«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 30 giugno 2008

Il ragazzo col cerino in mano



di Giuseppe Bianco
(Sostituto Procuratore della Repubblica di Firenze)


Edy Pinatto, dopo ben tre disciplinari per il ritardo degli otto anni, è stato destituito dalla magistratura.

La pena più severa .

Nulla da dire: gli argomenti del Procuratore Generale erano insuperabili. Otto anni sono una cosa grossa. Difficile giustificare.

Certo, nella sua requisitoria c’erano forse un po’ troppe condanne morali, troppi aggettivi.

Cose di cui tutto sommato non c’era bisogno, visto che il collega il proprio torto lo aveva ammesso.

Ci sono momenti in cui una parola in più guasta.

Quando l’altro si arrende, la spada si ferma.

Questione di misura, forse, di sfumature.

Ma il fatto c’era e non si discute.

Però – se è sicuramente giusta la condanna di Pinatto – possiamo chiederci se è giusta la condanna del SOLO Pinatto?

Ragioniamo.

Non c’è forse una norma di buon senso che – dai secoli dei secoli – consiglia di far fare le cose più difficili ai più esperti?

E la ragione di questa norma non è forse proprio quella di evitare che – messi a fare le cose più difficili – i più inesperti finiscano “nel pallone”, come ha detto lo stesso severo Procuratore Generale?

Domanda: ma in quella Gela di tanti anni fa, non c’erano giudici più navigati di Pinatto a cui affidare quel pesantissimo maxiprocesso?

Si sapeva da mesi che si sarebbe dovuto celebrare.

Perché non si chiese a tempo debito l’applicazione di giudici più anziani ed attrezzati, magari fuori distretto?

E’ davvero giusto un sistema che assiste indifferente al fatto che un simile dibattimento venga caricato sulle spalle di alcuni piccoli uditori?

Di queste omissioni, di questa indifferenza, di questa mancanza di governo delle cose – i cui effetti nefasti vediamo solo oggi – chi risponderà, chi mai chiederà conto a qualcuno, qualcuno che magari in questi anni continuava a far carriera mentre il povero Pinatto restava sempre più solo nel suo pallone?

Ma al di là di tutto questo, è giusta – ANCHE nel quantum – la stessa sanzione della rimozione?

Voi direte che è giusta e sacrosanta perché otto anni sono troppi.

Bene, forse la rimozione non è eccessiva in assoluto. Lo è però se rapportata ad altre decisioni del Consiglio: per caso, qualcuno si ricorda più della collega che disertava l’ ufficio per malattia e fu scoperta invece a fare crociere e regate in giro per i sette mari?

Cose di qualche mese fa.

In quel caso la rimozione non vi fu.

Pure, si trattava di cose odiose.

Cose che Pinatto, il timido, l’ impacciato, il ritardatario cronico; Pinatto, incapace di scrivere una sentenza per otto anni ma capace anche di stare fino a notte fonda in ufficio, anche di sabato, anche di domenica, per tentare disperatamente di spalare fascicoli su fascicoli, prontissimo a sostituire chiunque, a fare i turni di urgenza sempre e comunque – per testimonianza unanime di chi lo conosce bene – non avrebbe mai fatto.

Essere incapace di scrivere in tempo una sentenza è più grave, più odioso, più insultante che fare le cose della collega/velista?

E’ più pericoloso per la democrazia, per la salvezza del paese?

L’immagine della magistratura è offesa più dai deboli che dai velisti?

In tutto questo, qualcuno ci dica se su questa sentenza così severa ha inciso l’enorme pressione mediatica che si era creata.

Qualcuno ci dica se nella valutazione disciplinare si siano posti il problema dei precedenti o dell’uniformità dei giudizi.

E se si vorranno accertare altre responsabilità oltre a quelle di Pinatto.

Insomma, la condanna di Pinatto è giusta. Ma non giustissima.

E qualcosa manca nella nostra capacità di organizzare la macchina delle sentenze, che in larghissima misura dipende dalla politica, ma che in piccola dipende anche da noi.

Ed anche quella piccola, piccolissima parte è cosa importante.

Tanto importante che ora tutti dovrebbero chiedersi: ma se oggi – nell’ anno di grazia 2008, dopo dieci anni dai fatti – in una Gela qualsiasi ci si trovasse nella stessa situazione – un maxi processo alle porte e solo un pugno di uditori disponibili – si rifarebbe la stessa cosa? Si manderebbero ancora allo sbaraglio dei ragazzi o non piuttosto si cercherebbero giudici più navigati, magari in tutta la Sicilia?

E se oggi – certo, certissimamente – si farebbe così, perché così non si fece allora?

Insomma, il collega è stato mandato in campo ed ha perso la partita.

Ma dove erano gli allenatori? Dov’era il presidente? Dove i giornali? Dove i politici? Dove i censori di oggi?

Quali che siano le colpe di Pinatto – e non sono poche – il sistema che ora lo scomunica con ignominia è lo stesso che tanti anni fa assistette cinico ed indifferente alla sua sovraesposizione di povero ed ultimo uditore giudiziario.

Alla fine , questa condanna dà l’idea di una giustizia giusta e severa ma orba, che fulmina l’ultimo rimasto col cerino in mano ed altro non vuol sapere.

Qualcuno dirà che Pinatto non è stato l’unico ad essere mandato allo sbaraglio.

E’ capitato anche ad altri e di quegli altri molti se la sono cavata egregiamente.

Ma non siamo tutti uguali.

Alcuni di noi sono meno forti.

Occorre aspettare, lasciare maturare, fare crescere.

Ecco perché risponde a criteri di semplice saggezza essere graduali nelle prove, nelle fatiche.

Ecco perché quell’incredibile prova processuale DOVEVA essere sostenuta da magistrati più esperti.

La scena di questo ragazzo in ginocchio, da altri mandato allo sbaraglio, sicuramente colpevole non di mala fede ma delle sue gravi e invincibili debolezze, ormai oggetto dello scherno e del disprezzo di un intero stadio inferocito è una scena triste.

E’ la scena di una strega che stiamo bruciando sul rogo per nascondere i nostri demoni interiori.

Non c’è niente di edificante, niente di cui andare fieri.

Ecco perché occorre che ognuno di noi, almeno per un minuto, provi a mettersi dalla parte della strega.

E si chieda se davvero quella strega ha tutte le colpe.

Se non ci sia qualcosa di vero in quello che ha provato a dire, completamente sola, davanti allo stadio urlante.


40 commenti:

io speriamo che :) ha detto...

