«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 25 maggio 2008

La malattia del paese


di Michele Serra
(Giornalista)


da La Repubblica del 25 maggio 2008

In venti contro un bengalese, colpevole di gestire un bar in un quartiere romano, il Pigneto, diventato troppo multirazziale per non meritare un po’ di pulizia etnica.

Un pestaggio razzista con tutti i crismi, odio di branco, schifosa vigliaccheria [una galleria fotografica a questo link: ndr].

Alcuni degli aggressori – raccontano i testimoni – avevano il volto coperto e svastiche sui foulard, ma la polizia non si sbilancia sulla natura dell’assalto.

Fossero neonazisti organizzati, o solo teppisti xenofobi, non è comunque un episodio isolato.

Una delle tante varianti della crescente violenza di strada contro gli stranieri, i diversi, gli estranei, i non riconosciuti in quel “noi” paranoico, pericoloso, infurentito, che sta riarmando in molte parti d’Italia teste calde, bande fasciste, gruppi di ragazzotti che aspettavano solo un pretesto “politico” per menare le mani.

Si va dal pogrom anti-rom di Napoli all’aggressione mortale al ragazzo veronese che sbaglia la risposta al gruppo di bulli in pattuglia-mento. Dalla pazzesca (e troppo in fretta dimenticata) spedizione punitiva di un paio d’anni fa contro un “concerto comunista” a Roma, aggredendo e terrorizzando un pubblico pacifico, al profluvio. di minacce e insulti contro le varie “infezioni” che insidiano il quartiere o la città o la Patria, ai manifesti politici dei partitini nazi-negazionisti che chiamano alla mobilitazione contro gli immigrati, gli omosessuali e gli zingari in difesa di una “purezza” paranoica, tragicamente comica, o comicamente tragica.

E’ una catena, ma è soprattutto un clima.

Non ancora bene inquadrato, va detto, con amarezza e allarme, dalle varie e severissime misure del governo in materia di ordine pubblico.

Un clima trascurato dalla campagna elettorale romana, che pure sulla sicurezza spese quasi tutta la sua adrenalina.

Un clima che getta una luce meno tranquillizzante, e meno “popolare”, sulla parola “territorio”, parola magica delle analisi politiche e sociologiche.

Perché il territorio, dentro quei cervelli da rastrellamento, è poi il movente e al tempo stesso l’alibi, il territorio siamo “noi”, i nostri bar, le nostre strade, le nostre abitudini, e “loro” se ne devono andare, anche se magari – come al Pigneto – loro lavorano e tutti i giorni aprono una saracinesca su una strada, e parecchi di “loro” sono socialmente molto più inseriti, rassicuranti, utili di quanto lo siano i bulli, i nazisti da pub, i picchiatori di sempre.

Quasi tutti, tra l’altro, battezzati alla violenza in quegli enormi, spaventosi serbatoi di intolleranza che sono (da moltissimi anni) le curve di stadio, luoghi dove si grida con spensierata allegria “negri di merda” e ci si addestra alla guerra di territorio, trenta accoltellati intorno all’Olimpico solo quest’anno, e la cronaca nera che ospita con sempre maggiore frequenza gli ultras come protagonisti di delitti, incidenti tragici, cruenti deragliamenti sociali, come quello che l’altra notte ha travolto e ammazzato due ragazzi in motorino sulla Nomentana, pieno di cocaina e di rabbia.

Se veramente è “la sicurezza” che ci preme, come comunità, come non vedere che la marea montante dell’intolleranza, dell’aggressività “difensiva”, forma oramai una schiuma fetida, chiama sangue, organizza in deliranti convogli di “ripulitori” la disarticolata violenza individuale, e indolenza intellettuale, di molte migliaia di ragazzi che poi, ovviamente, quando finiscono nei telegiornali sono sempre “ragazzi normali”, figli di famiglia con la macchina di papà, magari lavoratori e impiegati di buona reputazione in azienda?

