«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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giovedì 5 febbraio 2009

I medici che denunciano i pazienti: ovvero della differenza fra l’uomo e la bestia.






di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)





La differenza fra l’uomo e la bestia si vede da cosa ciascuno “è disposto a fare” nei momenti critici.

Quando c’è cibo per tutti e maschi e femmine si accoppiano serenamente, uomo e bestia possono anche sembrare in qualche modo simili.

Ma quando la femmina sceglie un altro maschio, l’uomo soffre in silenzio rispettoso, mentre la bestia tenta di uccidere l’antagonista.

Così come quando il cibo scarseggia, l’uomo lo divide in parti uguali fra tutti, mentre la bestia ancora una volta uccide il concorrente per tenersi tutto il cibo per sé.

E’ notizia di oggi che il Senato della nostra Repubblica ha approvato una legge che prevede che i medici debbano denunciare gli stranieri clandestini che si rivolgano a loro per essere curati.

La Costituzione repubblicana difende come sacri alcuni diritti.

Fra questi quello alla salute.

L’art. 32 della Costituzione sancisce che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».

Si badi: come diritto di qualunque individuo – non solo, come per altri diritti, del cittadino – e come interesse della collettività.

L’art. 365 del codice penale dispone che: «Chiunque, avendo nell’esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne all’Autorità indicata nell’articolo 361, è punito con la multa fino a 516 euro. Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale».

La ragione di questa norma è evidente.

La Costituzione vuole che, se io sto male, mi possa curare e pone la mia salute al di sopra dell’esigenza di perseguire eventuali reati che io possa avere commesso.

Se io, andando dal medico, devo temere di essere denunciato, tenderò a non andare dal medico, pur di non subire le conseguenze della denuncia.

Così facendo, potrà accadere che io patisca gravi conseguenze nel corpo per la mancata cura adeguata della mia malattia e, in alcuni casi, anche che muoia.

Ad oggi un assassino rimasto ferito nel corso del suo delitto può andare da un medico e farsi curare senza timore di essere denunciato. Perché la Costituzione considera la sopravvivenza dell’assassino un valore “prevalente” rispetto alla sua punizione.

Se la legge approvata al Senato sarà confermata anche alla camera, una madre straniera che abbia una bambina con sintomi di una malattia che non conosce, per il solo fatto di essere clandestina (e non assassina, come nell’esempio di prima), non potrà più recarsi da un medico senza essere denunciata anche per un reato (la permanenza senza permesso nel nostro territorio) per il quale stanno fissando una pena fino a quattro anni di carcere.

Se questa legge sarà approvata in via definitiva il nostro Stato avrà sulla coscienza un numero imprecisato di morti, di uomini e donne che avranno sovrastimato la propria possibilità di sopravvivere a una malattia pur di non consegnarsi ai secondini di un carcere.

L’onore e la civiltà di un popolo non stanno nelle chiacchiere e nella propaganda del regime che ha messo su. Ma nei fatti.

E i fatti parlano molto male di noi italiani.

Inoltre, la Costituzione, che ogni portaborse di partito si sente in diritto di trattare come una scarpa vecchia da buttare, è un punto di riferimento molto importante del grado minimo di civiltà che, in altri tempi, quando sembrava che ci convenisse, ci eravamo promessi e oggi, che sembra ci convenga meno (ma è un imbroglio: perché la civiltà, oltre a essere doverosa, conviene sempre), stiamo calpestando senza alcun pudore.


80 commenti:

Libero ha detto...

questa è gentaglia ignorante pericolosa questo paese si sta imbarbarendo ora dopo ora ed è possibile che il peggio debba ancora arrivare

Luigi Morsello ha detto...

Sì, giudice Lima, è molto netta la linea di demarcazione che distingue l'uomo dalla bestia e lei l'ha segnata con grande maestria.
Chi vara e chi approva leggi del genere, del tutto indifferente ai valori della vita umana e della nostra Costituzione che li ha recepiti, assomiglia molto più a una bestia e molto meno a un uomo.
Ci vuole un freno, che deve essere adottato da chi rappresenta il vertice dello Stato e della Chiesa cattolica.
E ciò mi lascia molto perplesso, se non addirittura scettico che possa essere utilizzato.
Anni fa, molti anni fa gli italiani registravano una altissima percentuale di analfabeti, le donne non votavano.
Oggi votano tutti, ma è in atto una recrudescenza del fenomeno del c.d. "analfabetismo di ritorno".
Non c'è più solidarietà sociale, non la predica, mi pare, più nessuno.
Risultato: al Governo quei simpaticoni della Lega, dai cui volti trasuda il più bieco cinismo.
Poveri noi !

Anonimo ha detto...

E' proprio vero, la Costituzione, per la quale tanti nostri connazionali hanno tanto sofferto, e che era un vanto, rispetto ad altre nazioni, sicuramente più ricche della nostra, ma certamente meno civili, viene puntualmente fatta a pezzi da politici ignoranti ed irrispettosi. Tuttavia mi sorge un dubbio. Ma è solo la Lega che propone simili bestialità, oppure tanti politici ancora più ignoranti dei leghisti fanno esporre questi e poi votano a favore di simili porcherie ?

Giovanni Parisi ha detto...

Caro Felice,
come spesso accade, le tue parole sono un pugno nello stomaco rivitalizzante, che ci riporta alla dura realtà, da cui spesso ci distraiamo per fatti che ,nel nostro piccolo, ci sembrano essenziaeli e vitali per la nostra vita (ma che sono nulla rispetto a quello che succede a fronte della nostra silenziosa indifferenza).
Insieme alla questione da te posta, oggi è all'ordine del giorno il dramma di Eluana.
Preciso che sulla questione Englaro, mi sento assolutamente incapace di una scelta, piccino ed inadeguato, pur essendo laico e non credente, e per questo decido di tacere di fronte al dolore della scelta "vita/morte"(se avessi Fede mi limiterei a Pregare affinchè chi può decidere decida nel Bene). Tuttavia vedendo le scelte di chi Governa ( così decise e pertanto, si presume, consapevoli) non posso non notare una forte ambiguità sul tema del diritto alla "vita":
- nel caso di Eluana si è prossimi al varo di un Decreto che impedisca l'interruzione dell'alimentazione artificiale per garantire il diritto alla vita, ad una donna che è in stato vegetativo da 17 anni (e quindi sembrerebbe che il Governo dica che la vita vada difesa ad ogni costo);
- dall'altro si nega il diritto alla salute (e quindi ad una vita sana) ai diversi essere umani, che non sono considerati tali perchè clandestini.
Evidenzio che gli effetti gravi del voto del Senato si vedranno da subito (a prescindere dalla finalizzazione del provvedimento legislativo in argomento), perchè chi, non in regola con il permesso di soggiorno, avrà recepito, anche fugacemente, il "messaggio" tenderà fino all'ultimo di non mettere in discussione la propria libertà, anche a discapito della salute della propria vita.
Credo che l'eco del dolore e della sofferenza della guerra, che partorì la nostra Costituzione per stare meglio tutti, oggi si stia esaurendo e con esso la nostra sensibilità di cittadini; per questo chi governa e legifera si può permettere di portare avanti scelte incoerenti con i nostri valori costituzionali, magari tra gli applausi dei propri elettori.

Vincenzo Scavello ha detto...

I tempi in cui si scrivevano le parole costituenti il giuramento d'Ippocrate erano, senza ombra di dubbio, migliori dei nostri.

Siamo così giunti, a piccoli passi, alla delazione imposta per Legge, in netto contrasto con la Carta Costituzionale.

Stanno arrivando, anzi sono già arrivati!

Opps! che dite: Napolitano firmerà un Decreto o una Legge che contenga alcune forme di incostituzionalità o lo rimanderà in parlamento per le dovute correzioni?

Un abbraccio

Anonimo ha detto...

Chiedo gentilmente alla redazione e a chiunque altro possa rispondermi con un minimo di cognizione di causa (legale) se c'è qualcosa che possiamo fare. E mi dispiace se vi porto via tempo per una risposta, spero che riusciate a trovare il tempo per una parola di conforto.
Mi spiego: io non sono un'assassina, mi sono sempre vantata di essere una buona cittadina. Non lavoro mai in nero (quando lavoro... :) ) pago tutti i servizi che devo, restituisco i centesimi quando una commessa distratta di un grande magazzino mi dà troppo resto. E non sto a tediarvi con il resto.

Sto male quando dico di no al terzo ragazzo di colore in bicicletta che mi suona il campanello per un'elemosina, dopo aver dato magari al primo qualche euro e al secondo un pacco di biscotti.

Cerco di non sprecare nulla e di riciclare ogni scontrino perché è sempre carta che va a rosicchiare un altro ramoscello della foresta amazzonica, e dell'habitat delle tribù che lì ci vivono.

Non sono affatto perfetta, ho i miei vizi e commetto i miei errori, naturalmente cercando di accorgermene e di migliorarmi. Sono anche umana, e debole. E alle volte mi lascio andare a qualcosa che non dovrei consapevolmente.
Una per tutte: sto cercando di convincermi ad abbandonare l'acqua in bottiglia (comprata), che non ho ancora lasciato del tutto per bieco orgoglio personale in una contrapposizione con mio padre, con cui litigo troppo spesso.
Questo mi fa molto male, proprio per questo ho scelto questo esempio, perché non è affatto edificante.

Mi rendo conto che molte cose che faccio tutto il giorno contribuiscono alla lunga comunque a fare del male. Non riesco a boicottare sempre in maniera assoluta come dovrei certe aziende che so commettere reati o comunque cose immorali, perché alla fine se una determinata cosa che mi serve la fanno solo loro, qualche volta cedo e la compro.

Però una legge del genere va oltre. Io sono cittadina italiana. Io sono lo stato. Per quanto possa dire di non aver votato mai Berlusconi o Veltroni, per quanto possa dire di non aver approvato mai una legge simile, se passa io divento complice di assassinio.

Al di là del referendum, che comunque dovremmo senz'altro proporre se la legge dovesse passare, cosa posso fare io per non essere complice dello stato, fintanto che resta in vigore o se il referendum non passasse?
Come posso allontanarmi da me stessa?

Mi sento già sulla coscienza tante altre cose, compresi Falcone e Borsellino anche se ero troppo piccola per capire all'epoca, solo per il fatto di essere italiana.
Ma un conto è qualcosa di illegale, che alcuni rappresentanti dello stato o meno fanno da soli, un conto è una legge che impone ai cittadini tutti un comportamento simile.

Silvia.

marilena ha detto...

Egr.Dott.Lima,mi associo TOTALMENTE a quanto da Lei scritto!!!Siamo caduti proprio in basso...per non dire di peggio!E' profondo il dispiacere che un italiano prova se pensa che questi legislatori attuali calpestano ogni giorno la Costituzione...E' VERGOGNOSO!!Noi Italiani onesti ci sentiamo vessati e avviliti da una classe politica tanto ottusa e,INUMANA....ci vergognamo profondamente di sapere che all'estero pensino che l'Italia è una Nazione di meschini con la paranoia del clandestino,quando i nostri nonni emigravano per avere un avvenire in ogni parte del mondo.Alla luce delle ultime vicende giudiziarie,la ns classe politica è fra le più "disgustosamente-corrotte"in Europa e,conta una "valanga"di inquisiti e condannati che vinceremmo il Guinnes dei primati se,ne facessero uno con simili caratteristiche!!Mi ricorda la famosa frase"il corvo disse al merlo:Come sei nero!"Sono una disoccupata a causa della mia età avanzata(44)ma,se riesco a ragranellare qualche soldo(onestamente,non come i ns politici!)me ne vado veramente dall'Italia!!perdoni lo sfogo ma,quando è troppo è troppo!Cari saluti

silvia manderino ha detto...

MEDICI, EXTRACOMUNITARI, CITTADINI.
NON POSSIAMO PIU’ STARE A GUARDARE


Oggi vorrei essere un medico.
Un medico non se lo aspetta affatto di vedere sconvolto lo scopo per cui ha deciso di fare il medico.
Curare. Curare senza limiti, senza restrizioni, senza vincoli di leggi. Curare chiunque, in quel momento, abbia bisogno di me.
Ma che dico? Quale banale pensiero mi è uscito in quattro righe?
Di quale leggi sto parlando?
Si dice che oggi un ramo del Parlamento italiano abbia approvato un semplice emendamento che “mi consente” di denunciare alla pubblica autorità chi, rivoltosi a me per essere curato, dovesse trovarsi nella particolare condizione di “clandestino”.
Mi consente? Libertà di coscienza? Libertà di coscienza dettata per legge?
Io sono già libero. La mia libertà è la scelta che ho fatto: sono un medico, dunque chi è davanti a me è qui per essere curato.
Acquisirei un’ulteriore qualifica, se questo emendamento diventasse legge solo passando anche all’altro ramo del Parlamento italiano: smesso il camice che ha umilmente dato una speranza di guarigione, dovrei indossare la divisa del “bravo cittadino” e recarmi al primo commissariato per segnalare che ho dato una speranza di guarigione ad un possibile “clandestino”.
Io sono libero.
Io non lo farò mai.
Perché la mia libertà è il rispetto dei principi che regolano la convivenza tra gli esseri umani.
Non c’è solo Ippocrate a rivoltarsi nella sua nobile tomba.
C’è una Costituzione repubblicana che protegge il diritto alla salute di ogni individuo: e io, cittadino italiano, su questa legge ho costruito la mia libertà.
Ci sono le leggi universali dell’uomo che tutelano il diritto inviolabile delle donne e degli uomini di essere rispettati nel bene più grande che abbiano.

Oggi vorrei essere un cittadino extracomunitario privo di quel foglio che qui in Italia si chiama “permesso di soggiorno”.
Un tunisino, un senegalese, un brasiliano, un nordamericano, sciaguratamente privi di un permesso di soggiorno, non se l’aspettano affatto di vedersi costretti a scegliere se salvare la salute o la libertà personale.
Dall’Italia degli ultimi anni forse si aspettano ormai molte, inverosimili, uscite.
Ma questa proprio no. Insuperabile, quanto indegna.
Sono un extracomunitario e sono privo del “lasciapassare” (o del “lasciarestare”), ma non posso essere considerato, soltanto per questo, un fuorilegge.
E se però dovessi essere così sfortunato da trovarmi in Italia proprio mentre mi colpisce una qualunque malattia, bisognosa di un medico, una legge di questo Stato potrebbe irrimediabilmente privarmi dei due beni più grandi che un essere umano possa avere: la salute e la libertà.
Potrei pensare, a questo punto, di essere così fortunato da incontrare il medico che scrive qui sopra?
Nel fortissimo dubbio, potendo ancora fare un’ultima scelta, dovrei scegliere: o la salute o la libertà.
E per quello che ho sin qui visto dell’Italia, temo che sceglierei la seconda.
Ma nella scelta andrei incontro al rischio della vita.
Perché? Vorrei sapere, perché?

Non sono un medico. E non sono un extracomunitario senza permesso di soggiorno.
Sono una cittadina italiana. E faccio l’avvocato.
So che il diritto regola le nostre vite e le nostre relazioni, e so che il diritto porta questo degno nome se rispetta i valori universali delle persone.
Non sono così sicura che si possa aspettare passivamente l’ennesimo passaggio “legislativo” di “concetti” costruiti sul disprezzo per l’individuo e sulla persistente violazione della Costituzione.
Perché è questo che sta accadendo, ogni giorno da molto tempo, nel nostro Paese.
Sono una voce e ne cerco altre, tante voci.
Che queste voci possano tradursi in una ribellione civica e civile a questo stato di cose.
Una seria, ormai indispensabile, ribellione contro chi sta distruggendo la convivenza tra le persone che abitano questo Paese, siano esse stabili o di passaggio; contro chi sta costruendo e diffondendo avversione ed odio reciproci.
Una legge dopo l’altra, votata da una maggioranza che per un fattore numerico riesce a calpestare tutti i giorni i principi inviolabili della Costituzione; una legge dopo l’altra, votata da un Parlamento passacarte di un governo i cui ministri, nel mentre prestano giuramento alla Carta repubblicana, sono poi i fautori delle violazioni più macroscopiche di quel giuramento.