Gent.mo Dott. Bianco mi trovo concorde con Lei praticamente su tutto.
E’ evidente, anzi è palmare, che la sanzione inflitta al Dott. Pinatto assolve alla esigenza del CSM di dover ritrovare una credibilità perduta a seguito delle ultime tragiche decisioni e di anni di “indulgenza” esagerata. Come sempre accade, poi, se si esagera in una direzione, allorquando si decide di invertire la rotta lo si fa in modo brusco.
La sanzione “in assoluto” non è eccessiva.
Anzi è proporzionata alla gravità di quanto è accaduto.
Diventa assolutamente sproporzionata, invece, in termini relativi, vale a dire se la si raffronta con il calibro delle misure prese in situazioni analoghe.
So di magistrati (GIP) che hanno lasciato il proprio ufficio per un normale trasferimento lasciando circa 3.000 fascicoli sui quali provvedere (tratta vasi di mere archiviazioni, ma erano pur sempre 3.000) e che avevano l’abitudine di emettere provvedimenti anche cautelari a distanza di anni dalle richieste.
Non solo non sono stati radiati, ma addirittura non si è nemmeno iniziato un procedimento disciplinare. Tutto risolto “in casa”.
Ora nel caso del Dott. Pinatto l’eco mediatico che la vicenda aveva assunto ha necessitato l’adozione di un provvedimento esemplare, in modo tale che la pubblica opinione fosse messa a tacere.
E’ probabile che il Dott. Pinatto fosse privo di santi in paradiso, e quando sei al netto di protezioni non puoi permetterti il lusso di affidarti alla clemenza della corte.
Giorni fa nel riflettere sulla questione mi sono chiesto come sia stato possibile che di fronte a reiterati solleciti (almeno così sembra sia accaduto) un magistrato, pur essendo consapevole delle conseguenze che ne sarebbero derivate, possa tenere nel cassetto una motivazione per otto anni.
Non so se la sentenza “ottuagenaria” abbia tante o qualche sorella, ma se fosse figlia unica o avesse solo qualche lontana cuginetta, mi azzarderei a pensare che forse il Dott. Pinatto potrebbe averla depositata così in ritardo non per incuria o distrazione, ma per “scelta”.
Questa scelta a mio avviso non può in nessun caso essere stata prezzolata.
Sarebbe stato troppo evidente l’aliquid datum.
E’ possibile invece che sia stato il frutto di un ricatto di coloro che dal ritardo hanno tratto beneficio?
E’ una domanda che mi sono posto e che mi è venuta spontanea forse in reazione alla assurdità della vicenda. Dovendo ricondurla ad una qualche ragione plausibile, l’unica giustificazione che mi è apparsa plausibile è stata questa.
Forse mi sono fatto una idea stupida, ma se le cose stessero così immagino il dramma umano del Vs. collega.
A questo punto preferirei, umanamente, che il mio pensiero fosse infondato, perché almeno il Dott. Pinatto riuscirebbe a farsi una ragione di quel che è accaduto, e per quanto possa maturare, a mio modo di vedere legittimamente, il convincimento di essere stato un capro espiatorio, ciò non di meno dovrebbe altresì riflettere sul fatto che “prima o poi” un capro doveva assurgere al sacrificio.
L’importante è che poi non si facciano ancora tanti pesi e tante misure.
Il capro espiatorio per sua intrinseca condizione deve essere “uno”.

Anonimo ha detto...

Condannare, talvolta, significa assolvere se stessi.
Capita, se il Giudice è lo stesso soggetto che ha dato luogo alla colpa.
Capita, se è il Giudice, ad invocare pubblicamente la punizione.
Capita, sebbene per otto anni il malcapitato abbia continuato a lavorare per il suo Giudice, che è poi il suo Governatore ed anche il suo Legilsatore.
Nicola Saracino

Anonimo ha detto...

Caro Giudice,
questo scritto Le fa Onore!
Complimenti!
b

Benny Calasanzio ha detto...

"Insomma, la condanna di Pinatto è giusta. Ma non giustissima". Mi consenta dottore, ma lei ha un metro veramente personale. Per colpa del "suo" Edi Pinatto, oggi in Sicilia ci sono due mafiosi condannati otto anni fa a 24 anni di reclusione ciascuno, la moglie del boss Piddu Madonia condannata a 8 anni di reclusione e altri quattro favoreggiatori di Cosa nostra condannati a pene minori, liberi proprio perché Pinatto non ha avuto il tempo di scrivere la sentenza.Non prendiamoci in giro. Io sono siciliano, e il dubbio, odioso, che ho in mente è questo: fino a che punto arriva la negligenza, l'insolvenza, e dove invece la collusione, la volontà di favorire qualcuno. Ha ragione, la condanna di Pinatto non è giustissima, è sacrosanta.

"Uguale per tutti" ha detto...

Con riferimento a ciò che ha scritto Benny Calasanzio, ci teniamo a sottolineare che collega Edy Pinatto è ritenuto unanimemente - fra i tanti colleghi che lo conoscono e hano lavorato con lui - magistrato generosissimo e laboriosissimo.

Ovviamente noi non possiamo sapere cosa esattamente sia successo nella vicenda oggetto del contendere.

Ciò che emerge, però, dalle moltissime e unanimi testimonianze è che il collega Pinatto è persona onesta e molto molto laboriosa.

Emerge anche che potrebbe essere persona non adeguatamente capace di gestire il suo carico di lavoro.

Il collega Pinatto, peraltro, è persona cortesissima e umilissima, che ha sempre riconosciuto le sue responsabilità e non ha mai avuto alcuna reazione men che corretta rispetto ai procedimenti disciplinari legittimamente instaurati nei suoi confronti.

Tutto ciò diciamo per dire che, secondo il nostro punto di vista, non si tratta in questo caso di magistrato disonesto né di magistrato lavativo.

Verosimilmente si tratta di persona inadeguata al ruolo assegnatogli. Il che ovviamente è uno dei profili che può legittimare la destituzione.

E' pacifico e non è in discussione qui che Edy Pinatto meritasse una sanzione adeguata alla gravità dei fatti.

Non è questo che si sta discutendo qui e lo scritto di Pino Bianco non ha come obiettivo sotto nessun profilo difendere o "coprire" Edy Pinatto.

Rispetto a ciò che il C.S.M. ha fatto con Edy la nostra posizione è assolutamente rispettosa e neutra.

Nelle sedi competenti sarà decisa la sorte di Edy e noi non abbiamo nulla da dire, perchè auspichiamo da tanto tempo un C.S.M. preciso e puntiglioso che lotti contro le inefficienze interne della magistratura.

E approfittiamo di questo caso proprio per chiedere maggiore rigore. Ma ovviamente con tutti e non solo con i più deboli, con coloro che non si ribellano, che accettano in silenzio di essere mandati allo sbaraglio.

Ciò che ci chiediamo e si chiede Pino (Bianco) è: in questa vicenda così grave, nella quale Edy giocava nel ruolo di uditore mandato a Gela in prima nomina a PRESIEDERE collegi penali in processi con migliaia e migliaia di atti, cosa hanno fatto coloro che giocavano nei ruoli di Presidente del Tribunale, Presidente della Corte di Appello, Consiglio Giudiziario, Consiglio Superiore della Magistratura?

E perchè finché la cosa non è finita sui giornali non si erano sentite le voci di indignazione (interne) che si sono sentite dopo che la cosa è divenuta di dominio pubblico?

Ed è possibile che in un caso del genere ci si possa accontentare che l'unico responsabile/capro espiatorio sia un giovane uditore con funzioni messo a fare una quantità e qualità di lavoro palesemente inadeguata per eccesso alle sue capacità e a quelli che dovrebbero essere i suoi doveri?

Questo - ci sembra e sperando di non averlo frainteso - il senso dell'intervento di Pino Bianco.

In sostanza, noi non chiediamo che si "copra" Edy Pinatto. Chiediamo che non si coprano altri che "non potevano non sapere" e che, forse, dovevano fare qualcosa, prima, durante e dopo.

