venerdì 29 gennaio 2021

Mentire e smentire.



La vita gioca talvolta degli scherzi lessicali. 
E quindi una "e" che diventa "contro" è capace di riscrivere la cronaca degli ultimi lustri.

Cascini e Palamara, Palamara e Cascini: due magistrati, due amici, che hanno guidato per anni l'uno affianco all'altro l'Associazione Nazionale Magistrati e poi, come in una staffetta, si sono succeduti anche al Consiglio Superiore della Magistratura ove attualmente siede il dott. Giuseppe Cascini. 

Ebbene oggi i due sono "contro". 

Tutto nasce dalle rivelazioni contenute nel libro "Il Sistema" secondo le quali il dott. Cascini avrebbe avvertito l'allora consigliere superiore Palamara che, per via di intercettazioni scottanti in possesso del dott. Woodcock, sarebbe stato meglio lasciar celebrare il processo disciplinare a suo carico dal nuovo Consiglio Superiore della Magistratura che sarebbe subentrato di lì a poco. 

E' un fatto che ciò si è puntualmente verificato (cioè il disciplinare al dott. Woodcock è stato celebrato dinanzi al nuovo CSM). 

Il dott. Cascini ha smentito le affermazioni del suo (ex) amico  con dichiarazioni che non fugano tutte le perplessità, come segnalato dal dott. Felice Lima che gli ha mosso alcune obiezioni. 

Eccole. 

******* 

Dottor Giuseppe Cascini,
rispondo al suo “comunicato” (che riporto qui sotto) con un certo imbarazzo, perché mi dispiace di dovere essere sempre io a ricordarle quale incarico lei ricopra e quali doveri questo comporti.

Mi scusi. Magari io sarò “troppo esigente”, ma lei certo provoca costantemente con il suo comportamento e le sue parole. E questo suo comunicato è un autentico oltraggio alla intelligenza dei lettori e un ulteriore grave vulnus all’immagine dell’ufficio che lei ricopre.


Per brevità, do per scontato che lei abbia compreso bene qual è il gravissimo impasse nel quale ci troviamo a causa dell’essere oggi lei saldamente seduto al CSM, per di più anche nella Sezione Disciplinare, dopo essere stato per tanti – troppi – anni grande amico del Palamara oggi alle cronache (per inciso, è lei che ha ripetutamente sottolineato i caratteri di questa amicizia per giustificare la frequentazione più che imbarazzante), con il quale ha condotto la nota “campagna” contro i magistrati di Salerno, di cui solo poche settimane fa si è avuto lo strascico relativo alla delibera illegittima anche da lei adottata in danno della collega Nuzzi e poi revocata quando divenuta definitivamente indifendibile.

In tale contesto già enormemente difficile per il prestigio della istituzione, si aggiungono le accuse che le muove il suo amico Palamara.

Ci siamo permessi di sottolineare l’insostenibilità di questo ulteriore “incidente”, invitandola a prendere una posizione chiara o a lasciare l’incarico che ricopre onde non coinvolgere ulteriormente il CSM nelle vicende cha la riguardano.

Ella ha risposto con il comunicato qui in discussione. E cioè solo con:
«Come ho già dichiarato alla stampa, quanto riportato nel libro-intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara in merito ad una mia presunta interferenza nel procedimento disciplinare a carico del dott. Henry J. Woodcock è del tutto falso. Per questa falsità e per le altre contenute nel citato libro, ho già dato mandato al mio legale di agire in giudizio a tutela della mia onorabilità».

Dottor Cascini, lei fa il magistrato, è stato per tantissimi anni pubblico ministero e ora è membro del CSM.

Sono certo che conosce bene il concetto di “smentire” in maniera adeguata cose come quelle di cui stiamo parlando !!!!

