«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 23 febbraio 2010

Magistrati in politica: favorevole o contrario?


Chissà come mai il dibattito sull'(in)opportunità che i magistrati entrino in politica si risveglia sempre in occasione di certe candidature e non di altre.

Quella del dott. Nicastro nelle file dell'Italia dei Valori in Puglia ha, ad esempio, provocato la reazione dell'ANM che così si è espressa sull'argomento:
"La Giunta dell'Anm, riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca Palamara, ribadisce che il tema della credibilità della magistratura non può essere disgiunto da quello dell'inopportunità della partecipazione alla vita politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell'attività svolta.
Il diritto all'elettorato passivo non può essere negato ai magistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione, anche attraverso la programmata revisione del codice deontologico, sulle modalità di accesso del magistrato alla vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale. Roma, 17 febbraio 2010"



In realtà è sin troppo agevole obiettare che desta ben maggiori preoccupazioni la candidatura di un magistrato in un territorio nel quale egli sia pressoché sconosciuto alla popolazione, poiché è evidente in tal caso che le sue speranze di essere eletto non possono che poggiare sull'apporto di voti deciso dal partito. Non sarà, cioè, il magistrato a portare consenso al partito col quale si candida, ma il partito ad assicurare l'elezione del togato. E in cambio di cosa?
E', allora, proprio l'inspiegato successo di quei magistrati - ignoti sino a poco prima delle elezioni - a destare il sospetto che la loro fortuna politica sia dipesa da oscuri servigi resi in precedenza allo schieramento politico nel cui ambito sono stati proposti.

Tra le due ipotesi, quindi, è la seconda a “sorprendere” maggiormente.

Quale la soluzione, allora?

Verosimilmente sono da scartare perché inutili, se non addirittura dannose, le “mezze misure” e quindi o si accetta il sacrificio – da prevedere con legge costituzionale – del diritto di elettorato passivo dei magistrati stabilendo che essi non possano candidarsi alle elezioni se non a pena di decadenza dall'ufficio, oppure è meglio lasciare le cose come stanno.

29 commenti:

Pierluigi Fauzia ha detto...

So che mi pioveranno addosso gli improperi dei lettori,ma concordo con il comunicato dell'ANM ed in generale sono abbastanza contrario all'ingresso dei magistrati in politica.

Non è in discussione il diritto all'elettorato passivo,è una questione di opportunità.Avere delle convinzioni politiche è inevitabile dal momento che viviamo hic et nunc.Allo stesso modo ritengo che il magistrato che abbia determinate convinzioni politiche non sia per ciò stesso imparziale\comunista\politicizzato perchè ciò non ne è conseguenza naturale nè automatica.

Ma la politica attiva è qualcosa di diverso.Determina la cessazione dell'appartenenza ad un potere dello Stato e l'ingresso in un altro potere.Per carità legittimo.Ma a mio avviso inopportuno.Credo,infatti, che il rapporto tra i poteri dello Stato debba essere tale che ognuno sia allo stesso momento controllore degli altri e da questi controllato,e credo che dalla rispettiva contaminazione tale relazione di controllo reciproco perda qualcosa se non altro in termini di credibilità.

Cordialmente

P.F.

La Redazione ha detto...

Gentilissimo Pierluigi,

Lei è sempre così garbato che nessuno potrà premettersi di risponderle maleducatamente.

Desidero farle notare, tuttavia, che lei non è affatto d'accordo con l'ANM. Almeno non nel senso che ha indicato.

Il ragionamento deve muovere dal divieto per i magistrati di iscriversi a partiti politici, anche recentemente ribadito dalla Consulta.

Tale divieto, se inteso in senso non formalistico, comporta anche l'inopportunità di una partecipazione attiva alla vita di un partito.

Quindi non si comprende come un magistrato sconosciuto possa "guadagnarsi" la candidatura.

Se non si è compreso, personalmente sarei pronto ad accettare il sacrificio del diritto di elettorato passivo, un impegno che ciascun magistrato contrarrebbe nel momento in cui prende le funzioni e che può rescindere solo abbandonandole definitivamente.

Anonimo ha detto...

