«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 29 maggio 2008

Metropoli, paura e criminalità


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di Silvio Liotta
(Consulente per le politiche di sviluppo regionale)




Ciclicamente si assiste all’inseguirsi di notizie di atti di violenza che, amplificati dal tam tam mediatico, generano una paura diffusa, un senso di impotenza, uno shock ed altrettanta violenza cieca.

E come evidenziato da recenti accadimenti (Verona, Roma, Napoli e non solo), si produce un circolo vizioso alimentato da atti di violenza che si auto legittimano ed accrescono l’ansia e la paura.

Le vie più battute per attenuare il senso di insicurezza, di confusa paura, sono quelle più sbrigative, quelle che insomma possono in breve tempo lenire il senso di ansia che ci rende incapaci di vivere i luoghi delle nostre città; di quei grandi agglomerati urbani – dove vive circa l’80% degli abitanti del pianeta – spesso privi delle condizioni che garantiscono la vita di comunità in un quadro di stabilità sociale ed economica.

Le “vie sbrigative” però non possono essere risolutive né del senso di insicurezza che coinvolge molti cittadini né della violenza criminale di cui spesso le metropoli sono la ribalta. Al contrario esse alimentano il circolo vizioso della violenza.

Nelle grandi città, e in particolare nelle periferie, la mancanza di reti solidaristiche diffuse “individualizza” le paure e rende “ancora più angosciante la percezione del rischio derivante dalla criminalità urbana” (Giuseppe Roma, Direttore generale Censis, a questo link) .

E così ci si trova ad affrontare le paure (spesso alimentate dai politici alla ricerca di voti e dall’informazione televisiva) da soli, coltivando il senso dell’imprevedibilità dell’azione altrui. “L’ansia viene gestita in solitudine, mentre in passato le grandi paure (povertà, disoccupazione, malattia, etc.) erano collettive”.

Il senso di paura e disorientamento ha così il sopravvento. Insomma, non proprio L’Urlo di Munch ma lo sgomento urbano gli somiglia molto.

Le aree metropolitane, così come storicamente si sono sviluppate dal punto di vista sociale ed urbano, hanno mostrato la loro incapacità a fornire strumenti adeguati per gestire le paure e prevenire le minacce.

Le metropoli sono grandi sacche di marginalità, le loro periferie scontano un modello insediativo che concentra il disagio sociale in aree prive di infrastrutture di collegamento, servizi e opportunità di lavoro.

La povertà e la disintegrazione delle relazioni sociali diffuse che tali modelli insediativi generano, immiserisce le condizioni di vita materiale provocando da una parte violenza, dall’altra paura.

I fenomeni della migrazione, propri di tutte le Metropoli del globo ed aggravati dall’aumento delle condizioni di povertà a livello mondiale, acuiscono la percezione di questi problemi.

Tali problemi sono inoltre accresciuti dalle dinamiche della globalizzazione, attraverso il processo di concentrazione, da una parte di ricchezze e privilegi, dall’altra di povertà.

Così, in particolare nelle grandi città, il reddito tende a concentrarsi ai livelli più alti del sistema sociale, generando ai livelli più bassi povertà/miseria e dipendenza, concentrate spesso nelle periferie.

In sostanza nella metropoli si sfilacciano le reti sociali di solidarietà diffusa e si affermano sistemi clanistici chiusi, non comunicanti, con una forte identità definita in contrasto con l’esterno.

Se a ciò si aggiunge il degrado della vita materiale indotta dal processo di concentrazione/accumulazione della ricchezza, non è difficile immaginare l’aumento del senso di paura, “individualizzato” o vissuto in ristretti gruppi a solidarietà chiusa (caso Verona).

Sulla base delle statistiche più recenti (2007), la percezione di più diffusa insicurezza si avverte in città come Atene (33%dei cittadini), Lisbona (31%), Marsiglia (30%) e Napoli (29%), mentre la sicurezza si percepisce più elevata nelle città dove migliore è la qualità della vita: Stoccolma, Helsinki, Vienna, Monaco, Barcellona. Londra risulterebbe nel 2005 la megalopoli con maggior numero di vittime di reati predatori tipicamente urbani con il 32% della popolazione colpita, mentre sono più bassi i valori di Roma (17%) e Parigi (18%), dove le relazioni sociali sono relativamente più strutturate. In Italia i reati che creano maggiore allarme sociale - quali omicidi, scippi, furti d’auto - vedono ai primi posti Napoli, Catania e Bari, ossia le aree urbane a maggiore concentrazione di disagio socioeconomico.

