mercoledì 15 maggio 2024

Certezze sulle perplessità del Ministro Nordio


di Rosario Russo, magistrato in quiescenza

“...se ho delle perplessità tecniche, queste riguardano l’adozione di una misura rispetto ai tempi in cui è stato commesso il reato e al tempo in cui sono iniziate le indagini”: così il ministro Carlo Nordio il 9 maggio 2024  a proposito della misura cautelare inflitta al Presidente Toti (notizia Ansa).

Egli ha diritto – come recita la legge in aderenza alla Costituzione - a non essere indicato come colpevole fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza di condanna irrevocabile.

 Ma, soprattutto in una fase così delicata del procedimento incoato, anche i Magistrati che si occupano del caso hanno diritto a non essere ‘giudicati’ sommariamente, con riferimento agli atti emessi, mediante valutazioni assertivamente ‘tecniche’ ma dichiaratamente non meditate. 

Specialmente ad opera del Ministro della Giustizia, che tra l’altro ha il potere di attivare la funzione ispettiva e di esperire l’azione disciplinare! 

Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.”(L. Wittgenstein). 

É quanto esige il giusto processo. 


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martedì 9 aprile 2024

Test di intelligenza



di Nicola Saracino - Magistrato 


Alcuni colleghi hanno elaborato un appello, rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura, affinché esprimesse un parere contrario al testo normativo che introduce la “verifica della idoneità psicoattitudinale allo svolgimento delle funzioni giudiziarie” dei magistrati. 

Quel testo è già comparso sulla Gazzetta Ufficiale, si tratta del  decreto legislativo 28 marzo 2024, n. 44.

L’articolo 5 compie il misfatto. 

In sede di concorso è previsto un colloquio psico-attitudinale diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria, come individuate dal Consiglio superiore della magistratura con propria delibera.

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giovedì 21 marzo 2024

Guido Salvini: io inviso al potere, ma sul mio lavoro parlano i numeri



Riprendiamo da Il Dubbio lo scritto di Guido Salvini, un'autodifesa non dovuta di un magistrato che ha trattato un'infinità di processi difficili. 
Il cronista distratto vede la goccia sul pavimento ma non l'acqua spalata.
La lettura dell'articolo denigratorio sul Corriere della Sera (che trascura del tutto le statistiche del lavoro svolto da Salvini)  dimostra che taluni fanno danno quando lavorano, meglio un lavativo in redazione che un cronista disattento. 
I magistrati si valutano per quello che fanno; se si guardasse al non fatto sarebbero tutti da licenziare, visti i carichi dei ruoli di ciascuno.    

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La replica dell’ex magistrato a un articolo del Corsera: “Ho lasciato l’incarico da Gip a dicembre senza misure cautelari pendenti e con tutti i processi di rilievo per la collettività o conclusi o fissati”

Guido Salvini
20 marzo, 2024 • 22:50


Dispiace che il lungo ed astioso articolo del Corriere spari, con pretese di scoop, volutamente alle ombre, ed è ovvio perché è un articolo che ha il fine preciso che diremo alla fine, senza servire affatto a comprendere i problemi della giustizia a Milano.

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mercoledì 13 marzo 2024

Poco da insegnare.



 di Andrea Reale - Magistrato 

Il plenum del 6 marzo ha designato i componenti togati del direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, il cui bando  risaliva al luglio 2023.
 
I criteri eccessivamente   generalisti che dovevano improntare la scelta hanno fatto dire ad un consigliere molto indipendente che si trattava di un “ setaccio in cui passavano i dinosauri (non i granelli )”.
 
E infatti 50 candidati sono stati immediatamente “defenestrati ” senza una riga di motivazione.
 
Pare, invece,  che la sestina vincente (sarebbe bello conoscere la cabala e puntare sui sei  numeri del Superenalotto delle correnti) sia stata “giocata” soltanto tra pochi preselezionati senza comparazione e con il metodo pubblicizzato qualche anno fa da un ex consigliere del CSM (purtroppo caduto in disgrazia….): tre a me, due a te e uno a loro!