Mi permetto di entrare anch'io nella discussione sul tema solo per evidenziare come l'ANM abbia ritenuto inopportuna una discesa in politica di un magistrato nel territorio dove ha esercitato le sue funzioni per evitare il rischio di strumentalizzazioni. Ritengo che le oservazioni dell'ANM siano ineccepibili in quanto può accadere che un magistrato che abbia indagato o abbia comunque conosciuto, nell'esercizio delle proprie funzioni, fatti di rilvanza politica, presterebbe quantomeno il fianco a facili strumentalizzazioni se non addirittura mettere in dubbio nell'opinione pubblica la stessa imparzailità del magistrato, con ricadute sull'intero ordine giudiziario. Vorrei inoltre capire cosa vuol dire che il luogo naturale per la candidatura di un Magistrato dovrebbe essere il territorio sul quale abbia esercitato le proprie funzioni. Il Magistrato ha il sacrosanto diritto di elettorato passivo, ma deve evitare contaminazioni e soprattutto deve anche apparire imparziale. Vi saluto cordialmente. Gianluca

La Redazione ha detto...

Chiede Gianluca: "Vorrei inoltre capire cosa vuol dire che il luogo naturale per la candidatura di un Magistrato dovrebbe essere il territorio sul quale abbia esercitato le proprie funzioni."

Il territorio dove si vive e si lavora costituisce, per tutti indistintamente, il luogo privilegiato - naturale, per l'appunto - nel quale ha senso sottoporsi al giudizio dei propri concittadini.

Per tornare all'esempio che ha rappresentato l'occasione del post, che senso avrebbe una candidatura del dott. Nicastro, che so, in Lombardia?

Quindi, se si pretende lo "sradicamento" del candidato- magistrato dal suo territorio, ciò implicherebbe di fatto la sua esclusione da tutte le competizioni elettorali diverse da quelle politiche nazionali.

Perveniamo, così, ad un primo risultato: il magistrato non deve candidarsi alle elezioni comunali, provinciali e regionali ...

Anonimo ha detto...

Credo che mi sfugga qualcosa.

Un magistrato è un uomo. Pensa, soffre, gioisce, ha simpatie, ha opinioni, ha pietà.
Un magistrato è un uomo, che però agisce a prescindere. Dai suoi sentimenti, dalle sue opinioni non giuridiche, e anche dalla sua pietà.

Se un magistrato si fa condizionare dal suo personale, non è un buon magistrato e deve essere sanzionato. Se non lo fa, ed è un buon magistrato, perché non dovrebbe candidarsi dove vive, dove ha operato, dove chiunque può giudicarlo ?

Vado oltre. Qualunque pubblico impiegato, per legge, deve essere imparziale. Allora non potrebbe candidarsi dove opera. Meno che mai un politico.

E cosa ne pensiamo del criminale che delinque e corrompe? Può candidarsi dove ha operato illegalmente?

Scusate, ma il tema che ci si propone mi sembra assurdo. Anzi. Mi sembra solo frutto di un disegno preciso volto ad annientare il più possibile il controllo di legalità della magistratura. Ossia il progetto P2. Come il divieto di pubblicare immagini e nome del magistrato che compie le indagini o emette provvedimenti.

Avrebbero detto … Falcone … Borsellino … Chi sono ??????

Io, piuttosto, sono assolutamente contraria agli incarichi politici o amministrativi, che dir si voglia, ai magistrati. E anche alla possibilità di qualunque incarico extra (arbitrati ecc…).

Ma sicuramente mi sbaglio.

nanni64

Anonimo ha detto...

Nel ultimo periodo il nostro amato paese è sempre più alla deriva.Da una parte un sitema autonomo a garanzia della collettività dall'altra un sistema che tende sempre più a rendere i due sistemi vicini.Il mio piccolo pensiero riguardo a candidature di magistrati
anzitutto quando un magistrato sceglie la strada della politica deve abbandonare la sua funzione in tutti i sensi, dedicarsi al partito coalizione chi che sia e candidarsi come è giusto in ogni democrazia.Nessun magistrato puo candidarsi dalla sera alla mattina senza avere un ideologia o frequentazione di partito (non credo sia possibile)quindi ritengo la cosa un offesa alla stessa democrazia.perche non posso pensare che un magistrato colui che è chiamato a giudicare la libertà delle persone non sia imparziale.Saluti Jaky

Anonimo ha detto...

