domenica 17 gennaio 2021

La toppa ed il buco



La vicenda della “raccomandazione” in odio a Gabriella Nuzzi  ha suscitato dibattito tra i magistrati vivo a tal punto da determinare una spiegazione ulteriore  della singolare delibera,  riconoscendo così i suoi stessi autori che le  motivazioni espresse erano alquanto carenti.
 
Raccomandazione in odio perché, come insegna la Procura Generale della Cassazione,  sono legittime le raccomandazioni buone,  quelle che esaltano il raccomandato  e ci sono poi le  raccomandazioni cattive, quelle che gettando cattiva luce sui colleghi,  andrebbero invece punite.
 
Ebbene a colmare la cripticità di quella delibera sono intervenuti i consiglieri superiori di Area Democratica per la Giustizia che l’avevano sostenuta in blocco, monoliticamente, convintamente. 

Vediamo perché l'avevano votata e promossa.


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sabato 16 gennaio 2021

L'ergastolo disciplinare




Coloro che seguono il blog da molti anni sanno che uno dei temi maggiormente seguiti è stato ed è quello dell’uso del processo disciplinare nei confronti dei magistrati, disciplinare troppo spesso mezzo per ostacolare i processi piuttosto che per sanzionare condotte effettivamente sbagliate e meritevoli di sanzione. 

E’ quindi ormai catalogabile come “storia” del blog Uguale per tutti l’impegno nelle vicende, assai risalenti nel tempo, di Luigi De Magistris e, subito dopo, della bufala della “guerra tra le procure di Salerno e di Catanzaro”. 

Quest’ultima determinò la decapitazione della procura della Repubblica salernitana ed il trasferimento disciplinare dei dottori Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. 

IL CSM, condizionato da indebiti interventi del Presidente della Repubblica di allora Giorgio Napolitano e dell’Associazione Nazionale Magistrati  - capeggiata all’epoca da Luca Palamara e da Giuseppe Cascini – operò come un plotone di esecuzione di ordini dall’alto. 


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giovedì 14 gennaio 2021

Segnalazione di merito




Operatore ecologico (= netturbino). 

Collaboratore scolastico (= bidello).

Addetto alle vendite (= commesso).

Assistente alla persona (= badante).

Cambiare il nome delle cose non cambia le cose. 

La segnalazione di merito è la raccomandazione e sta per essere sdoganata dal Consiglio Superiore della Magistratura quale pratica comune tra magistrati.

Sulla falsariga dell’editto della Procura Generale della Cassazione, si afferma in sostanza che penalizzare un candidato sminuendone il valore non è condotta  dagli identici effetti pratici della magnificazione del concorrente.
 
Detto  con franchezza,  sta per passare una castroneria di questo genere: se dico Tizio è migliore di Caio sto compiendo un’opera meritoria di supporto all’autorità che ha il potere di scelta; se invece dico Caio è peggiore di Tizio sto commettendo una scorrettezza sanzionabile.
 
Ma secondo logica le due affermazioni pari sono, dicono la stessa cosa.

La realtà le vede entrambe illecite perché un concorso si decide sulla sola base degli atti del procedimento e  non sul vociare degli estranei. 

Può allora concludersi che il Consiglio Superiore della Magistratura si autocertifica quale  collettore di “segnalazioni di merito” ed è  quindi il principale e consapevole artefice di raccomandopoli. 

Non era colpa di Palamara. 

 


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martedì 12 gennaio 2021

Professori e somari.




Il “sistema Palamara” lo avevano chiamato.
 
Come se da solo fosse capace di “violentare” gli indifesi colleghi del CSM,  imponendo loro la logica spartitoria che da decenni è la cifra che ne distingue l’operato. 

Uno a me, uno a te ed uno a lui. 

E non rompete le scatole con la motivazione delle nostre scelte che è ormai un’attività tanto faticosa quanto inutile ed ipocrita. 

Se qualcuno dovesse scandalizzarsi non se la prenda con questo blog.  

Che la motivazione sia un’autentica rottura di balle lo dice proprio la difesa del  CSM nel giudizio avente ad oggetto una delibera di straordinaria importanza, quella che doveva “selezionare” i magistrati cui affidare la gestione della Scuola della Magistratura.


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lunedì 28 dicembre 2020

Prima gli italiani no. Prima i magistrati si.


di Nicola Saracino - Magistrato 
 


Il 27 dicembre si è tenuta la riunione del “governo”  dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) ed il relativo verbale riporta la preoccupazione per non essere stati i togati inseriti espressamente nell’elenco delle categorie alle quali dispensare il vaccino con priorità rispetto agli altri cittadini. 

