«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 30 ottobre 2007

Una intervista del sen. Salvi sui rapporti fra politica e giustizia


Proponiamo una intervista al senatore Cesare Salvi,tratta da “Il Giornale” di oggi 30 ottobre 2007.

Non la proponiamo perché condividiamo tutto quanto detto dal sen. Salvi, ma per l’importanza di una riflessione critica, seppure per ovvie ragioni prudente (provenendo da un “compagno di partito” dei “criticati”), alla situazione creatasi nei rapporti fra politica e giustizia.

Per avere la misura della gravità della situazione, può essere utile ricordare che l’altroieri, sul punto, Lucia Annunziata ha chiesto opportunamente a Luciano Violante:
“Ma insomma lei dopo tanti anni di esperienza pensa che sia la vicenda di Berlusconi sia la vicenda di questi nuovi giudici che hanno percorsi molto più frammentati e complicati dei vostri non porti a ripensare un po’ a quella che è stata tutta l’impostazione politica del centro sinistra o della sinistra sulla questione giustizia. Lei non ha nessuna autocritica da fare su tutto questo?”

La risposta è stata testualmente la seguente:
“Guardi, l’autocritica è un meccanismo con il quale nei sistemi comunisti si obbediva al capo”.

Detto da Luciano Violante.

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di Roberto Reafuri
(Giornalista)


Salvi: «La Quercia cerca scorciatoie: due pesi e due misure sulla giustizia»

«Se Berlusconi avesse agito così ci sarebbe stata una forte protesta. I DS imparino da Andreotti, ci si difende “nel” processo»


Senatore Cesare Salvi, il gip Forleo denuncia intimidazioni.
«Sarebbe molto grave se così fosse. A maggior ragione per la delicatezza del procedimento di cui si sta occupando. E’ una denuncia che va presa con la massima serietà, accertandone presto la fondatezza».

Non è la sola. Sulle intimidazioni al p.m. calabrese De Magistris, Mastella e Di Pietro si sono scannati. Chi aveva ragione?
«Nessuno dei due, ma su piani diversi. Di Pietro da tempo invade terreni sui quali non ha alcuna competenza, cosa istituzionalmente scorretta e non accettabile».

E di Mastella che cosa pensa?
«Che finora ha fatto complessivamente bene il ministro, e non ho dubbi sulla sua buona fede. Ha commesso però un errore politico a richiedere il trasferimento urgente di un magistrato che, com'era noto, indagava su di lui e su Prodi. Ha attivato un potere discrezionale, dando così l'impressione di volersi sottrarre alla giurisdizione e voler mettere il bavaglio al P.M.».

Un P.M. accusato di parlare un po' troppo, e sempre in tv.
«I magistrati dovrebbero mantenere la massima riservatezza: vale sempre e per tutti i casi. Però li si è visti in questi anni discettare di tutto, e i politici non possono turbarsi soltanto quando parlano di inchieste sui politici».

Non si è ancora sentita la vibrante difesa dell'A.N.M..
«Vero: questa è una novità. Questi magistrati non sono difesi dalla loro associazione. Forse per un ritrovato equilibrio dell'A.N.M., o forse per l'assorbimento dell'A.N.M. nel sistema di potere. Può essere materia di riflessione».

Da presidente della commissione Giustizia: ritiene che sia alle porte una nuova Tangentopoli?
«Tangentopoli fu un dramma, con tante forzature certamente, però sotto c'era un mostruoso sistema di corruzione. Oggi, paradossalmente, il rischio è che sia peggio. Perché non è il politico ladro sotto accusa, ma il politico punto. Come casta di privilegiati. Così si alimenta l'antipolitica, la considerazione che siamo tutti uguali».

Gli elettori di sinistra sono sconcertati.
«Ci credo, con la sinistra si è più esigenti. Guardi, io sono stato molto severo con il mio ex partito, a proposito della vicenda Unipol. Ma ho svolto una critica politica, ritenendo che non ci siano fattispecie di reato, e che certi comportamenti avevano portato il partito ai minimi storici di consenso e credibilità. Però trovo sbagliatissimo dare l'impressione di un potere che fa quadrato per difendersi da eventuali indagini. Mi duole dirlo, ma occorrerebbe trarre insegnamento dal senatore Andreotti: difendersi nel processo e non dal processo. Trovarsi un buon avvocato, difendersi con le unghie e con i denti. Non cercare scorciatoie».