Comprendo benissimo il senso del ragionamento, ma si rischia di cadere nell'ipocrisia. Il magistrato non svolge una comune funzione pubblica, ma esercita un potere che inevitabilmente lo porta non solo a conoscere vicende ma addirittura ad incidere sulla libertà (latu sensu intesa) delle persone. Candidarsi nel territorio per un magistrato potrebbe significare far valere la propria esperienza lavorativa e magari anche la propria notorietà acquisita confondendo in tal modo la pubblica funzione con le proprie aspirazioni personali. Non credo che tanto giovi all'immagine della istituzione. Ovviamente non vi è nessun divieto legislativo,ma solo ed eslusivamente un problema di opportunità (come tra l'altro sottolineato dall'ANM) in quanto nell'opinione pubblica potrebbe ingenerarsi, a volte, la convizione che il magistrato voglia continuare su un piano diverso da quello suo naturale ed istituzionale il proprio lavoro. Non è un problema del singolo, ma si discute della credibilità dell'ordine nel suo complesso e della fiducia che i cittadini devono sempre riporre nell'istituzione. Cordialmente Gianluca.

La Redazione ha detto...

Gianluca, se capisce il ragionamento non può subito dopo adombrarlo di ipocrisia.

Nessuno ha la soluzione in tasca. Ma le faccio notare che è tacciabile di ipocrisia, semmai, l'opzione di consentire la candidatura del magistrato soltanto in contesti diversi da quello nel quale egli è conosciuto. Il che equivale ad uno svuotamento della sostanza del diritto di elettorato passivo.

E, peggio ancora, favorisce rapporti non trasparenti tra il magistrato ed il partito che ne assicura un'elezione altrimenti improbabile.

Non è materia dove possano salvarsi capra e cavoli, insomma.

Quindi o si accetta in toto l'elettorato passivo anche del magistrato o lo si elimina senza se e senza ma.

Sono le vie di mezzo ad apparire ipocrite ...

Anonimo ha detto...

Spett.le redazione, il tema è appassionante e concordo sul fatto che la soluzione del problema non sia affatto semplice. Ho usato l'aggettivo "ipocrita" non per denigrare il vostro ragionamento, ma solo per evidenziare che la soluzione, secondo me, non può passare che attraverso un esame obiettivo delle peculiari funzioni che il magistrato svolge. Orbene io ritengo che non si possa per legge impedire tout court ad una persona, per il solo fatto di svolgere una funzione pubblica sia pur particolarmente delicata, di eserciatare il diritto di elettorato passivo. Tanto anche sul piano costituzionale. Ritengo invece che sia giusto tutelare l'ordine giudiziario introducendo delle limitazioni di carattere territoriale che non vogliono dire svotamento del diritto di elettorato passivo come ci hanno insegnato esperienze come ad esempio quella del dott. Di Pietro che non mi risulta si sia candidato a Milano o in Lombardia e ciononostante esercita a pieno e molto bene il suo diritto politico. Non vorrei sbagliarmi, ma soluzioni del genere già sono in vigore e mi riferisco al fatto che un magistrato eletto in una deteminata circoscrizione non può, una volta terminata la sua esperienza politica, tornare a fare il magistrato nello stesso territorio dove è stato eletto. Non capisco perché non possa valere il contrario e quale ipocrisia vi sarebbe in questo? Quanto ai rapporti "poco trasparenti" gli stessi potrebbero comunque registrarsi anche se si optasse per la soluzione da voi indicata in quanto il partito potrebbe strumentalizzare la notorietà istituzionale del personaggio per scopi particolaristici. Sempre cordialmente Gianluca

La Redazione ha detto...

Alcuni accorgimenti esistono già.
Ad esempio se il magistrato-candidato non viene eletto, egli non può riprendere servizio nella sede ove si trova il suo collegio elettorale.

Quanto a Di Pietro egli non era più magistrato da tempo quando si candidò, quindi quell'esempio non è calzante.

