«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
.

domenica 10 maggio 2009

Elio e le storie tese




di Marco Travaglio
(Giornalista)


da L’Unità del 9 maggio 2009


Dunque. Elio Letizia da Secondigliano, messo comunale, 12mila euro dichiarati all’anno, ha una figlia, Noemi, che veste firmato e va a scuola in Mercedes con autista.

Lui conosce intimamente il premier, ma né lui né il premier spiegano come e quando si sono conosciuti.

Anche Noemi conosce intimamente il premier: a 15 anni inviò un book di foto a Mediaset tramite un amico di Dell’Utri; poi, a 16-17 anni, iniziò a frequentare «papi» per tirargli su il morale col karaoke.

Milano, Roma, Sardegna. Ma sempre, giura Ghedini, accompagnata dai genitori.

Strano: i coniugi Letizia risultano separati da anni; e il Corriere ventila addirittura un’«amicizia particolare» tra Elio e un ex dirigente comunale.

Quali armi di persuasione possieda Elio per convocare il premier da Milano alla circonvallazione di Casoria, posto da paura, non è dato sapere.

Salvo credere al premier: «Elio voleva parlarmi delle candidature di Malvano e Martusciello».

Uno è l’ex questore di Napoli, deputato Pdl; l’altro un consigliere regionale Pdl, fratello del coordinatore forzista in Campania.

I due non han mai visto né conosciuto Elio. Che però, generoso com’è, li raccomandava lo stesso. Silvio rimane chiuso un’ora in aereo a Capodichino in attesa che Noemi entri alla festa. E, siccome ha deciso all’ultimo momento, le regala un collier che casualmente teneva in tasca, per ogni evenienza. Sempre casualmente, da sotto un tavolo, spunta un fotografo di «Chi» (Mondadori) per immortalare la scena.

Tutto chiaro.

Ecco perché Veronica e Mike Bongiorno trovavano perennemente occupato: era sempre al telefono con Elio.




20 commenti:

io che speravo che :( ha detto...

Questa storia e questa campagna stampa non mi piacciono. O si hanno elementi seri, al di là della mera illazione pruriginosa, per affermare che Berlusconi ha gettato discredito sulla carica istituzionale che ricopre bighellonando tra i sentimenti, le aspettative di realizzazione di una ragazzina e le sue tette, oppure si eviti di gettare la stessa carica istituzionale ricoperta da Berlusconi in pasto ai lettori di Novella 2000. Che di questo si tratta.
Penso che se Berlusconi si fosse intrattenuto in solitudine con la signorina la cosa difficilmente sarebbe sfuggita ai gossipparoli. Se poi così fosse stato sarebbe davvero da internare, laddove avesse di poi deciso di recarsi alla festa dei diciotto anni di questa portandosi dietro persino un fotografo.
Il personaggio berlusconi ha milla sfaccettature e mille contraddizioni. Sta cambiando il paese non solo sotto il profilo politico ma anche sotto quello dei costumi. Ed una certa campagna stampa, soprattutto se attinge alle illazioni, non fa altro che fare da cassa di risonanza.
Non so se sia più pericoloso berlusconi che va alla festa di noemi o santoro che su questa vicenda intesse una intera trasmissione.
Francamente non so più cosa pensare !

Felice Lima ha detto...

Per "Io che speravo che ..."

Carissimo Amico,

innanzitutto, che piacere ritrovarci!

Quanto al problema che poni, tu metti in luce aspetti della questione che preoccupano anche me.

Ma io ne vedo anche altri.

I fatti appaiono i seguenti:

1. La moglie del Presidente del Consiglio scrive a uno dei principali giornali nazionali cose molto gravi sul marito; lo accusa, fra l'altro, di "frequentare minorenni"; dice che si tratta di persona che "non sta bene"; dice che qualcuno "dovrebbe aiutarlo"; si dichiara offesa nella dignità; dice di dovere tutelare se e i suoi figli. In qualunque paese normale questo solo fatto avrebbe molte ripercussioni politiche.

2. Il Presidente del Consiglio va in televisione e dichiara che la moglie è vittima di una trappola tesagli dall'opposizione. In qualunque paese normale anche queste dichiarazioni avrebbero molte ripercussioni politiche.

3. Il Presidente del Consiglio da una versione dei fatti PALESEMENTE FALSA. In sostanza, mente. E lo fa in televisione. Fra le altre cose, sostiene di conoscere da tempo il padre della ragazza. Sostiene di essersi recato casualmente alla festa, perchè invitato estemporaneamente dal padre della ragazza a parlare di cose politiche. Sostiene di non avere frequentato la ragazza prima di allora. Ma, purtroppo, la ragazza racconta ai giornali che lo frequenta da anni, che lo chiama "papi", che lo consola quando è afflitto e altre amenità del genere. Si scopre che non è vero che egli conoscesse il padre della ragazza o per lo meno che lo conoscesse nei termini che dice. Si scopre che, diversamente da quello che ha raccontato, la sua partecipazione alla festa era stata programmata da almeno un giorno, tanto che la mattina sono state fatte nel locale pulizie particolari proprio in vista della sua presenza e che la polizia si è recata nel locale a verificarne la sicurezza molte ore prima di quando lui ha raccontato che avrebbe estemporaneamente deciso di andare alla festa. Si scopre che, per arrivare "sincronizzato" alla festa, subito dopo l'ingresso della ragazza, ha atteso per un'ora sull'aereo fermo a Capodichino. Si scopre che c'è una collana verosimilmente acquistata da prima per regalarla in quella occasione. La ragazza dice di avere ricevuto in passato altri doni in gioielli. La ragazza rilascia una intervista a uno dei più famosi quotidiani europei - il Times - dicendo che lo chiama "papi", ma che non è suo padre.

E' vero, a mio parere, quello che tu dici sul fatto che parlare di queste cose alimenta il degrado dei costumi del paese, ma è altrettanto vero che questo in qualunque paese sarebbe un affare di stato.

D'altra parte tu stesso scrivi: "Penso che se Berlusconi si fosse intrattenuto in solitudine con la signorina ... sarebbe davvero da internare".

Ma purtroppo sembra certo che "si è intrattenuto in solitudine" con la ragazza, almeno per fare quello che ha raccontato lei: farsi ascoltare e consolare.

La ragazza ha detto, fra l'altro anche cose tipo: "Lui è molto impegnato e non può venire sempre, quindi mi chiama e io lo vado a trovare".

Noi abbiamo riso su Monica Lewinsky e Bill Clinton, ma non c'era da ridere.

Infatti, come si deve giudicare l'affidabilità di un Presidente che si mette nelle condizioni di essere ricattato da una stagista?

Cosa avrebbe potuto chiedere Lewinsky a Clinton in cambio del suo silenzio?

Cosa potrebbero chiedere Noemi Letizia e la sua famiglia al nostro Presidente del Consiglio in cambio del silenzio o del racconto concordato di questa vicenda divenuta imbarazzante?

Cosa potrebbe essere offerto in cambio?

Intanto abbiamo una diciottenne che, intervistata e richiesta di dire se si voglia candidare alle elezioni regionali, risponde: "No, preferisco candidarmi alla Camera". Ci penserà "papi".

E' vero che parlarne alimenta un clima pessimo.

Ma purtroppo tacerne anche.

Ovviamente, non sono affatto sicuro che si sia fatto bene a parlarne.

Come non ero sicuro che si sarebbe fatto bene a tacerne.

Quello che mi sembra certo è che, purtroppo, non sono "vicende private", nella misura in cui ciò che in questa e in altre occasioni viene in discussione come possibile oggetto di aspettative sono posti alla Camera e altre cose simili.

Un forte abbraccio.

Felice Lima

Mauro C. ha detto...

Un Bentornato all'avv."Io che speravo che ...", che fa sempre piacere leggere.
Dottor Lima, Lei dice che "Ovviamente, non sono affatto sicuro che si sia fatto bene a parlarne." E fa bene ad avere dei dubbi.
"ll dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola. Solo gli imbecilli son sicuri di ciò che dicono." (Voltaire)------
"Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze."(Bobbio)---
"Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi; ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio, arriverà alla fine a qualche certezza."(F.Bacone)----
E Lei , alla "fine", si è soffermato dicendo, ...certo è che, purtroppo, non sono "vicende private",...
Ma se tutto il mondo ne parla...stasera "Blob", tutto in bianco e nero, era intitolato "DONNALETIZIA", alias Veronica Lario.
E a proposito dell'ex studente e di situazioni immutate negli anni, senza alcun provvedimento per far sì che si arrivi all'emergenza.