Le parole di Benny possono anche essere condivise, ma sembrano non pertinenti rispetto a tutto questo.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Non so...questa vicenda mi aveva resa perplessa fin dall'inizio, soprattutto dal punto di vista umano... forse perché io non so come mi sarei comportata al posto di un giovane al primo incarico, lasciato da solo alle prese con un processo di tale complessità, a carico di pericolosissimi criminali...in un ambiente notoriamente difficile come quello di Gela...voglio dire che prima di giudicare si dovrebbe almeno provare a mettersi nei suoi panni...usando quell'umana comprensione che, ad esempio, Manzoni aveva nei confronti di Don Abbondio...e anche Pirandello, nel suo saggio sull'Umorismo, faceva notare come Don Abbondio avesse sì sbagliato gravemente, ma dietro minaccia di morte...non è sicuramente questo il caso ma...credo che bisognerebbe adottare, se possibile, il medesimo metro di giudizio misericordioso...

Paola

salvatore d'urso ha detto...

Non mi trovo molto daccordo con coloro che han preso le difese del dott. Pinatto...

Egli ha commesso degli imperdonabili errori... si parla di mafia... e di boss che vengono rilasciati in libertà...

Io sinceramente lo punirei anche penalmente... con qualche anno di galera...

Parliamoci chiaramente, se c'erano problemi di altro genere che magari non dipendevano dall'uditore, questo aveva il dovere di segnalarli...

Se ci sono altri responsabili in merito a questa vicenda devono essere individuati e puniti...

Altrimenti non mi spiego il perchè un mio amico si è trovato condannato per delle cose di cui io ritengo non poteva esserne responsabile fino a l punto di prevedere il carcere...

Vi spiego meglio...

Il padre possedeva un fucile da caccia legalmente dichiarato, poi il padre muore e il fucile rimane per circa 6 o 7 anni riposto in un armadio.

Poi un giorno si presentano i carabinieri da questo mio amico e gli contestano il fatto che detiene un fucile ma senza avere il porto d'armi, il mio amico non ricorda di avere mai avuto un fucile, e nemmeno riusciva a collegare che tale fucile che i carabinieri intendevano fosse quello del padre, nemmeno sapeva il fucile del padre che fine avesse fatto.

Così viene trascinato in tribunale e il giudice lo condanna... mi pare a circa 5 o 6 mesi, quindi rimarrà a casa... + a dover pagare le spese processuali e quant'altro...

Il mio amico però non ha mai detto anche dopo la condanna... che la sentenza non fosse giusta... ha ammesso comunque l'errore anche se difficilmente evitabile visto il caso... e ritiene comunque che bisogna continuare ad aver fiducia nella giustizia...

Il mio amico andrà in pensione il prossimo anno, nel frattempo fa il tuttofare in un albergo... e dovrà pagare non so quante migliaia di euro per le spese processuali...

Ora qui vedo parlare di un pm che per otto ben lunghi anni non è riuscito a scrivere la sentenza di condanna di alcuni mafiosi...

E' stato punito solo con la perdita del posto di lavoro...

E c'è qualcuno che dice che è stato un provvedimento molto severo...

Io non lo so... ma credo che avete la bilancia un pò guasta...

Pinatto è andato fin troppo bene... sarà anche una bravissima persona come il mio amico... ma 8 anni... come diceva un vostro collega... "è impensabile"...

Cinzia ha detto...

Ma perché questi risvolti della questione quel bel tomo del giornalista non li ha affrontati?
Perché nessuno ci ha informato fino in fondo?
Mi ricordo anch'io fin dall'inizio di questa storia, della perplessità che m'ha suscitato e non ero sola a quanto pare.
Mi ricordo l'accanimento di tutti i commenti che volevano alla gogna il mostro.
Ma siccome le cose troppo palesi puzzano sempre un po' di fiction e non mi fido dei giornalisti dallo scoop facile, la storia non mi ha convinto fino in fondo.
Tanto che in un commento, non ricordo a quale post proprio qui pubblicato, mi chiedevo se non ci fossero ben più gravi motivi dietro la sua negligenza. Io non mi sono spinta ad ipotizzare inadeguatezza o incapacità, ma all'intimidazione o alla collusione sì.
Ed ora viene fuori che 'sto povero cristo è uno che lavora anche tanto e quella sentenza è il suo neo!
Ma, scusate se mi permetto, perché voi, i suoi colleghi, non vi siete prodigati per capire come stavano realmente le cose e divulgare anche il rovescio della medaglia della verità?!
E anche lui, ma non poteva chiedere aiuto a qualcuno, non poteva mettere al corrente chi di dovere, non sarebbe stato meglio autodenunciare la sua stessa carenza?
Forse avrà pensato che nella palude della giustizia di oggi nessuno lo avrebbe notato?...tanto, per come sono immersi tutti fino al collo!
E il giornalista chi l'ha mandato proprio lì, c'è stata forse una precisa volontà di punire il capro più debole del gregge?!

Scusate, alcune domande sono forse anche un po' ingenue, ma non sopporto la logica dei capri espiatori e questo mi fa perdere un po' di lucidità critica.

"Uguale per tutti" ha detto...

In risposta alle fondatissime osservazioni di Salvatore D'Urso, segnaliamo che qualche settimana fa la Procura della Repubblica di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio di Edy Pinatto per il delitto di omissione di atti d'ufficio.

E ripetiamo: nessuno di noi chiede che Edy Pinatto non paghi tutto ciò che deve pagare.

Il nostro auspicio è, proprio al contrario, una giustizia disciplinare molto severa.

Il problema, però, è lo stesso della giustizia in genere. Auspichiamo una giustizia veramente efficiente. Ma dare l'ergastolo ai lavavetri, se si lasciano tranquilli i falsificatori di bilanci, non è una buona soluzione, ma solo pubblicità.

La Redazione

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Cinzia e tutti.

Cara Cinzia,

le Sue osservazioni sono - sempre - ricche di idee preziose e soprattutto di spessore umano.

Grazie davvero di cuore di essere fra noi. E grazie a tutti gli altri protagonisti di questa nostra esperienza, la cui parte più ricca e importante sono proprio i lettori/scrittori.

Noi abbiamo affrontato con molta difficoltà la vicenda Pinatto.

A suo tempo abbiamo riportato la notizia, perchè non si dicesse che tacevamo una cosa che non faceva onore alla magistratura.

Ma la storia è complessa.

Scusateci se lo ripetiamo ancora, ma a noi pare che bisogna tenere distinte due cose.

Una è il giudizio tecnico sulle concrete responsabilità del collega e l'altra è la storia nel suo insieme.

Quanto al primo profilo, noi crediamo che non ci possano essere dubbi sul fatto che chi produce, per qualunque ragione, disservizi di quella gravità debba andare incontro alle sanzioni adeguate.

Nessuno di noi - lo abbiamo ripetuto alla nausea - vuole coprire il collega.

E' come se cadesse un aereo di linea e morissero duecento passeggeri e poi si scoprisse che il pilota non era abilitato al pilotaggio di quel tipo di aerei.

Non avrebbe scusanti.

Facciamo i giudici e siamo abituati a giudicare i fatti a prescindere dalle emozioni personali.

Ma ciò detto, quello che ci preoccupa è che - tornando all'esempio dell'aereo - la gente si accontenti del crucifige al pilota, per di più morto nella sciagura.

