«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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martedì 26 maggio 2009

“Il corpo delle donne”



E’ sempre più evidente che la fenomenologia del potere produce modelli culturali e morali, con decisive ricadute sociali.

In queste ultime settimane è divenuta ineludibile la questione dei rapporti del potere con le donne e la dolorosa e molto preoccupante condizione femminile nella nostra società.

Vogliamo segnalare qui un documentario molto bello, dal titolo “Il corpo delle donne”, realizzato da Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù.

Il documentario, che dura 25 minuti, può essere visto a questo link.

A questo link c’è il blog dal quale possono trarsi ulteriori informazioni.

Prendiamo da lì una presentazione del documentario:

“Il corpo delle donne” è il titolo del nostro documentario di 25’ sull’uso del corpo della donna in tv.

Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante.

La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime.

Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”.

L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero “pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi.

Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione.




5 commenti:

giovanni ha detto...

il documentario e' rivelatore di come una parte considerevole della societa' italiana tratta e considera il corpo delle donne, cioe' piu' o meno come le vacche di fiera di cui una puntata di report si e' occupata un paio di settimane fa.

Premesso che i limiti culturali della nostra societa' sono vergognosi, concordo con l'autrice quando sostiene che e' dalle donne che deve partire l'iniziativa di impedire a chicchessia di umiliarne la dignita'. Se una ragazza che vuole affermarsi lo fa puntando sul proprio corpo, autorizzera' chiunque a trattarla esattamente come un oggetto da esibizione, puramente e semplicemente.

Anonimo ha detto...

D'accordo con Giovanni, però c'è un limite. In una società dove ti formi culturalmente fin da bambina attraverso la proposizione di modelli di valori deviati verso la sessualità (e vale purtroppo anche per la metà azzurra del cielo), e in cui tutto ciò che fai, che sei, che dici viene misurato col metro dell'idoneità al tuo essere femmina (e in questo senso vale purtroppo più per la metà rosa, tanto per restare su un'odioso stereotipo di colore) come puoi crescere? Che persona puoi diventare? Cosa ti dà sicurezza, convinzione, punto d'appoggio nella vita?
Io non auguro agli uomini di provare quello che prova una ragazza in fase di crescita nella nostra società (anche se per molti anni l'ho augurato a molti coetanei), neppure se sorretta e amata da una famiglia sana, che ha il difetto di essere solo una piccola oasi nel deserto. Gli unici uomini che di solito lo provano sono quelli considerati "diversi", "effeminati", e naturalmente i gay.
E' una brutta situazione anche nell'età adulta ma quando uno si fa la scorza al massimo si gira da un'altra parte per non vomitare, e se ne ha la forza combatte.
E' quando cresci, quando sei più fragile, quando non sei ancora compiuta/o che non è facile uscirne.

Si capiscono di solito gli adolescenti che si drogano o si ubriacano, o che delinquono: si usa dire "esce da una famiglia, una situazione... non sai cos'ha vissuto!". Anche quando la situazione non è null'altro che ordinaria depressione di valori in una società moderna che si professa civile senza sapere perchè dovrebbe mai aspirare ad esserlo.
Ma quando una donna adulta non si ribella ad un sistema profondamente misogino e cerca soltanto di scivolarci in mezzo facendosi il minor male possibile... beh, è ben difficile sentire qualcuno che la giustifica per l'ambiente in cui è cresciuta e in cui ha imparato a sopravvivere. Di solito è una poco di buono, nel migliore dei casi stupida. E raramente si considera che meriti di essere diversa.

E questa non è una giustificazione, tengo a precisare. Odio, mi indigno, mi vergogno e maledico ogni giorno tutte le dive e divette del momento che fanno calendari e scalano la società senz'altro merito che il fisico e la disponibilità a qualsiasi compromesso.

Il limite tra un adulto e un bambino dovrebbe essere quello di saper distinguere il bene dal male: un bambino non lo sa fare e fa tanto male quanto bene con la massima indifferenza. Un adulto dovrebbe essere sufficientemente cosciente per decidere autonomamente quale strada prendere, in barba all'ambiente circostante.
Eppure quante volte si mitizza un criminale, specie se è passato del tempo e se le sue gesta sono state sufficientemente "cinematografiche" da permettere di far soldi con una bio(agio)grafia, e gli si rincorre l'infanzia, il passato, per dare una spiegazione, una giustificazione -se non a quello che ha fatto- per lo meno a quello che è diventato?

Anonimo ha detto...

la manipolazione inizia prestissimo...
a volte è inconsapevole.
I messaggi che vengono inviati alle bambine sono distorti, equivoci.
Un esempio per tutti..prima la mamma potevi riconoscerla per il contegno, l'atteggiamento, il vestiario..il tutto la configurava con certezza come madre elegante, discreta, osservatrice della figlia.
Oggi vedo mamme-veline, molto curate nell'aspetto ma in modo "particolare",molto prese dalla cura di sè, giovani mamme che difficilmente puoi far rientrare con certezza in quel ruolo,e che spesso gareggiano con le figle adolescenti.
Le bambine, le adolescenti hanno bisogno di figure certe ed autorevoli, discrete ma presenti,e queste garanzie non possono essere date se il messaggio del corpo che i genitori e la mamma danno è contraddittorio, incerto, diverso dal ruolo che la vita le assegna!
avv. giovanna bellizzi

Anonimo ha detto...