Se siamo cittadini, se siamo i destinatari della Costituzione, dobbiamo sapere che nostro primo compito è difenderla.
Perché così difenderemo la nostra vita, i rapporti tra noi, i diritti delle persone, siano esse cittadini o, più universalmente, esseri umani.
Questo semplice ma doveroso progetto è esattamente quello che i due attuali poteri dello Stato, l’esecutivo e il legislativo, non intendono affatto coltivare. Né assecondare.

Credo sia giunto il tempo di convincersi che gli attuali rappresentanti pro tempore del governo e del parlamento italiano stiano realisticamente operando fuori dalla legge. Fuori dalla legge.

Se dovesse passare anche questo nuovo “contributo normativo”, nell’illegalità cadremo tutti noi: fuori dalla Costituzione, fuori dal codice penale, fuori dalle normative europee, fuori dalle leggi universali che regolano i diritti delle persone.
Possiamo essere complici di questo imbarbarimento?
Non possiamo.
Abbiamo molteplici diritti.

Ma sopra ogni cosa, il dovere civico di fermare i soprusi e le violazioni di quei diritti.

Silvia Manderino - Mestre
6 febbraio 2009

Ale ha detto...

C'è un punto che non ho capito...il medico che si trova davanti un clandestino in base a questa legge dovrà oppure potrà a sua discrezione (se leghista e razzista) denunciare?

Garguz ha detto...

Mi unisco a Silvia nel chiedervi se sia possibile fare qualcosa, perchè se siamo arrivati a questo punto è proprio perchè troppe volte abbiamo lasciato passare, perchè l'indifferenza ha prevalso; di fronte ad una legge del genere non si può rimanere inerti.

Vorrei sapere anche se secondo voi non è plausibile che Napolitano rinvii la legge alle Camere perchè, proprio per questa indicazione sui medici, è palesemente anticostituzionale. Voi cosa ne pensate?

Luciana ha detto...

Qualche considerazione in ordine sparso. :)


X Felice Lima.

Perchè offendere in maniera "abnorme" (ormai la parola è di moda) le bestie paragonandole a noi?
Potrei citare innumerevoli casi in cui animali, anche di specie diverse e in naturale conflitto tra loro, si spartiscono la stessa ciotola senza litigare o si aiutano in modo commovente.
Tutte cose che senza un tornaconto preciso, noi neanche ci sognamo di fare.

Detto questo, non posso che applaudire per l'ennesima volta ad un suo post.
Ciò che dice è sacrosanto ma mi induce a pensare che anche L’art. 365 ante riforma porta a delle ingiustizie (secondo me).
Perchè se è vero che garantisce il diritto alla salute della mamma immigrata, ha garantito il diritto alla salute anche a soggetti del calibro di Bernardo Provenzano, il quale, per un eccesso di zelo tipico del mafioso, ha pensato bene di non fidarsi del solo art. 365 e ha fatto fuori il medico che l'aveva curato.

Questa mia è solo una considerazione e come tale va presa.
Serve solo a ricordare che nella vita non si può avere tutto. O_o

C'è anche da dire che nel caso di Provenzano, anche se il medico avesse potuto o dovuto denunciare il paziente, difficilmente lo avrebbe fatto, per ovvi motivi di "istinto di conservazione".

Ritengo anche io che la modifica recentemente apportata sia una porcata (una delle tante) ma spero nella coscienza dei medici che sapranno impipparsene altamente, come già annunciato dalle associazioni di categoria e anche dai medici cattolici.


X anonimo delle 21:28

Bingo!


X Giovanni Parisi

Io credo che la famiglia Englaro abbia sofferto abbastanza. 17 anni di agonia mi sembrano una pena più che sufficiente per Eluana e per il papà, sarebbe il caso che tutti gli sciac... (niente offese alle bestie),
sarebbe il caso che tutti gli ominicchi che stazionano giorno e notte sotto la clinica venissero presi a calci nel deretano, anche dai parenti degli altri degenti, e rispediti al mittente.
Non parliamo di quelli che siedono sugli scranni della politica...

Gli ominicchi della carta stampata sembrano delle suorine ricamatrici.

Con quanta certosina pazienza aspettano di poter rubare l'immagine di una ragazza che era bellissima al momento dell'incidente e che TUTTI vorremmo ricordare così, per darla in pasto ai lettori.

Per contro, quando c'è da parlare di cose gravissime che succedono nel paese, diventano degli smemorati, dei distratti.

Prendiamo la recente protesta di Piazza Farnese.
Da giorni si stanno sperticando su questioni di "fuffa": "Di Pietro ha detto così, Di Pietro ha detto cosà".
E NESSUNO ha osato riportare ciò che hanno detto Sonia Alfano, Salvatore Borsellino e tutti gli altri parenti di vittime della mafia.
Hanno detto cose gravissime, attribuendo ai massimi vertici dello stato responsabilità che dovrebbero portare a delle dimissioni di massa, in un paese civile.
Eppure nulla, non un fiato, non una virgola.

Queste persone, con il loro dolore, con le loro grida, con le loro accuse, sono trasparenti.

Perchè parlare di loro? Meglio mettere su un bel polverone sul "caso" Genchi o sulle (inesistenti) migliaia di bambini spariti e usati per il traffico di organi (le organizzazioni che si occupano su strada dei migranti si stanno chiedendo quali sostanze può avere assunto Maroni per arrivare a fare queste affermazioni).

Nel caso dei nostri giornalisti credo si possa parlare di "amnesia selettiva tendente alla bugia patologica" e anche quella andrebbe curata con una bella terapia d'urto...


Luciana

Luigi Morsello ha detto...

Forse pochi ricordano e ancor meno sanno che quando Umberto Bossi fu colpito la mattina dell'11 marzo 2004 da un grave ictus cerebrale, che ha fatto temere per la sua vita e lo ha tenuto a lungo fuori dalla scena politica, rientrando l'11.1.2005 dopo 306 giorni di assenza; ebbene chi gli salvò la vita riducendo i danni fu un medico rianimatore particolarmente bravo, in servizio presso l'ospedale, dal quale poi venne dimesso per proseguire una lunghissima rianimazione in Svizzera.
Sì, fin qui niente di speciale, se non fosse che quel medico era di colore !
Un antico proverbio recita: "Fai del bene e dimenticane, fai del male e pensaci".
Chissà se per quel medico il proverbio non dovesse essere invertito.

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

Si fa un gran parlare di intercettazioni e il governo tende a criminalizzare quei giudici che le utilizzano per incastrarli. Eppure, proprio il governo, adesso, promuove l'infamia, purché non sia rivolta a loro.
Mi ricorda una legge fascista, secondo la quale chiunque non segnali la presenza di un ebreo (leggi extracomunitario) è punibile ai sensi di legge.
A quando i campi di sterminio?

Anonimo ha detto...

Gentile dott Lima
"Ma quando la femmina sceglie un altro maschio, l’uomo soffre in silenzio rispettoso, mentre la bestia tenta di uccidere l’antagonista."

1) problema
La differenza tra uomini e bestie già! E'giusto difendersi dalle bestie usando gli strumenti previsti dalla legge per rendere inoffensive le bestie!
Se si guarda la realtà però si vede che nelle carceri italiane ci sono molte bestie e tanti uomini/donne mentre per strada molte bestie!



"Così come quando il cibo scarseggia, l’uomo lo divide in parti uguali fra tutti, mentre la bestia ancora una volta uccide il concorrente per tenersi tutto il cibo per sé."
2) problema
Oggi il cibo scarseggia più di ieri e meno di domani. Se è più facile essere uomini con la pancia piena quando questa è vuota si ha la tendenza a diventare bestie per difendere quel poco che si ha, i propri figli.

Non mi fraintenda sono d'accordo con Lei ma è anche per queste ragioni che sto dicendo che è necessario agire e in fretta.

E’ difficile dimostrare ad un uomo che la bestia che ha ucciso suo figlio violentato sua moglie derubato suo padre è in libertà e beneficia di tutti i diritti mentre lui che è sempre vissuto nella legalità si è visto derubare del lavoro della dignità e della libertà!

Quanti medici denunceranno il clandestino? Non penso molti ma sarà sufficiente per non recarsi in ospedale, e chi ne pagherà le conseguenze non sarà la bestia che ha ucciso o rapinato o spacciato perché si rivolgerà al suo “datore di lavoro”!

Io sono per la Costituzione, l’applicazione dei diritti e dei doveri a tutti, mi riconosco nel post di Silvia. E’ giustissimo e utilissimo che in questo spazio si commentino le leggi ingiuste anzi è il solo nostro ossigeno, ma occorre fare di più.
Ripeto è molto facile usare i problemi di cronaca che innegabilmente ci sono per distogliere l’attenzione pubblica dai problemi veri. Bisogna agire a monte! E lo potete fare voi magistrati. Sostenendo compatti chi alza la testa e non si lascia sottomettere dal potere. Chiedendo norme più chiare e di facile interpretazione.

Oggi sono le intercettazioni per garantirsi l’impunità, nel contempo si fa vedere che si sta vicino alle vittime (purtroppo la gente si sta esasperando ci sono molte bestie in giro) con leggi di questo tenore, che si è vicino alla vita (Eluana), che c’è una deriva violenta che va sedata mentre si nascondono i problemi veri: quelli finanziari e la grande spartizione del denaro pubblico. Domani saranno le composizioni societarie pubbliche e la gestione dei finanziamenti. Tra un emendamento Fuda e un fiume di leggine e decreti costruiti ad arte per paralizzare la lotta alla criminalità finanziaria che ci rimane?
Aiuto!
Eleonora

Anonimo ha detto...

Caro Felice,
la cosa che mi TERRORIZZA non è l'attività legislativa ed esecutiva di Parlamento e Governo, figuriamoci: solo gli idioti possono aspettarsi che alla fine l'attuale legislatura possa definirsi, pur con tutti i suoi limiti, scarsamente dignitosa. Bensì, il silenzio: l'altro ieri dell'Ordine degli avvocati (indegni); ieri dell'A.N.M (idem come prima); oggi, del peggiore di tutti gli Ordini professionali di categoria!
Indegni! Si ... indegni (come il silenzio): mafiosi e assassini!
b
ps
un augurio dal profondo del cuore a tutti coloro che percepiscono un reddito personale superiore a € 5.000,00 mensile e si battono contro le sentenze emesse dagli organi giurisdizionali sul cosiddetto "caso Englaro":
"il Signore vi possa rendere felici, riservandovi un futuro di sopravvivenza grazie alle carità elargite dai vostri simili”

Anonimo ha detto...

no scusate....leggo assiduamente il blog, ne sono entusiasta.
stavolta pero' sbagliate.
ma insomma l'italia sta diventando un rifugium peccatorum di tutti i disgraziati che ci sono in giro..
ma vi rendete conto che la gente nn esce piu di casa perche ha paura?
ma vi rendete conto che uno nn puo piu nemmeno appartarsi con la sua ragazza in macchina senza avere paura?
senza fare troppe lungaggini o si sceglie la via della certezza della pena(e lo si fa sul serio)o ppure sta gente se ne deve andare e anche alla svelta,,
razzista ti ci fanno diventare loro...su 10 delitti 8 sono o rumeni o albanesi o altro..
andate a fare "i delinquenti in albania o in romania e vediamo come vi trattano..
in ultimo:chi l'ha detto che l'uomo in momenti di crisi si differenzia dalla bestia?
nn e' forse dall inghilterra che ci giunge la notizia che gli inglesi vogliono la precedenza nelle assunzioni rispetto agli italiani?
meno ipocrisia...meno chiacchiere..e piu fatti per favore
filippo...ancona

salvatore d'urso ha detto...

Roma, 11:19

TV: GENTILONI (PD), UE CONFERMA CAMBIARE LA GASPARRI
"Come volevasi dimostrare. La procedura di infrazione Ue contro la Legge Gasparri non e' stata affatto archiviata e la mancata apertura del mercato delle frequenze e' una grave ipoteca sulla transizione al digitale nel nostro paese". E' questo il commento di Paolo Gentiloni, responsabile comunicazione del Pd, alle notizie di Repubblica sulla lettera indirizzata al Governo italiano dalle Commissarie Kroes e Reding. "L'anno scorso il Governo aveva presentato in fretta e furia un decreto che, col pretesto di sanare la procedura di infrazione, dava una ulteriore legittimazione all'occupazione di fatto delle frequenze da parte di emittenti come Rete 4 prive di concessione. Allora riuscimmo a sventare l'operazione "salvafrequenze di Rete4"e oggi la Ue conferma le nostre ragioni di allora: il decreto non serviva a chiudere la procedura di infrazione". "Ora bisogna tornare alla logica di apertura del mercato che ispirava il disegno di legge del Governo Prodi. Solo mettendo un limite alle frequenze dei grandi broadcaster e consentendo agli altri editori e ai nuovi entranti di concorrere per aggiudicarsi le rimanenti, si potra' rendere il digitale terrestre italiano coerente con le norme comunitarie".

salvatore d'urso ha detto...

Conti pubblici, le stime del governo
pressione fiscale record nel 2009
Il pil si contrae dell'1,7%, il deficit sale al 3,7%, il debito pubblico al 111,2%

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/economia/conti-pubblici-83/stime-fisco/stime-fisco.html

salvatore d'urso ha detto...

Italia, libertà filtrate?

http://gianmichele.wordpress.com/2009/02/06/italia-liberta-filtrate/

Gianluigi (Giurisprudenza) ha detto...

ormai l'Italia è una vergogna che cresce di giorno in giorno...diventa sempre più la Terra dei Cachi descritta in una canzone di qualche anno fà!

su questo tema, oltre al dramma di coloro che non andranno a curarsi, oltre al dramma di coloro che andranno a curarsi e saranno denunciati...

ci sarà il dramma di coloro i quali...andranno a curarsi, ma verranno "ricattati" per non essere denunciati!!!

pertanto, i clandestini o andranno in carcere o saranno estorti o finiranno sotto terra!!!

complimenti!!! Viva l'Italia!!!

Anonimo ha detto...

Il Dottor Lima pone uno strano accostamento tra il Codice Rocco (quello "fascista", per chi ancora non lo sapesse) e la Costituzione, per giustificare il medico che non denuncia il clandestino, affermando che "la sopravvivenza dell'assassino è un valore prevalente rispetto alla sua punizione".

In questo modo, però, confonde il lettore: l'eventuale morte del soggetto che rifiuta di curarsi dipende in primo luogo dalla volontà del soggetto che non si cura, non certo dal medico che lo denuncia!

Perché se il medico denuncia, la colpa non è del medico, ma di chi ha commesso il fatto di reato, restando clandestino.

E non si può addossare al medico la responsabilità di un fatto, la clandestinità, che ricade esclusivamente su chi lo ha commesso.

Sarebbe come dire: "non mi portate in galera, se no mi ammazzo!"

Sarebbe comodo se fosse così, vero? Ma non mi risulta che, di fronte a quest'ultima frase, i Magistrati ritirino i loro provvedimenti restrittivi, né che i Poliziotti o i Carabinieri rispondano: "Ah, ma se dice così, allora lo lasciamo libero"!

Non aiutate, dunque, chi SPECULA sui clandestini: i datori di lavoro al "nero", per risparmiare sulla manodopera locale ... e alcuni PARTITI, che vedono come oro colato la possibilità di impinguare le loro TESSERE e i loro VOTI, attingendo ad un bacino potenzialmente inesaurbile!

Perché quest'ultimo è il VERO FINE di chi vuole tutelare i clandestini: pensano a come legittimarli per poi, mercanteggiando, concedere a loro il VOTO.

Quello che esprimeranno loro, grati e riconoscenti, quando voi resterete a casa!

Anonimo ha detto...

Caro Morsello, non si preoccupi della vita umana: oggi LE BESTIE sono più tutelate degli esseri umani, che possono benissimo MORIRE DI FAME, nel "plauso" quasi generalizzato della popolazione.

Hitler, primo propugnatore dell'eutanasia "scientifica", sarebbe contento: del resto lui aveva oltre il 95% dei consensi, vero ?

Marco Maggi ha detto...

Tralasciando la costituzionalità o meno del provvedimento (al cui riguardo spero ci siano chiarezza e rispetto), l'ipotesi implicitamente affermata da chi è contro questa legge è che la civiltà possa sconfiggere sempre e comunque la natura.

La natura ai nostri occhi è terribile, ma è natura. Metà degli uccellini vola via dal nido, l'altra metà muore di stenti e viene lasciata lí o buttata fuori.