E' fuor di dubbio che un pilota non idoneo non si deve mettere ai comandi di un Jumbo ammazzando i passeggeri. E dunque è fuor di dubbio che debba essere ritenuto colpevole.

Ma davvero alla gente non importa chi lo ha messo ai comandi dell'aereo? Chi lo ha lasciato pilotare per anni finché l'aereo non è caduto. Chi si è evitato i turni di volo, facendoli fare al pilota non abilitato?

Qualcuno ha sentito usare per il giudice Squillante gli aggettivi e il furore usati per Pinatto?

Noi NON INTENDIAMO MINIMAMENTE E SOTTO NESSUNO PROFILO cercare attenuanti per Edy Pinatto e, anzi, chiediamo una giustizia disciplinare dura ed efficiente ovviamente con tutti.

Quello che volevamo dire è solo che Edy non è nè un disonesto né un lavativo.

E' uno che sta in ufficio di giorno e di notte; è uno che se un collega gli chiede di sostituirlo nel turno di Natale, gli dice si; è uno che da uditore appena entrato in magistratura è stato mandato a Gela e faceva il Presidente di collegi penali i cui altri componenti erano un altro uditore più giovane di lui e un giudice onorario.

Ed Edy si assegnava il compito di scrivere le motivazioni delle sentenze invece di incaricarne un "a latere".

E le motivazioni erano pure molto molto approfondite, a volte troppo.

Dai racconti che abbiamo raccolto sulla sua vicenda emerge come molto probabile che Edy non fosse adeguatamente attrezzato a gestire la complessità del nostro lavoro.

Il nostro lavoro esige di affrontare situazioni difficili e complesse. Questa non è una caratteristica solo del nostro lavoro, ma anche di tanti altri. Il giovane medico in un pronto soccorso di periferia. Il giovane Capitano dei Carabinieri in un posto difficile. Il giovane insegnante in una scuola di periferia con alunni difficili. Il giovane militare in un paese in guerra.

Non ci crediamo né speciali né migliori. Fare il nostro lavoro richiede saper gestire storie difficili. A tanti di noi è capitato di doversi fare coraggio davanti a minacce gravi (a un collega una volta hanno mandato una lettera con la foto del figlio dodicenne e un racconto che diceva "Ti abbiamo immaginato a piangere dietro la bara di tuo figlio"), di doversi difendere da esposti di uomini potenti, di dovere studiare quintali di carte, di dovere cercare di capire cose di cui fino al giorno prima non avevamo alcuna esperienza.

Farcela è un requisito di idoneità professionale.

Alcuni non ce la fanno.

E noi - lo ripetiamo alla nausea - non vogliamo difendere Edy.

Quello che vorremmo è:

1. che si evitassero linciaggi fondati su notizie false e interessate o meglio sulla mancanza di notizie (i giornalisti si sono buttati a pesce sul capro espiatorio e non hanno pubblicato nulla che facesse capire meglio come stavano le cose),ma SOPRATTUTTO,

2. che non ci si facesse ingannare da una dinamica propagandistica per la quale, punito Pinatto, questo dimostrerebbe che la giustizia disciplinare è dura e pura.

Abbiamo un grande bisogno di una giustizia disciplinare dura e pura. Aver punito solo Pinatto non sembra la prova che ce l'abbiamo ancora.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Egregio Dott. Bianco,

Ciò che evidenzia è,per usare un linguaggio a Lei familiare,un "fatto notorio".Badi bene:notorio,non giusto,giustificabile o condivisibile,ma notorio.Vede Dott. Bianchi,di roghi la casisitca giudiziaria è piena e sempre lo sarà,dal momento che incessantemente si ripropongono le condizioni che li determinano.Da un lato l'opinione pubblica,quel popolo in nome del quale è amministrata la giustizia,ha bisogno del suo mostro da sbattere in prima pagina soprattutto in casi come questo,quando la vicenda raggiunge gli onori della cronaca e determina un allarme sociale rilevante.Dall'altro lato,l'incertezza del diritto,che è un male inevitabile,un cancro che a seconda dei momenti può essere circoscritto o diventare metastasi,ma giammai essere estirpato dal momento che i giudici sono tanti e diversa è loro interpretazione del diritto,che seppure vincolata alla legge è insindacabile se effettuata all'interno del perimetro da essa segnato.
Pensi Dott. Bianco a quante persone ,per sfortuna o per fortuna a seconda di come la si voglia guardare,non hanno raggiunto il risalto mediatico di Pinatto,ma subiscono sorti eguali.
E' giusto,Le chiedo,che la Cass. abbia assolto dall'accusa di spaccio di droga chi ha coltivato due piante di marijuana rispetto alla condanna dalla stessa inflitta per lo stesso fatto ad altro soggetto?
Di incongruenze come questa Lei ne conoscerà sicuramente molte di più di quanto possa conoscerne io,ma non è di questo che voglio discutere.

Quanto alla competenza tecnica,questa va (e deve essere ) presunta:perchè per accedere alla professione bisogna superare un concorso ed effettuare un "apprendistato",ma soprattutto perchè un giudice deve essere in grado di ottemperare ad i doveri, gravosi e difficili,che il suo ruolo istituzionale gli impone di adempiere senza se e senza ma.Lungi da me l'affermare che i Giudici dovrebbero essere tutti egualmente preparati e competenti;non accade ne potrebbe accadere dal momento che ,e ciò non vale solo per i giudici,le ossa ce le si fa con la pratica e l'esperienza.Tuttavia non può essere vero il contrario ossia che non siano tutti forniti di competenze minime che permettano loro di esercitare la giurisdizione,anche commettendo errori,ma adempiendo comunque ai loro doveri.In altri termini il problema non è l'opportunità di affidare o meno la trattazione di un processo complesso ad un giudice inesperto;si tratta,diversamente,di capire se l'aver disatteso questa elementare regola di opportunità possa circostanziare,attenuandola,una mancanza grave,gravissima,quale quella di non avere scritto in otto anni (2922 giorni) la motivazione di una sentenza.
Su questo ,Dott. Bianco non posso proprio concordare.
Se ritiene,condivisibilmente,che le responsabilità siano da condividere è un conto,ma che la pena inflitta sia eccessiva e non proporzionata (non rispetto a pene inflitte per altri illeciti diversi ma)rispetto all'illecito contestato,questo non è proprio condivisibile.

Cordialmente

Pierluigi Fauzia

Anonimo ha detto...

Rispondo alla Redazione delle 13,26
E' vero che l'inettidune può codurre alla dispensa dal servizio. Però con un procedimento diverso, di natura amministrativa e non disciplinare. In tale ambito deve rispettarsi il principio di proporzione tra violazione e pena.
Forse è proprio la confusione dei due piani ad aver agevolato soluzioni drastiche in sedi non appropriate: la dispensa dal servizio per inettidune, infatti, è assoggettata al controllo di merito (sotto il profilo dell'eccesso di potere) del Giudice Aministrativo mentre al dott. Pinatto è stato lasciato il solo sindacato di legittimità della Sezioni Unite della Cassazione, dalla portata piuttosto ristretta.
Nicola Saracino

Benny Calasanzio ha detto...

