«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 1 maggio 2008

Reggio, nel covo del boss “pizzino” a un magistrato


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di Francesco Viviano
(Giornalista)



da Repubblica.it dell’1 maggio 2008


Dopo il ritrovamento di una microspia in un ufficio di Palazzo di Giustizia.
Il biglietto era nel rifugio di Pasquale Condello, uno dei leader della ‘ndrangheta.
Il capo delle cosche si lamentava col giudice perché “le cose” non andavano più bene.
I carabinieri avrebbero già l’identikit della “talpa”.


Reggio Calabria – Mentre nella procura di Reggio Calabria si sta tentando una bonifica per l’infestazione di “cimici”, “talpe” e “corvi”, la ‘ndrangheta continua la sua mattanza nei confronti di “picciotti” ed imprenditori non più ritenuti “affidabili”.

L’ultimo omicidio ieri, a Lamezia Terme: un imprenditore ed ex assessore del Psi, Gino Benincasa, assassinato con colpi di mitra e pistole.

Un omicidio compiuto 48 ore dopo l’attentato con un autobomba che ha ridotto in fin di vita un altro imprenditore, Antonio Princi.

La notizia del biglietto nel covo non è stata commentata dal nuovo procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone che ha opposto un cortese ma fermo “no comment” alle domande dei giornalisti.

Una guerra che fa gridare all’emergenza e che scoppiata in contemporanea a quella che si combatte negli uffici giudiziari calabresi. Dopo la microspia trovata nell’ufficio del pm Nicola Gratteri e le lettere anonime del “corvo” contro un paio di magistrati, spunta un “pizzino” ritenuto dagli investigatori “inquietante”.

È stato trovato nel covo del mammasantissima, Pasquale Condello, il Provenzano della Calabria, arrestato nel febbraio scorso dopo 18 anni di latitanza. Un “pizzino” indirizzato ad un magistrato con il quale il capo mafia avrebbe avuto rapporti epistolari e che potrebbe essere una delle “talpe” che si annidano dentro la procura calabrese.

In quel “pizzino” il boss Condello si lamenta di alcune cose che non “andrebbero più bene” e, soprattutto, ricorda al magistrato il suo passato e i suoi “affari”, anche quello di essersi comprato una lussuosa abitazione a Reggio Calabria.

E che il boss conoscesse bene la situazione del palazzo di giustizia è confermato anche da una frase sibillina pronunciata da Condello poco dopo il suo arresto. Condello al pm Boemi disse che doveva “fare pulizia” dentro il suo palazzo.

E i carabinieri avrebbero già l’identikit della “talpa”.

In alcune intercettazioni tra indagati si fa spesso riferimento all’“uomo del caffè”. E tra quest’ultimo e l’esterno il tramite sarebbe un “postino” che frequenta palazzo di giustizia.

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