«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 1 maggio 2008

Lettera aperta al futuro Ministro della Giustizia



di Andrea Falcetta
(Avvocato del Foro di Roma)



Gentile Sig. Ministro,

non sono presidente di nessuna associazione, non ho un “portafoglio” di voti né influenza pubblica, il mio unico patrimonio sono le mie idee, lo spirito di servizio, la speranza di una legge che sia veramente uguale per tutti.

Visto che non potrò mai portarLe voti né tantomeno assicurarLe il plauso di una qualsiasi rappresentanza di categoria, Lei potrà concluderne che ignorare le cose che qui Le scrivo possa essere “politicamente innocuo”.

Comunque Ella la pensi, ecco quanto ho da dirLe, e mi scuso se in parte ripercorro dati e cifre che ho già drammaticamente snocciolato nel mio precedente intervento dal titolo Il Re è morto: fine dei giochi su questo stesso blog :

- la Giustizia civile italiana è in debito verso ben 10.000.000 di cittadini-elettori (scusi se sottolineo “elettori”, ma non conoscendo ancora il Suo nome non so se Ella sarà un politico di professione oppure un tecnico),

- la cifra sopra richiamata è frutto di un calcolo approssimato per difetto, visto che i processi civili pendenti sono circa 3.000.000 e che ipotizzare un numero di 3 cittadini che siano parti processuali in ciascuno di essi è fin troppo poco,

- spesso infatti un processo coinvolge società, enti di gestione, o comunque anche i familiari delle parti processuali: insomma, il dato statistico che Le offro è estremamente più contenuto di quello effettivo,

- una Corte di Appello importante, come ad esempio quella di Roma, rinvia per la precisazione delle conclusioni ad una data posteriore di 2 o 3 anni rispetto a quella della prima udienza la quale a sua volta è stata fissata ad almeno 1 anno di tempo dalla notifica dell’impugnazione,

- risultato: almeno 4 anni abbondanti per definire il secondo grado di giudizio,

- del primo grado di giudizio è meglio non parlare, così come per pietà verso i lettori evito di riferirLe lo stato delle procedura esecutive, o di quelli che soltanto per una forma ostinata e disperata di speranza continuano impropriamente ad essere definiti “procedimenti d’urgenza”.

Ed ora un esempio delle conseguenze di questi numeri, La prego di seguirmi;

- c’è un piccolo artigiano che deve recuperare un piccolo credito (diciamo ad esempio € 1.000,00),

- per tentare la riscossione tramite la Giustizia, deve spendere quasi altrettanto e il più delle volte dopo 16/18 mesi non ha recuperato un bel niente, anzi alla perdita iniziale dei mille euro si aggiungeranno inutili spese legali, tasse di registrazione di provvedimenti giudiziari ineseguibili per cui inutili, avvocati eccetera,

- tuttavia con quella piccola cifra, che i grandi giuristi e i professoroni considerano di poco conto, quell’artigiano avrebbe potuto pagarci magari due mesi di affitto del locale in cui esercita,

- siccome lo Stato non gli assicura un pronto recupero, per pagare l’affitto va sotto in banca, ma come noto quei soldi li paga profumatamente,

- quando poi la banca smette di sostenerlo, si vede spesso costretto a rivolgersi agli strozzini, i quali alla fine potrebbero rilevare la sua attività a costo zero ponendo così in circolazione denaro sporco (il che spesso è un regalo inatteso anche per mafia camorra e ndrangheta).

In termini di impatto sul sistema processuale, l’inefficienza dello Stato nel garantire al piccolo artigiano di cui sopra il recupero effettivo e veloce del proprio piccolo credito, può comportare molto spesso le seguenti “complicanze”: una denunzia alla Procura che aumenta il numero delle notizie di reato di cui sono sommerse le scrivanie dei pubblici ministeri; attività di intercettazioni pedinamenti investigazioni bancarie da parte delle Forze dell’Ordine; altro lavoro per i cancellieri, pochi è già oberati oltre ogni limite possibile; un futuro dibattimento penale con altri costi sia economici che di tempo; una possibile azione di rivalsa da parte dell’artigiano nei confronti della banca per la ricontabilizzazione del rapporto di conto corrente alla luce delle note svolte della giurisprudenza di legittimità sull’anatocismo bancario; senza contare poi che in talune regioni i crediti vengono riscossi dalla criminalità organizzata, il che aumenta il numero dei reati e il lavoro delle autorità, incrementando con ritmo drammaticamente esponenziale il numero dei procedimenti civili e penali in attesa di definizione.

Insomma caro Sig. Ministro, riesco forse a spiegarLe con questo esempio come spesso il processo penale sia figlio di una patologia del processo civile?

Riesco forse a spiegarLe come quel piccolo credito di € 1.000,00 che i professoroni “snobbano” sdegnosamente, se non risolto tempestivamente e con efficienza, rischia poi di rotolare a valle diventando una valanga che si abbatte sull’intero sistema senza escludere alcuna delle sue componenti?

Ecco caro Sig. Ministro, per oggi ho già finito di annoiarLa.

La richiesta che Ella può tranquillamente ignorare è la seguente: invece che dei massimi sistemi e dei processi dei potenti, per una volta si occupi, a monte, della madre di tutti i guai, assegnando risorse di mezzi uomini denaro e strumenti più moderni a quei magistrati che, lavorando al processo civile, potrebbero evitare ulteriore contenzioso e forse anche molti reati sol che disponessero di ciò che gli occorre per rendere sentenza in un tempo ragionevole.

E nel fare ciò, La scongiuro, ci eviti di strombazzare ai quattro venti imminenti ulteriori riforme di codici civili penali commerciali e quant’altro: non serve cambiare le leggi, sarebbe sufficiente applicare velocemente quelle che già abbiamo.

Certo lei potrà, come dicevo sopra, ignorare questo anonimo e sconosciuto grillo parlante.

Ma se poi questo post lo sottoscrivono altre toghe?

E se poi queste Toghe fossero tante?

E se poi i cittadini leggendo capissero ancora meglio dove sta l’imbroglio della politica che si occupa solo dei potenti e trascura le piccole cose del quotidiano da cui tuttavia dipende una vera ed effettiva convivenza civile?

EccoLe per finire il mio augurio: che Ella sia un civilista, giudice o avvocato non importa, per me non fa alcuna differenza, purché Ella provenga dalla trincea del quotidiano disastro e non invece, come sempre accaduto in passato, da qualche Cattedra di Università o da qualcuno di quegli Studi Legali nei quali il dominus non ha mai fatto una fila in Tribunale per visionare un fascicolo, estrarre copie, notificare atti, attendere udienza.

Un caro saluto

Andrea Falcetta


44 commenti:

Anonimo ha detto...

Uno splendido intervento, complimenti.
con stima,Paola Risi

Anonimo ha detto...

ottimo.
purtroppo i ministri non sanno leggere

baron litron

Excalibur ha detto...

Non tutto si risolve con il danaro e stanziare più fondi per la Giustizia (da solo) NON risolve i problemi.
Perchè non provare a dare qualche semplice consiglio sui seguenti temi:
1) Una riforma della Giustizia che garantisca l'indipendenza della Magistratura ma che Garantisca anche ai Cittadini che i TUTTI Giudici rispettino veramente la Legge.
2) Celerità dei dibattimenti sia penali che civili (è tollerabile che chi subisce il furto di un assegno a Bolzano debba presentarsi ad un processo per ricettaione a Palermo?).

Paolo Emilio ha detto...

Perfettamente d'accordo con l'Avv. Falcetta. Quello che dice è assolutamente vero, e chi ha, purtroppo, delle cause civili in corso lo sa benissimo.

Il cane di Jack ha detto...