E’ senz’altro vero che l’attività di udienza svolta in presenza è foriera di rischio di contagio. Ma non è certo l’unica attività esposta e quindi le prime indicazioni sui destinatari del vaccino non potevano prevedere tutte le categorie di lavoratori. 

Sta di fatto che nel verbale della GEC (Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM, sigla alquanto minacciosa) si legge: “La Giunta discute sulla situazione di emergenza sanitaria e sull’impatto della pandemia sul settore giustizia e, avendo appreso dell’avvio della campagna di vaccinazione, delibera di assumere iniziative formali con il Ministero della Salute e il Ministro della Giustizia ai fini dell’inserimento del personale della giustizia tra le categorie prioritarie come da separata comunicazione allegata al presente verbale.”. 


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lunedì 21 dicembre 2020

Il bue e l'asino.





No. Non si parla di Presepe.

A Catania è stato chiesto il rinvio a giudizio per reati molto gravi (associazione per delinquere, falso ideologico e materiale, abuso d’ufficio ed altro) di molti soggetti del mondo universitario accusati di aver creato un “sistema” volto alla spartizione delle nomine ad incarichi piuttosto ambiti. A questo link può leggersi la notizia

Chi segue il Blog è a conoscenza che le chat del dott. Luca Palamara (sequestrate a Perugia e quindi non pubblicabili per intero pena la commissione di un reato) hanno mostrato che la magistratura è organizzata come e meglio degli universitari catanesi.  

C’è quindi da aspettarsi che la difesa invochi la scriminante della “somiglianza”: abbiamo le stesse corna! 


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martedì 15 dicembre 2020

Sul controllo ministeriale dei giudici italiani



ArticoloCentouno

Condividiamo in pieno la presa di posizione di Magistratura Democratica sul c.d. caso Brescia.

Il contenuto della smentita dell’avvio di un’indagine su quanto accaduto non solo non convince per la sua inspiegabile tardività ma suscita ulteriori gravi perplessità e interrogativi.

Perché mai una fisiologica decisione assolutoria, vieppiù in pendenza del termine per la motivazione, dovrebbe essere trasmessa quale “notizia agli uffici competenti”? E quali sarebbero questi uffici? E quali “valutazioni” e “accertamenti” sarebbero chiamati a compiere? E quale sarebbe la richiamata “prassi” in base alla quale tutto ciò accade? Esistono atti – circolari, direttive, risoluzioni… – in materia?

E, su altro versante, resta senza risposta l’interrogativo enormemente preoccupante sul perché – come si legge sul sito del Corriere della Sera – “dai giudici bresciani è arrivata una nota ufficiale che precisa i perché dell’assoluzione”.

Qualcuno gliel’ha richiesta? Chi? E perché?

Il caso riflette chiaramente che la cultura dell’indipendenza della giurisdizione è sempre più deficitaria nella classe dirigente politica e magistratuale.

Al contempo, esso impone con sempre maggiore urgenza la necessità di rimuovere le cause di tale deficit culturale e di adottare, superando gli sterili proclami, iniziative idonee a tutelare effettivamente l’indipendente esercizio della giurisdizione.

Occorre, tra l’altro, valorizzare al massimo il ruolo sindacale dell’A.N.M. secondo quanto specificamente previsto dall’art. 2 dello Statuto dell’Associazione (tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria), arginare la deriva delle nomine fiduciarie di magistrati nelle più varie collocazioni fuori ruolo (inevitabilmente foriere di un’inaccettabile commistione di interessi), chiudere le porte girevoli fra magistratura e politica.


Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale
Componenti del Comitato direttivo centrale dell’ANM
 

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lunedì 14 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale 2, la smentita (o il ripensamento?).


di Nicola Saracino - Magistrato 

Si era dato conto della singolare ed inopportuna iniziativa del Ministro in questo articolo

Si apprende che, in effetti, l'iniziativa era talmente stralunata da non poter essere vera, lo si ricava da questa nota diffusa domenica:  

"AdnKronos

Pubblicato il: 13/12/2020 14:46 
"Per fare chiarezza circa le iniziative assunte in relazione alla sentenza della Corte di Assise di Brescia, il Ministero della Giustizia precisa che non è stata avviata alcuna ispezione né indagine esplorativa, come da alcuni organi di stampa erroneamente riferito in questi giorni. Né potrebbe essere diversamente, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state rese note". E' quanto si legge in una nota del Ministero della Giustizia in merito alla sentenza della corte d'Assise di Brescia che ha assolto un uomo che aveva ucciso la moglie. 
"Come da prassi, vi è stata una mera trasmissione della notizia agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso" conclude la nota.". 


