«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
.

venerdì 19 ottobre 2007

L'oscuro progetto "Partecipa alla sicurezza"


di Jacopo Martini
(studente universitario)

Venerdì 5 ottobre 2007 appare, nei maggiori TG nazionali (per quanto ho potuto verificare: TG3, TG4, TG5, TG7), l’immagine di Franco Gratteri (Direttore Centrale Anticrimine P.S): la notizia è quella relativa ai risultati conseguiti con il progetto “PARTECIPA ALLA SICUREZZA”.

Il comunicato dei vari TG è lapidario, faccio appena in tempo ad annotarmi il nome del progetto.

Sono un laureando presso l’Università degli Studi di Camerino con tesi: “La tutela dei dati personali” e questa notizia stimola il mio interesse.

Da subito cerco informazioni sul web, che generalmente è ricchissimo di fonti di approfondimento, ma non trovo nulla d’interessante se non poche righe di qualche link di una testata nazionale e di alcune testate locali (es: "www.ivg.it").

Riporto in particolare un estratto dal sito di "www.repubblica.it" (l'articolo era pubblicato in questo link, ma ora non c'è più):

“La sicurezza - si legge in una nota - costituisce sempre più un bene primario a cui tutti devono, con senso civico, contribuire con la propria condotta: rivolgere le proprie informazioni e sospetti al 113, indirizzando l'attività della Polizia di Stato verso potenziali criminali, costituisce il modo di espressione con cui il cittadino deve manifestare la propria partecipazione alla salvaguardia della sicurezza, nella convinzione che la libertà di ciascuno dipende, in modo imprescindibile, dal buon andamento della legalità. In questa nuova concezione il cittadino rappresenta quindi la ‘prima antenna della sicurezza’, un elemento fondamentale dell'antidoto in grado di far fronte al crimine diffuso”.

Questo in sostanza il progetto “Partecipa alla sicurezza” dalla ricostruzione più esauriente che ne ho potuto rintracciare.

E già il primo dubbio: se si tratta di “rivolgere le proprie informazioni e sospetti al 113, indirizzando l'attività della Polizia di Stato verso potenziali criminali”, iniziativa progettata apparentemente per coinvolgere i cittadini e permettere appunto la loro “partecipazione alla sicurezza”, perché faccio tanta fatica ad ottenere una conoscenza un po’ più dettagliata riguardo a tale iniziativa e questo nonostante io sia un cittadino particolarmente attento a questo tema proprio per la tesi di laurea che sto sviluppando?

Non riesco neppure a rintracciare gli estremi del provvedimento: sarà un decreto legge? Eppure un’iniziativa che, così come presentata, trova la sua giustificazione nella repressione dei reati proprio per mezzo della collaborazione dei cittadini, dovrebbe, prima di tutto dai cittadini, essere almeno conosciuta!

In ogni caso, non si sa come, ma qualche cittadino ne era evidentemente a conoscenza perché, l’iniziativa, ha prodotto risultati considerevoli, infatti sempre nell’articolo citato sono riportatati i seguenti dati:

“1.354 gli arresti effettuali, più di 2.000 le persone denunciate, 3.375 le espulsioni e i provvedimenti amministrativi eseguiti, più di 730.000 le persone controllate, di cui 404.241 stranieri, 706 gli esercizi commerciali controllati, 320 le autovetture sequestrate, 2.264 le patenti ritirate, 13 kg. di cocaina, 10 di eroina, 631 di cannabis e 423 di droghe sintetiche sequestrate. Questi i risultati conseguiti tra il primo e il 31 agosto dal progetto 'Partecipa alla sicurezza' avviato in 34 province italiane dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno. Il piano, che punta a coinvolgere il cittadino nel contrasto della criminalità diffusa, interesserà il territorio per alcuni mesi”.

Sono soddisfatto come cittadino! Dobbiamo essere davvero un gran popolo se senza saperlo otteniamo questi risultati in un solo mese di NON collaborazione con le forze dell’ordine!

