«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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venerdì 16 maggio 2008

“Canti forte e pensi piano pappagallo brasiliano”


Versione stampabile




di Stefano Racheli
(Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma)



Lo giuro: non so proprio da dove cominciare.

I fatti si succedono con una tale velocità, e con una tale escalation di spessore che non si fa in tempo a meditare su di un accadimento che già il quadro generale è scompaginato da un nuovo evento.

Difficile dunque – soprattutto sul piano politico – effettuare una sintesi ché non appena questa viene alla luce già appare obsoleta in virtù di una qualche novità.

Dunque partirò non già da una sintesi e neppure dal fatto più eclatante, interrogandomi se mai ci sia un filo rosso che lega questo accadimento ad altri (assai più rilevanti).

L’ultimo fatterello è la “cacciata” di Felice Lima dalla mailing list di Magistratura Democratica (così come, tempo addietro era stato cacciato da quella del Movimento per la Giustizia).

Ammetto subito l’addebito: Felice, come si dice dalle mie parti, le infilza tutte.

Non perdona nulla e nulla lascia di impunito, puntualizzando, smascherando, pubblicando; detto in breve: rompendo l’anima.

Felice non è la bocca della verità e – come tutti – è soggetto al rischio di sbagliare, ma si farebbe tagliare la gola piuttosto che dire un qualcosa che nel suo cuore sente come falsa.

Figurarsi i vari sofisti e fabbricatori di slogans!

Nutrono per lui gli stessi sentimenti che i lampioni nutrono per i cani.

Perché – nel miniteatrino della politichetta dell’A.N.M. (non differentemente da quanto avviene nel teatro della politicona nazionale) – come nella commedia dell’arte, ci sono le maschere codificate e prestabilite: il conservatore “per bene”, il “rivoluzionario democratico”, il “tecnico apolitico”, etc..

Le maschere vivono di commedia e hanno un copione, le frasi celebri, un passato glorioso etc..

Tutto è funzionale a che gli spettatori accorrano.

Figurarsi quando entra nel teatro un Lima qualsiasi a dire “ma quale rivoluzionario d’Egitto, tu sei Giovanni e non hai mai rivoluzionato un bel niente!”.

Peggio poi se l’intruso se la prende con l’intera compagnia teatrale.

Insomma non si deve dire che il re è nudo e, a tal fine, si è arrivati a dire (non solo in Parlamento) che c’è sì libertà di parola, ma a condizione che la parola sia gradita a chi l’ascolta.

Se l’uditorio gradisce o no, si badi, non viene stabilito dall’uditorio stesso, ma dall’apparato di corrente.

Diciamolo pure: l’Italia può fare benissimo a meno degli scritti di Lima nella mailing list di Magistratura Democratica e, sia pure con maggior fatica, può sopravvivere alla scomparsa di Magistratura Democratica (a proposito: che ne è, tanto per citare a caso, della convinzione, espressa da D. Pulitanò nelle pagine di Democrazia e Diritto nel lontano 1978, secondo cui ogni confronto interno alla magistratura è un fattore di maturazione? Che ne è di quei vivaci, e talora feroci, dibattiti di Rimini e di Urbino sui quali G. Salvi puntava la sua attenzione critica in Democrazia e diritto del 1979?).

Ma non so se può fare a meno dell’amore per la verità e di tutto ciò che esso implica e a esso consegue.

Una verità, per carità di Dio!, così come ci appare: tutta piccina e tutta umana. Una verità che sappiamo essere friabile, come ogni cosa si tinga di umano, ma, pur nella sua fragilità, ci spinge prorompentemente, come canta il poeta G.G. Belli, verso la luce che da lei promana.

Ma non a tutti urge la verità, ché in molti, nascondendo con alate parole le loro trame e i loro interessi personali, si sono fatti seguaci del sofista Gorgia: “Quanti a quanti, quante cose fecero credere con falsi discorsi”.

I vari casi – il caso Lima, il caso Grillo, il caso Travaglio (so bene che sono tra loro diversissimi, ma mi appaiono tutti accomunati dal fastidio che bersaglia chi canta verità fuori dal coro) – mostrano una casta intollerante per ogni verità che non prevenga da lei stessa.

La casta non oppone verità a verità, ma esecrazioni e epurazioni a verità. O ci si accoda o si deve tacere.

Ora il disamore per la verità è segno evidente di grave caduta del livello etico, senza il quale qualsiasi riforma è inutiliter data.

A cosa gioverà stabilire che devono, nella Pubblica Amministrazione, “andare avanti i migliori” se sarà giudicata migliore la propria amante e non chi lo merita?

A cosa servirà creare dei vagli per accertare quali siano i magistrati migliori se, in astratta ipotesi, chi vaglia giudicherà migliori i magistrati più compiacenti verso il potere?

Chi criminalizza la critica non evidenzia solo una “corruzione interiore”, ma va a testa bassa verso l’abisso: una società con la museruola è disarmata rispetto alla soluzione dei problemi che la travagliano.

Ci insegna infatti K.R. Popper che una teoria per essere scientifica deve essere “falsificabile”.

Non è possibile, per Popper, stabilire se una teoria sia vera o falsa: è invece possibile stabilire se essa sia falsificata o corroborata.

Corroborata è quella teoria che, espostasi volontariamente e ripetutamente alla possibile falsificazione, ne è uscita vittoriosa.

Ma Popper non si limita all’epistemologia: egli trae dal suo cilindro epistemologico un coniglio squisitamente politico, di grande spessore civile: anche in politica, a suo parere, bisogna garantire e favorire la più ampia libertà di espressione, perché è solo dall’avversario che può venire l’indicazione dell’errore.

Bisogna insomma non comprare solo i giornali vicini alle proprie opinioni, ma soprattutto quelli “avversari” se si vuole ridurre il rischio – cui tutti siamo esposti – di errare. Se infatti la corroborazione/falsificazione è criterio saggio per le scienze sperimentali (dove il rischio di errare è minore), tanto più dovremmo applicarlo in politica dove l’opinabilità delle posizioni è assai più elevata.

Ecco perché non mi piace per niente il tuba-tuba che governo e opposizione vanno facendo: non perché un’opposizione non debba essere civile; non perché non debba astenersi dall'essere pregiudizialmente contro tutto ciò che sa di governo, ma perché vedo a rischio (magari mi sbaglio) il suo ruolo di potenziale “falsificatrice” ontologicamente devoluto a ogni opposizione degna di questo nome.

Se i cantori extra chorum si faranno sempre più rari, si avrà anche la delegittimazione di quei pochi che persevereranno nel criticare e nel disvelare: infatti, da che mondo è mondo, quando un onest’uomo è in sparutissima minoranza, finisce per apparire un pazzo, tanto è deviante rispetto al contesto.

Il rischio è che, di qui a poco i vari Lima, Travaglio, Grillo (e, perché no?, Forleo e De Magistris) etc, rischieranno di essere travolti dalla nomea di “strani” che verrà loro dal convergere degli strali di una casta interessata e di perbenisti attenti, con i loro pavidi distinguo, a non schierarsi contro chi detiene il potere.