Quindi qualche burlone aveva diffuso falsamente la notizia di ispezioni o comunque accertamenti ministeriali, riportata dalle maggiori testate nazionali che si sono comportate da creduloni.     

Ed a Brescia si sono preoccupati più del necessario.

Tanto che il Presidente della Corte d'Assise ha, del tutto inusualmente, "dovuto" anticipare una spiegazione pubblica della sentenza, spiegazione che la legge rimette esclusivamente alla motivazione che si deposita in un termine ben più ampio dei pochi giorni necessari per tranquilizzare gli apprensivi.

Il procedimento decisionale ha cioè subito un'evidente deviazione del suo corso legale, non essendo previsto che il giudice "parli" tra la lettura del dispositivo ed il deposito della motivazione.    

Ma se il Ministro non è stato, qualcun altro ha sollecitato il comunicato stampa della Corte d'Assise di Brescia? 

Perchè il famoso detto latino ammonisce che la giustificazione non richiesta equivale ad una esplicita autoaccusa.    

C'è da sperare che l'esigenza di anticipare quella sorta di "indice" della motivazione non sia dipesa dal mero annuncio - poi rivelatosi un fake - delle temute ispezioni ministeriali; non sarebbe serio e denoterebbe un atteggiamento di eccessiva sudditanza psicologica dei giudici rispetto ai desideri ed alle sensibilità ministeriali. 

Pertanto, o ci troviamo al cospetto dell'ennesimo ripensamento del ministro Bonafede (sempre dilaniato dal dubbio, Di Matteo sì/ Di Matteo no, sorteggio del CSM sì/sorteggio no) oppure si è di fronte ad una severa emotività degli uffici giudiziari bresciani.  

Nell'attesa che nei prossimi giorni venga chiarita l'origine della nota diffusa dal Presidente della Corte d'Assise bresciana, resta tuttavia da segnalare, non senza stupore, che secondo il Ministro esiste una sorta di polizia interna al suo ministero che "per prassi" trasmette le notizie delle decisioni dei giudici italiani "agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso". 

Potrebbe essere più chiaro, signor Ministro? Esibisca regolamenti e circolari che disciplinano l'attività di questa sua polizia interna, per favore.   

    

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domenica 13 dicembre 2020

L'Anm che non c'è

di Mario Fiorentino - Magistrato


L’inerzia dimostrata dalla Giunta nazionale dell’Anm in occasione dei recenti fatti di Brescia, a seguito della c.d. sentenza “Gozzini”, svela plasticamente un dato ormai chiaro:

l’Anm - intesa quale associazione che statutariamente dovrebbe perseguire la tutela dell’indipendenza dei magistrati e la loro dignità, in funzione dell’indipendenza dei giudizi e della credibilità dell’Istituzione - non c’è.

Il fatto in sé – la notizia, non smentita, di ispezioni o accertamenti da parte del Sig. Ministro dopo la lettura di un dispositivo di assoluzione, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di richieste di chiarimenti da parte dei capi dei rispettivi uffici nei riguardi del collegio interessato, tenuto a giustificarsi anzitempo, prima del deposito delle motivazioni  – è rilevante, poiché, oltre al caso specifico, e a prescindere dai migliori intenti del Sig. Ministro, potrebbe produrre per il futuro un effetto potenzialmente intimidatorio (o comunque un condizionamento) nei riguardi di tutti i giudici, in specie laddove essi affrontino casi delicati, che si possono prestare a facili strumentalizzazioni, anche da parte dei politici.


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venerdì 11 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale.


di Nicola Saracino - Magistrato 

Che un Ministro si allarmi per le notizie date al TG ci può stare. 

Ma che pretenda di conoscere le motivazioni di una sentenza prima ancora che questa sia stata depositata è il segno dei tempi, dolosamente confusionari.

Al diavolo la separazione dei poteri e con essa la serenità del giudizio. 

La prossima volta il Signor Ministro farebbe bene ad inviare i suoi ispettori ancor prima della lettura del dispositivo. 

Ma procediamo con ordine. 

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giovedì 10 dicembre 2020

Opposizione solitaria al correntismo unitario.