Io l'anno scorso avevo tentato di parlare con il precedente ministro della giustizia sul suo blog :-)
Si lo so che sono un ingenuo... come forse lo sei tu, Andrea (perdonami se ti do del tu). Sono convinto però, come credo sia convinto anche tu, che bisogna dare una possibilità a tutti. Senonché nell'occasione fui costretto a sospettare che il ministro della giustizia non capisse un accidente di giustizia. Non ho la puzza sotto il naso (buon ministro non olet). Speriamo bene, speriamo che ti ascolti il ministro della giustizia "in pectore", perché i problemi che poni sono gravi e di urgentissima soluzione. Ed è vero che le cose sono tutte interconnesse e comunque è uno scandalo enorme che la giustizia, civile e penale, sia così lenta.
Un caro saluto
I.

CLAUDIA ha detto...

Volevo fare solo una domanda, alla luce delle notizie riportate oggi nei telegiornali che un PM di Padova per suoi errori, ha permesso che uno stupratore venisse rimesso in libertà e anche14 rapinatori circa un mese fa.
Sempre per una "SVISTA" di un altro PM è stato rimesso in libertà il figlio del Boss TOTO' RIINA.
A QUESTI MAGISTRATI COSA SUCCEDERA' PER QUESTI ERRORI MOLTO GRAVI? PERCHE' VOGLIO SPERARE CHE VENGA PRESO QUALCHE PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE SE NON IL LICENZIAMENTO... O VENGONO INDAGATI E PROCESSATI SOLO I MAGISTRATI CHE FANNO BENE IL LORO DOVERE?
Qui il problema della sicurezza pubblica sembra essere alimentato anche da magistrati che per loro "SVISTE" rimettono in libertà delinquenti, invece di applicare le leggi!
Come al solito abbiamo le prove che la giustizia italiana è in uno stato veramente pietoso.
Non sarà certo aumentando i poliziotti che la sicurezza migliora perchè se un poliziotto arresta e un mese dopo il magistrato fa uscire il delinquente, vanifica il lavoro delle forze dell'ordine!

Anonimo ha detto...

sottoscrivo
300705

Anonimo ha detto...

Opportunissimo e tempestivo intervento dell'Avv.Falcetta.
Al (futuro) Ministro della Giustizia,
Dopo aver letto tutto quello che in questi mesi è stato discusso in questo blog da professionisti della materia e addetti ai lavori, segnalando le VISTOSE e SCONTATE, anche per i non addetti ai lavori, "problematiche" sia pratiche, che interessano i cittadini, che di merito, che interessano i Magistrati, DIA la soluzione NECESSARIA dei problemi, non più rinviabile.
(Baron Litron ritiene che....purtroppo i ministri non sanno leggere....ma, Illustre (futuro) Ministro, sarà senz'altro coadiuvato da uno stuolo di esperti in materia, tutti a sua disposizione, e pagati da noi, proprio per aiutarla a leggere)
Le dico, che non ci sono più scuse per un rappresentante di una Nazione e della sua Giustizia.
Dovremmo altrimenti escogitare la necessità di costituirci NOI CITTADINI, parte civile contro uno stato ostinatamente inadempiente.
Alessandra

Andrea Falcetta ha detto...

Grazie a tutti per le veloci "sottoscrizioni" che si stanno accumulando fin dalle prime ore di questa mia pubblicazione.
A Claudia in particolare vorrei dire però che se ho ben capito (ne so quanto te avendo appreso la notizia dal TG e non avendo visto dunque nessun documento processuale) il problema della scarcerazione dell'imputato di stupro nasce da un difetto di notifica.
Le notifiche non le fa il PM ma la polizia giudiziaria o l'ufficiale giudiziario.
Entrambe le categorie sono ampiamente sotto organico, come sottolineavo nel mio intervento, e non è da escludere che l'ufficiale giudiziario quello stesso giorno avesse da notificare anche la citazione contro la banca per anatocismo su richiesta del piccolo imprenditore del quale portavo l'esempio, o che il proprietario delle mura avesse richiesto anche la notifica dello sfratto, o che la polizia giudiziaria dovesse contemporaneamente occuparsi di intercettazioni ambientali o telefoniche verso gli strozzini di quel piccolo imprenditore, o che i poliziotti dovessero di corsa tornare a sorvegliare la casa vuota di qualche inutile politico.....insomma cara Claudia, quando un sistema è carente nel suo complesso io credo che le colpe siano sempre collettive e difficilmente il livello di eventuale responsabilità dei singoli (avvocati, magistrati, poliziotti) possa superare la soglia dell'illecito penale o disciplinare...e bada bene che io non sono affatto un tenero, diciamo che avrei fama di "duro", nel senso che non chino il capo dinanzi a nessuno chiunque esso sia e quale che sia la toga o il pennacchio che indossa....la lettera al Ministro serve proprio a richiamare l'attenzione sui problemi del quotidiano...per carenze di organici e di mezzi può accadere che il piccolo imprenditore si ritrovi nella spirale che ho descritto (e se vi dicessi che è una storia vera?..ma forse lo avevate già capito...) o che un soggetto gravemente indiziato di uno dei reati più odiosi quale lo stupro esca per decorrenza termini a causa di un banale difetto di notifica..non credo proprio ch eil PM abbia dormito su una cosa del genere...credo invece che il giorno della notifica si sia trovata la consueta drammatica difficoltà nel reperire personale adeguato e libero da altri egualmente pressanti impegni...
un caro saluto

Andrea Falcetta

Anonimo ha detto...

A Claudia vorrei dire,
per quello stupratore rimesso in libertà:
C'è stata la svista, sicuramente grave, della mancata notifica al SECONDO difensore del soggetto,ma mi chiedo: a parte il fatto che questo aveva pure due difensori, pagati chissà come, ma non è sufficiente la notifica a buon fine di uno solo? Questo serve al Magistrato per non essere affogato di inutile burocrazia.
Anche nel civile, tanti ritardi sarebbero ovviati da regole ormai scontate in inutili sentenze della Casssaziomne come: il litisconsorzio necessario:
Nella questione di diritti immobiliari il coniuge in comunione legale è sempre litisconsorte necessario perchè la trascrizione del matrimonio è una trascrizione da tenere sempre presente. La mancanza di un litisconsorte necessario annulla tutte le decisioni. Basterebbe inserire la necessità di indicare il regime patrimoniale (matrimoniale) dei contendenti.
Alessandra

Anonimo ha detto...

PER CLAUDIA (1.5.2008, 23.47)

Cara Claudia, premesso che la Sua considerazione finale è quanto di più inconsistente si possa affermare (rifletta solo sul fatto che se un poliziotto arresta è perchè, fuori dai casi di arresto in flagranza, un magistrato glielo ha ordinato), desidererei che gentilmente ci spiegasse perchè un indagato per corruzione è un "indagato per curruzione innocente fino a condanna definitiva" e, spesso, dopo la condanna, una "vittima di un complotto giudiziario" mentre un indagato per violenza sessuale è uno "stupratore" anche prima dell'udienza preliminare.

Sarebbe utile, inoltre, che dicesse, al di là di generici riferimenti a "sviste" di questo o quel pm, che cosa è veramente successo a Padova o negli altri casi che cita; ovviamente se lo ha capito. Solo dopo, infatti, si potrà esprimere un parere in merito alle responsabilità di quanto accaduto e così rispondere alle Sue domande.

giuliano castiglia

Anonimo ha detto...

Per Giuliano Castiglia
Lo stupratore era reoconfesso.
Alessandra

Anonimo ha detto...

Per ALESSANDRA

Gentile Alessandra, grazie (sinceramente) per l'informazione. Non ne dubito, ma la cosa è indifferente rispetto alla mia richiesta nei confronti di Claudia, prescindendo essa dal caso concreto.

Ciò che invece, pur ponendo un problema generale di metodo, ha attinenza rispetto al caso concreto è la seconda richiesta.