Credo che oggi, più che mai si abbia bisogno di un Fenélon. Di tanti Fénelon.

François de Salignac de La Mothe-Fénelon (che diventerà arcivescovo di Cambrai) scriveva (ma forse sarebbe più giusto dire “osava scrivere”) a Luigi XIV: “La persona, Sire, che si prende la libertà di scrivere questa lettera non ha interesse alcuno in questo mondo (…). Se vi parla con forza, non ve ne meravigliate, è perché la verità è libera e forte. Voi siete quasi disabituato a sentirla”.

E’ così purtroppo: in troppi ormai sono abituati a non sentire e proclamare altro che la propria verità.

Così abituati che l’“altra” verità è eresia e bestemmia e va cancellata (è questo il filo rosso che lega i vari casi?).

Si assottigliano così sempre di più le fila di chi pensa forte e, per contro, aumentano coloro che, come il pappagallo della canzone di Vinicius de Moraes, cantano forte e pensano piano.

E invece occorre pensare e parlare forte.

Senza presunzione, senza manicheismi, ma forte.

Altrimenti rimarranno poche voci, così poche che sembreranno voci di poveri pazzi.

42 commenti:

Anonimo ha detto...

Illustre dr. Racheli
ritengo che lei abbia perfettamente ragione e che abbia affermato una "verità"..... falsificabile come le altre purtroppo.
I "fenomeni" Lima, Travaglio, Grillo sono quelli evidenti, comunque espressione di altri fenomeni simili che riguardano i signori "Nessuno" e "Qualunque".
L'Italia non è uno Stato democratico (lo è mai stata dall'unificazione ad oggi?) ma una zona di spartizioni e noi, Nessuno e Qualunque, abbiamo l'obbligo di seguire le direttive, spesso contrastanti e contradditorie ma comunque frutto di una medesima strategia, sotto un giogo sempre più pesante.
L'arma più forte che viene usata è quella dell'informazione, monopolizzata dalla compagine politica.
Delle ultime ore:

Annozero, la Rai critica Travaglio Niente censura, ma rispetti le regole
...non tirasse una buona aria per Marco Travaglio, lo si era capito martedì sera. Quando...risarcire Schifani, la Rai si rivarrà su Travaglio, che viene anche invitato a rispettare...programma di Santoro». Il richiamo a Travaglio è condiviso da tutti i consiglieri della Rai... ALDO FONTANAROSA

— 15 maggio 2008 — pagina 9 — sezione: POLITICA INTERNA

Tutti contro Travaglio
Destra e sinistra, colleghi e non, tutti pronti a sparare sul giornalista. Adesso persino l'accusa di essersi fatto pagare le vacanze dalla Mafia. E proprio dal giornale che lo stipendia. Come mai tanto livore? E come mai solo adesso? Dì la tua

È arrivata l'ora del fango e delle vendette, dei colpi bassi e delle ritorsioni. Tutti contro Marco Travaglio. Le critiche e le rivalse sono giunte da destra come da sinistra, persino dai colleghi. Tutti pronti a tagliargli la testa e soprattutto a tappargli la bocca. Da un paio di giorni Giuseppe D'avanzo, su Repubblica, s'è preso l'impegno di massacrarlo. Dalle pagine dello stesso giornale per cui entrambi scrivono e da cui sono entrambi stipendiati. Il collega come prima cosa ha impartito a Travaglio una lezione di giornalismo, etichettandolo come uno che «bluffa», che «avvelena il metabolismo sociale» e «indebolisce le istituzioni», un manipolatore di lettori «inconsapevoli». Va detto che i lettori, gli elettori, gli spettatori - li si chiami come si vuole - sono un po' stufi di essere definiti tonti e facilmente manipolabili. Forse, soprattutto da parte di chi per lavoro scrive per informare, sarebbe ora di avere un po' più di considerazione per l'autonomia di pensiero di chi gli dà da vivere leggendo le loro carte, articoli o libri che siano. Ma soprattutto, forse sarebbe ora di spiegare ai lettori come mai il giornale che stipendia due grandi giornalisti come D'Avanzo e Travaglio si metta a pubblicare certi battibecchi.

da: http://it.wikipedia.org/wiki/V2-Day

L'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria Cartellone presente al Gazebo di Piazza della Repubblica, a Firenze. Con la legge 416/1981, che regola il finanziamento pubblico a testate giornalistiche di partito, si è creato un legame di dipendenza finanziaria tra i partiti politici e l'informazione.[3]

L'informazione non libera è una delle critiche che vengono più spesso riferite all'informazione italiana. Il controllo dell'informazione è un sintomo di regime totalitario, in antitesi con la democrazia.

Le testate giornalistiche sono storicamente di parte, ma questo non negava loro la possibilità di essere apartitiche. Con la riforma del 1981 è più facile per un giornale legarsi ad un partito affinché riceva sovvenzioni statali. Per essere dichiarato di partito, ad un giornale è sufficiente il benestare di due parlamentari. Le sovvenzioni sono proporzionali alle copie prodotte e non a quelle effettivamente vendute. Questa possibilità per gli editori ha legato le principali testate, non di partito, ad una dipendenza dalla politica, creando un regime di informazione controllata.

Il controllo dell'informazione viene associato a forme di distopia romanzesche come 1984, o regimi non democratici come quello cinese, ma una minima influenza politica sull'informazione è sufficiente a distorcere la realtà all'interno della quantità di informazioni comunicate da un giornale; per questo motivo l'abolizione del finanziamento pubblico, serve ad assicurare ai cittadini un'informazione meno influenzata dalla realtà politica.


La solita Mathilda

Gabriele Di Maio ha detto...

Mi sento di condividere pienamente questo bellissimo scritto.

Mimma ha detto...

Chi scrive e` una "persona comune" e "non addetta ai lavori".
Che epurazione ci sarebbe stata non avevo dubbi.
Che la censura si sarebbe fatta piu` pesante non avevo dubbi..
Ma non mi aspettavo la velocita`esponenziale con cui gli avvenimenti si stanno succedendo.
E` come vivere un romanzo gia` scritto.
Proprio ieri sono rimasta interdetta davanti al televisore:
il notiziario internazionale di Al Jazeera (vivo a Londra ed il canale di Euronews , che di solito guardo, non funzionava) trasmetteva un'intervista, di un inviato di Al Jazeera ad un giornalista del Corriere, sulle recenti misure governative riguardanti l'immigrazione illegale.
Alla domanda: "il nuovo governo sta agendo con determinazione contro l'immigrazione illegale, il crimine, la prostituzione. Fara` lo stesso contro la mafia?"
Il giornalista del Corriere (di cui non ricordo il nome) risponde: "La mafia non e`fatta di immigrati illegali"
Fine del servizio!!!!

Anonimo ha detto...

Nel Paese in cui i "Nani" diventano Belli e Addormentati
Felice Lima smette di essere il Principe!
bartolo

Gennaro ha detto...

