«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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mercoledì 10 settembre 2008

La riforma nascosta della giustizia in quel patto tacito Ghedini-Violante



di Giuseppe D’Avanzo
(Giornalista)



da Repubblica.it del 10 settembre 2008


È l’uovo di Colombo.

Che cos’è un pubblico ministero senza polizia giudiziaria? Più o meno, niente. Un corpo senza braccia. Una toga nera che cammina.

E allora se, nella scelta e nell’avvio dell’esercizio dell’azione penale, si toglie all’accusa la collaborazione della polizia; se si attribuiscono alla polizia i poteri che oggi sono del pubblico ministero (dalle notizie di reato alla direzione delle indagini), il gioco è fatto.

Quel che oggi appare una faticosa (e ardua) ascesa alle vette di una riforma costituzionale diventa, più o meno, una quieta passeggiata in riva al mare. Un percorso legislativo ordinario e svelto che, senza troppo clamore e piazze Navona, altera gli equilibri costituzionali più di quanto possa fare una risicatissima riscrittura della Costituzione.

La “riforma della giustizia” (o meglio lo scontro ideologico tra politica e magistratura) ha già un suo compromesso concreto, rapidamente realizzabile e già per buona parte condiviso.

L’abolizione di qualche parola in due articoli del codice di procedura penale consente alla politica di ottenere, senza “guerre di religione”, quel che dai tempi della Bicamerale è apparso alla politica una chimera: il controllo dell’azione penale e l’attenuazione dei poteri del pubblico ministero a vantaggio dell’esecutivo.

Come si sa, la riforma ha un’agenda autunnale già annunciata dal ministro della Giustizia Alfano: riforma del processo penale e civile e, poi, interventi costituzionali che muteranno il ruolo del Csm, l’obbligatorietà dell’azione penale, la separazione delle carriere.

E’ un’agenda, per la prima parte (riforma del processo), condivisa anche dall’opposizione che vuole rendere concreta la ragionevole durata del processo e più efficiente (finalmente efficiente) la macchina della giustizia.

Ma, a saper ascoltare Luciano Violante e Niccolò Ghedini - le vere “teste d’uovo” protagoniste di questo minimalismo al tempo stesso riformista e rivoluzionario - è sufficiente già il riordino del processo penale per raccogliere qualche desideratissimo risultato.

L’accordo non è segreto. Il compromesso è lì alla luce del sole e basta soltanto unire i punti per vederne il disegno.

Chiedono a Violante della separazione delle carriere (2 settembre, il Giornale). Curiosamente, prima di dirsi contrario alla separazione, Violante ragiona a lungo (in apparenza c’entra come il cavolo a merenda) sulla “confusione tra attività di polizia e attività del pm”.

Per concludere: “Il ruolo della polizia è stato schiacciato dal ruolo del pm. Bisogna tornare ai principi della Costituzione: la polizia da una parte e il pm dall’altra, ciascuno con proprie attribuzioni”.

E’ una stravaganza il richiamo alla Carta. Come se le “attribuzioni” delle polizie fossero prescritte dalla Costituzione che, al contrario, all’articolo 109 recita: “L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”.

A stretto giro (3 settembre, il Giornale), risponde a Violante Niccolò Ghedini. Tecnico sapientissimo, di fatto il Guardasigilli, scorge il varco. Dice: “Sono d’accordo sulla necessità di valorizzare il lavoro della polizia giudiziaria rendendolo più autonomo da quello del pm. L’accordo si può trovare in tempi brevi”.

Si può immaginare che l’avvocato e consigliere di Berlusconi sfoggi uno dei suoi sorrisi, quando si lancia nella difesa dell’obbligarietà dell’azione penale (“La manterrei”).

Ghedini sa che, liberata la polizia giudiziaria dalla dipendenza al pm, non vale più la pena occuparsi dell’obbligatorietà dell’azione penale che sarebbe già fritta. Vediamo perché.

Oggi (art. 327 del codice di procedura penale) “il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a svolgere attività di propria iniziativa”.

Se si cancellano le parole in corsivo la norma diventa: “La polizia giudiziaria, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, svolge attività di propria iniziativa”.

Il pubblico ministero perde la direzione delle indagini mentre la polizia guadagna la sua libertà.

Come chiunque comprende, la variazione non è neutra e senza conseguenze.

Il pubblico ministero è indipendente dal potere politico e “soggetto soltanto alla legge”, mentre il poliziotto è un funzionario dello Stato che risponde agli ordini di un ministro e alle scelte politiche del governo.

Una seconda “correzione” accentua la discrezionalità della polizia e la distanza dal pm.

Articolo 347 del codice di procedura di penale: “Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero”.

Se cade il corsivo (“Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria riferisce al pubblico ministero”) l’intero gioco investigativo finisce nelle mani delle forze dell’ordine.

Lo scenario diventa questo. Le polizie raccolgono la notizia di reato; fanno i primi accertamenti; ne possono valutare protagonisti, modalità e conseguenze. Informare la catena gerarchica e il governo. Decidere quando e come informare il pubblico ministero.

Non si può escludere che, nelle occasioni meno gradite o imbarazzanti per il potere politico o economico, la comunicazione possa avvenire fuori tempo massimo quando i buoi sono già scappati dalla stalla o quando diventa difficile raccogliere coerenti e tempestive fonti di prova per accertare reato e responsabilità. (Naturalmente sempre possono esserci pressioni sulla polizia giudiziaria per “aggiustare” le indagini, ma la dipendenza dal pubblico ministero protegge i funzionari dello Stato dalle gerarchie e dai governi).

Come si può comprendere, grazie a poche parole soppresse in un codice, giustizia e processo muterebbero.

Sarebbe il governo a decidere, attraverso le polizie, quale fenomeno criminale aggredire e quali affari penali indagare.

La separazione della polizia giudiziaria dal pubblico ministero risolve all’origine molte questioni cui la politica non ha trovato soluzione nel corso del tempo.

L’obbligatorietà dell’azione penale sarebbe sterilizzata.

Oggi nella disponibilità delle procure, l’inizio dell’azione penale viene consegnata al governo che può selezionare quando, come e contro chi esercitare l’azione, attraverso la notizia di reato raccolta dalla polizia giudiziaria e i tempi di comunicazione alle procure. L’indipendenza del pubblico ministero sarebbe marginalizzata.

Decretata la sua autonomia nelle indagini, sarà il poliziotto a decidere del lavoro soltanto formalmente indipendente del magistrato trasformando il pubblico ministero in “avvocato della polizia”.

Un “avvocato” che mette le sue competenze tecniche al servizio di un’accusa preconfezionata in questure e caserme che lavorano alle dipendenze e con gli input del governo.

La soluzione può essere gradita a larga parte del mondo politico (è un errore sottovalutare l’influenza e le connessioni di Violante nell’opposizione e nelle istituzioni) e peraltro Silvio Berlusconi non ha mai fatto mistero di volerla ad ogni costo.

Forse, l’avrà.

Senza tanti ghirighori costituzionali, la quadra - come l’uovo di Colombo - è lì a portata di mano. In poche parole da cancellare con un tratto di penna.


51 commenti:

Anonimo ha detto...

I maggiori casi d'ingiustizia (tanti) fatti fino ad adesso sono stati commessi quasi tutti perché il pm si è appiattito sul lavoro della polizia giudiziaria. Non oso immaginare cosa accadrebbe se fosse vera la notizia riportata sopra.
b

Anonimo ha detto...

Cari amici del blog "Uguale per Tutti",

per giudicare il signor Luciano violante a me basterebbe solo la visione di questo filmato:

http://it.youtube.com/watch?v=swnte1iwb5y

si tratta di una esternazione del suddetto, alla camera, nel 2003, su Mediaset.

per non dimenticare con chi abbiamo a che fare questo nostro disgraziato paese ...

Luigia Padalino
Novara

lpadalino@tiscali.it

Anonimo ha detto...

Ma l'art. 109 Cost., secondo cui "L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria" non è una norma precettiva?

Vittorio Ferraro ha detto...

Da una non recente sentenza della Corte Costituzionale (la n. 94 del 1963) si evincono i seguenti principi.

L'art. 109 Cost. "conferisce all'autorità giudiziaria la potestà di disporre direttamente della polizia giudiziaria..."

"... e trova la sua piena giustificazione nella superiore esigenza della funzione di giustizia e nella necessità di garantire alla magistratura la più sicura e autonoma disponibilità di mezzi e di indagini."

"L'art. 109 pone la polizia giudiziaria di fronte all'autorità giudiziaria in un rapporto di subordinazione maramente funzionale, che non determina collisione alcuna con l'organico rapporto di dipendenza burocratica e disciplinare in cui i suoi organismi trovano con il potere esecutivo."

Adesso bisogna vedere se le paventate riforme degli art. 327 e 347 cpp - nel senso indicato dall'art. di Giuseppe D'Avanzo - minano o meno i principi così come indicati dalla Corte e se, di fatto, si pongano in contrasto con l'art. 109 della Carta.

Cinzia ha detto...

LaCost che?!
LaCostituzione...? :|
Interessante parola, mi piacerebbe capirne meglio il significato nascosto...

La proposta di reintroduzione dell'educazione civica nelle scuole rischia di creare l'ennesimo conflitto d'interessi, non riesco proprio vedere il senso ultimo di questa scelta.
Non sarà pericoloso educarli troppo questi studenti?!

Ma forse no, c'è sempre una realtà fuori dalla scuola che s'impegna ad insegnargli per bene la regola fondamentale:

Ciò che è vero è solo virtuale mentre solo ciò che è vituale è vero!

...don't worry, be happy!

...era lo slogan della campagna elettorale di Bush padre, ricordate? Adattissimo direi,
in un paese come il nostro dove finalmente...
da un po' di tempo a questa parte...
le cicogne sono tornate a fare il nido!