Del degrado in tv ne parlavano persone serie come Mino D'Amato ("Chi l'ha visto"?); Renato Tagliani, sulle "nudità" e gli "immorali" premi da lotterie, "corruttivi", della Carrà, in nome e per conto dello share; Giuliano Zincone con un'articolo, "Fuori la coscia, fuori il dolore", del 99.
Mi permetto di riportare un commento che ho postato in merito a un'articolo di Lino Patruno della Gazzetta del Mezzogiorno.it, di cui cito una frase interessante. -----------
" Signora Veronica Berlusconi, il «ciarpame» disgustoso del quale lei ha parlato bisognava, come si dice, ucciderlo prima che diventasse grande,..."
Giusto, dr.Patruno! Il fenomeno ormai ha preso piede (oltre che culo e tette) e gli autori-doc vantano anche l'Igp , tant'è che il prodotto (messo al bando o deprezzato)anziché ritirarlo dal mercato viene riproposto e pubblicizzato da Carlo Rossella (a Matrix lo ha decantato...alla faccia di Veronica?), Antonio Ricci (che per ritrosia è schivo, non si mostra, o forse ha dei ripensamenti?)...Mi sorge il dubbio che ci sia lo zampino di Scapagnini con i suoi elisir di "allungammento del...la vita", una ricetta per inoculare giovinelitudine al Capo (che in cambio gli "accorcia" il lungo deficit accumulato) e &, ma non priva di effetti collaterali? Come le controindicazioni Cei...cui Rossella, inebriato dall'Harem "vel...ato", fa spallucce!-"Mi limito a denunciare un fenomeno...delle Scollacciate e delle Disperate": G.Zincone, 1999; pare oggi. 9/05/09 1:02-------
E giacché se ne "deve" parlare.
Un caso da soap – in “parte” - simile a una delle storie di "desperate housewives" (anche perché l'amica della N/S coppia, Laura Bush, ex-first lady, moglie di George W. Bush, nel corso di una conferenza stampa ha definito Lynne Cheney, moglie di Dick Cheney, e se stessa come "casalinghe disperate"): Eva Longoria, ex-modella decide di smettere di lavorare dopo aver sposato un ricco uomo d'affari, Carlos Solis...che poi viene arrestato (non aveva avv.ti come Ghedini, Sammarco, Perroni, Pecorella,...)...Lo spettacolo è stato inoltre accusato di razzismo, a causa di una battuta sulle filippine.----
Oscar Wild(profeta): "Oggi è pericolosissimo per un marito manifestare attenzioni a sua moglie in pubblico. Ciò fa sempre pensare alla gente che la maltratti in privato. Tanta è l'incredulità del mondo nei confronti di ciò che ha l'apparenza della felicità coniugale"..."Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi"..."Quale rovina per l'uomo è il matrimonio! Esso lo abbruttisce quanto le sigarette, e costa molto di più".
Grande Oscar. La Gazzetta non l'ha pubblicato. Mah!

Annalisa ha detto...

Ho letto i commenti precedenti e volevo aggiungere che secondo me questa questione, non ha la rilevanza di un gossip qualsiasi. La questione ha una forte rilevanza politica, sociale, culturale, etica.

Innanzitutto perché esprime una modalità di comportamento che una volta era considerata socialmente riprovevole, e che invece sta passando come l’assoluta normalità. (Mi riferisco in particolare all’uso distorto del potere per procurarsi benefici, o meglio piaceri, del tutto personali).

In secondo luogo, perché il fatto che una persona che riveste una carica istituzionale così importante si comporti come un “adolescente in calore”, ha sì una rilevanza pubblica se non altro per la pericolosità insita nell’esercizio del potere politico da parte di un soggetto del genere.


Inoltre, come abbiamo potuto più volte constatare, questi comportamenti non sono “meri fatti privati”, ma configurano ipotesi di reato (abuso di potere, corruzione e…..diciamo altro). Abbiamo sentito Berlusconi che spaccia veline e attrici a Saccà, abbiamo visto che è sistematico l’uso della televisione di stato e dei fondi pubblici per sistemare questa o quella non-attrice. Tutto questo ha fatto emergere che la televisione e un certo mondo dello spettacolo sono praticamente un bacino di voti per i politici, un luogo di scambi di favori e non solo.. Il progetto per far cadere Prodi dalla guida del governo è passato attraverso questo tipo di favori. Travaglio diceva ad Annozero che alcuni politici hanno fatto il diavolo a quattro quando la Rai voleva chiudere Incantesimo. Incantesimo!!! Capito?? Pensate quanto è importante per i politici una fiction. Pensate che giri ci sono attorno a queste cose… con i soldi pubblici, con la televisione di stato! E questa sarebbe una cosa privata?

Inoltre, il punto centrale che Santoro ha cercato di mettere in evidenza, è come e perché Berlusconi conoscesse Letizia (il padre, quello vero!) e perché i loro rapporti fossero così stretti. Questa è una cosa che ha una rilevanza politica. Ed è una questione abbastanza importante

Più in generale, queste situazioni, sono esemplificative del degrado di una società in cui si può fare carriera senza avere alcuna capacità o alcun titolo, basta essere disposti a “tutto”, e in cui, come ha detto una signora intervistata nella trasmissione, è bene che in ogni famiglia si conosca una “persona importante”, perché così ti può fare favori, puoi trovare scorciatoie…

Altra cosa molto importante che emerge è il legame sempre più forte tra mondo della politica e mondo dello spettacolo, che viene fatto passare come una cosa normale, in realtà parla della degenerazione culturale, morale, di costumi in cui il nostro paese sta affondando.
Ieri a Report, si parlava di Lele Mora che con Fiorani ha provato a fare la scalata alla banca di S. Marino. Cioè ormai le cose si fanno e si decidono nei salotti “buoni” fra un bicchiere e l’altro, una canzone e l’altra, e chissà cos’altro. Neanche nel peggiore assolutismo monarchico l’ambiente di corte era così squallido. E questa sarebbe una Repubblica democratica? Su queste basi non può certo stupire che si voglia cambiare radicalmente la Costituzione post-fascista, che prefigura una società del tutto diversa da quella attuale italiana.


E’ come se il mondo dello spettacolo fosse divenuto la base, l’humus della politica. Dal mondo dello spettacolo si attingono addirittura i personaggi da candidare, perché sembra che i partiti non abbiano nessuno di meglio da candidare che le veline, o vari altri big dalla dubbia storia politica. Questo parla della miseria della politica in Italia.

L’altro giorno ho sentito una intervista a De Magistris alla televisione Red e un ascoltatore gli chiedeva che differenza c’è tra la sua candidatura e quella di Iva Zanicchi (se non sbaglio), perché assumeva che entrambi fossero stati candidati a motivo della loro “fama”. Ma possibile che dobbiamo sentire queste idiozie? Possibile che si mette sullo stesso piano chi ha un passato e una esperienza di lavoro a livello istituzionale e di impegno civile, con chi ha fatto spettacoli alla tv??
Questo accade perché la politica è stata degradata a spettacolo, messa in scena, finzione illusoria.

Tra poco vedremo candidato Fabrizio Corona, perché no, ha tutte le carte in regola, è famoso, molto amato dal pubblico televisivo, incarna i desideri e i sogni degli italiani, è amato dalle donne (?).

Inoltre è questione non di poco conto e politicamente rilevante il fatto che certi comportamenti siano non solo messi in atto ma ostentati proprio da chi si propone come paladino della famiglia, va a braccetto con la Chiesa, dice di difendere i grandi valori della vita, fa le crociate contro le coppie di fatto, contro l’aborto, contro il testamento biologico…
Se fossi uno di quei cattolici che sono andati al family day (e non lo sono), o se fossi un prelato, farei più di qualche riflessione su queste cose.


Infine, da queste situazioni emerge la concezione che Berlusconi ha della donna, che poi è quella espressa dalla tv, dai media, dalla pubblicità, e confermata da questi stuoli di veline e attricette da strapazzo. Tutto ciò è di una gravità assoluta perché contribuisce a creare e diffondere una “cultura” e un modo di relazionarsi alle donne che peggiora sempre di più in Italia. In tutti i campi.

Parlarne, non è fare da cassa di risonanza a degli stupidi gossip, ma cercare di capire fatti che hanno una rilevanza enorme. Il problema piuttosto è come se ne parla, se in forma di mero pettegolezzo, oppure chiedendosi cosa c’è dietro un tale sistema.

menici60d15 ha detto...

Il deuteragonismo

Gentile dr Lima, quanto Lei scrive critica ciò che avevo scritto nel Suo blog il giorno prima sullo stesso argomento, sotto un altro post (I 18 anni di Noemi e la sanità integrativa; http://toghe.blogspot.com/2009/05/la-politica-nel-nostro-paese.html): mi permetta di dissentire amichevolmente, e poi di andare oltre a quanto da Lei affermato, e, senza più alcun riferimento a Lei, trattare il tema, che mi pare davvero fondamentale, da un punto di vista generale.