Il 7 maggio scorso è stato presentato a Roma l’ultimo rapporto dell’Istat, “100 statistiche per il Paese”, dove si registra, in un arco temporale di otto anni, una diminuzione del numero di delitti in Italia: dal 13,1 al 10,3 per milione di abitanti. Inoltre rispetto alla media europea, l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di morti violente, collocandosi al di sotto della media europea con 14 delitti per milione di abitanti, mentre le ex repubbliche russe del Baltico, Lituania, Estonia e Lettonia, detengono il record negativo.

Nonostante però in Italia l’incidenza dei reati in genere sia minore rispetto ad altre situazioni nazionali europee, la criminalità preoccupa il 58,7% dei cittadini; più della metà degli italiani.

Le altre fonti di angoscia sono la disoccupazione, indicata dal 70,1% della popolazione e la povertà, che negli ultimi anni ha accresciuto la sua rilevanza come problema nella percezione dei cittadini: dal 17,0% nel 2000 al 29,4% al 2007, con un incremento di 12,4 punti percentuali (i dati a questo link) .

Da una prima lettura delle statistiche riportate sembrerebbe che la percezione dell’insicurezza sia maggiormente correlata al degrado delle condizioni di vita (povertà, mancanza di opportunità di crescita professionale, inefficienza delle strutture deputate al presidio della legalità, ecc.) piuttosto che all’effettiva presenza di atti di violenza criminale.

Dunque il senso di paura, di insicurezza che ci attanaglia dovrà essere indagato sotto qualche altro profilo, in quanto anche se gli atti di “violenza criminale” tendono a diminuire, come nel caso dell’Italia, le paure ed il senso di insicurezza tendono ad aumentare. Ciò induce quindi a pensare alla mancanza di correlazione significativa tra criminalità e senso di insicurezza.

Gran parte della paura, quindi potrebbe essere spiegata dal degrado e dalla minaccia alla stabilità dell’ordine sociale.

Z. Bauman nel suo saggio “Paura liquida” considera le paure derivate da tre principali tipologie di pericoli, che il modello metropolitano sembrerebbe amplificare.

Tali pericoli riguardano: “la minaccia al corpo ed agli averi”; “la minaccia alla stabilità ed affidabilità dell’ordine sociale da cui dipendono la sicurezza del proprio sostentamento (reddito, lavoro)[…]; “la minaccia alla propria collocazione nel mondo, ossia alla posizione nella gerarchia sociale, all’identità (di classe, genere, etnia, religione) che più in generale espone alla possibilità di essere umiliati ed esclusi a livello sociale”.

Tuttavia, secondo Bauman, la paura prodotta dai pericoli richiamati risulta in un certo senso da essi “sganciata”.

Chi infatti è afflitto dal senso di paura può metterlo in relazione ad uno qualsiasi dei tre tipi di pericoli a prescindere dal loro effettivo peso.

E così le reazioni difensive/aggressive volte ad attenuare la paura possono essere indirizzate verso i pericoli meno responsabili del senso di insicurezza.

Nelle metropoli, così come al livello nazionale, le elites politiche riescono difficilmente a controllare le minacce alla stabilità dell’ordine sociale (inteso come sicurezza socio-economica) ed alla identità – indotte rispettivamente dal degrado della qualità della vita e dallo sfilacciamento delle relazioni sociali – e così, con l’appoggio dei media compiacenti e grazie ad efficaci strumentalizzazioni, enfatizzano le minacce rivolte alla incolumità personale, proponendo metodi repressivi per scongiurarle.

Ed ecco che vengono continuamente “prodotte” nuove emergenze, intese come “situazioni eccezionali e abnormi destinate a suscitare paure e preoccupazione generale”.

La politica fa sempre più frequentemente ricorso alla categoria dell’emergenza in quanto quest’ultima rappresenta l’unico mezzo per conquistare spazio e legittimazione, a fronte di una crescente incapacità ad affrontare i nodi strutturali delle società del XXI secolo.