Si rallegri dott Lima vuol dire che "quel gruppo" non faceva per Lei,credo sia più importante avere la stima e le testimonianze di affetto delle persone comuni ( vedi la situazione De Magistris in Calabria di pochi mesi fa) che non quello di una minoranza che fa blocco per faccende di facciata e personali. La mia stima per il suo impegno è abnegazione rimane immutato,buon lavoro a tutta la redazione

Andrea Falcetta ha detto...

Riflessione breve ma dura, durissima e dolorosa : la cacciata di Felice Lima dalla mailing list di MD somiglia tanto all'incidente (chiamiamolo così per mero eufemismo) in cui incorre il neo eletto Presidente della Camera allorquando precisa ad un Deputato che il diritto di parola è più o meno esteso a seconda di quel che intende dire....la verità è che non c'è una sola casta ma ce ne sono tante, troppe...tutte figlie di quello che Pannella ha sempre definito il "fascio" delle corporazioni, in una Democrazia che appena nata invece di occuparsi di smontare lo stato fascista si è semplicemente appropriata delle strutture che questo aveva creato, con ciò alimentando una serie infinita di poteri autoreferenziali che nel tempo si sono tramutati in tanti piccoli Stati nello Stato.
Io non so dove arriveremo noi persone di buona volontà, se mai arriveremo da qualche parte : so soltanto che un giudice, un avvocato, un giornalista, un politico che riflette in maniera critica e pubblicamente sui difetti della casta cui appartiene, è una voce libera che non può tuttavia da sola bastare e che verrà sempre zittita emarginata o delegittimata dai suoi stessi colleghi : ecco perchè è necessario il famoso Convegno di cui abbiamo tanto parlato nella mailing list di amici che si è andata costituendo negli ultimi tempi...per fare incontrare quel giudice quell'avvocato, quel giornalista, quell'eventuale politico (ove esistesse, se ne ha il coraggio e se si impegna a non tentare l'impresa impossibile di strumentalizzare pro domo sua le nostre menti libere)...per incontrarci contarci e sommare le nostre forze in maniera trasversale....la gente ha capito tutto delle caste, parlare direttamente al Popolo sarà un gioco da ragazzi.....in questo caso il difficile non viene dopo, ma prima, nella fase cioè della scelta coraggiosa di disallinearci noi tutti rivolgendoci ai cittadini sulla base di una legittimazione che trova il proprio fondamento nella bontà di quel che andiamo predicando piuttosto che nei vari pennacchi che i colonnelli di ogni e qualsiasi casta vanno agitando sotto gli occhi di una opinione pubblica disillusa e stanca di dargli ascolto...

Andrea Falcetta

Anonimo ha detto...

Complimenti, e grazie, ad Andrea Falcetta,
traspare dal tuo intervento una ottima qualità: quella politica!
Purtroppo, in Italia, si è costretti a vergognarsi di questa Suprema dote. Come può essere diversamente quando a presiedere i due Rami del Parlamento vengono eletti Schifani, che non sa risponedere alle argomentazioni di un semplice giornalista e Fini che nel Luogo Supremo della Libertà di esprimere le proprie Opinioni afferma che bisogna stare attenti a cosa si dice!
bartolo

Alessandra Gionti ha detto...

Ci sono reazioni interne?
Non dico una disiscrizione di massa dalla mailing list ma...sì, qualcosa del genere...
Possibile che cacciare una persona appassionata e corretta come Felice Lima non renda evidente la brutalità del gesto?

Achille ha detto...

Si, ci sono molte "reazioni interne".

Non "di massa", ovviamente, ma c'è un bel dibattito.

Speriamo che in qualche modo si possa riportarne l'eco anche qui.

Achille

salvatore d'urso ha detto...

"Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo."

Ecco Magistratura Democratica... dovrebbe imparare qualcosa da questo signore...

Parole di oltre 300 anni fa... che ancora oggi... in paesi civili e democratici come il presunto nostro si trovano ancora a fronteggiare situzioni di censura... tra le più vergognose poichè compiute da esponenti di un'istituzione che merita l'indipendenza per garantire la democrazia ma che allora stesso tempo compie atti dispotici e censori nei confronti dei loro stessi affiliati...

Di sicuro qualche esponente di Magistratura Democratica leggera questo post... beh gli consiglio che per evitare di definirsi ipocriti di cambiare il nome da Magistratura Democratica a Magistratura Dispotica... e in più mi va di fare un augurio... che questa associazione sparisca presto... per il bene di tutti... e visto che è sulla buona strada e non intende ascoltare i consigli di tutti democraticamente e metterli in discussione per migliorarsi, beh che sparisca allora.

Vincenzo Agosto ha detto...

Dott. Lima non sia amareggiato, si rallegri piuttosto: se i suoi colleghi, che si ispirano a valori democratici e si professano tali, hanno dimostrato, dando una motivazione puerile della sua "cacciata", di essere incapaci di affrontare un confronto senza sentire il bisogno di immaginare altro che la Sua espulsione per limitarLa nella libertà di pensiero e di espressione, allora mi dia retta non vale la pena che Lei continui a scrivere nella loro mailing list creando disagio e fastidio nei (mi si passi il vocabolo così forte) "tenutari" della stessa.

Appena ho letto della Sua espulsione dalla mailing list ho ripreso in mano il vocabolario (ho sempre creduto che sia basilare conoscere il significato delle parole ancor prima di aver mandato giù dozzine di tomi, trattati, codici, testi unici, commenti dottrinari, decisioni giuriprudenziali, etc.) e sono andato a ripassare il significato di "Democrazia" e poiché mi è piaciuto ciò che ho letto lo riporto qui:
1. dottrina politico-sociale che si fonda sul principio della sovranità popolare
2. forma di governo in cui il potere è retto dal popolo
3. paese ordinato e retto da un governo democratico: l'Italia è una democrazia fondata sul lavoro
4. INSIEME DELLE FORZE POLITICHE CHE SONO IN OPPOSIZIONE CON OGNI FORMA DI GOVERNO DITTATORIALE: alle ultime elezioni c'è stato un trionfo della democrazia
5. estens., ATTEGGIAMENTO DI CHI E' APERTO ALLA DISCUSSIONE E DISPONIBILE NEI CONFRONTI DEI PROPRI SUBORDINATI, DEMOCRATICITA'.

Vede, a mio avviso il problema vero non è tanto quello della Sua espulsione (Lei è DAVVERO un intellettuale pensante e saprà esprimersi anche con altri mezzi e in altre sedi), piuttosto il problema è che coloro i quali sono chiamati a decidere delle sorti dei cittadini siano incapaci di evitare l'uso di metodi autoritari per far valere le proprie ragioni.
Ecco, a costoro mi sento di dire solo questo: VERGOGNA! VERGOGNATEVI!

Vincenzo Agosto

Anonimo ha detto...

Solidarietà sempre a chi semplicemente manifesta il proprio pensiero.

www.penalpolis.splinder.com
(guido de maio)

lpadalino ha detto...