Non condivido neppure le posizioni di Mauro C., che nel congratularsi con Lei per le Sue posizioni, contrappone il Suo dubbio alla certezza degli imbecilli. Ammiratore di Cartesio, il filosofo del dubbio metodico e, non meno importante, della molteplicità del reale, a Mauro C. dico che col dubbio bisogna convivere, ma in certi casi, per esempio per le notizie scandalose e anomale di Novella 2000, è più equilibrato che il dubbio assuma la forma di un ragionevole scetticismo. L’appello al dubbio unito all’accusa di dogmatismo (o di imbecillità) è tipico degli ufologi.

Se anche, come Lei sostiene, la relazione di Berlusconi con Noemi e il suo annunciato divorzio non fossero vicende private, credo che ciò nonostante sarebbe preferibile astenersi dal discuterle.

Non credo che un politico esperto come Bill Clinton non abbia preso precauzioni per prevenire la possibilità che una ragazzina potesse ricattarlo; ma se dopo avere scalato la massima cima della politica mondiale avesse commesso tale errore da principiante, e se la ragazzina fosse stata tanto matta da tentare realmente di ricattarlo, un’agenzia apposita che protegge i presidenti USA, il “Secret Service” (non è la CIA), avrebbe provveduto a disinnescare il problema. Se il presidente degli Stati Uniti avesse dovuto fronteggiare un ipotetico ricatto di un’amante, a lui e alla nazione non sarebbe accaduto proprio nulla; così come non è accaduto nulla quando Clinton ha detto che gli USA non c’entrano con la strage di Ustica. Roma locuta. A J.F. Kennedy dovettero sparare; non lo estromisero rivelando il suo maniacale “womanizing”, o facendolo cadere in qualche scandalo sessuale.

Parimenti, non credo che quanto Lei ipotizza sia verosimile: che la famiglia di un usciere sia in grado di ricattare uno degli uomini più ricchi, un piduista, presidente del consiglio, di pochi scrupoli, etc. La famiglia Letizia sembra piuttosto al totale servizio di Berlusconi, come tanti.

Quello che a me pare del tutto anomalo è che la notizia del fattaccio provenga dai media del colpevole, dalla famiglia del colpevole, dalle esibizioni del colpevole. Questa singolare situazione, nella quale la fonte e i responsabili dello scandalo coincidono, o sono vicini, è frequente; nonostante ciò, o forse per questo, i commentatori non sembra ci facciano molto caso; e non vedono analogie con le attricette che protestano perché fotografate in effusioni dopo che il fotografo l’hanno chiamato loro. Capisco il dubbio sistematico, che non deve mai essere azzerato; ma “certa evidenza circostanziale è molto forte, come quando trovi una trota nel latte” (Thoureau; si riferiva alla pratica dei lattai di annacquare il latte).

Occorre proteggere le minori da Berlusconi ? Fino a quando una fonte degna di ascolto, come la magistratura, non ci documentasse ciò, resto dell’idea che sia svantaggioso accettare di scendere in questo gioco di specchi con un fregoli come Berlusconi, quando gli si possono muovere contestazioni più fondate e sostanziose. Non si può essere ignari e fiduciosi come bambini su temi come la sanità integrativa e amletici su “Verissimo”.

E’ vero che l’argomento avrebbe risvolti politici degni di attenzione, es. la nostra immagine internazionale; ma allora il tema dovrebbe essere “Perché ci facciamo sputtanare all’estero da questo istrione ?”; invece così si continua a permettere che Berlusconi detti gli argomenti da contestargli. Mentre c’è solo l’imbarazzo della scelta per contestargli altre cose, politicamente molto più rilevanti.

Credo che questa sia stata un’occasione perduta. Al tempo della serie del presidente manager, operaio, intellettuale, buon padre di famiglia, capobanda, etc. a Roma c’era un grande manifesto con Berlusconi e la scritta “Per un presidente contadino”. Qualcuno con la bomboletta di vernice aveva aggiunto “Allora va a zappà la terra”. Cosa sarebbe accaduto alla credibilità di Berlusconi se la reazione all’agghiacciante rivelazione di Berlusconi-vecchio-satiro, degna del miglior Beautiful, fosse stata uno sbadiglio; seguito da una discussione a occhi aperti su cosa sta facendo per la crisi economica, l’occupazione, i giovani, la giustizia, l’equità sociale, la sanità, l’ambiente, i servizi al cittadino.

Penso che quanto avvenuto sia espressione di un problema endemico, che chiamo di “deuteragonismo”. E penso che questo sia un problema cruciale, pari a quello della DC, del craxismo, e oggi del berlusconismo; ma non riconosciuto, o largamente sottovalutato. Col deuteragonismo anziché fare un’opposizione vera, un’opposizione antagonista, che sceglie lei cosa contestare e come, si fa da secondo a chi è al potere, accettando di ribattere, in termini prevedibili, ai temi che vengono scelti da chi comanda; e di trascurare i temi che devono restare fuori dal dibattito, e quindi devono sembrare inesistenti.

Il deuteragonista fa l’opposizione che il potere vuole che si faccia; assicura così la fictio democratica; fa da spalla, da contraltare, per dialoghi che devono avere una conclusione predefinita; e allo stesso tempo è parte integrante di quella forma di controllo detta “agenda setting”. Ha inoltre l’importante funzione di inibire forme di opposizione non gradite, prendendone il posto e combattendole, come dirò.

Invece di correre platealmente in soccorso al vincitore, si può fargli l’opposizione che lui desidera, per ottenerne la benevolenza e ricompense. Penso che la posizione del deuteragonista sia per molti una vocazione, connaturata a tratti caratteriali, e a tratti culturali nazionali, che viene abbracciata con convinzione e sincerità. Guardando a certi casi, come quello dell’attuale opposizione dei DS, penso che per molti sia anche un mestiere. Comodo, ben retribuito e di un certo prestigio.

Antagonista non vuol dire estremista, e deuteragonista non vuol dire blando. Antagonista può voler dire: “abbiamo capito, Berlusconi ci tiene a far sapere che alla sua età va ancora a donne; mah; cosa vuol fare sulla sanità integrativa ?” D’altro canto, il terrorismo, che ha fatto così comodo al potere, potrebbe essere guardato anche come una forma di deuteragonismo, inconsapevole (ma non sempre). Forse Pasolini si riferiva a ciò quando scrisse “essi credono di spezzare il cerchio e non fanno altro che rinsaldarlo”. Il magistrato Giovanni Tamburino ha scritto, considerando il ruolo dei servizi nel terrorismo, una pagina illuminate su questa tecnica del potere, che “A livello di maggior sofisticazione costruisce la propria opposizione” (In: G. De Lutiis, Il golpe di Via Fani, 2007. Pag 19). Solgenitsin, reduce dal gulag, ha scritto che il regime sovietico favoriva critiche su fatti circoscritti, purché non venisse messo in dubbio il sistema.

Certamente non tutte, ma alcune delle numerose “persecuzioni” o minacce ufficiali, tanto clamorose ed esagerate quanto senza conseguenze, sembrano fatte per creare dei curricola credibili di dissidente per il lancio di deuteragonisti di riferimento. Mentre per chi dev’essere veramente censurato si cerca di lasciare meno tracce possibile. Così ci sono dei “censurati” che tengono banco, mentre altre persone scompaiono dalla loro attività apparentemente senza motivo, senza grandi disturbi. Forze di polizia e magistrati che si occupano di queste manipolazioni a volte operano come dei truccatori, che dipingono sul viso di coloro che devono avere le credenziali di perseguitato i segni delle percosse; per quelli che vanno zittiti davvero ma non si deve sapere, sono come sbirri che picchiano coi sacchetti di sabbia.

E’ una forma cronicizzata e irredimibile di subalternità l’opporsi a chi comanda nei termini da lui dettati. Mettersi contro in maniera autonoma e netta, impermeabile ai condizionamenti del potere, facendo il punto della nostra posizione non sull’avversario, ma rispetto ai problemi reali sul tappeto e ai princìpi fermi nei quali crediamo, non è ciò che sappiamo fare meglio. Forse per questo sia il potere, sia i sudditi, fanno presto a tacciare di eversione, di terrorismo, di anarchia o almeno di eccessivo spirito libertario o eccentricità chi non si attiene al canovaccio del dissenso scritto dal potere.

Eppure una delle regole base dell’autodifesa è di non farsi dettare la difesa dall’assalitore: se ti afferra alla gola, consigliano i manuali, non cercare di togliergli le mani, come viene istintivo fare, ma colpirlo a nostra volta nella maniera più dolorosa in qualche parte del suo corpo per fargli mollare la presa.