Su entrambe, se si vorrà proseguire un dialogo che spero proficuo, attendo le risposte di Claudia, Sue o di altri.

Grazie per l'attenzione

giuliano castiglia

Paolo Emilio ha detto...

Per Giuliano Castiglia:

Credo si sia capito, ma semmai lo ripeto: il garantismo "all' americana" proprio non mi piace !

Ognuno ha i suoi gusti, ma:

1) Per i reati commessi in flagranza farei cadere subito (magari dopo breve accertamento preliminare) la presunzione di non colpevolezza e stabilirei semmai il reciproco, ferma restando la necessità del processo e della sentenza per la condanna definitiva e l'esecuzione della pena a carico del soggetto;

2) La pianterei con i "cavilli" ! Ripeto la mia vecchia idea: se ci sono irregolarità procedurali, si punisca sempre chi le ha commesse, ma si faccia salva la verità storica, COMUNQUE risulti acquisita;

3) Non si liberi un pericoloso delinquente, o anche un presunto tale, soltanto perché manca un atto firmato e timbrato ! I burocrati facciano i burocrati, ma gli avvocati e i giudici difendano e giudichino sulla SOSTANZA, non sulla sterile forma o, peggio ancora, sullo sterilissimo FORMALISMO.

E stia tranquillo: non c'è bisogno di arrivare al "diritto penale dell'atteggiamento interiore" per capire che la burocrazia, con annesse potenziali "sviste", andrebbe definitivamente eliminata dai codici e dalle leggi.

Cordiali saluti.

Il cane di Jack ha detto...

Vorrei aggiungere, rispetto al commento di ieri, alcune considerazioni sul fatto dello stupro.
Intanto vorrei dire che in casi come questi, a prescindere dalla responsabilità delle segreterie, della polizia giudiziaria o degli ufficiali giudiziari (sono per il principio "chi sbaglia paga anche se sono io a sbagliare"), la responsabilità dei magistrati è innegabile: sono loro che dicono se le notifiche sono regolari o no, altrimenti a mettere uno scarabocchio su un avviso di conclusioni indagini siamo bravi tutti. D'altra parte le notifiche ai difensori si possono fare per fax: quindi io magistrato se mi accorgo che la notifica non va, chiamo subito il mio segretario pinco pallo e gli faccio fare il fax (lui poi sarà responsabile del la corretta esecuzione della notifica). Ma vi è un problema ancora più grave a monte, che mi ha costretto a tornare qua a scrivere questo commento. Veramente non riesco a spiegarmi come un pubblico ministero o un GUP possano essersi tenuto un fascicolo per un reato gravissimo e con un indagato detenuto nel cassetto per un anno. Correggetemi se sbaglio: i termini di custodia cautelare per questo tipo di reato sono di un anno per la fase delle indagini. Entro l'anno deve essere esercitata l'azione penale e il tipo deve essere rinviato a giudizio. Come si vede il tempo c'è, anche per correggere eventuali errori e sanare qualche nullità che pure può capitare (i giudici, i poliziotti, gli ufficiali giudiziari non sono automi o computer). Come è possibile fare scadere i termini in processi con un solo detenuto e per reati gravi e di grande allarme sociale come lo stupro, per me resta un mistero e una grande fonte di rabbia. Volevo dire questo, nessuno me ne voglia, e aggiungere che la rapidità del processo, specie quando ci sono detenuti, è una garanzia per tutti anche per il detenuto (che è un uomo e va trattato come presunto innocente perché noi siamo così: cercatori di giustizia rapida contro il vero colpevole e non di vendetta contro il primo che capita... no non era un plurale maiestatis ma volevo dire proprio tutti noi).
Cari saluti a tutti
I.

Anonimo ha detto...

Ha piena ragione l'avv. Falcetta.
Condividendo appieno la sua acuta osservazione sull'apparente "bagatellarità" delle ragioni, che sono all'origine del disastro della Giustizia, vorrei ulteriormente sottolineare il ruolo centrale, che assume l'ufficiale giudiziaro nel catastrofico esito di quasi ogni tentativo di esecuzione mobiliare. Ad es., quante volte non riesce a trovare la residenza del debitore, in cui il comune postino aveva invece notificato i precedenti atti processuali?
Come giustamente osserva l'avv. Falcetta, il recupero crediti è alla base della sopravvivenza dell'economia generale, soprattutto per l'imprenditore di modeste dimensioni.
Ma, come sempre in Italia, non è problema di leggi, bensì di personale diligenza nello svolgimento delle proprie funzioni, che siano quelle di dirigente o ultimo degli uscieri.
Problema, che non verrà nemmeno affrontato, finchè non varrà il principio di merito, con la contrapposta responsabilità.
Al contrario, purtroppo, nella pubblica amministrazione vige il principio "costituzionale" della "poltrona incollata" a discapito di qualsiasi nefandezza, anche di rilievo penale, compiuta nello svolgimento dell'attività lavorativa.
Principio, che toglie ai cittadini ogni speranza e, non dimentichiamo, ai pubblici dipendenti onesti ogni motivazione.
Siamo in Italia, Amen !
guido fugazza, Como

Gabriele Di Maio ha detto...

I problemi della giustizia sono molti, e l'impressione è che nel passato le priorità siano state dettate soprattutto da questioni ideologiche e latu sensu politiche.
Servono ora competenza, senso istituzionale, disponibilità a riconoscere le più serie disfunzioni e ad individuare i rimedi più efficaci, costruttivamente.
E' un impegno che riguarda tutti, e che tutti devono sforzarsi di assumere, ad iniziare dai toni del dialogo.
Ecco, forse molte delle cose che sono state dette dall'articolista avrebbero potuto essere esposte in maniera più piana. L'arrabbiatura è ampiamente ed umanamente comprensibile, ma non aiuta a trovare il necessario clima di dialogo.

claudia ha detto...

Posso dire che casi del genere avvengono abbastanza spesso comunque e che giustificarli per una carenza di organico non dovrebbe far assolvere i PM o altri che sbagliano a fare il loro lavoro.
Ho anche nominato il figlio di TOTO' RIINA rimesso in libertà perchè un PM non aveva scritto le motivazioni per l'incarcerazione.
Chissà se è dovuto solo alla mancanza di organico questo errore...
Poi volevo chiedere se il problema è dovuto solo alla carenza di organico o anche al solito problema che affligge tutto l'apparato statale e che ha fatto decadere i nostri servizi pubblici?

Anonimo ha detto...

Per PAOLO EMILIO (2 maggio, 14.59)

Gentile Paolo Emilio, conosco ben poco del sistema americano e, in particolare, non so nulla del “garantismo all’americana”. Su questo, pertanto, non posso interloquire a meno che Lei non sarà così gentile da spiegarmi cosa intende.

________

Quanto ai suoi tre punti per così dire de iure condendo:

1) La Sua idea di abolire la presunzione di non colpevolezza per le persone arrestate in flagranza - magari limitatamente al caso in cui l’arresto in flagranza venisse convalidato - potrebbe anche essere condivisibile.

Ma, premesso che richiederebbe una modifica costituzionale, così come espressa mi sembra piuttosto contraddittoria.

Infatti, Lei scrive: “Per i reati commessi in flagranza farei cadere subito (magari dopo breve accertamento preliminare) la presunzione di non colpevolezza e stabilirei semmai il reciproco, ferma restando la necessità del processo e della sentenza per la condanna definitiva e l'esecuzione della pena a carico del soggetto”.