L’immagine di sé che l’ANM sta tentando di offrire all’esterno, con la complicità di alcune testate giornalistiche, spaccia l’ingannevole “unitarietà” del sentire dei magistrati italiani, a ridosso delle ultime elezioni di poche settimane or sono. 

L’accordo fatto dalle quattro correnti trascura incredibilmente tutte le emergenze che dovrebbero essere trattate come tali, prima tra tutte la questione immorale, squarciata dalla doppia ipocrisia del caso Palamara che ha denudato la lottizzazione correntizia eretta a regola della vita magistratuale, coperta con la foglia di fico della punizione di un solo responsabile. 

Il sistema, granitico, delle correnti ha determinato il mutamento genetico di molti giovani magistrati,  attenti solo alla “carriera” comprata con l’asservimento ai centri di potere politico-correntizi. Magistrati, una categoria di fessi messi nel sacco da Mastella che ha sguinzagliato gli arrivisti con la toga,  disseminando il panico tra gli accaparratori di voti.

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domenica 6 dicembre 2020

Le correnti sono unite, i magistrati no.



Dopo un parto travagliato solo ieri l’associazione nazionale magistrati è riuscita a dotarsi degli organi esecutivi, avendo eletto il presidente ed il segretario. 

La seduta del comitato direttivo centrale si è prolungata per molte ore ma al di fuori dell’ufficialità: l’evento era infatti trasmesso in diretta da Radio Radicale e per la maggior parte della sua durata l’audio ed il video erano oscurati in quanto i protagonisti confabulavano altrove, nei segreti corridoi.
E così che le correnti fanno gli accordi. 

Non sono proprio abituate a discutere in pubblico e questo sebbene lo Statuto dell’ANM preveda la pubblicità delle riunioni del comitato direttivo centrale, come si notava ieri una pubblicità “ingannevole”. 

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sabato 5 dicembre 2020

Senza parole.



E' in corso (non è vero!) il Comitato direttivo centrale dell'ANM. 

Non è vero perché come noterete  la pagina di Radio Radicale che lo trasmette in diretta è per lo più oscurata nel corso della giornata, il che vuol dire che i componenti del CDC stanno facendo cose che non si devono vedere e sentire.

Le sedute sono ridicolmente pubbliche, salvo a confabulare in segreto al di fuori dell'ufficialità di quell'organo. 

La realtà è che    ci sono i segretari delle correnti i quali non possono intervenire direttamente nel CDC (le correnti sono associazioni del tutto estranee all'ANM)     e allora si chiamano in disparte i propri servitori per impartire loro disposizioni.

Unica eccezione la Lista 101 che non è corrente, non è associazione, non ha statuto né segretari.

I nuovi organi dell'ANM saranno concepiti con i soliti metodi degli accordi occulti e non ostensibili al pubblico.

Si eviti per il futuro di scomodare Radio Radicale. 

E' solo pubblicità ... ingannevole.   
  

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Panchina corta al CSM.




Abbiamo dato conto della ricusazione presentata dal dott. Stefano Rocco Fava nei riguardi di alcuni componenti della Sezione Disciplinare del CSM. Sulla questione dovranno necessariamente pronunciarsi  giudici diversi da quelli coinvolti nel "sospetto" di non essere imparziali. Ebbene,  anche nel collegio chiamato a decidere su quella ricusazione siede, secondo il dott. Fava, un magistrato che dovrebbe invece alzarsi e rinunciare a giudicare, dato che è stato coinvolto come inquirente proprio nelle indagini della Procura Generale contro il dott. Fava.

Di seguito la ricusazione del giudice della ricusazione.          



Consiglio Superiore della Magistratura Sezione Disciplinare
Invito all'astensione Istanza di ricusazione del componente del collegio dott. Carmelo CALENTANO ex art. 52 comma 1 c.p.c. in relazione all'art. 51 comma 1 n. 1 e n. 4 c.p.c.

Il sottoscritto dott. Stefano Rocco Fava, incolpato nel procedimento disciplinare n. 92/2019 come da decreto di citazione in data 8 settembre 2020, avendo appreso, con la notifica del decreto emesso fuori udienza in data 20 novembre 2020, la composizione del collegio giudicante per l'udienza "incidentale" del 2 dicembre 2020, formula invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del dott. Carmelo CELENTANO, in relazione alla predetta udienza incidentale del 2 dicembre 2020, per le ragioni appresso indicate.
In data 16 novembre 2020 lo scrivente ha depositato invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del Presidente ERMINI e del componente del collegio dott. CASCINI ai sensi dell'art. 51 comma 1 n. 1 c.p.c..