Le forze di destra, cavalcando l’emergenza auto-prodotta, amplificano i pericoli relativi alle minacce alla persona ed agli averi e propongono approcci del tipo “tolleranza zero” à la Rudolph Giuliani.

Questo approccio ha la funzione di permettere “agli aspiranti leader o ai dirigenti in carica di riaffermare la capacità d’azione dello Stato, nel momento in cui dichiarano unanimemente la sua impotenza in materia economica e sociale (cfr questo link). La canonizzazione del «diritto alla sicurezza» è in correlazione diretta con l’accantonamento del diritto al lavoro, iscritto nella Costituzione ma vanificato dal perpetuarsi della disoccupazione di massa e dalla crescente diffusione del precariato, cioè dalla negazione di ogni sicurezza di vita a un numero sempre maggiore di persone”.

Per i media – e in particolare per i politici di destra – la percezione dell’insicurezza deriva sempre dalla violenza urbana, quasi mai dalla precarietà, dall’educazione, dal salario.

E così si propongono spropositati aumenti della spesa per il mantenimento dell’ordine sociale mediante la forza, con la conseguente diminuzione di risorse assegnate alle politiche di carattere sociale.

Le forze di sinistra, pur sembrando più coscienti della complessità dei fenomeni che generano le “paure metropolitane” e la conseguente escalation di violenza e criminalità, sono incapaci di affrontare questi problemi attraverso politiche finalizzate a generare condivisione di valori civici, perequazione economica e sviluppo sociale.

Nel caso italiano, provvedimenti come l’indulto che ha prodotto un’impennata di alcune tipologie di crimine – tra cui per esempio le rapine in banca (cfr questo link) – dimostrano la profonda incoerenza con cui si approccia il problema della criminalità.

Questa incoerenza appare ancora più stridente se si mettono a confronto i messaggi elettoralistici proposti dalle forze di destra, divenute paladine della sicurezza e della legalità, con gli interventi concreti e con l’entusiasmo parlamentare nel votare leggi, come appunto l’indulto, che in ultima analisi determinano maggiore insicurezza ed ostacoli al normale corso dell’attività giudiziaria (a questo link è possibile prende visione dei parlamentari che hanno espresso il proprio voto favorevole all’indulto) .

Con tutto questo non si vuole sminuire l’importanza del fatto che la criminalità urbana sia diventata un punto dell’agenda politica, in quanto la vivibilità delle città è condizione dello sviluppo civile.

Tuttavia le politiche da realizzare per conseguire risultati duraturi implicano un intervento complesso, volto a rispondere contemporaneamente a più criticità.

Secondo alcuni studi i tre principali “strumenti” da adottare sono: il rafforzamento della cultura della legalità, lo sviluppo economico equilibrato, la sicurezza dei cittadini.

Per quanto riguarda il primo “strumento” occorre, in particolare, che dalle forze politiche - sia di destra che di sinistra - sia coltivata, al di là delle occasioni elettoralistiche del momento, una cultura della legalità a tutti i livelli, in particolare quello politico-amministrativo.

D’altro canto occorre perseguire una maggiore equità economica e promuovere processi di integrazione sociale.

In ultimo, la sicurezza dei cittadini dovrebbe essere perseguita attraverso interventi di sistema volti alla protezione territoriale (ossia la messa in sicurezza delle città e dei quartieri con il presidio delle istituzioni) e alla maggiore efficienza del sistema della giustizia, in modo da garantire la certezza della pena.

Su quest’ultimo punto sarebbe utile ricordare che è dimostrato da risultati di ricerca che l’efficacia della sanzione non dipende dalla sua quantità, ma dalla velocità della sua applicazione. Se i processi non si concludono con una sanzione effettiva, qualsiasi politica per la sicurezza viene vanificata.

Quindi occorre assicurare al sistema giudiziario le risorse e gli strumenti necessari perché possa funzionare nel modo migliore (evitando di delegittimarlo).

Tuttavia senza un ruolo attivo dei cittadini, senza una condivisione di valori civici, senza lo sviluppo di reti solidali, sarà difficile lenire il senso di insicurezza, la paura dell’altro ed invertire il circolo vizioso della violenza.