Ora, l’effetto principale della presunzione di non colpevolezza non è - come alcuni, purtroppo non pochi e destinati a crescere, pensano - potere “dire” in una trasmissione televisiva mandata in onda un giorno sì e l’altro pure che Tizio è innocente perché condannato solo in primo grado; è invece consentire a Tizio di “andare” in quella trasmissione, se invitato, fino alla sua condanna definitiva grazie al fatto che, solo dopo quest’ultima, Tizio andrà in galera e non potrà più circolare liberamente (si fa per dire).
Tentando un approccio poco poco più tecnico, il portato principale della presunzione di non colpevolezza è che l’esecuzione della pena e gli altri effetti connessi all’affermazione di responsabilità scattano - quando scattano - solo dopo la “condanna definitiva”. Dire - come fa Lei - si abolisca la presunzione di non colpevolezza “ferma restando la necessità del processo e della sentenza per la condanna definitiva e l'esecuzione della pena a carico del soggetto” è una vera e propria contraddizione in termini.

2) “Basta con i cavilli”! Come non essere d’accordo! Attenzione, però, a non confondere le regole processuali (la forma) con i cavilli e l’osservanza di dette regole con il formalismo. Bando ai cavilli senz’altro! Ma bando alle regole mai, altrimenti è barbarie. L’arbitrio conduce molto più lontano dalla verità storica di quanto non lo facciano le regole.

3) Con la libertà personale non si scherza. La legge, come prevede la Costituzione (art. 13), stabilisce dei limiti temporali alla “carcerazione preventiva”. La scadenza di questi termini può porre un problema di responsabilità a carico di chi colpevolmente li ha lasciati scadere ma non è questione di “timbri”.
Forma e formalismo sono cose tra loro diversissime. Ribadisco quanto ho già detto al punto 2).

_________

Relativamente alla parte finale del Suo commento, di nuovo non riesco a seguirla; cosa abbia a che fare il “diritto penale dell’atteggiamento interiore” con la “burocrazia” e le “sviste” non sono in grado di comprenderlo. La prego di volermi aiutare.

__________


Mi permetta, infine, un riferimento al caso concreto posto all’attenzione da Claudia. Sembrerebbe che l’inghippo si sia verificato nella notificazione dell’avviso di conclusione delle indagini.

Ecco, questo atto - l’avviso di conclusione delle indagini - rappresenta a mio avviso una delle testimonianze più chiare del fatto che il problema principale non è rappresentato dalla cavillosità degli addetti ai lavori ma da un legislatore che da anni ha sposato l’idea che il processo giusto è quello cavilloso, tortuoso, formalistico. Mi creda (non conosco il sistema americano ma di quello italiano ho una certa conoscenza ed esperienza), il processo è ormai sempre più simile ad un grande gioco dell’oca in cui in ogni momento si rischia di incappare nella casella al cui numero è collegato l’imperativo “ritorna indietro alla casella n. x” o addirittura “ritorna indietro alla casella di partenza” (certo, non è questo il solo male della giustizia in Italia ma è sicuramente uno dei mali più gravi).

Ecco, di questo sistema l’avviso di conclusione delle indagini è un esempio eloquente. Infatti - almeno nei casi come quello di Padova in cui l’indagato è già informato delle indagini -, l'avviso di conclusione indagini altro non è che un lancio di dadi, inutile, costoso e potenzialmente dannosissimo: bene che vada hai perso tempo e soldi; se va male torni alla casella di partenza.

Saluti e grazie per la cortese attenzione

giuliano castiglia

Anonimo ha detto...

Per CLAUDIA (3 maggio, 8.49)

Cara Claudia, Lei pone questioni ma non risponde alle domande.

Inoltre, mi permetta, il modo in cui pone le questioni rivela una grave confusione di idee.

Mi creda, non è come dice Lei: il figlio di Totò Riina NON è stato "rimesso in libertà perchè un PM non aveva scritto le motivazioni per l'incarcerazione".

Innanzi tutto, sappia che il PM non dispone "incarcerazioni" (o meglio, le dispone solo in un caso, il fermo, che però ha un'efficacia limitata a 48 ore e non c'entra nulla con il caso di Riina jr.).

Poi, la vicenda processuale alla quale Lei si riferisce è assai complessa e articolata: condannato in primo grado e in appello per "mafia" ed estorsione, Riina jr. si è visto annullare le condanne dalla Cassazione; la Corte di Appello lo ha di nuovo condannaro per "mafia". Nel frattempo, in attesa del nuovo giudizio della Cassazione, sempre secondo la Cassazione, sarebbero scaduti i termini massimi di custodia cautelare.

Si sa che il ministro della giustizia ha svolto indagini per verificare se vi siano stati colpevoli ritardi. Sugli esiti di tali indagini non ho notizie.

saluti

giuliano castiglia

Anonimo ha detto...

Bella riflessione dell' avv. Falcetta. Ritengo pero' che una "rivisitazione dei codici" sia necessaria, da farsi pero' nella direzione di uno snellimento e non di un appesantimento( abbiamo troppe leggi...quando qualcosa non funziona si legifera)
La speranza nutrita che Quel Ministro possa provenire dalla prima linea e' forse vana perche' quando si approda in politica si inizia a ragionare come i politici e non piu' come giudici, Pm etc.
Saluti

Il cane di Jack ha detto...

Io credo che i toni del dialogo, in questo blog, soprattutto per merito dei padroni di casa, non siano mai stati alti. Tuttavia devo tornare a dire ciò che penso: che un fascicolo in cui è coinvolta una ragazzina di 14 anni, non si tiene nel cassetto per un anno. Ovviamente ritengo che vi siano carenze di organico e problemi gravissimi di inefficienza, ma la maggior parte dei magistrati fa quello che, pragmaticamente, va fatto: di fronte al mare di procedimenti che arriva, lascia prescrivere i reati di ricettazione o non indaga sui furtarelli in appartamento e persegue le rapine e gli stupri, specie quando ritengono di individuare il colpevole e di metterlo in carcere.
Il sistema è sbagliato ma almeno, inseguendo le urgenze, qualcosa di meglio del niente si fa.
Poi so bene che se fosse stato un 26enne italiano a violentare un bambina marocchina, ci sarebbero state molte più possibilità che il tutto passasse inosservato.
Un caro saluto a tutti
I.

daveross ha detto...

Un'analisi così lucida da far venire i brividi per chi, come me, il diritto per ora lo studia solamente.

Anonimo ha detto...

Per Alessandra

Gentile Alessandra, la lettura dei commenti mi ha portato a fare qualche ricera sul caso di Padova. Ho letto diversi articoli ma nessuno riporta la circostanza che l'indagato, scarcerato in seguito all'inghippo di cui tanto di discute, come Lei ci ha informato, sia reo confesso.
Le chiedo se può essere così gentile da confermare la notizia e, se possibile, di indicarne la fonte.
Grazie

giuliano castiglia

Paolo Emilio ha detto...

Mi scuso con Giuliano Castiglia per la "vulgata" che sono stato costretto a compiere, non essendo questo un sito dedicato esclusivamente ad avvocati e/o magistrati.

In senso strettamente tecnico Lei, caro Giuliano, ha perfettamente ragione nel rilevare le mie contraddizioni.

In senso generale, tuttavia, faccio salvo il senso e la "ratio" del mio intervento, che Lei ha ben compreso, giacché concorda con me sulla necessità di eliminare i bizantinismi dalle nostre procedure.

Riguardo, infine, al "diritto penale dell'atteggiamento interiore", mi riferivo al "Gesinnungsstrafrecht", ossia a quell'indirizzo del pensiero giuridico per il quale doveva rilevare, più che la forma, l' "Einstellung", vale a dire il "consapevole orientamento interiore" di un soggetto.

Quando ho rilevato che non c'era bisogno di quel diritto, volevo soltanto significare che le mie accuse al formalismo non comportavano la conseguenza di passare ad un ordinamento dove la "forma" fosse meno rilevante, ma soltanto la necessità di rendere meno burocratiche e "bizantine" le nostre procedure.