Del resto il suo è un caso piuttosto isolato in quanto la sua notorietà oltrepassava qualsiasi confine territoriale.

Anonimo ha detto...

Il problema dell'elettorato passivo ce l'ha anche il parlamentare che è anche sindaco e che si presenta come governatore alle regionali.
allora si presenterebbe la necessità delle dimissioni in tutti questi casi ma per tutti.
Altrimenti perchè il magistrato si deve dimettere e gli avvocati no,ecc.ecc.
Se il magistrato non si deve candidare si modifichi la costituzione.
Poi sinceramente in questo particolare momento mi scandalizza meno la candidatura di un magistrato che ha già giurato fedeltà alla costituzione di un indagato o già condannato che viene inserito nelle liste dei partiti e protetto finchè durano le garanzie in barba alla sentenza passata in giudicato.
Alessandra

Anonimo ha detto...

Sei un magistrato e vuoi fare il politico? Allora lascia la professione almeno un anno prima della tua candidatura e nessuno penserà a male.Ah chiaramente chi lascia la carica di magistrato e va in politica poi non si torna indietro indietro.jaky

Anonimo ha detto...

Quindi vi sono già delle limitazioni previste anche nell'interesse dell'ordine giudiziario, per cui non vedo particolari problemi rispetto a quanto suggerito dall'ANM. Quanto al dott. Di Pietro, mi permetto di sottolineare che l'esempio è calzante in quanto il fatto che si fosse dimesso dalla magistratura non gli impediva di candidarsi proprio nel territorio dove aveva svolto la propria funzione, cosa non avvenuta senza particolari conseguenze sul diritto politico dello stesso. Concordo sulla notorietà del dott. Di Pietro, ma, vi ricordo che il predetto Di Pietro, anche quando la sua fortuna politica ha conosciuto forti crisi, non ha mai scelto la strada di candidarsi dove aveva avuto successo come magistrato. Vi sono comunque altri esempi di magistrati che sono passati alla politica candidandosi fuori dal territorio ove avevano in precedenza svolto le proprie funzioni senza che tanto abbia creato particolari problemi. Io ritengo che la rappresentanza politica non si esaurisca nel rapporto tra un soggetto ed il territorio, ma sia qualcosa di più nobile e, lo dico chiaramente, rappresenti un interesse pubblico superiorem non recognoscens e cioé la capacità di dare risposte alle esigenze ed ai problemi della gente. Altrimenti si rischia il populismo. Cordialmente Gianluca

alessandroruditus ha detto...

dovrebbero essere meno presenti in televisione ed attraverso i troppi libri che scrivono, essere i primi a riconoscere che alcuni (?) di loro non fanno bene il proprio lavoro ed essere almeno ufficialmente estranei alla politica. la sensazione di chi vive i problemi della giustizia dall'interno è che buona parte di loro metta molto impegno in ciò che può portare visibilità ed una scarso impegno nelle grane dei poveri comuni mortali (naturalmente con delle eccezioni come il dott gratteri e tanti altri),grazie

Anonimo ha detto...

Il calo vertiginoso della fiducia dei cittadini nella magistratura non è dovuto soltanto al 156° posto che l'Italia ha nelle classifiche mondiali sull'efficienza della giustizia. E' anche dovuto al fatto che molti ex-magistrati, specie PM, si candidano sulla scorta di processi clamorosi e ampiamente pubblicizzati dai "media", fanno la loro lauta carriera politica ... e poi tornano a fare i magistrati, dopo aver guadagnato tanti bei soldini in più ! Con la credibilità, qualora di fronte a loro ci fosse un ex avversario politico, ridotta allo zero Kelvin, come sa anche un bambino, senza scomodare illustri - e ben pagati - "maìtres à penser". Questo, sia chiaro, vale da una parte come dall'altra.
Il rimedio è duplice: 1)Porre un termine minimo non di un anno dalle dimissioni, ma di almeno cinque anni per l'ex magistrato che volesse candidarsi; 2)In ogni caso, non consentire più il reingresso in magistratura ... anche qualora il candidato fosse trombato alle elezioni!

menici60d15 ha detto...