In fondo “la disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile” (Corrado Alvaro).


11 commenti:

Anonimo ha detto...

Se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sui fini strumentali del cavalcare il tema della sicurezza, dell'assumere la violenza di genere quale priorità del governo,Tremonti,li ha eliminati del tutto:


"L’ultima trovata del governo è una delle più vergognose. Spulciando i complicati numeri relativi alle misure finanziarie per il taglio dell’Ici si scopre infatti che tra i capitoli di spesa tagliati per recuperare soldi c’è pure il Fondo per le donne vittime di violenza. Lo aveva istituito Prodi nell’ultima finanziaria: 20 milioni di euro destinati al sostegno delle vittime e alla prevenzione."

Questo il comunicato dell'Arcidonna sul taglio dei fondi:

Vergognosa mossa finanziaria che offende milioni di vittime

Spazzati via venti milioni dal Fondo per la lotta alla violenza sulle donne. La decisione del Governo per recuperare i soldi dell'Ici getta al vento il lavoro dei centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattante, per lo più straniere, con bambini piccoli.

“Una vergognosa mossa finanziaria che offende i milioni di donne che nel corso della loro vita hanno subito violenze”.
Così Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, commenta la decisione del Governo di tagliare il Fondo per la lotta alla violenza alle donne previsto dalla Finanziaria 2008 per coprire il taglio dell'Ici.
"Da un lato si proclama la tolleranza zero per reprimere le violenze – continua la presidente – dall’altro si vanificano gli sforzi di chi opera sul territorio per contrastare concretamente questo fenomeno, che, voglio ricordare, riguarda solo in minima parte i crimini commessi dai migranti: è all’interno della famiglia, infatti, che avviene la stragrande maggioranza delle violenze sulle donne. Tagliare i soldi a chi conosce il problema e sa come affrontarlo senza cercare la grancassa mediatica è un gesto che dimostra ignoranza e cinismo, frutto di una cultura retrograda che questo governo sembra voler continuare a promuovere”.
La Ajovalasit conclude parlando dell’appello che Arcidonna ha promosso per “l’approvazione della legge contro la violenza sulle donne. Ad oggi abbiamo una normativa in materia carente – prosegue – Invece di tagliare i fondi, il governo dovrebbe pensare a questo grave vuoto legislativo. Se non lo farà il governo, lo faremo noi, portando all’attenzione del Parlamento le migliaia di firme che abbiamo fin qui raccolto col nostro appello”.

da arcidonna.it


Lia G.

Il cane di Jack ha detto...

Sono periodi in cui si sente più acuto il peso della propria impotenza. Impotenza a cambiare il corso della propria vita, impotenza a cambiare il corso degli eventi. Eppure in questa generalizzata sensazione di disastro imminente, esiste un lato positivo e produttivo: quando si sente che il proprio mondo sta per crollare, mentre di là, in tv, tutti cantano e ridono come cantavano e ridevano i passeggeri del Titanic, qualcuno comincia a dire le cose come stanno: un senso profetico si diffonde.
Il problema della sicurezza le forze politiche che dovevano essere più illuminate da questo punto di vista, e cioè i cattolici e i "sinistri", non lo hanno voluto vedere. Si sono lasciati scippare il tema da coloro, che grazie anche a una pletora di giornalisti-camerieri, sono riusciti a inoculare nella gente paura e odio razziale. L'articolo di Silvio Leotta è illuminante: come in un gigantesco e collettivo transfert, finiamo per vedere nello straniero o nel diverso, la personalizzazione di tutti i mali. Per esempio tornano a diffondersi antiche leggende metropolitane come quella dei rom che rubano i bambini. Paradossalmente i rom non costituiscono nemmeno lontanamente il maggiore dei nostri problemi: io non ho mai sentito parlare di alcuna mafia rom, per esempio. Eppure nella percezione comune sono considerati come il paradigma dello straniero invasore, brutto sporco, cattivo e, anche, ladro di bambini.
Si vede che abbiamo smesso di pensare. Alla fine di una giornata in cui abbiamo cercato inutilmente di trovare il bandolo della matassa, abbiamo voglia di prendercela con il primo che capita. Purché sia debole però, purché non ci metta ancora più paura della rabbia che abbiamo in corpo.
Saluti cari a tutti.
I

salvatore d'urso ha detto...