In questo modo invece l’opposizione acconsente a comportarsi come il protagonista prevede si comporterà; il potere può così ad esempio sollevare ad arte degli scandali, volendo ottenere una certa modifica nell’opinione pubblica. Come le vergognose manovre sui clandestini (Animalità razionale. http://toghe.blogspot.com/2009/02/i-medici-che-denunciano-i-pazienti.html): credo che per gli immigrati alla fine tutto andrà come vuole il Vaticano, al quale entrambi i contendenti fanno riferimento. Né più, né meno. Mi pare che questa tecnica, di suscitare una convinzione sostenendo la tesi contraria in forme rozze e deboli, fosse chiamata “ductus subtilis” dagli antichi rètori.

Un’altra tecnica di convincimento consiste nel partire alto per poi fingere di fare concessioni. Va bene, non candido una fila di ballerine. Hai vinto. Ti candido una squadra di anonimi yes men forchettoni. O la variante “bad cop, good cop”: non votate quel maiale; votate noi, (che gli abbiamo “portato l’acqua con le orecchie” (Guzzanti)); e vi daremo un berlusconismo serio, e con lo sconto.

Si ha l’impressione che di scandalo in scandalo, di meraviglia in meraviglia, di angoscia in angoscia, si trovi il modo di non parlare mai delle questioni di routine che riguardano i cittadini comuni e la loro vita quotidiana, o di parlarne il meno possibile, come di un argomento tra i tanti. I temi discussi, inclusi i temi del dissenso, ormai formano un reality continuo, tanto accattivante quanto vuoto. Richiamare alla realtà è sconveniente come per uno spettatore irrompere sul palcoscenico durante la recita.

L’opposizione parlamentare è arrivata al punto di necessitare di storie squallide come questa di Berlusconi e la diciottenne per darsi un tono. Il centrosinistra non solo pratica il deuteragonismo, come è suo diritto, ma è nemico acerrimo di coloro che sono su posizioni magari “artigianali”, ma comunque antagoniste, ovvero di opposizione genuina, senza inciuci, senza contropartite sottobanco.

L’opposizione antagonista mostra, per comparazione involontaria, o per denuncia diretta, la non autenticità del deuteragonismo del centrosinistra; inclusa in molti casi la non autenticità personale. Viene così contrastata dal centrosinistra, che dovrebbe essere un alleato, non meno che dal centrodestra. Ed è odiata più dal centrosinistra, per il quale potrebbe essere motivo di imbarazzo o di vergogna anche personali, che dai poteri reazionari, che sanno di poterla schiacciare, e coi quali il contrasto è aperto e dichiarato. In questo modo il centrosinistra va a costituire una cintura protettiva per il centrodestra, che è un compito primario del deuteragonismo. Sembra che ciò risalga ad un’antica tradizione, anche se sta prendendo forme caricaturali negli ultimi anni.

Il risultato è che l’opposizione in Italia è libera di scorrere, ma incanalata in argini di calcestruzzo. Il convento passa periodicamente dei temi, dei disegnini da colorare, ma guai a variazioni o a proposte alternative. Basta deviare di poco, basta voltare la testa davanti al pastone quotidiano, che subito i pennini del sensibilissimo sismografo di qualche professionista del dissenso rilevano il tremito di un presuntuoso, un imbecille, che si permette di criticare la velina del regime su quale infamia il regime stesso ha commesso questa settimana. Su certi blog si può ottenere di farlo bannare; su altri, gli si può fare la guerra. Il disturbatore viene sistemato, e l’opposizione, così depurata, prosegue il suo corso serena, con il vigore tipico delle popolazioni “inbred”, quelle dove gli incroci avvengono ripetutamente all’interno dello stesso ceppo.

Contemporaneamente allo scandalo su Berlusconi ordinato da Berlusconi, e al libro bianco sulla sanità integrativa, c’è stata in questi giorni la stretta di mano tra Licia Pinelli e Gemma Calabresi. Anche a me questo incontro è parso bello, sul piano umano. Si dovrebbe però avere il coraggio di parlare anche di cose come la lista degli 800 che firmarono contro Calabresi, esempio storico delle terribili insidie del dissenso conformista. Questo argomento invece è di cattivo gusto, è da astiosi; espone quei meccanismi strutturali che permettono che, mentre le parti si riconciliano per fatti di 40 anni fa, commettano insieme azioni impresentabili proprie del “doppio Stato”, delle quali si parlerà forse tra 40 anni. La lista è stata rimossa dalla memoria; ed è anche difficile trovarla. Su internet ho trovato solo una lista parziale. In quella lista c’erano pecoroni, opportunisti e cattivi maestri, ma anche persone oneste, e maestri autentici come Bobbio e Pasolini. Mi sono chiesto se non avrei firmato anch’io, e torno su questa domanda ogni volta che si parla di Pinelli e Calabresi. E’ un esercizio che mi permetto di consigliare a tutti i commentatori.

Il potere non è solo più forte di noi; io credo che, nella sua perfidia, sia più furbo, di me e di molti altri. Se non possiamo impedirgli direttamente di fare ciò che vuole, possiamo però rifiutare di pensare come lui vuole che pensiamo. E questa libertà, se l’abbiamo raggiunta, non ce la dovremmo fare togliere. Né dal Berlusconi di turno, né dai suoi volenterosi oppositori certificati.

Anonimo ha detto...

Grazie ai 5 Autori (Annalisa in particolare) dei commenti riportati qui sopra. Avevo tanto bisogno di sentirmi una persona normale!
bartolo

Silvio Liotta ha detto...

Mi limito ad osservare che mi sembra alquanto azzardato pensare che, anche in questa vicenda, Berlusconi abbia ordito la sceneggiatura della sua ennesima commedia. Dare la stura alle pretese ereditarie della moglie a beneficio dei di lei figli; presentarsi al salotto di Vespa balbettando improbabili racconti semiseri; far marcia indietro sulle candidature di quelle affascinanti donne che gongolavano, giusto qualche mese fa, sulle ginocchia del presidente-Don Giovanni (si sa gli italiani sono calienti); dover convocare per i tre giorni successivi conferenze stampa in cui addirittura tenta di parlare di politica: del bilancio del governo, della politica estera (Frattini al guinzaglio); insomma cose che fa un Presidente del Consiglio; e che quindi difficilmente fa Berlusconi, che preferisce all’austerità dell’impegno di governo la sobrietà scanzonata della commedia dell’arte (quella all’italiana, s’intende, pregevole sul viso dell’artista, volgare nel doppio petto dell’arricchito). Penso che Berlusconi questa volta avrebbe preferito che la Noemi avesse taciuto (le foto potrebbero essere un’altra storia). Non è la prima volta che si trova, suo malgrado, a recitare in un ruolo drammatico piuttosto che nella solita commedia. Nessun soverchio problema, per lui. Ci sono sempre i co-protagonisti dell’opposizione (indicati dal commento precedente), a fare da spalla e dare una mano per la battuta successiva.

Il vero problema (dubbio o non dubbio è quello che al momento penso) è che in Italia non c’è più niente da dire: un Presidente abusivo; una classa dirigente corrotta; pochi spiccioli in tasca; i magistrati cani da guardia del potere politico che con esso condividono i rituali del degrado. La massima espressione del Potere esecutivo che esercita la funzione a beneficio del proprio impero, costruito sulla corruzione della prima repubblica; che intende la politica estera come palcoscenico della sua immagine personale (e non come prestigio e serietà della nazione).

Insomma di cosa dovremmo parlare? E soprattutto dove? Pasolini sosteneva (intervistato da Biagi) che in televisione non avrebbe potuto dire ciò che voleva. E penso che avesse ragione. Vogliamo dire in TV che il Presidente del Consiglio non può esercitare quella funzione perché è beneficiario di concessioni statali? Ci prenderanno per pazzi. Perché la continua rimozione del discorso politico ci ha rigettati nel “benpensantismo” coatto; dove l’abusivismo del Presidente sarebbe un argomento scabroso. Allora di grazia, di cosa dovremmo parlare? Lasciatemi almeno guardare in pace l’ultimo atto della sceneggiata napoletana (per i prossimi anni a palazzo Chigi).

Silvio

Silvio Liotta ha detto...

Continuando e approfondendo la lettura dei precedenti interventi, il deuteragonismo (se ben capisco: il co-protagonismo dell’opposizione nella “recita” del potere) attirava la mia attenzione. Vorrei aggiungere qualche considerazione in merito. Il concetto è interessante, ma personalmente non lo legherei al concetto di opposizione bensì a quello di “corrente” (in un senso quasi partitico) . Ciò non significa che il centro sinistra non sia affetto da deuteragonismo, anzi sono profondamente d’accordo che lo sia. Il deuteragonismo del Centrosinistra è proprio di una corrente del potere, che perde finanche la finzione dell’opposizione per diventare corrente; lentamente ma inesorabilmente. Corrente di un potere personale pervasivo ed inattaccabile.

