«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)
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lunedì 19 gennaio 2009

Luigi De Magistris: E’ il momento di resistere e di lottare




di Luigi De Magistris
(Giudice del Tribunale di Napoli)



da Micromegaonline


L’altro giorno, in uno dei tanti viaggi tra Napoli e Catanzaro, ascoltavo la bellissima canzone di Francesco De Gregori e mi venivano in mente frammenti di storia scritti da magistrati della Repubblica italiana.

Pensavo al coraggio del Procuratore della Repubblica di Palermo, Gaetano Costa, che, da solo, si assunse la responsabilità di firmare degli ordini di cattura, al coraggio di Rosario Livatino ed Antonino Scopelliti che non piegarono la testa e decisero di esercitare il loro ruolo con rigore ed indipendenza, a quello di Paolo Borsellino che consapevole di quello che stava accadendo ai suoi danni cercava di fare presto per giungere alla verità e per comprendere anche le ragioni della morte di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta.

Pensavo a quanta mafia istituzionale accompagna tanti eccidi accaduti negli ultimi trent’anni.

Pensavo a quello che sta accadendo in questi mesi in cui si consolidano nuove forme di “eliminazione” di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo.

Pensavo a quello che possono fare i singoli magistrati oggi per opporsi ad una deriva autoritaria che ha già modificato di fatto l’assetto costituzionale di questo Paese.

Pensavo a quello che può fare ogni cittadino di questa Repubblica per dimostrare che, forse, ormai, l’unico vero custode della Costituzione Repubblicana non può che essere il popolo, con tutti i suoi limiti.

In attesa di quel fresco profumo di libertà – del quale parla il mio amico Salvatore Borsellino e per il quale ci batteremo in ogni istante della nostra vita, in quella lotta per i diritti e per la giustizia che contraddistingue ancora persone che vivono nel nostro Paese – che ci farà comprendere quanto concreto sia il filo conduttore che accomuna i fatti più inquietanti della storia giudiziaria d’Italia degli ultimi 30 anni, non dobbiamo esimerci dall’evidenziare alcune brevi riflessioni.

In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d’accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l’ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si può non rilevare che i predetti principi – che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, è solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito – sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi.

Dall’interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all’interno dell’ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, libertà ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela – anche con il sistema dell’autogoverno – tende, in realtà, a voler governare, dall’interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere.

Ma non bisogna avere timore. La storia – ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici – ci faranno capire ancor meglio di quanto tanti hanno già ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di “rappresentanza”, in realtà, concretamente, insussistente).

Quello che rileva in questo momento e che mi pare importante è che, in attesa del fresco profumo di libertà, che spazzerà via alcuni protagonisti indecenti di questo periodo, ogni magistrato abbia un ruolo attivo, non si disorienti, diventi attore principale – nel suo piccolo ma nella grande “forza” di questo mestiere che richiede oneri prima ancora che onori – della salvaguardia dei valori costituzionali.

Ognuno di noi, chi ha deciso di fare questo lavoro con amore, passione e forte idealità, ha un luogo, interno alla propria coscienza, al proprio cuore ed alla propria mente, dal quale attingere forza e determinazione nei momenti bui. E’ questa l’ora delle risorse auree: se insieme sapremo esercitare le nostre funzioni in autonomia, libertà, indipendenza, senza paura di essere eliminati da intimidazioni istituzionali o da “clave” disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana.

Per me, le riserve energetiche sono state e sono tuttora, soprattutto, le immagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, anche perché nei giorni delle stragi mafiose – con riferimento alle quali attendiamo verità e giustizia anche per le complicità sistemiche intranee alle Istituzioni – avevo appena consegnato gli scritti nel concorso in magistratura. Quando Antonino Caponnetto disse che tutto era finito, nel mio cuore ed in quello di molti altri magistrati è scattata una molla per dimostrare che non doveva essere così, che, invece, bisogna lottare e non mollare mai. Anche nella certezza di poter morire - come diceva Paolo Borsellino nella consapevolezza che tutto potesse costarci assai caro – vi sono magistrati che ogni giorno cercano di applicare, nei provvedimenti adottati, il principio che la legge è uguale per tutti.

Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si è consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato. Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l’esercizio autonomo della giurisdizione – nell’ossequio del principio costituzionale sancito dall’art. 3 della Costituzione – anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall’interno delle Istituzioni.

Che può fare, allora, un magistrato? Che può fare un Uditore Giudiziario che a febbraio prenderà le funzioni giurisdizionali? Che può fare un Giudice civile? Che può fare un Giudice del Tribunale del Riesame? Che può fare un Giudice del settore penale? Che può fare un Pubblico Ministero? Che possiamo fare quelli di noi che non si piegano al conformismo giudiziario? Che possiamo fare quelli che vogliono esercitare solo questo lavoro con dignità e professionalità, senza pensare a carriere interne o esterne all’ordine giudiziario?

Credo che la ricetta è semplice, anche se sembra tutto così complicato in questo periodo così buio per la nostra Costituzione per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura – innanzi tutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre più baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonché fonte di pericolo per l’indipendenza del nostro stupendo lavoro –, senza pensare a valutazioni di opportunità, senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verità e della Giustizia.

In tal modo, avremmo adempiuto, con semplicità e nello stesso tempo con coraggio, al nostro mandato, la coscienza non si ribellerà con il trascorrere del tempo, magari potremmo anche capitolare, ma, come dice Salvatore Borsellino, lo avremmo fatto senza “esserci venduti”. Non avremo svenduto la nostra indipendenza, non avremo piegato la nostra coscienza, non avremo abdicato al nostro ruolo, non avremo abbassato la testa: ci ritroveremo con la schiena dritta, con il morale alto, con il rispetto di tutti (anche dei nostri avversari).

Questo ci chiedono le persone oneste: di non “consegnarci” e mantenere alto il prestigio dell’ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra libertà ed il nostro destino.

Ai giovani colleghi mi permetto, con umiltà e per l’immenso amore che preservo per questo lavoro, di esortarli a non temere mai le decisioni giuste e di perseguire sempre la strada della giustizia e della verità anche quando questa può costare caro. Io ero consapevole che mi avrebbero colpito e che mi avrebbero fatto del male, ma non ho mai piegato, nemmeno per un istante, il percorso delle mie scelte ed oggi mi sento, come sempre, sereno, ricco di energie, molto forte, perché dentro il mio cuore e la mia mente sono consapevole di aver espletato ogni condotta nell’interesse della Giustizia e nel rispetto delle leggi e della Costituzione Repubblicana.

Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono – magari in modo subdolo e maldestro – a piegare la testa in virtù di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, “girarci” dall’altra parte quando ci “imbattiamo” nei c.d. “poteri forti”. Le riforme – anzi le controriforme – ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia.

L’indipendenza si difende senza calcoli e ad ogni costo, l’amore della verità può costare l’esistenza.

Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno. Nella mia esperienza gli ostacoli più insidiosi sono sempre pervenuti dall’interno della nostra categoria: non sono pochi i magistrati, oramai, pienamente inseriti in un sistema di potere criminale che reagisce alle attività di controllo e che si muove, dal sistema, per evitare che sia fatta verità e giustizia su tanti fatti criminali inquietanti avvenuti nella storia contemporanea del nostro Paese.

Sono convinto che la magistratura non soccomberà definitivamente solo se saprà ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo farà senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire.

La paura rende gli uomini schiavi, così come le decisioni dettate con un occhio a carriere e posti di comando sono destinate a mortificare le funzioni prima ancora che rendere indegne le persone che le rappresentano.

Quindi, in definitiva, la storia la dobbiamo scrivere anche noi, nel nostro piccolo mondo, pur nella consapevolezza che alcuni di noi pagheranno un prezzo ingiusto e magari anche molto duro, ma questo è per certi versi ineluttabile quando si è deciso di svolgere una funzione che ci impone di difendere, nell’esercizio della giurisdizione, i valori di uguaglianza, libertà, giustizia, verità, quali effettivi garanti dei diritti di cui i cittadini, ed in primis i più deboli, ci chiedono concreta tutela.




22 commenti:

candido balucca ha detto...

non riesco a trovare parole diverse da

GRAZIE DAL PROFONDO DEL CUORE.