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martedì 23 gennaio 2024

Il pluralismo ... di pochi




Pubblichiamo un documento, che facciamo nostro,  redatto dai colleghi  dei 101,  anzi del centouno Cost.: La giustizia è amministrata in nome del popolo.  I giudici sono soggetti soltanto alla legge.


La maggioranza del CDC ha sfruttato la conferenza stampa del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura del 18.1.2024 per rimarcare il presunto ruolo di “indirizzo politico in materia giudiziaria” del CSM. 

Infatti, nel documento “Parole ed Equilibrio” approvato domenica 21 dalla maggioranza del CDC si legge – tra l’altro – che “ogni deliberazione assunta in materia di organizzazione e di amministrazione comporta, di necessità, una scelta tra opzioni culturali e politiche diverse”. 

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giovedì 21 dicembre 2023

Spoil system




Titola il quotidiano il  Dubbio:  "L’invasione di toghe a via Arenula sovverte la democrazia.". 

ma chi chiama le toghe a via Arenula?

il Padre Eterno? 

Chiediamo  per un amico…

Nel merito, lo diciamo da sempre, vi è pieno accordo sulla necessità di dare sostanza alla separazione dei Poteri, anche attraverso la cessazione della pratica dei “ fuori ruolo” ( e fuori luogo…) piazzati nei vari Ministeri, così come - per simmetria - del correntismo in magistratura che della politica è diretto strumento.

Ognuno a casa sua, nel reciproco rispetto!

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giovedì 7 dicembre 2023

Chi indaga e chi è indagato?



Il Ministro (della Difesa) Crosetto aveva pubblicamente espresso il timore  "… di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni. Siccome ne abbiamo viste fare di tutti i colori in passato, se conosco bene questo Paese mi aspetto che si apra presto questa stagione, prima delle Europee...".  

E’ il tema della cd. opposizione giudiziaria che si realizzerebbe mediante indagini “ad orologeria” , spesso in prossimità delle cadenze elettorali, con svantaggio di una parte politica. 

Le parole del Ministro non sono originali, nel senso che prima di lui mille altre volte concetti analoghi sono stati in passato espressi da altri politici (spesso con ruoli istituzionali importanti),  dalla stampa e da commentatori di ogni ideologia. 


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sabato 2 dicembre 2023

Quando ad esser bocciato è chi dà le pagelle.




Sufficiente, discreto, buono, ottimo.

Anzi, pessimo!

Ma non era questo il Governo che si riprometteva di spezzare le reni al correntismo? 

E invece gli attribuisce ulteriori strumenti di ricatto nei confronti dei magistrati che dalle correnti vorrebbero liberarsi. 

Sì, perché introdurre una scala di valutazioni differenziate, conferisce al “maestro” il potere di stilare graduatorie secondo i propri gusti, vale a dire quelli dell’appartenenza, delle casacche. 

Ecco perché l’ANM se ne sta zitta zitta, è l’ennesimo favore che le viene concesso da governanti miopi.

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giovedì 19 ottobre 2023

Separazione delle carriere



Mentre il Governo si appresta ad introdurre l'ennesima eccezione per trattenere fuori ruolo oltre ogni limite di tempo uno dei mille magistrati assunti alle sue dipendenze (in sostituzione di altrettanti del governo precedente) riportiamo un intervento di Andrea Mirenda che pone l'accento sulla più urgente delle riforme che darebbe un senso, vero e sostanziale, al principio della separazione dei poteri.  

Irrimediabilmente offuscato se un capo di gabinetto o un direttore di un ente nominato politicamente va a fare il capo di una procura della repubblica. 

Ma questa "separazione delle carriere" è scomoda per tutti e non è all'ordine del giorno, neppure di questo Governo.       

Ecco il testo.
 
In disparte ogni valutazione sul merito delle decisioni, ovviamente riservata al giudice dell'impugnazione, credo che la vicenda Apostolico o quella fiorentina ci offrano, comunque, una preziosa opportunità per discutere serenamente, senza contingenti fini strumentali, intorno al valore etico e deontologico della cosiddetta "apparenza di indipendenza".
Una raccomandazione, questa, puntualmente recepita anche in sede unionale, a riprova del suo preciso valore fondativo in ambito giurisdizionale.