Segnalo il commento "Il PM Nicastro come assessore alla sanità: la non complementarietà tra magistrati e tangentisti" sul mio sito web www.menici60d15.wordpress.com

Antonino Gala ha detto...

CRONACA DI NARNA

1 Gennaio 2010.
il PM Rossi rinvia a giudizio il politico Bianchi.

gennaio:
Il politico Bianchi al suo bel da fare con i giudici.

1 febbraio 2010
Il PM Rossi si sospende dalla magistratura e si candida.

30 febbraio 2010
Il PM Rossi vince le elezioni. Il politico Bianchi viene prosciolto.

Si può sempre dire che il PM Rossi
ha volutamente siluarato il politico Bianchi.

Antonino Gala ha detto...

Come da post precedente non sono daccordo al magistrato che entra in politica ma sono perfettamente daccordo al magistrato che si occupi della polis.

Con sospensione temporanea dalla magistratura e sezna che venga intaccato il cursus sono daccordo ed è anzi auspiscabile che i magistrati vengano nominati commisari prefettezi con l'ausilio di una trentina di finanzieri nei comuni, province o regioni sciolte per mafia o per malaffare in genere.
E per questo, come cittadino, sono disposto a pagare un pò di tasse in più.

Tantissimi comuni sono dei motori ingrippati con un urgente bisogno di una guida imparziale, aiutato da persone fedeli e capaci.
Quanti comuni pieni di debiti e parimenti di lavori pubblici inutili, di nepotismi....

SPQR ha detto...

"Con sospensione temporanea dalla magistratura e sezna che venga intaccato il cursus sono daccordo ed è anzi auspiscabile che i magistrati vengano nominati commisari prefettezi con l'ausilio di una trentina di finanzieri nei comuni, province o regioni sciolte per mafia o per malaffare in genere.
E per questo, come cittadino, sono disposto a pagare un pò di tasse in più".

Voglia oortesemente spiegare Antonino Gala perché dovrebbe essere proprio un magistrato ad esser nominato "commissario prefettizio", invece di un qualsiasi altro dipendente pubblico laureato in giurisprudenza.

Forse che l'aver superato tre prove scritte di diritto e una sessione, pur complessa, di esami orali - sempre di diritto - lo rende più "affidabile" di altri incensurati laureati in giurisprudenza e vincitori di altro pubblico concorso?

Sintomatica è comunque la frase: "senza che venga intaccato il CURSUS". HONORUM, avrebbe dovuto aggiungere!

Forse Antonino Gala (non so chi egli sia) non sa che oggi non si diventa più tribuni, edili, pretori e infine consoli, per poi ritirarsi in senato ... oggi alla camera e al senato si va direttamente, senza alcun "cursus", ma solo con l'approvazione del capo-partito! :)

Antonino Gala ha detto...

Il magistrato deve fare il magistrato. Se vuole fare politica che abbandoni definitivamente la toga, lasci passare qualche anno e poi si candida. Di Pietro docet.
Qualche cosa per scoraggiarlo ci vuole.

Anche un magistrato deve e può fare politica. Ha il dovere di presentare proposte di legge facendo tesoro della propria esperienza.
I magistrati che si occupano di diritto penale dell'economia sanno dove le maglie sono larghe.
Idem le altre specializzazioni.

Rabbrividisco quando sento un ministro della giustizia (sic?) dire che la riforma non si farà sotto dettatura dell'ANM e quindi dei giudici. Forse la farà interpellando i muratori. magari fratelli muratori.

Oppure ci riferimao al momento politico attuale. Ora come tempo.
Mah!...consideratio che nel PdL ci sono anche magistrati non so cosa pensare.

Anonimo ha detto...

AUSPICO SEMPRE PIU' MAGISTRATI IN POLITICA, SENZA ALCUNA DISQUISIZIONE DI SORTA, A FRONTE DI TANTI IGNORANTI CORROTTI E AFFARISTI CHE SIEDONO IN PARLAMENTO.
VI PARE POCO?
EPPOI QUALE GARANZIA MIGLIORE SE NELLA LISTA DELL'IDV?

Antonino Gala ha detto...

x Anonimo delle 17.26.