Mi chiedo quali siano le 34 province interessate, vorrei partecipare, ma non trovo risposta. Ho cercato all’interno dei siti istituzionali del Ministero dell’Interno, del Governo, della Polizia di Stato, ma non v’è evidenza del provvedimento, ho quindi mandato alcune richieste d’informazione: dal sito della Polizia di Stato e da quello del Ministero dell’Interno ai rispettivi uffici stampa e sto ancora attendendo.

Nel frattempo mi preoccupo di inviare questa che scrivo a tutti i mezzi d’informazione possibile proprio per avere una risposta. A dicembre dovrei laurearmi e ho anche qualche sassolino da togliermi dalla scarpa. Insomma ho alcuni nemici e sono invidioso di alcune persone che hanno avuto successo nella vita. Vorrei che fossero controllate come le altre 730.000 che risultano dall’articolo citato.

Certo conoscere la natura e la fonte del controllo a cui sono sottoposte arricchirebbe la mia tesi di laurea, ma la mia malevolenza è solleticata: finalmente la delazione ha avuto un’importante riconoscimento e, adesso che il reato di calunnia “parrebbe cancellato” dal nostro ordinamento giuridico, voglio anch’io “indirizzare l'attività della Polizia di Stato verso potenziali criminali”; chi è senza peccato scagli la prima pietra e a forza di scavare dovranno pur trovare qualcosa!

Ironia a parte vorrei conoscere gli estremi del provvedimento e la natura dei controlli per poter valutare gli eventuali contrasti con la disciplina in vigore.

Occorre infatti considerare che questa vicenda riveste somma importanza poiché si inquadra nel dibattito intorno: 1) alla presunzione d’innocenza; 2) alla notizia di reato come presupposto per le indagini; 3) alla legittimità o meno di “indagini conoscitive” sollecitate, in particolar modo, dal vicino di casa o dallo spione di turno; 4) ai controlli (intercettazioni?), ma soprattutto; 5) intorno alla tutela della privacy e degli strumenti, come la previsione del reato di calunnia, posti dall’ordinamento giuridico a difesa, oltre che dell’amministrazione della Giustizia, anche dell’onore dei cittadini (in quanto reato plurioffensivo).


4 commenti:

Gennaro ha detto...

Vi chiedo scusa per il fuori topic ma penso che questa notizia sia anche di interesse per le persone oneste che hanno aperto questo blog a cui va tutta la mia stima
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/testo-editoria/testo-editoria/testo-editoria.html
http://www.beppegrillo.it/immagini/DDL_editoria_030807.pdf
Credo che stiamo veramente andando in un baratro senza ritorno,buon lavoro a tutti,non so se potete scrivere una vs opinione in merito ( io ne sarei felice di leggere i vs pensieri)

jacopo martini ha detto...

ho scritto molto, ma era dovuto:

LUCE SUL PROGETTO PARTECIPA ALLA SICUREZZA

La luce viene direttamente dall’ufficio stampa del Ministero dell’Interno che mi ha gentilmente fornito i dati, finalmente dettagliati, relativi al progetto stesso.
Il dato che principalmente mi interessava era quello relativo alla legittimità o meno del progetto e come si ponesse in relazione al Codice della Privacy. In questo senso mi viene riferito “non sono stati necessari provvedimenti di legge per organizzare il progetto perché si tratta di un piano teso a sviluppare la sicurezza partecipata” (per una migliore comprensione della filosofia della “sicurezza partecipata” rimando al “19° corso per dirigenti” a cura dell’Istituto Superiore di Polizia - DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA http://poliziastato.it/pds/ps/chisiamo/scuolasuperiore/allegati/19%20motta.pdf ).
In realtà non è così e così non poteva essere, simili iniziative non avrebbero potuto porsi fuori dalla legge, dunque ho potuto ricostruire che “partecipa alla sicurezza” altro non è che la sintesi di singoli “Patti per la sicurezza” stipulati tra il Ministero dell’Interno con alcuni Enti Territoriali (http://www.interno.it/mininterno/site/it/temi/sicurezza/sottotema010.html dal link in basso si può prenderne visione).
Tali atti non possono in sé avere forza di legge, non potrebbero neppure esistere se non fossero previsti dalla Lagge. Dalla lettura di ogni singolo “Patto” vediamo invece che normative legittimanti esistono: art. 1, comma 439 Legge 27 dicembre 2006 n. 296 (Legge finanziaria per l’anno 2007); dall’art.7 del D.P.C.M. 12 settembre 2000 oltre a vari Trattati stipulati successivamente all’11 settembre 2001 per la lotta al terrorismo.
L’aspetto della legittimità pare dunque soddisfatto, nonostante ci sia bisogno di una disciplina unitaria del fenomeno, che con la previsione di un’apposita legge sarebbe più compiutamente disciplinata.
Una Legge infatti avrebbe il vantaggio di evitare al Ministro dell’Interno di concordare di volta in volta con i vari rappresentanti degli enti locali quei “Patti” che, tutt’altro che standardizzati, pongono i cittadini alla soggezione di una politica anticriminale differente nel territorio.
Penso che la previsione di una Legge sia negli intenti delle varie Istituzioni interessate e che il fenomeno dei “Patti per la sicurezza” non rappresentino altro che il preventivo rodaggio di essa.
Proprio in questa prospettiva ritengo giusto aprire un dibattito che parta dai risultati ottenuti fino ad oggi. Torno quindi ad esaminare il progetto “partecipa alla sicurezza” ed i risultati, più dettagliati, che mi sono stati forniti dall’ufficio stampa del Ministero dell’Interno (che allego per dar la possibilità a questa Gentile Redazione di esaminarli):

Mese di agosto
Persone arrestate 1.354, persone fermate perché indiziate di delitto 93, persone denunciate a p.l. 2.018, persone espulse o soggette ad altri provv. amm.vi 3.375, persone controllate 730.719

Mese di settembre (dato parziale)
Persone arrestate 1.259, persone fermate perché indiziate di delitto 77, persone denunciate a p.l. 1.759, persone espulse o soggette ad altri provv. amm.vi 2.239, persone controllate 910.159

Cerco di leggere il dato per mettere in evidenza l’aspetto che più mi interessa:
ad agosto il risultato dell’attività della Polizia, in seno al progetto “partecipa alla sicurezza” ha portato la perseguimento del crimine compiuto da 6.840 persone ed all’infruttuoso controllo su 723.879 cittadini. “Infruttuoso” perché se dal totale dei controlli effettuati su 730.000 persone circa risulta che soltanto 6.840 di essi sono a vario titolo colpevoli di qualcosa, è di tutta evidenza che dei rimanenti 723.000 è stata invece accertata l’innocenza.
A settembre l’efficacia del progetto pare ancora minore, infatti i criminali accertati diminuiscono a 5.334 mentre i cittadini controllati aumentano a 910.159.
Tirando le somme quindi nell’arco di un paio di mesi 1.640.878 cittadini sono stati controllati dei quali 12.174 perseguiti per aver violato la legge.