SantaSatira...
...aiutaci tu.
BenedettaIronia...
...sei il ristoro dell'anima mia!

preghiera anonima di un laico-mistico

Pietro Gatto ha detto...

Faccio una premessa per i non addetti ai lavori (se sbaglio prego gli altri tecnici del blog di correggermi: mi sto un po' arrugginendo in procedura penale italiana).

Possiamo dividere le forze di polizia, dal punto di vista dei compiti che esse svolgono, in due categorie: la pubblica sicurezza (controllo del territorio, attività svolte per la prevenzione dei reati), che dipende dall'esecutivo, e la polizia giudiziaria (che interviene quando il reato è stato già commesso, svolgendo le indagini e assicurando che il reato non venga ulteriormente aggravato). Quest'ultima dipende funzionalmente dalla magistratura, che ha compiti anche disciplinari su di essa. Mi pare (ripeto, correggetemi se sbaglio) che un agente o un ufficiale di polizia giudiziaria non possa essere trasferito senza il placet della procura della repubblica di riferimento. Questo per evitare che il potere esecutivo interferisca nelle indagini, ad esempio allontanando un poliziotto, carabiniere o finanziere troppo zelante.

L'intervento legislativo sul quale destra e sinistra si stanno accordando riguarda questo tipo di funzionari di polizia giudiziaria, quelli cioè soggetti funzionalmente dipendenti dalla magistratura. Dà loro maggiore autonomia e, in particolare, li esonera dall'obbligo di immediata (o senza ritardo) comunicazione della notizia di reato al pubblico ministero.

Dunque, l'art. 109 della Costituzione non mi sembra scalfito, almeno formalmente, come sarebbe stato se si fosse abolita la dipendenza funzionale della pg al pm. In fondo, la polizia giudiziaria si suppone leale al pubblico ministero, poiché da esso dipendente. Anche se non comunica la notizia di reato immediatamente, si suppone che svolga le indagini con l'unico obbiettivo di assicurare alla giustizia i colpevoli, piuttosto che di inquinarle.

Si suppone, appunto. Dico la verità: quello che sconcerta in questa manovra bipartisan è il retropensiero, la volontà di voler disarmare il pubblico ministero scommettendo che, in fondo, nonostante il suo potere di direzione sulla polizia giudiziaria, le sirene del potere esecutivo (in definitiva, chi paga lo stipendio a poliziotti, carabinieri e finanzieri) siano più forti delle norme che disciplinano i rapporti tra essa e il pm.

Non dimentichiamo che le stesse norme sono state già modificate nel 2001 (l'immediata comunicazione della notizia di reato fu, se non sbaglio, sostituita dalla comunicazione "senza ritardo"), proprio per dare alla polizia giudiziaria maggiore capacità di manovra rispetto al pubblico ministero, le cui direttive (fino ad allora vincolanti) potevano reprimere l'intuito investigativo degli investigatori.

Adesso si va addirittura oltre, e non se ne vede il motivo. A meno che non si pensi male. Facendo peccato, ma azzeccando.

Quando Franco Cordero parla di generalizzazione dell'eccesso di potere legislativo (faccio una legge per perseguire scopi diversi rispetto a quelli apparentemente perseguiti, di solito a favore di chi quella norma la introduce) non ha torto.

E non c'è dubbio che l'eccesso di potere legislativo sia uno dei sintomi più allarmanti della crisi dello stato di diritto.

Anonimo ha detto...

Laico - mistico ??

O contraddizione in termini, o vocazione non seguita !

Francesca ha detto...

Qui e altrove : e' troppo importante per capire fino in fondo.
E per non farsi uccidere anche il pensiero


"Il ministero della Giustizia ha dato il via libera al trasferimento del pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, al Tribunale di Napoli. De Magistris, secondo quanto si è appreso, dovrà prendere possesso del nuovo incarico di giudice tra l'11 ed il 20 settembre prossimi.

Viene così resa esecutiva la decisione della sezione disciplinare del Csm, confermata nel luglio scorso dalla Cassazione, che aveva disposto per De Magistris la censura, la perdita di funzioni di pm ed il trasferimento da Catanzaro per "gravi anomalie" nella gestione dell'inchiesta "Toghe lucane".

Il magistrato, stamani, era nel suo ufficio, al secondo piano della Procura di Catanzaro, per quello che potrebbe essere stato l'ultimo giorno di servizio nel capoluogo calabrese. Una cancelliere della Procura, Ida Annamaria Rotella, ha inviato al pm una lettera aperta in cui lo ringrazia "per avere riscattato i calabresi facendo emergere e rendendo consapevoli molti che fingevano di ignorarlo, che anche chi vive in questa terra ama ed aspira alla giustizia vera".

La Calabria, la città di Catanzaro, i suoi abitanti, ma anche tutti gli italiani che in lei, si sono sentiti osteggiati - ha sostenuto Ida Rotella - non la dimenticheranno e, a dispetto di ogni apparenza e di ogni realtà contingente, aspetteremo il suo ritorno in questa terra e fra quella gente onesta che vede in tutti quelli come lei la garanzia incondizionata della legalità".

"Da parte mia - ha proseguito - la ringrazio per aver dato lustro all'ufficio nel quale quotidianamente opero unitamente a tante altre persone e desidero manifestarle con coraggio e sincera convinzione i sensi della mia stima e della mia incondizionata ammirazione. Qualcuno ha sostenuto che ella ha creato attorno a sé delle 'tifoserie', e poiché le tifoserie si formano allo stadio, quel qualcuno, evidentemente, ha della società civile un'idea da stadio, ignorando che è solo e proprio da quella società civile composta da uomini e donne consapevoli, che provengono la capacità di pensare e di esprimersi in libertà".

"Ella - ha concluso - con il suo operato trasparente, non ha imposto o inventato l'idea di giustizia ma l'ha sciolta dal qualunquismo, dal superficialismo, dal pressapochismo, dal buio dell'omertà. E le idee non si uccidono". (ANSA)

Vittorio Ferraro ha detto...

Se quelle riforme minino o meno i principi indicati dalla Corte Costituzionale nella sentenza da me indicata - commento delle ore 16,38 - e se si pongano in contrasto con l'art. 109 della Carta, riguarda, ovviamente il profilo giuridico.

Ma come ha sostenuto, giustamente, Pietro Gatto nel suo commento delle ore 18,23 "quello che sconcerta è il retropensiero: la volontà di voler disarmare il pubblico misistero...".
"Con una manovra bipartisan."

tanino ferri ha detto...

Mi sembra che dai sondaggi risulti che tra le forze di opposizione (debolezze di opposizione? sic)ci sia chi sale e ci sia chi scende.
A noi il compito di continuare a far scendere quelli che... il retropensiero: la volontà di voler disarmare il pubblico ministero..., e di far salire quelli che... non hanno retropensiero.

Anonimo ha detto...

ripensando ai commenti all'articolo "la ragazza del lago", mi viene spontaneo ribaltare la domanda del giornalista della repubblica: che cos'è la polizia giudiziaria senza un pubblico ministero?

la riforma suggerita dai due odiosi personaggi (a me odiosi quasi in par misura, col piatto di Violante che pende un po' di più, ma soltanto perché ha avuto più tempo per esercitarsi) avrebbe senso se servisse a presentare al PM un caso degno del tribunale. insomma, se si potesse procedere all'arresto ed all'incriminazione solo in presenza di prove possibilmente inattaccabili, e di testimonianze non soggette a improvvisi capovolgimenti

per meglio illustrare il principio, cito alcuni articoli di una delle migliori costituzioni vigenti al momento. lascio a Voi il piacere di indovinare di qual paese costituisca legge fondamentale.


"Art. 13. - Tutte le persone che costituiscono il popolo saranno rispettate come individui. "

"Art. 33. - Nessuna persona sarà arrestata eccetto che dietro mandato emesso dal magistrato competente, che specifichi il reato di cui si fa carico alla persona stessa, a meno che quest'ultima sia arrestata in flagranza."

Art. 34. - Nessuno sarà arrestato o detenuto senza essere subito informato dell'imputazione su lui pendente, e senza ch'egli possa farsi immediatamente assistere da un avvocato. Nessuno potrà essere detenuto in mancanza di motivi valevoli; inoltre, su richiesta di chiunque, i motivi stessi dovranno essere senza indugio precisati, in udienza pubblica, davanti al magistrato, alla presenza dell'imputato e del suo avvocato.

Art. 35. - Il diritto di ognuno all'inviolabilità del domicilio, delle proprie carte e degli effetti personali, al riparo da perquisizioni, ispezioni e sequestri, non sarà infirmato senza un mandato sufficientemente motivato, con la descrizione del luogo da perquisire e delle cose da sequestrare, o nelle condizioni previste nell'art. 33.

Ogni perquisizione o sequestro sarà effettuato dietro apposito mandato emesso per lo scopo specifico dal magistrato.

Art. 36. -È assolutamente proibito al pubblico ufficiale infliggere torture e punizioni crudeli.

Art. 37. - In tutti gli affari penali, l'imputato avrà diritto ad un processo rapido e pubblico da parte di un tribunale imparziale. Gli sarà data completa possibilità di esaminare tutte le testimonianze ed avrà diritto ad un procedimento obbligatorio per ottenere testimonianze a suo vantaggio a spese pubbliche.

In ogni tempo l'accusato avrà l'assistenza di un difensore competente; e se l'imputato non sarà in grado di procurarsi il difensore stesso con i suoi mezzi, questo gli sarà procurato dallo Stato.

Art. 38. - Nessuno sarà obbligato a testimoniare contro se stesso. Nessuna confessione sarà tenuta valida come elemento di prova se fatta sotto costrizione, tortura o minaccia o dopo un prolungato arresto o detenzione.

Nessuno potrà essere condannato o punito nei casi in cui l'unica prova contro di esso sia costituita dalla sua confessione.

