e trasformare tutti gli inquirenti che non si rassegnano alla “pax mastelliana” in delinquenti e sovversivi.
In questo provvedimento annunciato c’è anche un inaccettabile tentativo di mettere il bavaglio all’informazione.
Sicchè non abbiamo nessuna difficoltà o remora nel sottoscrivere le affermazioni di Giuseppe Giulietti: ”Berlusconi vuole mettere in libertà vigilata i cronisti italiani”.
Cinque anni ai magistrati che dovessero trasgredire, cinque anni ai cronisti che dovessero pubblicare. E per chi dovesse inviare un avviso di garanzia al Presidente del Consiglio, cosa sarà previsto? L’ergastolo?
Non ci sto! Grazie a qualche giornalista non allineato abbiamo potuto conoscere le poco edificanti trame dei “furbetti del quartierino” e le altrettanto poco edificanti conversazioni di qualche leader politico che gioiva per aver scalato una banca. Abbiamo potuto leggere, restando attoniti, le conversazioni tra il dr. Vincenzo Barbieri e Augusta Iannini, o tra lo stesso Barbieri e il sostituto procuratore generale di Potenza Gaetano Bonomi; tra il “sarto” della Tv di Stato Bruno Vespa e Salvo Sottile e le conversazioni tra Fassino e Consorte.
Abbiamo potuto conoscere uno spaccato della giustizia italiana che fa paura, con raccapriccianti conversazioni tra alti papaveri del Ministero di Grazia e Giustizia.
Di certo il Procuratore Capo di Matera, dr. Giuseppe Chieco, indagato nell’ambito dell’inchiesta “Toghe lucane”, sarà disponibile a sottoscrivere la proposta avanzata dal Presidente del Consiglio, visto che risulterebbe agli atti una sua decisione di non accogliere la richiesta avanzata dai CC di Policoro di procedere alla acquisizione di tabulati telefonici nell’ambito del procedimento 121/03(Marinagri), successivamente archiviato.
A questo punto una domanda sorge spontanea: il centrosinistra, ed in particolare il PD, daranno battaglia per impedire che questa autentica porcata diventi legge dello Stato, o si limiteranno alle classiche prese di posizione, lasciando che il Cavaliere si accolli l’onere di fare il “lavoro sporco” per tutti?
Intanto, per quanto ci riguarda, preannunciamo che sul nostro sito è disponibile una interessante conversazione tra il Dr. Bonomi e il dr. Barbieri, nella quale il vicecapo degli ispettori ministeriali Mantelli viene definito “nu ‘uaglione serio”.
Parliamo di quel Ministero e di quell’ispettorato che sembrano essersi specializzati nel dare la caccia ai magistrati non allineati ai dettami della “pax mastelliana”.
Non escludiamo di pubblicare sul Blog dell’Associazione Radicali Lucani altre poco edificanti conversazioni.

Anonimo ha detto...

Chi è al potere ha paura, e tanta, delle intercettazioni, orami ultimo valido strumento che la magistratura ha per stanare la grande criminalità. E' un grave errore limitarle o impedirle( ho sentito che il ministro della giustizia ha detto che costano troppo gravando sul bilancio della giustizia). Una fesseria in confronto ai milioni di €uro (i Ns. soldi) che vanno "buttati" in sprechi voraginosi in tutti i settori del pubblico ( e li nessuno pone freni, e chi paga quei danni alla società! E NOI PAGHIAMO!!) Se, a fronte dei gravissimi problemi che sempre maggiormente tormentano il Ns. paese, ci si preoccupa di dare 5(cinque!!) anni di carcere a chi eseguirà le intercettazioni, a me questa cosa puzza di bruciato!! Io sono fortemente preoccupato: non sono i rimedi urgenti ed indifferibili che servono a far ripartire e rimettere in piedi il Ns. paese. Si sta ritornando alle leggi "ad personam" ( di recente memoria, anche se finalizzate a rafforzare la tutela di chiunque è al potere). Dunque chi ha paura delle intercettazioni? non di certo i comuni cittadini ( erroneamente alcuni pensano che per impedire gli errori di qualche magistrato serva punire chi eseguirà le intercettazioni!) Le norme per punire chi sbaglia ci sono già e non serve aggiungerne altre. Il problema semmai è quello di identificare chi concretamente commette l'abuso e quindi propaga le intercettazioni:fatto che non mi risulta avvenga ad opera dei magistrati.

Anonimo ha detto...