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lunedì 16 ottobre 2023

L'imparziale di destra.



di Nicola Saracino - Magistrato 

Dalla Corte di Cassazione al Governo, senza tappe intermedie. 

Oggi giudico, ma domani governo.  

Senza essere iscritto ad un partito politico, che quello è vietato ad un magistrato. 

E dallo scranno del  Governo  mi metto a pontificare sul perché sia indispensabile che i magistrati, oltre ad esserlo, appaiano imparziali.

Ma imparziali di destra o di sinistra? Vien da chiedersi. 

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sabato 7 ottobre 2023

Il bue e l'asino.


di Nicola Saracino  - Magistrato 

Soltanto pochi anni fa la Corte Costituzionale (sent. n. 170/2018) aveva ribadito (perché già lo aveva detto con la sent. n. 224/2009) che è conforme alla Costituzione la legge che vieti l’iscrizione dei magistrati a partiti politici, o la loro partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici, anche perché è la stessa Costituzione (art. 98, comma 3) a demandare al legislatore di valutare se e come limitare quelle possibilità.

A voler esser precisi la Costituzione ha previsto espressamente solo la possibilità di vietare l’iscrizione del togato ad un partito politico, non anche di partecipare alla relativa attività. Ma una lettura non formalistica della disposizione costituzionale legittima l’estensione del divieto anche alla partecipazione alla vita di partito. 

La Consulta ha, quindi, ravvisato “… lo sfavore nei confronti di attività o comportamenti idonei a creare tra i magistrati e i soggetti politici legami di natura stabile, nonché manifesti all’opinione pubblica, con conseguente compromissione, oltre che dell’indipendenza e dell’imparzialità, anche della apparenza di queste ultime: sostanza e apparenza di principi posti alla base della fiducia di cui deve godere l’ordine giudiziario in una società democratica”. 

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venerdì 6 ottobre 2023

Notizie dal territorio.



di Nicola Saracino - Magistrato 

E’ piena tempesta tra politica e magistratura. 

Con la prima che accusa i magistrati di frapporsi alla politica di contrasto all’immigrazione,  boicottando i legittimi decreti del governo per “partito preso”.  

E così, spostando l’argomentazione dal merito della materia  - i quasi 5.000 euro di cauzione pretesi dal migrante per evitargli il “trattenimento” – a quella personale, viene messa in dubbio l’imparzialità del giudice. 

Anche attingendo a documenti come filmati risalenti nel tempo che lo ritraggono mentre partecipa ad una manifestazione in favore dello sbarco di migranti. 

Giustificate le immediate preoccupazioni manifestate dall’ANM per bocca del suo presidente Santalucia: da dove viene quel documento, perché lo si tira fuori proprio adesso? 

Questa sensibilità, va notato, manca del tutto quando l’ANM evita di vedere quel che accade all’interno del potere togato, che sfoggia condotte del tutto assimilabili a quelle oggi criticate con seria preoccupazione. 

Vi è un intero capitolo del primo saggio a firma Sallusti-Palamara che si occupa del cosiddetto “cecchinaggio”.

In cosa consiste? 

Quando si vuole ostacolare un magistrato che aspira ad un incarico importante si fa in modo che “escano” notizie, spesso di  fonte imprecisata, capaci di offuscarne l’immagine, non di rado bastevoli a smorzarne gli appetiti di carriera, inducendolo a revocare la domanda.  

Il favore col quale queste notizie spurie vengono raccolte in sede istituzionale dal Consiglio Superiore della Magistratura è testimoniato dalla prassi, ammessa da più d’un consigliere superiore, di attingere le cd. “notizie dal territorio”. 

Vale a dire che -  accantonata ogni  regola formale del procedimento amministrativo -  ciascun consigliere o meglio ancora ciascuna fazione di consiglieri (i gruppi consiliari) si mostrano assai disponibili ricettori di informazioni de-formalizzate e sottratte a qualsiasi contraddittorio con l’interessato, con buona pace delle garanzie che dovrebbero assistere ogni magistrato della Repubblica a presidio della sua autonomia dal potere. 