QUALCUNO NUTRE ANCORA DUBBI SULLO STATO COMATOSO DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA?
SIAMO IN UNO STATO AVANZATISSIMO DI "NORMALIZZAZIONE" CHE DATA ORMAI DA ANNI.
LA NOVITA',FORSE E' LA SFACCIATAGGINE CON LA QUALE ANCHE IN AMBIENTI RISERVATI COME UNA MAILING LIST NON CI SI VERGOGNI PIU' DELLA PREPOTENZA.
MA PRIMA O POI, PER I "NOMENKLATORI" VERRANNO AL PETTINE UN SACCO DI NODI......
GARANTITO.....

LUIGIA PADALINO
NOVARA
lpadalino@tiscali.it

Anonimo ha detto...

Tante accorate manifestazioni di solidarietà, cui aggiungo quella personale, provano l'apprezzamento per l'impegno e la rettitudine morale di chi ha la sensibilità di mettere al servizio di tutti le proprie capacità.

Caro Felice,
ti stimo persona incapace di provare amarezza di fronte a tali meschinità,che palesano unicamente la paura che genera una voce fuori dal coro.

Da persona comune, una forte stretta di mano ...
da amico, un abbraccio.
Mimmo Rossi

Anonimo ha detto...

Caro Dottore Lima,
Fuori dal coro:
Voglio esternare un sonoro GRAZIE agli autori della Sua "eclusione" dalle dialettiche tra Magistrati.
Gli attestati di stima che molti addetti ai lavori gli Rivolgono confermano la certezza che l'attuale "razza" politica è riuscita a ditruggere l'Istituzione più eccellente che abbia mai operato in Italia dal 1946 ad oggi: l'Ordine Giudiziario!
bartolo

Dario Quintavalle ha detto...

Nella società della rete, la semplice idea che si possa mettere qualcuno a tacere è - prima che illiberale - semplicemente ridicola.
Poco male, continueremo a leggerla qui.
Con simpatia :-)
DQ

Il cane di Jack ha detto...

La solidarietà, presuppone un giudizio e il giudizio, la conoscenza dei fatti. Io quindi non esprimerò solidarietà, non conoscendo i fatti che hanno portato all'espulsione dalla mailing list di MD, del giudice Felice Lima. Conosco invece i dibattiti che si sono svolti su questo blog, almeno per grandi linee e almeno da quando lo frequento. So che la redazione del blog non è mai sfuggita al dibattito e alla discussione, senza mai bandire coloro che hanno scritto solo per il gusto di provocare o creare disturbo (e secondo me ve ne sono stati, specie in questo ultimo periodo). La democrazia, amici, non è un fine lontano a cui dovremmo tendere, la democrazia, secondo il mio modestissimo avviso, è un metodo, un insieme di azioni, pensieri, atteggiamenti, coerenti, che dobbiamo applicare nella vita di tutti i giorni: la democrazia, in altre parole, non è un cammino ma è o deve essere l'aria che si respira mentre si cammina.
Sto cominciando a diffidare di tutti coloro che si definiscono liberi o democratici. Il partito della libertà dovrebbe forse imporre la propria libertà a coloro che odiano la libertà? e il partito democratico, forse dovrebbe governare su tutti gli altri che, evidentemente, non sono o non vengono considerati democratici? Siamo al paradosso, almeno per come la vedo io.
Ma non ci sono lati positivi? Uno e fortissimo secondo me: lo spettro di un opposizione reale e non formale aleggia per il paese e agita i sonni di chi è convinto che la realtà e la società non abbiano degli anticorpi contro l'assenza di libertà e democrazia.
Io invece ci credo.
Saluti a tutti
I.

salvatore d'urso ha detto...

Palamara nuovo presidente dell'ANM... non lo conosco bene... ricordo l'intervento di Cossiga nei suoi confronti su Skytg24... e il modo di come osò trattarlo...

Quindi un punto a favore di Palamara...

Solo che non so che tipo di persona sia... e come intenda svolgere il suo ruolo di presidente dell'ANM... se dirà qualcosa a favore di De Magistris... della Forleo... dello stato pietoso in cui versa la giustizia... e dell'interferenza insistente da parte della politica nella magistratura...

sR ha detto...

meno male che esiste internet!!!

Maurizio Bolognetti ha detto...

Un fatto poco Democratico.

Spiace apprendere di questa decisione.

Francesca ha detto...

Felice Lima conosce un poco la mia storia.
Sa anche che l'estremo segno di debolezza di chi non ha piu' argomenti, di questi tempi, e' l'isolamento di chi dice la verita'.
Il mobbing e' elevato a sistema di autoprotezione, tanto piu' spietato quanto piu' la vox clamans in deserto e' pacata, veritiera, efficace.
E poi, la delegittimazione, l'azzeramento della liberta' di parola e' ormai strategia certificata e di finalita' sin troppo scoperte, come ben hanno capito quelli che ragionano con la loro testa : basti vedere cosa e' capitato a Santoro, Forleo, de Magistris, Grillo, Vulpio, via via sino a Travaglio, appena pochi giorni fa (altro che banda dei quattro....)!
Sennonche' la rete, almeno sino a che non la accalappieranno, impedisce che il disegno vada a destino.
Il servigio reso dalle notizie-fatti passati da questo blog e' di valore incommensurabile; e di alcune fondamentali pubblicazioni sui fatti piu' recenti che hanno condizionato la vita del Paese non si sarebbe avuta alcuna diffusione (mi riferisco al libro di Antonio Massari "Il caso de Magistris", la cui lettura consiglio caldamente a tutti, assieme al libro di Carlo Vulpio "Roba nostra" ed a quello di un autore singolare "non professionale" ma efficacissimo, don Marcello Cozzi, "Quando la mafia non esiste", imperdibile per chi voglia capire chi e perche' da altra Regione ha voluto fermare de Magistris).
Prendo percio' a prestito la citazione di Peter Gomez dal post sul sito voglioscendere.it : " quando non si puo' attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore " (paul valery).
Cosi' e' andata anche per il dottor Lima : ma quando i ragionatori sono moltissimi, come si puo' fermarli tutti?

Un caro saluto di solidarieta' sincera ed a tutti i lettori l'invito a moltiplicare gli sforzi di informazione, diffusione e riflessione, perche' le notizie, quelle vere e che scomodano i potenti, circolino il piu' possibile.

Maria L. ha detto...

Tutti i cittadini che credono nella democrazia e nella "vera giustizia" sono con il Dr. Lima. Continui cosi' caro Dr. Lima, a farci conoscere la verita' e cercare di rendere la giustizia libera dal potere politico.
Siamo tutti con lei e speriamo di essere tanti!!!
Maria L., Roma

Anonimo ha detto...

Brava Francesca!!! Complimenti!!!
Dottore Lima, "batta un colpo",
siamo preoccupati!!!
bartolo

Federico ha detto...

@ francesca

Io sto dando il mio piccolo contributo col mio blog.
Spero che saremo sempre più in tanti a fare vera informazione.

Felice Lima ha detto...

Per Bartolo.

Sono qui, ovviamente, e "batto il colpo" che mi chiede.