In qusti termini, ieri, ho recepito il messaggio......
"La Repubblica" I Confini dei diritti - Stefano Rodotà -
- I toni e i contenuti dell'annuncio del Presidente del Consiglio in materia di intercettazioni telefoniche sonoil segno di una politica smodata, che cerca l'eccesso, che non sa più misurare sulla realtà degli interventi che decide di fare.
Quel martellante "cinque anni..cinque anni" come pena per qualsiasi infrazione ....segue
E sempre dalle parti più diverse, si è obiettato che così diventa impossibile indagare su altri gravissimi reati, dall'omicidio ai reati finanziari,alla corruzione. SEGUE
Questi erano gli annunciati progetti, ed ora questa la realtà.
Dove arriveremo? All'illegalità regolata per legge?
Alessandra

Anonimo ha detto...

Per l'anonimo delle ore 15.05 (perché non sottoscrive il suo intervento? Ha forse paura?)
...forse lei dimentica che le prove raccolte dal PM devono passare il vaglio del GUP (giudice dell'udienza preliminare) e che le intercettazioni devono essere autorizzate o convalidate dal GIP (giudice per le indagini preliminari)...come vede, le cose sono mpiù complesse di quello che lei pensa, responsabile non è solamente il PM, eppure ultimamente non si fa che sentire reiterati attacchi contro la figura del PM, strumentali per indebolirne sempre più la posizione e la capacità di agire efficacemente (si veda non in ultimo, la proposta di legge costituzionale volta a modificare l'art. 112 della costituzione).
Paola Risi

Anonimo ha detto...

p.s. per l'anonimo delle 15.15:
i giudici sono tutt'altro che intoccabili e onnipotenti, come la triste vicenda del dott. De Magistris dimostra...Pongo io una domanda a lei...chi difende i PM se anche i loro stessi colleghi, il CSM (che dovrebbe essere imparziale e invece non è, diviso in fazioni politiche e asservito al potere), i cittadini disinformati non li difendono? Sfogli le pagine di questo blog, e legga se è vero che il potere del PM è illimitato, oppure si tratta di un mero pregiudizio.
Saluti
Paola Risi

Anonimo ha detto...

Il telefono è un mezzo di comunicazione che serve, tra le altre utili cose, al lavoro.
Non riesco a capire cosa abbiano da temere i cittadini dal fatto di essere intercettati.
Certo, c'è la privacy da tutelare!!!
Ma ci si dimentica che c'è anche una etica da tenere, ancor più, quando si ricoprono cariche pubbliche!!!
b

Cinzia ha detto...

Se non vi dispiace, questo lo "ri-post" qui.
Le domande in coda non sono retoriche, mi piacerebbe davvero avere delle risposte competenti.
Grazie

Prossima mossa governativa:
Legge contro le intercettazioni.
Insomma i magistrati onesti non è che si possono estinguere così facilmente, accanirsi contro di loro fa rumore e questo porta troppa visibilità; positiva o negativa che sia, si sa che la visibilità crea inevitabilmente anche consenso.
Quindi, meglio l’oblio.
Più facile sarà sottrargli a mano a mano le leggi per ravvisare i reati che riguardano tutta la sfera del malaffare e gli strumenti indispensabili alle indagini.
Cinque anni a chi le chiede, cinque anni a chi le fa, cinque anni a chi si permette di promulgarle (galera ai giornalisti coraggiosi e dissidenti!) e per l’editore una bella multa… non si sa mai, dovessero trovarsi coinvolti gli interessi di sua maestà e della sua corte, almeno i danni saranno contenuti, i soldi non sono un problema per l'uomo ricco. Infondo, meglio pagare e fare la figura dell'imprenditore democratico, vittima delle proprie leggi, che finire in galera.
Si fa eccezione per i reati di mafia e terrorismo, altrimenti il dissenso potrebbe eccedere. D’altronde il reato di terrorismo è quasi estinto, ma non si sa mai, può tornare utile in certe occasioni.
Purtroppo il reato di mafia, anche se a sua maestà e alla sua corte può infastidire, non si può evitare di penalizzarlo, e allora che fine faranno gli amici Dell'Utri, Cuffaro e così via...
Bèh, non dimentichiamo che in ultima istanza ci sono sempre le prescrizioni e contro quelle nulla può abbattersi!!!
Così sorge al cittadino libero-pensante qualche domanda profana:
Qual è il confine chiaro e netto che per legge distingue e definisce il reato di mafia?
Alla luce di un rinnovato modo di organizzare gli affari della stessa associazione mafiosa, non sarà superata la definizione oggi esistente?
Se fosse stata già in vigore una legge così prospettata, si sarebbero mai aperti gli scenari d’inchiesta di Forleo? … e di De Magistris?
Illuminatemi per favore,
che il futuro lo vedo un po' buio!

Anonimo ha detto...

Per Cinzia,
“Io pensavo che le intercettazioni fossero un serio strumento d'indagine, non riesco proprio a percepirle come un privilegio... e di chi poi?