Credo che il Legislatore, nella prospettiva di un’ auspicata Legge che come sopra detto, disciplini più compiutamente il fenomeno della “sicurezza partecipata”, dovrebbe tener conto anche di quei 1.628.704 cittadini che sono stati controllati e nei cui confronti non sono state adottate misure di repressione, quei cittadini che probabilmente guadagnandosi onestamente il pane hanno “diritto di essere lasciati in pace”.
Dai dati, che spero di aver interpretato correttamente, il 99,3% delle persone controllate erano onesti cittadini. La natura del “controllo” a cui sono stati sottoposti questi cittadini mi è ancora ignota e per questo non ho ancora la possibilità di confrontare una normativa, che ora ho appurato legittima con quella relativa alla Privacy.
Con questo io non voglio astrattamente criticare l’attività della Polizia di Stato, ma gli stumenti che la legge Le fornisce.
La “sicurezza partecipata” ha prodotto apprezzabilissimi risultati in Europa e negli U.S.A. ma in questi casi come risulta sempre dal “19° corso per dirigenti” a cura dell’Istituto Superiore di Polizia - DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA http://poliziastato.it/pds/ps/chisiamo/scuolasuperiore/allegati/19%20motta.pdf , si tratta di esperienze che hanno visto la luce negli anni ’60 e ’70.
Non posso quindi criticare in assoluto l’applicazione anche in Italia della “sicurezza partecipata” perché, sicuramente lo scarsissimo risultato ottenuto nei primi due mesi è certamente riconducibile al fatto che sia ancora in “fase fetale”.
Per comprenderne l’utilità è necessaria una visione lontana nel tempo. In questo senso, ed in modo poco appropriato, penso al film “Arancia Meccanica” dal quale emerge la familiarità tra il poliziotto ed il delinquente dovuta ad una sottointesa pregressa attività criminale fin da principio seguita dal poliziotto stesso che, in un certo senso, ha visto crescere il giovane nella sua carriera criminale.
In Italia il Poliziotto di quartiere esiste da troppo poco per apprezzarne i risultati è quindi solo a questo che ricollego l’anzi detto risultato negativo della “sicurezza partecipata”, sono invece speranzoso della sua validità nel tempo.
Il tema della “sicurezza” in Italia non può però aspettare 20 o 30 anni di consolidamento del legame tra il poliziotto ed il cittadino e così come è giusto seguire con attenzione le politiche anticriminali adottate fruttuosamente in altri paesi è altrettanto giusto farlo fino in fondo.

Porto quindi all’attenzione la particolare esperienza della videosorveglianza in Gran Bretagna:
la tendenza ai sistemi di sorveglianza a circuito chiuso (CCTV ) ha origine nel Regno Unito nel 1985: infatti, dopo un anno particolarmente brutto per il calcio inglese e complice l’influsso e l’immagine negativa apportata dai famigerati hooligans, il Football Trust (associazione fondata dalle squadre di calcio inglese) autorizzò l’installazione di sistemi di controllo a circuito chiuso in 92 club. Il passo successivo fu fatto dalla Polizia britannica, la quale installò sistemi di CCTV mobile lungo tutta l’Inghilterra.
Telecamere iniziarono a spuntare nel centro di Londra così come nelle piazze principali di varie città, e i cittadini inglesi accolsero con piacere questi strumenti, meritevoli di dare una maggior sicurezza alle donne che tornavano dal lavoro alla sera, o ai bambini nei giardini.
Scuole, ospedali, biblioteche, piazze, vie, negozi, ovunque una telecamera ad osservare la folla, le strade, le automobili e le relative targhe degli automezzi.