Nel pantano politico attuale è indiscutibiile ciò che Ella scrive.
Ma c'è un problema non da poco. La magistratura è di già sottoorganico e 10 magistrati che si defilano non fanno che aggravare la situazione.

Una legge non può proibire ad un magistrato di lasciare la toga per altri lidi, politici e non ma un sistema, in una società se non ideale almeno moderatamente onesta c'è: fargli passare la volgia investendo in stipendi, prestigio, seminari annuali, soddisfazioni professionali di vario tipo (lavorare in un sottoscala non è il massimo e neppure in un ufficietto pieno di faldoni).

Nella situazione attuale, e qui mi rimangio quanto precedetemente scritto, è come dice Colombo:

"Togliamo il diritto di voto ai giudici per darlo ai delinquenti".

SPQR ha detto...

"Il magistrato deve fare il magistrato. Se vuole fare politica che abbandoni definitivamente la toga, lasci passare qualche anno e poi si candida".

Condivido.

Mauro C. ha detto...

"...Forse la farà interpellando i muratori. magari fratelli muratori."?
Ma solo se incompetenti e poco onesti, l'importante che siano yes man ; quelli bravi, onesti e professionali non li vuole nemmeno la protezione civile, come d'altra parte - indirettamente o direttamente - le imprese e tecnici che producono poi quelle "opere" instabili dell'Aquila e non solo. Altrimenti come si potrebbero sprecare risorse per puntellare case da demolire? Dalla 1a alla "2a" repubblica!
Venerdì, andando verso il comune ho percorso a PIEDI (non solo le poche domeniche!)la strada sottostante il corso e ho notato che il puntellamento in legno di una casa (sotto falsa - come tutte le altre - perizia per la ricostruzione, legge 219/81, l.32/92 e l.R. 49/98) è del tutto fradicio. Al punto da essere le traballanti travi in legno, che fintamente sostenevano le solette dei balconi, a costituire pericolo per i passanti.
Ma forse i tecnici e i più "attenti" amministratori di cdx (almeno 5 antifannulloni e fan del "ri-tornello" Brunetta dei
"ricchi e...basta"), che dopo 7 anni di csx hanno riconquistato la fiducia con le solite promesse da non mantenere (salvo cacciare i rom, come Maroni ha ordinato) fanno finta di non vedere...e sapere che per quella casa (e non solo) dopo lo sgombero il comune ha pagato, per almeno 10 anni, l'affitto di un appartamento di 120 mq (al centro?) che poi la figlia dello "sfollato" - dopo aver ottenuto il posto fisso al comune - se l'è comprato con i 100 ml avuti dalla PA. Non dico nei primi anni dall'evento, ma dal momento che si è ottenuto lo sgombero (falsato, il tempo passato è galantuomo, visto che è restato
il tutto "stabile"!) con poche decine di milioni si sarebbe messo in sicurezza il fabbricato. Di questi esempi a L'Aquila e dintorni ne vedremo a centinania. Ma l'errore più madornale è costituito dalle milioni di tonnellate di macerie: dai primi giorni (e qui magari senza badare a spese) bisognava costruire in modo strategico degli impianti di riciclaggio del materiale da demolizione (come da Decreto Ministeriale Ambiente del 26.01.90 e dalla L.R.L. 51/90 che mira a ridurre l'esigenza di nuove cave e di nuove discariche attraverso l'individuazione di risorse alternative. In virtù del fatto che il materiale inerte non è un bene riproducibile, lo si può considerare "pregiato") che ad oggi si sarebbero trasformate in montagne di inerti per la ricostruzione, non ancora iniziata.
Fanno comodo invece le new towns a costo doppio di un appartamento di un edificio che si sta completando di fronte a me, a 70-80 mt dalla villa di via roma. Con l'area che costa 2.000 euro al mq e per 3 piani, costo inesistente invece per le casette isolate ma isolanti, che hanno smembrato la comunità.

Antonino Gala ha detto...

Conforntiamo ora tutti e tre i poteri.nessuno può far parte di più poteri contemporaneamente. Quindi:

1) I magistrati cge si presentano candidati alle politiche si devono dimettere.

1a) i magistrati che accettano incarichi di governo si devono dimettere.