Capisco bene il pensiero di Uguale per Tutti, però sappiamo che non esiste solo la tecnica, la teoria. C'è la pratica. E non parliamo di errori che hanno favorito un ladro di galline, ma alcuni mafiosi. E allora, nessuno vuole la testa di Pinatto. Voglio, personalmente, capire se sopra di lui qualcun altro ha responsabilità. E sarei felice che voi della Redazione mi aiutaste in questo compito. P.s. Da repubblica.it:

...Ma anche a Milano Edi Pinatto si è fatto la fama di "giudice lento" tanto da essere stato sollecitato dal capo del suo ufficio che gli ha contestato, per iscritto, il suo "basso rendimento" nelle inchieste milanesi di cui è titolare.

salvatore d'urso ha detto...

Condivido l'ultimo commento della redazione...

e come ho già ribadito nel mio precedente post...

se vi sono altri responsabili al caso Pinatto... devono essere individuati e puniti...

di sicuro ce ne saranno molti visto che un caso del genere non può passare inosservato per tanto tempo e visto anche che in precedenza era già stata evidenziato ma nulla poi è stato fatto...

Anonimo ha detto...

Non vado troppo d'accordo con il computer e non ho tempo per "studiare" questo discorso, ma trasmetto una letterina del 17 (2 settimane fa), che solo "La Provincia di Varese" ha ritenuto degna di pubblicazione (20-6)=
"Il caso del giudice Pinatto era stato montato molto bene: ieri il “colpevole” è stato rimosso a gran velocità, almeno per l’incerta andatura della malandata Giustizia italiana. Io ho una posizione fortemente critica nei confronti di quest’ultima ed ho sempre detto a chiare lettere che si può recuperarla solo rifondando l’ordinamento giudiziario, razionalizzando il sistema legislativo e quello penitenziario. Adesso mi preoccupo ancora di più, perché ho scoperto, in quest’ultimo anno, che non ci sono solo magistrati che pretendono di fare politica o scrivere continuativamente su giornali e riviste impegnativi, o sfornare saggi sociali e libri di poesie, o insegnare, o arbitrare o magari elargire consulenze, senza dimenticare quelli impegnati nei ministeri e nella direzione degli uffici giudiziari o in organizzazioni di giustizia particolare. Adesso ci sono anche i Forleo, de Magistris e, da ieri, Pinatto, figure diversamente emergenti da un disastro totale.
Certo, otto anni solo per il deposito della motivazione di una sentenza, anche in questo Paese, sono un tempo pazzesco. Almeno all’apparenza! Ma di che sentenza si tratta? 800 pagine per il “Corriere”, 775 per “La Provincia” e “Avvenire”: tutti evidenziano che sarebbe frutto di un’opera di copia e incolla. Sì, ma anche tale operazione richiede, a me vecchietto, tempo e attenzione: presuntuosamente temo che così sia anche per un giovane sveglio e intelligente, come non può non essere uno che ha vinto il concorso in magistratura. Ma a tutti è capitato di leggere il numero fantasmagorico di pagine, conservate in decine o centinaia di faldoni, per un certo tipo di processi: hai voglia ad organizzarti, di fronte a centinaia di migliaia o milioni di pagine!
Al posto suo non avrei permesso all’esperto magistrato che ne curava la difesa, di ammettere che la sola colpa sarebbe, al più, quella di persona che «non è riuscita ad organizzarsi», ma avrei fatto chiedere due cose:
1) è onesto mandare in Sicilia, addirittura a Gela, un giovane uditore? Ed affidargli un processo di quella fatta, normalmente gestito da più magistrati esperti?
2) è onesto disporne il trasferimento, addirittura alla Procura di Milano, facendolo applicare ad un nuovo lavoro (sicuramente intenso), prima di portare a termine un simile compito?
Infine non commento, per carità di patria, l’affermazione contenuta nella requisitoria del PG: «una perdita verticale e non più risarcibile della credibilità del singolo e dell’istituzione nel suo complesso»: meno male che è stata usata l’iniziale minuscola! A parte la bellezza letteraria della frase, cosa restava più da perdere? Ma anche l’altra osservazione (“pagine zeppe di copia-incolla e «prive di valutazioni»”) mi sembra rappresenti la ricerca di un facile effetto mediatico, perché anche simili operazioni richiedono tempo e attente “valutazioni”, mentre possono esserci abbaglianti affermazioni “prive di valutazioni” e d’ogni sostanza.
Gallarate, 17-6-2008 mario.grosso@tele2.it

Mitt.: Mario Grosso
Via Varese, 19/E
21013 Gallarate

Anonimo ha detto...

Brava Redazione: se siete convinti della buona fede dovete spendervi a favore del Giudice Pinatto!
I criminali e mascalzoni da snidare dalle Istituzioni sono i collusi e/o corrotti. E questi, in gran numero e a dispetto di tutti i giustizialisti, se la ridono felici quando i poveri Pinatto vengono destituiti!
b

Anonimo ha detto...

DAL CORRIERE DELLA SERA: "dopo lo scandalo intercettazionI
Il giudice riabilita Saccà: «Torni in Rai»Accolto il ricorso dei legali dell'ex direttore di RaiFiction sospeso. Il dirigente: «Sono felicissimo, c'è tanto da fare»
Ti crediamo!!! Con tutte quelle raccomandazioni...
b

Anonimo ha detto...

Avete proprio ragione, non si manda un giovane inesperto a seguire un maxi processo per mafia a Gela. Sarebbe come mandare un agnellino dritto, dritto nelle fauci di un leone. Un leone così feroce da indurre il mal capitato a non scrivere nemmeno una parola di quella sentenza.
Rita

Grillo Parlante ha detto...

Ma scherziamo? Il fatto grave è proprio quello che tanti altri magistrati, citati dalla stessa Redazione, NON abbiano ricevuto la giusta sanzione, non il fatto che questo magistrato sia stato rimosso dall'incarico e ora sottoposto a procedimento per omissione di atti d'ufficio!

Il fatto grave è che, come nel tempo sono stati USATI i veri Martiri come Falcone e Borsellino per coprire l' "aurea mediocritas" di tanti altri, così ora si sanzioni pesantemente soltanto UNO e solo perché "l'ha fatta veramente grossa", tanto da meritare fior di servizi nei telegiornali!

Come non posso lamentarmi con la Stradale se la "multa" per la strada la fanno solo a me e non agli altri che, come me, hanno violato il codice della strada, così il giudice sanzionato non può lamentarsi ora, dicendo: "perché mandano via solo me e non tanti altri" ?

Tutti dovremmo invece insistere perché le sanzioni siano molto più "afflittive" di come in realtà sono: altro che "censure" o magari la perdita di un anno ... dell'anzianità di servizio ! E non solo in Magistratura, ma in tutto il settore pubblico.

luigia padalino ha detto...

