«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 16 settembre 2008

Una giustizia privatizzata



di Montesquieu


da Europa del 16 settembre 2008

Con una chiarezza che è un dono di natura e una sincerità che deriva dalla sicurezza, il capo del governo ha illustrato la “sua” riforma della giustizia.

Gli sono bastati cinque minuti o poco più; le parole, trasparenti, erano accompagnate da gesti plastici, a dimostrare chi saliva e chi scendeva, chi si rafforzava e chi si indeboliva.

Nessun articolo di stampa – certo non questo – nessun intervento parlamentare, nessun disegno di legge darà la sensazione di determinata nitidezza di obiettivi e di strumenti che davano quelle parole e i gesti che le accompagnavano e le avvolgevano.

Questa è, per il capo del governo, la riforma della legislatura, quella che non gli viene chiesta da nessuno, quella su cui i margini di trattativa sono inesistenti, quella che segna il confine tra garantisti e giustizialisti.

Per chi di giustizia si occupa per professione – politica, legale o entrambe le cose – ma anche per i cittadini tutti, potenziali utenti della giustizia, e reali utenti del voto popolare, un documento utile di cui, se possibile, munirsi.

Per cominciare, e fin qui nulla di inatteso, le parti del procedimento passano platealmente da due a tre: l’accusa, che d’ora in poi sarà improprio chiamare pubblica; la difesa legale; al di sopra, il giudice.

La filosofia è quella della sostanziale privatizzazione della funzione accusatoria, che rimarrà in capo ad uno stato arcigno per quanto riguarda mezzi (personali) e strumenti (funzionali ).

La vera disparità con la difesa si realizzerà in relazione alle facoltà finanziarie, sociali e informative del cliente, e potrà diventare una disparità dirimente.

L’altro datore di lavoro, quello pubblico, diventa l’anello debole della catena, specie se la parte privata dovesse trovarsi investita di una funzione istituzionale, quale quella legislativa, o di governo – o le due insieme – o politica. E, quindi, un ruolo di influenza se non di indirizzo dell’attività inquirente, come si ipotizza.

La separazione avviene tra le due carriere (e rispettive funzioni) magistratuali, da un lato, con l’obiettivo di indebolimento di quella inquirente, il cui titolare – sono le parole onestissime del capo del governo – «dovrà dare del lei all’ex collega (e potenziale complice, sembra sotteso) giudice»; volendo conferire con il quale, dovrà prendere regolare appuntamento.

Ma la separazione avviene anche tra cliente e cliente, in relazione alla capacità di avvalersi della procurata, sotto il profilo normativo ma anche psicologico, debolezza funzionale, strumentale e sociale dell’accusa.

Si può anche comprendere, in questo mutato quadro, l’affievolimento del rapporto tra parte inquirente – smettiamola di chiamarlo magistrato, e abituiamoci a definirlo, come suggerisce autorevolmente il capo del governo, avvocato dell’accusa – e funzione di polizia giudiziaria, secondo una ricostruzione giornalistica di questi giorni che si accende delle parole e della chiarezza di obiettivi espressa dal presidente del consiglio.

Non una parola – significa minore interesse? – per le esigenze della giustizia civile, secondo gli addetti ai lavori la più malconcia; non una parola in ordine alla riduzione della durata dei processi, che risentirà dei mutati rapporti di forza tra le parti.

Non un riconoscimento dell’utilità pubblica, anche ai fini della sicurezza collettiva, della funzione dell’accusa, ma piuttosto una sostanziale equiparazione tra interesse dello Stato-comunità e del cittadino imputato.

E un indiretto collegamento tra le due funzioni più autonome e potenzialmente più forti, funzione di difesa e funzione giudicante.

Merita riconoscimento la chiarezza senza reticenze del capo del governo, così come la sua franchezza.

Ma entrambe meritano una riflessione attenta degli addetti ai lavori, per le ripercussioni sul nostro assetto costituzionale in tema di assetto della giurisdizione.

I sistemi istituzionali sono organismi integrali, che non sopportano trapianti parziali, come invece la sconnessione del nostro ordinamento ci fa troppo spesso ipotizzare.