Art. 39. - Nessuno potrà essere imputato penalmente per un atto che era legale nel momento in cui era stato commesso, o per il quale esso era già stato assolto, così come nessuno potrà essere sottoposto a due giudizi per lo stesso reato.

Art. 76. - Il potere giudiziario nella sua totalità è attribuito alla Corte Suprema ed alle Corti inferiori istituite dalla legge. Non verrà istituito alcun tribunale straordinario, né potranno essere conferiti ad alcun organo o ente del Potere esecutivo poteri giudiziari in ultima istanza.

Tutti i giudici sono indipendenti nell'esercizio delle loro funzioni e sono tenuti ad osservare soltanto la presente Costituzione e le leggi.

Art. 78. - La rimozione dei giudici potrà essere effettuata soltanto in seguito alla formulazione di una pubblica accusa, tranne il caso che essi vengano dichiarati giudizialmente incapaci, per motivi mentali o fisici, di svolgere le loro funzioni. Nessuna azione disciplinare contro dei giudici può essere svolta da un organo od ufficio dipendente dal Potere esecutivo.

Art. 80. - I giudici delle Corti inferiori saranno nominati dal Gabinetto scegliendoli in una lista redatta dalla Corte Suprema.

Tutti questi giudici rimarranno in carica per un periodo di dieci anni, con il diritto ad essere riconfermati, nell'intesa che saranno posti in pensione quando raggiungeranno l'età a tale scopo stabilita dalla legge. Essi riceveranno ad intervalli regolarmente stabiliti compensi adeguati, che non saranno diminuiti durante il periodo in cui resteranno in carica.

p.s. inutile aggiungere che la PG del paese in questione è completamente indipendente e responsabile.

baron litron

Cinzia ha detto...

Per forza delle due l'una?
o c'è una terza via?
crede davvero che non può esserci conciliazione, armonia o addirittura sinergia tra le due cose?

Luigi Morsello ha detto...

Mi pare lapalissiano, l'ho scritto anche nel mio blog: è proprio l'uovo di Colombo, come scrive D'Avanzo.
Senza affannarsi troppo a riformare di quà e di là.
Ho scritto sul mio blog: "Un uomo diabolico.
Se lo "scoop" di D'Avanzo non è come quello su Marco Travaglio, quest'uomo ha consumato una raffinata vendetta a freddo.
Forse contro il PD, dimostrandogli che aveva tutto l'interesse a non metterlo fuori dalle liste, forse contro gli ex colleghi magistrati, forse perché vuole togliere il primato della sottigliezza e della doppiezza (in nome del potere, camuffato da 'ragion di stato') a chi lo detiene da molti più anni di lui.
A me sembra una coltellata alle spalle, un comportamento antesignano di altri che, messi da parte, vanno a lavorare con e per l'avversario politico di un tempo.
Vedi Giuliano Amato, che solo oggi ha fatto retromarcia, solo perché Alemanno è un politico rozzo, avventato, intempestivo, forse, come molti pugliesi, troppo sicuro di sé. Basta togliere dall'art. 347 nuovo c.p.p. l'inciso "senza ritardo" e il gioco è fatto.
E chi lo ha suggerito, stando a D'Avanzo ? Luciano Violante: incredibile !"
Unico scoglio (si fa per dire: è un continente) l'art. 109 Cost., come osserva correttamente Vittorio Ferraro.
Di qui la necessità di un accordo trasversale per ottenere la modifica del predetto articolo.
Questo mi pare che D'Avanzo non l'abbia previsto.
Certo, si può anche far ricorso alla maggioranza assoluta invece di quella qualificata, ma è troppo lungo come procedura: meglio mettersi d'accordo, tanto la magistratura fa paura a (quasi) tutta questa indecente classe politica.

Pietro Gatto ha detto...
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Anonimo ha detto...

Gentile Baron Litron,
in materia di libertà personale e di garanzie di difesa dell'imputato credo che la nostra Costituzione abbia poco da invidiare rispetto a quelle più evolute e democratiche esistenti al mondo.
Il discorso è un altro: ad essa non si è mai data piena attuazione ed anzi, anziché migliorarla nelle sue parti perfettibili e rintuzzarla in quelle oramai superflue grazie alla evoluzione storica del Paese. Il potere legislativo ed esecutivo ha preferito un percorso legislativo alternativo tutto incentrato alla difesa delle proprie prerogative a discapito di quelle del Popolo sovrano. Ecco, appunto, la nostra Costituzione del 1946 tutelava la libertà individuale della persona, ripudiava la guerra, prevedeva la immunità per i Rappresentanti del Popolo, stabiliva le modalità di scelta di quest'ultimi, sanciva la centralità del Parlamento, garantiva l'autonomia della magistratura... etc etc.
Ci ritroviamo, invero, che le garanzie delle libertà personali valgono soltanto per i ladri e farabutti e non per i cittadini poveri e onesti; dal ripudio della guerra a guerrafondai; dalle immunità per i parlamentari si è finiti all'impunità di essi; dalla scelta da parte del Popolo dei Parlamentari si è arrivati alla loro nomina da parte di pochi leader; dalla centralità del Parlamento si è arrivati alla centralità del Governo; l'autonomia della magistratura e diventata arbitrio dei soliti leader, gli stessi che nominano i parlamentari....
b

Cinzia ha detto...

Si certo,
adesso i ministri si mettono a scrivere le leggi...
ma se non le sanno neanche leggere, figuramoci scriverle.

E allora lo stuolo gratuito di portaborse che hanno sempre dietro, tutti laureati, preparati e malpagati che ci stanno a fare, dovranno pur guadagnarsi la futura prospettiva di divenire onnipotenti, non basta mica stare appollaiati come avvoltoi nell'attesa che gli venga concesso il pasto.

Ma dove sono più i politici che hanno davvero delle competenze a parte quella ferratissima di praticare il politichese. E poi ma dove mai troverebbero il tempo, impegnati come sono tra talk show, interviste ai media, e intrallazzi di palazzo.

Esperienza sul campo... ecco, appunto. Devo assolutamente glissare altrimenti la mannaia della giustissima censura redazionale mi taglia la testa... ma... a buoni intenditori...

Anonimo ha detto...
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Anonimo ha detto...

Baron Litron ha citato la Costituzione del 1946 del GIAPPONE.

Complimenti!

Anonimo ha detto...

A "b": la nostra Costituzione non è del 1946. E' del 1948. Nel 1946 si è invece svolto il "referendum" sulla Monarchia, con annessi imbrogli e falsità che avrebbero potuto dar luogo ad un'altra guerra civile, se Umberto II non avesse deciso di farla finita, andando volontariamente in esilio.

E, visti gli esiti della Repubblica, forse avrà anche considerato, prima di morire, che in fin dei conti non valeva la pena essere Re di un paese tanto indegno.

Anonimo ha detto...

dando pienamente ragione all'ultimo anonimo, ricordo che la Costituzione giapponese del '46 fu scritta modificando (non di molto) la precedente Costituzione imperiale del 1890, a sua volta compilata sulla base..... dello Statuto Albertino e della Costituzione guglielmina prussiana, UNICHE carte costituzionali ancora vigenti in Europa all'epoca (dopo i grandi proclami e sonvolgimenti post-'48, e le successive revoche dei vari statuti europei, dall Spagna, all'Austria, allo stato Pontificio.....).

quanto alle libertà individuali, ritengo (ma la mia è soltanto un'indegna opinione personale) che il sullodato Statuto nulla avesse ad invidiare alla costituzione repubblicana, mostrandosi invece rispetto ad essa estremamente più chiaro e inequivocabile.

Anonimo ha detto...

dimenticai la firma, chiedo scusa

baron litron

Anonimo ha detto...

Caro anonimo delle 15.33,
ha ragione con le date. Il 25 giugno 1946 venne insediata l'Assemblea Costituente che elaborò la nostra Costituzione, entrata in vigore, appunto, il 1° gennaio 1948.
Per quanto riguarda l'indegnità, invece, non sono d'accordo con Lei: non sono i popoli a fare i re sono i re a fare i Popoli è quello italiano (popolo) è erede di re indegni.
Grazie, Saluti.
b

Anonimo ha detto...

E' interessante la discussione sulla monarchia, ma "b" ha ragione solo in parte quando dice che sono i re a fare i popoli. I sovrani assoluti, forse. Non i re costituzionali, che hanno assai meno potere. Sarebbe come paragonare il Re Sole con Luigi Filippo d'Orléans ... e mi fermo qui.

salvatore d'urso ha detto...

Così ho avvelenato Napoli

La confessione di Gaetano Vassallo

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cosi-ho-avvelenato-Napoli/2040653&ref=hpsp

sono tre pagine... invito tutti ad un'attenta lettura... centra anche la P2... Licio Gelli... e Forza Italia...

tanino ferri ha detto...

Ad Anonimo delle 19:06.
"Non i re costituzionali, che hanno assai meno potere".
E meno male!
Chi fece danno nel '22, rifiutandosi di firmare lo stato d'assedio, e conferendo a Mussolini l'incarico di formare il nuovo Governo?
Chi fece danno l'8 settembre 1943 ponendo in essere un "tradimento che la storia non potrà mai cancellare, che non fu tanto fatto verso l'alleato tedesco nazista, ma verso il popolo e l'esercito italiano, lasciati soli e allo sbando tra due fuochi".
(Dallo splendido commento di Anna Chiara Pani di Sassari, sul Blog di Grillo per "Colpetto di Stato").
Quando il Sole è basso sull'orizzonte, anche i nani proiettano lunghe ombre.

Anonimo ha detto...

sarebbe stato estremamente più saggio prevedere, invece della pena da 5 a 15 gg. di arresto, una salata ammenda o un ritiro di patente o sequestro di veicolo...anche perché suppongo che gli uffici chiederanno per lo più decreti penali di condanna: considerando il minimo della pena (5gg.) e moltiplicandolo per 38 euro(conversione di ogni giorno di arresto) si ottiene una cifra irrisoria, al di sotto delle 200 euro...tanto valeva punire con sanzione amministrativa i clienti e le prostitute!invece, pare proprio che questa sia una mossa per paralizzare, una volta di più, il lavoro delle procure.
saluti,
v.