Il concetto di deuteragonismo così ragionando, attraverso l’eliminazione di ogni alternativa reale, ci porterebbe verso un sistema con i connotati dell’autoritarismo plutocratico; quando personale, quando oligarchico.

Silvio

Mauro C. ha detto...

menici60d15 ha detto...
"Il deuteragonismo"
Al fine di fugare dubbi di ogni sorta su quanto intendevo su "dubbio": qualora non ci siano dubbi che sia l'ggetto del contendere, del fraintendimento.
Ad evitare che di desse adito e ragione a Oscar (non mi dica che almeno la prima frase non è profetica e azzeccata): la prima volta passi per errore ma la seconda volta si tratta di negligenza.
Si sa che le citazioni di letterati non si possono "Lima-re", e forse è eccessivo e sbilanciato dare dell'imbecille a chi ha certezze assolute, e persino ridicolo è poco attinente.
O forse no, se penso che sono 2 parole che, casualmente , eprimono serietà e facezia, che ben entrano nella discussione se si/ci divide tra la seria politica e il frivolo gossip.
Altro dubbio "seminato" come vorrebbe Bobbio, o punto di partenza per arrivare a una certezza, secondo Bacone? Che mi pare più consono.

Tento di chiarire l'equivoco o malinteso per evitare di perderci...negli spazi siderali e passare per "ufologi".

Il dubbio, io lo riferivo al fatto (posto dal dr Lima) che non si può essere certi che parlandone sia più utile che, al contrario, non se ne parli, a prescindere dalla questione di merito e dei contenuti.
Per esempio, da tempo dico che il Pd sbaglia quando ne parla, quando dice agli elettori (e allo stesso B) che il premier sbaglia per poi consentirgli di apportare corrrezioni, emendamenti o rivoltmenti di frittate (ricordate le 100 padelle di Giuliano Amato);
magari smentendo la sera ciò che ha detto, o tentato di fare in modo rozzo e maldestro, la mattina... con l'ausilio della "squadra" di cialtroni/e che s'è costruita.
La bugia o boutade che sia dell'oggi che viene smentita con altra falsità nel negarla (qui lo dico e qui lo nego!), offendendo l'intelligenza dei cittadini... soggiogati (se non truffati)dall'abuso di credulità, millantato credito, falso ideologico...

Ma poi, è possibile non aver colto il senso, anche con ironia, di molte parole indirizzate al soggetto di cui stiamo palando?
"nudità, corruzione, share (uguale consenso), il prodotto peggiore sul mercato, Matrix, Rossella, deficit di bilanci, i soldi a Scapagnini e il suo Capo,giovinelitudine, i suoi avvocati, il no della Cei,...e poi gli amici lontani: Bush, Cheney, i ricco Carlos (in manette), il razzismo e le filippine, abbronzati..."
Ma i vero problema, guarda caso, è proprio il "pragmatismo/decisionismo" e la certezza del governo "del fare" che porta a nutrire seri dubbi su un futuro di vere certezze!

Felice Lima ha detto...

A menici60d15 (commento dell'11.5. alle 14.16).

Caro menici60d15,

Lei pone un problema oggettivo e condivido molte delle Sue considerazioni.

Il guaio è che il problema è oggettivamente molto complesso e, condividendo come sempre le analisi di Silvio (Liotta), credo che il nostro guaio sia che la crisi in cui siamo non è una crisi di modi, di forme, di partiti, ma profondissima di contenuti reali. E' una crisi di valori sociali, di morte di valori condivisi, di enorme vitalità di vizi condivisi.

In questo contesto non ci sono regole semplici per operare.

Tornando al tema da Lei posto, a me pare che sia vero che parlandone si producono alcuni degli effetti perversi da Lei segnalati. Ma è anche vero che tacendo se ne producono altri.

Tacendo, passa l'idea che tutto, ma proprio tutto, si può fare senza che succeda proprio nulla.

Per questo la linea che abbiamo scelto sul nostro blog è stata di non farne una "campagna" di mille articoli, ma, seppure sobriamente, parlarne.

Giusto per dire che a noi non pare "normale" che il Presidente del Consiglio possa andare in televisione a mentire clamorosamente senza che nessuno almeno se ne lamenti.

Minorenni o non minorenni.

Un caro saluto.

Felice Lima

menici60d15 ha detto...

Il mediatico e l’extramediatico. Il caso delle ghiandole sessuali maschili.

Caro dr Lima, grazie per la Sua risposta del 12 mag alle 9.24. Credo che su un punto siamo tutti d’accordo: non si può tacere; e non si può lasciar passare tutto. Ci dividiamo su cosa non può non essere contrastato, avendo evidentemente criteri diversi: secondo Lei, e la maggioranza, un caso come quello di Silvio-Veronica-Noemi ha priorità elevata, o è “obbligatorio”; secondo me invece questo è uno dei tanti argomenti che andrebbero messi in fondo alla lista, o respinti.

Il proteiforme Berlusconi ora ha assunto fogge priapee; l’opposizione invece ha come modello le figure pacate e intense di Enrico Berlinguer e Luciano Lama. Nonostante questa diversità di aspetto, su temi importanti vanno sorprendentemente d’accordo: la sanità integrativa, ma si possono fare innumerevoli esempi. In USA, assicurazioni mediche private significa decine di milioni di persone senza copertura medica, o, ciò che è più rilevante da noi, con copertura parziale; significa un rischio basso, ma non trascurabile, di bancarotta per le famiglie in caso di malattie gravi. Significa una medicina che, badando ai suoi interessi, spesso ti dà quello che non ti serve e che ti fa male, e non ti dà quello che serve.

Non so che forma prenderà in Italia la medicina delle assicurazioni, ma mi sembra che converrebbe bypassare le cento bubbole di Berlusconi, e le relative proteste dei compassati personaggi del centrosinistra, per occuparsi della loro singolare sintesi su tanti temi trascurati come questo. Anche perché Berlusconi il libertino e i “militanti severi” mentre si rinfacciano a gran voce la responsabilità di scandali da rotocalco come questo, sono inoltre accomunati dalla volontà di ottenere il silenzio, anche con le maniere forti, su certi loro comuni affari; certi loro comuni asservimenti, il protagonista col deuteragonista, al grande business, come quello della biomedicina.

A proposito delle principali ghiandole sessuali maschili, ovvero prostata e testicoli. Le diagnosi di tumore della prostata nei 5-10 anni intorno al passaggio di millennio sono raddoppiate, così che ora questo è il tumore più frequentemente diagnosticato negli uomini. Un fattore primario di sofferenza, malattia, danno economico, ha raddoppiato le sue dimensioni in un modo che può essere detto fulmineo. Gli addetti tacendo in nome del distacco scientifico, gli altri perché non lo sanno o possono dire di non saperlo, nessuno lancia allarmi su questo aumento brusco del carico di male, e discute dei rimedi. I toni sono piuttosto celebrativi. Ci sono molti elementi, e anche studi scientifici specifici, che indicano che tale impennata, sconcertante sul piano biologico, sia sostenuta da sovradiagnosi (es. Telesca D. Etzioni R. Gulati R. Estimating lead time and overdiagnosis associated with PSA screening from prostate cancer incidence trends. Biometrics, 2007. 64: 10-19).

Ovvero, con l’introduzione di un test di screening vengono reperite, etichettate come cancro, e trattate come tali, alterazioni morfologiche che biologicamente non si sarebbero comportate come cancro, e sarebbero state scoperte, eventualmente, solo all’autopsia, dopo la morte per altre cause. In serie autoptiche, tali lesioni, considerate carcinomi della prostata incidentali, sono state repertate con una frequenza che varia dal 15% al 50%, correlata all’età del paziente e a quanto è stata approfondita la ricerca.

Chi è addentro alla medicina ed è un poco smaliziato sa che la diagnosi clinica di cancro attualmente più frequente nell’uomo ha gravissimi problemi di falsa positività. Ma ciò è una di quelle che l’economista Galbraith ha chiamato “le frodi innocenti”: tutti gli insider sanno che è così, ma non la percepiscono come una frode, e fanno finta di nulla. E’ una situazione frequente nelle frodi dell’economia e della finanza.

Come per la Parmalat. Non varrebbe la pena considerare questo problema della diagnosi di carcinoma della prostata? Con tutte le cautele (incluse quelle sul falso dissenso medico); ma senza censure. Le terapie per il carcinoma della prostata possono provocare impotenza, e comportare la castrazione, oltre che l’asportazione della prostata: mentre guardiamo cosa combina Berlusconi, sono le nostre ghiandole sessuali ad essere messe a rischio, con la complicità del governo.

