«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 9 giugno 2008

L’A.N.M. prende posizione (si contorce!)


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di Achille



Bruno Tinti se l’è cercata.

Io glielo avevo detto di non andarci al Congresso dell’A.N.M., che si sarebbe solo fatto venire l’ulcera.

Ma lui, testardo, ci ha voluto provare lo stesso a illudersi che fosse un luogo dove discutere veramente i problemi della magistratura e della giustizia e non limitarsi a una lieta kermesse fatta di convenevoli, con alcune sessioni dedicate a stabilire se fra la magistratura e il governo sia «luna di miele» o solo «colpo di fulmine» e se l’A.N.M. «auspica» o addirittura «chiede», e simili.

L’arrabbiatura di Bruno si può leggere a questo link.

Incuriosito dalla sfogo di Bruno, sono andato a leggermi la mozione finale del XXIX Congresso dell’A.N.M., per vedere se ci fosse traccia di una qualche foss’anche del tutto vaga riflessione sulla reale situazione di un’Associazione che in realtà non esiste (perché solo le correnti esistono).

Prima di dirvi il risultato della mia ricerca, non posso tacere il moto di autentica ilarità che mi ha preso leggendo nel comunicato di una corrente che «il documento finale [è stato] approvato per acclamazione», considerato che, come ognuno poteva vedere nello streaming video su internet, la sala del Convegno era quasi vuota. Dunque, un’acclamazione certo non fragorosa, ma soprattutto un espediente per non dovere dare troppa pubblicità al numero dei pochi votanti effettivi.

La mozione finale acclamata a furor di popolo :-) si può leggere per intero sul sito dell’A.N.M. a questo link.

E posso dirvi con legittimo orgoglio che in essa l’A.N.M. prende posizione su se stessa.

In altra occasione ho scritto “si siede”. In questo caso direi ... “si contorce”.

Il brano in questione è alla fine.

Proprio gli ultimi tre capoversi del prezioso acclamato documento.

E recita così:

«Non possiamo e non vogliamo ignorare le critiche che vengono mosse alle correnti con riferimento alla pretesa occupazione di ogni spazio dell’autogoverno e della vita associativa. Ribadiamo tuttavia che le correnti devono essere espressione dei diversi modi di intendere la funzione del magistrato. La critica alle correnti ha bisogno della attenta e informata partecipazione dei magistrati. Solo la presa di coscienza diffusa dei magistrati circa l’impellente necessità di impegnarsi in associazione, secondo un modello di partecipazione in cui la legittimazione alla rappresentanza provenga dai colleghi e dagli uffici giudiziari potrà offrire al sistema, nuovo entusiasmo, unità di intenti e democrazia. L’anm e i gruppi associativi inoltre devono prestare attenzione alla richiesta dei magistrati perché non trovino spazio nelle decisioni del Csm logiche di mera appartenenza»

I “non addetti ai lavori” non devono stupirsi del fatto che non capiranno proprio nulla e questa “presa di posizione” risulterà loro incomprensibile.

Ciò è perfettamente normale. La quasi totalità dei comunicati dell’A.N.M. sono scritti in questo “correntese” contemporaneamente insensato, ma arrogante.

Nel suo genere quello che ho appena riportato è una vera perla.

Avendo io un vocabolario “correntese/italiano”, proverò a tradurre il brano per i profani.

Procederò periodo per periodo.


1. «Non possiamo e non vogliamo ignorare le critiche che vengono mosse alle correnti con riferimento alla pretesa occupazione di ogni spazio dell’autogoverno e della vita associativa»

Questo periodo serve a poter dire: “Non è vero che noi siamo totalmente autoreferenziali e che non ce ne importa proprio nulla di quello che pensano i magistrati di noi e dell’abuso che facciamo del loro mandato associativo. Noi siamo così democratici che – addiritturaaaaaa!!! – non ignoriamo le critiche che vengono mosse alle correnti”.

“Dunque, che nessuno si sogni di dire che non abbiamo affrontato la questione. L’abbiamo affrontata eccome. Di petto, addirittura. Tanto che ci siamo spinti fino a ‘non ignorare’ le critiche. E quanti di voi criticano per principio dovrebbero apprezzare questa nostra generosa apertura e non tirare troppo la corda”.