La nostra politica costituzionale tende a sognare mostri costituzionali, in cui convivano il sistema elettorale tedesco (o spagnolo), con il semipresidenzialismo francese piuttosto che con il premierato di uno sfortunato esperimento addirittura israeliano, fermo restando il nostro irrinunciabile sistema parlamentare. Arlecchino e la sua Costituzione.

Così, per il sistema giudiziario, se lo si vuole importare, lo si importa con, quantomeno, un bilanciamento di pesi e contrappesi che non è proprio il nostro forte, o il nostro vanto.

Con la consapevolezza che lo spoils system è l’opposto della nostra artigianale consuetudine di lottizzare tutto e tutti.

Con la disponibilità a prendere, da certi ordinamenti, forme di rigore che impongono l’obbligo delle dimissioni dal governo per mancato versamento di contributi al maggiordomo.

Il tutto senza ridere.


8 commenti:

tanino ferri ha detto...

"Chiarezza senza reticenze del Capo del governo".

E' chiaro, chiarissimo... e se lo può permettere.
Il suo indice di gradimento è al 60%, l'opposizione cala nei sondaggi, è sempre più disorganizzata ed oggettivamente antipatica.
Mai stato così forte.
Anche nella faccenda Alitalia, è riuscito a vendere per ragù alla bolognese una cattiva conserva di pomidoro importata dalla Cina.
Solo una cosa Gli si può mettere di traverso: qualche inchiesta che possa procurare scandalo.
Ed allora, adesso o mai più, organizzerà il potere giudiziario in modo tale che non possa mai più interferire con lui ed il suo staff.
E siccome, nonostante tutto, un qualcosa ancora lo teme, distrae l'opinione pubblica, anche la più qualificata, spingendola a parlare di "Misure contro la prostituzione", che a Lui non gliene può fregare di meno e di cui tutti siamo consapevoli che nessuna norma di legge riuscirà in qual modo a modificare (neanche per strada).
Invece proprio su questo l'opinione pubblica deve essere allertata: bisogna organizzare la linea Maginot, per la difesa estrema delle autonomie nel Sistema (magistratura, stampa); e sperando che a noi vada meglio della Francia.

Anonimo ha detto...

Cioè ma non gli basta?
Si è messo al riparo dal carcere per l'intera legislatura e, una volta finita, avrà un'età per cui non finirebbe mai dentro.
Basta, un limite anche all'indecenza ci dovrebbe essere, questa persona sta smontando un paese, già di per se così fragile sotto il punto di vista della legalità.
Non ho parole, gli italiani si sono proprio rincretiniti, come le chiacchiere da bar sul calcio dove ognuno dice la sua pur essendo incompetente, così se uno prova a fornirgli una via per informarsi preferiscono liquidarti con uno slogan e affibbiando la colpa della situazione della giustizia odierna solo ai magistrati.
Non bisogna essere laureati in giurisprudenza per arrivare a capire che le leggi le fanno i politici....mah, forse saremmo dovuti arrivare alla democrazia con le nostre mani, ci ha fatto male ed ecco il risultato, non eravamo e siamo maturi...chiudo citando Churchill a riguardo: "Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti..."

Anonimo ha detto...

Ma come, vuoi organizzare una "difesa" e, tra tutte quelle possibili, scegli proprio la linea Maginot ? E speri che vada meglio della Francia ? Ottimista ...

tanino ferri ha detto...

Ad anonimo delle 15:14.
Pur nella consapevolezza dell'inutilità della resistenza l'estrema difesa salverà almeno il nostro onore.
Cosa vuole? con i concittadini che mi ritrovo sarebbe pura utopia sperare di fermare, oggi ed in queste condizioni, le orde, che...

Vittorio Ferraro ha detto...

Sempre sul ruolo del PM e
sull'esercizio dell'azione pubblica è interessante la lettura della relazione che il prof. Giuseppe Ugo Rescigno fece nel 2004al convegno dell'Associazione Italiana dei Costituzionalisti.

