domenica 7 febbraio 2021

Voto in presenza, voto a distanza e voto remoto




Siparietto divertente.

Si vota per appello nominale: uno chiama e l'altro risponde. 

Quando è il turno del Presidente dell'ANM Santalucia,  però,  risponde direttamente il chiamante, non l'interpellato. 

Votò, disse la presidente della seduta.

Declinazione ardita del voto ... remoto. 

Ma dov'eri, Santalucia?


    

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Deontologia e correttezza: una contraddizione in termini?



In questo articolo avevamo tentato di sviluppare in termini chiari che il concetto di “correttezza” ha origine civilistica e non si adatta al principio di “tassatività”  proprio del diritto penale. 

Quando si tratti di costruire il concetto di correttezza da applicare ad un dato settore professionale è quindi d’immediata percezione l’esigenza del ricorso ai principi deontologici della categoria.

E nella fattispecie il Codice Etico dei magistrati  - adottato in adempimento di un obbligo di legge - stigmatizza la raccomandazione e l’arrivismo. 

La pretesa di separare, oggi,  la deontologia dalla correttezza serve solo a nascondere le colpe dei propri amici delle correnti, di tutte le correnti ma in particolare di  quelli di AREA democratica della giustizia, per evitargli non già la condanna, ma persino l’accusa disciplinare.

Che è obbligatoria per il Procuratore Generale. 

Le accuse verso il quale (di aver chiesto il sostegno di Luca Palamara)  la dottoressa Albano relega ad "insinuazioni",  sebbene  non risulti una smentita pubblica e diretta dell'interessato.


Qui sotto il video dell’esponente di AREA DEMOCRATICA PER LA GIUSTIZIA che ha sostenuto una tesi da respingere: quella secondo cui i magistrati possono raccomandarsi senza incorrere in sanzioni disciplinari ma solo in  buffetti amicali e tutt'altro che deontologici. 

Roba da raccontare ai ragazzi  nelle scuole,  quando si va a cianciare di "legalità". 

Ecco in viva voce (e video) la tesi sottoposta a (dura) critica in questo luogo.

per chi naviga da mobile ecco il link del video. 
  


 


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Meglio cani sciolti che pecore nel recinto



Qui sopra il video dell'intervento di Andrea Reale nel comitato direttivo centrale dell'associazione nazionale magistrati.

Le correnti, balbettando garanzie mai applicate a tutti gli altri, scudano i raccomandati ed il Procuratore Generale Giovanni Salvi corso in loro difesa.

Sebbene anche lui sia stato coinvolto dalle accuse, non verificate ma neppure smentite, di Luca Palamara.

Cani sciolti, così qualche correntista sotto stress ha definito ieri i magistrati che, a fronte dell'evidenza dei fatti,  scrivono lettere di denuncia anziché mettere la sordina al "sistema" la cui vita  le correnti vorrebbero prolungare.

Senza  avere il coraggio di querelare chi, sulla stampa,  accosta il sistema delle correnti al Padrino ed alla Cupola.



ps:
per chi naviga da mobile ecco il link al video.    

       

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sabato 6 febbraio 2021

Un Barone in soccorso del Sistema






Sul sito del Foglio  figura l’intervento del Prof. Giovanni Fiandaca, tra i più noti penalisti italiani.
 
L’illustre cattedratico compare quale autore di molti articoli ospitati dalla testata  della  corrente Magistratura Democratica ed è invitato a congressi e convegni organizzati da quella “area culturale” della magistratura (forse anche di altre, ma Google questo offre ad una ricerca poco approfondita); si segnala, inoltre, come ostile ad un non meglio definito "populismo giudiziario". 

Il succo del suo discorso, sfocia, non a caso,  nell’evocazione di un “modello di magistrato”. 

Ma si tratta di archeologia antropologica della magistratura italiana ove è nascosto (ormai non più, per fortuna) l’inganno logico ed ideologico messo in campo per frodare la Costituzione. 

Solo una persona di nulla intelligenza s’impegnerebbe nel  negare la “politicità” (anche) del giudicare e quindi della giurisdizione. 


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venerdì 5 febbraio 2021

Le parole che abbiamo sempre detto ...




... anche se non bene come il collega, dott. Luigi Abete, che non conoscevamo.

Lo abbiamo ascoltato in  un fortunato e spontaneo incontro sul web organizzato liberamente da magistrati non legati ad alcuna corrente.

Non ha rafforzato un convincimento in noi già solido, ma lo ha reso inattaccabile da chi non sia dotato della sua stessa cultura. 

Non daremo peso, d'ora in poi, ad obiezioni di modesto cabotaggio.

Grazie di cuore,   Collega.        


ps: per chi naviga da mobile ecco il link al video. 