Tuttavia, nel mentre «non ignorano», ne approfittano per sostenere (incidentalmente, con elegante nonchalance) che «l’occupazione di ogni spazio dell’autogoverno e della vita associativa» da parte delle correnti è solo «pretesa» e non effettiva!?

E’ evidente che i colleghi correntisti vivono la maggior parte della loro vita su Marte. Solo così, infatti, si spiega che non si siano accorti che (per citare solo i casi più recenti) – sulla base delle sentenze del T.A.R. Lazio e delle denunce di autorevoli Consiglieri del C.S.M. – risultano essere state da ultimo lottizzate correntiziamente le nomine di 23 magistrati del Massimario della Cassazione, di 9 magistrati della Procura Generale della Cassazione (la cosa è stata talmente grave che uno dei nominati, con senso di dignità e correttezza, ha addirittura rifiutato la nomina denunciandone l’inaccettabilità), di tre componenti del Comitato scientifico e di tutti i magistrati segretari del C.S.M. medesimo.


2. «Ribadiamo tuttavia che le correnti devono essere espressione dei diversi modi di intendere la funzione del magistrato»

Qui c’è un artificio retorico, che potrebbe indurre i lettori profani a interpretare il brano come un auspicio, un monito, una intimazione. Come se volesse dire, cioè, “noi pretendiamo che le correnti siano «espressione dei diversi modi di intendere la funzione del magistrato» e ci batteremo per questo”.

Ma invece la frase è una autoassoluzione e, tradotta dal correntese all'italiano, significa: «Le correnti sono espressione dei diversi modi di intendere la funzione del magistrato». Quindi, sono una cosa buona.


3. «La critica alle correnti ha bisogno della attenta e informata partecipazione dei magistrati»

Questo è il brano più imbarazzante (e anche un po’ ridicolo).

Tradotto, significa: «Criticare le correnti può essere dannosissimo. Quindi, vi raccomandiamo di evitare critiche imprudenti. Piuttosto che criticare, informatevi e partecipate».

I profani si chiederanno: partecipate a cosa? Alle kermesse! Alle assemblee per finta, alle cento commissioni di studio, alle lunghissimi riunioni che finiscono con l’approvazione di un deliberato già scritto prima dai capicorrente. Insomma a tutte le cose che non servono a niente se non a fare sembrare esistente l’associazione inesistente.

La traduzione sintetica del brano è dunque la seguente: “invece di criticare, state attenti e informatevi (ovviamente di quello che vi diciamo noi)”.

In sostanza, invece della critica la complicità!


4. «Solo la presa di coscienza diffusa dei magistrati circa l’impellente necessità di impegnarsi in associazione, secondo un modello di partecipazione in cui la legittimazione alla rappresentanza provenga dai colleghi e dagli uffici giudiziari potrà offrire al sistema, nuovo entusiasmo, unità di intenti e democrazia»

Questo è proprio l’acme, lo zenit, la cima più alta del discorso.

I profani che non dispongano del vocabolario “correntese/italiano” non hanno nessuna speranza di capire cosa questa frase significhi.

La mozione finale del Congresso è atto destinato al pubblico, ma i suoi passaggi chiave sono totalmente incomprensibili a chiunque non sia “scafato”.

Sappiate, allora, che questa ridicola circonlocuzione che neppure il peggior Veltroni avrebbe saputo partorire ha il seguente significato:

- il riferimento alla “presa di coscienza” serve a evocare emotivamente la gravità del momento e la necessità di un impegno e contemporaneamente a bollare come disfattisti e disimpegnati i cattivi che criticano;

- tutto il resto significa che l’unico impegno legittimo, buono e accettabile è quello che avvenga esattamente come i capicorrente vogliono.

Dunque, basta critiche su internet, nelle mailing list, sui giornali, al telefono, in luoghi profani e non opportuni. Se avete qualcosa da dire fatelo in modo che «la legittimazione alla rappresentanza provenga dai colleghi e dagli uffici giudiziari».

Solo così si «potrà offrire al sistema, nuovo entusiasmo, unità di intenti e democrazia».

E l’improvvida evocazione della “democrazia” in un tale frangente è purtroppo solo la prova documentale che i capicorrente o non sanno nulla della vera democrazia o se ne vogliono tenere ancora per molto alla larga.


5. «L’anm e i gruppi associativi inoltre devono prestare attenzione alla richiesta dei magistrati perché non trovino spazio nelle decisioni del Csm logiche di mera appartenenza»

Quest’ultima frase è puro umorismo.

