«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 1 giugno 2008

Elogio dell'indipendenza


Permetteteci di alleggerire un po’ il tono delle conversazioni, proponendovi un elogio dell’indipendenza in forma poetica.

E’ una scena tratta dal bellissimo “Cyrano de Bergerac” di Jean-Paul Rappeneau.

Per i “fanatici” (come noi), riportiamo più sotto la trascrizione dei dialoghi recitati nel video.






Il testo dei dialoghi:

Versione stampabile

De Guiche: Signore, da quanto dicono e so, con voi io mi felicito per il vostro nuovo exploit. Bravo!

Carbon: E monsignore di bravura ne sa!

De Guiche: Non ci avrei mai creduto, se i miei ufficiali in zona non mi avessero giurato d’aver visto …

Cuigy: … di persona …

De Guiche: … cento contro uno. Dunque servite il Re qui, coi pazzi guasconi.

Cadetti: Con noi cadetti, sì. - Noi!

De Guiche: Aha … Codesti giovani dal piglio rusticano sono dunque i famosi …

Carbon: Cirano!

Cirano: Capitano …

Carbon: Poiché la compagnia c’è tutta, sarei lieto se voi la presentaste al conte al gran completo.
... Oggi è d’umore brusco. ... Ebbene?

Cirano: Non contateci.

Le Bret: Carbon, posso andar io al suo posto?

Carbon: Andateci.

Le Bret: Son questi i cadetti di Guascogna / di Carbon de Castel-Jaloux, / brigano e mentono … mentono e brigano senza vergogna / tutti più nobili di … più nobili tra che vi fu, / parla il bastone…

Cirano: Parlano blasone, cuore Borgogna / son questi i cadetti di Guascogna / di Carbon de Castel-Jaloux./ Occhio d’aquila, gamba di cicogna / baffi da gatto, zanne di lupo / caccian la feccia fin nella fogna / vanno adorni del vecchio vigogna / di cui la piuma copre lo sciupo. / Petto in gloria, anima che sogna, / bucabudella o scassacarogna / è il vezzeggiativo meno cupo. / Ovunque ci sia da grattar rogna / è lì che si danno rendez-vous. / Son questi i cadetti di Guascogna!

Cadetti: Corna ai gelosi, fiamme a Belzebù!

De Guiche: Un poeta oggi è un lusso. Voi, da bravo scrittore, volete essere il mio?

Cirano: Di nessuno, mio signore.

De Guiche: Potreste divertire mio zio Richelieu, e io potrei appoggiarvi presso di lui.

Le Bret: Grand Dieu!

De Guiche: Voi avete messo in rima cinque atti in sordina?

Le Bret: Sì, ha scritto una tragedia.

De Guiche: Titolo?

Le Bret: “Agrippina”.

De Guiche: Portategliela.

Cirano: Davvero?

De Guiche: E’ il meglio che può aversi, potrà forse correggervi al più un paio di versi.

Cirano: Signore, mi è impossibile. Il mio sangue si coagùla solo al pensiero che mi si cambi una virgùla.

De Guiche: Siete fiero.

Cirano: Voi dite? L’avreste rilevato?

Cadetto: Guarda Cirano, questa mattina sul sagrato, che strana selvaggina! Le prede son legittime?

Cadetti: I feltri dei fuggiaschi! - I resti delle vittime!

Carbon: Colui che ha ordinato il trapestio sarà imbestialito.

Brissaille: Si sa chi è?

De Guiche: Son io. Li avevo incaricati di punire - impresa opaca che si attua in gruppo e al buio - una penna ubriaca.

Cirano: Che ha scritto poemi …

De Guiche: Tutte opere infelici.

Cirano: Signore, se voleste restituirli ai vostri amici …

De Guiche: Avete ostacolato col vostro patrocinio i miei progetti, dunque.

Cirano: Progetti d’assassinio …

Scorta: Insolente!

De Guiche: Fermi, in fodero! Schermaglie da locanda! Alò ...

Carbon: Uscite tutti! Via!

De Guiche: Signore, una domanda. Avete letto il Don Chisciotte?

Cirano: Per intero, e mi ritrovo in lui, bizzarro e avventuriero.

De Guiche: Vogliate meditare, di quel libro medesimo, sul capitolo dei mulini …

Cirano: … il tredicesimo …

De Guiche: … poiché se li si attacca, capita nel cimento …

Cirano: Io attacco dunque tizi che girano col vento?