Lo scarto di follia, l’episodio violento, in altro clima sarebbe pur sempre marginale, il “deplorevole episodio”, l’“atto inconsulto”, e tutta la ricca casistica degli eufemismi buoni per le dichiarazioni al telegiornale.

Ma questo Paese, in questo momento, ha la febbre.

Il margine tra le autorevoli preoccupazioni istituzionali e la xenofobia di territorio è vistoso se guardato dai politici in giacca e cravatta, ma è sottile, è ambiguo se visto dallo sguardo torbido degli esaltati, dei linciatori in potenza, dei fanatici dalle mani pesanti, dei capoquartiere da marciapiede.

Il razzista “di base” si sente un po’ meno deprecato e un po’ meno impopolare se approfitta della circostanza politica per farsi un po’ di spazio nel suo territorio, se può sentirsi il valoroso anticorpo che attacca il virus arrivato da fuori.

Il sindaco Alemanno e il governo nazionale, tra le varie emergenze affrontate con il piglio e l’entusiasmo della prima volta, hanno l’occasione (d’oro) di infilare in fretta e furia nel loro “pacchetto sicurezza” anche le insorgenze razziste, che sono tante, che sono contagiose, che sono insopportabili, e soprattutto sono (loro sì) qualcosa che infetta giorno dopo giorno il corpo sociale.

Lo avvelena, ne catalizza gli umori neri, le paure più fon-de e incontrollate. La destra ha il vantaggio di conoscere bene questo genere di odio: ognuno, in questo Paese, ha il suo album di famiglia.

Usi dunque la sua esperienza, e la sua nuova maturità di governo, per intervenire prima che sia troppo tardi.


17 commenti:

Cinzia ha detto...

Eccolo qui il mio quartiere.
Mi torna in mente un commento da me scritto per rispondere al commento di un romano che lamentava, su questo blog non molto tempo fa, un clima d'insicurezza che si respira nella nostra città e che, secondo lui, era chiaramente opera di tutti quegli extracomunitari che invadono i nostri quartieri.
Bene, ora la mia risposta di allora mi sembra quasi inappropriata e quest’episodio risponde tristemente con i fatti molto meglio di quanto non ho fatto io a parole, ammesso che il mio concittadino sia pronto per guardare.
Non credo che mi sentirò più tanto sicura nel mio quartiere.
Sinceramente, mi sembra che sia riaffiorato un incubo, da quell’angolo lontano della memoria, che pensavo oramai non mi avrebbe più perseguitato.
La paura di sentirsi urlare frasi d'insulto per essere diverso, la paura di sentirsi correre dietro e non avere fiato per scappare, la paura dell'odio senza ragione. Pensavo che il 77 fosse lontano, conservato in un punto specifico dei miei ricordi adolescenziali, e invece lo sento risalire come un rigurgito acido sulla bocca dello stomaco.
Non vogliamo più parlare di destra e sinistra, non vogliamo riconoscere più nessuna matrice alla violenza di atti che si impongono con un marchio.
Va bene. Cancelliamo la memoria e stiamo a guardare quali saranno i figli di una cultura senza punti fermi nella storia. Figli che con orgoglio cieco e inconsapevole si aggrappano a ideali senza dignità umana pur di riconoscersi in qualcosa di forte e avvolgente che gli possa dare il brivido dell'emozione e la certezza dell'appartenenza. Dove sono i genitori che avrebbero dovuto raccontargli la storia. Quella che a noi è stata raccontata da padri, madri e nonni. La storia siamo noi e non i reality tv. Forse aver delegato la cultura orale a forme più comode e meno coinvolgenti ci ha fatto perdere completamente il peso e l'importanza dello spessore relazionale, che porta in sé il germe dell'errore, ma anche il seme dell'amore.

Anonimo ha detto...

questo paese è gravemente malato, per molti motivi. e questo governo non mi pare proprio un bravo medico...

Anonimo ha detto...

