venerdì 12 febbraio 2021

Figli e figliastri





 di Carmen Giuffrida - Magistrato 
 
 
Dieci anni e mezzo di lotte, delusioni, lacrime, frustrazioni e solitudine.

Tanto è durata la battaglia di un magistrato italiano, lasciato solo dalle istituzioni nazionali e dalla Associazione Nazionale Magistrati a combattere nell'interesse della giustizia. Una lotta estenuante cominciata nel mese di aprile 2010 e finita il 28 Gennaio 2021, data in cui, dopo un ricorso in sede cautelare, tre giudizi di primo grado e due di appello, diventava definitiva la sentenza della terza sezione del Tribunale presso la Corte di Giustizia Europea. 

La sentenza finalmente riconosceva che la decisione di trasferimento adottata nei confronti del magistrato da parte del capo della missione europea di polizia in Bosnia Erzegovina (EUPM), Generale Stefan Feller, era finalizzata  "a sanzionare la ricorrente per aver denunciato, con una delle sue colleghe, presunte irregolarità in ordine alla gestione dell’EUPM".

In tanti, durante questi anni, avevano cercato di dissuaderlo dallo "sfidare" in sede giudiziaria  le istituzioni dell'Unione Europea.

Nell'ordine:

Il referente presso la Rappresentanza Permanente italiana aveva affermato che l'Italia non l'avrebbe supportato in una battaglia contro un capo missione tedesco e aveva aggiunto - affermazione sorprendente - che la Carta europea dei diritti fondamentali non trovava applicazione nell'ambito delle missioni europee. 


L'ambasciatore italiano a Sarajevo aveva affermato che la presenza del magistrato era evidentemente sgradita al capo missione e, ritenendola ragione sufficiente, lo aveva invitato a fare i bagagli e rientrare in Italia, non senza previamente ammonirlo che un eventuale ricorso avrebbe avuto serie ripercussioni solo su di lui. 

Il Capo di Gabinetto del Ministero di Giustizia si era limitato a rispondere che si trattava di "questione politica" e se n'era lavato le mani. 

Allo stesso modo se n'era lavato le mani il vice-capo missione, Colonnello dell'arma dei Carabinieri, che, temendo di perdere la sua poltrona, aveva preferito farla perdere al temerario magistrato.

Il Consiglio Superiore della Magistratura, dal conto suo, aveva lasciato ad ammuffire la relazione del magistrato nella quale veniva denunciato l'accaduto, salvo poi rispolverarla per tentare di negargli una successiva estensione del collocamento fuori ruolo per gestire un progetto in Albania.

E, se non bastasse,  era  rimasta inesitata anche  la domanda di rimpatrio che il povero magistrato, ormai sotto pressione e del tutto privo di supporto, si era visto  costretto a presentare all'inizio del mese di agosto 2010.  

Non rimaneva che aspettare il 31 Dicembre del 2010, data in cui finalmente terminava il periodo di  distacco in Bosnia Erzegovina.  Ma non terminava la battaglia intrapresa davanti alla Corte di Giustizia Europea.

E l'associazione nazionale magistrati? Con somma sorpresa, il magistrato apprendeva nel corso di una telefonata con il presidente che l'ANM non può tutelare tutti i propri iscritti nei confronti di eventuali abusi perpetrati nei loro confronti. 

In effetti la ANM è un sindacato  peculiare,   in tutt'altre faccende   affaccendato e per il quale gli iscritti non sono tutti uguali. Ci sono figli e figliastri. Ci sono gli iscritti di corrente, a difesa dei quali  la ANM si erge pubblicamente perché' "ne sono noti la correttezza professionale e il senso istituzionale", come nel caso del "collega Giovanni Salvi" (comunicato della Giunta dell’Associazione nazionale Magistrati - Sezione della Cassazione del 28 gennaio 2021). E poi ci sono i colleghi non di corrente, quelli ignoti, quelli la cui correttezza professionale e il cui senso istituzionale non è attestato dalla militanza in una corrente.