Le civiltà non sono eterne. Se lo fossero avremmo ancora l'Antica Roma, l'Antica Grecia, il Monumentale Egitto. Anche la nostra civiltà (la pseudo-democrazia, con libertà di parola e di comportamento che NON sono cosí comuni nel mondo in questo momento) non è eterna e neanche immutabile. È piú facile che degradi, perché siamo al di sopra della media.

L'immigrazione deve essere frenata in qualche modo, per il semplice motivo che: non ce n'è per tutti.

Il problema della sovrappopolazione mondiale non sarà per sempre astratto e delegato ai pronipoti, prima o poi arriverà concreto e devastante.

Si fanno tante chiacchiere ma intanto la popolazione italiana è aumentata, non diminuita.

Non possiamo accogliere tutti in Europa e non è sostenibile, sul lungo periodo, la migrazione da alcuni territori ricchi di risorse naturali, ad altri territori non cosí ricchi. (Perché la Nigeria esporta generi alimentari? E in Congo perché non creano benessere con le risorse che hanno?)

Piú tardi si interviene per frenare il fenomeno, piú gravi saranno i provvedimenti per contenere il peggio.

Si guardi la sovrappopolazione in Cina. Hanno il controllo delle nascite (che ovviamente funziona dolorosamente male) e hanno cominciato a comprare terreni negli altri continenti. Sarà uno "spasso" fra 10 o 20 anni vedere le conseguenze di questo travaso di risorse naturali. (Popolazioni locali in ribellione, eccetera.)

Cito: "Così come quando il cibo scarseggia, l’uomo lo divide in parti uguali fra tutti". Lo sappiamo tutti che non è cosí, basta guardarsi intorno e studiare un po' di storia. Neanche 50 o 60 anni fa era cosí, nonostante ad alcuni vecchi piaccia raccontare il contrario. (Ad altri no: mia nonna mi ha raccontato di certe carognate...)

Cito: 'Oggi votano tutti, ma è in atto una recrudescenza del fenomeno del c.d. "analfabetismo di ritorno".' Non ne ho notizia; la mia percezione è che, limitandosi a quello "di ritorno", si sia ai massimi livelli di alfabetizzazione nella storia d'Italia. Gli adolescenti restano indietro, ma quello non è "di ritorno".

Cito: "Non c'è più solidarietà sociale, non la predica, mi pare, più nessuno." Nel senso che prima c'era? Se saltiamo gli anni 60, 70 e 80 che sono quelli del massimo benessere nella storia della specie umana (non c'era prima e adesso non c'è piú), in quali anni c'è stata questa gran solidarietà?

Cito: "Potrei citare innumerevoli casi in cui animali, anche di specie diverse e in naturale conflitto tra loro, si spartiscono la stessa ciotola senza litigare o si aiutano in modo commovente." Se escludiamo la cattività e alcuni episodi isolati, non mi sembra sia la norma. Ognuno pensa per sè, per la propria prole, o per il proprio branco; e anche nel branco ci sono gerarchie mica da ridere e individui che vengono scacciati perché scomodi.

Mi fermo perché ho scritto troppo...

nanni64 ha detto...

Siamo andando sempre più alla deriva.
La coltivazione dell’egoismo nell’orticello elettorale premia chi coltiva quell’orticello, ma sconvolge l’intero Paese.
E l’onda di egoismi, di lotta dell’uno contro l’altro, che distruggerà il paese, distruggerà anche quell’orticello.

L’egoismo non é solo odioso moralmente. E’ anche razionalmente stupido. Perché l’odio genera odio.

Quei musulmani cui oggi é impedito di pregare, quegli immigrati privati dei diritti civili, disprezzati e maltrattati, non accumuleranno odio ? E la loro violenza non si scatenerà contro coloro che l’hanno causata e anche contro i loro figli innocenti ? E se ne lamenteranno ?

Le società degli uomini si fondano attorno a dei valori comuni, a degli interessi comuni, che superano quello del singolo. Si fondano sul bilanciamento degli interessi dei singoli. L’esasperazione degli egoismi produce la disgregazione della società. Perché c’é sempre un altro IO cui contrapporsi.

Tra poco la recessione porterà per strada una marea di nuovi poveri. E sarà una lotta durissima e violenta. E la repressione con i manganelli (e non solo, Genova docet) genererà nuova violenza.

E’ un delirio pericolosissimo e folle.

E non so se il caos che genererà sia una conseguenza non prevista ovvero se sia il fine per cui si agisce. Perché a quel punto l’ovvio rimedio del caos totale sarà la dittatura.

Sembra che i tasselli del puzzle si stiano componendo tra loro, e l’immagine che ne viene fuori é davvero orribile.

Mi auguro che la minoranza illuminata venga fuori prima che sia troppo tardi.
Vi abbraccio, come sempre.
nanni

Mario Alessandro ha detto...

E' aberrante!!! Di questo, per non essere lungo,ne parlerò nel mio blog http://svegliatitalia.blog.excite.it/;
ieri ho postato sul blog http://nolodocasta.blogspot.com/ sul tema: il cittadino e la giustizia - art. 3 della costituzione; mentre sul tema Democrazia - Oligarchia - Dittatura posterò a breve sul blog
http://giulemanidallaconsulta.wordpress.com/.
Posso anticipare i miei pensieri, che non sono belli: questo governo pezzo per pezzo sta demolendo la Nostra Costituzione scritta col sangue dei Nostri Vecchi Eroi e difesa, sempre con il sangue, dai Nuovi Eroi quali BASILE, CHINNICI, FALCONE e BORSELLINO, il Generale DALLA CHIESA e lo loro scorte.Tutto ebbe inizio con il "lodo Alfano" si prosegue con l'art. 32 e per finire con la previsione di emanare un Decreto Legge per rendere vana l'esecutività della sentenza per il caso di Eluana Englaro. Il potere Legislativo che rende vana una sentenza del potere Giudiziario!. E' la fine di uno Stato di Diritto e ci sono le premesse per arrivare ad uno Stato sud-americano da dittatura cilena di Pinochet memoria.
La mia firma è: SVEGLIATI ITALIA.

Garguz ha detto...

Caro Presidente della Repubblica,

Sono un ragazzo di 21 anni, studente, un cittadino comune. Le scrivo in merito all’
approvazione alle Camere del decreto sicurezza, ed in particolare dell’emendamento che ha abolito l’obbligo da parte dei medici di non denunciare gli immigrati clandestini che richiedono delle cure. Tale provvedimento avrà la conseguenza di indurre gli immigrati irregolari ad avere timore nel presentarsi ai medici, negli ospedali, per paura di essere denunciati, e quindi a non farsi curare.
La logica sottintesa a questo emendamento cancella la concezione fondamentale che chiunque, italiano o non italiano, regolare o irregolare, sia innanzitutto un uomo, una persona, e che aldilà delle sue condizioni sociali, politiche, religiose, vada per prima cosa rispettato in quanto facente parte del genere umano. Con questo emendamento si calpesta uno dei diritti fondamentali dell’uomo, ovvero il diritto alla salute. Diritto fondamentale e imprescindibile, tanto più che la nostra Costituzione lo garantisce esplicitamente, e non ai soli italiani, ma a qualunque individuo.
Per questo Le scrivo: tante volte sono stato contrario a specifici atti dei vari governi, tante volte ho visto approvare leggi che ritenevo sbagliate, ma questa volta è diverso, questa volta si tocca uno dei principi fondamentali non solo dei diritti dell’uomo in generale, ma della nostra Costituzione nello specifico. Lei è garante di questa Costituzione che oggi è così apertamente minacciata. Io, da comune cittadino, ho sentito il dovere di scriverLe per esprimerLe il mio sdegno di fronte a tutto questo, e per chiederLe di riflettere attentamente sulla questione.
Mi auguro che, proprio in quanto tutore e difensore della Costituzione, che è alla base non di una fazione politica, ma del vivere civile del nostro Paese e che è la Carta fondamentale in cui vengono affermati i diritti che il nostro Stato riconosce agli esseri umani, Lei non approvi questo pacchetto sicurezza e lo rimandi alle Camere.

Con stima,

Nicola Campostori


Come ho detto, io ho sentito il dovere di scriverla. Se lo sentite anche voi, qui potete scrivere al Presidente della Repubblica. (Qui il post originale)

Vittorio Ferraro ha detto...

Questa è una legge che trasmette anche una sua ben chiara funzione "pedagogica" (?).

La stessa offende, come detto, l'art. 32 della Costituzione; ma viola anche "i diritti inviolabili dell'uomo" e "i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociali...", come previsti dall'art. 2 della Carta.

Questa legge è un pugno nello stomaco: una ferita per la Nostra coscienza.

Riporto un paragrafo ("L'esiliato come paria) di un saggio ben più lungo (Esilio e globalizzazione) scritto da Donatella Di Cesare, prof. de La Sapienza di Roma.

"Questa concezione dell'esilio non è quella del senso comune. Perchè di solito si vede nell'esiliato solo uno s-radicato, punito con il mancato radicamento. E perchè si presume che la condizione 'normale' sia quella del radicamento, inteso dunque come normalità felice. Dal lato opposto ci sarebbe l'infelicità dell'esilio."

"Sotto questo aspetto l'esiliato è un intruso fra coloro che si pensano a casa. Mette in pericolo le loro certezze e sicurezze. Anzi li terrorizza, perchè il vuoto in cui credono di stare saldi, mette allo scoperto la lusinga delle loro radici. Con la sua estraneità inquietante ricorda l'enormità della loro rimozione. Per chi non ha conosciuto lo sradicamento l'icontro con l'esiliato può essere violento, pieno di malintesi. L'esiliato stesso è un malinteso. Senza volerlo mette davanti agli occhi degli altri la nudità dell'esistenza e si espone così a quella non-comprensione che sconfina nell'inimicizia e nell'ostilità. Gli altri si purificano della loro angoscia depositandola al di fuori, nell'esiliato che perciò viene escluso - attribuendone a lui la colpa, come se l'esiliato fosse la causa di ciò che testimonia. La sua condizione diventa perciò quella del paria, condizione che va distinta da quella dell'esilio, anche se può minarla dall'interno. Perchè il rifiuto che colpisce l'esiliato è un dolore ulteriore. L'esiliato si rivela allora il paria della condizione umana - per tutti gli altri che si libereranno di lui. E' la storia del capro espiatorio."

"Ciò che terrorizza però gli altri non è solo quel che l'esiliato attesta, ma quel che l'esiliato cerca. La condizione dell'esiliato è infatti ben più pericolosa di quanto non lo sia quella dello sradicato che si iscrive nel mondo dei suoi ospiti di cui conferma un principio. Le cose stanno ben diversamente nel caso dell'esiliato-paria - per via di quel ritorno a cui malgrado la scissione estraniante della sua esistenza aspira. Nella xenofobia e nel razzismo, che sono forme di rifiuto dell'esilio, non è tanto la differenza dell'essere-altro ad essere presa di mira, quanto lo iato esistenziale che il razzista tenta di colmare sbarazzandosi dell'esiliato, ma che l'esiliato assume su di sè per dischiudere un nuovo orizzonte. In questo senso Emmanuel Levinas avverte che l'antisemitismo è la ripugnanza ontologica per l'ignoto altrui."

Cinzia ha detto...

Cara Luciana,
è proprio qui il punto, la legge è UGUALE PER TUTTI e se ancora non sappiamo entrare nella profondità di questo concetto in senso universale, è tutto inutile ciò che diciamo e facciamo per difendere i diritti che ci sembrano palesemente offesi.

Non si possono fare dei distinguo.

Provenzano ha lo stesso diritto a vivere di chiunque altro perché prima di tutto è un essere umano, è nato uomo, partorito da una donna, appartenente a pieno titolo alla specie. Se poi è diventato un assassino, per ciò che ha fatto deve pagare, ma non per ciò che è, perché in quanto ad "essere" è umano e deve avere gli stessi diritti di ognuno di noi.

Altrimenti facciamo come questo o quel governo (ma questo soprattutto) che cerca di piegare la legge ai distinguo più assurdi.
Così nascono leggi per salvare Previti o chi per lui è di turno nei guai, per continuare ad uccidere ogni giorno Eluana e per tutti quei casi che abbiamo visto sfilare fino ad ora davanti ai nostri occhi indignandoci.

Allora riflettiamoci bene, non ci si può far dominare dalle emozioni quando si legifera, o quando si giudica. Per quanto umanamente possibile bisogna perseguire un concetto divino che è insito in noi, ma che troppo spesso in balia dell'emotività dimentichiamo e cioè: siamo tutti uguali di fronte alla legge (divina e non).

Mi rendo conto che è difficile, anche per me non credere, per questo parlo di onda emotiva. Bisogna centrarsi, contare fino a dieci, prendere le distanze, guardare all'essenza delle cose. Altrimenti navigando sull'onda al primo scoglio andremo ad infrangerci e la nostra coscienza affogherà facilmente nella prima condanna a morte che ci sembrerà giusta!

Non possiamo limitarci a credere in ciò che diciamo, dobbiamo assolutamente praticarlo.


ps Io preferisco pensare che il medico che ha visitato Provenzano, la cui madre era a Piazza Farnese con noi se ti ricordi, non lo abbia denunciato non per paura, ma per difesa di quel diritto irrinunciabile di cui sopra e per questo credo che abbia fatto solo ed esclusivamente il suo dovere di uomo oltre che di medico.

Ha pagato con la vita e mi sembra un prezzo altissimo. Conosceva il rischio e credo abbia valutato che la grandezza del principio che andava affermando con il suo comportamento era proporzionata al prezzo che poteva apparire nel conto da pagare.

Non credo si possa dire altro.

Anonimo ha detto...

scusare l'OT:
amici, mi permetto di segnalarvi questo sconvolgente articolo della giornalista de la Voce delle Voci, Rita Pennarola, in cui si delineano inquietanti retroscena:

http://www.lavocedellevoci.it/inchieste1.php?id=188

Irene

Anonimo ha detto...

Per una volta non voglio fare un commento di carattere giuridico, ma semplicemente umano.
Questa non è una legge, questa è un'aberrazione, un atto di violenza inaudita pericolosissimo perchè a poco a poco può introdurne altri, quali l'assistenza solo a pagamento per chi non approva l'attuale maggioranza.
La democrazia è morta, sepolta; la libertà, fragile, è già stata sotterrata.
Siamo già nel nuovo medioevo.

Lex

Anonimo ha detto...

Il Medioevo è stata un'epoca durata mille anni, durante la quale è successo di tutto ... tranne le stragi del '900 !

Però, nel Medioevo comandava solo chi sapeva COMBATTERE, non chi sapeva IMBROGLIARE !

W il Medioevo, pertanto, e abbasso i "lumi", falsi e bugiardi !

Luigi Morsello ha detto...

Faccio qualcosa che in genere i blogger non fanno, riporto fra virgolette un commento cui desidero pacatamente rispondere:"Caro Morsello, non si preoccupi della vita umana: oggi LE BESTIE sono più tutelate degli esseri umani, che possono benissimo MORIRE DI FAME, nel "plauso" quasi generalizzato della popolazione.
Hitler, primo propugnatore dell'eutanasia "scientifica", sarebbe contento: del resto lui aveva oltre il 95% dei consensi, vero ?
6 febbraio 2009 13.05".
Caro amico, il giudice Lima allude con estrema chiarezza non agli animali che popolano il pianeta e vi vivono dovendo fare i conti con il più temibile dei predatori che vi abita assieme a loro: l'uomo !
Il lemmo usato, come sostantivo o aggettivo, è riferito alla parte degli esseri umani che quando emerge li assimila alle bestie intese come animali, con una non lieve differenza, però, questa: gli animali sono guidati dall'istinto, gli esseri umani sono invece guidati dall'intelligenza e possono scegliere se fare o non fare una determinata cosa, si chiama "libero arbitrio".
un cordiale saluto.

Anonimo ha detto...