Ma di mezzo ci sono montagne di soldi facili, che non occorre riciclare, essendo puliti, e riveriti, dall’inizio; e un sacco di buoni o ottimi posti di lavoro. Se ipoteticamente chi comanda avesse dovuto scegliere tra i due temi, avrebbe pensato: meglio che si indignino sulle ghiandole di Berlusconi che sulle loro. Sugli scandali come questo facciamoli sfogare, ma sull’inflazione galoppante di diagnosi di carcinoma prostatico che ascoltino i messaggi addomesticati dei media, senza discutere. Infatti i media propagandano con la regolarità di piazzisti il business dello screening per carcinoma prostatico (è di queste ore la notizia che la Corte europea ha decretato che notizie giornalistiche in campo medico, prodotte da giornalisti formalmente indipendenti, possono costituire pubblicità; e quindi essere perseguibili come pubblicità illecita).

Per di più, parlando di Berlusconi sciupafemmine si ottiene come epifenomeno il risultato di alimentare il mito giovanilista, che, come è stato osservato, porta gli anziani a sottoporsi a test di screening. E il test di screening per carcinoma alla prostata di questo sostegno ne ha bisogno, perché non si è riusciti neppure a produrre, con tutti gli aiutini, prove scientifiche della sua efficacia. Due piccioni con una sassata.

Così abbiamo una differenza speculare tra mediatico (e qui chi più ne ha più ne metta) ed extramediatico (e qui censura) in tema di ghiandole sessuali maschili: Berlusconi che dice di spendere tre ore a notte in rapporti sessuali, e la triste fine di una parte dei tanti che incappano in una falsa diagnosi di carcinoma della prostata. Extramediatico cioè “fuori dal mediatico” o “escluso dal mediatico”. Extramediatico non vuol dire “extraterrestre”; però, siccome, come disse mi pare Giovanni Paolo II, “quod non est in video non est in mundo”, l’extramediatico sembra avere uno statuto ontologico più fragile rispetto al mediatico. Anche nel caso che sia quest’ultimo a essere inventato. Così l’extramediatico suona sempre un po’ marziano, e questo favorisce la sua emarginazione o censura. Soprattutto davanti ai trionfi del corrispettivo mediatico.

Questa distinzione può anche aiutare a comprendere lo sconforto di chi, tentando di togliersi il bavaglio per parlare dell’extramediatico, vede l’ennesimo grottesco “spottone” venire considerato - che per il mediatico equivale a venire celebrato - su stimabili luoghi di critica politica. Non dico e non penso che la crisi Noemi sia stata allestita per favorire il business sulla prostata. Ma va oggettivamente anche in quella direzione. Oltre che con l’effetto epifenomenico già detto, l’aiuta allontanando ulteriormente dall’extramediatico. Ci sono mondi possibili più o meno vicini, ci spiegano i filosofi, e così stiamo navigando sempre più lontano dal mondo reale.

Nel 2006, il New York Times, nella pagina del business, in un articolo parte di una serie sulla medicina intitolata “The sirens of profit” riportava come gli urologi statunitensi stessero investendo in una costosa e discussa macchina per la radioterapia del cancro della prostata, in quanto assicurava rimborsi dalle assicurazioni per cinquantamila dollari a paziente. Ogni anno in USA si fanno duecentoquarantamila di queste diagnosi. Il carcinoma della prostata è un cancro dell’anziano. Due settimane fa la Società americana di urologia ha stabilito di espandere ai quarantenni l’offerta del test di screening che ha provocato il raddoppio di diagnosi: se questa è l’aria che tira non so come farà Obama a ridurre la spesa sanitaria USA, da lui definita, pochi giorni fa, “fuori controllo” e “una minaccia per l’economia”. Obama, che sta negoziando un taglio alla spesa sanitaria di 2000 miliardi di dollari in 10 anni, segna un cambio di tendenza, ma non potrà cambiare il sistema.

Ci si lamenta che Berlusconi controlla l’informazione. Ma se ci sono argomenti-Noemi e argomenti-figli-della-serva non è solo colpa di Berlusconi. E’ Berlusconi che traccia il palinsesto, ma è l’intellighenzia deuteragonista che lo difende. Un’intellighenzia composta di figure eterogenee, che variano dal galantuomo al suo opposto; e che comprende lo scagnozzo dei preti; i quali hanno agenti in entrambi gli schieramenti, e sono i pupari; se ne ridono di protagonista e deuteragonista, e orientano verso l’esito desiderato lo scontro dei due paladini. Pupari come Mangiafuoco, che però era burbero, e aveva il cuore tenero.

Un tempo c’erano i magistrati un po’ occhiuti che facevano sequestrare le riviste pornografiche esposte nelle edicole. I critici sostenevano che serviva a non occuparsi di altre sconcezze. La pornografia dell’affettività, come per “Incantesimo” del quale ho parlato nel commento sui 18 anni di Noemi; e la pornografia del silenzio, su quanto sta avvenendo in oncologia, non le contrasta nessuna forza. Né formalmente né informalmente. A partire dai centri del dissenso.

Mi sembra poco importante, in senso relativo, e tatticamente controproducente, considerare notizie scandalistiche come questa di Noemi, lasciando nel silenzio ermetico tanti altri temi, es. quelli che indico. Mi chiedo quanti altri problemi, di settori che non conosciamo, restano coperti sotto il dissenso canonico. Qual è lo “spettro del visibile” per l’ufficialità, e qual è lo spettro del visibile per il dissenso ? Se sono ugualmente ristretti, se le lunghezze d’onda sono le stesse, o quasi, questa è una patologia del dissenso. Così il dissenso sarà predisposto a rispondere al potere come vuole il potere, e pronto a isolare e espellere quelli che non lo fanno. Che è quello che avviene. Mi sembra che senza il deuteragonismo, che non è questione di correnti ma di anima, la situazione non sarebbe così nera come dice Liotta; che sia il deuteragonismo che ha reso possibile “la resistibile ascesa” e il mantenimento al potere di personaggi e forze che davanti ad un’opposizione animata da un diverso spirito critico non potrebbero spadroneggiare.

Da quanto Lei scrive, mi sembra che da questo scambio possa emergere almeno un principio minimo condiviso, e che costituisce una regola semplice: il non rispondere ad alcuni scandali può avere un senso. Non può essere liquidato come un’imbecillità. Al contrario, bisognerebbe avere presente il pericolo - e la piaga - del deuteragonismo, e affrontare il problema della costruzione autonoma, indipendente e non ingenua della scala delle priorità.

Bisognerebbe avere presente anche la dicotomia mediatico/extramediatico. Il mediatico è spesso falso: a tale falsità può corrispondere un extramediatico, che in quanto tale non è visibile, ma che non solo è in questo mondo; può anche essere molto utile conoscerlo. Non è affatto una resa, un tacere, un’acquiescenza, un chiudere gli occhi, un lasciarle passare tutte, la scelta di “espungere” certo vistoso mediatico dal campo visivo per non farsi distogliere dall’extramediatico. Sarebbe necessario procedere ad un riequilibrio su base razionale tra le due entità, andando contro le impressioni istintive, ricordando che tendiamo a scambiare il media per il messaggio. Recuperare l’extramediatico, del quale ci siamo sbarazzati troppo frettolosamente con l’avvento dei media di massa, aiuta a ridimensionare il mediatico.

Resto quindi dell’idea che a volte è meglio tacere su certi scandali vistosi (soprattutto se sono di quelli che si commentano da soli), in modo da non tacere su altri, che sono poco visibili e attivamente nascosti. Forse quella dei castelli in aria è tra le demolizioni più difficili. Anche in uno scritto attribuito a J. Swift, “L’arte della menzogna politica”, si afferma che talvolta è preferibile combattere il potere della menzogna non contraddicendola; l’autore suggerisce di non confutarla ma di accettarla; e di modificarla con un’altra menzogna. Ma è curioso, Berlusconi sembra “non falsificabile”: non è facile pensare di aggiungere una menzogna credibile a quelle che impersona. Una volta che ci siamo riusciti, occupiamoci della sanità integrativa, dello screening per il cancro della prostata, oppure di qualcuno dei mille altri importanti temi, di tutti i campi, che sono orfani, che non hanno nessuno che si curi di loro. O almeno, non diamo una mano a coloro che, pagati o volontari, danno addosso a chi vuole presentare osservazioni su argomenti extramediatici.

Swift nella sua “Modesta proposta” per risolvere il problema della povertà in Irlanda consigliava, sulla base di un’analisi economica, di commerciare in bambini, da usare come alimento. Io vedo che oggi la sua proposta di nutrirsi di bambini in un certo senso è divenuta realtà. Oggi, dove problemi di miseria non ce ne sono, o forse sì, in quel settore chiave dell’economia che è la medicina si sacrificano dei bambini per produrre profitti. E, come ho descritto altrove (Sos cancro nei bambini e sovradiagnosi. http://menici60d15.googlepages.com/postforummarcotravaglio.itdic08gen09 ) il deuteragonismo medico gioca appieno la sua parte in questa frode delle sovradiagnosi, che è molto brutta. Molto brutta per i minori, per gli adulti e per gli anziani.

