domenica 8 febbraio 2026

Scusarsi mai.



Qui lo dico, qui lo nego è stata la cronaca del più sventurato degli obiter che si possano ricordare. 

Obiter dictum è espressione latina che significa letteralmente "detto di passaggio" o "incidentalmente". Si tratta di un'affermazione o un principio giuridico espresso in una sentenza, ma non essenziale per la decisione del caso concreto; nel sistema della common law anglosassone, dove le sentenze hanno forza vincolante (stare decisis), solo la ratio decidendi lo è; gli obiter dicta sono persuasivi, non obbligatori. Indica, cioè,  opinioni incidentali del giudice su questioni non decisive, prive di forza vincolante, anche se possono orientare futuri orientamenti giurisprudenziali.

La decisione dell’Ufficio della Cassazione che si occupa della materia referendaria è stata oggetto, come doveva prevedersi, di analisi anche molto critiche, che si sono spinte sino a dubitare dell’imparzialità del collegio per via delle prese di posizione pubbliche a favore del “No” di alcuni suoi componenti.   

E’ intervenuto lo stesso presidente della Corte di Cassazione per ricordare che “Le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici. Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale e ciò è ancora più grave nei confronti del collegio dell’Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata direttamente ed esclusivamente dalla legge”.

Tutto corretto in linea di massima, sebbene nessuno avesse mai ipotizzato che quel collegio fosse stato costituito ad hoc, cioè per quell’occasione. In realtà ciò che dice il Presidente D’Ascola vale per tutti i giudici italiani che devono essere, per l’appunto, “precostituiti per legge” (art. 25 Cost.). 
 
Il che denota l’evasività della difesa messa in campo dalla Corte di Cassazione per voce del suo Presidente, dal momento che le critiche  evocavano, all’evidenza, l’opportunità dell’astensione di quanti, in seno a quell’Ufficio, avessero ragioni per evitare di trattare l’argomento sul merito del quale avevano espresso posizione pubblica e quindi salvaguardare anche l'apparenza dell'imparzialità, quantomeno per  non dare l'idea di pronunciare provvedimenti "in nome di mezzo Popolo Italiano". 

Ma tant’è, ormai è andata così e non è un buon messaggio quello che ne è scaturito, se è vero che parte della stampa addebita al Presidente della Repubblica, in combutta col Presidente del Consiglio, intenzioni elusive della normativa in materia di referendum. 

Va premesso che la sostanza del problema sta tutta in questo: il quesito così come originariamente formulato ed ammesso non indicava espressamente le norme costituzionali coinvolte. Si tratta di inserirle nel quesito   che i cittadini troveranno stampato sulle schede e, sul piano delle scelte procedurali, di stabilire se occorra nuovamente dare l’intero termine per lo svolgimento del dibattito pubblico ovvero se il corpo elettorale sia stato comunque informato della materia sottoposta al suo voto. 

Quale che sia la scelta al riguardo, essa spettava  al Governo ed al Presidente della Repubblica, non ad altri. 

La polemica nella quale viene trascinato il Presidente della Repubblica trova sponda proprio in quel parere non richiesto  e tuttavia espresso, con lo sciagurato obiter,  dall’Ufficio Centrale per il Referendum. 

Il galateo costituzionale sconsiglia di interferire nelle decisioni che spettano ad altri organi dello Stato, specialmente quando sia coinvolto il Presidente della Repubblica.  

Il pasticcio è stato fatto e c'entra a pieno titolo anche la Corte di Cassazione.  

Alle volte la migliore difesa non è l'attacco, ma chiedere scusa. 

1 commenti:

Giovanni ha detto...

Leggo dal vostro post che estrapolo questa frase:
Dalla mia poltrona da semplice cittadino vedo il Contrario .........un Presidente della Repubblica che difende la Nostra Costituzione.
Io credo, se al posto di Mattarella ci fosse altro Presidente, oggi voi questo post non lo potevate scrivere.
E' quello che vedo è penso.