Cari rappresentanti del Ministero degli Esteri, del Ministero di Giustizia, del Consiglio Superiore della Magistratura e dell'Associazione Nazionale Magistrati, quel magistrato ero io.

Ero un magistrato distaccato dalle istituzioni italiane che, in adempimento dei propri doveri istituzionali, aveva segnalato delle irregolarità e che, a fronte di tale adempimento, aveva subito una condotta di "illegittimità particolarmente grave", così come oggi qualificata dal Tribunale presso la Corte Europea di Giustizia. 

Ma evidentemente non meritavo tutela non essendo un magistrato di corrente e non avendo santi in paradiso, come dimostra anche una piccola appendice di questa storia. 

Dovete infatti sapere che nel frattempo il povero magistrato, per puro caso,  trovava su internet  un articolo diffamatorio relativo alla sua vicenda e sporgeva denuncia presso la Polizia Postale di Catania. Per ben due volte la Procura di Catania chiedeva l'archiviazione perché, nonostante pare che la Polizia Postale di Catania sia rinomata come una delle migliori d'Italia,  non riusciva proprio a trovare il responsabile! E allora, il povero magistrato si rimboccava le maniche e, con l'aiuto di un bravo informatico, svolgeva le  indagini in autonomia fino ad identificare il responsabile del blog. 
Peccato che nel frattempo il magistrato avesse fatto rientro a Catania e, di conseguenza,  il procedimento era stato trasferito a Messina dove, sebbene l'articolo continuasse a circolare su internet, la Procura chiedeva l'archiviazione per decorso del termine di prescrizione. 

Fortunatamente, siccome c'è sempre la speranza di trovare un giudice a Berlino - e i fatti lo dimostrano sia in sede nazionale che in sede europea - alla fine il GIP di Messina rigettava l'archiviazione e ordinava l'imputazione coatta. Il processo finalmente comincerà il 3 maggio 2021… forse!

Conclusa, almeno per adesso, la mia storia, ritengo rilevante sottolineare un importantissimo passaggio della sentenza in cui la Corte afferma "Una siffatta illegittimità, commessa in un contesto in cui le istituzioni dell’Unione godono di un ampio potere discrezionale e il controllo esercitato dal Tribunale è limitato, dev’essere considerata particolarmente grave e costitutiva di una violazione sufficientemente qualificata, tale da far sorgere la responsabilità dell’Unione"".

Ritengo che questo paragrafo debba servire da serio monito a tutti coloro che adottano provvedimenti in seno alla Pubblica Amministrazione e soprattutto ai colleghi del Consiglio Superiore della Magistratura i quali, nell'esercitare la loro discrezionalità e confidando in un limitato potere del TAR di intervenire sui loro atti, travalicano spesso i limiti "confondendo" discrezionalità con arbitrarietà.   

Alla fin fine, questa storia mi ha insegnato due cose: la prima è che se non sei appoggiato, la tua lotta sarà dura, lunga, piena di lacrime e frustrazioni; la seconda è che, se credi profondamente nei tuoi principi e converti ogni pugno nello stomaco in forza per continuare a sostenerli, prima o poi sarai ricompensato. E non dovrai dire grazie a nessuno!
A volte mi dico ironicamente "In dieci anni non ho partorito figli ma ho partorito cause". Ma , in fondo, a volte possiamo sperare che siano i nostri figli a cambiare il mondo, a volte lo possiamo cambiare noi. 

Anche solo con una sentenza.

2 commenti:

ROSARIO RUSSO ha detto...

Il diritto è "La lotta per il diritto" (Jhering): nessuno te lo regala!
Se i magistrati fossimo stati più vigili e reattivi, il Grande Mediatore - il dottor P. - sarebbe stato innocuo!

francesco Grasso ha detto...

Si ringrazia la dott.ssa Carmen Giuffrida per il RILEVANTISSIMO intervento! Pone in luce meccanismi di funzionamento delle istituzioni europee per nulla eccezionali e/o occasionali. Soprattutto il comportamento italiano nel supportarli.