Anonimo ha detto...

Ebbene si, lo ammetto: non riesco a seguire a volte, quei commenti così interminabili (anche se molto interessanti)e salto a piè pari qualche (molte) righe. E' un mio limite e me ne scuso. Così ho fatto anche questa volta, e mal me ne colse, leggendo le interpretazioni del ddl della Carfagna del signor Gatto (che se non ricordo male, si premurò a dichiarare di non essere un maschilista) e (peggio ancora) le esternazioni razziste "...schifo di transessuali, prostitute, sfruttatori" (con ciò equiparando transessuali, e vittime agli sfruttatori, che spesso sono organizzazioni criminali che praticano la tratta)dell'anonimo delle 14,43.Non credevo ai miei occhi. A parte, il non intervento della Redazione per questo tipo di commento (si censurano soltanto le battute?)francamente violento,mi chiedo come si possano scrivere determinate falsità. Signro Gatto, crede seriamente che il problema della prostituzione sia un fatto di semplice natura processuale? Che il problema del "costo" dei processi, sia dovuto al fatto che la "prostituta", non farà un giorno di galera e quindi l'inutilità del ddl stia tutto qui? E' questo il modo di affrontare il discorso sulla prostituzione o meglio sulla tratta e di tutte le problematiche ad essa connessa?
Su una cosa concordo con lei : che siamo una massa di ipocriti( e mi perdoni) lei compreso.Perché è da ipocriti,far finta di pensare che un ddl come quello presentato dalla Carfagna, risolva il problema delle vittime della tratta (non uso il termine generico di prostituzione, perché riconosco la figura della sexworker,laddove sia possibile).Il disegno di legge della Carfagna vuole semplicemente (come nella miglior tradizione dei sepolcri imbiancati) sommergere, rendere invisibile (comeper la mafia, e non a caso)le vittime della tratta. Nasconderle.
E sapete cosa succede quando si nascondono le vittime della tratta? Che scompaiono decine, centinaia di ragazza, donne (per lo più proveniente dall'est europeo, ma non solamente)dopo essere state stuprate,ammazzate di botte, e se si sono ribellate,gettate vive dentro i pozzi o date in pasto ai maiali... Vi sembra esagerato? Allora andate a chiederlo a quelle Procure che hanno indagato(o tentato di indagare) su questo che giustamente è stato nominato un vero e proprio femminicidio. perpetrato da organizzazioni criminali(badate bene, non sempre mafiose).Criminalizzando le prostitute e i clienti abbiamo soltanto spostato il problema più in là, per chiudere gli occhi e lavarcene le mani.Ignari,che quel tratto di strada che domani percorreremo libero, da puttane e trans, dalle viscere della terra ci porterà i lamenti di tutte coloro che,sono state trucidate, massacrate, sepolte sotto metri di terra. Rese invisibili già da tempo ai nostri occhi e alla nostra coscienza.
Le organizzazioni criminali ringraziano.

Lia Gambino

Nicola Saracino ha detto...

Per Lia Gambino delle 23.17 in riferimento all'anonimo delle 14.43.

La posizione espressa dall'anonimo riflette, anche nei toni, l'idea che è alla base del disegno di legge del quale il Parlamento si dovrà occupare.

Lei ha risposto con le Sue argomentazioni e non avrebbe potuto farlo se quel messaggio non fosse stato pubblicato.

Viviamo una contraddittoria epoca di parole in libertà e di ansia di censura.

Noi cerchiamo di moderare i toni, ma qualcosa inevitabilmente sfugge
(autocritica).

Staremo ancora più attenti ...

Nicola Saracino

La Redazione ha detto...

Questa è la "ri-edizione" del messaggio del'anonimo delle 14,43 del 11.9.08; ne sono state eliminate espressioni sprezzanti verso categorie di persone, sostituite con testo redazionale tra doppie parentesi.

Anonimo, ore 14,43

Lei dice "ipocrisia" ... ma scusi, caro Pietro Gatto, non si rende conto che è dal 1958 che nessuno ha mai osato "sfidare" i gusti del pubblico, per paura di PERDERE VOTI ? E costoro non sarebbero "ipocriti", secondo Lei ?

Lo sa quanti sono i soggetti (anche alcuni molto importanti, come si è visto su tutti i giornali due anni fa ...) che frequentano le prostitute di strada? Milioni! E poi, anche se la pena è minima, a seguito delle recidive e al fatto che le prostitute di solito non sono incensurate questo può essere davvero un inizio di soluzione al problema, anche considerando che il vero deterrente è dato dalle sanzioni per i CLIENTI, normalmente incensurati e che sarebbero, scusi il termine, "sputtanati" pubblicamente!

O preferisce continuare a vedere quello ((indecoroso spettacolo che si ripete sulle strade)) da 50 anni, grazie alla senatrice Merlin, ammorba le strade di tutta Italia?

Via ((questi fenomeni)) dalla strada pubblica! Se gli italiani vogliono "distrarsi", che vadano in casa, anzi, in "casino" !

Le leggi, in conclusione, possono sempre essere emendate. Ma l'importante è che oggi, dopo cinquant'anni, è finalmente infranto il tabù dell' "intoccabilità" delle prostitute di strada ... e dei loro clienti.

11 settembre 2008 14.43

La Redazione ha detto...

Questo commento era stato postato da Pietro Gatto alle 11.13; è stato tolto l'ultimo periodo in quanto vagamente allusivo.
L'Autore può chiederne la cancellazione se non concorda con il "taglio".

ore 11.13 del 11.9.08 Pietro Gatto ha detto:

... nel frattempo, leggo sul Corriere online che è stato approvato il ddl Carfagna che, udite udite, qualifica come reato il prostituirsi per strada, punendo tale condotta con l'arresto fino a 15 giorni e l'ammenda fino a 3.000 euro.

Ora, il comune cittadino (un po' bacchettone e forse anche ipocrita: ma è una mia personale visione del fenomeno prostituzione), sentendo la parola arresto, dirà: finalmente le prostitute vanno in galera.

In realtà, egli non sa che:

- arresto e ammenda sono sanzioni proprie delle contravvenzioni, per le quali, che io sappia, nessuno è mai andato in galera;

- arresto, cioè, non significa che la prostituta colta in flagranza viene arrestata, ma che, all'esito di un processo penale lungo anche anni (primo grado, secondo grado, Cassazione), che costerà decine di migliaia di euro, il giudice dirà: mia cara, ti condanno alla pena dell'arresto di 10 giorni, che ovviamente la prostituta non sconterà mai;

- se ne deduce che si tratta di intervento legislativo dalla forza preventiva nulla, che fa il solletico a chi, incassando centinaia di euro al giorno, rischia zero in termini di libertà personale;

- esso, però, creerà danni incalcolabili alla macchina giudiziaria italiana: fate il calcolo di quante prostitute ci sono in Italia per strada, e capite qual'è il potenziale dannoso (sulla funzionalità del processo penale) del ddl Carfagna.

Dunque, due piccioni con una fava: sensazionalismo mediatico, da una parte, ed ennesima coltellata alla schiena al processo penale, già al collasso.

Bruno Tinti dice che il processo italiano è fatto per non funzionare: come dargli torto?


11 settembre 2008 11.13

Pietro Gatto ha detto...

Per Lia Gambino

Anche a me capita di abbandonare la lettura di qualche intervento, nel caso in cui non lo ritenga di mio interesse.

In tal caso, però, mi astengo dal commentarlo, perché in tal caso rischierei di fraintenderne il significato. Mi sembra una regola di buon senso, che lei invece ritiene superabile. Legge una riga qua, mezza là, ed emette il suo verdetto: cioè che sono un ipocrita. Ma tant'è.

Ho difeso diverse volte, dinanzi ai tribunali, donne vittime di sfruttamento, per cui conosco il problema. Ma lo sfruttamento della prostituzione o (peggio) la riduzione in schiavitù sono faccende distinte dall'esercizio della prostituzione in forma libera e consapevole, che io difendo come diritto dell'individuo di disporre del suo corpo come meglio crede.

Sfruttamento e riduzione in schiavitù sono già punite in maniera severa dal nostro codice penale. Il ddl Carfagna non aggiunge nulla ed è criticabile anche perché disorienta il cittadino, spiegandogli che si tratta di un modo per combattere tali fenomeni quando invece non è vero.

Cara Lia, io ho una formazione giuridica, esercito una professione giuridica e cerco di dare, nel mio piccolissimo insieme agli altri tecnici di questo blog (molto più bravi di me) il mio contributo a che i non-tecnici ne capiscano di più e non si facciano abbindolare dalle baggianate dei nostri politicanti. Il mio approccio è questo.

Il mio post analizzava semplicemente l'impatto del ddl sul processo penale. Punto. Sono contrario a che le prostitute vadano in galera, auspico invece che siano i loro sfruttatori ad andarci. Il governo sembra la pensi contrariamente, ma poi attua il suo intento con una legge che non serve a nulla.

Lei ha ricavato un'altra impressione, e cioè che a me non importa nulla delle povere prostitute: ma questa è la conseguenza di una lettura che lei stessa definisce disattenta, semmai influenzata da qualche mio precedente post che non l'ha trovata daccordo.

Probabilmente lei non apprezza tale approccio, considera noioso il diritto o noioso il mio modo di scrivere.

Sarebbe un peccato se trovasse il diritto noioso: primo perché è bellissimo, secondo perché il diritto è alla base della convivenza civile. Dicevano i latini: soltanto essendo schiavi delle leggi possiamo essere liberi.