Ma da quale altro potere dev’essere autonomo un magistrato,  se non da quello capace di incidere sulla sua vita professionale? 

In definitiva il video di ignota provenienza oggi utilizzato per sminuire la credibilità dell’autore di una sentenza, il cui “merito” è assai poco dibattuto,  non è diverso dai sistematici dossieraggi in uso al CSM per sbarazzarsi di candidati poco graditi, quando il loro “merito”  non risulti agevolmente dubitabile.

Bastano notizie dal territorio ...  


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venerdì 28 luglio 2023

Lo rifarà?

Con sentenza n. 34380/22 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione avevano cassato la decisione della  Sezione Disciplinare del CSM secondo cui interferire sulla vita professionale dei colleghi confabulando coi consiglieri superiori per spingere l'amico (di corrente) e osteggiare il nemico non avrebbe leso il canone della correttezza.

Le puntate precedenti sono leggibili qui qui.

Quella presidente del Tribunale era stata, infine, assolta dall'addebito non perché i fatti non fossero veri ma perché ritenuti di "scarsa rilevanza" da un giudice disciplinare composto da soggetti (i consiglieri superiori) evidentemente ben felici di raccogliere le pressioni del territorio e quindi assecondare i loro serbatoi elettorali.  

Così quei fatti - sussistenti - non le hanno impedito di ottenere (a maggioranza) la riconferma nel suo ruolo di presidente del tribunale.

A questo punto la domanda è: continuerà a spadroneggiare sulla vita professionale dei colleghi utilizzando canali di conoscenza privilegiati e non formali?

Se questa è la condizione dei magistrati in Italia sia evidente a tutti che non possono garantire i diritti dei cittadini perché non sono indipendenti risultando violate tutte  le procedure che sovraintendono alla loro vita professionale, decisa secondo percorsi occulti.    

Occulti perché i dati raccolti attraverso confabulazioni private non entrano nelle carte dell'istruttoria - sulla cui base il CSM dovrebbe adottare le sue deliberazioni - e sono a conoscenza solo di alcuni consiglieri superiori, di solito quelli della corrente di appartenenza del segnalante.  

Il messaggio dato dal CSM ai giovani colleghi con le ultime decisioni che hanno relegato nell'irrilevanza condotte invece molto gravi è, in definitiva, assai desolante.

E' la conferma della totale inefficacia della finta riforma del CSM di cui si vantava il ministro Cartabia.

Fuffa. 




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venerdì 7 luglio 2023

I garantiti.


di Nicola Saracino - Magistrato 

La divisione tra giustizialisti e garantisti offre, da sempre, una visione squilibrata della giustizia perché 
la spada non dovrebbe mai prevalere sulla bilancia, né viceversa. 

Le cronache di questi giorni, oltre a riproporre l’atavico scontro tra due visioni, entrambe strabiche, suggeriscono l’idea di uno strappo ulteriore che col garantismo nulla ha a che vedere.
 
Questa “filosofia” aveva sempre operato, sul piano normativo, ampliando le garanzie di carattere processuale volte a limitare indebite anticipazioni di “pena”   sotto le mentite spoglie di misure cautelari ovvero esigendo un maggiore grado di gravità degli indizi necessari all’affermazione di colpevolezza.

Ebbene,  persino l’abrogazione dell’abuso d’ufficio è stata spacciata, senza troppa cautela, come misura di stampo “garantista”, trascurando totalmente che questa volta è stata eliminata una norma di carattere sostanziale, punitiva: la stessa norma incriminatrice.
 
E poiché l’abuso era il reato tipico dei pubblici ufficiali,  per effetto della sua eliminazione si può affermare che abusare del potere non è reato. 

Con questo intervento  - definitivamente caducatorio di una norma penale già resa moribonda per via di precedenti mutilazioni operate da chi oggi simula un pianto da coccodrillo – il potere si è, senz’altro, “garantito”. 

Ma ciò non ha nulla a che vedere con le garanzie che assistono i comuni cittadini che incappino nel processo penale,  anzi non c’è più difesa dagli abusi di potere, ormai non più punibili.  Probabilmente neanche da quelli dei magistrati. 