Ehm... scusate se insito ma: piano per favore.
Sono d'accordo con quanto dice l'avv. Bellizzi quando parla di manipolazione precoce e messaggi distorti. Ma da qui a dire che il ruolo della madre è quello di essere "consono" al ruolo che la vita le assegna mi pare un passo un po' più lungo della gamba. Qual è il ruolo che la vita assegna ad una madre? Essere amorevole (per chi madre VUOLE diventare, non dimentichiamoci questa sottile distinzione tra chi lo vuole e chi lo diventa per forza, o a sua volta per condizionamenti vari dall'esterno), essere presente, insegnare determinati valori o essere "consona" ad un ruolo secondo altri canoni imposti di comportamento/atteggiamento/vestiario?

La madre-velina molto presa dalla cura dell'aspetto, che gareggia con la figlia, anche a parere mio sbaglia. Sbaglia come madre e soprattutto come donna. Ma non sbaglia perché è diversa da ciò che la vita (ma quale vita? Deciso da chi? Chi ha in mano le carte per dire come deve essere una madre per essere considerata una buona madre? Non è forse vero che fare i genitori è uno dei mestieri più difficili del mondo? Chi può permettersi di sindacare e insegnare agli altri, su questo?) le "assegna". Sbaglia (secondo me) in quanto persegue come fossero valori dei princìpi che non sono valori, come la bellezza fisica, e non riesce a costruire un rapporto con la figlia onesto/reale/solidaristico ma distorto, competitivo.
Ma è un problema che può avere (soprattutto se una è così) con tutti, non solo con i figli e le figlie.

Anna Bonardi ha detto...

sono allibita. faccio parte della categoria "coloro che non guardano la tv" (sono almeno 5 anni che non ce l'ho), quindi sono rimasta davvero allibita. sì, le pubblicità sui manifesti, qualche pubblicità televisiva in casa di amici, qualche trasmissione di approfondimento dal web... e già mi sembrava preoccupante. ma 'ste cose... davvero sconcertante.
l'argomento è di grande interesse, in realtà comprende tanti argomenti e il filmato ne ha toccati solo alcuni. negli anni provo spesso a porre la questione tra le persone che conosco, secondo le varie sfaccettature, a seconda di quello che il "mio contesto" rende più urgente e attuale (esperienze, consapevolezze raggiunte, letture, film...), ma spesso mi sono stupìta (ora ho smesso) di come sia difficile discuterne in maniera efficace con gli uomini. a volte mi è pure capitato di trovare donne con cui era impossibile comunicare riguardo a questi temi. e francamente la cosa mi sorprende di più. o forse non dovrebbe, alla luce di quello che passa in tv tranquillamente... senza destare scandalo.
forse (vista l'ora i miei neuroni non sono al massimo!) ci sono due grossi temi che il documentario tocca (che a loro volta si possono ulteriormente suddividere):
1. il rapporto uomo - donna
2. l'apparire vs l'essere
il primo probabilmente sarà affrontato in modo diverso dai rappresentanti dei due generi, il secondo in realtà coinvolge tutti.
nel tema 1. ricadono due sottotemi quali: le differenze maschio-femmina nella specie uomo (analogie e differenze con altre specie animali) e il ruolo di potere del maschio nella società vs il ruolo assunto dalla femmina (quanto c'è di culturale e/o di biologico?). da come si risponde a queste due ultime questioni può dipendere come affrontare da femmine un mondo dominato dai maschi.
riguardo al tema 2... è un'altra questione che trovo di grandissimo interesse e sono rimasta molto colpita dall'aver sentito dall'autrice il collegamento tra il volto "nature" e la comunicazione che io definirei onesta (secondo la definizione di Zahavi, ad es. ne "il principio dell'handicap"). un segnale "onesto" è un segnale che per sua natura non ammette menzogne, ad esempio la coda del pavone (ma anche il palco del cervo) sono degli handicap per i maschi che li portano (scomodi, pesanti, vistosi, costosi da un punto di vista energetico) tali da divenire ottimi segnali della qualità del maschio. segnali onesti, appunto, perché solo i maschi veramente "in gamba", di qualità, possono permettersi di portarsi dietro dei simili aggeggi senza essere predati o senza risentirne in forza fisica. non si può mentire... un pavone con la coda asimmetrica o attaccata da parassiti o mancante di alcune penne dimostra subito di essere malaticcio, malconcio. e la femmina può immediatamente capire dove è conveniente recarsi per dare ai propri figli un padre di qualità.
allo stesso modo bisogna essere davvero di qualità per non aver bisogno di "trucchi" quando ci si rivolge al prossimo. l'autrice del filmato diceva "il nostro volto, con tutte le nostre rughe, descrive quello che siamo, il nostro carattere, così come si è forgiato nel corso della nostra vita". solo se uno è forte e soddisfatto di sè può mostrarsi senza maschere.
il problema è quando un atteggiamento onesto non è apprezzato.
e qui mi riallaccio al post dell'anonima del 26 maggio h 22.30 (ammazza, come sono in ritardo!) sulle difficoltà incontrate durante la crescita da una ragazza. e il cerchio si chiude con le questioni poste dal tema numero 1, è l'uomo che detta i valori della società in cui viviamo... quindi la dissimulazione per le donne deve portarle ad essere sempre più simili all'oggetto del desiderio degli uomini...
sarebbe interessante anche capire perché la menzogna e la mistificazione si siano affermate, ma oltre al fatto che non sono nemmeno riuscita a toccare tutti i punti che ho già elecato (ora sono troppo stanca, non ce la faccio...) mi sembra che altri in altri post e/o commenti se ne siano un po' occupati (cito solo il commento di menici60d15 sul relativismo etico).
ok, vado...
A.