Cordiali saluti.

Paolo Emilio ha detto...

Forse è meglio che il futuro Ministro non provenga dalla "prima linea". Troppe contrapposizioni fra avvocati e magistrati, e anche al loro stesso interno.

Meglio che non sia uno di loro.

L'importante, però, è che siano scelti I SOTTOSEGRETARI E I COLLABORATORI giusti !

Andrea Falcetta ha detto...

Mentre leggo con avido interesse tutti i commenti postati in questi giorni, apprendo che il futuro Ministro della Giustizia sarà Marcello Pera, Professore che ho avuto modo di conoscere da vicino nel periodo in cui facevo da Consulente Giuridico (ho scritto io l'articolo 30 bis del c.p.c.) al Deputato Marco Taradash, salvo poi divorziare (solo politicamente, ovviamente, non anche dall'amicizia con Marco) così come anni prima avevo sentito la necessità di divorziare (con egualmente profonda amarezza) anche dai Radicali.
La mia piccola storia politica l'ho premessa in questo post al solo fine di far capire che, in linea di principio, non avrei alcun pregiudizio verso il Ministro, e se dunque mi dico profondamente deluso per la scelta ciò nasce da sensazioni dirette sperimentate in prima persona e da valutazioni che come ogni altro ho tutto il diritto di fare verso una persona che si appresta a ricoprire un incarico pubblico così importante e cruciale per la vita di tutti (non solo quella dei suoi elettori).
Sta di fatto che, se non erro,fu proprio di Pera (insieme ad un altro esimio Professore come Pecorella) l'idea "geniale" di ricopiare (e sottolineo ricopiare, un vero e proprio copia e incolla, confrontate i testi e potrete verificarlo) l'articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo nell'attuale formulazione dell'articolo 111 della nostra Costituzione.
Insomma, esattamente il contrario di quel che auspicavo : un teorico dei massimi sistemi (nella questione del 111 vedo anche un pizzichino di demagogia) presumibilmente animato (o forse intriso?) di altrettanto teorica ideologia svincolata da conoscenze dirette a da qualsiasi buon pragmatismo.
Signor Ministro : almeno questa volta sia capace di smentire, nei fatti, le ragioni del mio pessimismo.
E non sottovaluti la forza dell'intelligenza, perchè chi come i lettori di questo blog sa ragionare, finisce sempre per puntare il dito sulla contraddizione più scomoda.
Un caro saluto

Andrea Falcetta

Anonimo ha detto...

Per Giuliano Castiglia,e per dovere di giustizia,
Ieri ho sentito che altro indagato, dell'uccisione della ex fidandata, dopo essere stato scarcerato, reoconfesso, è stato arrestato di nuovo per altri "fatti".
Quando hanno dato la notizia dello stupro della bambina, hanno dato anche l'altra notizia e devo quindi aver attribuito al secondo fatto la circostanza.
Faccio ammenda, ma non mi tranquillizza affatto che in entrambi i casi la "forma" assorba tutta la sostanza.
Alessandra

Anonimo ha detto...

P.S.
Volevo aggiungere che si sta maturando in me, la "senzazione" difronte ai troppo numerosi provvedimenti di questo tipo, che i magistrati stiano dando dei "segnali" di necessità di correttivi delle procedure.E' una senzazione, personalissima, e se così fosse mi chiedo, non c'è altro sistema di "segnalare" necessità di legislazione che venga incontro alle procedure e alla prescrizione?
Alessandra

Anonimo ha detto...

Gentile De Luca,
Io non ho mai visto, ho 46 anni, in Calabria, Magistrati e Forze dell'Ordine terrorizzati dalla 'ndrangheta; anzi, il più delle volte, ho notato in loro atteggiamenti (arroganza e spavalderia) che credevo fossero prerogativa degli 'ndrangetisti. Adesso i “Ragazzi di Ammazzateci tutti” dichiarano di impegnarsi ad esprimere solidarietà e sostegno alle stesse Forze dell'Ordine ed ai Magistrati(*vedi sotto) minacciati, da pulci, cimici e corvi (il così detto reparto guastatori della 'ndrangheta). Le condizioni climatiche stanno per volgere al diluvio regionale, a mio avviso, è arrivato il momento a far si, che i calabresi si sveglino! Infatti, “in tempo di diluvio anche le mosche imparano a nuotare”! Solo così la Calabria sarà, finalmente, trasformata in Terra libera e prospera. Dopo tutto, questa teoria è supportata anche dal ministro Bianchi che, così risponde ad una domanda sul fatto che la Spagna abbia superato l'Italia in tutti i settori: “perché la Spagna in realtà sta vivendo, ha vissuto negli scorsi 15/20 anni una fase diciamo di espansione della propria società e quindi anche del proprio territorio, delle proprie opere, delle proprie infrastrutture, post franchista, non differente da quella che ha avuto l' Italia nel dopoguerra» replica dell'intervistatrice?:«Quello che abbiamo capito che per tornare a fare progetti sensati, realizzarli in tempi ragionevoli a prezzi non esorbitanti dovremmo tornare alla fame post guerra? Non è una bella prospettiva...».
Con la solita stima, bartolo iamonte.

*Non è il caso di de Magistris cui dovrebbe andare la solidarietà e il sostegno di tutta la Calabria. Ma in questo caso, sembra che il reparto guastatori della 'ndrangheta c'entri poco, a cacciarlo dalla Calabria è stata la stessa magistratura.

Gentile De Luca,
il Professore Librandi difende il suo lavoro-impegno di intellettuale contro il male che affligge la nostra Regione, la 'ndrangheta!
Dice che il museo della 'ndrangheta, ideato dagli intellettuali e finanziato dalla provincia di Reggio Calabria, si presta a facili ironie. Mi domando come possa essere il contrario, dal momento che la 'ndrangheta continua nella sua indegna azione di terrorismo indiscriminato al punto di sparare perfino sui bambini. Non basta dire ognuno deve fare la propria parte e noi da intellettuali e studiosi stiamo facendo la nostra, che è quella della cultura. No caro professore, è cultura anche intervenire (attenzione! Non contrastare) quando si legiferano leggi incostituzionali come il 416 bis, il 41 bis, il sequestro indiscriminato di beni di presunta derivazione illecita. E poi, ancora, intervenire quando in una notte si arrestano fino a 108 persone per poi nel tempo scoprire che 106 non avevano commesso alcun reato; intervenire quando de Magistris, un giudice che con tutte le garanzie non riservate agli 'ndranghetisti, indaga i politici ed i colleghi e per questo viene cacciato a calci nel sedere dagli stessi colleghi; intervenire quando investigatori, magistrati e servizi segreti, utilizzando gli stessi disadattati 'ndranghetisti, fanno vita da nababbi; intervenire nelle decine e decine di casi di condanne nei confronti di presunti paralitici in assenza della benché minima prova; intervenire quando in spregio alle norme vigenti si tengono in regime di carcere duro, persone non ancora giudicate; intervenire a difesa dei cittadini, quando, da decenni gli addetti alla loro sicurezza, le Procure, anziché vigilare su loro, impiegano tutto questo tempo e risorse per stupide diatribe personali. Ecco, Caro professore, anche questa è cultura: provate da intellettuali a dire anche questo, quando parlate di cittadini inermi, e vedrete che tutti loro, saranno al vostro fianco e s'impegneranno come ogni organismo, associazione o quant'altro per debellare questa indegna e infame organizzazione.
Caro De Luca, se la vuole pubblicare, mi scuso per la foga e la forma (ho scritto di getto la presente dopo aver letto “il museo della rabbia” sulla prima pagina del Quotidiano di stamattina) con il professore Librandi che non conosco, e che ha scritto, nel resto, una bella lettera.
Con la solita stima, bartolo iamonte.