Il quadro che emerge mi pare ancora più inquietante.
«Difficile negarlo. La malagiustizia c'è, si manifesta nei soprusi contro i deboli e gli indifesi. Eppure mai le reazioni dei politici sono così dure come oggi. Se avesse agito così Berlusconi ci sarebbe stata una forte protesta, così com'è stato durante le leggi ad personam».

Due pesi e due misure.
«Due pesi e due misure: fondato pensarlo. Mentre chi deve lavorare nel campo della giustizia dovrebbe poterlo fare con serenità, a cominciare dal C.S..M.».

Il vicepresidente Mancino ha condannato la giustizia show.
«Giusto. Ma vedo anche che Mancino, persona di grande equilibrio, propone una riforma del sistema disciplinare che richiederebbe modifiche costituzionali. Portare la disciplinare fuori dal C.S.M.: ho molti dubbi a mettere mano alla Costituzione in materia di giustizia. Anche perché ogni volta che è stato fatto, sia pure con le migliori intenzioni, si è andato a peggiorare».



7 commenti:

Salvatore D'Urso ha detto...

Commento l'articolo:

Salvi: «La Quercia cerca scorciatoie: due pesi e due misure sulla giustizia»
«Se Berlusconi avesse agito così ci sarebbe stata una forte protesta. I DS imparino da Andreotti, ci si difende “nel” processo»

[b]Ha assolutamente ragione.[/b]

Senatore Cesare Salvi, il gip Forleo denuncia intimidazioni.
«Sarebbe molto grave se così fosse. A maggior ragione per la delicatezza del procedimento di cui si sta occupando. E’ una denuncia che va presa con la massima serietà, accertandone presto la fondatezza».

[B] buona anche questa risposta, magari però non limitandosi a rispondere solamente al giornalista di turno ma dovrebbe farlo presente in parlamento nelle interrogazioni generali prima di passare ai punti all'ordine del giorno. [/b]

Non è la sola. Sulle intimidazioni al p.m. calabrese De Magistris, Mastella e Di Pietro si sono scannati. Chi aveva ragione?
«Nessuno dei due, ma su piani diversi. Di Pietro da tempo invade terreni sui quali non ha alcuna competenza, cosa istituzionalmente scorretta e non accettabile».

[B] Assolutamente contrario, la politica non si fa guardando solo il proprio orticello, sia che sei ministro o sia che sei Parlamentare di questo o quello schieramento o partito. Se sussistono delle scorrettezze queste vanno denunciate da chi le crede tali. [/B]

E di Mastella che cosa pensa?
«Che finora ha fatto complessivamente bene il ministro, e non ho dubbi sulla sua buona fede. Ha commesso però un errore politico a richiedere il trasferimento urgente di un magistrato che, com'era noto, indagava su di lui e su Prodi. Ha attivato un potere discrezionale, dando così l'impressione di volersi sottrarre alla giurisdizione e voler mettere il bavaglio al P.M.».

[B] Di certo non ci si può sbilanciare in questo momento e in base a tali fatti, quindi buona la risposta data [/B]

Un P.M. accusato di parlare un po' troppo, e sempre in tv.
«I magistrati dovrebbero mantenere la massima riservatezza: vale sempre e per tutti i casi. Però li si è visti in questi anni discettare di tutto, e i politici non possono turbarsi soltanto quando parlano di inchieste sui politici».

[B] I magistrati... sono prima di tutto cittadini e quindi hanno diritto alla parola, e se riscontrano irregolarità e subiscono intimidazioni e minacce dove poi queste accuse denunciate finiscono nel nulla, allora hanno il diritto e il dovere di informare l'opinione pubblica di quanto stranamente accade nel mondo delle istituzioni, dove già per giunta si sa che la corruzione e la collusione con poteri occulti è molto forte. In passato altri magistrati hanno denunciato queste cose ed oggi si deve continuare a farlo. Gli scandali se li devono poi sorbire chi ne è implicato. [/b]

Non si è ancora sentita la vibrante difesa dell'A.N.M..
«Vero: questa è una novità. Questi magistrati non sono difesi dalla loro associazione. Forse per un ritrovato equilibrio dell'A.N.M., o forse per l'assorbimento dell'A.N.M. nel sistema di potere. Può essere materia di riflessione».