Se domani un mio amico andasse in televisione a dire che io ho preso soldi da lui (è, ovviamente, un esempio nel merito diverso dal Suo, ma uguale nello schema logico) per fare assolvere un imputato, lei ritiene che io potrei continuare a fare il Sostituto Procuratore Generale spensieratamente limitandomi a dire “è tutto falso e ho dato mandato”?

Ma scherza?!

Se anche così non le fosse chiaro il concetto, provo a essere più didascalico.

Per “smentire adeguatamente” accuse gravissime e circostanziate, occorre fornire una ricostruzione dei fatti altrettanto circostanziata che possa costituire, come si dice nel nostro lessico professionale, una plausibile ricostruzione alternativa dei fatti.

Scrive testualmente Palamara (pagg. 195-197 del libro):
«Il 5 luglio del 2018 – ne ho traccia – il leader della corrente di sinistra, Giuseppe Cascini, mi vuole incontrare per annunciarmi che su Woodcock il Csm si deve fermare. Ci incontriamo al bar Settembrini del quartiere Prati di Roma. Mi parla di un’intercettazione tra Legnini, vicepresidente del Csm e quindi arbitro della contesa, e l’ex onorevole Cirino Pomicino, in cui Legnini parla molto male del pm napoletano, in possesso dello stesso Woodcock, che è intenzionato a renderla pubblica per dimostrare che il Csm ha un pregiudizio nei suoi confronti. Riferisco la cosa a Legnini che sbianca, mi conferma che in effetti lui ha avu¬to un colloquio con Pomicino al bar Florian, nei pressi del Csm, in cui si è lasciato andare a giudizi negativi e anticipatori della sentenza nei confronti di Woodcock. Teme una campagna stampa violenta nei suoi confronti se la notizia dovesse trapelare.
Ma non è finita. Mi consulto con il procuratore Pignatone, che mi conferma tutto: si tratta di un’intercettazione ambientale – tenuta riservata – eseguita presso gli uffici di Alfredo Romeo, imputato eccellente dell’inchiesta Consip, in cui Pomicino rivela il colloquio con Legnini. Per mettere una pezza suggerisco a Legnini di parlare con il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, che io e lui avevamo appoggiato per la nomina e che in teoria dovrebbe mostrarsi riconoscente. Parlo con il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio per farci spiegare da Melillo gli esatti termini della vicenda e sondare il Quirinale. Melillo pochi giorni dopo incontra Legnini, è molto freddo e non ha nessuna intenzione di sbilanciarsi. Fuzio parla con il Quirinale e mi consiglia di non forzare: il disciplinare va rinviato, in quel momento Woodcock va salvato. E così sarà. A complicare definitivamente il quadro è anche questo messaggio che arriva sul mio telefonino: “Dei procedimenti romani quale gip e gup non occorre parlarne perché dovrebbero essere noti al Csm PER LA RILEVANZA”. A scrivermelo con i caratteri in maiuscolo è Gaspare Sturzo che per perorare la sua causa mi ricorda di essere il gip della vicenda Consip».

Io ovviamente non ho la più pallida idea sul se ciò di cui l’accusa pubblicamente Palamara sia vero o no (spero ardentemente di no), ma a fronte di questa accusa pubblica e clamorosa, lei ha il dovere, se vuole restare al suo posto e continuare a far parte del CSM, di smentire in maniera specifica ciò che intende negare.

Lei scrive che «quanto riportato nel libro-intervista di Alessandro Sallusti a Luca Palamara in merito ad una mia presunta interferenza nel procedimento disciplinare a carico del dott. Henry J. Woodcock è del tutto falso».

Ma cosa è falso (limitandoci a ciò che la riguarda)?
1. Che ci fosse una intercettazione fra Legnini e Cirino Pomicino?

2. Che lei ne fosse a conoscenza?

3. Che lei il 5.7.2018 abbia chiesto un incontro a Palamara?

4. Che in quell’incontro lo abbia informato della intercettazione?

5. Che gli abbia detto che Woodcook conosceva l’intercettazione e intendesse “usarla”?

Solo una smentita specifica, da parte sua, consentirà di valutarne la credibilità.