Caro dr. Lima
Come (quasi) sempre condivido il fondamento dei suoi argomenti.
E ancora una volta rivolgo un appello a Lei e quanti con Lei collaborano: perchè non creare un'associazione per la legalità, organizzata in un ente che, una volta tanto, possa rappresentare la "massa" che non è affatto rappresentata in parlamento. Associazione apolitica sia ben chiaro!
Anche se a volte ci sono polemiche, note alte, dissensi, contrasti, io percepisco dagli articoli pubblicati e dai commenti riportati una matrice comune: siamo stanchi! In un modo o nell'altro siamo stanchi e sfiduciati. Allora perchè non ci contiamo e non facciamo un'associazione con settori di studio, di approfondimento e di proposta?
Forse un po' di speranza potrebbe tornare.....Altrimenti...per quanto si parli resta tutto identico, anzi...peggiora.
Mathilda

Giulio Alessandrini ha detto...

Vorrei solo aggiungere una precisazione: chi è irregolare e sta male evidentemente cercherà di curarsi, o farsi curare, in qualunque modo.

L'approvazione di questa legge spiana la strada ad una sanità alternativa gestita da personale inesperto o, peggio, nuova fonte di reddito per la criminalità organizzata

Anonimo ha detto...

cara mathilda, l'associazione per la legalità è la magistratura.

Luciana ha detto...

X Cinzia

Concordo con quello che dici (infatti avevo premesso che le mie erano riflessioni che riguardavano il "non poter avere tutto dalla vita") e faccio due precisazioni. :)

Paradossalmente credo che una legge "schifezza" come quella appena partorita, favorisca di più gente come Provenzano piuttosto che un immigrato clandestino (ma in realtà questo NON è un paradosso, sappiamo bene quali sono le simpatie e le antipatie di questo governo...).

In fin dei conti, un assassino "autoctono" bisognoso di cure, se lo denunci può continuare a curarsi in carcere.
Un clandestino invece se lo denunci lo costringi a non presentarsi proprio da un dottore perchè sa che verrà rispedito al mittente.

E siccome i paesi dai quali provengono la maggior parte dei clandestini, sono afflitti da ogni genere di malattia infettiva, ecco che una legge del genere mette in serio pericolo anche la nostra di salute, oltre che la loro.
Costringendoli a non curarsi tu fai in modo che le eventuali patologie possano svilupparsi in maniera incontrollabile.

Questo è un provvedimento DOPPIAMENTE razzista e immorale, oltre che scemo.

Il medico che ha curato Provenzano.

Io credo che il poveretto non abbia nemmeno capito bene di chi si trattasse. Provenzano era latitante da decenni, viaggiava sotto falso nome e di lui c'era in circolazione solo una vecchia foto di quando era un ventenne. Non credo che potesse essere riconosciuto da una persona che ha passato gli ultimi anni della sua vita sui libri di medicina.
Lo ritengo una vittima e non un colluso o un omertoso.
Al massimo può essersi reso conto di qualcosa poco prima di essere ucciso.
E non penso proprio che per il suo lavoro e il suo impegno dovesse pagare il prezzo che ha pagato.

La cosa che mi conforta in questi giorni di follia totale è vedere che ormai l'esecutivo prende provvedimenti sempre più lontani dalla realtà.
Ormai viaggiano su un binario morto in fondo al quale, tra la nebbia, vedo apparire un bel muro di cemento armato. ];)

Eri anche tu in piazza?
Mi spiace di non essere riuscita ad incontrarti.
Vabbè, sarà per la prossima volta. ;)

Luciana

nanni64 ha detto...

In queste ore sta succedendo qualcosa di terribile.

Non riesco a crederci.

Ero piuttosto pessimista ma tutto ciò va al di là della mia immaginazione.

Un decreto legge? Incostituzionale?
Allora facciamo una legge in tre ore? E cambiamo la Costituzione?
Il vaticano si congratula?
Schifani rapidamente convoca i copi gruppo?
Eluana può fare un figlio?

Aiutooooooooooooooooo!!!!!!!!!
Siamo al delirio!!!!!!!!!!
Qualcuno salvi la Costituzione!!!!!
La riforma sulla giustizia:.... ..........................

Aiutoooooooooo!!!!!!!!!

Da un lato fomentano odio e violenza, dall'altro distruggono lo stato di diritto, imbavagliano i giornalisti e i blogger, legano le mani ai giudici. Aggiungeteci la recessione.

Tutto questo io lo chiamo istigazione alla violenza.

Spero che la resistenza democratica venga fuori il prima possibile, prima che lo sgomento e la rabbia di oggi si trasformi in violenza.

Spero che chi assiste a questo scempio riesca a controllare la sua rabbia e non accontenti chi quella violenza sta cercando in tutti i modi di fomentare.

Come scusa per una dittautura che che sappia riportare l'ordine.

Consiglio sedute di yoga o chilometri di corsa sfrenata.
"C'é bisogno di calma. E sangue freddo. Calma ..."

Felice Lima ha detto...

Un lettore anonimo ci ha mandato il commento che ricopio qui sotto.

Non lo abbiamo pubblicato, perché è razzista e, come spiegato nelle regole di “moderazione” del blog, noi non pubblichiamo cose del genere.

Poiché, però, esso, purtroppo, riproduce slogan diffusi fra alcune persone e offre l’opportunità di illustrare alcuni concetti che ci paiono importanti, riporto io qui il contenuto di quel commento con alcune osservazioni critiche, che ne scongiurino la valenza di apologia del razzismo.

_____________________

Il commento del lettore anonimo è il seguente:

I giovani "idealisti", mantenuti da papà ... andate nei paesi donde provengono buona parte degli immigrati e provate a parlare contro il LORO governo !

Se non vi IMPALERANNO, almeno vi IMPICCHERANNO pubblicamente ad una GRU, tra la folla FESTANTE, come potete vedere (se ne avete stomaco) nei vari orribili filmati in molti siti Internet.

Oppure vi LAPIDERANNO. Senza che l'ONU, della quale fanno parte quei paesi, abbia nulla a che ridire, naturalmente.

Potenza dei petrodollari !

Naturalmente, le DONNE hanno un trattamento "migliore", anche nella lapidazione. Difatti, sono sotterrate sino al collo, laddove gli uomini soltanto sino alla vita, in modo che questi ultimi abbiano più possibilità di salvarsi, riuscendo talvolta a disotterrarsi. E già, perché da loro l'uomo CONTA DI PIU' della donna, non lo sapevate ?

Come vedete, anche da loro la "legge" NON è ... Uguale per Tutti !

Posso, quindi, avere qualche dubbio sull'opportunità di accogliere persone che provengono da simili paesi, a differenza di altri, o devo arrendermi di fronte all'astrattezza di una legge pensata quando l'immigrazione da QUEI paesi non esisteva ?

______________________


Signore che ci ha inviato questo commento, rispondo alle sue considerazioni premettendo che, diversamente da quello che con molta scortesia lei sostiene, a me non mi mantiene mio padre, ma mi mantengo da solo fin da molto giovane.

Ciò posto, provo a illustrarle le ragioni per le quali ciò che lei scrive è profondamente ingiusto.

I profili di gravissima ingiustizia sono due.

Il primo glielo illustro con un esempio.

Immagini una mamma che fa la collaboratrice domestica in Italia, ma, non essendo rientrata nel c.d. “decreto flussi”, è “clandestina”. Non ha altra colpa che questa.

Essa ha una bimba di cinque anni che una sera accusa “mal di pancia”.

La mamma pensa: “Non è nulla. Solo un mal di pancia”.

E le dà una tazza di acqua calda con l’alloro.

Ma il mal di pancia continua.

Potrebbe essere una cosa da nulla oppure una cosa grave.

La mamma spera che sia una cosa da nulla. Quasi sempre i mal di pancia dei bimbi sono “cose da nulla”. Ma qualche volta no.

Le viene il pensiero di andare all’ospedale, ma sa che, se ci andrà, si beccherà una denuncia per un reato punito fino a quattro anni.

Dunque, nel dubbio non ci va e si convince che “non sarà nulla di grave”.

Chiunque di noi, nel dubbio, sarebbe andato all’ospedale. Quella mamma, nel dubbio, non ci va.

Nella notte la bimba muore, perché il mal di pancia era “appendicite”, diventata presto “peritonite”.

La domanda che le faccio è: secondo lei questa bimba di cinque anni è responsabile di qualcuno dei fatti che lei racconta (impalamenti, impiccagioni, ecc.)?

Le chiedo anche: lei come giudicherebbe la polizia tedesca che, a un posto di blocco, mitragliasse un’auto uccidendone gli occupanti e, richiesta di giustificarsi, dicesse “Erano dei calabresi. Questa è gente che fa stragi come quella di Duisburg”.

Il secondo profilo di ingiustizia delle sue parole consiste nel fatto che, se anche la bambina o la mamma della bambina o lo zio della bambina fossero in qualche modo responsabili di quello che dice lei, il nostro dovere sarebbe comunque curarli.

Per farle capire di cosa stiamo parlando, le dico che io faccio il giudice.

Quando ho davanti un imputato, non mi chiedo se lui o suo zio o suo padre abbiano commesso – in altri tempi e in altri posti – atrocità, ma se siano colpevoli del fatto concreto per i quali li sto giudicando.

Detto con parole della nostra Costituzione, «la responsabilità penale è personale».

Non condanniamo – men che meno a morte – i parenti o anche solo i concittadini dei colpevoli.

Queste cose le facevano i nazisti, i fascisti, gli stalinisti e quella gente lì.

Inoltre – e questa è la seconda questione –, se mi convinco che quello che ho davanti è personalmente il colpevole di un crimine anche molto grave (ho processato “bravi italiani” colpevoli dei crimini più orribili e disgustosi), lo tratto secondo le regole della MIA civiltà.

Io, diversamente da lei, non violento un violentatore, non decapito un decapitatore, non assassino un assassino.

Perchè io non sono e non diventerò né un violentatore, né un decapitatore, né un assassino.

Sono un uomo, non una bestia.

Concludo dicendole che lei ci invita a vedere su internet i filmati della barbarie altrui.

Io le dico che ho visto per lavoro le prove documentali del padre – “bravo italiano” – che ha messo incinta la figlia di 14 anni, quelle del mafioso che scioglieva le vittime nell’acido. Tutti abbiamo visto le vittime della strage alla stazione di Bologna e quelle dell’Italicus eccetera eccetera. Tutto questo scempio lo hanno fatto “bravi italiani”.

Mi creda, la barbarie non ha nazionalità, razza, colore della pelle, religione. Sta dentro una parte misteriosa e profonda dell’essere umano e viene tenuta a bada solo dalla ragione, dall’amore, dall’umiltà, dalla coscienza dei propri peccati personali.

La propaganda di regime, l’arroganza, invece, la fomentano e le danno forza.

Mi permetta di consigliarle di riflettere molto su di sé, perché la sua vita si riempia di cose belle e non venga abbrutita da un odio senza senso, che la trasformi in strumento di ingiustizia.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Ogni italiano dovrebbe oggi sentirsi in colpa e vergognarsi per l'arroganza, la violenza ed i soprusi inflitti quotidianamente agli stranieri e alla famiglia Englaro.
Questo Stato non mi rappresenta.
L'anonimo celtico

Mauro ha detto...

Dal libro di Federico Stella, "La vera giustizia" si cita Guido Rossi:
" L'ingiustizia non sta nella punizione del colpevole ma nell'impedire all'accusato di disporre dei mezzi garantiti dallo Stato di diritto".
Vale innazitutto per Apicella, De Magistris, ...ma forse anche nel caso di specie dal momento che la stessa negazione del diritto può indurre il disperato a rendersi colpevole di atti censurabili, dettati dall'istinto, "animalesco", di sopravvivenzao o di normale reazione, "umana", verso l'odiosa arroganza. (già sceso "Dal cucuzzolo della montagna...con la neve alta così...?) Ben rientrato/(i) dott.Lima. Mauro C.

Anonimo ha detto...

Sono il "Signor anonimo", caro Dottor Lima.

Se Lei vede "razzismo" in quello che ho detto, resterà nella Sua convinzione. Potrei argomentare "contra" a iosa, ma mi limito soltanto a ribadire l'eccezione, per non incorrere in decadenze o, più seriamente, in fraintendimenti, voluti o meno.

Nel merito, ho riferito solo quello che ho visto su Internet: la pubblica impiccagione, in piazza, appesa ad una gru motorizzata, di una giovane donna, non ricordo per quale "reato", credo soltanto perché non fosse più "pura" ... quella sera non ho quasi cenato, tanta era la nausea ancora dopo ore da quella vista!

Questi fatti non avvengono in tutti i paesi donde provengono gli immigrati, è chiaro. Altrettanto evidente che non tutti i paesi degli emigranti adottano la lapidazione come pena capitale! Né che ogni abitante pur di quei paesi sia per ciò stesso esecrabile, essendo sempre la responsabilità un fatto personale. La mia nota, sia quindi ben inteso, non era legata a razza, etnia o a credenze religiose.

Era invece motivata dal fatto che ho visto un'enorme FOLLA, per nulla contrariata, quando il boia stringeva la forca al collo di quella povera vittima!

Era motivata anche dall'altro fatto, che in certi paesi QUELLA E' LA LEGGE!

Due innegabili FATTI CONCRETI, non due pregiudizi!

Quindi, per favore, non osi fare paragoni con le nefandezze che ogni giorno indubbiamente commettono tanti, troppi italiani.

C'è una grande differenza: che, almeno, da noi quelle nefandezze NON SONO LEGGI! E non sono PUBBLICAMENTE APPROVATE!

Riguardo alla mamma che Lei cita come esempio, Lei dimentica una cosa: che una madre che OMETTE DI FAR CURARE SUA FIGLIA soltanto perché ha paura di lievissime sanzioni penali ovvero dell'espulsione ... grida vendetta al cospetto di Dio!

Se costei fosse venuta in Italia da clandestina, sapendo i rischi cui si esponeva, questo forse la giustificherebbe se non portasse la figlia a curarsi? O vuole giustificare tale gravissima omissione con la paura ... di una multa?

Come dire: commetto un reato e non ne voglio pagare il fio. Comprensibile, ma non quando lo si fa pagare AI PROPRI FIGLI!

Se capitano guai seri alla figlia, quella donna non può dunque riversare la colpa sul dottore, né sulle leggi, ma solo su se stessa, se quelle leggi, prima di venire in Italia, conosceva.

Si può discutere, pertanto, sull'opportunità di imporre ai medici un maggior obbligo di referto (che peraltro è sempre esistito, e Lei lo sa bene) o, adesso, di denuncia. Ma il Suo esempio, mi permetta, non convince.

Quanto ai "consigli" su me stesso, mi limito a prenderne atto. Come vorrà Lei prendere atto che il sottoscritto non ha la presunzione di conoscere l'animo delle persone, a maggior ragione quando neppure le ha mai viste.

Non potrei mai darLe un consiglio sulla Sua vita, semplicemente per il fatto che non ho il piacere di conoscerLa. E non potrei neppure se avessi la saggezza di Matusalemme!

Pertanto, non ho consigli da darLe, fuorché uno: giudichi in sede penale e civile, come indubbiamente sa fare (lo desumo dalla Sua cultura, evidentissima), applichi pure la legge alle fattispecie concrete che quotidianamente Le sono sottoposte, esponga pure le proposte che ritiene opportune e le preziose valutazioni Sue personali, ma non giudichi MAI l'intimo della coscienza altrui.

Per quest'ultimo giudizio, Lei non ha "giurisdizione", né esclusiva, né concorrente.

Ce l'ha Qualcun Altro.

Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...

A quando un post sul caso Englaro?

E' vero che non risponde di omicidio volontario, bensì di omicidio del consenziente, chi uccide un tizio depresso che tempo prima aveva detto agli amici "mi sa che non arrivo alla fine del mese, la faccio finita prima"?

Felice Lima ha detto...

Per Anonimo delle 3.10.

Le ricordo solo un paio di cose.

Uno dei popoli più acculturati di questo tempo - quello tedesco - ha gasato, pochi anni fa SEI MILIONI di persone, solo perchè di una razza che "non gli piaceva".

A questo sterminio noi "bravi italiani" ABBIAMO PRESTATO UN CONCORSO molto molto rilevante.

In questo paese - l'Italia - fino a pochi anni fa vigevano LEGGI RAZIALI.

La folla applaudiva a piazza Venezia con entusiasmo.

Si riveda il filmato di quando Mussolini disse: "Spezzeremo le reni alla Grecia".

La folla non diceva: "Ehi,ma perchè dobbiamo spezzare le reni a questa gente?". Applaudiva entusiasta.