Sebbene i sistemi CCTV siano utilizzati in altri paesi, nessuno di questi ha avuto un’evoluzione come il Regno Unito: l’evoluzione tecnologica è stata tale che si è arrivati ad un punto per il quale in molti centri urbani questa rete può essere considerata onnipresente. Si è arrivati a considerarli parte integrante del controllo e della lotta alla criminalità: non dimentichiamoci che, quando il mondo intero rimase scioccato per le immagini dell’assassinio di un bambino da parte di due suoi amici di 10 anni, l’ultima immagine di James Bulger portato via dal centro città verso i binari abbandonati dove fu poi ritrovato proveniva dai sistemi CCTV del centro di sorveglianza dello shopping center di Liverpool. Le immagini stesse furono usate come prova durante il processo ed è ancora oggi possibile ricordare le fattezze dei responsabili dell’attentato terroristico alla metropolitana di Londra che non sfuggirono all’occhio delle telecamere e conseguentemente all’arresto.
L’Home Office britannico stima che circa il 95% delle città e dei paesi inglesi si stiano dirigendo verso i sistemi di controllo CCTV per la sorveglianza di aree pubbliche, parcheggi e zone residenziali. La crescita di questo mercato è quantificata dal 15 al 20% all’anno.
Le telecamere stesse sono cambiate, e di molto, dal 1985 ad oggi. La tecnologia è progredita, permettendo telecamere antivandalismo, di ridottissime misure, con capacità di “motion detection” e con potenti zoom e dispositivi ad infrarossi, consentendo così anche la visione notturna.
La progettazione degli stessi sistemi è cambiata ed ha sposato tecniche militari di protezione: le nuove installazioni vengono effettuate in modo tale che ogni telecamera controlli sempre la postazione adiacente, fornendo così un controllo incrociato antivandalico ed evitando problemi di sabotaggio, i quali sono sempre esistiti ma raramente sono denunciati, specialmente in Irlanda del Nord.
Qual è il risultato, oggi ? La più grande rete centralizzata di controllo sulla folla, sui luoghi di comune interesse, sugli avvenimenti di maggior rilievo; un piano su scala nazionale, per il quale entro 5 anni l’Inghilterra completerà la costruzione del più grande sistema di sorveglianza e controllo del traffico stradale il quale, quando sarà terminato, identificherà e seguirà le tracce ed i movimenti di praticamente tutti i veicoli della nazione.
Socialmente, questa tecnologia ha influenzato, e non di poco, le abitudini degli inglesi: nella città di Brighton, ad esempio, la polizia concede la licenza per i superalcoolici o per un locale pubblico solamente se lo stesso è dotato di sistema CCTV interfacciato con la polizia locale.
Abbiamo quindi una tecnologia che fornisce la soluzioni a problemi quali vandalismo, uso di droghe, alcolismo, molestie sessuali o razziali, creazione di disordine pubblico...I sistemi sono stati anche utilizzati per monitorare dimostranti durante manifestazioni.
Il Plate Tracking System (P.T.S.) permette alle telecamere di riconoscere le targhe delle autovetture, e ricercare quindi gli automezzi indicati dal sistema centrale.
Nel Regno Unito per esempio il sistema multifunzionale di gestione del traffico (Traffic Master) utilizza il riconoscimento delle targhe per mappare e gestire gli ingorghi autostradali. Tecnologie P.T.S. sono state installate anche in Svizzera, lungo la A1 Autobahn tra Zurigo e Berna.
Il Facial Recognition System (F.R.S.) permette invece di individuare e riconoscere tra la folla dei visi, delle facce le cui immagini sono immagazzinate negli archivi centrali di più Intelligence o corpi di polizia, nazionali ed internazionali. La tecnologia più utilizzata è il Mandrake System, il quale in teoria può riconoscere le caratteristiche facciali di un viso nel momento stesso in cui appaiono sullo schermo.