Una smentita del tutto generica, che non consente alcun tipo di verifica fattuale, è totalmente inconducente.

Esiste anche un’altra tecnica molto usata (benché a volte solo furbescamente) per contestare accuse come quelle che le muove il Palamara, che consiste nel proporre una circostanziata querela.

Questa tecnica non offre alcuna risposta di merito, ma ne da una “di metodo”.

Si ipotizza, infatti, che chi propone la querela sia così certo del fatto suo da affrontare serenamente il rischio di una denuncia per calunnia da parte del suo contendente.

Sto in grandissimo disagio a doverle chiarire che il “dare mandato al mio legale di agire in giudizio a tutela della mia onorabilità” non ha proprio nulla in comune con il proporre una querela.

Peraltro, lei già in altra occasione ha usato tempo fa l’espressione “ho dato mandato ai miei legali” e non si è poi avuta alcuna notizia delle modalità di esercizio di quel mandato da parte dei suoi legali e sembra, in sostanza, che non ci sia stato alcun seguito.

L’ufficio che lei ricopre LE IMPONE, a fronte di accuse pubbliche e clamorose come quelle di cui si discute, provenienti, peraltro, da persona che lei ha ripetutamente accreditato come suo carissimo amico, entrambe le risposte (ovviamente, ove ne ricorrano, come io accoratamente mi auguro, i presupposti). Perché la sola querela – sempre rimettibile – è spesso, nella prassi, solo un modo per non essere costretti a rispondere nel merito, differendo di parecchi anni la verifica dei fatti.

Lei, invece, non ne offre nessuna delle due e ha l’audacia di proporne una scimmiottatura. 
Tutti comprendiamo bene che il Palamara la accusa, verosimilmente, anche di avere commesso un reato (se, come sembra, l’intercettazione, ove esistente, fosse coperta da segreto), sicché, ove Palamara dicesse il vero (tutti speriamo che menta, ma solo lei può smentirlo), lei si troverebbe nella condizione dell’indiziato con diritto di difesa.

Come tutti comprendiamo che la lunga durata e intimità di rapporti intercorsi fra lei e il Palamara e la delicatezza delle attività condivise potrebbe rendere difficile per lei querelarlo.

Sicché nessuno pretende che lei si senta costretto a prendere una posizione di merito su una vicenda che potrebbe coinvolgerla come indagato, né che si senta costretto a querelare persona con cui troppe cose ha condiviso negli anni, ma allora, se questi fossero i suoi disagi (e solo lei può saperlo) dovrebbe dimettersi il più velocemente possibile dal CSM, per tenere l’istituzione in cui opera al riparo da ogni scandalo. 

Allo stato, lei non ha fornito alcuna adeguata ricostruzione alternativa dei fatti né ha proposto querela.
Sicché il disagio di tutti noi, come cittadini, come magistrati, come soggetti alla giustizia della Sezione Disciplinare della quale lei fa parte, è enorme e il danno alle istituzioni altrettanto grande.
E il suo “comunicato” non solo non li riduce, ma li accresce esponenzialmente.

Felice Lima

        

2 commenti:

francesco Grasso ha detto...

Dott. Felice Lima in questo periodo questo Blog di cui lei è uno dei padri fondatori sta svolgendo un compito molto gravoso e altrettanto meritevole per una possibile " rinascita". La sua presenza ci mancava ! Per cui la ringrazio molto per il suo rilevante intervento.

francesco Grasso ha detto...

Ho cercato di reperire il libro dopo un solo giorno, esaurito, in ristampa! La curiosità di leggerlo è aumentata. Palamara è ormai una sorta di "star" del calcio. Sicuramente avrà omesso di dire cose molto rilevanti, ma credo molto difficile che abbia detto il falso. Non gli conviene.