Le conseguenze di questi entusiasmi sono state una ecatombe mondiale.

Non mi pare che ci possiamo ergere a esempio di civiltà senza se e senza ma.

Gliel'ho detto, la barbarie non ha etnia, nazionalità e simili.

Quanto alle cose che scrive sulle "colpe" della mamma del mio esempio, Le segnalo due cose.

La prima è che, come ho scritto nel mio commento e diversamente da quello che sostiene Lei, la legge che io sto commentando per i clandestini non prevede un piccola multa, ma IL CARCERE FINO A QUATTRO ANNI.

La seconda è che forse a Lei è sfuggito che chi viene qui a rischiare la vita e il carcere lo fa per DISPERAZIONE e non perchè ha l'animo cattivo, come Lei ipotizza.

Felice Lima

Luigi Morsello ha detto...

Nonostante l'intervento del giudice Lima, che condivido in toto, constato, senza sorpresa, che l'anonimo razzista non deflette dal suo pensiero deviato e mi chiedo chi, cosa e quando l'ha fatto deragliare in modo irreversibile.
Il giudice Lima, che non ha pubblicato quel commento 'sic et simpliciter', ma lo ha fatto inglobandolo in una sua replica che io ho condiviso, ha usato parole di buon senso, pur credo con l'intimo convincimento che per l'anonimo razzista fossero sprecate.
Ma comunque la sua, del giudice Lima, è stata una replica a beneficio dei dubbiosi e dei tentennanti.
Pare incredible, eppure accade, che ci sia qualcuno, mi auguro non molti, che pensa che i diseredati della terra che fuggono da un regime oppressivo ed arcaico, che uccide in modo barbaro per colpe risibili nel mondo occidentale, debbano essere considerati non con solidarietà umana ma col disprezzo che invece va riservato e senza economia a quei capo-tribù che escludono la propria gente da qualuqnue possibilità di ingresso nel mondo civile, impedendo di fatto la civilizzazione di quei paesi dai quali i derelitti non fuggirebbero se avessero di che vivere decentamente, senza morire di fame ogni giorno (di fame, ha capito anonimo pirla !) e cui ventri sono gonfi non per sazietà ma per fame e disidratazione.
Si vergogni.

Anonimo ha detto...

Sig. Anonimo che sta male (giustamente) per le barbarie perpetrate in altri parti del mondo ma che (stranamente) trova auspicabile e del tutto normale imboccare una strada che in breve ci porterà non tanto lontani da quei modelli (magari in salsa meno spettacolare e cruenta, glielo concedo), vorrei rivolgerlele solo poche e sinceramente rattristatissime parole.

Il suo primo scomposto post, ma forse ancor più le forbite e (formalmente) misurate puntualizzazioni mi hanno lasciato esterrefatto (e si che gli argomenti per rimanere esterrefatti, in questi giorni, si sprecano)
A voler seguire il suo ragionamento, dunque, dovremmo respingere alle frontiere ( o non curare, o curare a rischio denuncia) anche - che so - gli americani, ad esempio.
Non mi dirà, infatti, che la pena di morte che vige in alcuni "civili" paesi occidentali sia meno barbara; anche lì il tutto avviene con un rituale terrificante, si mettono a morte anche minori ed incapaci di intendere e di volere, i condannati spesso sono poveri e neri; anche lì, durante le esecuzioni, vi sono gruppi di "bravi cittadini" che innegiano alla legge del taglione; o vogliamo dire che lì è diverso perché si mettono a morte gli assassini (o, a volte, solo presunti tali)e non anche gli adulteri? O che la differenza è data dal fatto che lì tutto avviene con ordine e pulizia, una bella iniezione letale con tanto di personale medico che sorveglia, a differenza di una cruenta uccisione modello paesi non civilizzati? Non credo...
Dunque, è chiaro che il livello di civiltà di un paese e della sua legislazione è tanto più elevato quanto più esso riesce a distaccarsi dal cliché "occhio per occhio", dal mito della condizione di reciprocità che lei sembrerebbe evocare, dalla presunzione di essere "superiore". Ed infine, quanto meno in esso riescano a trovar spazio sofismi ed argomentazioni da azzeccagarbugli volti a giustificare i provvedimenti più nefandi, in grado di evocare lo spettro di epoche molte buie da cui non da tantissimo eravamo usciti...
La sensazione più triste che ho provato è stata infatti realizzare che Lei probabilmente è una persona acculturata (azzarderei, forse un avvocato), si ritiene sinceramente evoluta e civile, ha a cuore le sorti della povera bambina dell'esempio ma: ne attribuirebbe la morte alla madre!
Forzando il ragionamento ma neanche troppo, forse scopriremo a breve che la colpa dei milioni di morti ad opera di Hitler in fondo fu la loro: non erano loro, infatti, ad essere ebrei, oppositori politici, omosessuali, malati di mente, in una parola "diversi"?
Certo il nazismo li condannava a morte direttamente, noi i ns. "diversi" solo per vie un po' più tortuose... ma sempre con gli azzeccagarbugli di turno disposti alle più indifendbili argomentazioni pur di giustificare la barbarie di turno.

Sinceramente, non La invidio, e non invidio neanche i suoi figli, se ne ha o ne avrà: certo cresceranno molto più comodi ed agiati della bimba dell'esempio (se dovesse sopravvivere) ma non so con che valori di riferimento...

Con profonda tristezza

Anonimo ha detto...

Per Anonimo "razzista"
Lei alla fine conclude in questo modo:"Per quest'ultimo giudizio, Lei non ha "giurisdizione", né esclusiva, né concorrente.
Ce l'ha Qualcun Altro."

Le vorrei ricordare che questo Qualcun Altro ha dato la Sua Vita per insegnarci a dar da bere agli assetati e a dar da mangiare agli affamati ma soprattutto ad amare il nostro prossimo come noi stessi.
Non le sembra incoerente richiamare il giudizio del suo Maestro quando agisce esattamente in modo contrario? Lei è lontano mille miglia anche solo dalla elementare comprensione delle parole di Qualcun Altro come da lei definito.
Le voglio scrivere un paragone più elementare,forse più alla portata della sua comprensione di umano :
"Se accendi una lanterna per un altro,anche la tua strada ne sarà illuminata" ..e le consiglio di seguirlo perchè la sua vita è veramente "al buio"
Graziella

Anonimo ha detto...

Caro Luigi,
raccomandazione inutile!
il Gentile Anonimo, pazientemente ed inutilmente cullato dal dottor Lima, credo che disconosca il sentimento della vergogna. Appartiene alla razza non ideologizzata! E quindi, non essendo mantenuto da papà, è costretto a impiegare le sue risorse cerebrali per procurarsi il pane. Che poi questo, unitamente al vino, il dolce e la frutta, prodotti con il suo sudore, anziché essere consumato dai suoi figli se lo scialacqua la classe dominante, intenta a cacciare sempre più estranei possibile dal banchetto imbastito, no è affar suo.
b

Maria Teresa ha detto...

Ci troviamo di fronte ad una norma aberrante.
Purtroppo non è la sola norma aberrante. Stiamo attraversando un periodo decisamente buio per la nostra democrazia e la stessa Costituzione è in pericolo.
Non si può restare in silenzio.
Invito a sottoscrivere l’appello di “Libertà e Giustizia”: http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=11

P.S.
Esprimo il mio profondo disgusto per le parole razziste e sprezzanti scritte dal “Signor anonimo” e sottoscrivo quanto esplicitato dal Giudice Lima.

Anonimo ha detto...

Sinceramente non credo che il commento dell'anonimo delle 3:10 sia da considerarsi razzista ma soltanto risultato di una visione distorta del valore di solidarieta' verso il prossimo,alimentata da quell'informazione manipolata cui ormai ci hanno abituato.
Personalmente vivo il "problema degli immigrati"(che non sono un problema chiaramente)da mese di settembre ed in particolare da quando nel nostro piccolo paese,una struttura e' stata adibita a centro di accoglienza(per la cronaca era un ex pretura trasformata poi in RSA ed oggi CPA)
L'arrivo degli ospiti ha subito scatenato il malcontento dei cittadini(qualcuno piu' informato sapra' che siamo stati bollati di xenofobia)
In quella occasione,vennero aperti anche blog locali per discutere e protestare contro l'apertura del centro,respingendo nel contempol'accusa di razzismo.in quella occasione posi una domanda che mi sembro' fondamentale ossia: perche' non vogliamo gli immigrati nel nostro paese?
Ho definito quella domanda come scomoda in quanto la risposta non doveva essere data agli altri ma a noi stessi..e come si sa a noi stessi non possiamo mentire(vi assicuro che nessuno ha mai dato la risposta giusta)
Ricordo uno scontro verbale molto duro con una ragazza che sosteneva che mentre suo nonno era andato in America per lavorare onestamente, questa gente viene in Italia solo per delinquere

Oggi ho quasi rinunciato a dialogare con i miei concittadini su questo argomento essendo ormai convito che esista una radicata carenza di sensibilita' verso il prossimo difficile da sradicare.
Questa carenza di sensibilita' la si nota anche nel provvedimento che il legislatore ha posto in essere e che e' oggetto della nostra discussione...L'ennesimo attacco verso coloro che partono con in tasca la sola speranza di una vita migliore.
La riflessione del Giudice Lima e' del tutto condivisibile dunque non aggiungo altro per non rischiare di fare un inutile doppione..mi limito pero' ad avanzare un dubbio: la legge cosi' come e'stata concepita sembra dar luogo ad un inutile sperequazione di trattamento che non riesco a giustificare se non pensando che sia,appunto, l'ennesima legge contro l'immigrato

Da quanto leggo sembra che l'obbligo sussisterebbe solo nel caso in cui il soggetto sia un clandestino e non riguarderebbe invece qualsiasi altra persona.Se cosi fosse un rapinatore italiano che esce ferito da un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine e che e' riuscito a fuggire potrebbe ancora beneficiare di questa pseudo impunita'prevista dall'ultimo comma dell'art 365, mentre il povero immigrato che ha come unica colpa quella di esser presente sul nostro territorio in modo irregolare dovrebbe subire la denuncia.Spero di sbagliarmi altrimenti il senso di profonda sfiducia che gia' nutro nei confronti del lgs verrebbe inevitabilmente amplificato

Carmelo

Anonimo ha detto...

Caro Morsello,

Non accettando, da Lei come da nessun altro, "lezioni" di morale o, meglio, di conformista perbenismo, non intendo proseguire nella discussione, che a questo punto non ha più senso, né utilità alcuna.

Pertanto, senza replicare all'ultimo insulto, distintamente saluto.

nanni64 ha detto...

Appello di "Libertà e Giustizia":
"La democrazia è in bilico: salviamola"

La democrazia è in bilico": l'allarme arriva da "Libertà e Giustizia", l'associazione nata nel 2002 a Milano per far fronte alla crescente insoddisfazione dei cittadini nei confronti della classe politica, cittadini che "non trovano gli strumenti culturali per unirsi e cambiarlo, per contare insieme, per far valere il loro impegno civile". "Libertà e Giustizia" ha pubblicato su Repubblica un appello per la difesa della democrazia, dal titolo "Rompiamo il silenzio". L'associazione invita chi intende aderire all'appello, che reca le firme di Gustavo Zagrebelsky, Gae Aulenti, Giovanni Bachelet, Sandra Bonsanti, Umberto Eco, Giunio Luzzatto, Claudio Magrisi, Simona Peverelli, Guido Rossi, Elisabetta Rubini e Salvatore Veca, a sottoscriverlo sul suo sito.

"Assistiamo a segni inequivocabili di disfacimento sociale: - si legge nel testo pubblicato su Repubblica - perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell'uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti".

I promotori dell'appello denunciano "il decadimento etico e istituzionale" del Paese, rispetto al quale la crisi economica è un'aggravante. La democrazia rischia di diventare demagogia, "l'investitura da parte di monarchie o oligarche di partito si mette al posto dell'elezione". Questo avviene in Italia, dove la selezione della classe politica è diventata "una cooptazione chiusa", il Parlamento "è in via di esautoramento", "la separazione dei poteri è gravemente minacciata".

"Libertà e Giustizia" denuncia i conflitti d'interesse, le commistioni sempre più pericolose: il risultato è "un regime chiuso di oligarchie rapaci, che succhia dall'alto, impone disuguaglianza, vuole avere a che fare con clienti-consumatori ignari o imboniti".

Che fare? La strada suggerita dai firmatari dell'appello è quella di "contrastare le proposte di stravolgimento della Costituzione, come il presidenzialismo e l'attrazione della giurisdizione nella sfera d'influenza dell'esecutivo", e di "difendere la legalità contro il lassimo e la corruzione". E infine, "promuovere la cultura politica, il pensiero critico, una rete di relazioni tra persone ugualmente interessate alla convivenza civile e all'attività politica, nel segno dei valori costituzionali".

Annamaria ha detto...

Mi spiace di non essere in accordo con l'introduzione all'argomento. Infatti gli animali sanno autoregolarsi nelle condizioni di difficoltà in modo da garantire la sopravvivenza di tutto il branco. Poi esistono situazioni in cui c'è addirittura il sacrificio del singolo per la salvezza degli altri. Naturalmente ci sono anche le situazioni che a noi paiono negative, ma sempre in funzione della salvaguardia della specie.
Per quanto riguarda il resto, nel mio blog, con linguaggio definibile "ruspante" ho espresso gli stessi concetti.
Con apprezzamento per questo blog che informa, Annamaria

Luigi Morsello ha detto...

Sono esterefatto Bartolo, non ho capito nulla di ciò che hai commentato.
Ti dispiace chiarire meglio ?
Nel senso: condividi le argomentazione dell'anonimo razzista o no ?
Anonimo razzista: per lei non sono "caro"; dopo le nefandezze che ha enumerato (e visto su Youtube) ha la spudoratezza di sentire come un insulto l'intimazione a vergognarsi o la definizione di "pirla" ?
Ma lo sa almeno cosa significa ?
Sa che Eugenio Montale scrisse una poesia intitolata "Pirla" ?
Sa chi era Eugenio Montale ?
Cari amici blogger e lettori del blog del giudice Lima, guardate e fate tesoro dell'equilibrio di questo giudice, che continua a ricevere e pubblicare i commenti di questo signore.
Io credo lo faccia perchè leggere quelle frasi è terapeutico come ho già detto per i dubbiosi e i tentennanti.
Quanto a questo signore, dopo la crudezza con la quale ha esposto idee deliranti, se si adombra per un insulto non particolarmente grave e non vuole più dialogare (ma l'ha fatto fin qui ? Era dialogo quello ?) me ne farò una ragione.

Anonimo ha detto...

A "b": forte coi deboli, debole con i forti.

Niente di nuovo, è cosa già vista.

Pierluigi Fauzia ha detto...

Le uniche parole che mi sembrano adatte adesso più che mai, sono quelle scritte dai ragazzi di Barbiana 40 anni fa.

Un gruppo di diversi,di reietti,italiani ma stranieri,giovani già adulti le cui parole pesano come pietre ma fanno più male, e se parafrasate palesano tutta la loro attualità.

"Così è stato il nostro primo incontro con voi:attraverso i ragazzi che non volete.
L'abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile.Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno.
Ma se si perde loro,la scuola non è più scuola:è un ospedale che cura i sani e respinge i malati.Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile;e voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo?
Allora richiamateli,insistete,ricominciate tutto daccapo all'infinito, a costo di passar da pazzi.Meglio passar da pazzi che esser strumento di razzismo."

Pierluigi Fauzia

Anonimo ha detto...

PER L'ANONIMO DELL3 3,10

Penso a Giuseppe. Un uomo semplice,buono,che accetta di sposare una giovane ragazza quando lo Spirito Santo aveva già compiuto il suo prodigio su di Lei nello spirito...e nel corpo. Penso ai dubbi ed alle sofferenze patite da Giuseppe in quel momento, quando rivede Maria che ritorna dal viaggio compiuto per fare visita alla cugina Elisabetta e si rende conto che qualcosa è cambiato in Lei. Giuseppe che decide ugualmente di sposarla per evitare che venisse svergognata di fronte all'intero popolo, e che solo dopo il sogno dell'angelo,il quale gli racconta che cosa è accaduto, trova una spiegazione a quei fatti.