Non è invece un peccato se considera me noioso. In tal caso, dalla prossima volta, quando vede un mio post passi oltre, non mi offendo. Me la prenderei, tuttavia, se lei si arrogasse nuovamente il diritto di giudicare, candidamente ammettendo di non sapere di cosa sta parlando.

Mi scuso con lei per l'eccessiva lunghezza del presente post.

Anonimo ha detto...

Non riesco proprio a comprendere quali siano i "motivi" che avrebbero indotto a cancellare il mio post sulla prostituzione e a rieditarlo parzialmente e con correzioni.

Non avevo usato, infatti, né espressioni particolarmente scurrili né offese dirette o indirette verso alcuno.

Tanto che il termine "censurato" è molto meno incisivo di altri, lasciati invece "intatti".

Ci tengo a rimarcarlo, perché non vorrei - neppure da anonimo - passare da maleducato o da villano.

Nel merito, vorrei se possibile precisare che conosco a sufficienza il processo penale per comprendere, come avevo avvertito, che questa non può, né può essere, la soluzione definitiva del problema.

Ma, almeno, si è cominciato a far qualcosa ... dopo cinquant'anni !

Il fatto che la giustizia sia "in panne" da tempo non implica, poi, come corollario che non si debba più legiferare. L'una cosa non esclude l'altra. Si promulghi la legge e si dia alla giustizia i mezzi tecnici per applicarla, senza criticare a priori ogni intervento legislativo.

Altrimenti, quasi ogni legge potrebbe esser criticata sotto il profilo della sua concreta inapplicabilità. Ma la critica non deve essere rivolta tanto al provvedimento, quanto alla carenza dei mezzi per attuarlo. La qual cosa non è precisamente una responsabilità di questo governo, ma di tutti quelli, di destra, di centro o di sinistra che lo hanno preceduto. Lo può diventare soltanto se anche in questa legislatura si continuerà a non far niente, ma mi sembra il caso di lasciare ancora un poco di tempo prima di fare un resconto.

Ricordando, infine, che a un professionista incensurato o comunque ad un "rispettabile" (si fa per dire) padre di famiglia soltanto lo "strepitus fori" e la vergogna di una condanna, sia pur con pena sospesa, possono fare molto, ma molto, male.

Grazie.

Anonimo ha detto...

@Signor avvocato Gatto:
ho trovato talmente noioso il diritto che mi sono laureata in giurisprudenza. Il fatto che abbia scritto che a volte, tralascio qualche riga, (prolissa) di qualche intervento,non vuol dire che non ne colga l'essenziale. Ma lasciamo perdere.Non capisco poi, perché abbia talmente personalizzato il mio intervento da pensare che Lei sia l'unico a fare interventi "lunghi"(travisando così il senso del mio commento). Mistero.
Comunque,andando avanti signor, avvocato Gatto, le ho posto delle domande alle quale non ha risposto. Una tra tutte: prima di chiederci che impatto possa avere sul processo penale il ddl della Carfagna, dovremmo chiederci, che impatto può avere sulle vittime della tratta, un ddl inefficace e inutile (questa volta, si) sul vero problema della tratta e della riduzione in schiavitù.
Forse(ma è solo un mio parere) a fronte di tante discussioni tecniche, fatte di codici e codicilli, dovremmo ri-discutere in primo luogo, della separazione che oggi c'è tra società civile e varie caste,magistratura compresa, quando essa, diventa funzionale a certi poteri forti (e occulti).
Lia.G

Luciana ha detto...

Sono contraria all'arresto delle prostitute, che anzi, andrebbero tutelate e sottratte alle grinfie dei loro aguzzini, ma sono favorevolissima alla pubblicazione sui giornali delle targhe dei loro clienti. ];)

E non solo, dedicherei un canale satellitare alla messa in onda dei video che immortalano gli approcci a bordo strada.

Ma quale Youtube?
Tutti insieme allegramente in TV!

Eheheheh...integerrimi padri di famiglia che asfissiano le figlie con raccomandazioni (non richieste) sulla purezza e pestano le mogli perchè delle suddette raccomandazioni (secondo loro) non ne han fatto tesoro.

Alti e bassi rappresentanti di svariate religioni, che asfissiano il prossimo con raccomandazioni (non richieste) sulla purezza.

Politici che asfissiano l'elettorato con raccomandazioni (non richieste) sulla famiglia e sulla purezza.

Altro che gossip, ci sarebbe veramente da ridere. ;)

Ah sì, fosse per me darei a tutti la possibilità di passare in TV, almeno una volta.


Luciana

N.B.

E' una semplice legge di mercato: se non stronchi la domanda, col cavolo che ti si riduce l'offerta.

Pietro Gatto ha detto...

Cara Lia,

io ho posto le domande che ritenevo opportune e ho cercato di dare, per quanto possibile, delle risposte.

Se lei ha altre domande le ponga pure e, gicchè si trova, esponga le sue risposte. Un punto di vista non esclude l'altro.

Il tema che lei suggerisce (l'impatto del ddl sul fenomeno della tratta) è molto interessante. Sarebbe molto costruttivo per tutti noi conoscere la sua idea al riguardo. Ovvio, sulla base delle norme (stiamo parlando di un testo di legge, non di caramelle), perché altrimenti sono solo parole in libertà.

In altre parole: proponga tutti i temi che ritiene, che reputa importanti o addiruttura più importanti degli altri. Ma lasci farlo anche a me. E se i temi che piacciono a me (codici e codicilli) non le interessano, come ho già detto, passi oltre. Lo ripeto: non mi offendo.

Anonimo ha detto...

premesso che nella catena dei commenti si è andati abbondantemente fuori argomenti rispetto all'articolo di riferimento riprendo, se permesso, la chiusa del commento di madama Gambino, per fare alcune considerazioni.

"Forse (ma è solo un mio parere) a fronte di tante discussioni tecniche, fatte di codici e codicilli, dovremmo ri-discutere in primo luogo, della separazione che oggi c'è tra società civile e varie caste,magistratura compresa, quando essa, diventa funzionale a certi poteri forti (e occulti)."

la gestione del fenomeno prostituzione in Italia è forse proprio un esempio di questo scollamento. si può agevolmente sostenere che le prostitute fanno parte a pieno titolo della società civile, considerando soprattutto che la legge italiana non ravvede illeciti nella loro attività. e infatti, fino al 1958 il meretricio era attività lecita e regolamentata, sebbene non tra quelle che rivestivano maggior prestigio sociale. la prostituzione d'altronde è sempre esistita, e temo esisterà sempre, almeno finché si continuerà ad accettare il fatto che certi servizi possano essere commercializzati. e questo nulla ha a che vedere con considerazioni morali, sempre che ci si limiti a considerarli appunto servizi alla persona, al pari di un massaggio, di un'ora dall'estetista, del godimento di un concerto, del gustar deliziosi manicaretti. appagamento dei sensi a pagamento, il mercato è vastissimo e da sempre fiorente, e non credo che nel rapporto particolare tra cliente e prostituta ci sia il minimo accenno ai sentimenti, da entrambe le parti.

nel '58 una legge (quella sì intrisa di ipocrita moralismo), pur continuando a non sanzionare penalmente la prostituzione, chiudeva le case già chiuse con lo scopo dichiarato di debellare la piaga sociale (bum, vorrei esempi di chi ci sia mai riuscito), ma con l'unico fine (pratico?) di togliere al governo l'insopportabile fardello morale derivante dal lucrare sul vizio dei clienti e sulla salute e sul "degrado morale" delle lavoratrici (i motivi per i quali al contempo non si siano anche abolite le accise sul tabacco e la tassa di fabbricazioni per gli alcoolici, nonché totocalcio e lotterie, mi risultano veramente oscuri, ma pazienza). questa legge non punisce le prostitute (e nemmeno potrebbe, andando con questo a infrangere diversi articoli della costituzione), ma il loro sfruttamento. di fatto, permette la prostituzione unicamente a donne singole proprietarie di immobili. l'alternativa è la strada, dove si rischia una denuncia per adescamento (attività sanzionata) e per atti osceni in luogo pubblico, se sorpresi sul fatto. ponendo tra le altre cose DI FATTO le prostitute da strada fuori dal civile consesso.

ora, per venire allo scollamento "funzionale" tra la società civile e le varie caste, con annessi rappresentanti della delinquenza interni, proprio la vigente legislazione permette alla criminalità organizzata di lucrare su tutta la "filiera" (il termine più in voga al momento) della prostituzione. e senza il minimo rischio, in quanto le varie bande criminali che si occupano dell'ingresso delle prostitute in Italia, della loro distribuzione, della delimitazione del territorio di ciascuno, del ricovero delle sventurate e della loro detenzione, pagano fior di miliardi ogni anno alla 'ndrangheta. la quale, con un controllo del territorio ben più efficace (purtroppo) di quello che riescono ad assicurare le FDO, si occupa unicamente di sanare i contenziosi tra capoccia locali stranieri, delegando a questi ultimi tutte le questioni pratiche.

chiaro esempio poi che lo sfruttamento della prostituzione sia punito soltanto a parole, è l'esiguità irrisoria di condanne a protettori a fronte del loro numero sicuramente assai notevole (e, per inciso, anche alla facilità di reperimento degli stessi).

è chiaro che qualsiasi tentativo di regolamentare seriamente la prostituzione (e la cosa sarebbe semplicissima), viene combattuto a tutti i livelli e con tutti i mezzi, facendo anche buon uso di moralismo da quattro soldi, e dell'inconsapevole (?) aiuto fornito da fior di opinionisti di qualsiasi colore, sempre pronti a dire la loro sulle prostitute (e sempre prontissimi a premettere che parlano per sentito dire, sia chiaro).

la proposta Carfagna (cui non credo la laurea sia stata conferita per l'avvenenza, o per altre sue doti meno appariscenti) mi pare un semplice inasprimento delle due norme relative alla prostituzione ora vigenti (adescamento e atti osceni), che si ritorcono anche contro i clienti, e che spero vengano emendate in modo da colpire - se si crede - l'offesa al pubblico pudore, ma senza intasare i già collassanti tribunali. non ha però nessun valore né sulla tratta delle donne, né sulla limitazione del fenomeno (e nemmeno credo sia questo il fine della norma). a mio avviso, avrebbe una certa efficacia se fosse il primo tassello di una seria regolamentazione della prostituzione.
regolamentazione che però, considerato i mezzi leciti e illeciti in mano a chi veramente controlla il mercato, temo sia ben lontana dall'avverarsi.

baron litron

Anonimo ha detto...

