«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 7 ottobre 2007

Una proposta di legge di iniziativa popolare


di Francesco Ponzetta
(Dottore di ricerca presso l'Università di Pavia, magistrato onorario)

Verso la fine della famigerata puntata del programma AnnoZero dedicata al "caso Calabria" [quella del 4.10.2007], il magistrato e ora sottosegretario Scotti, dopo aver riferito che fra i fatti per i quali il ministro della Giustizia ha chiesto il trasferimento cautelare per il dott. De Magistris vi è anche la tendenza di questi a rilasciare interviste, ha concluso che lui ricordava sempre l'esempio di Paolo Borsellino che lavorava in silenzio.

L'uscita, forse animata da volontà di omaggiare il fratello del magistrato ucciso che era presente in studio, mi è parsa particolarmente infelice per una serie di motivi.

Da un lato, perché la scelta come esempio del dott. Borsellino è particolarmente inappropriata, dal momento che lo stesso ha fortunatamente rilasciato diverse interviste e interventi pubblici, per mezzo dei quali oggi molti possono attingere direttamente al suo pensiero senza "mediazioni" di sorta, e per i quali il suddetto magistrato ha anche subito un procedimento dinanzi al C.S.M. per aver denunciato lo "smantellamento" del pool di Palermo a seguito della mancata nomina del dott. Falcone come Capo dell'Ufficio Istruzione.

Dall'altro, ciò che mi ha veramente colpito è stato il veder perpetuarsi un artifizio dialettico mediante il quale, nel contesto di un dibattito avente ad oggetto tutt'altro, i magistrati uccisi vengono menzionati attribuendogli idee e condotte (che in alcuni casi, come questo, non gli sono neanche appartenute) al solo fine di screditare la condotta di magistrati protagonisti delle vicende di cui si discute. Un fenomeno di uso dei morti contro i vivi che mi ha particolarmente colpito fin da quando, qualche anno fa, a un convegno della Fondazione Falcone assistetti a un dibattito in cui l'on. Martelli si riferiva al dott. Falcone chiamandolo semplicemente "Giovanni", mentre il dott. Morvillo chiamava suo cognato per nome e cognome, e talora "il dott. Falcone".

Ho sempre provato in tali casi un profondo fastidio derivante dal vedere qualcuno impossessarsi, per personali fini argomentativi, dell'immagine e del ricordo di persone che appartengono al patrimonio comune, e che viceversa vengono ridotte a figure retoriche particolarmente evocative e difficilmente contestabili.

Una specie di peculato emotivo-culturale.

Così ho provato a immaginarmi una possibile fattispecie penale. La pena è la medesima di chi ruba una bicicletta parcheggiata per strada rompendo il lucchetto.

Art. 1992. Peculato emotivo culturale.

Chiunque, comunicando con più persone, menziona il nome del dott. Falcone, del dott. Borsellino o di altro magistrato morto in servizio o a causa del proprio servizio, senza trattare fatti o circostanze specifiche loro riguardanti, ma al solo fine di denigrare la condotta di magistrati viventi, è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Se l'autore si riferisce ai suddetti magistrati deceduti chiamandoli confidenzialmente per nome e cognome, la pena è aumentata da un terzo a due terzi. Se l'autore riferisce altresì di essere stato loro amico, l'aumento non può essere inferiore alla metà.

Se il fatto viene commesso in presenza del familiare di uno dei suddetti magistrati si applica la sanzione accessoria della pubblica vergogna.

Non è punibile colui che dimostri che, da magistrato o membro del C.S.M., si era personalmente e fattivamente adoperato per impedire che suddetti magistrati fossero sottoposti ad isolamento e denigrazione professionale ed umana, o per eliminarne le conseguenze dannose.

Per i fatti previsti dal presente articolo è obbligatorio l'arresto anche fuori dai casi di flagranza e si procede con rito direttissimo.

Nel caso in cui il procedimento di concluda con uno dei riti previsti dai titoli I e II del libro VI del codice, ai fini della determinazione della pena per l'accesso alle misure alternative alla detenzione di cui al capo VI del titolo I della legge 26 luglio 1975, n. 354, non si tiene conto della diminuzione della pena per il rito.


Secondo voi il termine "confidenzialmente" pone qualche problema di sufficiente determinatezza della fattispecie?

3 commenti:

Gerardo Dominijanni ha detto...

Basterebbe solo il biasimo di tanti magistrati che, in silenzio e senza clamore mediatico, ogni giorno fanno il proprio dovere a garanzia della società e nel rispetto delle regole.
Al "popolo" (vista la demagogia e il qualunquismo galoppante di questi giorni) potrà sembrare strano, ma ce ne sono.
Del resto vale ormai, più che l'essere, l'apparire

aapp (anonimo ancora per poco) ha detto...