Piccola precisazione: i fatti di Villa Ada-"concerto comunista", si sono verificati non un paio di anni fa, ma esattamente nell' estate 2007, quindi ancora non è passato un anno..!lo dico perchè c'ero e ci tengo ad essere preciso/pignolo..:-)
Fabrizio Comito-Roma

Anonimo ha detto...

"Usi dunque la sua esperienza, e la sua nuova maturità di governo, per intervenire prima che sia troppo tardi".

E difatti,il governo Alemanno, per dimostrare quanto usi la "sua esperienza" e "nuova maturità"(sic!)decide di intestare una via a Giorgio Almirante.

Un avallo migliore al clima di violenza che stiamo vivendo, uno spalleggiamento più efficace alla caccia del diverso,non si poteva trovare. Clima creato appositamente da chi poi, vara un decreto di "sicurezza" che apre la via alla caccia delle streghe, alle ronde, e agli squadroni della morte.Che ci sono già. Ma, noi ancora, non li ri-conosciamo.

Lia G.

Nicole ha detto...

Ciao, ti linko nel mio blog!

Annalisa ha detto...

Quello che sta succedendo fa davvero paura. Qui a Roma si vive un clima di aggressività decisamente al di sopra della norma. Ho visto più litigi per futili motivi in questi giorni che in anni di vita qui. Poi queste cose gravissime che stanno succedendo con gli immigrati e i rom…
Il Governo è riuscito in così poco tempo a far venir fuori il peggio degli Italiani, qualcosa che era latente, stava covando da tempo e ora ha trovato ampia legittimazione in chi ci governa: violenza, illegalità, aggressività, razzismo, individualismo. Il fine è sempre il solito: fare i propri interessi mentre i cittadini si ammazzano gli uni con gli altri (o mentre fanno festa spensierati perché non devono pagare più l’Ici).
La situazione è di una gravità assoluta. Ma la maggior parte degli Italiani non se ne avvede, forse perché è troppo impegnata a guardare la tv….
Mi permetto di segnalarvi una coraggiosa riflessione di Ettore Masina sui gravi fatti che stanno accadendo in Italia. Nel grande chiasso di questi giorni, una voce fuori dal coro.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/derattizzare-di-ettore-masina/

Anonimo ha detto...

Stamani ho sentito per radio il commento del Presidente della Repubblica che esprimeva "viva" soddisfazione al doppio premio della critica di Cannes per i due films italiani Gomorra e Divo.
"Era dal 72 con i film di Rosi Le Mani sulla città" e un altro che non ricordo,....
Qualche giorno fa, indispettito, Andreotti ha commentato "non sono così cinico".
Ebbene, la "soddisfazione" del Presidente mi ha provocato un senso di angoscia, non per il premio, ma per l'attenzione della critica ai "contenuti" e quei contenuti, dal 72, sono quelli, e non certo di soddisfazione.
Alessandra

Luigi Iovino ha detto...

Mi chiamo Luigi Iovino, vivo a Napoli (...)

La malattia del Paese, secondo me,
è aver perso il controllo delle Istituzioni preposte alle funzioni principali della vita pubblica.

La "Pubblica Amministrazione";
La "Giustizia"
La "Sanità"
La "Scuola"

Il guasto si è prodotto nel concedere, senza pregiudizio alcuno, alla "Politica" la libertà di agire.

Ancora oggi sentiamo dire che è normale la "Lottizzazione" dei posti di comando a favore di questa o quella amministrazione politica, mentre invece sono evidenti le distorsioni e i gravissimi pregiudizi che da ciò sono derivati al cittadino-utente.

E' bene anche porre l'accento sul fatto che la CASTA dei privilegiati, non avendo necessità di rivolgersi alla "Pubblica Amministrazione per ottenere quei servizi, indispensabili alla gran massa dei cittadini, non avverte il peso delle propria arroganza.

Ecco che presso la Pubblia amministrazione, in tutti i settori, sono state "Piazzate" persone efficaci più al sistema politico che ai servizi pubblici che dovevano erogare.