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Rivendico il testo, ricuso il resto.




Il Riformista pubblica oggi, a mio nome, un pezzo dal titolo “La magistratura è come una cupola”, affiancandolo alla nota immagine del Padrino.

Premetto subito la mia totale estraneità sia al titolo che all’immagine, entrambi scelti a mia insaputa. 

Il titolo che avevo proposto era: “Riforme per non essere riformati”

Devo dissociarmi dal grottesco stravolgimento che quelle scelte infelici arrecano al contenuto del mio scritto: altro è dire, difatti,  che la magistratura italiana, di cui mi onoro essere parte,  è minacciata  al suo interno  da una cupola affaristica, altro ancora è ritrarla essa stessa come una cupola.

L’operazione, nella sua volgarità, non solo mortifica 8000 magistrati che ogni  giorno fanno il loro dovere nel rispetto delle regole  e fedeli alla Costituzione ma, addirittura, fornisce un comodo alibi ai soliti noti che gridano all’attacco alla giurisdizione per garantirsi lo status quo.  

Andrea Mirenda - magistrato


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giovedì 4 febbraio 2021

L'urlo (nel silenzio)


Pochi giorni fa è stato pubblicato il libro che raccoglie parte delle confessioni del dott. Luca Palamara sul sistema che condiziona la vita professionale dei magistrati italiani e di cui egli ha fatto parte per anni.

Molti passaggi del libro appaiono inquietanti perché ricostruiscono con dovizia di particolari un sistema gravemente degenerato e pervasivo e raccontano episodi di malaffare in cui sono coinvolti magistrati che ricoprono incarichi di vertice.

L’opinione  pubblica ne è rimasta, a ragione, sconcertata.

Di fronte a tutto ciò la magistratura sta invece osservando un surreale ma assai eloquente silenzio: tace l’Associazione nazionale magistrati, tacciono la maggior parte delle correnti e tacciono quasi tutti i personaggi chiamati in causa dall’ex magistrato.

Alcuni di loro, trovando intollerabile un simile stato di cose, hanno deciso di rivolgersi pubblicamente a due dei magistrati con incarichi di vertice menzionati nel libro per avere da loro una doverosa presa di posizione sulle gravissime dichiarazioni che li riguardano.

Pubblichiamo di seguito la loro lettera. 

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A proposito delle dichiarazioni riguardanti i dott.ri Giovanni Salvi e Giuseppe Cascini

Secondo quanto riportato nel libro “Il Sistema”, in vendita da ieri, l’attuale procuratore generale della Cassazione, dott. Giovanni Salvi, in almeno due occasioni avrebbe incontrato in privato e su sua richiesta il dott. Luca Palamara, all’epoca componente del Csm, per caldeggiare la propria nomina a importantissimo incarico pubblico.

I fatti riferiti dal dott. Palamara sono narrati in maniera molto dettagliata e sono stati ribaditi ieri sera nella nota trasmissione “Porta a Porta”.

Ove veri, gettano un’ombra inquietante sia sui loro asseriti protagonisti che sulla sorprendente circolare dello stesso Procuratore Generale che “assolve” per principio chi raccomanda se stesso per incarichi pubblici e chi quella raccomandazione accetta.     

Nello stesso libro si attribuisce all’attuale componente del Csm, dott. Giuseppe Cascini, una indebita e pesante interferenza in un procedimento disciplinare a carico di un collega, compiuta quando il primo svolgeva le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma.

Appare evidente che la gravità delle accuse rivolte pubblicamente e ora note a tutti e la rilevanza dei ruoli ricoperti nell’assetto costituzionale dai dottori Salvi e Cascini impongono loro di smentire in maniera convincente i fatti o dimettersi dalle cariche ricoperte.

Confidiamo che i dottori Salvi e Cascini sapranno scegliere una delle due alternative.

Lo devono alla Repubblica italiana alla quale hanno prestato, come noi, giuramento di fedeltà.