FORSE PER IL C.S.M. E' VIETATO CHIEDERE AIUTO OD OFFRIRLO SE UN GIUDICE NON RIESCE A FARE IL SUO DOVERE.
SONO ASSOLUTAMENTE D'ACCORDO SUL FATTO CHE, PUR GRAVISSIMA, LA NEGLIGENZA DEL DOTTOR EDI PINATTO, NON E' SICURAMENTE ISOLATA.
MA COSI' VANNO LE COSE IN ITALIA...
PRIMA O POI SI DEVE MILLANTARE CHE LA FESTA E' FINITA.
QUELLO CHE E' GRAVE E' LA MENTALITA' SOTTESA A QUESTA STORIA.
IL DOTTOR PINATTO ERA STATO RICHIAMATO VARIE VOLTE, FORSE GLI SI DOVEVA AFFIANCARE QUALCUNO, AD UN CERTO PUNTO......
MA NO.....UN GIUDICE NON PUO' AVER BISOGNO DI AIUTO....
CHI CHIEDE AIUTO RISCHIA DI PASSARE PER UN INCAPACE......
E NEL SISTEMA GIUDIZIARIO SERVONO DEI SUPERUOMINI.......COME QUEI GIUDICI CHE, AL PROCESSO PARMALAT DA POCO INIZIATO A PARMA SONO STATI NOMINATI ALL'ULTIMO MOMENTO CON L'ONERE DI LEGGERSI 6 MILIONI DI PAGINE DI ATTI.....
MA PER PIACERE....

30.06.2008

LUIGIA PADALINO
ASSISTENTE SOCIALE
NOVARA

Anonimo ha detto...

Gentile Grillo Parlante,
mi permetta di non essere d'accordo con lei. Comprendo la sua posizione, ma non essendo - almeno credo - Giudice, non avendo mai lavorato in un ambiente degradato come quello di Gela, non avendo mai avuto a che fare con delinquenti mafiosi che hanno minacciato la sua vita (non può infatti, a mio avviso, esservi altra ragione per un simile ritardo, dato l'unanime riconoscimento dell'operosità e onestà adamantina del Giudice Pinatto), lei - noi tutti - non possiamo forse comprendere fino in fondo il dramma di quest'uomo.
Non tutti possono essere eroi.

Cordiali saluti,
Paola R.

Gabriele Di Maio ha detto...

Sinceramente, conosco poco la vicenda nei dettagli per formulare un giudizio compiuto, e non è mia abitudine fare delel valutazioni non adeguatamente ponderate.
Condivido comunque l'opinione di un collega che ho letto tempo fa: in qualsiasi modo stiano le cose, vi sono anche delle responsabilità nel sistema.
Questo perchè, anche ove il singolo avesse tutte le sue colpe (e non dico non le abbia e non debba pagare per esse) un sistema che non riesce ad evitare che si verifichi un ritardo del genere è comunque un sistema non ben funzionante.
Forse è giusto riflettere su questo, perchè se vi sono anche dei difetti nel sistema, questi rimangono anche espellendo Pinatto dalla magistratura.
Anche vicende incresciose come queste possono aiutare a migliorare, se si comprende cosa non ha funzionato e perchè, e come è possibile modificare le cose perchè quanto accaduto non si ripeta.

in dubio pro reo ha detto...

La mia convinzione è che in questi ambiti (e non solo, della PA) i dirigenti/capiufficio quasi come non ci fossero, e quando apostrofi lo staff (l'Ufficio!, non la/e persona/e!) dicendogli come stanno le cose...nemmeno ti mettono "alla porta" (metodi - e modi - procedurali approssimati e lacunonosi,...)...e il pres.te Scotti tutto preso a urlare per ottenere la carta igienica (poi lo si è visto in tv, a Anno Zero, in veste di sottosegretario alla giustizia per sostenere la "difesa d'Ufficio", ndr)? Il caso Pinatto, fatte le dovute proporzioni, mi porta a ricordare i "vecchi volponi" (ci siamo capiti) che mandavano i giudici "ragazzini" (i Livatino) a fronteggiare situazioni superiori alle loro possibilità in territori ad alta criminalità. Naturalmente non è da escludere che ci siano delle responsabilità personali da valutare, mentre è certa ed individuabile quella dei suoi "controllori".
..."Livatino - aggiunge Borsellino - fu lasciato solo, attaccato e delegittimato dalle stesse istituzioni ma nonostante questo non indietreggiò mai nella ricerca della verità, dimostrando di credere profondamente nei valori di giustizia e libertà e nelle istituzioni che rappresentava".

Grillo Parlante ha detto...

Gentile Paola, per Sua conoscenza ho scritto sino ad ora diverse centinaia di sentenze di Tribunale e sono perfettamente in grado di comprendere come funziona (rectius: come "non" funziona) un Tribunale o una sua Sezione distaccata. Non ho mai lavorato a Gela, questo è vero, e comprendo perfettamente che non tutti possono essere eroi. Però è anche vero che, se non tutti possono essere eroi, tutti hanno pur sempre la scelta di dar SUBITO le DIMISSIONI, senza attendere otto anni. Non trova?

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con lei, ma così è troppo ovvio, c'è qualcosa in questa vicenda che continua a non convincermi, è troppo assurdo che un giudice impieghi 8 anni pur non essendo, a detta dei suoi stessi colleghi, negligente né impreparato.

Paola R.

Luciana ha detto...

Commentino 8) (oddio eccola)


"Edy Pinatto è stato destituito dalla magistratura."

Era ora


"se è sicuramente giusta la condanna di Pinatto – possiamo chiederci se è giusta la condanna del SOLO Pinatto?"

Certo che no, adesso dovrebbero andare a lavorare "davvero" anche quelli che gli hanno affidato il compito.
Sono sicura che potrebbero ricoprire incarichi di prestigio, per esempio potrebbero fare gli operatori ecologici.
Di questi tempi sarebbero sicuramente utili alla Nazione.


"evitare che – messi a fare le cose più difficili – i più inesperti finiscano “nel pallone”"

Ehm...non vorrei sembrare cattiva ma se superi un concorso e entri in magistratura, lavori in Sicilia e ti capita un Processone, dovresti essere all'altezza del lavoro che ti affidano.
Se invece non te la senti per inesperienza o per carenze personali, dovresti essere onesto con te stesso, ammettere di essere in difficoltà e andare a fare un altro mestiere.
Credo che un giudice non possa permettersi di lavorare "nel pallone" per otto anni senza emettere un lamento.
Se non altro proprio per evitare le sanzioni e la pubblica gogna, perchè non ha detto qualcosa "prima" che il famoso pallone scoppiasse?


"E’ davvero giusto un sistema che assiste indifferente al fatto che un simile dibattimento venga caricato sulle spalle di alcuni piccoli uditori?"

E' davvero giusto un sistema giudiziario che funziona come scrive Carlo Vulpio nel libro "Roba Nostra"?
(La giustizia ingiusta di Toghe Lucane - Pag. 62 - 63 se volete ve le posto che le ho trascritte, perchè se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere)
E in un clima del genere, vale ancora la pena di contunuare a farsi certe domande?


"Perché non si chiese a tempo debito l’applicazione di giudici più anziani ed attrezzati, magari fuori distretto?"

Forse perchè c'era il rischio che così facendo il processo riuscisse meglio?
(stasera sò perfida)


"Ma al di là di tutto questo, è giusta – ANCHE nel quantum – la stessa sanzione della rimozione?"

Si.
Al di là del dolo, della negligenza o della semplice incapacità, certi incarichi sono delicati, non possono essere affidati a chi non li sa portare a termine.
Sarebbe come affidare una delicata operazione al cervello ad un chirurgo che sviene alla vista del sangue.

Perchè mi guardate così?
Lo so bene che in Italia può succedere anche questo...