Ovviamente, però, dinanzi a tanta affettuosa solidarietà provo solo un grandissimo imbarazzo e, dunque, non posso fare altro che correre a nascondermi, ringraziando tutti davvero di cuore per la generosità che avete nei miei confronti.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Grazie per il battito!!!
Intanto qualcosa si muove dalla Spagna!!!
La Ministra Spagnola dell'Uguaglianza, Bibiana Aido: «Silvio Berlusconi avrebbe bisogno di uno psichiatra»... «anche se non so se sarebbe efficace, servirebbero molte sedute».... La stessa, ha risposto ad una domanda del cronista che le chiedeva un commento sulla frase di Berlusconi che, sulla formazione dell'allora Governo spagnolo, costituito in prevalenza da donne, così aveva dichiarato: «troppo rosa» e per questo «difficile da gestire».
Cicchitto e Gasparri del Partito di Berlusconi si sono allarmati: dopo tanto impegno, che in Italia ha avuto successo, per nascondere la verità, non immaginavano che questa sarebbe stata smascherata dalla Spagna!
bartolo

Alessandra Gionti ha detto...

Ho appena sentito la canzone di Endrigo che fa da titolo al post, non la conoscevo ma mi è piaciuta tanto :)
Contenta del "colpo battuto" dal giudice Lima, spero di rileggere presto suoi articoli.

Nel frattempo pongo ai lettori del blog una questione su cui non ho le idee chiare: seguendo l'ultima puntata di Annozero, dalle parole di Travaglio mi ero fatta l'impressione che la corte dei conti avesse imposto a Castelli il pagamento di una sanzione per consulenze inopportune. Poi cercando nel database della corte dei conti ho trovato solo una sentenza parziale sulla vicenda, per cui mi sono chiesta come stessero le cose, qualcuno di voi lo sa con più precisione?

Cinzia ha detto...

Bellissimo post del dott. Racheli.
Caro dott. Lima immagino che Lei sia fortemente amareggiato da tale situazione, ma io sono della semplice idea che chi non vuole ascoltarLa non ha orecchie per ascoltare.
Il Suo posto è, e sarà sempre di più, tra la gente comune che non ha da difendere nessun privilegio di casta e che stima e ammira persone coraggiose e oneste come Lei, probabilmente gli stessi motivi per i quali molti suoi colleghi La detestano e cercano di boicottarLa.
Il nostro non è mai stato un paese civile e democratico e alla fine è venuta alla luce questa verità, si è palesata a tutti con la tragica forza della maggioranza. Questo ci mette finalmente davanti ad una realtà che non abbiamo voluto vedere per anni, e vale a dire che il nostro popolo non si è evoluto culturalmente, non ha subito nessun processo di crescita. Un popolo d’ignoranti presuntuosi arricchiti e astiosi egoisti.
Ora lo sappiamo e non possiamo farci sconti, chi vuole il bene e il meglio per questa terra è una minoranza sconvolta, disorientata e non ancora preparata ad affrontare il peggio.
Il guaio è che non abbiamo ancora toccato il fondo, purtroppo, anzi forse abbiamo appena cominciato la discesa.
Dobbiamo avere coraggio e solidarietà da vendere, perché la strada è lunga e irta di pericoli.
Quello che mi consola e da forza, non solo a me, come testimonia questo blog, è che sulla mia strada... sulla nostra strada, compagni di percorso siano persone della sua qualità umana!

Grazie per essere al nostro fianco

Cinzia ha detto...

Voglio porre questo, a mio avviso bellissimo, articolo di Paolo Barnard all'attenzione di tutti, ma soprattutto alla Sua dott. Lima, per riflettere onestamente sui mali della nostra società.
E' una lettura lunga e dolorosa, ma se si ricerca libertà di pensiero e onestà d'intenti, assolutamente necessaria.
La propongo a questo blog proprio in virtù della stima che ne ho.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19094

Questo può insegnarci qualcosa su "la giusta distanza"
(...e forse è casuale ma non impropria la citazione del titolo di un film che ho appena visto)

Anonimo ha detto...

Grazie Cinzia, non sono riuscito ad aprire il sito, ma credo sia questa la lettera.
bi
From: Paolo Barnard
Date: Mon, 28 May 2007 03:53:42 +0200
Subject: da Paolo Barnard

Sono Paolo Barnard.

Sapete perché la situazione è disperata? Non perché abbiamo a che fare con la meschinità, corruttela, avidità, vippismo, disonestà del Sistema, ma perché il Movimento che voleva quell'Altro Mondo Possibile è anch'esso miserabilmente meschino, corrotto, avido, Vip, disonesto, e cioè qualitativamente identico al Sistema che vorrebbe contrastare. Non ne posso più di sfasciarmi la faccia tutte le volte che ci sbatto contro, tutte le volte che scopro chi sono veramente le nostre false Star, i Travaglio, Grillo, Gabanelli, Santoro, Lettera 22, Peacereporter, Manifesto e tanti altri. Tutte le volte che vedo replicato al nostro interno il maledetto meccanismo dei Vip, identico a quello dei Vip massmediatici, dove i nostri Vip, quelli della 'nuova Italia pulita, quella giusta', accolgono la delega a pensare, ad agire, a combattere di migliaia di persone che li adorano, e loro quella delega la accettano ingordi di protagonismo invece che aiutare tutte quelle persone ad adorare sé stessi, a divenire i Travaglio e i Santoro di sé stessi, a costruirsi i libri da sé, a farsi i propri telegiornali, a essere assolutamente i Vip di sé stessi, a sentirsi tutti e ognuno lassù sul palco col microfono in mano e capaci di combattere anche da soli e con le proprie idee. Quante volte ancora devo vedere i nostri paladini dell'informazione 'pulita, quella giusta' che censurano le idee scomode, esattamente come fa Vespa, che non tollerano il minimo dissenso, esattamente come fa Ferrara, e che assieme ai loro adoranti seguaci cercano in fondo una sola cosa: santificare sé stessi, a dispetto del nulla dei loro risultati?
Storditi dalla girandola delle nostre manifestazioni, dai tripudi nelle serate con le nostre Star, dall'indignazione che ci portiamo a casa dopo le nostre feste colorate e dopo la lettura dei libri scritti dai nuovi 'moralizzatori', continuiamo a dimenticarci che il 99% degli italiani che votano e consumano ci ignorano totalmente, perché li abbiamo abbandonati, abbandonati alla comunicazione di chi invece ha lavorato 24 ore su 24 per 35 anni per parlargli, di chi si è mischiato fra di loro e li ha ipnotizzati, e cioè le destre neoliberali grandi promotrici dell'Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità, quelle che ci hanno fottuti tutti, tutti, e loro sono i veri vincitori del mondo.

Lascio chi vuole continuare a credere ciecamente ai finti nuovi paladini della finta trasparente e pulita Italia, e li lascio alla loro indignazione numero novecentomila, cui se ne aggiungeranno altre novecentomila. Li lascio alla denuncia numero novecentomila scritta o filmata dai soliti e noti finti eroi, e al fatto che nessuno si sta chiedendo a cosa cavolo sta servendo la compulsiva aggiunta di denunce a denunce, di indignazione a indignazione. Li lascio ai novecentomila anni di tripudio di chi su tutto questo nostro inutile agitarci trionfa per divorarsi il mondo e le sue povere vite.
Dovevamo fare altro, dovevamo fermarci, deporre i libri e spegnere le tv, dovevamo mettere da parte i nostri Guru e capire le nostre miserabili repliche di meschinità e di vippismo, di intolleranza e di potere, e poi amare di più, perché amare di più avrebbe significato uscire dalla nostra egocentrica danza che nutre le nostre egocentriche Star alternative e vedere i bisogni dell'altro così come veramente sono. Dovevamo uccidere i Guru, e ciascuno Guru di sé stesso disperderci fra i tanti di questo mondo ricco che di noi hanno bisogno per essere aiutati a salvarsi la vita e a salvarla a tanti altri. Così avemmo salvato il mondo.