Anonimo ha detto...

P.S. la "sensazione" con la "z" è un errore di battitura.
Ma la sensazione è forte.
Alessandra

Anonimo ha detto...

Egr. Collega,
concordo assolutamente con Te (mi consentirai il "tu") nell'identificare nella mancanza di risorse (uomini e mezzi) il problema principale dell'attuale sistema giudiziario.

Trovo assolutamente inutile, e sotto certi profili addirittura dannoso, affannarsi in parziali, lacunose e spesso scoordinate revisioni dei codici nel tentativo di ridurre di una o due udienze processi civili che poi, ad istruzione completata, vanno in decisione comunque a distanza di anni (il discorso vale ovviamente, ed a maggior ragione, per i procedimenti penali).

E' un dato incontestabile che nessun correttivo processuale si è dimostrato idoneo a perseguire lo scopo della minor durata dei processi; e, parimenti, trovate geniali quali l'istituzione delle c.d. "sezioni stralcio" ha sortito quale unico, e contrario, effetto di ingolfare le Corti d'Appello di un numero spropositato di giudizi - determinato evidentemente dagli abnormi vizi che inficiavano le statuizioni di I grado.

Fenomeno assai diffuso è, poi, il ricorso ai Giudici Onorari i quali, oltre a gestire propri ruoli, vengono deputati alla assunzione delle prove orali (!) che il Togato non ha il tempo - e talvolta la voglia - di assumere personalmente !
In sostanza, la fase più delicata ed importante del processo viene svolta da un Giudice che di quel giudizio non conosce la "trama" e che, sovente, viene indirizzato in modo più o meno strumentale dagli avvocati nella verbalizzazione delle deposizioni, che poi il Togato dovrà interpretare ...

L'aspetto più grave del problema è che questa impostazione induce anche i magistrati più preparati - e sono comunque molti - a farsi influenzare dalla ricerca della verità c.d. "sostanziale" a discapito di quella "processuale".
Ma ciò è inevitabile quando, ad esempio, una deposizione resa da un teste riporta circostanze le quali, seppur ultronee al giudizio, hanno tuttavia costituito motivo di approfondimento da parte del G.O. !

Ovviamente, si ricorrerà poi in appello, dove il giudizio stagnerà in attesa per 4 / 5 anni (nel frattempo, la sentenza di primo grado non verrà sospesa poichè i Giudici della Corte, non avendo il tempo di analizzare compiutamente i motivi di gravame, rigettano normalmente le richieste di inibitoria ...).
Viene così rimessa alla abilità degli avvocati tutelare i diritti del soccombente in sede di opposizione alla esecuzione ...

Mi permetto fornirTi un dato facilmente riscontrabile nel Foro di Catania dove abitualmente opero: un giudizio di primo grado in materia di lavoro, iniziato nel 2001, completamente istruito, viene oggi rinviato per discussione (solo in alcuni ruoli, per fortuna) all'autunno del 2012! Ma è solo per colpa del Giudice? Ed è preferibile una decisione celere, comunque determinata, ad una soluzione adeguatamente ponderata in ossequio ai principi che dovrebbero regolare il nostro sistema?

Alla luce di tali riscontri, potrebbe mai l'ennesima revisione del sistema processuale, magari partorita da soggetti poco avvezzi alla frequentazione delle aule di giustizia, sopperire al deficit insito nella carenza di organico ?


Un saluto
Mimmo Rossi

Andrea Falcetta ha detto...

Grazie caro Mimmo,
la pensiamo allo stesso identico modo.
Hai aggiunto notazioni pertinenti ed illuminanti a beneficio dei nostri lettori, con particolare riferimento al rischio che il nuovo Ministro si lasci tentare dall'ennesima inutile riforma delle regole senza tuttavia curarsi, previa esatta conoscenza dei problemi del quotidiano,di aumentare e soprattutto meglio impiegare nuove risorse di uomini e mezzi.
Un caro saluto

Andrea Falcetta

Anonimo ha detto...

Lo scambio di opinioni tra gli Avv. Falcetta e Rossi, e' illuminante perche' da un idea precisa di come la vita in tribunale sia diversa da cio' che si immagina leggendo un testo di diritto.

Ed e' proprio leggendo un testo di diritto ( nello specifico:amministrativo) che l'autore ha definito distratto,superficiale e contraddittorio, il lgs quando regola questa specifica materia( in effetti il codice di dir. amm. e'l'oggetto piu' strano che possa capitar per le mani).
Allora mi chiedo se, accanto ad un intervento diretto ad aumentare uomini e mezzi, non sia desiderabile per Voi anche una rivisitazione concreta e non approssimativa dei codici in modo da avere in mano strumenti di lavoro piu' sfruttabili
Saluti.

Carmelo

Anonimo ha detto...

Se non conoscessi bene gli avvocati....sarei "toccata" da cotanto, accorato appello: vogliamo ricordare, incidentalmente, che la giustizia, così come dispensata attualmente, fa "campare" tanti, troppi, spesso inutili (talvolta dannosi)avvocati??! Se i procedimenti durassero il giusto, come farebbero i suddetti ad ottenere quello stillicidio a nome "integrazione fondo spese", ovvero quella "rendita" che consente agli avvocati di arricchirsi alle spalle di chi è,purtroppo, costretto a misurarsi con la pessima gestione del sistema giudiziario italiano. Stendiamo,poi, un velo pietoso nei confronti di certa magistratura...
Spesso (lo pago sulla mia pelle), il connubio di "connivenze" tra avvocati e procuratori è fuori da qualsiasi legalità. Così va il mondo.... E la politica nulla può, perchè, notoriamente, ricattata. Vogliamo citare il più recente caso Mastella??!!

Andrea Falcetta ha detto...

Gentile anonima
questo è un blog in cui ciascuno può dire quel che vuole e dunque stia pur tranquilla che se anche avesse firmato la sua requisitoria contro avvocati e procuratori nessuno di noi avrebbe mai pensato a ritorsioni di alcun genere, giacchè la nostra finalità è quella di confrontarci sui vizi ed i rimedi del sistema con spirito costruttivo e non per difendere questa o quella presunta casta.
Sugli avvocati le rispondo io, sui procuratori lo farà qualche pubblico ministero se lo riterrà.
Una causa che dura dieci anni non arricchisce affatto l'avvocato, anzi lo impoverisce, sia perchè quasi tutti i clienti non sono in grado di pagare una parcella conforme a dignità prima di avere recuperato il legittimo vantaggio economico (adempimento di un contratto, risarcimento, reintegra nel posto di lavoro, eccetera)per il quale si sono rivolti al giudice tramite un avvocato, sia perchè quando la parte inadempiente sa bene di potersela cavare per i prossimi dieci anni sfuggendo ad una giustizia lentissima ed incapace, quel che scade agli occhi dei clienti è anche (e sia pure ingiustamente) il prestigio e la stima che dovrebbe nutrire verso il proprio avvocato.
Nessuna rendita dunque, e purtroppo.
In realtà soltanto amarezze e, spesso, insulti da giornalisti superficiali e da cittadini inconsapevoli come lei, del fatto che come secoli fa mantenere basso il livello dell'istruzione favoriva la conservazione del potere nelle mani di pochi, così oggi mantenere una giustizia agli attuali livelli di inefficienza e tuttavia con costi altissimi per il cittadino (lo sa lei che su ogni 1.000 euro che consegna al a suo avvocato lo Stato ne incassa quasi 700 tra tasse per iscrizione a ruolo ed imposta sul reddito del professionista?) favorisce i pochi potentissimi gruppi che sono in grado di sborsare cifre enormi per veloci e tecnicamente inappuntabili arbitrati, cioè veri e propri processi privati cui possono accedere solo banche, grosse società, assicurazioni eccetera.
Insomma, come c'è una sanità pubblica in cui la gente muore per mancanza di mezzi, mentre i ricchi si fanno curare nelle cliniche private, così c'è una giustizia pubblica per i cittadini normali (che non funziona) ed un processo privato per chi può pagare.
Eppure per me la Giustizia è un diritto che deve essere assegnato a tutti a prescindere dal censo.
Un caro saluto

Andrea Falcetta

Andrea Falcetta ha detto...