La lettura della relazione prenderà pò di tempo; ma ne vale la pena.

La potete trovare al sito www.associazionedeicostituzionalisti.it/materiali/convegni/aic200410/rescigno.htlm

caesare ha detto...

Il principio su cui si basa la riforma della giustizia berlusconiana penso possa essere sintetizzato in modo abbastanza semplice: garantire l’impunità alle oligarchie politico/economiche del paese in modo che esse non debbano rispondere della loro scellerata gestione politico/amministrativa dello Stato.

Tutto ciò è funzionale all’involuzione autoritaria nella gestione politica della società. Le principali componenti di questo progetto sono: controllo a tappeto del consenso popolare attraverso il monopolio mediatico; depotenziamento della funzione requirente del PM.

Da ciò ne deriva l’incistamento nelle istituzioni di un’oligarchia corrotta e l’eliminazione di qualsiasi possibilità di ricambio politico e di mobilità sociale. La costituzione di una società piramidale, con una base formata da indigenti incapaci di promuovere efficacemente le istanze politiche ed un vertice intoccabile e garantito dall’impunità, è il fine dell’attuale processo politico. Se il processo non verrà fermato la struttura politica che si determinerà da qui a 5/10 anni sarà motivo di grande sofferenza per gli italiani.

Sperando di non andare molto fuori tema rispetto al post in cui scrivo, riporto il testo dell’art. 3, comma 1, del decreto-legge 28 agosto 2008, n. 134, “Disposizioni urgenti in materia di ristrutturazione di grandi imprese in crisi”, nel quale mi sembra possa essere ulteriormente colto il principio a cui si ispira l’idea berlusconiana di giustizia (appunto l’impunità).

Tale articolo, come tutti potete valutare, istituisce un’impunità generalizzate nei confronti degli amministratori, a tutti i livelli, dell’azienda Alitalia. Come nella migliore tradizione della legislazione berlusconiana, tale impunità decorre dal 18 luglio 2007. Fissazione del tutto arbitraria del termine.

Quindi le responsabilità di qualsiasi tipo non potranno essere addossate alle persone che effettivamente hanno brigato per distruggere Alitalia. Mentre i lavoratori (piloti, operai, hostess, ecc.) sconteranno le responsabilità della cattiva gestione degli amministratori in termini di minore stipendio se non di perdita sostanziale del posto di lavoro. Gli alti amministratori e manager di Alitalia ne usciranno completamente puliti, con qualche bel gruzzoletto in più in tasca e pronti per nuove avventure in altre società da spolpare e su cui lucrare.

Questa è (A)l’Italia di Berlusconi, il cui principio politico risiede nell’impunità dell’oligarchia e dei suoi più prossimi sodali. A voi il testo dell’articolo:

“In relazione ai comportamenti, atti e provvedimenti che siano stati posti in
essere dal 18 luglio 2007 fino alla data di entrata in vigore del presente decreto al fine
di garantire la continuità aziendale di Alitalia-Linee aeree italiane S.p.A., nonché di
Alitalia Servizi S.p.A. e delle società da queste controllate, in considerazione del
preminente interesse pubblico alla necessità di assicurare il servizio pubblico di
trasporto aereo passeggeri e merci in Italia, in particolare nei collegamenti con le aree
periferiche, la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai
componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione dei documenti
contabili societari, è posta a carico esclusivamente delle predette società. Negli stessi
limiti è esclusa la responsabilità amministrativa-contabile dei citati soggetti, dei
pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari di incarichi pubblici. Lo
svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo, nonché di sindaco o
di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari nelle società
indicate nel primo periodo non può costituire motivo per ritenere insussistente, in capo
ai soggetti interessati, il possesso dei requisiti di professionalità richiesti per lo svolgimento delle predette funzioni in altre società.”

La Redazione ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
La Redazione ha detto...

Un concreto esempio dei rischi connessi alla "privatizzazione" della funzione punitiva statuale:

http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ferrara/2008/09/18/119058-finanza_sequestra_autovelox.shtml