«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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sabato 20 febbraio 2010

Nolite iudicare, ovvero della singolare protesta degli avvocati contro i giudici stakanovisti.


Sembra incredibile ma invece è vero.

A questo link troverete la surreale protesta dell'Unione delle Camere Penali perché il Tribunale di Nola ... lavora troppo, tenendo quattro udienze alla settimana per definire delicati processi contro imputati di gravi reati, per evitare prescrizioni e scarcerazioni.

Quali le doglianze degli avvocati che additano la violazione del diritto di difesa?

Esaminiamole.


Quattro udienze alla settimana che si protraggono fino a tarda sera ostacolerebbero – testualmente - “la capacità di apprensione e di valutazione dei contenuti del dibattimento, non solo dei difensori, ma anche e soprattutto dei componenti del collegio”.
Ora - a parte l'altruismo denotato dalla preoccupazione che il collegio non sia in grado di apprezzarne i contenuti – è singolare che il difensore impegnato in un dibattimento penale non abbia già studiato e metabolizzato tutti gli atti delle indagini preliminari a sua disposizione da mesi, se non da anni, e si accinga all'istruttoria “orale” come se fosse a digiuno della materia processuale. E' vero invece che, salvo rare eccezioni, i testimoni che vengono esaminati in dibattimento hanno già reso in precedenza dichiarazioni al PM nella fase delle indagini, debitamente raccolte nei verbali a disposizione delle parti che hanno avuto tutto il tempo di esaminarle. In dibattimento, quindi, quei dichiaranti verranno esaminati sulle medesime circostanze già ampiamente note ai difensori ed al PM (le parti) ed ignote solo al collegio giudicante.

Lamentano, in secondo luogo, di essere costretti al “controesame” del testimone senza avere le copie delle dichiarazioni che quel teste ha reso nello stesso dibattimento. La pretesa è paradossale e contrasta con i caratteri di immediatezza ed oralità che costituiscono proprio l'essenza, la ragione profonda che giustifica l'esistenza del “dibattimento”, concetto che non evoca una schermaglia cartacea, bensì orale. La relativa documentazione serve soltanto al controllo della decisione nei successivi gradi di giudizio (le impugnazioni).
Tanto ciò è vero che la legge non prevede affatto che sia soddisfatta la singolare pretesa dei penalisti italiani di avere la “trascrizione simultanea” di quanto avviene in dibattimento; tuttavia non manca loro l'influenza politica per provocare l'ennesima riforma del processo penale che introduca “il dibattimento scritto”, una contraddizione in termini che farebbe sobbalzare qualsiasi studioso del processo penale.

Vi sono, infine, altri impegni professionali ai quali far fronte: mica difendo solo questo imputato, io ho altri processi! Al riguardo esistono misure organizzative che fanno carico tanto al difensore quanto al tribunale che ha la direzione del dibattimento. Nei limiti del possibile, e tenuta in principale considerazione l'esigenza di definire il dibattimento in tempi utili ad evitare la prescrizione del reato e l'eventuale liberazione di imputati pericolosi per la collettività, non vi è motivo per non assecondare le esigenze dei professionisti che tuttavia soccombono se risultano incompatibili con la primaria finalità del processo, che è proprio quella di pervenire a “sentenza” e cioè di farlo il dibattimento.

Insomma, ci si metta d'accordo una volta per tutte: se il processo è “lungo” la colpa è dei giudici “fannulloni”, se è “breve” la colpa è dei giudici stakanovisti.

4 commenti:

www.cantaro.it ha detto...

Comprendo benissimo lo stato d'animo dei colleghi di Nola (con i quali solidarizzo), anche perché io in passato ho subito di peggio.
E' stato il Procuratore Generale dell'epoca, su richiesta del Procuratore della Repubblica dell'epoca, a tentare di impormi di attenermi alle due udienze penali tabellari e non a farne di straordinarie perché non intendeva applicare P.M. da Caltanissetta: io rifiutai.
In effetti, (io ero Presidente) di udienze ne facevamo 4, 5 (abbiamo raggiunto il record di 6 in qualche settimana) ma per una ragione semplicissima: avevamo in dibattimento una marea di processi di mafia con decine di imputati detenuti e volevamo trattarli celermente per evitare scarcerazioni per decorrenza di termini !
Certi signori (che inventano la macchiolina che non c'é per "mascariarti" e ignorano il "nero" che avvolge altri) li manderai in lande abbandonate (come Nola o come quelle in cui sono stato io e stanno anche ora tanti altri colleghi in situazioni simili) per viverle sulla loro pelle certe situazioni.
Ma io credo sempre nella Divina Provvidenza, che non mi ha deluso e non mi deluderà in avvenire !
Cordiali saluti
Salvatore Cantàro
Sostituto Procuratore Generale
Corte Appello Roma

Luigi Morsello ha detto...

Con tutto il rispetto del foro degli avvocati di Nola, ma la loro è una protesta a dir poco indecente anche ed ancor più se di ispirazione dubbia e sospetta.

Anonimo ha detto...

Mi chiedo come mai le interpellanze al parlamento, con relativa richiesta di ispezioni, sono state presentate da un nutrito drappello di onorevoli appartenenti al partito radicale.
In genere i radicali sono per tradizione dei difensori della legalità. Cosa ha spinto i radicali a prendere le difese degli avvocati di Nola?

Vittorio Ferraro ha detto...

La protesta dei colleghi avvocati del foro di Nola non è assolutamente "una protesta a dir poco indecente". E' una protesta.

Si possono condividere o meno le motivazioni e le finalità ma non si può definirla "indecente" e concludere il commento con "anche ed ancor più se di ispirazione dubbia e sospetta."