Anonimo ha detto...

La Tua grande forza interiore (più di una volta ti ho ascoltato) sarà la carta vincente. Non possiamo demordere, ora meno che mai.
Questi scellerati vogliono annientare le nostre menti ma non ci riusciranno.
Proponi e noi Ti seguiremo...
Forza Luigi

Anonimo ha detto...

Non ho parole, ma un grido mi esce dall'anima, e penso a una frase di Gesù: la giustizia non è di questo mondo.
Sono atterrito dopo la decisione di oggi, il CSM ha rigettato la ricusazione e ha punito la procura di Salerno per difendere i politici.
La giustizia non è mai caduta cosi in basso in Italia da tempo memorabile.
Ora a chi toccherà? Ai giudici del riesame di Salerno?
Ironia della sorte, dopo un anno esatto dal "linciaggio" a Luigi De Magistris ora è toccato a Luigi Apicella, per gli stessi motivi e dalla stessa "mano bipolare", chi tocca why not muore.
I Martiri della Giustizia prima venivano uccisi dai killer della mafia, oggi invece vengono esautorati, per le scottanti inchieste giudiziarie, dalle istituzioni dello stato che le vedono coinvolte. L'equazione è abbominevole e fa intendere cose ancor più scabrose.
Grazie Luigi di avercelo fatto capire con il vostro sacrificio, almeno ora sappiamo e ci possiamo difendere da questo dramma.
Massimo Vulca

Anonimo ha detto...

Spett.le dr. De Magistris
Condivido ciò che lei ha dichiarato. Questa però è soltanto una faccia della medaglia.
Non va dimenticato che questo sistema ha permesso anche la NON formazione giuridica dei magistrati e troppo spesso nelle aule di giustizia si assiste all'insipienza giuridica di tanti magistrati, spesso pieni di protervia. Magari se fossero stati educati in modo diverso....forse avremmo avuto meno problemi nell'amministrazione della giustizia. Basta pensare alle troppe assoluzioni che seguono agli scoop giornalistici ......
E credo inoltre che bisogna distinguere e non fare proclami: ripeto Apicella non è una vittima se non del sistema del quale ha fatto parte. Non facciamo paragoni con Falcone Livatino Borsellino e altri....non ci sono proprio i termini.
Mi dispiace per Apicella : prossimo alla pensione ma, ripeto, non facciamone una vittima. Molti vs.colleghi lo conoscono bene e certamente non lo ritengono una vittima. Una persona è la somma della sua intera vita.....
grazie
Mathilda

Anonimo ha detto...

Mathilda, scrivi delle cose belle ma, nella vicenda Apicella il tuo integralismo è veramente fuori luogo: quest'uomo ha subito una ingiustizia immane e deve essere difeso da tutte le persone oneste e quindi anche da te che, sono certo lo sei!
b

Anonimo ha detto...

Per Anonimo 20 gennaio 2009 ore 13,00
Noi non conosciamo gli atti. Questo sto dichiarando. E per me non c'era bisogno dei casi citati per sapere che le regole della legalità non sono rispettate.
Ma mi è difficile ritenere vittima una persona che non ha rispettato i codici! Lo so io e lo sanno coloro che come me ne hanno subito le azioni, con un CSM in passato SORDO!
Io so di essere una persona onesta, ognuno lo sappia per sè. Ripeto : mi dispiace e non godo di tutto questo....anzi...per me è l'ulteriore dimostrazione che i rimedi vengono assunti a seconda degli interessi in ballo. Art. 3 della costituzione è pura utopia.
Grazie
Mathilda

Anonimo ha detto...

Ma SE NON CONOSCETE GLI ATTI, chi vi autorizza a "giudicare"?

Buon per noi, tutti, che non siete "veri" giudici!

Non ci terrei a farmi condannare senza contraddittorio e senza almeno una parvenza di istruttoria ...

Ale ha detto...