[B] Quoto... non si è sbilanciato ma ha sicuramente ragione sulle motivazioni che hanno spinto l'A.N.M. a zittirsi sulla vicenda, nonostante molti magistrati singolarmente hanno espresso la loro solidarietà ai magistrati-coraggiosi. [/b]

Da presidente della commissione Giustizia: ritiene che sia alle porte una nuova Tangentopoli?
«Tangentopoli fu un dramma, con tante forzature certamente, però sotto c'era un mostruoso sistema di corruzione. Oggi, paradossalmente, il rischio è che sia peggio. Perché non è il politico ladro sotto accusa, ma il politico punto. Come casta di privilegiati. Così si alimenta l'antipolitica, la considerazione che siamo tutti uguali».

[b] Beh... in effetti si contano sulle dita di due mani, vabbeh esagero e quindi voglio essere ottimista, al massimo il 10% del Parlamento sono le persone che si salvano, Salvi credo sia tra quelli che si salvano, e il distinguo non è difficile da fare per chi è attento alle vicende politiche degli ultimi anni. [/b]

Gli elettori di sinistra sono sconcertati.
«Ci credo, con la sinistra si è più esigenti. Guardi, io sono stato molto severo con il mio ex partito, a proposito della vicenda Unipol. Ma ho svolto una critica politica, ritenendo che non ci siano fattispecie di reato, e che certi comportamenti avevano portato il partito ai minimi storici di consenso e credibilità. Però trovo sbagliatissimo dare l'impressione di un potere che fa quadrato per difendersi da eventuali indagini. Mi duole dirlo, ma occorrerebbe trarre insegnamento dal senatore Andreotti: difendersi nel processo e non dal processo. Trovarsi un buon avvocato, difendersi con le unghie e con i denti. Non cercare scorciatoie».

[B] La realtà è che la sinistra attuale dovrebbe fare un pò i conti con la questione morale denunciata da E. Berlinguer 25 anni fa, riformare i partiti con regole precise e responsabilità esplicitamente indicate nello statuto e magari anche per legge. [/b]

Il quadro che emerge mi pare ancora più inquietante.
«Difficile negarlo. La malagiustizia c'è, si manifesta nei soprusi contro i deboli e gli indifesi. Eppure mai le reazioni dei politici sono così dure come oggi. Se avesse agito così Berlusconi ci sarebbe stata una forte protesta, così com'è stato durante le leggi ad personam».

[b] La malagiustizia deriva non solo dall'inerzia di qualche magistrato o dal magistrato corrotto, che sicuramente saranno in molti, ma deriva anche e soprattutto dall'assurdo sistema burocratico e da cattive leggi o leggi ambigue che portano la nostra giustizia al tracollo o a non esercitarsi come dovrebbe. [/b]

Due pesi e due misure.
«Due pesi e due misure: fondato pensarlo. Mentre chi deve lavorare nel campo della giustizia dovrebbe poterlo fare con serenità, a cominciare dal C.S..M.».

[b] esatto... dal C.S.M.... sul quale ci sarebbero molte cose interessanti da dire. [/b]

Il vicepresidente Mancino ha condannato la giustizia show.
«Giusto. Ma vedo anche che Mancino, persona di grande equilibrio, propone una riforma del sistema disciplinare che richiederebbe modifiche costituzionali. Portare la disciplinare fuori dal C.S.M.: ho molti dubbi a mettere mano alla Costituzione in materia di giustizia. Anche perché ogni volta che è stato fatto, sia pure con le migliori intenzioni, si è andato a peggiorare».

[b] Quoto... e chiedere delle modifiche costituzionali in questi giorni... da questi personaggi... beh avete capito... [/b]

giuseppe ha detto...