Quindi una proposta di dibattito:

tali tecnologie sono oggi disponibili, il costo di esse è fortemente diminuito. Per quanto riguarda i risultati è sufficiente apprezzare che con una simile politica di sicurezza, non solo avremmo potuto individuare l’assassino di Chiara Poggi, ma probabilmente oggi Chiara sarebbe ancora viva, risparmiato il denaro e l’ingente impiego di uomini spesi nella ricerca del colpevole; il racket sarebbe sconfitto ed insieme ad esso tutti gli episodi di criminalità di strada (furti, rapine in villa, sfruttamento della prostituzione, spaccio ecc.), una soluzione definitiva di condotte così difficili da estirpare e così pericolose per la vita di coloro che le fronteggiano.
Anche questo entra a far parte del mio materiale di tesi, il Codice della Privacy non sarebbe in alcun modo violato se nell’ipotesi che fosse adottato un simile sistema di sicurezza fossero utilizzati alcuni semplici accorgimenti. Considerando contrario alla Privacy oltre che materialmente inconcepibile ed addirittura inutile utilizzare personale che controlli ogni telecamera, sarebbe sufficiente che le registrazioni fossero accessibili non indiscriminatamente, ma per esempio, solo in seguito all’acquisizione di una notizia di reato e solo da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Oltre alla vittoria definitiva della legge sui “crimini di strada”, la conseguente riduzione delle forze impiegate proprio per essi potrebbero essere impiegate per la repressione di crimini meno evidenti ma altrettanto dannosi.
Ne trarrebbe vantaggio la Magistratura, che per giudicare (quei pochi che non fossero ancora sufficientemente dissuasi dal delinquere) avrebbe a disposizione prove difficilmente confutabili, i giudizi sarebbero conseguentemente molto più rapidi e molto meno dispendiosi.
Troverebbero probabile risoluzione alcune questioni giuridiche tutt’altro che chiarite: per esempio le intercettazioni divenendo UNO strumento d’indagine e non più LO strumento d’indagine, rientrerebbero naturalmente in limiti accettabili (un miliardo e 300.000 milioni di euro spesi per le intercettazioni http://www.giustizia.it/stdoc/messaggero_16mar07.pdf ; senza considerare il paragone con gli U.S.A, nazione di 250.000.000 di abitanti, in cui nell’anno 2005 sono state effettuate 1.075 intercettazioni, mentre in Italia nello stesso anno, con 60.000 di abitanti le intercettazioni sono state invece 100.000 http://www.giustizia.it/stdoc/messaggero_19mar07.pdf ). Sarebbero così superate le accese discussioni a cui oggi assistiamo. Se il fenomeno si ridimensionasse da solo, la modifica della legge (attualmente in corso di approvazione al Senato) non avrebbe più ragione di essere promossa.
Il mio modestissimo parere di laureando vede in questo scenario una Polizia molto più forte, perché dotata di uno strumento aggiuntivo ma predominante rispetto alle intercettazioni e cittadini più sicuri nelle loro libere determinazioni con la prospettiva di una compressione dei propri diritti alla riservatezza solo nel caso in cui effettivamente abbiano compiuto reati.
Una società pronta a cullare il cittadino, proteggerlo e servirlo.

jacopo.martini
martini.jacopo@yahoo.it

Anonimo ha detto...

ciao a tutti vi vorrei raccontare qualcosa che riguarda la sicurezza e la partecipazione della polizia alla sicurezza abito a spinaceto quartiere periferico a sud di roma una mia amica torna a casa all'una di notte da sola in macchina, mentre cerca parcheggio si accorge che una macchina con 4 loschi individui la sta seguendo a fari spenti nella sua ricerca del parcheggio(che non è facile come in tutta roma), lo trova finalmente e la macchina coi 5 individui gli si accosta lei non scende dalla macchina chiude la sicura CHIAMA IL 113 rimette in moto la macchina e continua a muoversi con la macchina che la segue sempre a fari spenti al 113 rispondono un po assonnati e le dicono di continuare a muoversi di non fermarsi e le assicurano l'intervento di una volante che puntualmente arriva DOPO UN'ORA alle due di notte quando la mia amica ormai sfinita ma ancora impaurita stava per decidere di scendere dalla macchina in quanto i malintenzionati erano ormai spariti...io ero in toscana ma forse avrei fatto in tempo ad intervenire...
marco lepore

jacopo martini ha detto...

Io non so come te l'ha raccontata la sua amica marco, ma se metto in fila i fatti ne ricavo che ha avuto paura di un evento che nei fatti, non si è verificato.
Ha forse sopravvalutato il pericolo della situazione in cui si è trovata, ma non credo che sia possibile escludere l'ipotesi che invece la Polizia avesse compreso l'esatto profilo della pericolosità ed abbia agito di conseguenza, evitando quindi di irrompere a sirene spiegate (qui faccio un inciso. Art. 658 c.p.
- Procurato allarme presso l'Autorità -
Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da lire ventimila a un milione.)
Gentile marco, è plausibile anche che la sua amica abbia sofferto la paura di un pericolo inesistente, abbia sopravvalutato una situazione ed abbia cercato protezione e conforto parlando con il suo amico al telefono. E' anche plausibile che lei stesso per mostrarle attenzione si sia preso a cuore il suo abbattimento consigliandole di chiamare il 113. Ora vede che nè io nè lei, marco, eravamo a spinaceto quella sera e le nostre rispettive interpretazioni sono diametralmente opposte, ma entrambi confidiamo che la stessa sera, sempre a spinaceto, ci fossero sia la sua amica che la Polizia.