Anch’io speravo che fosse così ma ahimè solo sulla carta nella realtà purtroppo (in molti casi certo non in tutti) si risolvono in strumenti in mano a persone poco pulite. Con questo non intendo dire che tutti i pm sono poco puliti, ma ne bastano pochi per conferire allo strumento d’indagine il valore di strumento di potere. Certo che se si è nel giusto non si deve temere…certo a distanza di tempo la verità trionfa

PM che si fa "bello"? come può essere definito un pm che telefona ai giornalisti per fare pubblicare i successi ottenuti contro tizio caio sempronio con la immediata conseguenza che caio se poi è un politico locale viene messo alla gogna(anche se poi a distanza di tempo si sono rivelate bufale perché erano solo strumenti volti a mettere fuori campo caio) L’obiettivo del pm infatti e dei suoi amici è proprio quello di mettere fuori campo caio.

Se non ho perso le speranze nella giustizia è proprio perché spero in tanti De Magistris

Anonimo ha detto...

Per Paola Risi
Per l'anonimo delle ore 15.05 (perché non sottoscrive il suo intervento? Ha forse paura?)
Certo che ce l’ho io non ho gli strumenti del pm per sbugiardare il mio aggressore (pm e amici suoi ) e neanche il gup nè il gip è dalla mia parte perché non si metterebbe mai contro il collega!!!! E tante volte ho descritto la trama della mia vicenda ….

Pongo io una domanda a lei...chi difende i PM se anche i loro stessi colleghi, il CSM(che dovrebbe essere imparziale e invece non è, diviso in fazioni politiche e asservito al potere), i cittadini disinformati non li difendono?

Mi è molto cara la figura di De Magistris perché in lui rivedo la sofferenza che è stata in me. Ma da cittadino comune quanto posso fare? Se non riesco neppure a far valere le mie ragioni, forse posso proteggere il pm che vogliono mettere da parte perché ha toccato poteri forti? Anche a me hanno detto così … hai toccato i piedi a chi non dovevi…. Cioè ho impedito che si spartissero il territorio…

Il pm non è intoccabile, lo ha dimostrato proprio De Magistris ma non lo è solo di fronte al csm. Ma allora i membri del CSM chi può toccarli. Se hanno commesso un errore enorme e lo hanno visto tutti e sono ancora tutti lì senza pagare conseguenze forse c’è qualcosa che non funziona.
Forse introducendo la responsabilità per i giudici che sbagliano si può garantire equità tra i cittadini, perché il pm o gip o gup o magistrato di cassazione o corte costituzionale è comunque un essere umano che può sbagliare oltre ad essere un cittadino come gli altri, ha forse più responsabilità a cui corrisponde uno stipendio maggiore, ma le responsabilità dovrebbero dar luogo a maggiori sanzioni nel caso di dolo o negligenza… E’ mai stato condannato qualche giudice che ha sbagliato volendo farlo? (non solo provvedimenti disciplinari).
Quanto alle intercettazioni devono essere più controllate, cioè chi le usa dovrebbe farlo con senso del dovere non per colpire un nemico. Non condivido come ho già detto la rimozione di questi strumenti, ma un uso più pertinente.

Anonimo ha detto...

PROVE TECNICHE DI FASCISMO
SUL BLOG DI BEPPE GRILLO, INTERVENTO DI MARCO TRAVAGLIO.

Cinzia ha detto...

Quello che solleva lei, caro Anonimo, mi sembra soprattutto un problema di "malainformazione", in altre parole, se un giornale non tratta le notizie che pubblica in maniera onesta e corretta ci sono già leggi e sanzioni che lo puniscono, volendole applicare.
A ragion d'onestà quel giornale che pubblica e dà risalto alle accuse dovrebbe, con la medesima enfasi, farsi carico di pubblicare le debite smentite o sviluppi del caso, questo però è un problema di etica professionale che andrebbe trattato dall'Ordine, se quest'ultimo avesse un reale e autorevole ruolo di difesa dell'informazione.
Per ciò che riguarda invece le cosiddette "talpe", innanzi tutto non è per niente detto che siano sempre e in ogni caso i magistrati stessi (credo io). In ogni modo anche lì mi sembra che esistono già leggi chiare, ma di difficile applicazione semplicemente perché è difficoltoso individuare la provenienza della fonte d’indiscrezione, salvo che non sia denunciata dallo stesso giornale che ne usufruisce, il che è alquanto improbabile. Oppure, per assurdo (ma non troppo) o ironia, andrebbero messi sotto intercettazione tutti i possibili perpetratori della fuga di notizie, quando di fuga si tratta.
Perché in realtà ho l'impressione che è giudicata fuga di notizie, da una certa opinione pubblica spinta da politici faziosi, anche la legittima pubblicazione di atti non più secretati e quindi utilizzabili per informare i cittadini.
Confesso che leggere su questa proposta di legge quanto ne ha pubblicato l'avv. Tomacelli sul suo sito mi rincuora almeno un po'.

http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/69/governo-sulle-intercettazioni-quando-la-censura-diventa-sistema/

Anonimo ha detto...

