«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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domenica 10 maggio 2009

I lavoratori degli uffici giudiziari di Milano scrivono al Presidente della Repubblica



I lavoratori degli uffici giudiziari di Milano si sono riuniti in una assemblea autoconvocata e non per iniziativa di alcun sindacato e, all’esito di essa, hanno deciso di scrivere una lettera al Presidente dalla Repubblica e si sono autotassati per acquistare uno spazio sull’edizione romana del quotidiano “Leggo”, per fare pubblicare la loro lettera il 27 maggio 2009.

Pubblichiamo anche noi la lettera in questione, perché possa essere occasione di riflessione e dibattito.

Nell’originale di essa inviata al Capo dello Stato ci sono le firme di ciascuno dei lavoratori.


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Signor Presidente della Repubblica,


Siamo i lavoratori degli Uffici giudiziari di Milano e, come tutti, stiamo attraversando enormi difficoltà alle quali si aggiunge un profondo malessere per il modo nel quale veniamo presentati all’opinione pubblica ( dipendente statale = fannullone ).

Ci siamo autoconvocati e “autotassati” perché, di questi tempi, chi non conquista uno spazio mediatico rimane senza voce.

Le chiediamo di essere la nostra voce, come cittadini e come lavoratori che rendono concreto l’operare del Potere Giudiziario, uno dei tre pilastri su cui poggia la Costituzione di cui Lei, Signor Presidente, è custode e garante.

In primo luogo è necessario che venga chiarito un enorme equivoco: non è nelle aule dei Tribunali che si decide cosa è giusto o cosa è sbagliato, né si stabilisce come punire i reati.

Ciò viene deciso legittimamente dal Parlamento, che è il luogo dove si esercita la sovranità dei cittadini e a noi, tali decisioni, giungono attraverso i Codici.

E’ nel Codice che sta scritto se lo stupro deve essere punito più duramente del furto di una mela e in che proporzione, se il colpevole colto in flagranza di reato debba attendere in carcere la sua condanna o possa andare libero, quanto sia ampio il tempo per indagare prima che il reato si prescriva e non sia più possibile alcuna punizione o come il processo possa essere agevolato o bloccato.

Il Legislatore e la Politica individuano la massa delle azioni da punire, la quantità delle persone che devono cooperare perché ciò avvenga e la razionalità delle procedure da applicare: se vi è saggezza in questa proporzione il risultato sarà positivo, altrimenti insorgeranno problemi. E’ una regola elementare, quella del vincolo di bilancio, nota alle Multinazionali e ai buoni padri di famiglia.

Non è l’inefficienza o la negligenza dei lavoratori della Giustizia che determinano le lungaggini del processo, ma i Codici che regolano le procedure – spesso molto complesse – di tutta la macchina della giustizia.

Perché nessuno lo dice? Perché nessuno ha informato l’opinione pubblica che negli ultimi anni sono state più volte cambiate dette procedure con un esponenziale aumento degli adempimenti a nostro carico, il tutto a fronte di:

• nessuna formazione che, specie in un settore così delicato, ciascuno di noi è costretto ad acquisire anche per non incorrere in sanzioni disciplinari o più gravi;

• una continua riduzione delle risorse umane e finanziarie che, al contrario, vanno proporzionalmente aumentate;

• nessuna crescita professionale - sebbene una sempre maggiore competenza acquisita nel corso degli anni - per noi lavoratori della Giustizia, gli unici nel settore pubblico a non avere avuto un processo di riqualificazione nonostante questo fosse previsto da un contratto firmato il lontano 5 aprile 2000?

Signor Presidente, in questo momento di generali incertezze e sacrifici, sentiamo il dovere di richiamare la sua autorevole attenzione a un’impellente necessità di verità, nel timore che lasciar radicare nei cittadini una convinzione errata sulle nostre responsabilità possa offrire lo spazio a frettolosi revisionismi che – invocando aspirazione di efficienza e di eccellenza che noi per primi auspichiamo – stravolgano di fatto la visione etica con la quale la Costituzione ha disegnato il Potere Giudiziario, ove chi indaga e chi giudica è soggetto solo alla Legge, tutti i reati vanno evidenziati e puniti e ogni cittadino è uguale per diritti e doveri.

In democrazia ogni cambiamento è legittimo, ma vuole verità, chiarezza e trasparenza.

La nostra tristezza e la nostra indignazione ora, ove sempre più spesso la valutazione superficiale e poco obiettiva del nostro operare induce qualcuno a ritenere di poter ledere pubblicamente e ingiustificatamente anche il nostro onore e la nostra dignità, cede il passo a questo senso di responsabilità verso la Casa comune in cui ci riconosciamo e che Lei, anche come uomo, ha fortemente voluto, certi che lo saprà cogliere e fare Suo.