L'annuciazione di Maria era un fatto discreto, molto riservato.

Come poteva Maria, figlia secondo la tradizione, di Gioacchino ed Anna a convincere la sua tribù di Giuda che nel suo grembo germogliava il figlio di Dio?

Se Giuseppe non avesse sposato Maria Vergine, e assunto la paternità del nascituro, probabilmente Maria sarebbe stata lapidata. come è ancora in uso in alcuni paesi monoteisti.

Mi chiedo come potremo sopravvivere senza pietà e misericordia. Senza mettere in pratica la solidarietà, condotta alle estreme conseguenze. Ovvero amare il prossimo tuo come te stesso.

Lo scenario che è apparso in occasione del G8 a Genova dovrebbe far riflettere. Una esigua popolazione di potenti si rinchide in una cittadella ben fortificata e si contorna di agi e decide il destino del pianeta. Fuori la plebe implorante, chiede pace e giustizia, contornata da feroci black block che aizzano le forze dell'ordine al punto di aizzarle a comportamenti assimilabili a belve assetate di sangue.

(pare che nemmeno uno dei black block, sia stato fermato o arrestato).

Stefano
Genova

Anonimo ha detto...

Difendiamo la Costituzione con tutti i mezzi.
E' l'unica garanzia che ci rimane.
Alessandra

Vincenzo Scavello ha detto...

IL GIURAMENTO D'IPPOCRATE
466-377 a.c.

Questa è la versione moderna:
"Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:

1)di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
2)di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
3)di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
4)di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
5)di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
6)di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali;
7)di evitare, anche al di fuori dell' esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
8)di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
9)di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
10)di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità competente;
11)di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
12)di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
13)di astenermi dall'"accanimento" diagnostico e terapeutico."

Il punto 12 impedisce al Medico qualsiasi Delazione. Ma chi è aduso a cambiare la Costituzione dalla sera alla mattina, non pensate possa cambiare, anche, il Giuramento d'Ippocrate?

Non male anche il punto 2.

Un Abbraccio

Anonimo ha detto...

Pensierino della sera.

In un paese membro della comunità Europea, quando il premier di un paese promuove atti contro i fondamenti della costituzione e pronuncia frasi che sono vilipendio al capo dello stato ed alla costituzione stesa. Forse sarebbe bene che chi è preposto quale garante della COSTITUZIONE, alla quale tutti gli uomini dell'intero consiglio, hanno giurato fedeltà, nelle sue mani, assuma le iniziative necessarie ad impedire lo sfascio della democrazia nata dalla COSTITUZIONE, a seguito della lotta di liberazione dal giogo nazifascista.

Sento che siamo al cospetto di all'apologia di reato e del partito fascista ( vedi Il saluto romano ripetuto fino alla nausea dal premier).

Temo che una risoluzione interna sia terribilmente improbabile. E comunque disastrosa. Penso che se fosse possibile l'intervento della Corte di giustizia europea o
la Risoluzion del Consiglio di Sicurezza dell'ONU forse...

Certo, consiglio di sicurezza, perchè ne va della sicurezza di tutti.

Ormai in pieno delirio,
Stefano
Genova

Anonimo ha detto...

Caro Felice, il gruppo su Facebook "Amici di Felice Lima" è arrivato a quasi 200 iscritti !
Buona continuazione. Ciao - Max

Anonimo ha detto...

"3)di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente";

A quanto pare, invece, oggi i medici, per giurisprudenza, danno la morte. Che sia "dolce" o meno, sempre morte è!

Valeria Rossi ha detto...

Giudice Lima, purtroppo Lei non conosce le bestie.
In quasi tutte le specie viventi, con rarissime eccezioni, la "bestia" accetta serenamente che la femmina scelga un altro maschio (l'uomo non sempre); è vero che spesso ci sono lotte a sfondo sessuale, ma sono quasi sempre ritualizzate e solo in casi rarissimi un rivale uccide l'altro, quasi sempre accidentalmente (i casi in cui succede agli uomini sono molto più frequenti e quasi mai accidentali); quando non c'è cibo per tutti le femmine non vanno più in estro, i branchi si dividono e i più giovani e forti vanno a cercare altrove risorse (sono gli uomini quelli che si ammazzano per accapparrarsi le ricchezze altrui).
Tra gli animali non esiste lo stupro. Non esiste la violenza "per divertimento".
L'uomo è il peggiore degli animali, il più crudele e il più violento, anche gratuitamente e non solo a scopo di sopravvivenza o alimentare.
La bestia non ha un senso morale; l'uomo dovrebbe averlo.
Propongo che si comincino a chiamare "*****" i cani mordaci, i cavalli che scalciano, le belve che sbranano. Non il contrario. Gli uomini che non sanno comportarsi da esseri umani, come quelli che sono stati eletti a governarci, sono peggiori di qualsiasi animale.

Anonimo ha detto...

Sono d'accordo con Valeria, Annamaria e Luciana sul fatto che il paragone con il regno animale sia stato improprio.
La legge, invece, è l'ennesimo delirio razzista, un atto totalmente irresponsabile ai fini della salute pubblica e, cosa che mi sembra assai grave da parte di uno Stato, una trasmissione di responsabilità a soggetti che dovrebbero invece poter essere affaccendati in tutt'altre faccende - cioè salvare delle vite, le nostre.
Se le forze dell'ordine mancano di uomini e mezzi per contrastare il fenomeno dei clandestini, che li si metta in grado di svolgere il proprio lavoro. Se la Giustizia non può intervenire efficacemente, che gliene si diano gli strumenti. Ma trasformare i medici in delatori lo trovo alquanto ipocrita, oltre che dannoso.

NeXuS ha detto...

@Marco Maggi -
Scrviesti: "Perche la Nigeria esporta generi alimentari? E in Congo perche non creano benessere con le risorse che hanno?"

Il problema sta in quel modello di societa' tanto caro al mondo "civilizzato" e "occidentale" (dove sia poi l''occidente su una sfera...), in cui la richezza personale vince su tutto. Lo stesso modello che ha portato alla grasvissima crisi finanziaria che ci e' calata adosso "dal nulla", lo stesso modello che vorrebbe che un medico denunciasse un suo paziente perche' clandestino ma non perche', magari, italiano e ladro, o italiano e stupratore o anche immigrato regolare e assassino.

E' colpa di poche, pochissime persone native e della maggior parte dei paesi occidentali, non certo della maggior parte della popolazione che vive nella miseria piu' assoluta. La risposta sta nel sapersi adattare alle risorse che ci sono, non nel cercarle altrove, perche' la Terra ha una superficie limitata.

@ Filippo, Anconca - 6 febbraio 2009 11.29 -
Scrivesti: "razzista ti ci fanno diventare loro...su 10 delitti 8 sono o rumeni o albanesi o altro."

Questo e' tutto da provare. Magari il sentire comune e' quello che dici tu, perche' e' abbastanza normale avere paura del diverso, specialmente se di colore diverso o con diverse abitudini. Da quello che so, pero', le statistiche dicono proprio il contrario di quello che affermi tu.

Scrivesti: "senza fare troppe lungaggini o si sceglie la via della certezza della pena(e lo si fa sul serio)o ppure sta gente se ne deve andare e anche alla svelta"

Bene. Io vorrei la certezza della pena anche per quelli come il carissimo Presidente del Consiglio Cavalier Silvio Berlusconi, che per i reati commessi non ha mai pagato per via di prescrizioni, leggi dell'ultimo minuto ("Eh, ma se in quel particolare decreto ci finisco pure io, mica e' colpa mia!"), amnistie, e che si puo' permettere di pagare centinaia di milioni un avvocato inglese perche' menta su di lui, mentre la maggior parte degli italiani non ce la fa ad arrivare a fine mese.

@ Anonimo "razzista" (che razzista non credo che sia, solo un po' confuso).

Ho poco da aggiungere a quel che hanno detto meglio di me il giudice Lima e tanti altri commentatori del blog.

Voglio solo riportarLa sulla questione "madre che commette peccato di fronte a Dio" non portando la propria figlia in ospedale (mi fa sorridere che nemmeno lo nomini, quel suo Dio... deve proprio essere un fervente cattolico). Ma che succede se questa madre, che lavora in Italia, che puo' sostentare se e la sua bambina con quel lavoro, improvvisamente finisce in carcere o vienre reimpatriata (con la bambina, clandestina pure lei)? Magari la bambina finisce in un orfanatrofio, o diventa una piccola criminale di strada, oppure viene barbaramente violentata nel paese di orgine. Non sono forse questi crimini ben peggiori? Non e' forse giustificata la paura della madre?

@ Tutti:

Vglio poi raccontare di una discussione tenuta con un amico per meta' tedesco e per meta' americano qualche sera fa. Si discuteva del fatto che molte donne nelle Filippine, per vendetta sui mariti adulteri, stiano adottando la misura della castrazione fatta in casa (un problema non indifferente). Non ricordo come si fini' a parlare di come dovrebbero essere puniti gli stupratori ed io dissi, un po' brillo dopo qualche birra, che nel caso non ci siano dubbi sulla colpevolezza andrebbero castrati eccome (questo perche', a mio modo di vedere e sentire, lo stupro e' persino peggio dell'assassinio). Quell'amico mi guardo' stupito e mi disse: "Tu lo sai vero, che lo stupro non ha niente a che vedere con il sesso, ma con il potere ed il senso di dominazione? Ci sono stati casi di violentatori castrati chimicamente che hanno continuato a violentare usando altro: bastoni, bottiglie, le proprie mani chiuse a pugno." Ed in quel momento ho ricordato del Congo (una delle regioni che si chiamano cosi', per lo meno), dove le donne di tutte le eta' (anche bambine di poche mesi e vecchie) vengono violentate in tutti i modi, poi gli viene puntata una pisota o una canna di fucile all'interno della vagina e gli si spara. Ed il ciclo non ha fine perche' "L'hanno fatto a mia madre/sorella/figlia/nonna, adesso vado a farlo io a loro".
No, la soluzione sta nel metterli dentro e nella certezza della pena. Nella pena come sofferenza, come lavoro. Il carcere deve essere duro, pur garantendo uno standard di vita adeguato. Niente TV e pranzi gratis, ma lavoro duro (magari in miniera), perche' il carcerato non deve essere un peso per la societa'. Che gli si paghino pure i contributi, cosi' che abbia di che vivere quando uscira', possibilmente cambiato e forgiato dal lavoro svolto in carcere.
Ricordo di aver visto un servizio di di un carcere italiano in cui una selezione di detenuti sono divenuti mastri pasticceri. Ecco, quello e' un bell'esempio.
Certo, ci vogliono piu' fondi per le forze di polizia e polizia penitenziaria, e meno "picchiatori fascisti" sempre tra gli appartenenti a queste categorie (mi riferisco, ad esempio, ai fatti di Bolzaneto e della scuola Diaz).

Massimo Fierro

Luigi Morsello ha detto...

Cari amici blogger di UGUALE PER TUTTI, l'ho scritto e lo ripeto: il giudice Lima usa il lemma BESTIA solo per richiamare la parte animalesca che è in ognuno di noi e che solo la civilità, la conoscenza che ne è la matrice, la cultura e la scolarizzazione possono tenere a bada.
Niente a che fare con gli altri animali che, ancora e per quanto sono riusciti a sopravvivere alla presenza dell'uomo, popolano il pianeta assieme all'animale UOMO.

baron litron ha detto...

carissimo giudice Lima,
il suo articolo è correttissimo nella forma e nella sostanza, come sempre d'altronde, ma è fondato su un errore sostanziale che appare nelle prime righe, errore che lo invalida totalmente.

Lei scrive: "il Senato della nostra Repubblica ha approvato una legge che prevede che i medici debbano denunciare gli stranieri clandestini che si rivolgano a loro per essere curati."

ebbene, la legge non prevede affatto che i medici debbano denunciare, semplicemente abroga la proibizione di denuncia che vigeva prima.

ora, non voglio pensare di vivere in un paese dove effettivamente "ciò che non è proibito è obbligatorio", e di conseguenza m'illudo di credere che il medico vorrà valutare, in coscienza e in relazione alla patologia che sarà chiamato a curare, se sarà o meno il caso di segnalare alle autorità lo stato di clandestinità del paziente.

se gli capita un muratore clandestino con una gamba rotta forse no, anche se la segnalazione potrebbe portare a scoprire situazioni di lavoro nero e di mancato rispetto delle norme di sicurezza. se gli capita la bambina dell'esempio da Lei riportato, probabilmente no, perché nulla, se non una sua personale convinzione, potrebbe giustificare la segnalazione.

ma se gli capita tubercolotico io spero di di sì, visto che è OBBLIGATO a farlo nel caso fosse un italiano, e sa benissimo che il bacillo di Koch, lui sì non si fa problemi di razza, sesso o religione dell'individuo che va a infettare.

in sostanza, fa parte dei doveri del medico anche la valutazione delle conseguenze della patologia sul resto della popolazione, e la segnalazione di alcune situazioni alle autorità può proprio servire per scongiurare queste conseguenze.

altra considerazione invece va fatta su chi, malato gravemente, eviti le cure per timore di conseguenze personali, legali o finanziarie. sia egli un latitante, un clandestino o semplicemente abbia paura del costo, delle costrizioni o del dolore delle cure, se antepone alla propria incolumità l'integrità del portafoglio o il desiderio di rimanere invisibile allo stato, è giusto che subisca anche le conseguenze della propria libera scelta (libera scelta ce fa da specchio alla libera scelta del medico sopra indicata) ed entri a pieno titolo tra i candidati al premio Darwin.

per concludere, Lei dice che il provvedimento adottato dal senato è razzista. ora, evito i ripetere per l'ennesima volta quanto sia facile e stupido l'uso di quest'ultimo epiteto alla moda.
mi chiedo soltanto se anche Francia ed Inghilterra siano da considerarsi paesi razzisti, visto che negli ordinamenti di entrambe le nazioni la norma è presente da diverso tempo. e anche mi chiedo coma debba considerarsi la Germania, dove invece vige, lì sì, l'OBBLIGO di denuncia da parte del medico...

p.s., @Vincenzo Scavello, che riporta il giuramento d'Ippocrate, consiglierei anche di leggerlo nella versione originale:

Testo "classico" del Giuramento Ippocratico.

Giuro per Apollo medico e per Asclepio e per Igea e per Panacea e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie forze e il mio giudizio questo giuramento e questo patto scritto.
Terrò chi mi ha insegnato quest' arte in conto di genitore e dividerò con Lui i miei beni, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei miei averi in cambio del debito contratto con Lui, e considerò i suoi figli come fratelli, e insegnerò loro quest'arte se vorranno apprenderla, senza richiedere compensi né patti scritti.
Metterò a parte dei precetti e degli insegnamenti orali e di tutto ciò che ho appreso i miei figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento medico e nessun altro.
Scegliero' il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, e mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministerò a nessuno, neppure se richiesto, alcun farmaco mortale, e non prenderò mai un' iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurare l'aborto.
Conserverò pia e pura la mia vita e la mia arte.
Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica.
In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario, e soprattutto da atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia liberi che schiavi.
Tutto ciò ch'io vedrò e ascolterò nell'esercizio della mia professione, o anche al di fuori della della professione nei miei contatti con gli uomini, e che non dev'essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta.
Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell' arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

posto che il punto 12, da Lei segnalato e rimasto immutato, non si applica necessariamente alla fattispecie (per le ragioni che ho esposto sopra),
Lei si chiede se:"chi è aduso a cambiare la Costituzione dalla sera alla mattina, non pensate possa cambiare, anche, il Giuramento d'Ippocrate?" ora, provi invece a chiedersi chi e perché ha modificato il giuramento in un punto MOLTO più fondamentale, eliminando nel testo moderno le parole che ho evidenziato.....

Anonimo ha detto...

Questa legge ci ricorda, come ai tempi del fascio quando alcuni cittadini denunciavano al regime gli ebrei o chi sembrava poterlo essere, intere famiglie vennero rastrellate, poi tutti conosciamo l'epilogo, allora la giornata della memoria nulla insegna!

Anonimo ha detto...

