«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 8 ottobre 2007

Astensioni diverse, ma corali


Pubblichiamo un intervento di Giuseppe Saieva sul tema dell’astensione alle elezioni del C.D.C. [Comitato Direttivo Centrale] dell’A.N.M. [Associazione Nazionale Magistrati], che, illustrando la posizione di Controcorrente, mette in luce come l’esigenza di un radicale cambiamento nelle prassi correntizie dell’A.N.M. e, purtroppo, del C.S.M. sia ormai di una evidenza e indifferibilità tali da essere patrimonio comune di persone e gruppi delle più diverse sensibilità e provenienze. L’astensione costruttiva nella quale ci stiamo impegnando è dunque corale. Non un nuovo “gruppo”, ma un nuovo impegno comune a tanti.

di Giuseppe Saieva
(Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma)

Abbiamo più volte apertamente ribadito di non essere più disposti a tollerare che una lobby di poche decine di magistrati, attraverso il controllo del C.S.M. e dell'A.N.M., continui a condizionare tutta la nostra vita professionale, dall'inizio dell'uditorato al pensionamento.

Non è stato per noi difficile far convergere su posizioni fortemente critiche e di conseguente rottura il consenso di quei colleghi che, di fronte alle solite logiche dell'appartenenza, non sono più disposti a lasciarsi guidare per mano alle prossime scadenze elettorali fino al seggio, per conferire l'ennesima delega in bianco a coloro che vogliono perpetuare le posizioni di potere e di privilegio conseguite, rinnovando così quella polizza assicurativa che li metterebbe al riparo da rischi disciplinari, da pericolosi isolamenti o ghettizzazioni e che all'occorrenza consentirebbe loro di formulare una qualsiasi istanza senza inutile dispendio di tempo e di energia.

È ovvio che finora non molti hanno dimostrato la propria disponibilità a disperdere i frutti di ciò che hanno seminato nel corso degli anni, prestando sempre adesione incondizionata alle decisioni dei leaders correntizi, recandosi puntualmente ad acclamare i candidati "prescelti", non lesinando pubblicamente parole di stima e di approvazione, ma riservandosi di esprimere solo in privato con i colleghi più fidati qualche parola di malcelata disistima o delusione.

Abbiamo escluso - in quanto meramente utopistica – l'idea di poter battere le oligarchie correntizie, sfidandole a confrontarsi in una conta democratica e abbiamo concordato sul fatto che la proposta astensionistica fosse l'unica strada percorribile per denunciare pubblicamente il nostro dissenso e la nostra protesta.

Abbiamo avuto difficoltà a comprendere l'enfatizzazione di tale proposta come "rivoluzionaria", ritenendo più pacatamente, ma con convinzione, che l'astensione dalle consultazioni elettorali fosse, da un lato la logica conseguenza dell'indifferenza, della disaffezione e del distacco maturati per gli apparati correntizi e, dall'altro, il modo più efficace per manifestare apertamente il nostro dissenso nei confronti degli apparati e dei loro canditati, scelti solo apparentemente nelle assemblee dalla base, ma, di fatto, da tempo individuati, cooptati e lasciati maturare, per imparare adeguatamente il "mestiere" e poter dare al contempo buona prova di affidabilità.

Abbiamo comunque approvato e sostenuto la scelta astensionistica, attribuendole il valore di un autentico schiaffo a chi da sempre, oltre a mantenere intatto il controllo totale del sistema, ha dimostrato grande attenzione nel mantenere il sistema stesso assolutamente compatto, almeno in apparenza, scongiurando spaccature all'interno della magistratura per non indebolire l'immagine dell'ordine giudiziario e soprattutto la rappresentatività all'esterno dei vertici associativi.

Siamo tuttora fermamente convinti che un grande successo astensionistico evidenzierebbe la crisi di rappresentanza degli apparati e la difficoltà per gli stessi di poter rappresentare da soli l'intera corporazione come un monolito in grado di resistere a qualsiasi attacco esterno.

Un prezzo troppo alto per restare indifferenti alle nostre più o meno scollate iniziative.

Quindi, non resta che augurarci vivamente e reciprocamente: buona astensione a tutti!

Ma consentitemi di chiedermi: il mio dissenso è proprio uguale a quello degli altri?

La mia decisione di disertare le urne in appartato silenzio ha lo stesso significato della decisione di coloro che eserciteranno il diritto o la facoltà di non votare, attribuendo a tale comportamento omissivo il peso di una cannonata sparata contro la "bastiglia" associativa?

O forse le varie astensioni hanno un peso ed un significato diverso? Se non altro per la rilevanza politica che può essere attribuita all'astensione di chi tuttora risulta "appartenere" a questa o quella corrente e addirittura ricoprire incarichi associativi di vertice, rispetto all'astensione di coloro che hanno scelto non solo di non appartenere a nessuna corrente, ma addirittura di muoversi in aperta e inequivocabile direzione "controcorrentizia".

Non può escludersi che l'intento rivoluzionario di chi propugna un'astensione apparentemente fine a se stessa e rifiuti sdegnosamente qualsiasi dialogo sul "dopo" abbia idee ben chiare su cosa fare "dopo" in quelle stesse aggregazioni correntizie ove tuttora si trova e dall'interno delle quali ha lanciato la sfida. E forse non può neppure escludersi che, più che la logica degli apparati, stia cercando di contrastare la logica del proprio apparato, al chiaro intento – se effettivamente rivoluzionario – di "far saltare le teste regali".

Ma tali perplessità non ci impediscono di sommare le nostre astensioni: non sapremo mai, se non in modo approssimativo, se le astensioni che saranno complessivamente registrate siano collegate a progetti rivoluzionari ovvero a semplici ragioni di assoluta intolleranza per i detestati assetti correntizi.

Non abbiamo nessuna remora a manifestare fin d'ora che il nostro "dopo" ci vedrà impegnati – al di fuori di qualsiasi formazione correntizia – nel chiedere a gran voce l'introduzione di un sistema di nomina dei componenti del C.S.M. che sia effettivamente idoneo a superare le logiche dell'appartenenza e a restituire dignità all'Associazione Nazionale Magistrati, privandola, ma, al contempo, liberandola da vincoli elettorali.

Sappiamo bene che simili proposte sono considerate addirittura offensive dagli attuali vertici associativi, ma ci accontenteremo di far sapere all'esterno che l'unanimità delle opinioni all'interno della magistratura è una presunzione semplice, elevata a dignità di postulato dalle oligarchie correntizie.


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