Da ciò ne è derivato il progressivo, ormai irrecuperabile, depauperamento delle professionalità disponibili e dei servizi erogati, da qui i casi di mala-sanità, di mala-giustizia (di cui sono ancora vittima) ecc...

Cinzia ha detto...

Cara Alessandra,
proprio ieri sera, avendo sentito lungamente parlare alla radio del film di Sorrentino che veniva paragonato, appunto, a Rosi, ho voluto rivedere "Cadaveri eccellenti". Ho avuto conferma del fatto che se un film di quello spessore può essere ancora di una attualità che potrei definire quasi surreale (e sono passati più di 30 anni!) è solo perchè fondamentalmente non è cambiato nulla all'interno dei palazzi del potere.
Ciò che è tristemente cambiato siamo noi.

Anonimo ha detto...

Cara Cinzia,
era quello che intendevo dire anch'io.
Che nei palazzi del potere non è cambiato niente.
E l'essere "soddisfatti" nel constatare che una "finzione" come il cinema rispecchi questa realta' dopo quarant'anni senza presa d'atto di questo da parte di nessuno nè da parte di quegli "attori" politici ancora attivi nella politica mi fa raccapricciare.
Se non l'hai visto, guarda anche "Le mani sulla città" è in bianco e nero, ma ne potrai "apprezzare" l'attualità, come non mai della nostra società ormai non più localizzata ma dilagata su tutto il territorio nazionale e forse europeo.
Non ho capito quando riferisci che siamo cambiati noi.
Se nel senso che abbiamo perso un pò tutti la "remora morale"? forse.
Ma che di quei "disegni" siamo impotenti, no, non siamo cambiati.
Perchè penso che noi non eleggiamo proprio nessuno. Il meccanismo è tale che si sono sempre scelti fra loro. Noi serviamo solo per convalidare accordi già presi trasversalmente.
Noi non contiamo nulla.
Noi siamo stati il loro esperimento scientifico. Col tramite della televisione che si azzannano per controllare hanno conformato gli italiani come volevano.
Negli anni sessanta Luciano Bianciardi scriveva "Il convitato di vetro".
"La famiglia italiana ha sempre a cena, un ospite, e magari non lo sa, il convitato serale, anzichè di pietra, è di vetro, non mangia non beve ma ti penetra nel cervello ecc. " (era la televisione).
Alessandra

Cinzia ha detto...

Quello che intendevo dire, qualificando il nostro cambiamento con l'aggettivo triste, forse è solo una mia personale impressione.
A quei tempi ero molto giovane e la mia percezione della realtà probabilmente era falsata dalla voglia di credere, ma la mia idea sulla popolazione di allora era che fosse molto più partecipe.
Oggi, qui nel quartiere c'è stata una manifestazione. E’ apparso anche Marrazzo per farsi intervistare dai soliti quattro giornalisti di turno, ma a parte il solito gruppetto (eravamo a malapena poco più di duecento di tutte le nazionalità!) impegnato nel quartiere, la gente comune dai marciapiedi e dai balconi guardava, senza la minima partecipazione.
Anzi, senza mischiarmi con il flusso del corteo, ho raccolto ai margini alcuni commenti ben poco solidali e edificanti.
Non so, forse era così anche allora e io non me ne rendevo conto! Tutto ciò mi fa molta tristezza... allora la differenza formale tra noi e le generazioni passate erano i capelli lunghi, i vestiti non convenzionali e questo bastava a giudicarci come marziani, ma la percezione era che fossimo tanti.
Ora i capelli sono lunghi, corti, rasati o dred, ci sono orecchini infilati ovunque, pantaloni che cadono sotto la biancheria intima, tatuaggi, pelle con ogni gradazione di colore, però ho la netta sensazione che i giovani contestatori sono sempre di meno e che i marziani ci hanno invaso già da un pezzo, ma non eravamo noi!