Ma per farlo dovremmo oggi accettare di toccare, di capire e di abbracciare l'entità della nostra sconfitta fino in fondo, fino all'intollerabile, a costo di uscirne distrutti. Poiché io credo che solo laggiù, là dove la costernazione è così forte da divenire silenzio, là dove nessuno di noi ha finora accettato di andare, forse troveremo le idee per salvarci. O là o da nessun'altra parte. Laggiù, ciascuno con sé stesso a cercare le proprie idee per salvare la Terra, dopo aver ucciso le nostre finte guide-Star e le nostre tante meschinità.

Io non sono più della partita, come ci sono entrato in questo mondo di pulizia fasulla e di fasulli pulitori ne esco. Ho scritto, filmato, detto, scongiurato, lottato, litigato. Ora la mia strada va da altre parti, le mie parti. A voi la vostra, qualunque essa sia.

Con affetto,
Paolo Barnard

"Uguale per tutti" ha detto...

No, Bartolo, l'articolo al quale si riferiva Cinzia è un altro e può essere letto cliccando qui.

Un caro saluto.

La Redazione

marzio brunetta ha detto...

Per Alessandra Gionti, in merito allo scontro Travaglio-Castelli:
(eliminare manualmente gli spazi bianchi intermedi)

http://www.ansa.it/opencms/export/
site/notizie/rubriche/daassociare/
visualizza_new.html_73573501.html

http://www.repubblica.it/2005/
c/sezioni/politica/castelliconsu/
castelliconsu/castelliconsu.html

http://notes9.senato.it/Web/
AutorizzazioniAProcedere.nsf/
59992b957ab428cf41256644003874ae/
133ed3132adadc93c125721f0033b6da?
OpenDocument

http://notes9.senato.it/Web/
AutorizzazioniAProcedere.nsf/
59992b957ab428cf41256644003874ae/
b937053ac4ed00d6c1257287004381be?
OpenDocument

L'autorizzazione a procedere è stata negata per l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio (la richiesta era stata avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma a seguito della segnalazione pervenuta dalla Corte dei conti).
Bisogna ora vedere i riflessi della decisione sul procedimento in essere presso la Corte dei conti, il cui database tu dici di aver già consultato.

Saluti

Anonimo ha detto...

complimenti a Felice Lima: essere banditi da certi clubs è segno di vera pulizia (e anche di sincera intelligenza, che come si sa è tollerata soltanto se funzionale). di conseguenza, non gli offro la mia solidarietà, ma gli esterno la mia profonda e sincera stima.
ho letto entrambi gli articoli di Barnard.
da scolpire nel marmo, da far recitare ogni mattina in scuole, officine e ospedali, da stampare in filigrana in tutti i quotidiani e da far scorrere nei sottotitoli dei telegiornali.
una frase, soprattutto, mi trova pienamente d'accordo, quando scrive: "... Questo non è informare. Informare correttamente è invece solo questo: pubblicare, nei limiti degli spazi fisici delle testate, tutte le notizie possibili, il maggior numero possibile. Punto. La selezione di ciò che è importante, e dunque a cosa dare il titolo in evidenza, la farà il cittadino nella sua testa leggendo o guardando le notizie. (...) I direttori e le redazioni dovrebbero solo verificare l’attendibilità delle fonti delle notizie, e scartare solo ciò che palesemente incita alla violenza, palesemente diffama o palesemente falsifica la realtà. E sottolineo palesemente."

ho smesso di guardare i notiziari in televisione circa 15 anni fa quando, alla fine di un TG3 normalmente povero e squallido, il raccomandato di turno ha detto candidamente: "Queste erano le notizie che abbiamo scelto per voi stasera. Buonanotte e arrivederci a domani".

da allora la mia stima per l'informazione italiana è coincisa con il suo vero valore, che a mio parere è talmente modesto che non ritengo valga la pena di perdere tempo prezioso per seguirne evoluzioni e contorcimenti, per quanto spettacolari o - nel caso dei vari santori e travagli - moderatamente/rancorosamente appaganti.

per fortuna c'è la rete, per fortuna abbiamo altri mezzi per sapere le cose, alternativi alle izvestjie nazionali o locali.
e si risparmiano pure i soldini per un buon caffé.

un saluto, baron litron

Anonimo ha detto...

Grazie Cinzia e Grazie alla Redazione,
ho letto l'articolo di Paolo Barnard, veramente stupendo! È stato come vedere la fotografia della Società Italiana! Ovviamente, però, le mie idee rimangono tali sui grillini (ne faccio parte, anche se i miei post scompaiono), su Travaglio, come per tutto il resto. La Società siamo noi, incluso Paolo Barnard! Ben venuto tra i disperati, con tutta la tua dote aurea di idee ed esperienze. Se non avessi avuto i tuoi problemi con la RAI e la Gabanelli noi non avremmo mai letto il tuo prezioso scritto!
bartolo

Alessandra Gionti ha detto...

Sinceramente a me l'articolo di Barnard è piaciuto molto poco.
Mi sembra anche in contraddizione. Prima dice che Berlusconi è lo specchio della nostra mediocrità e illegalità diffusa - cosa condivisibile - e quindi l'industria dell'indignazione sbaglia il bersaglio prendendosela con lui invece che con gli italiani. Dice che questa è la fortuna dell'industria dell'indignazione che asseconda la poca voglia delle persone di mettersi in discussione e la tanta sete di un capro espiatorio a cui dare la colpa.
Ok, tutto condivisibile, ma perchè allora se la prende con i vari Travaglio, Santoro ecc.?
Non sono pure loro falsi bersagli rispetto alla melma italica media che è il vero cancro da debellare?
Non si salva nessuno nelle parole di Barnard, come è anche giusto perchè nessuno è perfetto ma ci sono vari gradi di discutibilità e da come si esprime lui pare che non averlo sostenuto nella sua battaglia renda chiunque indegno di stima. Ha posto una specie di ricatto: o stai con me e dimostri di sapere andare contro il sistema o ne fai parte. Un po' egocentrico mi pare, come criterio di giudizio.
Comunque di appelli allo spirito critico come lui li auspica lo stesso Travaglio ne ha fatti, pochi giorni fa sul suo blog ha scritto "Continuate a partecipare attivamente e criticamente. E quando avete qualcosa da obiettare, fatelo sempre.". Condivido il punto di vista della Guzzanti: ok la battaglia per trovare il modo di tutelare i giornalisti che si espongono ma il resto puzza di rancore personale.
Del resto, se il nemico è talmente indefinito e potente e i nostri politici sono solo marionette neanche le parole di Barnard possono nulla, neanche i suoi appelli al cittadino manager che pure mi suonano come tentativo di arruffianamento del lettore "io sì ti ritengo capace di essere veramente attivo ma devi farlo nel modo che io descrivo"...bah...