L’attualità, poi,  costringe a sillabare i fondamentali dell’azione penale italiana, voluta “obbligatoria” dal Costituente. 

L’obbligatorietà è tale solo se esiste un controllo sul corretto esercizio dell’azione penale che, sul piano processuale, è stato attuato assegnando ad un giudice (il Giudice per le indagini preliminari) il compito di contraddire il pubblico ministero che non voglia muovere un’accusa nonostante le contrarie indicazioni delle indagini; in tal caso glielo impone, con un vero e proprio “ordine”. 

Questo è un atto di ragione e non di volontà, non conta nulla che il pubblico ministero non “voglia” esercitare l’accusa in una determinata vicenda. 

Lo dovrà fare perché così impone la legge, per il tramite dell’ordine del giudice. 

E non conta nulla che quello stesso pubblico ministero probabilmente chiederà l’assoluzione o il non luogo a procedere nel prosieguo del processo. 

Quello che conta, invece, è che il processo si farà ed il suo esito non è legato alle richieste del pubblico ministero, potendo sfociare in condanna anche contro il suo parere. 

Questo è il quadro. 

Le contrarie aspirazioni di chi vorrebbe un pubblico ministero totalmente libero di agire o non agire, secondo volontà e non secondo ragione, implicherebbero l’abrogazione anche di un altro reato tipico dei pubblici ufficiali, quello di rifiuto od omissione di atti d’ufficio. 

Perché l’arbitrio, l’idea che il potere può tutto, totalmente estranea al pensiero liberale, esige garanzie. 

D'impunità. 


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domenica 11 giugno 2023

Castratori di canguri.



Palle balzanti, ci vuole prontezza per coglierle. 

Prima palla.

Una delle tracce dei temi del concorso in magistratura contiene uno sbaglio? 

E’ colpa del sorteggio dei commissari di concorso, meglio che siano cooptati dalle correnti, assurti a comitati scientifici. 

Peccato che quell’errore, se di errore si tratta, è comune a moltissime sentenze della Corte di cassazione e monografie di illustri professori di diritto penale. 

Tentativo maldestro, non hai vinto, ritenta. 

Seconda palla. 

In un corso organizzato dalla Scuola della Magistratura capita che alcuni relatori (non magistrati, sia detto) si lascino andare a commenti stupidi ed inopportuni, con messaggistica privata  maldestramente ostesa a tutti,  visto che l’oratore, alquanto imbranato,  aveva condiviso inavvertitamente il proprio desktop. 

Era un corso a frequenza mista, in parte in presenza ed in parte a distanza con collegamento  telematico. 

Ecco l’occasione per sparare a zero su questa seconda modalità, platealmente utile allo scopo e che fa risparmiare milioni di euro allo Stato che non deve rimborsare i costi di viaggio, vitto ed alloggio ai partecipanti. 

I corsi si tengano in presenza! Dice Magistratura Democratica

Che cosa c’entri il comportamento sbagliato dei relatori con la modalità telematica del corso è un mistero, mentre non lo è l’intento di approfittare dell’episodio per imporre alle reclute la “bella presenza” dei relatori correntizzati, così di solito cooptati. 

A spese vostre. 


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mercoledì 7 giugno 2023

E adesso ve lo spiego io il sistema



La settimana scorsa il quotidiano “il Dubbio” ha pubblicato una intervista a Marcello Basilico,  consigliere togato del Csm nonché capo del gruppo consiliare della corrente Area all’interno dell’organo di autogoverno della magistratura.

Alla domanda se il nuovo consiglio della Magistratura abbia “preso le distanze” da quello precedente nelle nomine ai posti direttivi e direttivi il consigliere ha affermato testualmente “E non abbiamo nemmeno elementi per ritenere che quelle nomine siano state frutto di scelte scorrette. Il fatto che Luca Palamara facesse parte del Consiglio in cui sono stati nominati determinati dirigenti non significa che per questo solo motivo queste nomine fossero tutte frutto di logiche spartitorie.”

Davvero divertente questa intervista. Da scompisciarsi dalle risate avrebbe detto Totò.