Anonimo ha detto...

un momento, un momento: siete davvero tutti così sicuri che i fatti del Pigneto siano sintomo di intolleranza razzista? a leggere questo articolo qualche dubbio dovrebbe pur nascere....
soltanto perché avvenuti a Roma?
mi spiego meglio: Annalisa dice che "Il Governo è riuscito in così poco tempo a far venir fuori il peggio degli Italiani, qualcosa che era latente, stava covando da tempo e ora ha trovato ampia legittimazione in chi ci governa: violenza, illegalità, aggressività, razzismo, individualismo."
di quale governo parla, quello di Veltroni (quand'era sindaco lui abbiamo assistito a decine di atti di violenza, dalla mezza rivolta per una partita di calcio sospesa, alle aggressioni agli ebrei durante alcune manifestazioni pacifiche per la palestina, alle risse quotidiane in piazza Navona la sera.....), oppure quello di Prodi, con i ragazzini down brutalizzati in classe e trasmessi in rete (tanto per fermarsi alle nuove leve)?
Vogliamo per favore finirla con 'sta storia del razzismo indotto dai "fascisti", e riconoscere invece che in alcune città d'Italia (caso strano sempre le stesse) ci sono gruppi di giovani (e meno) che si divertono a scassare tutto e tutti, con qualsiasi scusa? e che dietro tanti episodi frettolosamente bollati come razzisti o neonazisti ci possono essere altri motivi ed altri interessi (se così si possono chiamare), come ad esempio accaduto per i fatti di Verona?

e un'altra cosa, se mi è permesso: io trovo che soltanto ipotizzare un reato di "razzismo" sia una cretinata colossale.
e per due motivi molto chiari:
il primo, che è difficilissimo definire inequivocabilmente "razzista" un'espressione, un'azione, un sottointeso, uno scritto, un gesto, un licenziamento, uno spintone, una dimenticanza....
il secondo, è che io, come tutti gli altri abitanti di questo sciagurato paese, ho il sacrosanto diritto di nutrire e sostenere qualsiasi opinione, anche quella più beceramente razzista. e ho contemporaneamente il dovere di rispettare tutte le leggi, anche quelle che ritengo, personalmente, lesive delle mie opinioni o convinzioni.
quindi, se picchio un tedesco (o un francese) devo essere giudicato per aver picchiato un uomo (e non un tedesco, o un senegalese), e in tribunale si terrà conto di eventuali attenuanti ed aggravanti (non generiche, per carità) per comminarmi la giusta pena.
se lo picchio perché tedesco (o juventino), non commetto un crimine diverso dal primo, ma semplicemente in giudizio si dovrà tener conto di un'aggravante particolarmente odiosa e meschina.
ma questo non può e non deve limitare la mia personale convinzione che tedeschi, francesi, gobbi o zingari possano meritare le botte, o i pasticcini, per fare un esempio di razzismo parallelo, e di per sé questo non dovrebbe costituire reato, in quanto libera opinione, a meno che non sia causa scatenante di un reato vero.

ciò che ho confusamente cercato di dire è che desideri, simpatie, odi e disprezzi, pensieri e opinioni sono liberi, e tali devono restare, senza limitazione alcuna.
le limitazioni devono invece esserci nelle azioni che seguono desideri, pensieri e opinioni, e tali limitazioni sono regolate da appositi codici, ormai da diverso tempo.
e in un ordinamento fondato sulla libertà personale, sul diritto e sulla responsabilità individuale delle proprie azioni, ad essere giudicate devono essere soltanto le azioni, e null'altro.

un saluto, baron litron

Anonimo ha detto...

Roma, tensione all'Università
"Ci hanno aggredito i fascisti"

ROMA - Tensione e scontri questa mattina in via Cesare De Lollis davanti all'università La Sapienza di Roma. A darne notizia sono gli appartenenti ai Collettivi di sinistra che riferiscono di veri e propri tafferugli: "Stavamo attaccando i nostri manifesti dopo che per tutta la notte Forza Nuova ha attaccato i suoi davanti all'università, e all'improvviso sono arrivate tre macchine di fascisti che sono scesi con spranghe e coltelli. È scoppiata una rissa che è durata almeno 10 minuti. Un nostro compagno è stato accoltellato e altri si sono ritrovati con la testa spaccata".