Volevo aggiungere, per Carmelo, che naturalmente nessuno esclude la utilità di qualche riforma legislativa, purchè questa si accompagni a quel potenziamento di risorse del quale dicevo nel mio articolo.
In realtà il mio messaggio per il Ministro era il seguente : che non provasse a prendere in giro i cittadini promettendo riforme di tutti i codici possibili ed immaginabili, perchè chi come noi è addetto ai lavori, è perfettamente in grado di svelare l'inganno ai cittadini, basta fumo begli occhi, vogliamo qualcosa di concreto, in cui poter credere, su cui ritrovare entusiasmo e passione, processi veloci e giudici che siano posti nelle condizioni di lavorare : chi di lavorare non ha voglia, che sia avvocato, giudice pubblico ministero cancelliere o poliziotto può accomodarsi in pensione, ci sono tanti giovani volenterosi di imparare e di rimboccarsi le maniche per il bene comune.

Andrea Falcetta

Anonimo ha detto...

Caro Avv.Falcetta,
spero vivamente che avvocati e giudici come voi vi facciate sentire questa volta, nel nostro e nel vostro interesse ma principalmente nell'interesse della Giustizia UGUALE PER TUTTI.
Sono convinta che in questo momento è di una giustizia che funzioni che abbiamo bisogno, prima di ogni altro recupero, compreso quello dei rifiuti.
Complimenti per il suo articolo e un caro saluto.
Alessandra

Paolo Emilio ha detto...

All' Avvocato Andrea Falcetta, la cui indiscussa competenza, cultura e intelligenza è fuori questione, vorrei sommessamente replicare che una causa civile della durata di dieci anni "conviene", eccome, ad un avvocato, assai più di una causa che duri soltanto due o tre anni ! Basta che abbia l'accortezza di richiedere l'acconto e di farsi pagare man mano ... ovvero che compili una notula dettagliata nella quale inserisca più volte le "partecipazioni ad udienze" o le "memorie autorizzate", le quali ultime, in media, sono molte di più in dieci anni rispetto a quelle depositate in due o tre anni soltanto, contribuendo non poco a "gonfiare" le notule !

All'Avvocato Mimmo Rossi vorrei inoltre ricordare che è facile prendersela con i G.O.T., laddove molto più difficile è rilevare, anzi, avere il coraggio di rilevare, le "cappellate" commesse da un "togato" ! Di queste ultime gli Avvocati parlano soltanto sottovoce, e soltanto tra loro, laddove degli errori dei G.O.T. si parla ad altissima voce, talvolta anche davanti al "togato" di turno. Il quale, com'è noto, in quasi nessun Tribunale può assistere a tutte le prove dell'udienza civile, composta, talvolta, da più di 120 (centoventi, avete letto bene) fascicoli !

Per contro, conosco G.O.T. che hanno scritto in sei anni, nell'ambito civile, oltre 400 sentenze di merito, le quali ultime hanno validamente resistito alle impugnazioni, financo in Cassazione.

Avendo poi personalmente assistito a come alcuni G.O.T. tengono le udienze, devo rilevare che quasi sempre (grazie anche al numero limitato di fascicoli che trattano) le prove per testi si svolgono direttamente davanti a loro e non davanti ai soli avvocati, come accade per la maggior parte dei fascicoli del Giudice Ordinario. Molti Giudici Onorari di Tribunale sono, del resto, giovani laureati con lode, che hanno soltanto avuto la "sfortuna" di non aver soldi per aprire uno studio o di non godere di sufficienti raccomandazioni per partecipare fruttuosamente ai vari concorsi dello Stato Italiano.

Tra gli Avvocati, incidentalmente, ho poi notato che talvolta quelli che si lamentano del numero eccessivo dei Colleghi (per i non addetti ricordo che questo numero negli ultimi trent'anni si è QUASI DECUPLICATO ...) sono anche, paradossalmente, gli stessi "catanzaresi", ossia quelli che, provenendo da tutta Italia, hanno superato l'esame da Procuratore a Catanzaro, dove passava il 99% dei candidati, bravi (pochi) e somari (molti) insieme !

Vorrei concludere con una breve domanda: guardando ai risultati di oggi, se poteste tornare indietro nel tempo, sareste ancora favorevoli all'eliminazione delle Preture ?

Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

A quanto pare la questione del conflitto di interessi che nessuno vuole veramente risolvere ha una portata dilagante in tutti i settori.
Gli avvocati, ormai in numero spropositato, la cui competenza, per i cittadini, (vedi i "catanzaresi") nessuno può certificare, hanno scarso interesse allo snellimento delle procedure e delle questioni.
Gestire una causa che che degenera in cinque gradi di giudizio, è una pacchia.
I giudici sono lì "per applicare le leggi", se poi queste leggi sono definite da tutti "vergogna" loro non ci possono fare niente, è il Parlamento che legifera.
I G.O.T. in maggior parte avvocati, risentono e protestano, del loro scarso riconoscimento,sia dai "colleghi" avvocati, che dai "colleghi" giudici. Da una parte sono disprezzati per non appartenere alla categoria dei giudici dall'altra perchè i Giudici sono loro.
E in tutto questo, come nella Sanità, è il povero cittadino che ne risente il danno.
Paga il C.U. allo stato per accedere ad una legittima tutela, paga l'avvocato che lo rappresenta, e poi entra in una bolgia infernale che lo costringe, con la speranza di recuperare un pò di spesa a farsi tutto il percorso o gioco dell'oca che è diventata la giustizia.
In pratica è come investire nei bond Parmalat.
Chi dobbiamo ringraziare? o accusare?
Alessandra

P.S. A proposito, dopo una "inutile" sentenza di Appello, mi appresto a DOVER, io, prendere la decisione di ricorrere per Cassazione.

Ludwig Van Molleam ha detto...

Non voglio fare il disfattista, ma vedo in questo post - condivisibilissimo - la solita critica cui il prossimo ministro (in)competente risponderà con la solita dichiarazione di intenti che resterà lettera morta.

Vorrei vedere proprio una proposta, anche scritta in linguaggio non burocratese/legalese, in modo che la possa capire e sottoscrivere. Vedere ad esempio questa idea sul sistema di tassazione fatta da Michele Boldrin su NoiseFromAmerika.

Non servirà, non verrà applicata in toto, verrà presa e sminuzzata e poi spacciata per farina del ministro di turno, ma - forse - potrebbe servire a dare qualche colpo per raddrizare la situazione.

Non mi aspetto miracoli ("dall'alto"), mi aspetto che chi ha competenza nei settori (io sono un semplice ingegnere informatico) in cui lo stato italiano è un casino, cerchi di spiegare cosa non va e cosa bisognerebbe fare per correggere la situazione, anche denunciando le "comodità" della propria "corporazione" e i modi meno brutali per correggere il sistema.

Buon lavoro.

Anonimo ha detto...

Per Paolo Emilio

Mi spiace se ho dato la sensazione di voler censurare l'operato dei G.O., ovvero di non tenere in considerazione il fatto che i Togati siano costretti a delegare l'esperimento dei mezzi istruttori a causa dell'ingolfamento dei ruoli e delle udienze, ma, invero, l'intendimento di base era quello contrario di sottolineare che, proprio a causa delle carenze di "uomini e mezzi", è obbligatorio il ricorso ad espedienti organizzativi che, spesso, pregiudicano oltremodo il diritto del cittadino ad una celere e giuridicamente "valida" (non dico "corretta", poichè è concetto sempre opinabile) definizione dei processi.