In sintesi, “tutto bene, Madama La Marchesa!”.

Al CSM, nel Basilico-pensiero, esistono sì le correnti ( bontà sua) … ma non il correntismo.

E già questo basterebbe per sussultare  sulla sedia!

Non pago, l’esponente di Area aggiunge che il correntismo consiliare non è mai esistito,  neppure nei Consigli precedenti.

E le nomine palamarizzate? Qui addirittura l’intervistato ha anticipato la domanda e subito ci ha tranquillizzato: “tuttapposto”!

Perché, dice, non ci sono le prove dell’illegittimità di quelle nomine…

Ma allora, viene da chiedersi, perché Palamara è stato radiato dalla magistratura ?

Forse per aver realizzato da solo il sistema da lui raccontato nel dettaglio e disvelato dalle chat assurte agli onori delle cronache ?

Eppure il Csm decide collegialmente, come sa anche uno studente al primo anno di giurisprudenza.

Ma se per un attimo, un solo attimo, volessimo anche ritenere verosimile ciò che racconta il dott. Basilico, qualcuno ci potrebbe spiegare che ci stanno a fare le correnti in Consiglio?

Ah già, sì è vero: garantiscono il pluralismo culturale quali motori di idealità !!!!

Perdonate la dimenticanza!

Noi pensavamo anche che non esistessero truffatori senza truffati ma è chiaro che ci sbagliavamo.

E non ci resta che ringraziare il consigliere per averci aperto gli occhi.



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martedì 30 maggio 2023

La sorte è cieca ma la sventura ci vede benissimo.



Capita, è capitato, che in uno strafalcione  incappi anche chi non dovrebbe. 

Nell’ultimo concorso in magistratura una delle tracce elaborate dalla commissione (della quale fanno parte magistrati,  avvocati e professoroni) conteneva un evidente errore, linguistico con ricadute giuridiche. 

La sorte  - quando si dice fortuna – ha voluto che quella traccia non fosse sottoposta ai candidati  perché non estratta dalla rosa che si deve necessariamente comporre per evitare imbrogli (anche questi, purtroppo, non sconosciuti alle cronache). 

I membri della commissione provenienti dalla magistratura sono, per l’appunto, sorteggiati tra chi aspira ad esserne parte e dimostri il possesso di alcuni titoli e requisiti. 

E’ trapelato che l’errore nell’elaborazione di quella traccia fosse riferibile proprio ad un magistrato.

Ma questa è solo la nascita dello “scandalo”. 

Perché un tema, sebbene proposto da un solo membro della commissione, deve essere approvato collegialmente.  E nessuno ha impedito che lo strafalcione comparisse in uno dei temi che potevano essere proposti ai giovani dottori in legge.  

Tutti insieme, magistrati, avvocati e professoroni, non si sono accorti dell'erroraccio. 

Tutti colpevoli,  nessun colpevole? 

E’ preferibile, invece,  distribuire equamente le responsabilità e quindi se somarata vi è stata e se essa è partita da un singolo,  va anche rimarcato che non ha trovato alcun ostacolo nel vaglio al quale erano tenuti tutti gli altri componenti la commissione. 

La vicenda è stata colta al balzo da una corrente togata, Magistratura Democratica, per svilire il metodo del sorteggio a monte della selezione della commissione esaminatrice che si vorrebbe, invece, accuratamente lottizzata dal potere correntizio, l’unico imperante in magistratura. 

E’ facile immaginare, a quel punto, che i candidati all’esame da magistrato non dovrebbero temere soltanto gli eventuali infortuni nella predisposizione delle tracce,  ma prestare molta attenzione alle stesse soluzioni date ai problemi giuridici di volta in volta prescelti, poiché  le prove potrebbero essere valutate “ideologicamente” e non soltanto giuridicamente. 

Perché di questo si tratta, nella migliore delle ipotesi:  l’ideologia che tenta d’impadronirsi della stessa gestazione dei futuri magistrati. 

In quella peggiore,  è il correntismo che propaga i suoi tentacoli non solo tra i magistrati, ma anche tra gli aspiranti tali. 

E la sfortuna, di solito,  ci vede benissimo.  