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domenica 22 novembre 2020

Fuori luogo



di Milena Balsamo - Magistrato 


Il 15 marzo 2018, il consigliere di Area, Valerio Fracassi scriveva a Palamara: “Ricordati che ti ho votato Pasca a patto che mi sistemassi Orlando, non mi mollare. E Palamara rispondeva: “Tu ordini, io eseguo.

In effetti, Annarita Pasca era stata nominata presidente di sezione del Tribunale di Lecce e nell’aprile del 2018 anche Massimo Antonio Orlando troverà il suo posto come presidente del Tribunale di Livorno.

Sentito dal CSM, Orlando risponde di non sapere nulla di quelle conversazioni.

Accade però che Orlando viene scelto dal Ministro Bonafede quale direttore generale del DOG (Dipartimento di organizzazione giudiziaria); in questo caso, il Ministro non ha ritenuto di nominare un dirigente amministrativo, come ha deciso recentemente per il DAP, ma vuole proprio Orlando (che da poco più di due anni presiede il tribunale labronico).

Ed allora il consigliere Antonino Di Matteo chiede una istruttoria sulla nomina di Orlando al posto di vertice del Tribunale di Livorno, non ritenendo sufficienti a chiarire la condotta del collega le risultanze della sua audizione al CSM, in cui questi dichiarava di non sapere nulla di questi accordi e che avrebbero dovuto “chiedere a Fracassi e Palamara.


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sabato 21 novembre 2020

La terza parte




Quando un giudice è oggetto di reiterate ricusazioni - vale a dire di inviti a farsi da parte per non essere disinteressato al caso che gli è sottoposto - e quando quel giudice è  proprio il giudice dei giudici, delle due l'una: o la Sezione Disciplinare del CSM è strutturalmente inidonea ad occuparsi in sede giurisdizionale dei magistrati per essere troppo spesso la "terza parte" anziché un giudice terzo,  oppure i magistrati sono dei ricusatori incalliti e pretestuosi. Di solito questa è la conclusione alla quale giunge il CSM con l'avallo della Cassazione a Sezioni Unite, i cui componenti sono sotto il controllo gerarchico (quanto a carriera ed ambizioni) proprio del CSM. 

Un brutto, e troppo corto, circuito.

Al quale solo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo potrà porre rimedio. 

Riportiamo il testo dell'ultima ricusazione, in ordine di tempo, quella del dott. Fava nei riguardi del vice presidente Ermini e del consigliere Cascini.        

Consiglio Superiore della Magistratura

Sezione Disciplinare

 

Invito all’astensione

Istanza di ricusazione

Ricorso

 

ex art. 52 comma 1 c.p.c. in relazione all’art. 51 comma 1 n. 1 c.p.c.

 

1)                 del Presidente del collegio avvocato David Ermini;

2)                 del componente del collegio dott. Giuseppe Cascini.

 

 

Il sottoscritto dott. Stefano Rocco Fava, incolpato nel procedimento disciplinare n. 92/2019, come da decreto di citazione in data 8 settembre 2020, avendo appreso dalla Segreteria la composizione del collegio giudicante, formula invito all’astensione e, in subordine, istanza di ricusazione dei predetti componenti per i motivi di seguito indicati.

 

a)                 Posizione del Presidente ERMINI

 


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lunedì 16 novembre 2020

La volpe e l'uva

di Pietro Murano - Magistrato

C’era una volta una volpe molto furba”.

Questo l’incipit della favoletta per bambini propinata, a scopo educativo, per l’insegnamento che viene dalla sua morale, credo nota a tutti.

Ed a quella morale è andato il mio pensiero nel leggere l’articolo di stampa (Il Giornale del 15/11/2020) a firma di Luca Fazzo, ripreso da altre testate, che ha ritenuto di impegnare la sua penna per riportare le gesta del magistrato Giovanni Favi che – è questa la notizia – avrebbe indicato (sembra di capire) a suoi colleghi, come rimedio antivirus, addirittura la liquirizia.

Forse il collega, nel consigliare ad altri quella sostanza, avrà commesso l’errore di dare credito ad una notizia evidentemente da lui appresa da fonte non verificata: il giornalista, infatti, evidenzia – mostrandosi certo che si tratti di una falsa notizia – come manchino evidenze scientifiche che ne attestino la correttezza.