27 gennaio 2021

1.    Valeria Ardito (Procura Verona)

2.    Giuseppe Artino Innaria (Tribunale Catania)

3.    Corrado Ascoli  (Tribunale Ancona)

4.    Milena Balsamo (Corte di Cassazione)

5.    Sante Bascucci (Appello Torino)

6.    Francesco Bretone (Procura Bari)

7.    Cristina Carunchio (Procura Vicenza)

8.    Giuliano Castiglia (Tribunale Palermo)

9.    Natalia Ceccarelli (Appello Napoli)

10. Matteo Centini (Procura Piacenza)

11. Isabella Cesari (Ufficio di sorveglianza di Verona)

12. Claudio Curreli ((Procura Pistoia)

13. Antonio D’Alessio (Procura Napoli)

14. Enrico D’Alfonso (Tribunale di Firenze)

15. Edoardo D’Ambrosio (Tribunale Lecce)

16. Roberto D’Angelo (Procura Padova)

17. Donato D’Auria (Tribunale Pisa)

18. Erika Di Carlo (Tribunale Palermo)

19. Desirèe Digeronimo (Procura Roma)

20. Gabriele Di Maio (Appello Salerno)

21. Sergio Dini (Procura Padova)

22. Stefania Di Rienzo (Appello Bologna)

23. Claudia De Luca (Procura Napoli)

24. Laura Di Marco (Tribunale di Roma)

25. Davide Ercolani (Procura Rimini)

26. Anna Chiara Fasano (Procura Nocera Inferiore)

27. Giovanni Favi (Tribunale Torre Annunziata)

28. Silvana Ferriero (Appello Catanzaro)

29. Clementina Forleo (Tribunale Roma)

30. Antonella Frizilio (Tribunale di Ragusa)

31. Andrea Fusco (Procura Palermo)

32. Fabrizio Garofalo (Tribunale di Massa)

33. Giovanni Genovese (Tribunale Vicenza)

34. Gianfranco Gallo (Procura Roma)

35. Romano Gibboni (Tribunale Salerno)

36. Carmen Giuffrida (Esperto Nazionale Distaccato presso il Consiglio dell’Unione Europea)

37. Carlo Maria Grillo (magistrato in quiescenza)

38. Paolo Gubinelli (Procura Ancona)

39. Alberto Iannuzzi (Appello Potenza)

40. Consiglia Invitto (Appello Lecce)

41. Paolo Itri (Procura Napoli)

42. Giuseppe Laghezza (Tribunale di Pisa)

43. Augusto Lama (Tribunale di Massa)

44. Alberto Landolfi (magistrato di collegamento in Marocco)

45. Andrea Laurino (Procura Ancona)

46. Alessio Liberati (Tribunale Roma)

47. Felice Lima (Procura Generale Messina)

48. Cristina Lo Bue (Tribunale di Palermo)

49. Giuseppe Lo Presti (Tribunale Pozzo di Gotto)

50. Giulia Malaponte (Tribunale di Palermo)

51. Massimo Mannucci (Procura Livorno)

52. Marco Mansi (Procura Massa)

53. Pippo Marciante (magistrato in quiescenza)

54. Catello Maresca (Procura generale Napoli)

55. Ambrogio Marrone (Tribunale Bari)

56. Cesare Marziali (Appello Ancona)

57. Giulia Masci (Tribunale Cremona)

58. Lorenzo Matassa (Tribunale Palermo)

59. Anita Mele (Appello Salerno)

60. Giorgio Milillo (Procura Udine)

61. Fabrizio Minutoli (Tribunale di Palermo)

62. Andrea Mirenda (Ufficio di sorveglianza Verona)

63. Gigi Omar Modica (Tribunale di Modica)

64. Ida Moretti (Tribunale Benevento)

65. Paolo Moroni ((Tribunale Lecce)

66. Pietro Murano (Tribunale Pisa)

67. Agostino Nigro (Tribunale Napoli nord)

68. Ester Nocera (Procura Firenze)

69. Gabriella Nuzzi (Tribunale Napoli)

70. Grazia Omboni (magistrato in quiescenza)

71. Tino Palestra (magistrato in quiescenza)

72. Michela Palladino (Tribunale Avellino)

73. Salvatore Palmeri (Tribunale Siracusa)

74. Giovanni Paternoster (Appello Potenza)

75. Rocco Pavese (Appello Potenza)

76. Fabio Pilato (Tribunale Palermo)

77. Matteo Pistone ((Tribunale Savona)

78. Cristina Polenzani (Procura Generale Ancona)

79. Claudio Rastrelli (Procura Macerata)

80. Andrea Reale (Tribunale Ragusa)

81. Roberto Riggio (Tribunale Palermo)

82. Alfredo Robledo (magistrato in quiescenza)

83. Benedetto Roberti (Procura Padova)

84. Guido Salvini  (Tribunale di Milano)

85. Daniele Sansone (Procura Palermo)

86. Nicola Saracino (Appello Roma)

87. Stefano Sernia (Tribunale Lecce)

88. Maia Rosaria Sodano (magistrato in quiescenza)

89. Giorgia Spiri (Procura Palermo)

90. Elisabetta Stampacchia (Tribunale di Palermo)

91. Maura Stassano (Appello Lavoro Salerno)

92. Eugenia Tommasi di Vignano (Tribunale di Verona)

93. Anna Maria Torchia (Appello Catanzaro)

94. Sergio Mario Tosi (Tribunale Lecce)

95. Massimo Vaccari (Tribunale Verona)

96. Nicola Valletta  (Tribunale Chieti)

97. Luciano Varotti (Appello Bologna)


    


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Sono in pericolo?