Premetto che non ho nulla contro carabinieri, polizia e guardia di finanza; anzi, continuo a chiedermi come fanno con gli stipendi da fame che percepiscono a mantenere le proprie famiglie.
Qualche mese fa sono stato fermato dalla polizia stradale in un tratto di strada dove vigeva il divieto di sorpasso: il camion che procedeva davanti a me ha rallentato all'improvviso ed io l'ho incautamente sorpassato. La pattuglia, posta circa 100 m più avanti, mi ha immediatamente bloccato e sanzionato con, mi pare, 140 € di multa e la decurtazione di cinque punti dalla patente (nella successiva infrazione, la 5° in pochi mesi, me l'hanno ritirata). Non ho percorso neanche 500 metri dal posto di blocco ed ho notato che una macchina di media cilindrata si fermava e da questa scendevano due ragazzine quasi nude. Immediatamente ripartiva, ho voluto guardare in faccia i due criminali ed ho accelerato, rischiando la seconda infrazione mentre loro operano indisturbati, affiancandoli li ho guardati con rabbia e disprezzo cercando di carpire nei loro volti qualche sofferenza per il crimine che stavano commettendo, invece, quelle facce di p...., neanche trentenni, erano ben sorridenti, nel mentre sulla strada incontravo ancora, sui bordi, ragazzine seminude. Qualcuno non crede a questo racconto? Ripercorro quella strada periodicamente e quelle ragazze sono sempre li come anche le numerose pattuglie della polizia che continuano a fare multe e a ritirare patenti.
b

tanino ferri ha detto...

Della censura.
A me pare che il problema della censura sia uno dei più sentiti nei blog in genere, e, in particolare in questo, trattandosi di e con magistrati; lo sappiamo bene, la moglie di Cesare...
Io nella censura ci sono incappato subito: il primo commento che feci, non mi è stato pubblicato. Ma si sa, io sono un polemico..., e per il gusto di un affondo...
Ora, siccome so che è brutto essere censurati, ma so, anche, che è ancor più brutto censurare (se si ha l'animo puro), esorto tutti noi ad una FORTE forma di autocensura: sappiamo dove scriviamo, ne impariamo presto le regole non scritte, ed allora evitiamoci, ove possibile, la piccola sofferenza di non veder pubblicato il nostro post, ed evitiamo alla redazione lo stress di dover tagliare.
Ma una cosa mi sento di chiedere alla redazione, una volta pubblicato un commento, di primo acchito non censurabile, ma poi, ad una più attenta lettura, con qualche 'eccesso', non intervenire a posteriori, eliminando il commento o mascherando alcune parole, dopo la pubblicazione.
Non è bello...
...e si stravolge il senso degli interventi.
Fatta la frittata, la si mangi. Non è poi così grave (penso). E se qualche parruccone avrà da protestare, che lo faccia...
Insomma educhiamo alla moderazione, auto-educhiamoci alla moderazione, ma educhiamo anche qualche altro ad essere più elastico.

Anonimo ha detto...

Si passa sempre da un estremo all'altro.

C'è, in particolare, chi vuol difendere la "libertà" di prostituirsi anche in mezzo alla strada.

A me, scusate, questa "libertà" non piace. Non è, anzi, "libertà", è licenza ! Una licenza che fa comodo a tanti ...

Se una proprio non sa fare a meno di prostituirsi, che vada dove non la vede nessuno, se non chi la vuole vedere.

Ma che si tolgano dalle STRADE, una volta per tutte !

La Redazione ha detto...

Ringraziamo Tanino Ferri delle 13,26 e ne approfittiamo per ribadire quanto trovate in testa alla casella dove postate i commenti. Se ciascuno si autolimitasse, anche nei modi e nei toni, ne guadagnerebbe la leggibilità del blog.
Una precisazione: se qualcosa sfugge, ma poi ci si avvede che non va, occorre correggerla; non ci fa piacere ma è doveroso.

**********************************

Non censuriamo in alcun modo i contenuti in base alle idee, ma non pubblichiamo commenti che:

1. ledano diritti di terzi, siano diffamatori o integrino altre fattispecie di reato (non pubblichiamo, per esempio, commenti sotto qualunque profilo razzisti);

2. contengano espressioni volgari;

3. costituiscano forme di spamming;

4. si esauriscano in una presa di posizione politica per questa parte o per quell'altra ("fare politica" è cosa nobile e necessaria, ma questo sito non è il luogo adatto).

Se non trovi pubblicato il Tuo commento e vuoi saperne le ragioni, inviaci una mail all'indirizzo della Redazione. Ti comunicheremo le ragioni della mancata pubblicazione.

Cinzia ha detto...

"Se una proprio non sa fare a meno di prostituirsi, che vada dove non la vede nessuno, se non chi la vuole vedere."

Ma che brutta frase!
Qui la prostituzione diventa una forma d'incontinenza femminile.

Certo quando incontriamo per strada delle prostitute, apparentemente vediamo la stessa cosa, ma non è così.
A nessuno piace, (tranne ai fruitori) vedere la mercificazione volgare e sfacciata dei corpi, ma è vero che ognuno poi mette dentro questo disagio contenuti diversi, altrimenti non mi ritroverei a leggere frasi tipo quella che ho riportato.
La mercificazione del corpo femminile la si può riscontrare in moltissime forme d'espressione della nostra società. Dipende dal livello d'ipocrisia con cui si vuole vestirla (o spogliarla, se preferite).
Molto di ciò che in strada ci sembra osceno appare in decine di programmi televisivi ogni giorno e in ogni fascia oraria, ma considerato che veniamo influenzati nel giudizio dal contesto, in quei casi tutto ci appare sopportabile e soprattutto non censurabile.
Così se io esco sul mio balcone in mutande e maglietta la mia dirimpettaia si scandalizza e sbraita sulla mia mancanza di vergogna, salvo poi stare tutto il giorno incollata ai tele-quiz straboccanti di veline semi nude.
Ma le veline cosa ci vendono, ce lo siamo mai chiesto. Forse il piacere di guardare il loro corpo e neanche liberamente visto che è la telecamera a decidere le inquadrature. Per non parlare della mal celata ipocrisia che ci fa prefigurare lo scenario con cui queste ambiziose ragazze hanno conquistato la loro visibilità, ma che ci fa decisamente ammorbidire il giudizio, se non addirittura rovesciarlo.
Sono quelle regole non scritte che tutti conoscono e rispettano ma che nessuno pronuncia per pudore, educazione o più semplicemente per mancanza di capacità analitica.
Come perfettamente in linea commentava ieri la stessa ministra parlando del proprio ddl e dicendo di non capire, come donna, la scelta di chi vende il proprio corpo in strada, così anche chi vuole vestirsi d'ipocrisia per giudicare valuta non l'azione in sé, ma il contesto in cui si esprime. Vendersi in strada non sta bene ed è un atteggiamento incomprensibile e inaccettabile.
Tutt'altra cosa è vendersi in casa, in televisione, sul e per il posto di lavoro, fino ad arrivare in parlamento. C'è da fare un distinguo per ognuno di questi contesti, anche se il vizio di fondo è lo stesso.
Ecco diciamo che nella nostra bella società l'importante è saper distinguere il contesto giusto in cui fare le cose.
Si può delinquere o anche solo usare comportamenti poco onorevoli senza incorrere nel pericolo di un giudizio negativo se si è persona molto in vista altrimenti meglio nascondersi per non dare fastidio al pubblico pudore.
Non posso commentare anche il distinguo tra generi altrimenti mi dilungherei troppo e non voglio annoiarvi. Voglio solo sottolineare che la prostituta in strada diventa "una di quelle", non ha diritto neanche ad essere qualificata nel suo genere di donna. O è puttana (con tutta la sequela di vocaboli volgari che ne seguono) o è prostituta (con tutti i suoi eleganti sinonimi) o più semplicemente è una... (e basta) che non può proprio farne a meno!
Questa sì che è ipocrisia maschilista!

Anonimo ha detto...

Cinzia è talmente presa dal suo vetero-femminismo che non si rende conto che non interessava tanto rilevare quello che fa la prostituta per la strada, quanto il danno che riceve chi assiste a quello squallido mercimonio, senza tener conto del fatto che da e per quel mercimonio nascono mille altri reati e mille altri fatti ben più gravi: droga, violenze, immigrazione clandestina, schiavitù, lenocinio, papponi, rackets, ecc. ecc.

Ma a Cinzia sembra interessare solo un aspetto: quello del ruolo e della figura della donna.

Dimenticando che "la donna" non esiste come categoria, come non esiste come categoria "l'uomo", ma esistono invece singole persone, maschi e femmine, ognuna delle quali è naturalmente diversa dall'altra.

Che poi sia un "male" ANCHE la prostituzione regolamentata, è fuor di dubbio ! Ma è un male senz'altro minore rispetto allo squallore degli ultimi cinquant'anni, nonché rispetto ai mille altri reati (dimenticavo gli omicidi ...) che sulla strada sono regolarmente commessi.

Concordo anche sul fatto che sono sempre esistite prostitute che non sono "formalmente" tali, in quanto non vendono il loro corpo per strada o in un bordello, ma lo usano sapientemente per far "carriera" in OGNI settore, e non solo nello spettacolo !