Salve,
sempre più spesso sento invocare il DOVERE dei nostri giudici di astenersi dal fare qualsiasi commento in ordine a vicente giudiziare in corso.
Sono perfettamente d'accordo, ma allo stesso tempo credo che questo principio implichi una serie di corollari non meno importanti.
Quando si dice che giudici devono parlare soltanto con le sentenze, a mio parere, si intende dire, che il singolo magistrato deve sempre tenere a mente la distinzione tra la propria OPINIONE di cittadino, come tale perfettamente esternabie, laddove non si sia direttamente investiti di una controversia, ed il PRONUNCIAMENTO, che è lo strumento attraverso il quale il giudice "rende giustizia" nell'esercizio dei POTERI conferitigli dalla legge.
Il dovere di osservare il silenzio, tanto invocato da i nostri politici, è, quindi, strettamente legato all'ESERCIZIO DI UN POTERE.
Mi sembra, allora, strano che quegli stessi politici, in ossequio
al tanto vituperato principio della separazione dei poteri (spero sia ancora vigente) non credano di dover, a loro volta, osservare un rigoroso silenzio, invece di sperticarsi in un'infinità di elogi e critiche (sempre politiche e mai tecniche), al deposito di ogni atto giudiziario !
Non intendo tediarvi ancora e, pertanto, mi limito ad osservare come l'imposizione di silenzi "unilaterali" non sia mai indice di buon senso (per non dire altro).
Continuate così.
Giuseppe

guido ha detto...

Piero Ostellino oggi sul Corriere della Sera:
“Che i magistrati debbano parlare solo attraverso gli atti processuali è una buona regola di civiltà del diritto e di carattere generale che dovrebbe valere per tutti e in ogni circostanza. Da noi, è diventato un luogo comune al quale una parte della classe politica e dei media ha apportato una eccezione per farlo diventare ancora più comune. «Comune », inteso nell'interesse di tutti gli appartenenti a una parte politica, rispetto a «generale» (nell'interesse di tutti). L’eccezione è questa. Ora che a essere indagati sono esponenti del centrosinistra, è bene che i magistrati rispettino la regola generale, evitando di andare in televisione a esporre le proprie convinzioni, perché «nessuno mette in discussione l'indipendenza della magistratura».
Prima, quando indagati erano esponenti del centrodestra, era giusto che i magistrati esponessero alla tv le loro convinzioni, «perché c'era chi metteva in discussione l'indipendenza della magistratura». Naturalmente, che, col centrodestra, l'indipendenza della magistratura fosse in pericolo e ora, col centrosinistra, non lo sia, lo dicono sempre gli stessi. Quelli del luogo comune con eccezioni incorporate. Così, quando, il 14 luglio 1994, il pool di Mani pulite era andato in televisione a opporsi pubblicamente al decreto Biondi che tendeva a ridurre i termini della carcerazione preventiva, nessuno, nel centrosinistra e dai media ad esso contigui — nonché, ad essere precisi, anche in alcuni settori della stessa destra — aveva avuto alcunché da eccepire.
Anzi, tutti si erano schierati a fianco del pool. Che chiedeva di fatto e in diritto di poter continuare a utilizzare la carcerazione preventiva come la ruota medievale. Per strappare agli inquisiti una confessione. Su queste stesse colonne avevo scritto che gli uomini del pool avrebbero dovuto dimettersi, invece di contestare pubblicamente il Parlamento, se ritenevano di non poterne applicare un provvedimento che, oltre tutto, (re)introduceva nel nostro ordinamento un principio dell'Habeas corpus. Oggi, il dottor Luigi de Magistris — il magistrato di Catanzaro che indaga su un supposto comitato d'affari che avrebbe gestito illecitamente i fondi dell'Unione europea e, fra gli altri, ha iscritto nel registro degli indagati addirittura il ministro della Giustizia—e la dottoressa Clementina Forleo, il magistrato di Milano che si occupa della scalata di Unipol alla Banca nazionale del lavoro, vanno in televisione, come allora il pool di Milano, a esporre le loro convinzioni e a denunciare supposte pressioni politiche sull'indipendenza della magistratura.
Ma gli interventi di uomini politici del centrosinistra e dei media ad esso contigui si sprecano nel raccomandare il rispetto della regola della riservatezza da parte dei due magistrati. Luciano Violante, punto di riferimento da anni del «partito dei giudici», ha dichiarato a Lucia Annunziata che «La Forleo e De Magistris hanno sbagliato ad andare ad Anno zero per cercare consenso», sostenendo che è la prima volta che si pone un caso del genere e che lui comunque aveva sempre criticato questi comportamenti. Affermazione che ha provocato stupore nell’intervistatrice e credo in tutti coloro che hanno assistito alla trasmissione.
Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Peccato che il ritardo sia peloso, proprio come, allora, la prontezza nel sostenere il contrario. Detto questo, aggiungo che, così come non avevo condiviso quello del pool di Milano, non condivido il comportamento di De Magistris e della Forleo. Apprezzabile mi pare —anche se discutibile per i contenuti — la coerenza di un altro magistrato, Antonio Ingroia, di Palermo, sull’esistenza di non meglio identificati «poteri occulti », indipendentemente dal colore del governo, espressa anche durante le trasmissioni di Santoro. Difendere l'indipendenza della magistratura e, al tempo stesso, raccomandarne misura e riservatezza non è né di destra né di sinistra. Essere liberali è essere «altrove».”