La ringrazio per avermi aiutato con questa divergenza a mettere per iscritto ciò che penso. Un caro saluto.

Anonimo ha detto...

Le considerazioni di Menici60d15 sono preziosissime e mostrano un'intelligenza e una profondità di analisi da cui il Blog potrebbe trarre grandi vantaggi per tutti.Mi auguro che la sua analisi sul "deuteragonismo" dell'opposizione non vada perduta e l'intelligenza dispensata non sia sprecata. Maria Cristina

Felice Lima ha detto...

Per Menici60d15 (commento del 13.5 alle 14.37)

Scrive Menici60d15:
"La ringrazio per avermi aiutato con questa divergenza a mettere per iscritto ciò che penso".

Sono io che La ringrazio di cuore per le preziose idee che ci ha comunicato.

Felice Lima

Anonimo ha detto...

Si, però, noi comuni mortali, desideriamo, nome cognome e foto di Menici60d15. Per favore, abituati a vedere giornalmente cotante facce di .... in ogni dove, ci viene da pensare che gli elaborati di Menici60d15 siano ad opera di fantasmi che si firmano con delle sigle.

Silvio Liotta ha detto...

Io la ringrazio per considerare le divergenze motivo di approfondimenti. Tale sensibilità la avverto come onestà intellettuale, qualità poco frequente di questi tempi, la cui assenza è un’importante componente di quel degrado sistemico di cui appunto si diceva.

Personalmente padroneggio poco il concetto di “deuteragonismo” per discettarne con rigore logico. Tuttavia sulla questione sollevata, penso sia sensato affermare che nel significato “primitivo” il “deuteragonismo” possa essere effettivamente attributo dell’anima (concetto, quest’ultimo, quanto mai problematico). Assunto come “tipo ideale”, paradigma interpretativo, in contesto differente da quello che ne ha determinato la “genesi semantica” diviene attributo degli aggregati tipici del contesto nel quale lo assumiamo come “tipo ideale”. Considerato che il deuteragonismo veniva assunto come “ipotesi di ricerca” nel contesto politico, per comprenderne alcune dinamiche “profonde”, rimango del parere che esso, oggi, metta in evidenza la natura monolitica (versus plurale) della struttura di potere attuale, che non può che disintegrare forme di dissenso reale ammettendo esclusivamente forme di collateralismo, che nei sistemi a “legittimità democratica” assumono la “finzione mediatica” di “opposizione democratica” per svolgere la loro reale funzione di “corrente politica” di quella stessa struttura di potere. Le caratteristiche di tale correntismo, come di qualsiasi altro, sono: il sostegno al potere medesimo e la spartizione dei privilegi che da esso discendono. La nostra repubblica “post resistenziale”, non è un mistero, ha assunto le caratteristiche di una “democrazia imperfetta” (bloccata o come dir si voglia) dove alcuni attori politici, seppur adeguatamente rappresentativi, non potevano accedere all’esercizio della funzione di governo in quanto presunti promotori di un indirizzo politico alternativo. In un siffatto sistema non ho difficoltà ad immaginare la radicazione profonda di condotte “deuteragoniste”. Nell’attuale situazione politica italiana, tale condotte, sono viepiù rafforzate dalla concentrazione delle leve del potere (o diversamente argomentando, di dimensioni cruciali del potere stesso) in capo ad un solo soggetto ed al suo stretto gruppo di fiducia. Che ovviamente, anche su questioni di tipo speculativo legate a patologie oncologiche, potranno fare ciò che il loro interesse particolare consiglierà.

Tornando all’argomento più direttamente collegato al presente post, non so dire se parlare o meno del “caso Letizia” (contrariamente a ciò che fa l’ANM – non parlare mai di “casi specifici” – noi facciamo di tutto ciò che osserviamo “un caso”, ovviamente di studio) sia più o meno tatticamente adeguato. So solo che non è uno scandalo, non è un comportamento inusuale che genera allarme sociale, in particolare nell’ambiente in cui avviane (cioè quello politico). A ben vedere, nella storia che è venuta fuori l’elemento di maggiore interesse potrebbe essere quello che Berlusconi ha definito “l’ex-autista” di Craxi e che poi la Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha riconosciuto come tale. Ma per capire ciò occorre discuterne, altrimenti sul campo rimangono solo i “pettegolezzi” dei problemi concreti.

In conclusione ringrazio per gli interessanti spunti e la gradevole conversazione.

Silvio

Anonimo ha detto...

C'è un solo punto che non mi trova daccordo con Menici60d15.In "il deuteragonismo" 11 maggio2009 dice testualmente :"Parimenti non credo che la famiglia di un usciere sia in grado di ricattare uno degli uomini più ricchi,un piduista,presidente del consiglio ,di pochi scrupoli,etc.La famiglia Letizia sembra piuttosto essere al totale servizio di Berlusconi,come tanti."
Innanzitutto non si tratta di un usciere, ma di un messo comunale. La differenza è sostanziale. Perchè un usciere può al massimo fare la spia o sottrarre la corrispondenza.Un messo comunale invece può alterare ,sottrarre e manipolare la cosegna di atti amministrativi importantissimi per chi li deve ricevere. Così come un ufficiale giudiziario può fare la stessa cosa con gli atti giudiziari di sua competenza. Parlo ovviamente per esperienza diretta e posso assicurare che le conseguenze che tale "omissione di consegna" o alterazione degli atti da consegnare può avere ed ha obbiettivamente conseguenze devastanti sulla vita personale e professionale di chi è oggetto di tali particolari "attenzioni". Inoltre,poichè, se non vi vantaggio per qualcuno difficilmente il "messo" si presterebbe ad attuare violazioni gravi ed evidenti delle norme cui per legge è tenuto, va da sè che deve esservi un vantaggio non lieve per colui che beneficia delle violazioni e di conseguenza per il "messo" che le esegue. Ecco perchè su questo punto,la ricattabilità di Berlusconi, mi sento di condividere la valutazione di Lima.
Inoltre l'Italia non è paragonabile agli USA. Qui da noi abbiamo visto il trionfo di Sindona e la sua fine stile Pisciotta. Il trionfo di Calvi e la sua fine ,con firma d'autore, sotto il ponte del Tamigi dedicato ai frati Agostininiani. Il tentativo di Moro di portare nell'orbita di governo il partito comunista e l'utilizzo del cosidetto "partito armato" per prendere con una sassata molti piccioni facedo perdere le tracce della mano che l'ha tirata (anche se tutti sanno di chi è).Il trionfo di Craxi e la sua fine in esilio. Non credo che il nostro Berlusconi , con i precedenti che hanno segnato la storia "rimossa" dell'Italia sia davvero al di sopra della ricattabilità delle "famiglie al suo servizio". Maria Cristina

menici60d15 ha detto...

Deuteragonismo di lotta e di governo

Apprezzo anch’io la chiacchierata con Silvio Liotta. A proposito di rigore logico e di semantica; può gentilmente spiegarmi se con l’espressione “questioni di tipo speculativo” [sul cancro] intende “argomenti astratti” o “manovre volte alla ricerca di profitto”?

In attesa della risposta, cerco di precisare meglio cosa intendo per deuteragonismo; un argomento in cerca di autori; un’entità che, qualunque nome si voglia darle, resta negletta. Vedo il deuteragonismo principalmente come un atteggiamento culturale e dello spirito, che origina dalle nostre storiche debolezze culturali; dall’anima gregaria, che è gregaria anche nell’opporsi. Atteggiamento potenziato dalle tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica.

Beppe Grillo, per mostrare che l’Italia è il paese dei furbi, ha raccontato che una volta è salito sull’autobus e ha timbrato il biglietto: “tlictlac”. “Il guidatore si è girato di scatto e ha detto: cos’è questo rumore?”. Può darsi che un dissenso non deuteragonista ci faccia un effetto simile, avendo noi interiorizzato una specie di avversione estetica per il dissenso non irreggimentato.

C’è il deuteragonimo dei politici, frutto di una scelta e falso; una recita, nella quale a volta ci si scambiano le parti. C’è anche il deuteragonismo inconsapevole, indotto ma sincero, dei cittadini che vorrebbero che le cose andassero meglio. Naturalmente i due si influenzano a vicenda. Purtroppo il deuteragonismo dal basso è non meno efficace di quello dall’alto nel servire gli interessi del potere, ripetendone gli slogan e facendo da argine ad altre forme di dissenso, non controllabili. Nel mio campo, la medicina, vedo che i progressisti adottano, e propagandano con successo, posizioni apparentemente critiche che in realtà favoriscono gli interessi del potere; sono responsabilità gravi, anche se quasi sempre involontarie, dovute a superficialità, nel caso della protesta popolare; e invece maggiormente consapevoli per chi si pone a capo della protesta popolare, per chi opera come consulente o intellettuale, o siede sui banchi del Parlamento.