Per Mathilda: che nel caso specifico la persona che si è trovata stritolata tra provvedimenti illegittimi sia il procuratore Apicella è ininfluente credo.
Si capisce che questa persona non gode della sua stima e avrà sicuramente delle ragioni valide ma non credo dovrebbe importarle in questo specifico frangente.
Ciò che conta qui è l'abuso portato avanti: che il procuratore in questione si chiami Apicella o Piripicchio fa poca differenza. In altra sede potremo anche occuparci di altri errori commessi da Apicella o Piripicchio ma questo non ci giustifica nel momento in cui ci laviamo le mani dei colpi inferti alla democrazia, solo perchè il capro espiatorio di turno non gode della nostra stima (magari anche fondatamente, lo sottolineo).

cristiano griotti ha detto...

L'unica cosa che posso dirLe è un grazie che sale dal profondo, perchè sono le persone come Lei di piena integrità morale che ci fanno capire che forse non tutto è perduto.
La saluto e la ringrazio anche da parte dei miei figli ai quali auguro in un futuro non troppo lontano di incrociare più spesso la strada con persone come Lei.
Ringraziandola nuovamente La saluto promettendo di rimanere informato e di divulgare il più possibile questo tipo di vicende attraverso un passaparola che può risvegliare molte persone ipnotizzate dai massmedia.
Cristiano Griotti

Andrea Sacchini ha detto...

Ho letto millanta storie
di cavalieri erranti
di imprese e di vittorie
dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso
coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso
sordo ad ogni insofferenza

Nel mondo oggi più di ieri
domina l'ingiustizia
ma di eroici cavalieri
non abbiamo più notizia
proprio per questo Sancho
c'è bisogno soprattutto
di uno slancio generoso
fosse anche un sogno matto


Francesco Guccini.

Anonimo ha detto...

Grazie, Luigi; grazie alla Redazione che ha pubblicato questo tuo splendido scritto; grazie ai frequentatori del blog, che ormai credo siano divenuti davvero numerosi.
Avvilito (ma resistente)

felice ha detto...

Peccato,davvero peccato:abbiamo perso una grande opportunita' per fare chiarezza,abbiamo perso una grande occasione per innescare un processo virtuoso di cambiamento per la storia del nostro paese e soprattutto per il sud , che rimane una realta' dove i giovani continuano ad emigrare;abbiamo perso noi italiani tutti, che non possiamo leggere la storia vera di fatti gravi che sono accaduti in passato e non leggeremo la storia presente di fatti gravi che accadono sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle che ci abituano all'indifferenza quella indifferenza che fa comodo ai partiti ai giudici che sono asserviti al potere politico e che si nutrono di illegalita' spogliandoci silenziosamente di qualsiasi elementare diritto.La censura ,il silenzio,la ritorsione,la minaccia velata,l'isolamento gettano solo fango su un paese che ha un grande bisogno di costruire una democrazia matura senza piu' ombre senza ipocrisie.Allora dare a Luigi De Magistris quello che e' di Luigi,dare a Clementina Forleo quello che e' di Clementina dare alla Procura di Salerno quello che e' di competenza di Salerno dare alla procura di Catanzaro quello che e' di competenza della Procura di Catanzaro. Se il capo dello Stato e' il garante di una democrazia,se il Capo dello stato e' il custode della Costituzione e' in questi momenti difficili che deve far sentire la sua autorevolezza incitare il rispetto delle regole da parte di tutti (cittadini compresi) altrimenti diventa solo un fantoccio che fa interessi di parte

federica gagliardi (varese) ha detto...

Semplici, belle, potenti: parole che fanno bene all’animo.
Un grande grazie ad un magistrato (ma più ancora ad una persona) che crede in ciò che dice, e fa ciò in cui crede !


PS: Le parole di De Magistris sono chiare, hanno una logica, le capiscono tutti.
I provvedimenti del CSM riguardo alla cosiddetta “guerra tra procure”, invece, li ha capiti solo il CSM (e forse qualche addetto ai lavori che ama i codicilli).
Ma la giustizia, quella vera, può essere capita solo dagli addetti ai lavori? Un provvedimento o una sentenza, se sono giusti, non dovrebbero essere comprensibili anche ai comuni cittadini?

Come ha scritto qualche commento fa Mathilda (20 gennaio ore 14.00), non conoscendo gli atti non si può giudicare. E’ vero, forse, dovrei avere più rispetto per una istituzione dello Stato. Ma anche le istituzioni sono fatte da uomini, e ciò che risulta incomprensibile non lo si può rispettare.
Quali codici ha violato la procura di Salerno? Di quali colpe si è macchiata? Io non l’ho ancora capito (pur avendo letto accuse e commenti riportati sui giornali).