Berlusconi minaccia la magistratura campana...

dice che non si devono ripetere intromissioni delle varie procure sulla questione dei rifiuti...

che siamo in dittatura e alla fine totale dello stato di diritto?...

Vincenzo Scavello ha detto...

Mi dispiace, davvero "contraddire" la carissima Lia G. del 29 Maggio, ore 23:38.

Mi dispiace per lei, sono "serissimo", saprebbe dirmi a cosa mai dovrebbero servire i 20 milioni di euro, dal momento che tutti gli stupratori rumeni e albanesi saranno cacciati dall'Italia?
A giorni arriveranno altre centinaia di milioni per la soppressione dei poliziotti di quartiere e di buona parte delle forze dell'ordine, dal momento che sono già state costituite efficientissime ronde di quartiere, che non costano assolutamente niente (agiscono su basi volontarie).
Arriveranno altri bei soldini per il pensionamento forzato di quei Magistrati che utilizzano la Giustizia ad orologeria, proprio come quelli di Napoli che, sistematicamente, se la prendono con poveri funzionari, Prefetti e politici che, nella Campania, in questi anni, hanno operato con molto impegno e molta dedizione.

E' inutile, quindi, prendersela con Tremonti! Cosa avrebbe dovuto fare -LUI- se il suo Governo ha deciso di far fuori tutti gli stupratori?

Ah, questo assistenzialismo da strapazzo!

Non è che incominciate ad avere già nostalgia dei Rumeni?
Le cose sono cambiate: niente stupratori, niente soldi!

E che diamine!!!!!

Un Abbraccio
(a Lia G. e tutte le donne vittime di violenza)

salvatore d'urso ha detto...

LETTERA A GIORGIO NAPOLITANO:

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Le ultime dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi mi lasciano esterefatto...

Come può un primo ministro indire la fine dello stato di diritto e l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge facendosi scudo dell'emergenza rifiuti in campania?

Come può un Presidente della Repubblica fare da spalla a delle scelte scellerate per far fronte ad un problema così tragico rischiando di peggiorare negli anni a venire la situazione disastrosa in cui verte la mia regione?

Si sta legalizzando con quel decreto legge ciò che prima era illegale... e le ricordo che in nessun altra regione avviene ciò che sta accadendo in Campania, come le soluzioni adottate sono talmente sciatte che nessun paese europeo è sceso a quei livelli nel trattare i rifiuti.

Le soluzioni caro presidente vanno discusse con i cittadini e vanno prese prima di emettere un qualsiasi decreto governativo... di tempo ne avete avuto... 15 anni signor presidente e non sarà mai tardi per discutere coi cittadini per trovare soluzioni ottimali nel risolvere il problema, poichè di soluzioni ce ne sono e i cittadini stessi le stanno proponendo, ma voi (casta) non siete disposti ad ascoltarli.

Le inchieste della magistratura dovrebbero farvi riflettere come hanno fatto riflettere noi, grazie alle quali si è ben capito come stanno le cose... da che parte è la camorra o chi è la camorra...

Voi ci state assassinando, state assassinando il nostro futuro, la nostra vita... e quella dei nostri figli... non credo ve lo permetteremo...

Lei che dovrebbe salvaguardare la nostra Costituzione e pretendere che venga rispettata da tutti... soprattutto da chi è stato delegato a legiferare e governare nel nome del popolo italiano, poichè non credo devo essere io a ricordarvelo signor Presidente, ma la Costituzione è al di sopra di ogni cosa... e va rispettata ora e sempre... emergenza o meno...

Spero quindi che lei svolga attentamente e adeguatamente il suo ruolo, meglio di quanto fino ad oggi ha fatto... e risponda prontamente e con altrettanto spirito a chi cerca di violare costantemente i nostri principi costituzionali.

Con cordialità,

Salvatore D'Urso

P.S.: Mi auguro che questa lettera giunga nelle sue mani. Non ce bisogno di alcuna risposta scritta poichè sapremo dal suo comportamento nei prossimi giorni se sarà diverso da quanto è stato ultimamente.

salvatore d'urso ha detto...