Ma questo è un altro discorso.

Vincenzo Scavello ha detto...

Ma la Polizia Giudiziaria non dipende direttamente dal Potere Esecutivo?

E se da esso dipende quale commissario avrà l'ardire di fare indagini su eventuali suoi diretti superiori?

Mi vengono in mente le parole del compianto Caponnetto, pronunciate all'indomani di eventi che grondano ancora sangue: "E' finito tutto!"

Continuando di questo passo sarà inutile invocare il rispetto della Carta Costituzionale, più volte ignorata e bistrattata!

tanino ferri ha detto...

Si era partiti parlando di "La riforma nascosta della giustizia in quel patto tacito Ghedini-Violante" e adesso si parla del disegno di legge governativo sulla prostituzione.
Bisogna dare atto alla ministra Carfagna di far notizia, e spostare il baricentro della nostra attenzione.
Sino ad ora, 19.40, sul mio sito ho avuto 80 visitatoti di cui 57 (66%) hanno cercato Mara Carfagna su Google. Potenza catalizzatrice della signora Carfagna ed enorme capacità del ns. Primo Ministro di sapersi scegliere collaboratori dalle grosse capacità mediatiche.
Ora, non ho nessuna intenzione a riportarvi sul tema originario, ma rendiamoci conto di quanto sia facile farsi manipolare: è bastato molto poco per spostare la nostra attenzione da un possibile accordo dagli effetti dirompenti per la nostra democrazia ad una proposta di legge che, sono sicuro, non cambierà di un niente, e ripeto, di un niente, le nostri cattive abitudini sessuali.

Anonimo ha detto...

In primo luogo,alcune precisazioni:
per quanto riguarda la 'famigerata' censura, c'è da fare una distinzione tra il non pubblicare un intervento, e la sua censura"intesa anche come biasimo, o controllo dell'intervento lesivo della dignità delle persone. Anche se nella fattispecie le due cose potrebbero (e dovrebbero) andare di pari passo.Quando si riprende (legittimamente) qualcuno/na, perché le parole usate (altra cosa sono le battute o la satira)possono essere offensive della dignità altrui, ciò vale sempre e, non soltanto in virtù della carica (pubblica o meno) ricoperta da quel la persona.Certo nel disciplinare le cariche istituzionali la Costituzione, ha voluto garantire la funzione ad essa inerente( l'impunità è altra cosa)ma ciò non toglie che ledere attraverso frasi offensive, i diritti( e transessuali,prostitute, gay ecc, ecc.sono soggetti reali)è cosa da censurare senza se né ma. Ancorché l'intervento lesivo venga pubblicato. Quindi, bene ha fatto la redazione ha togliere le parti lesive ed offensive.
Non capisco neppure le 'rimostranze' di colui che ha scritto che l'argomento (aperto dal signo avvocato, Gatto) era 'out'. Le conseguenze scellerate, di leggi scellerate,si producono in tutti i campi da esse disciplinati. Nel merito, se per fare un esempio(reale ed attuale) il pm, che indaga su decine e decine di morti sospette di alcune prostitute(ma non solamente)ha notizia (perché magari qualcuno ha deciso di parlare, o le stesse vittime lo fanno)che in quella casa (o casolare, o casino come si voglia chiamare)si perpetra un vero e proprio femminicidio(e non sapete quanto le due cose siano strettamente collegate)per potere agire cosa dovrebbe aspettare che sia la polizia ad informarlo? Pensate che Rita Atria, avrebbe parlato se non avesse trovato prima che un magistrato, un uomo, che aveva compreso il suo dramma? Scusate la presunzione ma io sono convinta di no.
E passiamo al problema posto dal ddl della Carfagna.Qualcuno ha dimenticato che per quanto riguarda l'annoso problema 'prostituzione'(ma io ribadisco della riduzione in schiavitù)da anni operano sul campo, associazioni come il gruppo 'Abele'(don Ciotti) o la stessa Caritas, o 'save the children', o le ragazze di benin city (solo per fare alcuni nomi che molti conoscono)che (essendo lungimiranti)in un documento "Prostituzione e tratta. Diritti e cittadinanza. Le proposte di chi opera sul campo" avevano invitato il governo che si apprestava a trattare la materia (attraverso la presentazione del ddl Carfagna)prostituzione e tratta a porre "al centro la tutela e la promozione dei diritti umani (come sanciti a livello internazionale, europeo e nazionale), il lavoro con le comunità locali per il miglioramento della qualità della vita e l’abbassamento delle conflittualità sociali, la condivisione delle responsabilità tra gli attori, un approccio integrato e multidisciplinare nel rapporto tra livello locale e livello nazionale e tra istituzioni e società civile".E che oggi le suddette associazioni(insieme alle realtà locali, istituzionali,Regioni, Comuni, che avevano aderito al documento) sono i primi ad essere sconcertati da questo ddl e in una nota dichiarano:"“la prostituzione non è una questione di ordine pubblico, ma una questione sociale, poiché è evidente che spesso si tratta di una forma di tratta e riduzione in schiavitù, e, dunque devono essere fatti tutti gli sforzi possibili per dare alle vittime possibilità di affrancamento e di tutela. "Vietare la prostituzione in strada – afferma il cartello delle nove associazioni - significa spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell`ordine e operatori sociali".
E ancora: "
Forse a pochi/e è venuto in mente che ora gli sfruttatori prenderanno le donne e le rinchiuderanno negli appartamenti e con tanti saluti ai controlli, specialmente per quanto riguarda soprattutto le minori vittime di tratta, alle ora quali viene preclusa ogni possibilità di scappare o chiedere aiuto.(...) E questo non può portare che a conseguenze negative soprattutto per le vittime – italiane e straniere - che resteranno nelle grinfie dei loro sfruttatori.
Chiudo (ché altrimenti, mi si dirà che anch'io faccio interventi "lunghi")con le parole dure ma reali di don Gallo ( a me vicine perché parla anch'egli di "invisibilità)""Sarà punito l'anello più debole, gli immigrati e le vittime dello sfruttamento e del racket. Mi chiedo come sia possibile fare una legge che va contro il principio di autodeterminazione in una civiltà fatta di principi liberali: non è pensabile punire chi decide liberamente di vendere il proprio corpo. L'unico aspetto criminale è lo sfruttamento. Ma questa legge punisce davvero lo sfruttamento? A me sembra piuttosto parte di una crociata che prevede che tutto ciò che è diverso deve essere reso invisibile". "In questo modo vengono calpestati gli articoli 2 e 3 della Costituzione - prosegue don Gallo - E'chiaro che quello della prostituzione è un problema che mi sta a cuore. Ma c'e' da chiedersi come mai aumenta la domanda? E' lo specchio della non educazione degli italiani. E allora quali opportunità si danno agli stessi clienti?".

Così invece di rendere visibili le vittime, le releghiamo alla clandestinità.
"Lontano dai nostri occhi". Appunto.

Lia G.

Anonimo ha detto...

C'è un errore ripetuto sovente da alcuni in questo sito, che si riassume nella seguente massima: siccome la legge non è perfetta, invece di perfezionarla bisognerebbe abolirla. In realtà, se ci fate caso, è un po' come il ragionamento dei bambini: o tutto e subito, o niente !

Sempre riguardo alla prostituzione, nessuno dice che il recente provvedimento sia "la soluzione" al problema. E invece si ragiona spesso, anche in questo caso, attribuendo agli altri quello che non hanno detto, secondo la miglior scuola di "pensiero" politica (non censuratemi, dico "politica" genericamente ...).

Ma anche se togliesse dalla strada il 10% di prostitute e clienti (verosimilmente molte e molti di più), la nuova normativa sarebbe pur sempre un sensibile e concreto MIGLIORAMENTO rispetto alla situazione attuale, con il solo aggravio per chi deve pronunciare sentenze ... per questo magari un pochino di "cottimo" non sarebbe poi male. Anche se non ci arriveremo mai, perché il principio in auge, e ribaditomi da Autorevoli fonti, è che la sentenza debba essere un "dotto" capolavoro di dottrina, magari lunga oltre dieci pagine ... anche se magari prima della sentenza arriva la prescrizione ! :)

Cinzia ha detto...

Io non so se ci sia una scala di valori del danno, per me sì.
In questa scala il Suo danno determinato dal fastidio di assistere ad "uno squallido mercimonio" non mi sembra affatto paragonabile al danno che subisce un individuo femmina (va meglio così?) che viene sfruttata non con un lavoro qualsiasi, ma con un mestiere che, per quanto si dica antico come il mondo, lede certamente un sano sviluppo psico-emotivo oltre a tenere in schiavitù degli esseri umani che avranno serie difficoltà a reintegrarsi o anche solo a superare un'esperienza tanto brutale.

Ma non basta, da e per il mercimonio provocato in strada da quelle femmine, a quanto scrive Lei si generano tutti i reati che ha elencato.
Incredibile, sono peggio della peste allora!
Per questo bisogna punirle con ammenda e galera se solo mettono il naso fuori, questo squallido mercimonio se lo facciano a casa loro, giusto? Lontano dalla sensibilità dei probi cittadini.
Occhio non vede cuore non duole.
E via.

Io invece sono dell'idea che siano gli individui maschi (vado bene così, no?!) che sfruttano la prostituzione a provocare tutti i reati che Lei riporta in elenco e senza alcun legame di volontà con le femmine in questione, che semmai spesso sono vittime di quei reati.

Quanto poi a sentirmi definire vetero-femminista farebbe ridere oltre ad inorridire tutte quelle femministe "toste" con cui mi sono scontrata negli anni passati all'interno dei collettivi, ma questo Lei non lo può sapere e se Le piace e La soddisfa definirmi così, s'accomodi pure.
Non mi offendo.