Cinzia ha detto...

Chi ha affermato che questo quartiere è un modello d'integrazione è un cretino o un fazioso, perché non è vero. Questo rione riflette in tutto e per tutto il clima che c'è ovunque, unica differenza è che qui ci sono molti più stranieri che in qualsiasi altro posto (a parte Principe Amedeo). Quello che posso dire è che chiunque si renda responsabile di un'azione di questo genere, che si qualifichi o no per tale, è fascista. La realtà è che a Roma c’è una sorta di mafia che, a prescindere dal colore, gestisce la conquista di uno spazio vitale per lavorare e farsi rispettare. Così funziona qui, e a maggior ragione vale per loro che sono diversi, ma siamo noi a permetterlo, noi per primi avalliamo comportamenti e diamo esempio.
In svizzera non credo accadano le stesse cose.
Se noi siamo un popolo maleducato, poco civile, e mafioso chi verrà qua imparerà queste modalità di comportamento. Ci saranno etnie più o meno capaci di integrarsi, non nel tessuto sociale, bensì nel nostro modo di vivere. Infatti, per esempio i cinesi fino ad ora sono stati certamente i più bravi, più mafiosi di noi, sono riusciti a conquistare fette intere di quartieri con annessi e connessi senza colpo ferire, in silenzio, senza schiamazzi. Gli indiani, si stanno dimostrando anche più bravi, investono soldi e a differenza dei cinesi sono più rassicuranti perché si integrano il minimo indispensabile, sorridono a tutti, sono gentili e non danno fastidio, salvo poi (come i cinesi) sfruttare i propri connazionali all’inverosimile per arricchirsi. Gli africani hanno uno spirito diverso, vendono in strada, rimangono ai margini della legalità, ma anche loro con discrezione. Sono i nuovi napoletani, infatti quelli vecchi è a loro che si appoggiano per continuare a sviluppare gli affari. L'episodio che racconta il ragazzetto di quartiere, quello dei ragazzi che fanno da pali ed escono con grosse buste di plastica piene di chissà cosa, è storia quotidiana ma rendiamoci conto di cosa parliamo: cd malamente registrati e occhiali da sole palesemente contraffatti (roba che certo fa impallidire i ladri e gli spacciatori locali!). Magari il ragazzetto omette di dire che sono i casalesi a portare il materiale illegale da vendere, arrivano con le loro belle macchine sportive, lo stereo a tutto volume, parcheggiano in mezzo alla strada anche loro e si fermano lo stretto necessario per concludere affari. Solo che nessuno può dire di aver mai visto la finanza appostarsi per poi fare retata quando arrivano i casalesi, mentre tutti assistiamo regolarmente a bliz in cui sequestrano il materiale e arrestano i senegalesi di turno. Non credo esista paese al mondo dove puoi permetterti di fare affari illegali senza avere il consenso e la collaborazione dei delinquenti del posto.
Poi ci sono i peruviani, quelli invece sono coccolati dalla parrocchia che gli organizza persino feste danzanti. Lavorano regolarmente come badanti o colf, salvo poi nei fine settimana ubriacarsi fino, a volte, a degenerare nella rissa all’arma bianca... rigorosamente tra loro però. Infine, la feccia reietta, gli slavi e i nord africani, parlo di quelli già delinquenti e che si associano senza problemi con i malviventi, spacciatori e papponi della zona. Questo è un quartiere ricco di fauna del genere e lo sapeva bene già Pasolini negli anni 70.
Ma vogliamo parlare di quello che fanno gli italiani?! Parcheggiare le macchine sui marciapiedi, sugli scivoli per gli handicappati attaccati alle finestre di appartamenti seminterrati o addirittura in mezzo alla strada è pratica quotidiana. Strillare in strada manco fossero allo stadio, gettare in terra ogni tipo di sporcizia, far fare i bisogni ai propri cari amati e puliti cagnolini ovunque capita. Affittare tuguri, che a definirli appartamenti ci vuole faccia tosta, solo a stranieri e a cifre astronomiche. Costruire box auto/moto a cielo aperto, in altre parole senza copertura, con i contributi del comune per poi tentare (senza riuscire) di rivenderli a 40.000 euro, cementificando così inutilmente l’ultimo angolo verde rimasto. Per non parlare della spett.le Serono che, fiutato l’affare di un quartiere che si “evolve”, converte buona parte del proprio storico stabilimento in mini appartamenti da affittare a turisti spennabili e compiacenti. Insomma la parola d’ordine è guardare in cagnesco i propri vicini per poi piangere davanti al reality di turno.
Pensate che enfatizzo? Questa è una borgata e la guerra tra poveri comincia qui, anche se siamo sotto le mura, quasi in pieno centro. Anche se i radical chic la trovano tanto trend e trasformano Necci in un locale alla moda, questa è una borgata e il degrado e l'ignoranza passano di mano in mano, democraticamente, senza scrupolo razziale.