IL PM INGROIA: LA MAFIA SI E' TRASFORMATA:

http://www.ilvespro.it/news.asp?id=864

Annalisa ha detto...

Per Salvatore che chiede:
che siamo in dittatura e alla fine totale dello stato di diritto?...

La risposta è SI! Anche se ancora non sono state formalizzate le istituzioni tipiche delle dittature (ma l'autoritarismo già lo possiamo vedere benissimo).

Per Vincenzo Scavello: le sue dichiarazioni sono offensive nei confronti delle donne. Le sue battute e il suo sarcasmo veramente fuori luogo. Non aggiungo altro!

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Annalisa (con riferimento al Suo commento delle 16.10).

Gentilissima Annalisa,

ci permetta di segnalarLe che c'è stato un evidente malinteso.

Il prof. Scavello ha usato un tono paradossale e sarcastico per affermare il contrario di ciò che Le è sembrato.

In sostanza, ricostruendo in maniera paradossale la situazione, ha inteso dare ragione a Lia e solidarizzare (come ha espressamente precisato in fondo al Suo commento) con tutte le donne vittime della violenza.

Non avremmo pubblicato un commento offensivo per le donne!

Un caro saluto.

La Redazione

Il cane di Jack ha detto...

Ehi che nervi tesi! :-) A me è sembrato evidente che il prof. Scavello volesse fare solo il verso al governo. Insomma, credo volesse dire che, fatta la sicurezza labiale, possiamo ridurre gli stanziamenti in maniera sostanziale.
Un'altra cosa vorrei dire: essere troppo pessimisti fa male. Anche io mi sento addosso una pesante cappa da "fine dei tempi", ma bisogna continuare a lavorare e a sperare. Sembra che tutti abbiano la palla di vetro, vedono un futuro tetro e funesto. Io non ce l'ho questa palla e non conosco nessuna arte divinatoria ma so questo: ci sono anche possibilità positive nel futuro, magari saranno meno probabili, ma sono reali. Altrimenti, se continuiamo a vedere tutto nero, finiamo per fare errori come quello di prendere sul serio chi vuole solo mettere alla berlina delle colossali stupidaggini che si dicono e si fanno di questi tempi.
Un affettuoso saluto a tutti
I.

Vincenzo Scavello ha detto...

Grazie alla Redazione per avere, compreso, puntualmente, il mio pensiero.

Contentissimo di essere stato compreso, altrettanto puntualmente, persino dall'attento "cane" di Jack.

E' vero, caro "cane di jack", non bisogna essere troppo pessimisti! E' vero che il nostro Paese, in tantissini ambiti, non è secondo a nessun altro Paese al mondo.

Nel nostro Paese ci sono tantissime persone che sarebbero in grado di imprimere alla vita politica rotte ben diverse; persone che hanno una visione ben precisa di cosa sono i Diritti, di cosa sono la Giustizia e la Legalità, di cosa sono l'Etica e la Morale.

Siamo costretti, purtroppo, a vedere, collocati ai vertici delle Istituzioni, persone mediocri, di caratura e spessore assolutamente inadeguati al ruolo che ricoprono. Da questo deriva il pessimismo, che amerei definire costruttivo. Un pessimismo che possa metterci nelle condizioni di guardarci dentro e capire dove, come e perchè tantissime cose non vanno come vorremmo.

Per Annalisa: il "virgolettato" ha un senso! Sono veramente dispiaciuto che tu non abbia colto il senso della mia amara ironia. Il vero dramma, comunque, risiede nel fatto che, davvero, in tanti la pensano nella direzione della tua sbagliata interpretazione delle mie parole. E' questo che mi rattrista più di ogni altra cosa e che non rende GIUSTIZIA alle tante donne vittime di qualsivoglia sopruso.

Un Abbraccio

Annalisa ha detto...

Chiedo scusa per aver frainteso e ringrazio per le risposte. Probabilmente ho letto troppo velocemente. D'altra parte sono così abituata a sentire persone che pensano davvero le cose che Scavello ha detto con "amara ironia", che mi sono sembrate vere.
Un saluto a tutti.