" disertava l’ ufficio per malattia e fu scoperta invece a fare crociere e regate in giro per i sette mari?
Cose di qualche mese fa.
In quel caso la rimozione non vi fu."

E dovreste essere VOI magistrati a ribellarvi!
Noi non possiamo fare altro che indignarci ma siamo fuori dalle danze. Voi invece potete contestare certe sentenze scandalose.
L'impunità della vostra collega non può giustificare uno sconto di pena per Pinatto.


"Cose che Pinatto, il timido, l’ impacciato, il ritardatario cronico; Pinatto, incapace di scrivere una sentenza per otto anni ma capace anche di stare fino a notte fonda in ufficio"

Che sia una brava persona nessuno lo mette in dubbio, anche perchè nessuno di noi lo conosce personalmente.
Certo, i giornali e le tv non sono scesi così nel dettaglio, col risultato che fino a poche ore fa usavamo la sua foto per giocare a freccette.
Per ciò che mi riguarda sono pronta a rivedere il giudizio su di lui ma non posso dimenticare i risultati del suo "andare nel pallone".
Ribadisco che certe cariche si ricoprono solo se si hanno i mezzi per sostenerne il peso.


"Insomma, la condanna di Pinatto è giusta. Ma non giustissima."

La condanna di Pinatto è incompleta.
Adesso devono scoppiare anche quelli che gli hanno affidato il compitino.


"Essere incapace di scrivere in tempo una sentenza è più grave, più odioso, più insultante che fare le cose della collega/velista?"

La collega velista dovevate legarla all'albero maestro e mandarla alla deriva nel Triangolo delle Bermuda.
Il collega lento doveva, di sua sponte, farsi da parte.


"E’ più pericoloso per la democrazia, per la salvezza del paese?"

In questo caso si, visto che ad uscire dal carcere non sono stati dei semplici borseggiatori ma dei pericolosi mafiosi già riconosciuti colpevoli di reati gravissimi.


"Alla fine , questa condanna dà l’idea di una giustizia giusta e severa ma orba, che fulmina l’ultimo rimasto col cerino in mano ed altro non vuol sapere."

Come si dice "nel regno dei ciechi, beato chi ha un occhio"


"Ecco perché occorre che ognuno di noi, almeno per un minuto, provi a mettersi dalla parte della strega."

Guardi che noi, dalla parte della strega è da un bel pezzo che ci stiamo.

Abbiamo urlato per de Magistris fino a perdere il fiato, abbiamo sostenuto la Forleo con tutte le nostre forze anche quando sembrava che stessimo facendo il tifo per lo scemo del villaggio.
Io personalmente ricordo di avere amato alla follia Di Pietro, ai tempi di tangentopoli. E ancora, avrei steso la mia lingua a far da tappeto a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Tutte streghe, illustri ma streghe.

Per appoggiare una causa bisogna sapere che esiste. Se Pinatto,resosi conto della gravità delle conseguenze del suo ritardo, non avesse continuato a fare il muto Fantozzi della situazione e avesse serenamente "sbroccato" cominciando a denunciare l'impossibilità di portare a termine il proprio lavoro, si sarebbe attirato gli strali dei soliti puristi del CSM e dell'ANM (sai la novità...), ma avrebbe avuto tutto il nostro affetto e sostegno morale.

Adesso come adesso no, non gli posso concedere più di tanto.

Luciana (cattiva e logorroica)

Anonimo ha detto...

ho sentito pochi giorni fa, in un giornale radio, la notizia di uno sfruttatore della prostituzione, straniero, in carcere inchiodato da prove inequivocabili, rilasciato per scadenza dei termini della custodia cautelare perché in x mesi dall'arresto non si erano mai celebrate due udienze con lo stesso collegio, e quindi ogni volta i giudici dovevano rileggersi tutti gli atti da capo....
non ricordo il tribunale dov'è avvenuto il fatto (dove anzi non è avvenuto, perché in realtà non c'è stato processo....).
questa vicenda, insieme ai commenti sulla punizione al giudice Pinatto, mi ha fatto riflettere. su certe circostanze di effettiva perniciosità del cpp, e di quello in particolare....
perché non è che in Italia manchino i criminali (anzi....), e nemmeno mancano gli arresti, i luoghi a procedere, le imputazioni, le indagini.....

e poi capita che si arrivi a una sentenza come quella di Gela, mai depositata.... o alla scarcerazione del pappone, perché le cose sono andate così....e se in un caso possono essere state minacce, che dire dell'altro?
con le tonnellate di prostitute, italiane e foreste, che popolano marciapiedi e provinciali, e con le corrispondenti tonnellate di papponi, quante sono le condanne in Italia all'anno? lo chiedo perché proprio non lo so, ma ho il vago sospetto che siano pochine pochine.... e qui le minacce non c'entrano:
le mafie straniere (albanese, romena, moldava, nigeriana) pagano un tanto all'anno alla 'ndrangheta per poter "lavorare" liberamente nel nostro paese.
soldi evidentemente ben investiti, perché se si escludono le ammazzatine tra "soci" e "rivali" in affari, per le quali i calabresi poco possono, e che fanno comunque parte del gioco, si potrebbe dire che i papponi in Italia rischiano poco o nulla, perché i pochissimi arrestati possono godere di un trattamento "di favore", almeno a certi livelli ........
e la legge che permette certi scempi non sarà mai una cosa evidente, ma un emendamento a una proposta di variazione di un comma in un particolare procedimento, magari votata per sfinimento la notte di Capodanno con un occhio al tabellone e l'altro all'orologio.... e i frutti avvelenati si vedono soltanto mesi dopo....

baron litron, scusandomi per la nebulosità, ma sono sensazioni sgradevoli quanto indistinte

Globat ha detto...

Condanna esemplare. Non ci resta che sperare che tutti gli altri negligenti, per natura o per volontà, vengano trattati allo stesso modo. I casi umani vengano affrontati in contesti adatti e diversi dalla Magistratura.

Anonimo ha detto...

Caro Grillo Palante,
Lei ha perfettamente ragione!
Io mi chiedo invece come sia stato possibile che un alto magistrato dopo aver detto che voleva affidare le sorti di de Magistris alla cammora, sia stato promosso. Certo, è grave che dei mafiosi vengano fatti uscire dal carcere per il ritardo della giustizia. Ma quando chi comanda nella magistratura vuole far si che questo non accada, non ci sono Pinatto che tengano!!!
b

salvatore d'urso ha detto...

Luciana ha tristemente ragione...

Anche se le colpe di Pinatto non erano tutte sue... un segnale con questa punizione esemplare deve arrivare a chi si potrebbe trovare nella sua stessa situazione in futuro... ed evitare che dei pericolosi criminali possano farla franca e sfuggire alla giustizia... che dovrebbe, spero, ancora essere esercitata in nome del popolo italiano...

Sarebbe invece bello conoscere i nomi di eventuali responsabili legati allo scandalo Pinatto...

A volte il pubblico linciaggio potrebbe essere un'amara cura... ma almeno contribuisce a combattere lo stesso male che ci affligge da anni tutti...

Concludo dicendo che mi dispiace per Pinatto, se almeno in parte era in buona fede, e cioè se è stato costratto a comportarsi in questo modo, ma sarebbe rischioso non punirlo poichè potrebbe essere un pericoloso precedente per altri suoi bravissimi o meno bravi colleghi... mentre punirlo è un precedente a memoria di chi se ne infischia altamente delle conseguenze...