E, però, lo stesso redattore dell’articolo ha mostrato lacune di approfondimento laddove – evidentemente mal suggerito – ha riportato che il collega “Si chiama Giovanni Favi e non è un magistrato qualunque: è uno dei leader di «Articolo 101», la corrente nata recentemente in contrapposizione frontale con la vecchia nomenclatura dell'Associazione nazionale magistrati. Favi, che era stato promotore qualche anno fa di un referendum per mettere un tetto al carico di lavoro delle toghe, si è candidato alle ultime elezioni per l'Anm, e sarebbe stato anche eletto: ma per le regole interne ad Articolo 101 sull'alternanza di genere ha dovuto cedere il posto a una signora”.

Due le inesattezze.


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lunedì 9 novembre 2020

Senza titolo

di Donato D'Auria - Magistrato 

Sabato e domenica scorsi si è tenuto il primo Comitato Direttivo Centrale della Associazione Nazionale Magistrati del dopo Palamara.

Erano stati scritti fiumi di inchiostro, programmi correntizi, dichiarazioni di intenti da parte dei vari gruppi che operano nell’associazione, tutti nel senso di dare un nuovo corso alla azione associativa, ma alla resa dei conti penso si possa affermare senza tema di smentita che nulla è cambiato, purtroppo.
Basti considerare che metà della mattinata di sabato è stata occupata da una surreale discussione relativa alla nomina del presidente della seduta, che il comma 6 dell’art. 31 dello Statuto rimette in maniera chiara ed inequivoca alla elezione del CDC [In ogni riunione esso (il CDC, n.d.r.) elegge un Presidente di seduta], mentre una parte dei membri voleva che la presidenza della seduta fosse affidata al membro più anziano in ruolo, secondo una prassi invalsa fino ad ora.

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domenica 8 novembre 2020

Spezzatino alla correntizia


di Corrado Ascoli
Magistrato

 

Dopo due giorni di CDC (seguito su radio radicale), che era stato peraltro meritoriamente organizzato dalla GEC in modo da consentire conformemente allo statuto la partecipazione e la votazione a distanza, con tanto di incarico (oneroso) alla società Eligo, la montagna pare non abbia partorito nemmeno il topolino: rinvio secco al 21 novembre.

 

Tutto questo mentre il Paese si trova in una situazione emergenziale che necessiterebbe di sollecitazioni e partecipazione da parte della magistratura associata, mentre si confezionano urgenti decreti legge che incidono sulla giurisdizione con la consulenza degli avvocati ma senza l’interlocuzione dell’ANM, che non ha una giunta e un presidente, se non in prorogatio. Mentre i colleghi arrancano e si ammalano negli uffici.

 

Rinvio secco, senza nessuna delle votazioni previste dallo statuto. E di ben due settimane.

 

E nel corso di questi due giorni nessuna discussione su punti concreti e specifici - salvo che da parte della Lista ArticoloCentouno che ha riproposto 5-6 chiarissimi, specifici e concretissimi punti programmatici, due dei quali qualificanti- ma solo flatus vocis prudenzialmente genericissimi, nell’astratto auspicio di giunte unitarie battezzate “Pace e Bene”, il cui programma consisterebbe in letterine a Babbo Natale che per mettere d’accordo tutti non possono che essere meri buoni propositi vaghi e fuffosi (del tipo: no al covid e sì all’etica!), adatti soltanto per riempire un foglio bianco (che resta sostanzialmente bianco anche una volta formalmente riempito) e per spartirsi poltrone o strapuntini nella Giunta Esecutiva Centrale, senza sapere bene per fare CONCRETAMENTE ED ESATTAMENTE che cosa e in QUANTO TEMPO.


E, peraltro, forse neppure in piena sintonia con lo spirito dello statuto.


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sabato 7 novembre 2020

Tre proposte per una giurisdizione costituzionale


La giustizia italiana sta sprofondando nel fango.

Aiutateci a restituire ai cittadini la giustizia che meritano, trasparente, credibile, non politicizzata.

Attraverso i link qui sopra si può conoscere il contenuto di ciascuna delle tre proposte, spiegate nelle ragioni che le ispirano e con l'articolato già pronto per un Legislatore volenteroso.

Per aderire basterà inviare un'email a ugualepertutti@gmail.com o compilare l'apposito modulo di adesione.

E' possibile aderire a tutte o ad alcune delle tre proposte.
 

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