Salvatore D'Urso ha detto...

Come si può, mi chiedo, che un ex ministro degli interni, Nicola Mancino, possa essere Vice Presidente del C.S.M...., quindi politicamente in passato schierato, e di un passato come ministro molto dubbio dove Salvatore Brosellino in questa sua lettera pone delle domande serie dove lo stesso ex ministro risponde di non ricordare i fatti... Fatti che riguardano la morte di Falcone e Borsellino... difficili da dimenticare.

http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=18270&Itemid=26

Salvatore D'Urso ha detto...

Meschini attacchi di giornalisti asserviti al potere rivolti alla Forleo, dove si chiede alla stessa Forleo di fare i nomi e cognomi, già fatti invece alle istituzioni predisposte al caso. Dove le stesse istituzioni vagheggiano nel nulla...

http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/politica/mastella-replica/commento-davanzo/commento-davanzo.html

trarco mavaglio ha detto...

finalmente qualcosa di buono per risolvere la giustizia italiana ormai allo sbando da tempo.

due cosette molto interessanti del pacchetto sicurezza:

1) È stata cancellata la possibilità di ricorrere al cosiddetto patteggiamento
in appello che facilitava abbattimenti di pena anche molto elevati rispetto alla condanna di primo grado.
PS: sbaglio o e' la salva dell'utri?

2) Le cause di sospensione e di interruzione della prescrizione [/b]sono state ridisegnate, includendo le ipotesi di stasi del processo riconducibili ad attività processuali dell’imputato. (Ad esempio la decorrenza della prescrizione è sospesa a fronte della presentazione di una domanda di ricusazione del giudice da parte dell’imputato e questo fino a che non venga decisa la richiesta; così come la prescrizione viene se l’imputato chiede di risentire i testimoni già ascoltati in dibattimento da un diverso magistrato giudicante).

FONTE: www.giustizia.it/data/multimedia/2236.pdf

Carlo ha detto...

La seconda delle due cose segnalate da trarco mavaglio mi sembra una azzeccagarbugliata, fatta per far credere ai fessi (noi cittadini) che loro hanno reinasprito le norme per il falso in bilancio, quando poi hanno lasciato le cose esattamente come prima. Anzi se posso azzardare credo che potrebbero ulteriormente danneggiarle. Insomma io imputato ricuso il mio giudice, si procrastinano i tempi delle indagini è vero. Ma tali indagini non partono da dove le aveva lasciate il primo giudice, il nuovo giudice deve ripartire da capo, quindi le lungaggini sono le medesime e la percentuale che il mio reato di falso in bilancio cada in prescrizione possono anche aumentare. Questo governo unionista è in perfetta linea con quei bei governi democristiani di una volta, in cui ti sodomizzavano ma tu non te ne rendevi conto. Solo che all'epoca della dc non avevamo facoltà di informarci veramente sui fatti, ora si.
A quando la norma che costituzionalizza il non luogo a procedere per i reati finanziari perchè "loro sono loro e noi non siamo un cazzo" ?
P.S chiedo scusa per la parola scurrile, ma cito "Il marchese del Grillo" .
Salve a tutti.