Anonimo ha detto...

Non abbiamo mai saputo a chi, ma a qualcuno ha sempre fatto comodo, mantenere la strategia della tensione.
Stamani in radio davano le "tariffe" per chi bruciava i rifiuti a Napoli, i cassonetti, le barricate, o i picchetti....(sarà solo camorra?o chi protegge)
Poi sull'onda della tensione, tutti d'accordo, hanno legiferato....
Io starei attenta e cercherei prima di capirne i contorni e i "fini".
Alessandra

Cinzia ha detto...

Letta l'ultima esclusiva di repubblica?
Eccola qua, leggetela e attenzione alle manipolazioni. Parte di ciò che scrive è vero, parte è falso, parte è pilotato.
Ci si potrebbe tirare fuori un concorso a premi, come quelli della settimana enigmistica... tipo:
"vero o falso?"
oppure
"aguzzate la vista"
Ma chi può aiutarci a distinguere la verità dalla fiction se le situazioni non possiamo guardarle da dentro?!
Confrontate quello che temerariamente raccoglie e racconta il giornalista, con ciò che vi ho raccontato io solo osservando la realtà circostante...
e vi confesso che, per pudore e amor di verità, non avendo prove, ma solo indizi d'intuizione, non ho scritto proprio tutto ciò che vedo e penso...

http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/ricercato-pigneto/ricercato-pigneto.html

Questo sì che è uno scoop, ha riesumato persino Pifano, giacché tornano di moda gli opposti estremismi!
Evviva il giornalismo, evviva il giornalista!
Peccato che l'autore dell'ardita inchiesta non si firma.

Anonimo ha detto...

come volevasi dimostrare , razzismo e nazismo non c'entravano niente (e se lo dice repubblica, allora è vero....)
allora qual è il malessere, di cui il pestaggio del Pigneto è sintomo?
cerchiamo di vederlo in una luce un po' diversa dai colpi di sensazionalismo dei media?
a una donna viene rubato il portafogflio (furto con destrezza? rapina? scippo? non si sa - primo illecito)
la sventurata, invece di andare dai carabinieri e sporgere denuncia (tanto 'un zerve, queli se ne fregheno delle nostre denunce...) sparge la voce nel quartiere, e qualcuno riferisce al tale (Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando.) dove può trovare la refurtiva (Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano).