Anonimo ha detto...

Riporto un fatto curioso che ho sentito questa mattina a radio 24 nella trasmissione "un abuso al giorno" condotta dal giornalista Garullo che, credo, si possa rileggere anche su internet.
Su richiesta di un ascoltatore che lamentava un fatto, il giornalista ha interessato, come di solito, le parti interessate.
Si tratta del libro La SOCIETA' SPARENTE (che mi pare fu segnalato anche qui sul blog).
In sintesi, l'ascoltatore si lamentava che richiesto il libro in libreria, essendo finito, ed essendo disponibile (sul computer) dalla casa editrice, è stato ordinato.
In pratica questo libro non è mai arrivato in libreria.
Sentito lo scrittore presente in trasmissione lo stesso ha chiarito che : si tratta della seconda edizione del libro, la prima infatti è esaurita, la particolarità è che in questa seconda edizione ha aggiunto la famosa ordinanza della procura di SALERNO nei confronti della procura di CATANZARO, e lo stesso scrittore da accertamenti ha potuto sapere che questa seconda edizione del libro non è stata distribuita in nessuna libreria.
Il giornalista aveva anche contattato l'editore di Pesaro il quale per scritto ha fatto sapere che in effetti le cose sono andate così per gravi motivi di salute dell'amministratore e che si dovrebbero risolvere il 28 di febbraio (?!)
Il libro in questione tratta dei fatti che succedono in Calabria e delle inchieste che riguardano anche l'inchiesta Why not.
(chissa se fatti di questo tipo possono integrare l'acquisizione di notizie di reato di qualche pm di Pesaro? aggiungo io).
Ripensando all' accanimento, da più parti si sta cercando di affossare in tutti i modi questa inchiesta che tracima da tutte le
parti,tutto questo non siano prove tecniche di federalismo nel senso che i panni sporchi restano di competenza regionale.
Dal canto mio preferirei rimanere una nazione unita (nella sventura)
Alessandra

Gabriele Di Maio ha detto...

E' uno scritto molto sereno, improntato a dei valori che condivido.
Mi piacerebbe che lo leggessero in tanti.
Grazie

paola ha detto...

E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo …
come si può ch'io regga a tanta notte? …
Ungaretti e il suo grande dolore, Luigi De Magistris e la sua forza.
A volte saresti tentato di far parte di quella categoria di italiani che non sanno, non vedono,che circoscrivono il mondo alle finestre sbarrate delle loro case. Ma poi vedi che intorno rinasce di continuo il fiore del coraggio e non puoi tirarti indietro. paola



per la redazione: paola friggeri -Roma -

paola ferretti ha detto...

GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE!

Anonimo ha detto...

Il contenuto di questo scritto di Luigi De Magistris sembra semplicemente provenire da un mondo diverso da quello in cui purtroppo ci hanno ridotti a vivere, giorno dopo giorno.
Pur sapendo quanto le mie parole sono inadeguate, voglio esprimere il profondissimo senso di sollievo, di gioia e di speranza che mi dà questo messaggio, espresso ad alta voce da qualcuno che, dopo e nonostante quello che ha subito, dimostra una nobiltà di spirito, un'integrità morale, una serenità e una volontà fino a questo apice straordinarie. Insieme ad un intatto e semmai accresciuto entusiasmo, che assolutamente condivido e vorrei tanto fosse contagioso, per la verità, la libertà, l'uguaglianza, e perciò la giustizia, in questo Paese che i potenti pretendono di aver ridotto a loro zerbino. Ma non hanno completato l'opera e non ci riusciranno, finchè ci saranno uomini e donne che si sentono meglio a respirare l'aria buona che viene da De Magistris, e ha lo stesso profumo della ventata densa d'ideali e di senso dell'etica che proviene dalla nuova America di Obama, piuttosto che il mefitico tanfo del marciume politico-affaristico che lorsignori vorrebbero sostituire alla legge.
Io credo che gl'ideali, in quanto sostanza di una vita che sia umana, ovvero tra l'altro aperta verso le sue immense potenzialià, resteranno più forti degl'istinti meschini e asfittici legati al malaffare e al potere.
Perciò, e nonostante tutto, sono convinta che ci sarà sempre un giudice a Berlino. E a Salerno, a Napoli... o dovunque questi veri poveretti, nella loro tragica farsa, continuassero a spostare giudici che per il loro sguardo limpido e la loro schiena dritta non gli aggradano.
Non perdo la speranza che lo zerbino prima o dopo gli si rivolti sulla testa, sommergendoli con tutte le schifezze che vi hanno riversato in questi tristi anni.
Ancora un grazie immenso a Luigi De Magistris, per la sua forza solare, che diventa un po' anche la nostra proprio in virtù del suo esempio, fermo e chiaro, come un faro sopra una roccia.
Resistere. Opporsi. Combattere. Senza perdere la fiducia, in noi stessi soprattutto, nè il sorriso, il meraviglioso sorriso di Luigi De Magistris.
siu