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domenica 21 maggio 2023

Senza capo … né coda.




«Reputo sia inaccettabile che un Paese civile non abbia il procuratore capo di Firenze, non abbia il procuratore capo di Napoli, non abbia il presidente del tribunale dei minorenni di Roma, che non abbia una guida in uffici chiave del Paese, magistrati che devono anche coordinare i magistrati più giovani. Credo sia inaccettabile e vi assicuro che finché avrò risorse, e ne ho parecchie, mi batterò ogni giorno, h24, sabato e domenica inclusi, per giungere a questo risultato».

Dichiarazioni impegnative, quelle del vice presidente del CSM Pinelli riportate dalla stampa.

Preoccupazioni esagerate: c’è una procura della Repubblica a Firenze, a Napoli ed anche un tribunale dei minorenni a Roma.

La mancanza del “capo” non è mai stata d’ostacolo al regolare funzionamento degli uffici giudiziari. 

Anzi, talvolta. 

Che il CSM sia divenuto un nominificio lo sappiamo da ben prima dei tempi di Palamara, l’ossessione carrieristica delle toghe sgomitanti ha avuto il sopravvento ed il CSM non si occupa d’altro da lustri. 

Non s’interessa del buon funzionamento degli uffici, delega tutto ai “capi”, selezionandoli tra quelli che hanno i migliori risultati elettorali in seno al “parlamentino delle toghe”, cioè i voti partitici delle correnti.

Ecco cosa nasconde lo slogan della scelta del “migliore” per ogni ufficio: la corsa correntizia all’accaparramento dei “migliori” uffici per la propria casacca. 

A costo di sottrarsi, reiteratamente, agli annullamenti del Consiglio di Stato: ci sono dei patti da rispettare. 

A questa forsennata e dissennata cuccagna sembra dare ulteriore vigore il vice presidente Pinelli, assai dotato di risorse, a quanto pare. 

Si preoccupa per i giovani magistrati senza capo.

Peccato che il “capo” è sovente più giovane dei magistrati che già prestano servizio nell’ufficio giudiziario.

La sopravvalutazione dei compiti del dirigente dell’ufficio giudiziario spinge, ineluttabilmente, verso la  gerarchizzazione, un paradosso per i giudici che dovrebbero vivere, invece, di indipendenza. 

Questa la coda, assai indesiderabile per i cittadini, della filosofia del “capo” predicata in ambito togato.

Se davvero la preoccupazione fosse quella di non lasciare vacanti le funzioni organizzative degli uffici giudiziari sarebbe molto semplice assicurarne la continuità prevedendo, ex ante, un meccanismo di rotazione tra i magistrati, capace di tranquillizzare anche il vice "capo" del CSM.


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martedì 16 maggio 2023

ANM di lotta e di governo.



di Nicola Saracino - Magistrato 

Agitati. 

Come al solito i magistrati fibrillano quando accade qualcosa che, apparentemente, non sia stata previamente concordata con loro. 

All’epoca della vicenda riguardante la dr.ssa Clementina Forleo e, successivamente, di quella etichettata come ”guerra tra le procure” di Salerno e Catanzaro,  le iniziative punitive contro i magistrati trovarono ampio supporto interno alla casta dei magistrati che, per bocca dei loro rappresentanti, invogliavano il Ministro della Giustizia ad esercitare l’azione disciplinare e plaudivano senza ritegno al trasferimento della dr.ssa Forleo, del quale venne poi sancita l’illegittimità dal giudice amministrativo. 

Oggi il Ministro accusa alcuni magistrati della Corte d’Appello di Milano di aver favorito la fuga di un cittadino russo posto, cautelarmente,  agli arresti domiciliari anziché essere custodito in carcere.
 
Tenuto conto degli intendimenti del Ministro, che vorrebbe le misure cautelari sempre disposte da un collegio anziché dal giudice singolo e questo in funzione della garanzia dell’indagato, la sua stessa iniziativa sembra smentire i propositi dichiarati: a dire di Nordio, infatti, il collegio, in questo caso, avrebbe errato per eccesso di garanzia. 