Il tale, saputo del fatto, si reca sul posto, e contatta il ladro, o chi lo conosce (Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo.)

a quel punto, sempre il tale, invece di recarsi al più vicino commissariato e sporgere denuncia, magari accompagnato dalla derubata, decide di risolvere le cose senza disturbare i tutori dell'ordine (secondo illecito), sperando di ottenere al contempo la restituzione del maltolto e una significativa riduzione dei reati commessi in città (lo scippo non denunciato non esiste, non è mai avvenuto)

dopo due o tre tentativi infruttuosi di ritornare in possesso del maltolto, l'affare non va in porto, e allora il tale si altera leggermente (Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto" - terzo illecito, e si ricomincia a scivolare nel penale: contumelie e minacce in pubblico).

il Mustafà allora, invece di recarsi al più vicino commissariato e denunciare le minacce di cui era stato fatto segno, decide di fregarsene, per motivi suoi sicuramente legittimi, e per la sincera preoccupazione di non oberare ulteriormente le sullodate FdO, per questi motivi ancora all'oscuro di tutto.)
nel pomeriggio, poi, il fattaccio (e qui viene commesso il secondo reato vero e proprio della catena, l'aggressione premeditata con conseguenti danni a cose e lesioni personali).

non è però finita, perché ci si mettono i media, per loro personali e sicuramente legittimi motivi, a INVENTARSI la matrice xenofoba, la spedizione punitiva contro gli stranieri, le svastiche, gli altri negozi ed esercenti coinvolti (e qui ci sarebbero un paio di bagattelle da pretura, come il procurato allarme, la falsa notizia di reato, la falsa testimonianza, ma non andiamo troppo in profondità....).

che ricavare da questo edificante quadretto di vita romana?

guardate che ce n'è per tutti:
per chi indica come preoccupante e motivo d'allarmei il "clima d'intolleranza della destra", lo "sdoganamento delle frange estremiste", e grida l'allarme per "la destra che è razzista e guardate infatti cosa succede appena Alemanno diventa sindaco" - e infatti il sindaco di Padova è un noto appartenente al Forza Nuova....

ce n'è per chi s'è affannato nei mesi scorsi a ripetere che Roma è una delle città più sicure del mondo, infatti i delitti sono in netto calo - e certo, se si comincia col dimenticarsi di denunciarli, si finisce per non vederli nemmeno più. ma intanto ci sono, ci sono....

ce n'è per chi dice che la "micro"criminalità è semplicemente una piaga sociale, deriva dal malessere e dal disagio economico, e ben altri sono i mali di questo paese - peccato che questo sia un tipico esempio di "micro"criminalità, in questo caso multiplo: furto, minacce, favoreggiamento, percosse, lesioni e danneggiamenti, il tutto ampiamente premeditato e commesso da pregiudicati.
con la differenza rispetto agli altri che ci si poteva innestare su (secondo i giornali) un discorso funzionale e strumentale a fini politici

ce n'è per i politici, di una parte e dell'altra, tutti pronti alternativamente a soffiare sul fuoco o a trovare giustificazioni, chiaramente senza prima informarsi dei fatti, o aspettare eventuali sviluppi - e infatti aspetto con trepidazione gli inevitabili sputtanamenti che seguiranno alle dichiarazioni successive ai recenti fatti della Sapienza

ce n'è per chi (stampa nazionale ma anche estera) vede montare preoccupante una marea razzista e xenofoba in tutt'Italia, quando si tratta sempre e comunque di delinquenza comune e banale, e dell'espressione di becera, vuota e immotivata violenza caratteristica negli ultimi anni della nostra ridente capitale, e soprattutto di essa.

ce n'è per i media, per l'ennesima volta confermati campioni di pressapochismo, malafede, disinformazione e servilismo: tutti in fila a suonare le campane della propria parrocchia, fregandosene accuratamente della ricostruzione fedele e accurata dei fatti, e umiliando consapevolmente e colpevolmente l'intelligenza dei lettori e degli ascoltatori.

se volete continuare l'elenco, accomodatevi, sicuramente ci sono svariati altri soggetti con ottimi requisiti per farne parte.
ricordatevi soltanto, prima di iniziare, che lo stesso lavoro andrebbe fatto praticamente su tutte le notizie di cui veniamo a conoscenza, perché quasi tutte sono scelte e presentate in forma INCOMPLETA, FUORVIANTE e DISONESTA, col solo scopo di NON far conoscere la verità.

un saluto, baron litron