venerdì 2 ottobre 2026

Dopo il frastuono, il silenzio: la scomparsa dei "ferriani".




La scomparsa dei «ferriani»: quando il silenzio copre le origini di una fortuna

Cosimo Ferri torna a candidarsi al Consiglio superiore della magistratura, ma intorno al suo nome cala un imbarazzante silenzio. Quei magistrati che un tempo si definivano orgogliosamente «ferriani», oggi evitano di accostare il proprio percorso al leader che ne ha determinato l'ascesa.

Un rappresentante votato da migliaia di colleghi

Cosimo Ferri non è un magistrato qualunque. È stato eletto consigliere superiore della magistratura già nel 2006, a soli 35 anni, sotto le insegne di Magistratura indipendente, la corrente di cui è diventato leader incontrastato.  Nel 2011 è stato eletto segretario generale della stessa corrente. 

Alle elezioni per le componenti associative dell'ANM, Ferri ha raccolto circa 2.000 voti di colleghi che lo hanno scelto come loro rappresentante, un consenso personale di raro spessore in un elettorato ristretto e altamente specializzato.  Quel bacino di consensi ha costituito per anni la base di un'influenza capillare sulla vita ordinante della magistratura italiana.

Carriere d'oro e vantaggi di sistema

Molti dei suoi sostenitori hanno ottenuto, negli anni, avanzamenti di carriera significativi. Alcuni guidano oggi uffici giudiziari di massima importanza. La loro ascesa è stata spesso facilitata da un sistema di nomine e designazioni in cui il peso politico di Ferri – prima come capocorrente, poi come sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni – ha contato più di qualsiasi altro fattore. 

Ferri ha vissuto in prima persona le stanze del potere: dal Csm al Ministero della Giustizia, fino al Parlamento come deputato di Italia Viva.  In questo arco di tempo, la sua corrente è stata al centro di vicende come lo scandalo dell'Hotel Champagne e il caso Palamara, che hanno segnato profondamente l'immagine pubblica della magistratura politicizzata. 

 Il silenzio pubblico di chi deve la propria fortuna a Ferri

Oggi, a pochi giorni dal voto per il nuovo Csm (25-26 ottobre 2026), quei magistrati che un tempo si definivano «ferriani» paiono aver rimosso l'origine della propria «fortuna».  Nei comunicati, nelle interviste, nelle prese di posizione pubbliche, il nome di Cosimo Ferri viene evitato con cura. Nessuno rivendica più quell'appartenenza, come se fosse un'etichetta imbarazzante da nascondere.

Eppure, senza quel sostegno, molti di loro non avrebbero avuto le stesse opportunità. La loro carriera è stata costruita su alleanze, appoggi e dinamiche di corrente in cui Ferri era il percolo centrale.  Oggi, di fronte alla sua nuova candidatura – presentata come «indipendente» ma di fatto in concorrenza con gli stessi candidati di Magistratura indipendente – il silenzio diventa una forma di opportunismo. 

Ferri ha  interpretato fino in fondo il ruolo che la base della magistratura gli aveva ha affidato. Ha costruito reti, ottenuto nomine, assicurato carriere; con l'ovvio accordo delle correnti  antagoniste. Se oggi qualcuno prova imbarazzo nel riconoscere quel sistema, dovrebbe chiedersi se il problema sia il metodo di chi ha operato con coerenza o l'ipocrisia di chi ne ha beneficiato senza volerlo ammettere.

 Se esiste coerenza, nessuno può dirsi deluso

La candidatura di Ferri al Csm, nel collegio Giudicante 2, è stata depositata in Cassazione a luglio 2026.  Si tratta di una mossa che rischia di sparigliare le carte, sottraendo voti proprio alla corrente che lo ha lanciato. 

Ma se esiste una coerenza, nessuno può dirsi deluso da come ha operato Cosimo Ferri. Chi ha beneficiato del suo sostegno, chi ha visto accelerare la propria carriera grazie al suo peso politico, chi ha ottenuto nomine e incarichi di prestigio non può oggi fare finta di nulla. Ferri ha sempre agito con trasparenza, perseguendo gli interessi della sua corrente e dei suoi sostenitori. Se qualcuno oggi prova imbarazzo, dovrebbe chiedersi se il problema sia il metodo di Ferri o la propria incapacità di riconoscere i debiti di riconoscenza.

Il 25 e 26 ottobre si saprà se il silenzio è quello degli "innocenti": cioè se chi si è appoggiato a Cosimo Ferri, per   convenienza, è oggi imbarazzato dall'aiuto che lui stesso ha invocato e ricevuto. 

Fino ad allora, resta lo spettacolo di una magistratura che, pur proclamando autonomia e indipendenza, continua a misurarsi con le logiche di corrente e con i debiti di riconoscenza mai estinti.



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