Vi è quindi un deuteragonismo degli elettori e uno degli eletti. Un deteragonismo “di lotta” (gladiatorio a parole e in certi gesti ma pacioccone nella sostanza), che è quello che mi interessa di più; e uno “di governo” (che tecnicamente è nella notoriamente compiacente opposizione parlamentare), sul quale sembra si appunti maggiormente la Sua attenzione. Come esempio di deuteragonismo di governo, si può considerare la degenerazione ideologica del socialismo umanitario in campo medico. Tutti sappiamo cosa è accaduto nel nostro paese ai nobili ideali socialisti: “Da Nenni e compagni a Craxi e compagnia” dice il titolo di un libro di Enzo Biagi. Prima del fascismo c’era tra i medici una cospicua componente che aderiva al socialismo umanitario, con una rappresentanza non trascurabile in Parlamento; oggi, al tempo della medicina reaganiana, e dopo il craxismo, medici socialisti come quelli sono impensabili in Parlamento; anche i parlamentari medici che non sono nel centrodestra non si occupano dell’emancipazione dall’ingiustizia, ma aiutano, di sponda, le grandi manovre speculative della medicina; impiegando strumentalmente la retorica di sinistra, come cerco di mostrare nel già citato post sugli “Sos” sui tumori pediatrici, e nella discussione sul testamento biologico (Questionario immaginario ai magistrati sul testamento biologico; http://toghe.blogspot.com/2009/02/eluana-englaro.html. Eudamonismo laico e eudamonismo cattolico sul testamento biologico; in preparazione).

Lei parte dal deuteragonismo istituzionale; è vero che sul piano partitico può avvenire che i due deuteragonismi si alleino: che forme di dissenso apparentemente sganciato dal potere vengano tollerate e incoraggiate, anche se sgradite, purché deuteragoniste; equiparate a “correnti”, ricevono visibilità, e raccolgono il malcontento per poter ricondurre all’ovile, il giorno delle elezioni, le pecorelle smarrite, o disgustate. Io, lontano dagli ambienti politici, guardo maggiormente alla dimensione culturale e psicologica del deuteragonismo; alla sua diffusione capillare tra il pubblico e gli intellettuali, e ai conseguenti effetti sul dissenso “grassroot”, nato con Internet; alle “pratiche discorsive” imposte dal potere, che proibiscono alcune forme di dissenso, magari le più semplici e immediate, e ne promuovono altre, più contorte ma funzionali al potere.

Il fattore da Lei evidenziato, la “democrazia bloccata”, deve aver giocato un ruolo importante, nella sostituzione dell’opposizione autentica con forme di deuteragonismo, nell’abituare gli italiani alla “learned impotence” in politica, e a fare loro concepire quindi come unica opposizione possibile quella che costituisce una rispettabile attività ausiliaria del potere. Un condizionamento culturale che si è avvalso anche dell’omicidio esemplare di voci non deuteragoniste. I condizionamenti post-Yalta agivano però su un terreno predisposto; infatti, con qualche aiuto, hanno attecchito bene, e finita la Guerra fredda questa volontà di rivendicare ciò che il padrone vuole si rivendichi ha continuato a crescere nella nostra cultura politica.

Il fattore umano resta il singolo fattore più importante, che precede la posizione nella società o nelle istituzioni e nello schieramento politico: uno statista di quei tempi che aveva tratti di autonomia e indipendenza, nella sua condizione, mi pare fosse il curiale Aldo Moro, il principe dei democristiani; mentre figure come Toni Negri o Adriano Sofri mi paiono oppositori che hanno educato ad un pernicioso deuteragonismo. Yalta e il contrasto al comunismo hanno inciso fortemente, ma sono stati anche un alibi di dimensioni epocali. E sono tuttora utili come giustificazioni.

Moro, che voleva pubblicare su un settimanale un articolo nel quale richiamava al rispetto dell’indipendenza nazionale, con riferimento all’indipendenza dagli USA, e ha compiuto scelte politiche che andavano in questa direzione, è stato tolto di scena. Oggi viene celebrato come una vittima di altri tempi, portatore di una politica troppo compromessa; e “inattuale” (Martinazzoli); infatti non ha lasciato una scuola politica. Dell’eccessiva dipendenza politica e culturale dagli USA oggi parlano solo frange assenti dal dibattito mainstream, o vecchi signori nostalgici in odore di demenza senile.

Sofri e Negri sono invece tuttora à la page tra i dissidenti “duri e puri”; la conoscenza delle loro gravi responsabilità e delle pesanti condanne giudiziarie non ha interrotto la fiducia per loro come intellettuali. Ai giorni nostri queste due icone della lotta al capitalismo, ex promotori del terrorismo, pubblicano su case editrici come, rispettivamente, la University of Chicago Press, o la Harvard University Press; e continuano a diffondere i loro insegnamenti e a venire ascoltati da coloro che dicono di volersi opporre al sistema. Una caratteristica che contraddistingue i deuteragonisti professionisti è la loro galleggiabilità.

Silvio Liotta ha detto...

“Manovre volte alla ricerca di profitto”. E’ questo che intendevo con “questioni di tipo speculativo” [sul cancro]. Mi scuso se l’espressione non è risultata chiara.

L’approfondita spiegazione della questione medica da lei riportata nel precedente intervento, caro menici60d15, mi ha interessato non poco, come caso specifico di una pratica tra le più abiette che purtroppo molti pazienti (o potenziali tali) subiscono silenti ed ignari: la mercificazione della salute; che conduce alla perdita del “valore in sé” della vita umana traducendola in una banale variabile dipendente del profitto.

Le Sue argomentazioni sull’introiezione culturale del Deuteragonismo mi trovano del tutto concorde; la chiarezza espositiva con cui esse sono presentate non mi sembra lasci spazi ad ulteriori aggiunte.

Una sola considerazione vorrei però farla: il sistema di valori e di potere generato dal principio (circolare e vizioso) capitalistico (l’accumulazione di capitale per la produzione di altro capitale da accumulare) ha mostrato, nella sua evoluzione/maturazione storica, la capacità di “digerire” e neutralizzare i sistemi culturali in contrasto con esso, probabilmente per la sua naturale inclinazione a relativizzare il “valore in sé”. Ciò peraltro ha prodotto la progressiva marginalizzazione di forme di dissenso concrete ed efficaci.

Per esempio, da ultimo in questo luogo di discussione (blog più precisamente), si è discusso del trattamento riservato ai migranti dall’attuale governo. In questo caso specifico, a mio avviso, si può notare chiaramente come il dramma umano vissuto da una moltitudine di persone non ha alcun “valore in sé”. Quelle genti che fuggono da una condizione di miseria assoluta, portandosi dietro la violenza della loro condizione disumana, sono percepite come “prodotti avariati” da rispedire al mittente. Il Dramma assume un valore economico negativo e quindi va allontanato il più possibile, in modo tale che il nostro PIL non ne risenta.

In un sistema quindi che ha mostrato la sua grande pervasività e che tutto digerisce per ridurlo alla dimensione “merce-scambio-profitto”, l’aspetto culturale del deuteragonismo, son d’accordo con Lei, diventa il più rilevante.

Un caro saluto
Silvio

menici60d15 ha detto...

Caro Silvio, grazie per le Sue osservazioni. Ho scritto un commento di risposta,un pò lungo: "Immigrati. La pietà coi numeri e altre forme minori di pietà". E' reperibile nel mio sito:

http://menici60d15.googlepages.com/menici60d15postcomunicaticonriferimentou

Un caro saluto

Benni ha detto...

Non mancano gli argomenti: la corruzione di Mills, la Pidue, gli incidenti sul lavoro, la disoccupazione, lo scempio del diritto d’asilo, lo scandalo della pubblicità a Mediaset, le minacce alla Rai, i collaboratori collegati alla mafia, il mercato dei voti, la farsa del ponte di Messina, il nucleare improvvisato, il conflitto di interessi, gli inciuci con Putin, le offese ai magistrati, il disprezzo della costituzione, le smentite strategiche, le decine di prescrizioni, le bugie sulle tasse, e con tutto questo, in prima fila sulla bandiera dell’indignazione della sinistra è scritto a lettere capitali: Noemi.
Come sempre, la campagna elettorale della sinistra sembra fatta da gente che vuole salvare Berlusconi.
E come sempre, lui non dirà neanche grazie.