E’ come se Prodi (fino a qualche mese fa) o Berlusconi (da qualche mese in qua) o Bassolino (da sempre) dicessero (e in effetti, purtroppo, lo hanno detto): “Campani, noi non siamo sordi rispetto alle vostre lamentele a proposito del fatto che siete seppelliti dall’immondizia ed è aumentata di molto la percentuale dei tumori, perché un po’ di spazzatura è anche radioattiva, ma riteniamo legittime solo proteste fatte nei modi consueti, riempiendo gli appositi moduli presso le competenti autorità. In cambio di questa remissività che chiediamo/imponiamo ai cittadini, ci limitiamo a raccomandare [e questo è l’ultimo periodo del documento che sto traducendo] ai partiti di prestare attenzione [dolce eufemismo dal suono soave] a che nelle loro decisioni non trovino spazio logiche di mero interesse e profitto”.

La cosa più divertente di tutte è che, come osservato da autorevole collega su una mailing list di magistrati, il documento dice che bisogna evitare «nelle decisioni del Csm logiche di MERA appartenenza».

Dunque, un po’ di «appartenenza» va bene. Basta che non sia «mera»!

Ora sì che dopo questo documento acclamato i magistrati si sentono sereni e possono dedicarsi con tutte le loro energie a votare per i loro bravi capicorrente.

E la società civile, ammirata da tanto lodevole impegno dell’A.N.M., conquistata da una presa di posizione autocritica tanto sincera e appassionata, non potrà che stare a fianco della magistratura che si batte senza tregua in difesa dei sacri valori e contro i “cattivi magistrati” (copyright Letizia Vacca), salvo finora non essere riuscita, purtroppo, ma per cause del tutto estranee alla propria volontà, a ottenere un qualche risultato nella difesa dei valori e avere punito come cattivi i buoni.


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Io invece rilevo un altro aspetto:
le affermazioni testè commentate provengono da magistrati.....a volte giudicanti....a volte requirenti.
Mi chiedo: i provvedimenti emessi da questi magistrati sono il frutto del loro know che si esprime in linea con quanto sopra affermato?
Non lo chiedo per me.....lo rilevo per coloro che leggono.....
poveri noi.....
Mathilda

Anonimo ha detto...

Io mi chiedo, quanti VERI magistrati, ormai non più, si rivolteranno nella tomba.
Di chi sono gli eredi questi?
Alessandra

Il cane di Jack ha detto...

Non so perché questi comunicati mi fanno sentire più giovane di vent'anni, come ai tempi della vecchia e buona democrazia cristiana e mi ricordano anche perché non bisogna poi avere tanta nostalgia del buon tempo andato...
Ben detto, Achille!
I.

Vincenzo Agosto ha detto...

Prescindendo dall'ilarità sincera e benigna che mi ha causato la lettura dell'articolo, provocatoriamente posso solo evidenziare che forse una parte di quello che accade oggi in seno alla magistratura è anche conseguenza di un metodo non del tutto trasparente nel concorso di reclutamento di alcuni giudici: mai sentito parlare del "gene magistrato", o avete mai letto sentenze contenenti tali errori marchiani che uno studente del primo anno di università non si sarebbe mai azzardato a scrivere?

Vincenzo Agosto

Anonimo ha detto...

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe davvero da ringraziare l'autore di questo articolo per la sua spontanea (ma immagino quanto dolore ci sia alle spalle)ironia.
Conosco purtroppo personalmente alcuni magistrati impegnati nella vita associativa e posso aggiungere, per scienza diretta, che allorquando gli stessi si dedicano alla svolgimento delle proprie funzioni raggiungono dvvero il massimo della comicità.
Altro che comunicati dell'ANM. Basterebbe leggere e commentare criticamente qualche decisione, per fare una seria concorrenza al più satirico dei programmi televisi.
Una volta si diceva: le sentenza non si commentano, si rispettano e basta.
Chiedo alla stessa categoria di magistrati che anima questo blog se quella che era una volta una petizione di principio largamente condivisa, sia ancora attuale. Per parte mia penso che alcune sentenze IMPONGANO un commento pubblico, forse perchè sola la gogna mediatica (seppure in un piccolo blog) potrebbe generare negli estensori un senso di pudore che li constringa ad un uso della logica e del buon senso commisurato alla delicatezza delle funzioni che pretendono di esercitare in nome del popolo italiano.