Certo si spera che il caso Pinatto non si concluda solo con la sua espulsione dalla magistratura... ma che altri che gli han consegnato il cerino paghino per il danno causato...

Al momento pare che al cerino in mano sia invece rimasto del cerume...

Anonimo ha detto...

Per Luciana (non cattiva nè logorroica ma efficace :)
Concordo parola per parola quanto detto.
Alessandra

Luciana ha detto...

X Salvatore d'Urso

"Certo si spera che il caso Pinatto non si concluda solo con la sua espulsione dalla magistratura... ma che altri che gli han consegnato il cerino paghino per il danno causato..."

Infatti credo che sarebbe cosa buona e giusta, anche nei confronti dello stesso Pinatto, sapere i nomi dei suoi illuminati superiori.
In fin dei conti, se è uscito sulla stampa il suo nome, non dovrebbe esserci niente di male nel pubblicare anche gli altri.

Anonimo ha detto...

"Edy Pinatto è ritenuto unanimemente - fra i tanti colleghi che lo conoscono e hano lavorato con lui - magistrato generosissimo e laboriosissimo."
E' una frase che mette i brividi.
Lz

Anonimo ha detto...

E se Pinatto, perchè o minacciato o ricattato, avesse di proposito lasciato scadere i termini per la scarcerazione dei mafiosi? Questa ipotesi si concilierebbe con le opinioni favorevoli espresse su di lui dai colleghi(sempre che siano vere e non solo un aiuto ad un amico in difficoltà). Comunque non sono un magistrato e forse è normale impiegare anni a scivere sentenze difficili come quelle di mafia.
QW

"Uguale per tutti" ha detto...

Per dare riscontro ad alcune delle osservazioni svolte nei commenti a questo post, riferiamo che il Tribunale di Catania ha condannato il collega Pinatto a otto mesi di reclusione per la vicenda della sentenza scritta con ritardo.

Riportiamo un articolo di stampa sulla condanna.

La Redazione

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RADIOTELECOLOR LIVE

Cronaca

Condannato il giudice lumacone
Edi Pinatto è stato sanzionato con otto mesi di reclusione (pena sospesa). Il magistrato è colpevole di aver depositato la sentenza di un processo di mafia dopo otto anni, consentendo il ritorno il libertà di alcuni degli indagati

CATANIA - Il Gup di Catania Antonino Fallone, accogliendo la richiesta del pm Antonino Fanara, ha condannato a 8 mesi di reclusione, pena sospesa, per omissione in atti d'ufficio il giudice Edi Pinatto per avere depositato a otto anni dalla sentenza la motivazione del processo 'Grande Oriente' emessa nel 2000 contro il clan mafioso Madonia, quando era in servizio a Gela (Caltanissetta).

Il Gup ha disposto anche la sospensione temporanea dai pubblici uffici, pena accessoria sospesa, e un risarcimento danni allo Stato, da stabilire in separa sede, per i danni all'immagine della magistratura. L'imputato non era presente in aula al momento della lettura della sentenza.

Per il ritardo nel deposito della sentenza, che ha consentito a diversi dei sette imputati la scarcerazione per decorrenza dei termini di detenzione, il 16 giugno scorso il Consiglio superiore della magistratura ha rimosso Edi Pinatto dall'ordine giudiziario, mentre era pubblico ministero a Milano.

Anonimo ha detto...

Se non ho capito male ( nel qual caso mi scuso in macchina la radio si sentiva malissimo) edy e' stato condannato a 8 anni di reclusione.. ma e' vero? se si adesso che succedera'?

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Anonimo delle 18.16.

La condanna è a otto mesi di reclusione. Non a otto anni.

La Redazione

Anonimo ha detto...

....eppure questa brutta storia del giudice Pinatto non mi convince....
L'ho visto in televisione a fatti conclusi e ho visto del tormento...
Non voglio giustificare, ma la cosa non mi convince.
Il suo legale ha dichiarato di voler impugnare la dcisione.
Si potrebbe conoscere la linea di difesa adottata per sostenere queste accuse?
Alessandra

Andrea Falcetta ha detto...

Esistono a Roma, e non soltanto a Roma (posso dirlo visto che ho lavorato e lavoro praticamente in tutti gli Uffici Giudiziari d'Italia), dei giudici che fissano udienza a cui già sanno di non poter comparire visto che per quel periodo hanno prenotato le giuste ferie.
Una moglie maltrattata, la madre di un minore che attende una importantissima sentenza che stabilisca gli alimenti necessari alla vera e propria sopravvivenza, un lavoratore licenziato che confida in un sollecito esame della propria richiesta giudiziale, un cittadino strozzato da una banca che se ne frega delle sentenze della Cassazione in materia di anatocismo, tutti costoro e molti altri ancora attendono pazientemente la propria udienza per vederla poi rinviata d'ufficio anche di molti mesi. Ci sono poi giudici che impiegano mesi a sciogliere riserve importanti e anche pubblici ministeri che non guardano dentro una busta in cui la parte offesa ha allegato più di centomila euro di cambiali già pagate deducendosi oggetto di usura ed estorsione.
Il caso del Dott. Pinatto fa certo notizia visto che attiene ad un processo per mafia.
Ci sono molti altri casi però che dovrebbero fare notizia, se soltanto avessimo in Italia un giornalismo capace di cercare ed approfondire i fatti senza accontentarsi delle veline ciclostilate che inondano le redazioni a seconda dell'esigenza del momento.
Se avessi potuto difendere il Dott. Pinatto avrei eccepito la scriminante della forza maggiore (dato quel che leggo qui oggi circa i suoi pesi lavorativi), ed avrei fatto un pò come fanno i bambini (che qualche volta hanno ragione), eccependo che "perchè proprio io?..e tutti gli altri?".
Aggiungendo e chiedendo come mai ad alcuni l'onore delle conferenze stampa ed a lui solo il pericolo la solitudine e l'enormità di fare da estensore di lunghe delicate complesse motivazioni?
Scusate per la durezza, ma credo che anche in Magistratura, tra Magistrati, il trattamento debba essere uguale per tutti.

Andrea Falcetta

Andrea Falcetta ha detto...

So che ormai questo articolo è superato dall'attualità, e dunque lo leggeranno in pochi quest'altro mio post, ma volevo aggiungere ancora una cosa : sarà una deformazione professionale (preferisco i casi difficili a quelli semplici) ma forse, e più probabilmente, una forma di saggezza, sta di fatto che tutti contro uno solo non mi è mai piaciuto ed inoltre tutti contro uno è troppo facile e le cose troppo facili sono spesso atti di vigliaccheria oppure, in alternativa, servono a distrarre da altre responsabilità.
Ricordate tutti : il popolo scelse Barabba, e così sotto i suoi occhi, e per sua mano, Cristo venne crocifisso (cito l'evento solo come esemplificativo degli errori delle piazza, lungi da me ogni e qualsiasi intento di paragonare le due cose).
Se il Dott. Pinatto avesse mai intenzione di contattarmi, sarei volentieri a sua disposizione per vedere insieme come stanno le cose e cosa si può ancora fare.
Andrea Falcetta