Per Anonimo delle 17.35.
Non so chi tu sia ma, in effetti, ti devo dare atto che in vita mia ho sempre cercato di seguire il tuo motto “forte con i deboli e debole con i forti”. Non so, però, per quale diavoleria della natura mi son ritrovato sempre sconfitto insieme ai deboli! Nel caso in cui dovresti essere il “falso” razzista offeso perché additato di disconoscere il sentimento della vergogna, non comprendo il nesso. Considerato che sei talmente forte da accettare giudizi (e forse anche consigli) soltanto da “Colui Che Tutto Puote”.
b

Cinzia ha detto...

Caro baron litron,
non intendo sostituirmi a Felice Lima per la risposta al suo commento, ma ci tengo a dire cosa ne penso se avrà la cortesia di ascoltarmi/leggermi.

Quello che lei scrive sarà anche vero dal punto di vista formale, ma rimane il fatto che mediaticamente il senso che si vuole lasciar passare non è quello che lei sottolinea.

Magari un medico avrà l'accortezza d'informarsi sui propri diritti-doveri (lo spero, ma non ne sono poi così sicura, non è una laurea che dà automaticamente cultura, sensibilità, intelligenza e soprattutto coscienza), però un clandestino rimane una persona fuori dell'accesso alle informazioni, con difficoltà evidenti di comunicazione e integrazione.

Qui il punto è sopratutto come si fanno le cose che si vogliono fare, poi possiamo anche discutere se sono giuste o no.

Ad esempio si può costruire una centrale nucleare, un termo-valorizzatore, un ponte sullo stretto, una TAV, una diga sul Vajont, se onestamente s'interpella e si tiene conto del profitto a lungo termine, delle relazioni tecniche e soprattutto delle esigenze della cittadinanza che vive su quel territorio, rendendola partecipe e protagonista di un dibattito sostanziale e non formale.

Il problema è che da noi questo stramaledetto stato è sempre imbottito di un paternalismo da padre-padrone.
Lo è stata, quando esercitava il suo dominio e lo è ancora la Chiesa, lo era la Monarchia, lo è stata la dittatura fascista, lo è, ad oggi, questa strampalata e improponibile "democrazia".

Nessuno di tutti coloro che hanno governato questo paese, dal tempo dei tempi, si è mai posto come un educatore capace di far crescere la coscienza civica dei propri cittadini.
Il risultato è innegabile e sotto gli occhi di tutti quelli capaci di guardare.
Io credo fermamente nella responsabilità personale, ma ci sono vari livelli anche per quella e delle distinzioni si devono fare.

In quanto al giuramento di questo benedetto Ippocrate, quello che lei ha riportato è certamente l'originale, ma la società si evolve negli usi, nei costumi e nel modo di affrontare tematiche tanto delicate, quanto importanti del vivere sociale.

Ognuno può pensarla come vuole, ma per creare una democrazia che sia tale va rispettata innanzi tutto l'esigenza di libertà di tutte le minoranze, se non lede la libertà personale di una maggioranza.

Quindi lei, o chiunque altro è contrario all'aborto, è libero di non abortire, ma chi vuole o meglio ha la necessità, deve poterlo fare liberamente senza subire la dispotica e offensiva interferenza (in questo caso di minoranze) di gruppi che urlano ad uno scandalo morale, come se la morale religiosa fosse unica, assoluta e dominante su tutto.

Medesima cosa vale per l'eutanasia o per la fecondazione assistita o per tutti quegli argomenti che riguardano scelte che vanno a toccare la sfera personale di ognuno.

L'atteggiamento di queste dispotiche minoranze o maggioranze che siano, è in tutto e per tutto uguale agli insegnamenti che hanno ricevuto. Inevitabilmente!

Perciò sono convinta che il paragone finale che lei introduce, tra chi come il presidente del consiglio tenta di sondare mediaticamente come reagiranno le "pecore belanti" chiamate per convenzione e convenienza cittadini ad un eventuale, ed ormai già progressivo, colpo di stato e chi invece democraticamente si è battuto per ottenere (con fatica, lacrime e sangue) delle libertà personali, non solo non è calzante, ma è assolutamente fuorviante.


Con stima

Anonimo ha detto...

Nn solo molti eviteranno di farsi curare per paura della denuncia.. Ma come sappiamo di fronte a divieti e restrizioni si pongono spesso problemi legati ai mercati neri.. e non penso sia da escludere la possibilità che ciò possa avvenire anche in questo caso con la prestazione clandestina di cure mediche. Combattono la clandestinità favorendo la clandestinità..

Felice Lima ha detto...

Per Baron Litron (commento delle 11.06)

Carissimo Amico,

grazie delle Sue attente riflessioni che, come sempre, arricchiscono il nostro dibattito.

Con riferimento alle obiezioni che mi pone, Le sottopongo risposte articolate su due punti.

Il primo riguarda lo schema interpretativo che ho proposto nel mio scritto.

Fermo restando che la legge di cui parliamo è ancora in itinere e che per giudicarla definitivamente bisognerà attendere che l’iter parlamentare sia concluso, i miei riferimenti sono stati l’art. 365 del codice penale - che ho riportato testualmente nel mio scritto - e l’OBBLIGO del segreto professionale dei medici, del quale non ho parlato (e me ne scuso), per brevità, ma che è il punto di partenza di tutto il ragionamento.

La regola è che il medico ha L’OBBLIGO giuridico di TACERE tutto ciò che apprende per ragione della sua professione, tranne ciò che una qualche legge lo obbliga a dire.

Il codice penale fa obbligo di referto ai medici quando emergono “casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d’ufficio”, TRANNE che il referto possa esporre al rischio di un procedimento il paziente.

Per comprendere quale sia la logica di questa cosa, propongo un altro esempio.

Immaginiamo che ci sia un pazzo che uccide.

E immaginiamo che a un certo punto costui si renda conto di essere malato (spesso i malati di mente non hanno “coscienza di malattia”).

Costui potrebbe desiderare rivolgersi a uno psichiatra che possa aiutarlo a controllare la sua malattia e addirittura a curarla.

Costui, però, non vuole rischiare di essere scoperto come assassino con tutto ciò che ne consegue.

La domanda è: la nostra società preferisce che costui provi a farsi curare rinunciando (la società) ai vantaggi investigativi che deriverebbero dalle informazioni che lo psichiatra avrebbe oppure preferisce che il pazzo resti pazzo e pericoloso senza potersi avvalere dell’aiuto di un medico?

O, venendo a un esempio diverso e più “popolare”, immagini un uomo che ha contratto una malattia venerea e ha bisogno di un medico per curarsi. Secondo Lei costui può rischiare che il medico racconti dell’origine della sua malattia, così che la moglie scopra l’adulterio?

Vede, mio sinceramente caro amico (peraltro della prima ora di questo blog ), io credo che un sistema giuridico sia una cosa molto delicata e mi spaventa che oggi venga “maneggiato” solo secondo la logica dei sondaggi e dei talk show.

Il secondo ordine di considerazioni riguarda il fatto che la “facoltatività” della scelta del medico che Lei evidenzia è, a mio modesto parere, l’ennesima mistificazione della stampa o della comunicazione del potere.

Per un verso, infatti, se ciò che ho esposto fin qui in diritto fosse vero (e, mi creda, a questo punto io in diritto non sono più sicuro di nulla, per quanto studi e ristudi), il medico non ha alcuna facoltatività, ma il dovere di tacere quando non ci sono di mezzo reati e il dovere di parlare quando ci sono di mezzo reati e la clandestinità sta per diventare reato.

In ogni caso, poi, sarebbe del tutto inaccettabile che la scelta del medico fosse facoltativa, per due ragioni.

La prima è che la logica che ho esposto sopra e che ispirava il nostro ordinamento fino a prima del ritorno di Barbarossa presuppone che io paziente SIA CERTO che il medico a cui mi sto rivolgendo NON POSSA denunciarmi e che questa certezza ce l’abbia PRIMA di andare da lui. E sotto questo profilo anche solo pubblicizzare il rischio di denuncia allontanerà dai medici le persone meno competenti sotto il profilo giuridico e, fra queste, certamente i clandestini poveri (perché bisogna sapere che ci sono anche “clandestini ricchi”, ma questi “non disturbano”).

La seconda è che, se il medico potrà scegliere a sua discrezione, scatteranno i ricatti e i medici “alternativi” dei quali tanti qui hanno scritto nei loro commenti. Si creerà, in sostanza, una medicina “parallela” di medici “affidabili”, ovviamente a caro prezzo, con ulteriore assoggettamento dei clandestini ai ricatti e abusi che già i “bravi italiani” gli infliggiamo in grandissima abbondanza: basti citare per tutti il noto caso di un Commissario capo della Polizia di Stato che costringeva numerose straniere a fare a lui e a un suo amico (proprietario di un albergo) favori sessuali sotto la minaccia, in caso di rifiuto, di espellerle.

E d’altra parte, s’immagini nel caso dell’adulterio che Le ho appena fatto se il medico potesse decidere a sua scelta se “parlare” o no. Pensi a quanti bei ricatti si potrebbero fare.

Tornando alla legge approvata per ora solo al Senato, ciò che è stato fatto è stato sopprimere il 5° comma dell’art. 35 del D.L.vo 25 luglio 1998, n. 286.

La norma soppressa dispone oggi testualmente: «L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».

In sostanza, dal punto di vista del rapporto con il medico quanto a dovere di segretezza e a obbligo o no di denuncia, la norma in questione equipara lo straniero al cittadino italiano.

Questo è ciò che impone la Costituzione, che disciplina quello alla salute come un diritto di CHIUNQUE e non solo del “cittadino” e tratta ogni essere umano ugualmente, senza discriminazioni di sesso, religione, cittadinanza, eccetera.

Abrogata la norma che ho riportato sopra, i casi sono due. O, come io penso si debba fare, i giuristi noteranno che l’abrogazione di quella norma non cambia la sostanza delle cose.

E in questo caso bisognerà, per un verso, rassegnarsi al fatto che ancora una volta i nostri politicanti strilleranno dicendo che i giudici non applicano le loro leggi, senza prendere in considerazione l’ipotesi che loro non sanno come si dovrebbero fare per ottenere i risultati che vogliono, e, per altro verso, si dovrà prendere atto che tutto l’entusiasmo propagandistico con la quale la Lega e i suoi complici hanno gridato vittoria per questa novità legislativa è solo “propaganda di regime”.

Oppure, se si dovesse ritenere che questa abrogazione cambi qualcosa, saremmo davanti a una evidente discriminazione fra “cittadini” e “stranieri” in una materia – la salute – nella quale questa discriminazione è incostituzionale e oggettivamente criminale.

Come ho scritto all’inizio del mio articolo, la questione è come si comportano gli uomini nei momenti di crisi: se rispettando gli altri uomini in quanto tali oppure introducendo indebiti distinguo.

Sotto questo profilo ho usato l’espressione “razzismo”.

So che noi due sul punto abbiamo - rispettosamente - opinioni diverse.

La mia è che il concetto di “razzismo” riguarda ogni forma di discriminazione ingiusta.

Mi permetto questa interpretazione per così dire “estensiva” del concetto, perchè io credo che la storia della “razza” sia sempre stata un imbroglio. Ossia che dietro la scusa della differenza di razza c’è sempre stato un altro motivo che induceva alla discriminazione.

In sostanza che tutti i “razzismi” hanno questo in comune: di dare alibi – con i più diversi espedienti: il colore della pelle, la religione dell’uno o dell’altro, il sesso, l’etnia, ecc. - a discriminazioni che violano l’uguaglianza di tutti gli uomini dinanzi a Dio – per chi, come me crede che a Lui dobbiamo rendere conto – e dinanzi alla legge – per chi, come me, crede che la legge, se non è “uguale per tutti” non è “legge” nel senso che ho sempre creduto io, ma nel senso in cui la intendevano Hitler o Stalin: uno strumento del potere contro gli uomini.

Gli americani tenevano soggetti i neri non per ragioni di razza, ma per ragioni di vantaggio economico.

Hitler ce l’aveva con gli ebrei non per ragioni di razza, come sosteneva, ma per suoi calcoli economico/politici.

Lo stesso sta accadendo in Italia in questi giorni.

Comprendo e rispetto, ovviamente, la Sua diversa visione di questa cosa e ho risposto non per polemizzare in alcun modo, ma per fare procedere ulteriormente il nostro dialogo che, per me, è sempre motivo di arricchimento.

Colgo l’occasione per scusarmi con Lei per alcune mancate risposte ad altri Suoi quesiti sotto altri post, ma questo è un periodo per me davvero difficile, nel quale il tempo di cui dispongo è ridotto al lumicino.

Un saluto sinceramente caro e un grazie per la Sua cortesia e pazienza.

Felice Lima

NeXuS ha detto...

@ Baron Litron - 8 febbraio 2009 11.06

Ringrazio per la interessantissima lettura della veriosione classica del Giuramento di Ippocrate.

Solo due commenti.

Primo. Eutanasia. Interrompere una terapia non e' "provocare deliberatamente la morte" (testo moderno) ne tantomeno somministrazione di "farmaco mortale" (testo classico), quanto invece un profondo rispetto "rispetto della vita e della persona" (testo moderno) nonche' delle norme giuridiche (testo moderno).
Si', signori miei, in Italia un paziente, o chi ne ha la responsabilita' legale, puo' chiedere l'interruzione di una terapia (ad esempio l'idratazione artificiale). Mi corregga Giudice Lima se sbaglio, ma mio padre, che quel giuramento l'ha prestato, non aveva dubbi in proposito. (Si', mi sto palesemente riferendo ad Eluana Englaro, Piergiorgio Welby prima di lei, e tanti altri ancora, a cui e' stato negato il diritto di una morte dignitosa, una morte che loro stessi desideravano).

Secondo. Aborto. Se volessi fare il puntiglioso potrei dire che praticare un'operazione chirurgica non e' "somministrare un medicinale abortivo" (testo classico), ma sarebbe un commento quantomai stupido. Invece preferisco pensare che il concetto di vita sia cambiato. O meglio ancora che sia cambiato il concetto di paziente. Che siano cambiate le priorita' sociali.
Sul cambiamento si puo' essere d'accordo o meno, ma il popolo italiano si e' gia' espresso in merito con un referendum (17 maggio 1981). Nessuno vieta di proporne un'altro: che si consulti di nuovo il popolo se si vuole cambiare lo stato di fatto. (Come con il nucleare, altro argomento su cui ci siamo espressi con referendum popolare).

Massimo Fierro

federica ha detto...

Ogni volta che si parla di clandestini, a me torna in mente una frase letta tanto tempo fa (la lega nord era appena agli albori) su un cartello. Lo portava un extracomunitario africano (in una manifestazione) e diceva: NON HO SCELTO DOVE NASCERE, VOGLIO POTER SCEGLIERE DOVE VIVERE.
Ero una ragazzina allora, ma quella frase letta di striscio (in TV) mi è rimasta sempre nella testa.
Sono nata in Italia (da genitori italiani), sono quindi italiana. Amo vivere qui (anche se talvolta alcuni –vd. ad es. l’attuale governo- rendono, per i miei gusti, l’atmosfera un po’ pesante). Però è solo frutto del caso (e della fortuna !) se sono contenta di essere nata dove sono nata. Non merito mio.
Mi piacerebbe trovare un argomento (convincente) per dire a quell’africano: hai torto, io ho più diritto di te a stare qui. Perché in fondo, ciò che scrive Marco Maggi (commento 6 febbraio 2009 14.02) esprime sensazioni vere. Lui sostiene che “Non possiamo accogliere tutti in Europa …”; saranno i media, sarà quel che sarà, la sensazione che siamo un po’ affollati è diffusa ... e, soprattutto in questo periodo di crisi, confesso che talvolta prende anche me.
Però non ce n’è; io non ne ho trovati; non esistono argomenti (convincenti !!!) per provare a quell’africano che ha torto. Perché se riteniamo vero che tutti gli uomini sono uguali, le parole di quell’uomo (africano) contengono tutte le ragioni del mondo.
Si possono confutare quelle parole solo rinnegando che tutti gli uomini sono uguagli. Ma malgrado le paure e le incertezze che mi prendono quando guardo il mondo attraverso gli occhi dei media, io non posso abdicare a quella convinzione/aspirazione. Non perché io sia “buonista”, ma semmai al contrario, spinta da un egoistico moto di interesse.
Infatti, in un mondo che rigetta il concetto di uguaglianza tra gli uomini, io avrei parecchie difficoltà a sopravvivere. Un mondo così può piacere solo a chi ritiene di essere particolarmente forte, o intelligente, o bello, o a chi piace passare la vita a lottare per prevalere sugli altri; è insomma un mondo fatto a pennello per i presuntuosi (nella vita si incontra sempre qualcuno di più forte !!!)
Io invece ho tutto da guadagnare a vivere in un paese che riconosce il principio che "tutti gli uomini sono uguali". Ma se voglio mantenere vivo quel principio, non riesco a dare torto alle parole di quell’africano.