Con rispetto ed affetto.

Milano, 27 marzo 2009.

I lavoratori degli Uffici Giudiziari di Milano




8 commenti:

bartolo ha detto...

A quando una, dei cittadini italiani, contro la "porcata" di Calderoli?
Signor Presidente, Lei si è risentito, giustamente, per uno striscione a Piazza Farnese che lo accusava di essere addormentato e non sentire il grido d'insurrezione del Popolo Sovrano. Dimostri, ora, adesso, dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Signora Veronica, che è sveglio, vigile e determinato a difendere quei principi della Costituzione Repubblica scritta con il sangue di milioni di cittadini innocenti, prematuramente falcicidiati dalla follia umana. Non aspetti che si ripetino quelle oscure pagine di storia.

marilisa ha detto...

quella dei lavoratori di milano speriamo sia solo l'inizio di una lunga presa di posizione contro la volgarità e contro questo potere ormai nelle mani di ladri affaristi, ma soprattutto sia l'inizio di una battaglia civile e di una presa di coscienza di tutti i lavoratori e di tutti gli italiani che si definiscono persone perbene...mari

Anonimo ha detto...

Vi auguro,e mi auguro che possa questa lettera smuovere qualcosa,la scelta di scriverla,pubblicarla,e inviarla al presidente della repubblica la condivido in pieno come il suo contenuto,ciò non toglie e vorrei farlo notare a chi ancora avesse dei dubbi,che il mal funzionamento della giustizia in Italia è una cosa voluta!..e non da adesso! le cause vanno per forza! ricercate nella politica che nella migliore delle ipotesi non mette a disposizione i mezzi x fare funzionare la giustizia..e non è un caso!..la risposta migliore che questi signori hanno saputo darvi è stata l'indulto!
Mi dispiace,ma credo che dovrete contare solo su voi stessi,sul vostro senso del dovere,sul vostro volere affermare che una giustizia in Italia cè!..spero che sarete più forti di chi vi sta "lavorando ai fianchi" consapevoli che chi è a conoscenza dei vostri problemi è dalla vostra parte x questo vi invito ad informare l'opinione pubblica.
Dal Presidente credo che riceverete una pacca sulle spalle! un uomo della prima e della seconda repubblica,spero che mi sarà concessa questa critica democratica,io credo che sia parte del problema e non la soluzione!..in piena emergenza rifiuti a Napoli il Presidente Napolitano dovette rinunciare a un periodo di vacanza nella bellissima villa Rosmery,residenza del Presidente della Repubblica appunto a Napoli x contestazioni dei cittadini che erano sommersi dalla spazzatura!(mentre Lui se la spassava)..chissà se gli avevano inviato una richiesta d'aiuto!..auguri.

Anonimo ha detto...

Grazie x avere pubblicato il mio commento di ieri sera.(11-05-09-18,56)
Oliver

"Uguale per tutti" ha detto...

Per Oliver (commento delle 11.10)

Grazie a Lei, Oliver, di avercelo mandato.

Questo blog ha un senso solo se e perchè è un luogo "aperto".

Siamo grati a tutti coloro che condividono con noi questo spazio.

Pubblichiamo tutti i commenti che rispettino le regole che abbiamo indicato.

La Redazione

Anonimo ha detto...

Finalmente qualcosa sembra muoversi anche dal basso, al di la' di ogni ideologia, sindacato o appartenenza politica. Se le cose non funzionano c'e' sempre un perche'. é bene che qualcuno cominci a chiederselo.
Vi auguro che la vostra lettera possa smuovere qualcosa in questo mondo variegato popolato di efficienze ed inefficenze. Immagino che sarete stufi di sopportare situazioni al limite della decenza. Ho visto Report di qualche tempo fa. La Giustizia è un diritto di tutti. Sono con voi e spero che tutti i cittadini lo potranno capire attraverso questa iniziativa.
Mauro, Genova

Anonimo ha detto...

Innanzitutto complimenti per la vostra splendida iniziativa. Lodevole soprattutto notare che non provenga da alcun sindacato o associazionismo. (o Meglio forse dovrebbe far pensare il ritardo dei sindacati nell'avvertire il polso della situazione"
Sembra provenire infatti dalla base dura e pura. Come un urlo disperato di una intera categoria, piu volte e a torto, definita "fannullona", Se anche dei "semplici" lavoratori amministrativi iniziano a rendersi conto che c'e' qualcosa che non va e le cause, forse sono da ricercare ad livello piu alto forse bisognerebbe iniziare a preoccuparsi.
Un cittadino preoccupato per lo stato di questo paese. (ex Belpaese)
Antonio

Anonimo ha detto...

Le polemiche di questi giorni a proposito di lotta tra poteri dello Stato dovrebbe far riflettere.

Aldo, cittadino preoccupato