Cinzia ha detto...

Cara Alessandra,
se il modo che descrive lui è condivisibile considerata la linea di pensiero che segue,
in cui io sinceramente non vedo nulla di personale se non un’umana e giustificata delusione, non vedo perché non appoggiarla.
Il suo caso personale è emblematico di una situazione malata alla radice e lui argomenta tutto ciò con validi motivi, ma la posizione che hanno assunto molti dei personaggi da lui citati,
quella no, io non la trovo condivisibile.
Altrimenti non c'è senso di continuità tra la linea di pensiero e l'azione.
O vogliamo applicare il concetto del “voto utile” anche al giornalismo, non ha funzionato in politica figuriamoci nell’informazione.
In ogni caso le reazioni che sto notando da parte dei sostenitori di questi nuovi guru, mi sembra contengano palesemente il pericolo da cui nessuno è mai del tutto libero, che manchi il coraggio di mettere in discussione ciò che ci siamo accomodati a dare per certo.
Bisogna saper cogliere con onestà politica e intellettuale tutto ciò che ci rende liberi e consapevoli. Nessuno è intoccabile, diversamente lo schema si ripete e non ne usciremo mai!

Anonimo ha detto...

Voglio far arrivare a Felice Lima la mia fraterna solidarietà da Palermo.
Ciò che più fa indignare è la pretesa di Magistratura Democratica di rappresentare la parte migliore della magistratura.

Alessandra Gionti ha detto...

Per Cinzia: per me nessuno è intoccabile, se leggi qualche commento più su chiedevo un confronto sull'intervento di Travaglio che mi sembrava poco corretto nei confronti di Castelli.
Il punto secondo me è che se anche uno è scorretto in una occasione questo non mi porta a rinnegare il contributo positivo che ha dato in altre situazioni.
Quando mi faccio un'opinione su qualcuno non è senza appelli, si costruisce piano piano, elemento dopo elemento.
E il fatto di non sostenere la causa di Barnard per quanto mi riguarda non costituisce neanche un "errore". Ci sono tante cause che sarebbe giusto difendere, non posso considerare colpevole qualcuno perchè non si fa carico di tutte le battaglie possibili.
Capisco la difficoltà di Barnard per il suo isolamento ma questo non mi porta a rinnegare i meriti di tante persone solo perchè non si sono schierate a suo favore.

Cinzia ha detto...

Scusa Alessandra, ma qui non si tratta di rinnegare nulla.
Nessuno vuole disconoscere a Travaglio il suo contributo, ed io non gli sto contestando la scorrettezza. In questo caso il problema non è riferire o dire qualcosa in modo poco corretto, ma non dire nulla, che è ben altro.
Scorretta, a mio avviso e senza remore, si può definire la posizione presa dalla Gabanelli.
Insisto però nell'affermare che è molto poco onorevole non sostenere, non tutte le battaglie possibili come dici tu, ma questa.
Prima di tutto perchè coinvolge direttamente la sua professione e la libertà di tutti i giornalisti nei confronti dei propri editori, poi perchè il suo intervento è stato sollecitato, non solo privatamente da un suo rispettabile collega,
ma anche pubblicamente con una lettera aperta volutamente provocatoria, che sostiene delle verità che lo stesso Travaglio afferma (vedi il guinzaglio). Ma come puoi tu stessa verificare leggendo i commenti dei suoi sostenitori (vedi per esempio il link che invia il sig. Indiano, ma anche tanti altri, basta che ti fai un giro in rete) nel migliore dei casi lo hanno ignorato e trattato come un povero squilibrato… uno che c’ha un curriculum da far impallidire chiunque!
Ti confesso, se fosse accaduto a me non credo che avrei avuto lo stesso suo self control, ce l’avrei a morte con la Gabanelli, mi sarei sentita tradita e anche offesa, e forse in preda alla delusione sarei espatriata!!!
Voglio solo aggiungere e poi chiudo qui la mia replica, che capire la difficoltà e il disagio dell'isolamento è facile da dire, ma ai fatti non proprio così facile da fare. Capire, sinonimo di comprendere. Si potrebbe tranquillamente affermare che chi raccoglie comprensione non può certo trovarsi isolato, e allora? come mai tutti affermano di aver capito, ma poi si girano altrove?
Il problema qui è che chi sa comunicare, sa anche inevitabilmente manipolare. L'omissione è una forma di manipolazione. Sarebbe stato molto più umanamente dignitoso e professionalmente corretto da parte di Travaglio rispondere con chiarezza d'argomenti, così come ci ha abituato e come si è sempre pregiato di fare, mentre quest’atteggiamento puzza di bruciato.
Ha veramente tutta l'aria di essere una serrata tra amici!
E questo non mi piace affatto.
Per tutto il resto:
a Travaglio quel ch'è di Travaglio,
a Gabanelli quel ch'è di Gabanelli e
a Barnard quel ch'è di Barnard,
grande onore al merito di tutti e tre.
Però non dimentichiamoci di dare a Cinzia quel che è di Cinzia.
Non è molto, solo libertà di pensiero, e non ha un gran mercato, ma so per esperienza che la si paga cara!

Alessandra Gionti ha detto...

Scusami Cinzia, ma mi sai spiegare perchè Barnard ha rifiutato l'appoggio della Guzzanti che pure era disposta a sostenerlo?
La Guzzanti è stata chiara, non voleva farne una battaglia personale contro la Gabanelli ma era convinta di quanto fosse opportuno tutelare i giornalisti che rischiano di rimanere schiacciati dalle ritorsioni per il loro lavoro.
Anche ai miei occhi la Gabanelli ha avuto una caduta di stima ma allo stesso tempo non mi sembra utile focalizzarsi su di lei bensì piuttosto sul sistema di cui fa parte.
In un certo senso il fatto che un episodio come quello di Barnard si sia verificato nella redazione di Report ci aiuta a individuare la causa.
(altrove non essendoci neanche lontanamente un panorama di informazione libera e critica un caso del genere non avrebbe neanche potuto manifestarsi come "scarto" rispetto a una gestione corretta)
Non aiutiamo Barnard e la nostra informazione se diamo addosso a professionisti che sono a loro volta penalizzati dalle pressioni esterne e che hanno trovato modi discutibili per sopravvivere a questo clima.
O vogliamo fare in modo che le critiche alla Gabanelli finiscano per servire come pretesto alla chiusura di Report che sicuramente farebbe comodo a chi di quelle pressioni è artefice?
Io dico: riconosciamo i meriti di chi comunque è riuscito a fare qualcosa di buono nonostante il contesto patologico e critichiamo quei fenomeni che proprio gli "scarti" nei casi di gestione virtuosa hanno permesso di evidenziare.
Non lasciamolo solo ma questo non significa assecondarlo in tutte le sue rivendicazioni, che è in effetti l'atteggiamento della Guzzanti.
Ripeto, capisco la difficoltà ma, tanto per fare un esempio, mi disgusta l'accenno insinuante alle raccomandazioni di Santoro. O ne ha notizia certa e va a denunciare oppure si tratta di pettegolezzo.
(con questo non voglio escludere che sia vero ma tra individui adulti non si usano notizie di terza mano per screditare persone che non ti hanno aiutato...le si tiene per sè e basta, in attesa di elementi più concreti)

Cinzia ha detto...