De Guiche: … che grandi bracci, in vortice con impeto ribelle, vi scaglino nel fango.

Cirano: Oppure tra le stelle …

(escono tutti tranne Cirano e Le Bret)

Le Bret: Infine converrai …

Cirano: Così son combinato. Spiacere è il mio piacere. Amo essere odiato.

Le Bret: Se tu lasciassi indietro l’anima moschettiera, la fortuna e la gloria …

Cirano: Sai dirmi in che maniera? Andar sotto padrone? Cercarmi un protettore? E come oscura edera che ha l’albero tutore, e s’appoggia arrampicandosi e leccandogli la scorza, potrei salir da furbo, e non invece a forza? No, grazie. Dedicare in ogni scartafaccio dei versi ai finanzieri? Mutarsi in un pagliaccio, sperando di vedere, sul labbro di un ministro, lo spasmo di un sorriso un po’ men che sinistro? No, grazie. Banchettare ogni giorno da un pidocchio? Avere il ventre logoro dalle marce, e il ginocchio più prestamente sporco nel punto in cui si flette? Rendermi primatista in dorso-piroette? No, grazie. Riconoscere talento ai dozzinali? Plasmarsi su ogni critica che appare sui giornali? E vivere sognando: “Oh, sento già il mio stile percorrere le bozze del Mercurio mensile”? No, grazie! Fare calcoli? Tremare? Arrovellarsi? Preferire una visita a un paio di versi sparsi? Stendere delle suppliche? O farsi commendare? No, grazie. Noooo, grazie! No, grazie!! Ma cantare, sognare, ridere. Splendido. Da solo, in libertà. Aver l’occhio sicuro, la voce in chiarità. Mettersi se ti va di sghimbescio il cappello, per un sì, per un no, fare un’ode o fare un duello. Fantasticare, a caccia non di gloria o di fortuna, su un certo viaggio a cui si pensa, sulla luna! Se poi viene il trionfo, ebbene fatti suoi, ma mai, mai diventare un “come tu mi vuoi”. E se pur quercia o tiglio davvero non si è … se vuoi proprio non alto, ma farcela da sé.

Le Bret: Di orgoglio e di ironia tu te ne fai un proclama, ma almeno sottovoce dimmelo che non t’ama.

Cirano: Taci.


4 commenti:

Salvatore D'Urso ha detto...

Consiglio a tutti la lettura dell'ultimo articolo di travaglio che potrete trovare a questo link:

http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1925588.html

democrazia in bilico?...

Andrea Carbini ha detto...

Ricordiamoci però che l'indipendenza più alta, quella che si libera persino dei propri adulatori, non riempie le tasche di chi la persegue.

Anonimo ha detto...

santo cielo, guardando lo spezzone di film, e poi leggendo l'ultimo travaglio, vien proprio da pensare che in Italia i giornalisti non hanno proprio... naso.
perché, ricordate tutti, «L'indipendenza di un popolo è conseguenza dell'indipendenza dei caratteri. Chi è servo di passioni municipali o di setta, non si lagni di esserlo degli stranieri».
la frase è vecchia, ed è riportata sul basamento al monumento a Massimo D'Azeglio che vedo dalla finestra di casa mia...
ora, sostituite "stranieri" con ciò che volete, il risultato non cambia, perché in 150 e più anni le passioni, che siano municipali, di setta o di parrocchia non hanno mai cessato di avere fior di servitori.
tra i quali i giornalisti sono sempre in prima fila, spiacente per loro.

un saluto, baron litron

"Uguale per tutti" ha detto...

Scusate, ma forse può essere utile una "interpretazione autentica": quando abbiamo pubblicato questo post l'indipendenza alla quale pensavamo era la nostra.

Senza togliere niente ai giornalisti e fermo restando che l'indipendenza è virtù necessaria a tutti, noi pensavamo a quella delle "toghe" (l'indirizzo del nostro blog), agli avvocati e magistrati che adempiono i loro doveri senza chiedere o aspettarsi favori, sperimentando la gioia di aver fatto ciò che sembrava loro giusto.

Nella prima parte della scena del film, Cyrano affronta il barone De Guiche assumendo la responsabilità di avere difeso un poeta che quello aveva dato mandato di ammazzare. E poi rifiuta la protezione di Richelieu pur di non dovere cambiare il testo delle sue opere.

E infine fa un bellissimo elogio dell'indipendenza.

Un caro saluto.

La Redazione