Si metta d’accordo con sé stesso, insomma.  

Mi pare chiaro che ritengo la sua iniziativa legittima anche se è facile pronosticarne la completa infondatezza: Nordio perderà questa causa. 

Il Ministro accusi, il CSM giudichi: così stanno le cose. 

Tornando al discorso degli “agitati”, l’ANM si è riunita lo scorso fine settimana ed ha deliberato una protesta contro il Ministro cui si imputa proprio di aver adottato quell’iniziativa disciplinare.

Tacendo che il Ministro si avvale, per qualsiasi decisione debba prendere, di un apparato burocratico largamente composto da magistrati, spesso appartenenti alle stese correnti (partitini togati) che hanno in mano le redini dell’ANM. 

Se l’agitazione fosse una cosa seria, anziché la solita messinscena, l’ANM avrebbe dovuto, prima di ogni altra cosa, pretendere dai suoi soci correntisti che sono al servizio del Ministro di abbandonare l’incarico perché non si collabora con chi attenta all'indipendenza dei magistrati. 

Ma questo avrebbe significato mettere in dubbio il dogma del dominio del Ministero della Giustizia saldamente nelle mani delle correnti e quindi della stessa ANM, capace di condizionare ogni scelta occupando tutti i posti chiave ministeriali, in barba al principio della separazione dei poteri. 

Indipendentemente, da quel principio.   


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giovedì 4 maggio 2023

L'odiato algoritmo.

di Nicola Saracino- Magistrato 

C’è una querelle che si trascina da molto tempo e riguarda l’individuazione del procuratore “capo” di Reggio Calabria. 

Secondo il Consiglio di Stato (il giudice amministrativo che ha il dovere di annullare gli atti del Consiglio Superiore della Magistratura risultati illegittimi) quello in carica non doveva essere nominato perché vi era un concorrente dotato di requisiti maggiori. 

Lo ha detto già due volte, perché la prima non scongiurò la reiterazione dell’illegittimità ad opera del CSM che infatti si è visto annullare anche la seconda nomina adottata in difformità dall’"algoritmo" imposto dal Consiglio di Stato.

Algoritmo: così è stato recentemente definito il rispetto delle regole da chi gli preferisce la protervia del potere.

Perché un giudice, quale che esso sia, questo fa: impone, in concreto, il rispetto delle regole. 

In questo caso quelle contenute nel testo unico sulla dirigenza giudiziaria, una guida - non derogabile - per il Consiglio Superiore della Magistratura nello svolgimento del compito di nominare i dirigenti degli uffici giudiziari. 

Ed eccoci così al terzo atto della “commedia” che con molta probabilità vedrà il Consiglio Superiore della Magistratura sottrarsi ancora una volta all’algoritmo per affermare, contrastandolo, il suo arbitrio, il suo smisurato potere favorito anche dall’immunità dei Consiglieri superiori per i voti espressi in seno all’organo collegiale.   

Che arrechino danno o commettano illeciti, ciò non avrà conseguenze per i privilegiati sottratti ad “algoritmi” da rispettare. 

Eppure, senza neppure lambire il tema della "giustizia predittiva", proprio sull'algoritmo si basano, ironia della sorte, scelte piuttosto importanti in materia di organizzazione della giustizia: quando non si tratta di distribuire onori, ma soltanto oneri, ad esempio, è proprio l’algoritmo a stabilire quanto lavoro (quanti fascicoli, procedimenti) assegnare a ciascun magistrato e ciò avviene in modo automatico, ad evitare che si possa verificare la scelta del giudice per la singola pratica o in altre parole l’arbitro della partita.

Ecco, persino quelle poche regole stabilite dal testo unico sulla dirigenza giudiziaria - che lasciano in ogni caso notevole spazio alla “discrezionalità” del Consiglio superiore della magistratura - provocano l’orticaria al potere, non più libero di agire secondo i rapporti di forza, di patti, favori e ricatti. 

E’, questo, l’algoritmo del potere e della sua cattiva stampa: facile, sulla sua base, pronosticare l'ennesimo sberleffo alle sentenze del Consiglio di Stato.

Ingiustizia predittiva. 


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