2)Il parlamentare che accetta incarichi di governo decade dalla carica. Il suo posto è preso dai primi dei no eletti del suo partito.

2a) Idem se passa al potere giudiziario (CSM e simili)

3)I ministri, per diventare tale devono dimettersi da giudici i parlamentari.

3a)Non possono diventare parlamentari, vuoi perchè dimessosi da tale carica o perchè non furono eletti.

3b)Decadono da ministri se accettano incarichi in seno al potere giudiziario.

L'alterntaiva è una falsa divisione dei poteri.
Riflettiamo un attimo sul governo: perchè deve essere politico se il suo compito è quello di attuare la politica parlamentare?
Dovrebbero invece essere dei tecnici che adeguano il loro operato alla alternanze in parlamento ( socialdemocratici e liberalimoderati).

Antonino Gala ha detto...

Se i magistrati non devono fare politica essi sono i primi ad intercettare i problemi quotidiani. Un esempio: l'abusivismo edilizio.

I magistrati che se occupano sono i primi, dallìalto della loro esperienza a dare suggerimenti utili in materia.Mai interepellati ovviamente. E lo sanno per diretta esperienza perchè hanno di fronte il reo. Un magistrato arriva quindi alla conclusione che :

1) l'italiano(medio) ama la casa di proprietà più di se stesso.

2) tale amore lo spinge a sfruttare al massimo la sua area edificabile.

3) Non vuol sentire ragione, costi quel che costi.

4) Spera sempre nella sanatoria.

5) L'area agricola resta tale fino a che è del contadino. Edificabile dopo che diventa di un immbobiliere.

Possiamo quindi dire che in una società moderatamente onesta, non il caso di scomadre il paradiso terrestre,il magistrato può dare notevoli contributi perchè conosce il reato, il reo, le scuse e le ragioni. Vi pare poco?

Anonimo ha detto...

Sull'abuso edilizio e sulla (mera) attività della magistratura avrei da dire ma trovandomi in uno stato che non permette di contestare dei poteri (fatta eccezione per chi ha potere economico)taccio.....Una cosa la magistratura esercita un potere molto forte e non servono tante unità che lavorino in modo non limpido per allarmare un popolo......Io personalmente riformerei gran parte del sistema ma il mio è solo un sogno...........

Antonino Gala ha detto...

Il potere della magistratura è equilibrato dal numero di magistrati che si distinguono fra loro solo per gli incarichi. Quanti sono? 8.000 unità?
Ebbene l'equilibrio sta nella collegialità, fra tanti pari è difficile trovare un duce.

Credo comunque che nel passaggio da un potere dallì'altro si debba decadere automaticamente.
Governo compreso.
Se decadono (al governo) saranno pochi ad accettare l'incarico governativo (in caso di crisi non hanno il seggio come paracadute)
lasciando spazio ai tecnici (il governo attua la politica espressa dal parlamento e l'attuazione è tecnica non politica)

Idem per i magistrati. Ci penseranno due volte a candidarsi!

I magistrati devono occuparsi di politica con una linea "prefernziale" nelle proposte di legge( Chiunque può proporre una legge), e dovrebbero (ma quando mai)avere voce in capitolo (audizioni in aula) a loro richiesta.

Anonimo ha detto...

Non è vero che "chiunque" può proporre una legge: occorrono almeno cinquantamila proponenti.

E non vedo perché la magistratura dovrebbe essere sentita in aula: come non lo sono gli avvocati e come non lo sono i vincitori dei vari concorsi per laureati della pubblica amministrazione, così non devono esserlo i vincitori del concorso in magistratura (o chiunque in loro rappresentanza), che altro non sono se non dipendenti pubblici, anche se soggetti a trattamento economico e giuridico speciale.

I magistrati ordinari non devono "occuparsi di politica". Devono applicare la legge, che è cosa assai diversa. E' per questo che lo stato li paga (in concreto li paghiamo noi, con le nostre tasse), non per altro.

Sono invece d'accordo con la rigida separazione tra i poteri dello stato, e contro l'affermato "principio" di unicità dei poteri, derivante dall'appartenenza, esplicita o anche IMPLICITA, ad un preciso schieramento politico.