Pochi giorni fa avevamo commentato in questo articolo - dal titolo "Siamo in pericolo?" - non senza preoccupazione, il disinvolto impiego delle chat palamariane al CSM.

Anche Luca Palamara se n'è lamentato, tramite i suoi legali a quanto pare. 
 
Oggi notiamo dal sito Web del CSM che la seduta del 27 gennaio 2021 è come se non fosse mai avvenuta, fantasma. 

Obscured! 

E' proprio vero che quando uno s'incasina è poi difficile venirne fuori.

Prima è stato reso sostanzialmente pubblico un atto che la Procura di Perugia aveva trasmesso al CSM per gli usi consentiti, magari non per pubblicarlo.

Ma il rimedio è forse peggiore del male.

Risulta negato l'accesso ai verbali di una seduta che è stata dichiarata pubblica. 


Della serie "non so se mi rendo conto di quello che faccio".

      

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Commissione Parlamentare d'inchiesta.





Negli atti ufficiali ricavabili dal sito della Camera dei Deputati risulta, ad oggi, solo la proposta dell'Onorevole Giachetti (Partito Radicale) di istituire una commissione parlamentare d'inchiesta.

Dalla stessa si comprende che la Commissione serve a consegnare al Popolo Italiano una verità dei misfatti della magistratura accertata da un potere diverso, com'è oggi imprescindibile. 

Chi si oppone non vuole sapere e non vuole che il Popolo sappia. 

Avranno le loro ragioni per prolungare la vita del "sistema". 
    

CAMERA DEI DEPUTATI

Doc. XXII, n. 48

PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE

d'iniziativa del deputato GIACHETTI

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su eventuali influenze illecite nel conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi della magistratura e nell'attribuzione di incarichi extragiudiziari

Presentata il 3 dicembre 2020

  Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di inchiesta parlamentare, redatta dal Partito radicale, nasce a seguito della radiazione dall'ordine giudiziario del dottor Luca Palamara, già Presidente dell'Associazione nazionale magistrati (ANM) e membro del Consiglio superiore della magistratura (CSM), disposta il 9 ottobre scorso dalla sezione disciplinare del CSM, nonché delle precedenti dimissioni di sei membri togati dello stesso CSM, in conseguenza della pubblicazione di diversi messaggi e conversazioni acquisiti nell'ambito delle indagini pendenti presso la procura della Repubblica di Perugia nei confronti del dottor Palamara. Tale vicenda ha fatto emergere un quadro molto preoccupante che lascia intravedere un potere di condizionamento delle cosiddette «correnti» nei confronti di singoli magistrati, in aperto contrasto con il dettato costituzionale che li vuole sottoposti solo alla legge.


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martedì 2 febbraio 2021

Siamo in pericolo?



C'è da restare molto colpiti dall’interessante intervento di Massimo Vaccari dal titolo Il cortocircuito: Procuratore Generale versus Csm

Per almeno due  ordini di ragioni.

Il primo. 

Il CSM usa le chat palamariane liberamente, in seduta pubblica e senza porsi tanti scrupoli.
 
Erano quindi prive di fondamento le preoccupazioni che avevamo espresso, mesi or sono, circa la  pubblicazione delle chat di Luca Palamara.


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Screditati! Ovvero dell’indispensabilità della Commissione Parlamentare d’inchiesta.



 «Vedere fino a che punto la perdita di ossequio verso le regole può arrivare mette davanti agli occhi le macerie. E non è una bella sensazione. Se i fatti descritti in quel libro riguardassero altri consessi, si sarebbero immediatamente aperti procedimenti penali. L’appartenenza alla corporazione, se così la si vuol chiamare, suggerisce la sgradevolissima idea di poter assicurare un trattamento diverso. E non è una bella sensazione. È un altro colpo alla stabilità del sistema delle regole».
Giovanni Maria Flick



L’operazione “capro espiatorio” cucita addosso a Luca Palamara ha finalmente avuto la sorte meritata. 

Quella del sistema Palamara è la fandonia dell’epoca e gli italiani, ormai,  lo sanno.

Esce un libro che contiene un numero infinito di notizie di reato con tanto di nomi e cognomi ed a sorprendere non è il mancato avvio ma la mancata chiusura di indagini penali  col rinvio a giudizio di molti. 

Del resto i procuratori della repubblica del “sistema” -  stando alla rappresentazione  che ne emerge dall’intervista di Luca Palamara -  sono la spina dorsale e nessuno compie con facilità azioni suicide. 


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