olipan ha detto...

Gentile dottor De Magistris, gentile redazione di questo interessante blog, queste parole danno una grande forza a chi, non solo nella magistratura ma nella società italiana, è sempre più disilluso.

Io le ritengo un esempio di onestà e dirittura morale.

ho paura, ho paura per un contesto storico e morale che, con parole modeste e argomentazioni da umile cittadino, mi sono permesso di definire "pericolo del solenne tradimento"


http://olipan.blogspot.com/2009/01/lo-sfascio-di-certa-magistratura.html

saluti

gisella ha detto...

Caro dottor de Magistris, sono sconcertata per il clamore suscitato da un Suo legittimo quanto nobile pensiero: con rammarico mi rendo conto che definire lo Stato in cui viviamo libero e democratico è una fandonia. Ciò che serra le nostre bocche è, invece, un bavaglio che non ci consente più, neppure, di esprimere un sentire, un'idea, un'opinione. Chi parla in modo inopportuno additando i poteri forti, le collusioni, il marcio, deve essere zittito. E non riesco a provare altro, nei Suoi confronti, che una profonda stima. L'ammirazione per quanto, ancora, risce a trovare di buono in questo Stato. Mi congratulo con Lei per le parole che ancora riesce a conservare e per i sentimenti nobili che ancora La legano a quella che non so se si può definire "Giustizia". Di certo, da catanzarese, La ringrazio profondamente per quel che ha fatto per questa città. La ringrazio profondamente per la consapevolezza che ci ha fatto acquisire. La ringrazio perchè oltre al Suo "credo" personale, il Suo lavoro ci ha mostrato il lato oscuro e subdolo di una parte manovratrice delle nostre vite, delle vite dei nostri figli.
Da catanzarese sento di doverLa ringraziare più di ogni altro cittadino italiano. Da catanzarese mi vergogno per ciò che la mia città Le ha serbato. Io chiedo invece a Lei di provare ancora a serbare nel Suo cuore un sentimento benevolo verso chi, di Catanzaro, ha voluto abbracciare la Sua causa credendo ciecamente in Lei e nel Suo operato. E Le assicuro che a Catanzaro siamo in tanti. Con profonda stima e ammirazione. Gisella

Anonimo ha detto...

Carissimo Luigi,
mi sembra ieri che giocavamo insieme, e adesso che siamo cresciuti, troviamo insieme un mondo che ci pesta e ci fa pentire di essere diventati grandi. Eppure nella nostra forza troviamo il coraggio di andare avanti.
Luigi se leggi questo commento e vuoi ricontattarmi ecco la mia mail:
raffaele64@hotmail.fr
Un abbraccio.
Raffaele

Anonimo ha detto...

Caro Dr. De Magistris penso di aver letto raramente delle parole così belle ed emozionanti, lei è uno dei pochi uomini degni di poter esercitare la sua splendida ed indispensabile professione che tanto visibilmente ama. Non riesco a smettere di leggere le sue frasi piene di speranza e di forza e sono sicura che infonderanno energia positiva come già il suo operato sta facendo da anni. Le auguro buon lavoro e la ringrazio sentitamente per ciò che fa per tutti noi. Tiziana