Ergo mi risulta incomprensibile il concetto di “clandestino”.
Probabilmente in molti (tutti ?) penseranno che sono fuori di senno. Mi si dirà che tutte le nazioni del mondo funzionano così. Riconosco che è vero; ma è anche vero che tanti torti non fanno una ragione.

Di argomenti per sostenere che le nazioni devono limitare le entrare dei "non autoctoni" se ne possono trovare tanti. Ma quando mi immagino di trovarmi di fronte quell’uomo ed al suo cartello, mi appaiono tutti privi di forza e significato.

Detto questo, non mi dilungo oltre e lascio (a chi ne ha voglia) immaginare il mio grado di contrarietà a questa legge.

Anonimo ha detto...

Per il dott. Lima...
"La mia è che il concetto di “razzismo” riguarda ogni forma di discriminazione ingiusta."
..."Mi permetto questa interpretazione per così dire “estensiva” del concetto, perchè io credo che la storia della “razza” sia sempre stata un imbroglio. Ossia che dietro la scusa della differenza di razza c’è sempre stato un altro motivo che induceva alla discriminazione."

Anch'io sono stato e resto sempre più convinto che ogni genere di discriminazione è una forma di razzismo.
Questi anziché pensare a leggi di pesi e contrappesi per tentare di bilanciare (certi "carichi pendenti") per ripristinare un equilibrio tra poteri, presentano "disegni" di leggi del "contrappasso" per punire presunti colpevoli...della disperazione.
(Leggi "eguali per non eguali", tributo di tutti al comodo di pochi, una "giustizia" che colpisce le colpe inevitabili del povero, i delitti "della miseria e della disperazione"): Cesare Beccaria, che dopo quasi due secoli e mezzo continua a rivoltarsi...
E per distrarre ....si cavalca il caso Englaro con manifesta ipocrita sensibilità frammista a cinismo e sadismo. Un mix di “sentimenti” dettati da posizioni ideologiche e di contrapposizione politica: i sinistri buonisti/lassisti e i destri - col “destro” (aggionato) - pragmatici/cattivi?
Ma in questo caso il tutto sembra ribaltato...se non annullato dal sondaggio di Mannheimer di parità, e che - se si ritiene attendibile - in chiave di lettura politica non rispecchia la maggioranza (colpa dei “franchi tiratori” ipocriti e demagoghi?).------E per le altre 3.000 “Eluane” che fare: un gruppo di sostenitori dello spiraglio/speranza (nel miracolo) di vita “comunque”, vada a visitare 8-9 di queste persone al giorno e dopo un anno esatto ne riparliamo (magari anche del conflitto d'interessi) sul da farsi seriamente, e non solo a fini strumentali/speculativi. Dopo la manomissione invasiva del corpo della ragazza si sta praticando il maltrattamento dell'anima di chi con totale sofferenza da anni gli sta accanto, Nel paese famoso per reticenza e omertà mafiosa, guai a chi si espone, a chi denuncia, a chi lava i panni sporchi in piazza, in Parlamento...
mentre chi ha praticata l'eutanasia (in silenzio!) ora può raccontarla (reato prescritto?) in pubblico, in tv! PS: L'ex ambasciatore Usa Mel Sembler, proprietario di una catena di supermercati ha retto la durata del mandato...per una certa affinità con Berlusconi?
Mentre Spogli si è scrollato i panni di dosso? Dopo aver espresso giudizi a dir poco impietosi e disastrosi in merito a scuola ed economia. Strano perché s'era fatto rimettere a nuovo il forno a legna per le pizze, da offrire ai giornalisti americani (ospiti nel settembre 2007) spiegando loro: "La pizza è l'imblema culinario del Belpaese...fa riunire e incontrare le persone perché piace a tutti". Mah! Non più "Pizza connection"?

Ale ha detto...

Federica hai lasciato un commento bellissimo che esprime anche il mio sentire, non avrei però saputo trascriverlo così chiaramente :)

baron litron ha detto...

per Felice Lima:

grazie, innanzitutto, per la chiarezza con la quale riesce sempre ad esporre le sue posizioni, ha il dono raro di far comprendere il diritto italiano anche all'inclita e al profano. e la cosa è notevole per la particolare nebulosità del diritto stesso, che si discosta sempre più (e non soltanto da oggi) dai principi fondamentali cui s'ispira.

considerando la questione della legge in discussione dal suo punto di vista, e ipotizzando che l'abrogazione della proibizione della denuncia comporti l'OBBLIGO di denuncia, come lei sostiene e come io invece dubito, la sua analisi del provvedimento è corretta.

a questo punto però mi viene un serissimo dubbio sulla bontà della norma del CP da lei roportata.

mi spiego: la norma prevede che: "il medico ha L’OBBLIGO giuridico di TACERE tutto ciò che apprende per ragione della sua professione, tranne ciò che una qualche legge lo obbliga a dire.

Il codice penale fa obbligo di referto ai medici quando emergono “casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d’ufficio”, TRANNE che il referto possa esporre al rischio di un procedimento il paziente."

a esplicazione di questa norma, lei fa i due esempi - chiarissimi - dal pazzo e del marito fedifrago e incauto.

benissimo, io le faccio un altro esempio: si presenta in uno studio medico un paziente col naso rotto e un profondo taglio sullo zigomo. il medico tampona, disinfetta e cuce, e poi gli chiede: "come s'è procurato le lesioni (anamnesi)?"

il paziente risponde: "beh, andavo in macchina piuttosto forte, non mi sono fermato al semaforo rosso, ho investito una scolaresca che attraversava, probabilmente ammazzando tre o quattro bambini, e nell'urto ho battuto la faccia contro il lunotto, perché non indossavo le cinture. fortunatamente la macchina non è uscita di strada, ho potuto mantenere il controllo e me la sono cavata con un taglio e un po' di sangue al naso."

facciamo un altro esempio: una persona, sentendosi poco bene, si reca all'ospedale per dei controlli. gli vengono riscontrate diverse patologie, tra le quali HIV, epatite B, tubercolosi. il tale è tossicodipendente, e si prostituisce abitualmente per procurarsi la droga, accettando qualsiasi tipo di prestazione, anche non protetta, e mettendo così a rischio la salute di diverse centinaia di persone, non soltanto i suoi clienti, ma anche chi ne condivide una corsa in pullman, un sorso d'acqua, la siringa ai giardinetti.....

a questo punto, mi corregga se sbaglio, al medico è PROIBITO stendere il referto, in quanto il paziente rischierebbe un processo e una pesante condanna.

ebbene, a ME, come cittadino e generalmente come essere umano questa pare una norma difficilmente compatibile con la salvaguardia della salute dei cittadini, che viene evidentemente messa in secondo piano rispetto alla protezione del segreto professionale, dato comunque per scontato il diritto alle cure del malato.

anni fa (per la precisione 19, mia sorella soffriva di febbriciattole, svenimenti occasionali, astenia, tosse secca. dopo mesi di visite, vitamine e sciroppi per la tosse, a un medico venne in mente di fare l'esame per la TBC. il giorno stesso venne ricoverata d0'urgenza, e si fece tre mesi tra ospedale e convalescenza in sanatorio. aveva un polmone quasi andato.....

fortunatamente, tutto s'è risolto per il meglio, ma la cosa che mi colpì fu l'efficienza del servizio del Dispensario d'Igiene Sociale di Torino: nel giro di due giorni, io e tutti i miei familiari allora conviventi fummo esaminati, radiografati e provvisti di idonea profilassi preventiva, e soprattutto, tre giorni dopo il ricovero si presentò un ufficiale sanitario per la disinfezione della casa, ingresso e tromba delle scale comprese.
l'operatore aveva un mazzo di circa trenta moduli, che mi disse essere soltanto quelli da evadere per la giornata.
e questo quasi vent'anni fa, prima quindi che l'immigrazione (anche da paesi dove la TBC è ancora endemica) diventasse un fenomeno numericamente rilevante.

bene, con la legge attuale, in caso di malato clandestino sarebbe assai difficile intervenire sul piano della prevenzione, e della circoscrizione del contagio, o sbaglio?

e allora, ripeto la domanda alla quale non ancora ho ricevuto risposta: se il medico avrà facoltà di segnalare il clandestino, e se questa è una provvedimento razzista, lo sono anche quelle francese e inglese che da tempo prevedono lo stesso?
e se quelle sono razziste, come si può definire quella tedesca, che prevede l'obbligo di denuncia?

Annalisa ha detto...

Non sono ancora riuscita a leggere tutti i commenti (quanti!!), ma vorrei contribuire al discorso proponendovi questo reportage di Gabriele Del Grande (un ottimo giornalista che si occupa molto di migrazione) che, al di fuori di ogni facile retorica, racconta quello che c’è dall’altra parte della frontiera, mostra quale e quanta umanità disperata si cela dietro a ciò che comunemente chiamiamo immigrazione. Una disperazione aggravata dal modo superficiale, ideologico e propagandistico con cui spesso il problema dei migranti viene affrontato (o meglio non affrontato) dai governi (come quello italiano, con una legge atroce come quella che si sta qui discutendo), ma anche dai cittadini. Problema di ampia portata, che richiederebbe un’attenzione ben più seria da parte delle istituzioni e che non può certo essere risolto privando gli immigrati delle cure alle quali ogni essere umano ha diritto.

http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/guantanamo-libia-il-nuovo-gendarme.html

Anonimo ha detto...

Gentile Baron Litron,
Lei dimentica il buon senso, nel fare i suoi esempi!
O, forse, anche Lei, è convinto che i medici ne siano privi?

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 3.27:
vogliamo la firma!
Anonimo

menici60d15 ha detto...

Animalità razionale

Conferire ai medici la facoltà (o l’obbligo; ci sono attualmente voci contrastanti) di denunciare i clandestini mi pare un esempio dell’imperante categoria ibrida della “animalità razionale”. La razionalità al servizio dell’animalità. Un’animalità risultato non di un regresso, ma di una modernizzazione, un affinamento. Leopardi ha descritto come più la civiltà progredisce più diventa astratta, e più diventa astratta più si fa violenta. Questa disposizione del governo sugli immigrati è di un’animalità sofisticata; ha sul piano pratico effetti diversi, e in parte opposti, a quelli che ha sul piano astratto. Purtroppo oggi le sole due categorie dell’Uomo e della Bestia non sono più sufficienti, soprattutto quando si parla di medicina, e soprattutto per chi fa il magistrato. La legge sui medici delatori non è pura animalità, ma è animalità razionale. Animalità disegnata a tavolino. Non una zampata animalesca che “spacca tutto” ma un colpo calibrato in misura tale da causare un impatto parzialmente elastico, che in parte distrugge, e in parte fa rimbalzare alcuni oggetti sociali nella direzione desiderata.

E’ vero che tale disegno di legge va contro i princìpi sui diritti umani; e che rafforza la tendenza a fare della Costituzione uno strofinaccio. Sollecita gli istinti più bassi, e appaga i gonzi che hanno la necessità psicologica di sentirsi “superiori” ad altri. Aumenta quell’autoritarismo puntiglioso verso i deboli da federale col fez che si associa al lassismo da hippies fumati verso i crimini degli iscritti al club dei potenti; che poi è il club degli abusivi della democrazia. Se la legge, o anche solo la notizia del disegno di legge, dissuadesse alcuni clandestini dal ricorrere a cure mediche delle quali hanno realmente bisogno, ciò sarà un altro atto vile dei nostri governanti (oltre che un pericolo per la salute pubblica); suppongo che i miei colleghi medici, per indole, per la natura della professione - e anche per interesse - difficilmente denunceranno gli immigrati clandestini che cerchino assistenza medica; mentre è facile che ci si possa avvalere di tale tacita minaccia per sbilanciare ancora di più il rapporto di potere tra medico e paziente, o tra istituzione che eroga le cure e paziente. Io non sono tra coloro che vedono con entusiasmo l’immigrazione, che credo dovrebbe essere quanto meno seriamente regolata; ma penso che una volta giunti qui, una volta che si è di fatto consentito loro di entrare, poi non si possa ipocritamente fare la faccia feroce; e che in ogni caso qualunque sia la loro posizione gli stranieri non possano che essere trattati civilmente. Anche predisponendo strutture sanitarie apposite. Infrangere questi princìpi è la parte distruttiva della nuova legge.

La parte “elastica”, che agirà anche se la legge non entrasse in vigore, è quella di provocare una reazione di segno contrario a difesa del diritto degli immigrati alle cure mediche. Non è vero che ci sia un interesse del potere a lesinare tali cure agli stranieri. Estendere le cure mediche agli immigrati significa crescita economica e facili profitti. Per fare l’esempio più banale, grazie all’immigrazione si può sperare in un giro d’affari di circa 22 milioni di euro all’anno per la sola circoncisione (Circoncisione rituale – 150 mila bambini operati in Italia. Apcom 18 set 2008). L’attuale medicina è congegnata in maniera da produrre crescita economica e facili profitti; ha perciò un’insaziabile fame di pazienti. In certe regioni padane non sanno più come fare per inventarsi pazienti, tanto che la magistratura, che è torpida quando si tratta di reati legati ai grandi interessi dell’industria medica, ha dovuto aprire l’ombrello nell’uragano, cominciando a indagare e condannare qualche medico che ha praticato interventi chirurgici senza reali indicazioni. Le stesse forze che hanno votato al Senato questa legge sono ben liete di fornire pazienti alla megamacchina medica; anche suscitando ad arte, affiggendo “grida” severissime, reazioni di indignazione e levate di scudi.

Ciò che dovrebbe essere respinto come la peste nera è la mistura di cinismo e buonismo, italiana quanto la pizza. L’opposto della laicità. Questo disegno di legge è invece un catalizzatore di tale combinazione. E’ anche un altro caso nel quale la destra sta fornendo ai suoi soci, i marpioni consumati del clero e della sinistra istituzionale, e a progressisti in buona fede, materiale per esercitare la difesa degli svantaggiati, e procurasi il certificato di paladino dei deboli, ma a buon mercato, senza rischi: senza danneggiare il business e il sistema che lo sorregge, e anzi in realtà favorendoli. Un materiale volutamente grossolano, che finge di ignorare le complesse realtà socioeconomiche o tecniche (v. i post: Il découpage ideologico della sinistra; Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. http://menici60d15.googlepages.com/forummarcotravaglio.it2007-2008). La popolazione degli immigrati ha una bassa età media ed è socialmente debole. Caratteristiche queste interessanti per la medicina commerciale, profitti privati con soldi pubblici, per la quale il paziente teorico ideale è un soggetto del tutto sano, robusto e assolutamente mansueto; mentre è meno pregiato, o da evitare, il paziente affetto da una malattia grave e difficile da curare, il paziente fragile, l’anziano portatore di malattie croniche, il non autosufficiente; ciò che sono spesso i pazienti indigeni, che per di più sono animati da una crescente tendenza, in parte giustificata, in parte istigata dall’industria della “malpractice”, a piantare grane legali.

Penso che nel futuro non ci saranno convogli di vagoni piombati carichi di clandestini traditi dai medici, ma ci sarà un flusso suppletivo di immigrati immesso - e così frammisto ai tronfi leghisti - nei canali di alimentazione della parte commerciale della medicina occidentale. La parte costosa e lucrosa, e molto spesso non necessaria, o vana, o dannosa. Un ulteriore contributo fornito dagli immigrati alla produzione di ricchezza. Ciò mentre la massa degli abitanti dei paesi poveri, come quelli africani, dei quali gli immigrati costituiscono solo una piccola frazione, continuerà a restare senza le misure igieniche e le cure sanitarie di base che allontanano l’uomo dal brutale stato di natura; una barbarie questa non astratta, che contribuisce a causare la pressione dei diseredati sui confini dei paesi ricchi, ma suona fioca e lontana ai progressisti dello Stivale.