Egr. dott. Ponzetta,
Le segnalo che è stata presentata la prima denuncia di violazione dell'art 1992 c.p., da Lei pubblicato sul B.U. (Blog Ufficiale) il 7 ottobre 2007 e, quindi, ormai in vigore in base alle preleggi: l'ha presentata la Famiglia Borsellino, sul Corriere della Sera del 2 gennaio, con specifico riferimento al secondo comma, ultimo periodo, di detto articolo.
Il Procuratore della Repubblica competente (territorialmente, s'intende), dott. Sereno Del Bue, ha dichiarato all'intervistatore di Next Door, che trasmette dal satellite:
"Ci siamo attivati immediatamente; il pool di sostituti procurati che se ne sta occupando, in piena autonomia, prenderà una decisione entro domani; non potrà non tener conto, comunque, che il "chiunque" con cui inizia l'art. 1992 va interpretato e che e detto "chiunque" non può comprendere condannati ed avvocati; infatti, l'art. 1992 è stato inizialmente scritto per una mailing list di Magistrati e, quindi, il "chiunque" deve essere necessariamente inteso come "qualunque Magistrato" e non può essere esteso ad altri, stante la nota riserva di legge e l'arcinota impossibilità di interpretazione analogica, tipiche del processo penale; detta impostazione è confermata dalla scriminante prevista dal quarto comma, che riguarda esclusivamente i Magistrati; anche il G.I.P. si è attivato, richiamando in servizio il personale di Cancelleria in ferie ed allertando l'U.N.E.P., per sollecite eventuali notifiche (ex artt. 408 e segg. c.p.p.); è tutto pronto per poter valutare serenamente le richieste del pool; il G.I.P. ha già dichiarato di ritenere l'art. 1992 una cattiva legge, addirittura incostituzionale, in quanto prevede il peculato emotivo culturale solo a tutela della memoria di Magistrati, trascurando altre categorie di cittadini Benemeriti della Patria; mi hanno informato, riservatamente, che anche la Corte Costituzionale si è già attivata e, dopo un attento esame preliminare, ha notato che, comunque, la decisione spetterà alla Corte Europea; bisogna infatti considerare che siamo ormai in Europa e che, quindi, i Magistrati la cui memoria è tutelata devono aver avuto incarichi comunitari, compiuti senza disonore (promoveatur ut amoveatur); la Consulta non ha la facoltà di accertare questo.
Ho inoltre notato un'evidente notizia criminis, che viene in queste ore vagliata da un altro pool di sostituti, che operano serenamente ed in piena autonomia; so per certo che chiederanno il rinvio a giudizio della Famiglia Borsellino, per calunnia molto aggravata; è infatti assolutamente provato che essi abbiano dichiarato il falso, come documentato dalle affermazioni dell'Avvocato, che fa riferimento a numerosi testimoni; come ho detto, questo pool di sostituti, all'unanimità, ha deciso di procedere richiedendo il rito direttissimo e l'arresto degli indagati, così come previsto dal penultimo comma dell'art. 1992, da interpretare, analogicamente, come applicabile a chi falsamente denuncia degli innocenti della violazione dell'art.1992; un decreto legge, retroattivo, modificherà le norme in questo senso; la Famiglia Borsellino avrà un processo giusto e, quando la Cassazione la condannerà a pagare anche le spese del giudizio, interverrà il Governo che se ne farà carico.
I cittadini devono stare tranquilli, devono finire di mangiare tutti i panettoni avanzati (panem), devono guardare tranquillamente la televisione abbassandone il tono (per non disturbare quelli che stanno guardando altri programmi) e devono pagare entro gennaio l'abbonamento (biglietto di ingresso ai circenses); Giustizia sarà fatta, anzi, è già stata fatta."
Fin qui l'intervista del Procuratore Del Bue.
Da parte mia, egregio dott. Ponzetta (caro Glielo scriverò solo dopo che, prima, me lo avrà scritto Lei, Le consiglio di modificare subito il Suo articolo 1992 che, come ha visto, presenta munerose falle (fatta la Legge, trovato l'inganno). Eviti, però, di rilasciare interviste: sia il Procuratore Del Bue, sia il G.I.P., nonché numerosi esponenti politici, tra cui un Ministro, in interviste rilasciate alla citata emittente televisiva satellitare Next Door, hanno dichiarato che chi presenta progetti di legge popolare e poi va in televisione compie un atto antilegislativo e che, quindi, é passibile, cautelarmente, di inibizione della possibilità di presentare ulteriori proposte.
Nel Suo caso, mi creda, sarebbe un vero peccato!

aapp (anonimo ancora per poco)


p.s.: se vuole, può pubblicare il mio commento sulla Sua mailing list, sempreché gli anonimi ancora per poco siano autorizzati a scriverci.

"Uguale per tutti" ha detto...

Siamo molto contenti che finalmente la magistratura inquirente cominci ad applicare la legge introdotta grazie all'iniziativa del dr Ponzetta e siamo grati ad A.A.P.P. di averci dato notizia della delicata inchiesta in corso.

:-)

La Redazione