Per l'Anonimo delle 15.15...riguardo ala presunta impunità dei magistrati, mi permetto di suggerire la lettura dell'ottimo articolo di Nicola Saracino, pubblicato in questo stesso blog in data 26 maggio 2008. Forse leggendolo, unitamente al bel libro curato da Bruno Tinti, Toghe rotte, riuscirà a mitigare la sua concezione così negativa (almeno così mi sembra, ma potrei sbagliare) dei giudici. Quanto al provvedimento sulle intercettazioni penso che si voglia neutralizzare questo prezioso strumento di indagine per evitare che crimini odiosi come reati ambientali, corruzione, abuso d'ufficio vengano scoperti.Per raggiungere tale scopo bisogna naturalmente far credere all'opinione pubblica di voler evitare che i poveri cittadini cadano vittime del PM ambizioso e senza scrupoli (ma sarà veramente così?), che se ne voglia tutelare la privacy, e che non sia giusto pubblicare notizie a carattere privato che non hanno alcuna rilevanza privata. Come se responsabili della mancanza di serietà di certi giornalisti e delle fughe di notizie fossero sempre loro, i PM ( che fra l'altro, il più delle volte, vengono danneggiati proprio da questa divulgazione incontrollata di notizie sulle loro indagini, e per questo vengono sottoposti a indagine disciplinare). Se lo immagina poi, Berlusconi, animato dal desiderio filantropico di impedire che i poveri cittadini vengano spiati da questi malvagi e bruti PM? Che ci siano dei miglioramenti da apportare è senz'altro possibile, ma non credo che un simile parlamento possa emanare una buona legge e sinceramente non mi sembra certo il problema più urgente da affrontare.
Paola Risi

Anonimo ha detto...

Scusate la mia semplicità ed ignoranza sulla materia, però vorrei sapere per quale motivo l'A.N.M. non si fa paladina nel portare avanti secondo il mio (ripeto)semplice parere due o tre battaglie (sicuramente verrebbero supportate dai cittadini, perche' sacrosante)che alla Magistratura servono come il pane:
1-perchè non eliminare la quota dei politici all'interno del C.S.M.? I magistrati vanno valutati solo da altri magistrati.
2-perchè non lottare affinche' al P.M.sia data massima liberta', non solo esterna ma soprattutto interna, nessuno deve arrogarsi il diritto di togliere una inchiesta ad un P.M. ma solamente in casi di grave inadempienza ai propri doveri, accompagnata questa, da personale responsabilità sul suo operato.
3-perchè tutte queste correnti? La Magistratura e' fatta di Magistrati liberi e indipendeti punto, ogni Magistrato e' responsabile delle sue azioni e ne risponde se nel caso, civilmente e penalmente. Il magistrato risponde solo alla Legge e non alle correnti, anche perche' finiscono per politicizzarsi avendo questo o quel referente politico.
Infine a mio parere i Magistrati non devono occupare stanze ministeriali di nessun tipo, solo così avremmo in Italia una Magistratura degna di chiamarsi tale.

Anonimo ha detto...

Non condivido la "preoccupazione" del ministro Alfano, che mezza Italia è intercettata, anzi lo vorrei rassicurare, in quanto lo strumento delle intercettazioni, è l'unico, per ora,(chi di dovere si attrezzerà presto diversamente, magari con pizzini) per scoprire trame insospettabili di malaffare diffuso sul territorio nazionale anche di insospettabili e non solo di "cosiddetta" criminalità organizzata.
Come cittadina, appunto, posso "sopportare" il "fastidio" di essere intercettata. Al più potranno "ascoltare" qualche improperio rivolto al "sistema" malato, non penalmente rilevante "per me".Non temo che le mie "discutibili" conversazioni possano essere "utilizzate" in indagini:
E invece mi rendo conto che in molti temono questo: per il passato, per il presente, per il futuro.
Perchè questo è il sistema di fare politica e affari in Italia.
Gli affari non siamo noi. Noi siamo soltano un mezzo (economico) per "altri fini".
Di questo voglio rassicurare il ministro della Giustizia che tale deve essere nell'interesse di TUTTI e non della politica.
La "politica" cioè quell'insieme di rapporti che si intrecciano per giungere alle elezioni,DEVE cessare di esercitare "pressioni" quando ad elezioni compiute il "politico" diventa ISTITUZIONE cioè il RAPPRESENTANTE di TUTTI i CITTADINI ITALIANI e L'INTERESSE GENERALE l'UNICO SCOPO DEL MANDATO PER TUTTI GLI ELETTI.
Alessandra