Cara Alessandra,
se non l'hai letto, ti riporto qui di seguito una parte dell'articolo di Barnard che si occupa della Guzzanti e spiega come si sono svolti i fatti tra loro (non mi risulta che lei li abbia contestati). Di mio aggiungo solo che credo nella responsabilità personale a cui nessuno è giusto che si sottragga per nessun buon motivo. E' proprio la presa di responsabilità personale e la capacità di autocritica che danno valore ad una persona.

"Sabina Guzzanti.
Anche lei mi contatta per una intervista, l’11 di febbraio: “Caro Paolo Barnard, dato che sto lavorando a un film documentario sull’informazione vorrei intervistarti e raccogliere la tua testimonianza (sperando che la parola non ti ricordi troppo i tribunali)”. Scottato come sono dall’effetto ‘parrocchia’, decido di mettere le mani avanti: cara Sabina, leggi prima quello che ho scritto di voi Vip alternativi e di ciò che state facendo, poi se ancora vorrai sentirmi… Lei replica: “Caro Paolo, grazie della risposta.
Ho letto il tuo articolo e non mi è passata la voglia di intervistarti. Ti chiamerò un giorno di questi per prendere un appuntamento”. Sono ammirato, forse qui si respira aria nuova. Nelle settimane seguenti le mando via mail i dettagli della vicenda Censura Legale, e con essi una sintetica cronaca in diretta della censura che sta calando implacabile su molti utenti del forum di Report man mano che la cosa monta. Le segnalo anche quella del blog di Grillo. Sabina inizia a mandarmi messaggi interlocutori: “Su Grillo mi sono arrivate voci che sul blog ci sia censura, mi pare che la voce si stia spargendo, d’altra parte è pure una sua scelta parlare di quello che vuole…” Le rispondo: “No, scusa, ma hai preso un granchio. Non si tratta del suo diritto di postare ciò che lui vuole. Qui parliamo dei cittadini, i cui contributi lui non deve filtrare, se non in casi di palesi volgarità o illegalità. I post dei cittadini sul suo blog sono liberi, e lo sono sempre stati. Lui cancella quelli scomodi, li censura”.
Sabina di nuovo: “Mi sembra che il senso della tua battaglia debba essere protezione legale da parte degli editori per i giornalisti che si espongono, più che una guerra contro la Gabanelli”. Comprendo subito il pericolo del fraintendimento che talvolta mi accompagna, e cioè la convinzione di alcuni che io mi stia accanendo per un rancore personale contro una giornalista, piuttosto che sui principi di una battaglia per la libera informazione. Replico con fermezza: “Il senso della battaglia è sia contro gli editori che ci abbandonano sia contro chiunque censuri, se mi permetti. Gabanelli sta censurando a man bassa e partecipa a Censura Legale. Cosa devo fare? Il solito ‘compagno di merende’ alla Aldo Grasso o Grillo che con la censura di Mimun sbraitano furibondi ma con la loro amica no? Fammi capire Sabina, la censura puzza di meno se la fa una amica tua o mia? Dimmi come ti posizioni tu, perché qui veramente si fa fatica a capire. La guerra la si fa contro chiunque censuri e se si chiama Gabanelli chissenefrega. O sbaglio?”.
La Guzzanti non si convince, lo scoglio Gabanelli rimane nel mezzo. Poi, quando scrivo di Marco Travaglio ciò che avete letto sopra, Sabina cambia tono, ahimè. Mi premuro di ricapitolarle tutti i punti spinosi, le gravi contraddizioni e i rischi che accompagnano la celeberrima figura del cronista, e concludo: “Sabina, quando si diventa Star non si è più liberi. Perché la fama dà potere, e il potere diventa prioritario rispetto alla libertà. Rileggi i nomi che ho citato (Ivan Illich, Noam Chomsky, Howard Zinn, John Pilger, Rachel Corrie… Giovanni Ruggeri, Giorgio Ambrosoli, Corrado Staiano, Ilaria Alpi, Peppino Impastato, nda), quelli non furono e non saranno mai in prima serata Tv. Va fatto altro, e l’ho scritto e credo che tu l’abbia letto”. Lei: “Caro Paolo, condivido la battaglia perché i giornalisti siano protetti legalmente dalle testate per cui lavorano, non condivido la battaglia anti Gabanelli. Non condivido la battaglia anti Travaglio di cui ho stima.” E di seguito, a proposito dell’impianto generale delle mie critiche ai ‘paladini’ antisistema, la Guzzanti sentenzia: “Francamente mi sembra un’analisi che nasconde frustrazione e rivalsa mal indirizzate”. Dunque, sarei in fondo proprio un rancoroso frustrato che fa battaglie anti qualcuno per rivalsa personale e invidia. Ci risiamo. La mia ultima replica alla Guzzanti sarà dura, le scrivo che in fondo anche lei, messa di fronte all’evidenza scritta nero su bianco della replica fra i suoi colleghi antagonisti della censura e dell’arroganza tipiche del Sistema-potere, sceglie di non prendere posizione, di non vedere. E’ facile, le dico, e soprattutto fruttuoso scendere in campo quando c’è da difendere i censurati Vip, dà visibilità mediatica; ma non vedo in lei lo stesso fervore di giustizia di fronte alla censura degli anonimi Marisetta, Salvo, Silvia, Francesco…, o di fronte alla palese violazione della coerenza morale da parte dei suoi amici Marco, Beppe, Milena, con il pericolo per tanti che ne consegue. Così, amica mia, si sceglie la propria appartenenza alla ‘parrocchia’, non l’interesse comune.
(Non mi ha più risposto. Anche l’intervista con la Guzzanti credo sia andata a farsi benedire, ma tant’è)"

Alessandra Gionti ha detto...

E' la seconda volta che scrivo questo commento, mi sa che ci sono stati problemi :)
Volevo solo dire a Cinzia che ho letto la parte dell'articolo di Barnard che ha citato ed era proprio a quello che mi riferivo scrivendo che condivido la posizione della Guzzanti.
Ha senso chiedere che la rai e gli editori in genere difendano i loro collaboratori, se accettano i vantaggi che derivano dalla pubblicazione di un'opera dovrebbero anche farsi carico di eventuali conseguenze legali.
(purtroppo mi sembra che sempre più spesso le perdite delle aziende vengano ammortizzate a spese dei più deboli)
Ma allo stesso tempo non credo che la Gabanelli sia il giusto bersaglio di questa battaglia. Le si può imputare di non essersi schierata a favore di Barnard, questo non le fa onore, ma non è lei la causa del meccanismo in cui Barnard è rimasto stritolato.