Umanamente (come persona intendo e non in quanto femmina) mi offende molto di più una frase come quella che ho riportato sul mio precedente post, anche se non mi riguarda personalmente.
Questione di sensibilità, che ci vuol fare, ognuno c'ha la sua.

Cordialmente

Anonimo ha detto...

Come "persona", invece, a me offende molto di più vedere tante "femmine" far carriera nei più disparati ambienti non certo per le proprie doti culturali !

E' qui che sta l'unica, grande, differenza fra (alcune) donne e gli uomini, la stessa differenza che spinge NOVE MILIONI di maschi italiani a frequentare le prostitute ! Differenza che nessuno potrà mai abrogare con una legge.

Tornando a noi, secondo Lei non derivano dal "mercimonio" per strada tutti quei reati, peggio, quelle infamie (sfruttamnto, schiavitù, droga, violenze, omicidi) che ho detto ?

Ne è veramente sicura ?

Spero quindi di essermi spiegato: il "fastidio" di cui dice non è certo la ragione prima dello scandalo: lo scandalo vero è che per cinquant'anni si sia tollerato il dilagare del fenomeno della malavita e dei mille reati gravissimi legati alla prostituzione "di strada" senza far niente !

Per questo approvo non tanto il contenuto del recente provvedimento, quanto il fatto che PER LA PRIMA VOLTA dopo cinquant'anni si è OSATO mutare le disposizioni in materia, andando alla radice del problema e punendo anche chi FREQUENTA le prostitute.

Spero soltanto che non si fermino qui.

Anonimo ha detto...

Scusate, se intervengo nuovamente, ma non ho potuto resistere dalle accuse (e qualche divertimento) che l'anonimo ha inviato a Cinzia,classificandola come "vetero-femminista". A parte che deve essere l'unico aggettivo che l'anonimo conosce e lo appioppa sempre, accecato dal suo 'rancore' di genere, esso, anonimo,scambia lucciole (tanto per restare in tema) per lanterne: sono io, la femminista, non Cinzia.Quindi, se caccia alle streghe deve essere,se la prenda con me. Un'altra cosa: sul serio, non capisco che voglia dire "vetero-femminista", visto che il femminismo, è attivo ed ancora una categoria storica come l'ecologismo, o i movimenti civili(No dal molin, per fare un esempio).Per cui, l'anonimo, dovrebbe prima documentarsi su cos'è il femminismo (meglio, i movimenti femministi visto che sono diversi) e poi se non si convince (come io presumo) cominci ad usare l'aggettivo vetero, anche per tutti gli altri movimenti. vetero-ecologista, vetero-pacifista, e così via...

Per anonimo delle o:55,che scrive: "la nuova normativa sarebbe pur sempre un sensibile e concreto MIGLIORAMENTO rispetto alla situazione attuale, con il solo aggravio per chi deve pronunciare sentenze ..."dovrebbe spiegare perché questo ddl, porterebbe un "MIGLIORAMENTO", dato che più(della mia umile persona)autorevoli soggetti come don Gallo, o don Ciotti, ne hanno sottolineato il carattere punitivo. Tutti illustri personaggi "della miglior scuola di "pensiero" politica"?

Lia G.

Anonimo ha detto...

Cara Lia,

Provi a domandarsi se c'è qualcuno che in questa sede manifesta apertamente, anziché limitarsi a covarli, i propri personalissimi rancori.

Provi a guardare se c'è qualcuno che immancabilmente "predica" lezioni di vita agli altri e non mette mai in discussione le verità apodittiche che enuncia dogmaticamente, quasi a mo' di "slogan".

Si guardi attorno, quindi, e possibilmente faccia anche un giro completo, di 360°.

Ecologisti, pacifisti, femministi ... tutti "isti", che fa rima, appunto, con "tristi".

Perché una caratteristica fondamentale di chi la pensa come costoro è l'intriseca tristezza, fateci caso, accompagnata quasi sempre da un'ironia pesante, antipatica e, soprattutto, oltremodo presuntuosa.

Per quelli che sono in buona fede ciò deriva dall'equivoco fondamentale di credere che esistano "valori" assoluti nella politica, piuttosto che nella morale.

E' una vecchia storia, nata con la rivoluzione massonica francese, proseguita con l'idealismo, degenerata con il comunismo, il fascismo e il nazismo, quindi assorbita e mercificata dal capitalismo, sulla quale non merita insistere più di tanto.

Per quelli che invece non sono in buona fede, ciò deriva da altre delusioni, molto più "concrete" !

D'altra parte, siamo un paese libero, e ognuno può rovinarsi la vita come meglio crede.

L'importante è che non pretenda di rovinarla anche agli altri. :)

Mauro ha detto...

Senza voler aggiungere altre polemiche "Gatto...pardiane", vorrei riportare la discussione alle origini...altrimenti uscita dal "semina...rio" per cui alcuni "seminaristi" (studiosi/ricercatori della materia?) discettano su come affrontare e risolvere un problema "antico", annoso e scabroso, con una soluzione anti-Merlin: che fu un sussulto della morale di Stato, come peraltro 20 anni dopo fu la 180 di Basaglia; per la serie, però, "il medico studia mentre l'ammalato muore". E poi sotto emergenza il "Csm" attua il Tso: tale è quello della Carfagna, anche da un punto di vista medico, visto che viene a ledere l'integrità psichica, d'ambo i contraenti, e non solo nel caso i "rei"venissero sorpresi e sanzionati. Basta ricordare il caso dell'autovelox che fece scoprire l'onorevole con l'amante, per non parlare del/i caso/i "Mele...nse/i"...che Cesa voleva risolvere con un aumento di paga ai parlamentari...? Ma la coerenza che B. Croce (chissà oggi, in vista dell'esperimento scientifico con l'accelleratore di particelle, se avrebbe detto che la scienza sforna ricette da cucina..."lorda" come quella della politica?) invocava in politica svanirà e fallirà anche questa volta.

E di coerenza, appunto, vorrei parlare in merito alla posizione espressa più volte da Violante: che almeno da 11 anni è la stessa. Non so come la pensi oggi il tagliente Francesco Merlo (da tempo alla Repubblica...con D'Avanzo), ma di certo nel 97, sulla "obbligatorietà dell'azione penale" - polemizzando sul caso del bambino lasciato, e morto, in auto dal padre in una giornata infuocata a Palermo e sul prof. di Monza che aveva staccato la spina del respiratore che teneva in "vita" la moglie, in ospedale - sosteneva la tesi dell'allora Pres. della Camera Violante ("...un'ipocrisia, una finzione nazionale"); talché il titolo dell'articolo era: GIUSTIZIA "Ben detto Violante: quante ipocrisie..."...che conclude: "Ci sono casi che dimostrano che l'esercizio di non scegliere, di non intervenire dovrebbe addirittura essere previsto, reso obbligatorio, perché la realtà a volte è troppo feroce e troppa ingenua per il codice che non può diventare un'ossessione teologale, una smania tignosa che aggiunge male al male, sofferenza alla sofferenza, ingiustizia all'ingiustizia.".

E 2 anni dopo: "no all'arresto dopo la condanna di 1° grado anche perché oggi al posto dei 3 giudici vi è un monocratico..." ; e "...i cittadini hanno bisogno di sicurezza...sì al braccialetto elettronico, la polizia non riesce a fare i controlli sui domiciliari...".

Nel 2002, da capogruppo Ds alla Camera ribatte al min. Castelli che era impossibile "dialogare" solo sulle "chiacchiere", mentre sulla reparazione delle carriere fa accenno e si ritiene favorevole ad "un'accentuazione della distinzione delle funzioni".----
Mah! Chi vivrà vedrà: abbiamo vissuto (sin'ora!) ma non abbiamo visto nulla...di nuovo...E questi non parlano (dico, parlare) nemmeno dei 5 anni di durata massima dei ...di Mastella che almeno voleva chiudere un paio di tribunali del mio circondario; uno di sicuro andrebbe chiuso: e non per la carenza di...tutto: carta, uff.li giudiziari...("inbucalettere lacunose" o del tutto non notificate quando occorre), cancellieri e segretarie...(depistanti, che instillano cattiverie e veleni alla giudice monocratica...che fa il gup a sua discrezionalità e che emette sentenza l'unica volta che non ti presenti - e tutti d'accordo a non comunicartelo - e se uno nel viaggiare finisce in un burrone...ma allora perché chiedete il numero del telefono? - compreso l'avv. - "morte"...così li chiamano in Usa - che promette di fare il ricorso e non lo fa! ?), giudici...(nel civile c'è anche il giudice che ti porta assente quando eri l'unico presente - e con 2 avvocati che possono, dovrebbero, testimoniarlo - per farne una seconda a tua insaputa, con la controparte presente, naturalmente: l'unica volta!?...è di prassi? Altro che "separazioni" vecchie e nuove: meglio il "man...rovescio" (gli schiaffi da caserma di una volta?) del poliziotto o la "man...chevole", complicata, logorroica "costruzione" di un castello accusatorio che si sgretolerà strada facendo?...a secondo di chi s'incontra sul lungo e tortuoso percorso...che poi resta coperto dal segreto istruttorio; specie se ad indagare su di un maresciallo si mette ("il lupo per compare") un tenente dell'arma. Inutile dire se si tratta di un avvocato e/o giudice o pm. Con tutta onestà però devo dire che l'unica volta che sono stato invitato a confermare quanto da me esposto alla Procura, fu un maresciallo della polizia g. a rilevare che il pm non aveva invece chiamato a rispondere il vero responsabile della controversia, "persona di fiducia dell'attore" (a detta del giudice unico/Goa/Got/, ?...che - non - ha "firmato" la sentenza avallata dal pm e dal cancelliere capo...che, però, non sa delle voci scandalose elencate dall'avvocato "vincente" che ha incassato l'intera somma - arrotondata per eccesso - dalle mani di 3 giovani rilasciando una ricevuta con su scritto "transazione..."!?), della controparte! Mauro C.