La necessità di riassumere il più possibile il contenuto del commento mi ha indotto, perciò, a citare a mero titolo esemplificativo le problematiche insite nella delega dell'assunzione delle prove orali ad altro Giudice, o il caso della irragionevole durata di un processo in materia di lavoro, ma senza voler così sottointendere che, in valore assoluto, i G.O. svolgono male il proprio lavoro o che i Togati trascurino i propri adempimenti.

Quanto, poi, alle "cappellate" ... non è certamente questo il profilo più grave del problema (prima o poi ci incorriamo tutti, Giudici ed Avvocati !).

Doverose le scuse qualora avessi dato la sensazione di attaccare in modo generico intere categorie, mi permetta però di chiarire ad eventuali non addetti ai lavori - restando nell'ambito degli esempi citati - le modalità con cui vengono delegate ai G.O. le assunzioni delle prove orali.
La delega avviene in udienza, il G.O. riceve il fascicolo del procedimento (che non aveva mai consultato in precedenza) ed immediatamente procede all'escussione (peraltro, nel modo più sollecito possibile, perchè le prove sono normalmente più di una), previa sommaria lettura degli atti del giudizio (spesso molteplici ed assai voluminosi nelle stesure).
In sostanza, non ha modo alcuno di approfondire il thema decidendum, nè di comprendere perchè, ad esempio, il Togato delegante abbia ammesso alcune prove escludendone altre; nè di esaminare i documenti prodotti dalle parti, etc ...
A questo punto, o il G.O. - temendo di incorrere in un errore -si attiene rigidamente agli articolati di prova, impedendo ai difensori di chiedere che vengano rivolte ai testi domande a chiarimento (che potrebbero invece essere utili); ovvero - nella incertezza, spesso determinata dalla giovane età e/o dalla carismatica abilità degli Avvocati - lascia che i testi parlino a ruota libera (così facendo, i verbali vengono infarciti di fatti, circostanze, notizie, commenti e considerazioni che magari avevano preventivamente indotto il Togato a non ammettere alcuni capitoli di prova).

Poi la causa ritorna al Togato, che quando la deciderà dovrebbe essere connotato di tanta "impermeabilità" da riuscire ad estrapolare dalle dichiarazioni a verbale i profili che, in effetti, sono giuridicamente conducenti ai fini della decisione (e non vorrei essere al suo posto ...).

Le condizioni in cui il G.O. si trova ad operare, mi creda, non consentono diversa evoluzione della fase più delicata ed importante del procedimento, con evidenti riverberi sulla decisione finale.
Ma non sarebbe diritto del cittadino che "la sua causa" venisse integralmente trattata da chi ha potenziale conoscenza di tutti gli elementi giuridici che connotano la fattispecie nel complesso ?

La avrò già annoiata con queste precisazioni, e perciò ne evito di ulteriori sugli altri esempi infaustamente citati nel precedente commento ...

Vorrei esprimere però un'ultima considerazione in ordine al Suo rilievo circa i vantaggi che gli avvocati ottengono dalla lungaggine del processo (il cui valore assoluto è, mi consenta, del tutto opinabile).

Premesso che l'incidenza delle udienze effettuate e delle memorie approntate è residuale nella determinazione della parcella, poichè il ricorso agli schemi del "Tariffario" è impraticabile (specie in zone del paese notoriamente "povere") e normalmente si ricorre ad un calcolo forfettario e non certo analitico dell'attività svolta; peraltro, come non è di certo sfuggito alla Sua attenzione, il regime di "concorrenza" introdotto nell'ambito forense ha (più o meno correttamente) indotto ad un livellamento verso valori minimi della quantificazione economica dell'operato professionale, in particolare per materie non annoverabili tra le c.d. specialistiche.
Pertanto, le "notule" cui ha fatto riferimento possono, al più, assumere rilevanza laddove il cliente rifiuti il pagamento ed il Professionista sia costretto a munirsi di relativa ingiunzione (in cui il Giudice opera comunque uno stralcio ai valori indicati in parcella).
Mi creda, il disagio che si prova a dover riferire al cliente - che magari ha già subito una ingiusta condanna in primo grado ed è assillato dal dover ottemperare al disposto di una sentenza provvisoriamente esecutiva - che il suo appello è stato rinviato a 4 / 5 anni per la precisazione delle conclusioni (cui farà seguito un anno di attesa circa prima del deposito della sentenza) non vale assolutamente il fantomatico vantaggio economico determinato da competenze ed onorari "aggiuntivi".

Ed è ormai un disagio quotidiano, che personalmente non imputo all' operato del singolo magistrato ma all'inefficenza del sistema.

Cordiali saluti.
Mimmo Rossi

P.S. Penso sia inopportuno generalizzare fenomeni di presunto servilismo da parte degli Avvocati nei confronti dei Magistrati, presuntamente indotti da paura di future, ed improbabili, ritorsioni.
Le assicuro che - fatti salvi ovviamente singoli casi per l'una o l'altra categoria - è ormai consapevolezza comune che è possibile confrontarsi a posteriori (a causa conclusa) sui motivi di convincimento espressi in sentenza, nel reciproco rispetto dei ruoli; e vorrà credere che, non di rado, accade che entrambi i contraddittori traggano dal confronto elementi utili a migliorare professionalmente.

Paolo Emilio ha detto...

Caro Avvocato Rossi,

Ho molto apprezzato il suo ultimo intervento, e creda che non mi sono affatto annoiato, anzi !

Riguardo ai Giudici Onorari, mi ero permesso di intervenire perché diverse sedi importano diverse esperienze, e in alcuni circondari, talvolta dello stesso distretto, l'impiego dei G.O. nel settore civile è quanto di più disomogeneo si possa immaginare.

Vi sono, infatti, sedi dove accade proprio quello che lei ha appena riferito. Altre, invece, dove il G.O. prende la causa sin dalla prima udienza e la porta avanti sino in fondo, sentenza compresa, senza farsi "intimorire" dagli avvocati. Ed è a questi ultimi esempi che io mi riferivo.

Riguardo alle notule, è sicuramente vero quello che dice. Ciò non toglie che, pur con la liberalizzazione delle tariffe, chi vuole approfittare dei tempi biblici della giustizia sa bene come fare. Non è certo il suo caso, ma saprà dell'esistenza di avvocati che periodicamente portano diverse notule da liquidare al Consiglio dell'Ordine, dove magari hanno amici che non apportano alcuna modifica al "quantum". Né tale modifica può essere apportata dal Magistrato, che si limita a firmare il decreto ingiuntivo sulla notula liquidata, lasciando all'intimato il gravoso onere di proporre opposizione. Magari per ritrovarsi in prima udienza, come accade nel 90% e più dei casi, con la concessione della provvisoria esecutività al decreto opposto ...

Creda, comunque, che non mi riferivo a lei nel denunciare i ben noti fenomeni di servilismo, ma al malcostume dilagante, dovuto anche all'esorbitante numero di Avvocati che, come i vasi comunicanti, oltre ad abbassare il livello dell'Avvocatura, contribuisce anche ad abbassare il livello della Magistratura, a discapito, in ultima analisi, del cittadino.

Cordiali saluti.

Maria L. ha detto...

Egregio Avv. Falcetta, La ringrazio immensamente per le Sue parole e i Suoi ideali, che dovrebbero essere di tutti! Dopo varie vicissitudini avevo perso ogni fiducia negli avvocati ma i Suoi interventi in questo blog mi hanno dato speranza!
Anch'io spero che il nuovo ministro sia veramente per una "Giustizia Uguale per tutti".
Grazie a Lei e a tutti i Magistrati di questo Blog!
Maria L. - Roma